PDA

Visualizza versione completa : Le Memorie di Adriano


Seek
25-09-2001, 15.11.41
Animula vagula, bandula,
Hospes comesque corporis
Qu nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec ut soles, dabis iocos...
P. AELIUS ADRIANUS, IMP

“Mio caro Marco...” così comincia il romanzo, prendendo il via da una semplice lettera al proprio futuro successore Marco Aurelio, l’imperatore Elio Adriano che scorge ormai il profilo della propria morte, dipinge un ritratto della propria vita. Una vita quindi vista dalla sua fine, come qualcosa di ormai compiuto, come appare a noi, tuttavia non con un punto di vista posto all’infinito sotto un’impossibile “specie eternitatris”, ma raccontata da chi ancora la sta respirando, in modo vivo fortemente personale. Fra di noi e le memorie di Adriano non c’è la distanza di diciotto secoli, ma esattamente quella che esiste fra lui stesso e questi ricordi, una vita, e per questo riusciamo a sentirli così pieni di sofferenza e gioia, vari come una stanza arredata.
Adriano ripercorre infanzia e formazione, vita militare e porpora imperiale, amore, ultimi giorni, quelli dell’animula vagula, bandula, ma non c’è in questo una vera volontà biografica, no è una vita principis, è “la meditazione scritta di un malato che da udienza ai ricordi”.
Come dobbiamo chiamarlo quindi, visto che pare proprio che debba scrivere un reazione del libro, romanzo storico? Beh, innanzitutto non certo epistolare, anche se il pretesto narrativo è quello della lettera: tuttavia la scelta del destinatario non è casuale, chissà, forse a Marco Aurelio avrebbe fatto bene leggere le “memorie” se effettivamente fossero state scritte, avrebbe sentito meno tutto quel freddo che pervade le sue, questa volta autentiche, memorie.
Al dunque: come potremmo definire queste pagine straordinarie? Certo la ricerca storica è accuratissima fatta di anni passati fra la domus aurea di Tivoli, bilioteche e meditazione fra se per

“ricordare” i personaggi passati dalla Yourcenar, ma appunto perché è di meditazione di racconto un po’ malinconico che si parla non è veramente lo storico con la sua definizione accuratissima dei particolari ad emergere, in fondo non si ricorda la “storia” anche se Adriano è anche la figura fondamentale di quel momento unico “quando gli dei non c’erano più e Cristo non c’era ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio” in cui “ ci fu l’uomo, solo” (Fluabert). Potremmo dire che il romanzo storico è lo sfondo non a fuoco di questa storia ma chi vediamo in primo piano è appunto quell’uomo, solo.
La narrazione è profonda, aperta su uno spazio profondamente interiore prima che di racconto, meditativa ma non un libero flusso di ricordi, non “ a immagini”, logica perfettamente scorrevole, verrebbe da dire “classica”, non nel significato tecnico del termine, ma per il suo equilibrio la sua piacevolezza che ce lo fanno scorrere addosso trasportandoci, perché non è possibile diversamente,
nei nostri ricordi.
Parole fortemente poetiche, poeta era Adriano d’altra parte oltre che imperatore, e prima di tutto uomo, solo.

Seek
29-09-2001, 23.48.21
"l'opera al nero" è stupenda...

bellachioma
26-01-2002, 16.36.19
è un bellissimo libro, è una specie di libro perfetto, scritto da quel talento eccelso che è stata la yourcenar... lì dentro c'è tutta l'umanità, la storia, la fragilità dei forti, l'esiguità dei grandissimi e la poesia...
anche alexis è una buona prova letteraria...