Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 02-07-2015, 16.49.56
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Predefinito la vita è un film

Ieri sera sono andato a vedere un film. Uhm, non era proprio un film. Era un misto tra un film ed una proiezione di diapositive, nel senso che alcune di queste fotografie erano statiche, fisse su un'immagine, mentre altre erano decisamente in movimento. Alla fine erano dieci "capitoli", come dieci episodi di un film ad episodi, di quelli che andavano di moda negli anni '70 ed '80. Alcuni, come ho già scritto, erano rappresentati da immagine statiche, altri da veri e propri filmati.

Ah, non l'ho visto al cinema. E nemmeno a casa. Del resto oggi va di moda fare le cose nei posti sbagliati, giusto? Così la gente va allo stadio per vedere un concerto anziché una partita, e allo stesso modo la gente va al cinema per vedere un concerto anziché un film (questa cosa non la capirò mai). Così io, inguaribile bastian contrario, sono andato a vedere questo film/proiezione di diapositive (da ora: film) nel parco di una villa solitamente utilizzato per concerti.

Ecco i dieci episodi:
- estate 1998: Chemical Beats. Siamo in camera di mio cugino Ale, nella sua casa in campagna. Davanti a noi c'è un televisore, un Philips sui 17 pollici, e nelle nostre mani c'è un joypad grigio. Stiamo giocando alla Playstation, la prima Playstation, comprata da suo fratello, e il gioco si chiama Wipeout, ed è un gioco di corse futuristiche, con automobili a levitazione magnetica che si sparano armi per rallentarsi a vicenda. Siamo lì a giocare ai videogiochi come già facciamo da una vita e come faremo per una vita, e tra i pezzi della colonna sonora spunta questa Chemical Beats. Finita l'estate, la telecamera inquadra me che cammino per strada, da solo, tornando a casa da scuola, con le cuffie del walkman alle orecchie e tutta la colonna sonora del gioco, Chemical Beats inclusa, nelle mie orecchie. Quella roba lì a 12 anni.
- estate 1999: Hey Boy Hey Girl. La scena sembra quella di una discoteca, ma in realtà guardando meglio si vede che è la sala comune di un college inglese trasformata temporaneamente in discoteca come serata finale della vacanza studio. Ci sono io che allungo un cd al DJ che aveva richiesto "musica del Paese da cui venite", ma siccome avevo lasciato i cd degli 883 a casa (ovviamente), e siccome avevo appena comprato il cd singolo di Hey Boy Hey Girl, il pomeriggio precedente, a Londra, gli passo il cd. La folla balla, io mi godo la canzone, ma l'immagine è parecchio statica: semplicemente, allungo il cd al DJ.
- autunno 1999: Under The Influence. Siamo in un salotto, sul divano, con un joypad in mano. Stavolta siamo io e Claudio, il mio migliore amico dei primi tre anni di liceo, e il gioco è Wipeout 3. Il pezzo che viene dalla televisione, Under The Influence, mi fa sballare, soprattutto per quel suono cupo che si sente ai trenta secondi. Poi c'è uno stacco: mi ritrovo in camera mia a mettere quel pezzo collegando lo stereo al mio super impianto. Il subwoofer fa letteralmente tremare i vetri della casa e accorrere i miei per protestare. Ogni tanto mi piace ancora farlo.
- primavera 2002: Star Guitar. Ci sono io nel mio equivalente personale del negozio di caramelle per i bambini. Sono al Virgin Megastore di Londra, all'incrocio tra Oxford e Regent, con una cinquantina di sterline in mano e la raccomandazione dei miei di tornare in albergo prima di cena. Li spenderò tutti in dischi vari, tra cui il mio primo album dei Chemical Brothers, Come With Us, che contiene Star Guitar, il cui video mi ha stregato dal primo istante ed è tuttora il mio videoclip preferito di sempre.
- primavera 2004: Block Rockin' Beats. Stavolta la scena è diversissima: sono alla Ricordi di Catania e mia zia, senza un motivo preciso, si è offerta di regalarmi un cd. Opto per Singles 93-03 dei Chemical Brothers, per poter recuperare i pezzi che mi ero perso. Tra i tanti, Block Rockin' Beats. Tornato a casa, lo ascolto nella mia camera "isolata": i miei stanno facendo i lavori per ampliare casa, e io abito al piano di sopra, "da solo", ancora isolato dal resto dell'appartamento. Inutile dirlo, musica a palla tutti i pomeriggi.
- estate 2005: Believe. Nell'inquadratura ci siamo io e il mio amico Kallel, davanti al chiosco di Piazza Umberto a Catania. Dallo stereo escono dei suoni splendidi, e scopro subito che non è uno stereo: in alto c'è un televisore, e quello che si sente è l'audio del videoclip. Di Believe.
- autunno 2008: Saturate. In effetti il video parte da un po' prima, dall'estate dell'anno prima, dove ci sono io, sdraiato su una sdraio, a leggere un libro all'aperto in piena notte. Casa in campagna, silenzio intorno, disastro emotivo nella mia vita, mi consolo ascoltando il nuovo album, We Are The Night. Poi c'è uno stacco, prima del quale affermo "che estate di merda, questo disco me la ricorderà per sempre, non riuscirà ad ascoltarlo". E invece, subito dopo, c'è un'immagine bellissima, forse la più bella tra quelle viste finora: sono inquadrato da dietro, e sono in sella alla mia bicicletta. C'è pochissima luce e pochissimo traffico, quindi è evidentemente alba. Sto scendendo da casa di Ale, dove ho passato la notte, a casa mia a Catania. C'è fresco, si vede dalla pelle d'oca. E c'è un sorriso stampato sulla mia faccia per come sono andate le ultime dodici ore o poco più. Colpo di classe della regia: per fare capire che non si tratta di un episodio isolato ma di una cosa che è successa più volte, vengo inquadrato io, sempre nello stesso punto della discesa, ma sempre con vestiti diversi, più volti. E, ostinandomi ad ascoltare durante la discesa We Are The Night, che nel frattempo avevo recuperato e reso il "disco da ritorno a casa all'alba", nella fase finale si sente Saturate, con la sua alternanza tra tunz tunz e tumtumcià.
- estate 2010: Escape Velocity. L'inquadratura è la stessa identica della scena precedente: io, in discesa da campagna verso casa, in bicicletta. Ma ci sono delle dovute differenze: innanzitutto è pieno giorno, e poi è chiaramente estate. Il pezzo è diverso, stavolta è Escape Velocity, perché nel frattempo è uscito il nuovo album. E c'è una piccola didascalia, ché la scena altrimenti sarebbe muta (o almeno senza parole) che dice "l'ultima discesa in bici della sua vita catanese. Tra poco andrà a vivere a Padova. Forse non è chiaro dalla didascalia, ma io quel disco l'avevo scelto apposta per "chiudere" un cerchio.
- inverno 2010: The Sunshine Underground. Ci sono io, tornato a Catania per le vacanze di Natale, con la febbre a 38. E ho deciso di approfittare delle vacanze per "recuperare" i primi tre album dei Chemical Brothers, di cui conosco alcuni pezzi (perché li ho trovati nella raccolta Singles 93-03) ma non tutti gli altri. Vengo sopraffatto dalla bellezza di The Sunshine Underground, dalla sua costruzione e dal suo inevitabile scatenarsi.
- estate 2015: Go. Una volta, da ragazzino, presi la webcam e la puntai verso il monitor del computer a cui era collegata. Quello che comparve fu stranissimo: una serie di schermi del mio computer, uno dentro l'altro, concentrici, sempre più piccoli. Era la webcam che inquadrava la ripresa della webcam che riprendeva la ripresa della webcam, eccetera. E' anche capitato, qualche volta, di vedere la stessa cosa in televisione, ma magari in misura minore: dietro il giornalista c'è un piccolo schermo che trasmette l'immagine della telecamera, e quindi si vede dentro, e dentro, e dentro. Ecco, l'ultima scena è così: ci sono che sto guardando questo film, solo che nel film ci sono io, io che guardo a mia volta questo film. In questo modo la scena è concentrica all'infinito, e io guardo lo schermo su cui ci sono io che guardo lo schermo su cui ci sono io che guardo lo schermo. La colonna sonora è Go, nuovo pezzo dei Chemical Brothers tratto da un album che ancora, al momento delle riprese di quest'ultima scena (e anche, quindi, della proiezione del film) non è ancora uscito. E' stato annunciato come, probabilmente, l'ultimo, e il tour come, probabilmente, il tour d'addio. Vent'anni di storia (diciassette per me) e un gran finale esplosivo. L'inquadratura si allarga: da una parte c'è Veronica, la mia ragazza negli ultimi (quasi) sei anni, sudatissima e che si è scatenata anche più di me; dall'altra Sacc (con la ragazza e un amico), col quale ho condiviso tanti anni di musica elettronica e a cui è legatissimo il mio ricordo di un pezzo dei Chemical Brothers, Surface To Air, che però non hanno suonato. E al centro ci sono io, felice e commosso per aver assistito al film della mia vita. Più vado avanti più conosco musica nuova e mi affeziono a questa musica nuova, ma il bello di andare a vedere i concerti di un artista che seguo praticamente da sempre è che quei concerti sono come il film della propria vita. Mi succede ogni volta con gli 883/Max Pezzali, mi è successo ieri sera con il concerto dei Chemical Brothers.

E poi si sono accese le luci in sala e siamo tornati a casa. Io ero contemporaneamente vuoto, per quanto mi ero svuotato, ma anche riempito di emozioni.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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