Discussione: Carta Azzurra
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Predefinito the rise and fall of Mark Kozelek

Ci sono mille modi per raccontare una storia, ma principalmente ce ne sono due: raccontare gli eventi così come sono andati e raccontare gli eventi così come il narratore ne è venuto a conoscenza.
Il narratore di questa storia sono io, e ne sono venuto a conoscenza come segue.

Era il 2014 ed ero in bici con Ciccio, l'unico SQUOT con cui abbia raggiunto un traguardo ciclistico di un certo livello (per la precisione, la salita al Sapienza da Nicolosi e quella al Citelli da Zafferana; anche con Loris sono andato al Sapienza, ma partendo da casa sua, che è più o meno a metà strada, e quindi non fa testo) e anche l'ultimo SQUOT con cui abbia parlato di musica "contemporanea" (con Marti ho parlato sempre di musica ma della "nostra", quindi gli Elii, i Jamiroquai, la discomusic e il funk e in generale quella che abbiamo ascoltato insieme; con Pippi, invece, i rapporti si erano già molto raffreddati). Ciccio mi raccontò di un disco che stava ascoltando in quel periodo e che gli era piaciuto molto. Si trattava di Benji dei Sun Kil Moon, "che sembra il nome di un gruppo ma in realtà è un tizio che lo usa come pseudonimo, e racconta accompagnato dalla sua chitarra acustica storie molto personali - le sue prime storie di sesso, la morte di alcuni parenti, eccetera - ma lo fa in maniera molto coinvolgente". Fu Ciccio stesso a dipingermelo così, e mi incuriosì così tanto che finii con l'ascoltare Benji, che mi piacque pure. Non riuscì a concorrere al "premio disco dell'anno 2014" perché già quell'anno c'erano troppi candidati seri (American Interior di Gruff Rhys, che lo vinse; Futurology dei Manic Street Preachers, che lo perse ai punti in occasione di una votazione nel tardo pomeriggio del 31 dicembre; e, fuori dalla finalissima ma comunque splendidi c'erano anche Una Nave In Una Foresta dei Subsonica ed Everyday Robots di Damon Albarn), ma mi piacque lo stesso.
A fine 2014 uscì una raccolta di canzoni di Natale cantate e suonate da Mark Kozelek, che dei Sun Kil Moon era ed è cantautore e musicista principale (e talvolta unico). Erano suonate sullo stile di Benji, quindi terribilmente malinconiche e tetre. Mi piacque, così iniziai a prendere anche i dischi precedenti. Non era obbligato: per dire, dei Decemberists ascoltai e mi innamorai follemente di The Hazards Of Love ma non mi venne mai in mente di ascoltare quello che avevano fatto fino ad allora, né poi mi sarebbe venuto in mente di ascoltare quello che fecero dopo, chissà perché. Con Mark Kozelek, invece, lo feci. I sei dischi della sua prima band, i Red House Painters; i sei dischi della sua seconda band, i Sun Kil Moon, Benji incluso; i vari dischi pubblicati a suo nome o in collaborazione con altri artisti. Erano tutti parte di un percorso che passava da un rock lento (cosiddetto sadcore) a un folk acustico voce e chitarra, a qualche intervento leggero di batteria. Fino a Benji, appunto.

Qui le due storie convergono. La storia di come sono andati i fatti fino ad allora inizia a coincidere con quella di come ne sono venuto a conoscenza. Da quel momento ho iniziato a seguire "in diretta" la carriera di Mark Kozelek e dei suoi Sun Kil Moon.
Benji ebbe un successo clamoroso, non tanto di pubblico quanto di critica, vincendo diversi "premi disco dell'anno" di svariate riviste internazionali. Le storie raccontate da Mark Kozelek, per quanto personali, erano molto interessanti, e il tono acustico finto-scazzato calzava alla perfezione.
Quello fu l'inizio della fine.

Nel 2015 i Sun Kil Moon pubblicarono un nuovo album, Universal Themes. La formula era sempre la stessa: voce, chitarra e batteria (suonava Steve Shelley dei Sonic Youth, come nel precedente Benji e come in altri dischi dopo di quello). Il punto è che Mark Kozelek, più che cantare, iniziava ad avere un tono da "parlato ritmico", un po' come La Linea D'Ombra di Jovanotti; non rap, appunto, ma parole a ritmo. Le canzoni iniziavano a diventare lunghe, sfiorando i dieci minuti, e i temi narrati erano tutt'altro che universali; anzi, iniziavano a diventare così personali da essere terribilmente noiosi, un po' come l'esalogia di Knausgard. Si iniziava ad avere l'impressione di stare leggendo il suo diario, ma non un diario degno di nota, anzi: aneddoti sciocchi, ricordi, ma tutto molto "freddo".
Da quel momento in poi tutti gli album pubblicati, con l'eccezione di "Mark Kozelek Sings Favorites" (disco di cover voce e pianoforte, molto bello) continuarono lungo questa china discendente. Aveva deciso di prendere gli elementi che avevano caratterizzato Benji e stirarli al limite: non si può più parlare di canzoni, sono flussi di coscienza parlati su una base musicale ripetuta all'infinito. Il tutto è di una noia incredibile, e soprattutto sempre più ridondante: vista la semplicità della formula (leggi il tuo diario di fronte ad un microfono mentre dei musicisti suonano un sottofondo sempre uguale), perché non pubblicare anche due, tre o addirittura quattro album l'anno?
Ora, so che quello che ho scritto non rende l'idea. Bisognerebbe ascoltare un album, o anche solo un brano, di quelli pubblicati post-Benji. Le mie parole non rendono giustizia (o meglio, ingiustizia) alla noia e al fastidio dovuto all'ascolto di questa musica.

In tutto questo, però, ci sono i miei "riti". Quindi, se esce un disco di un artista che seguo, ascolto tutti i suoi dischi nei giorni precedenti, uno al giorno, in modo che l'ultimo disco venga ascoltato il giorno prima dell'uscita del nuovo. Lo faccio con tutti, da sempre o quasi, e lo faccio anche con i Sun Kil Moon, e così ogni anno mi tocca ascoltare tutta la discografia (anche più volte, se esce più di un album). All'inizio carina, poi sempre più entusiasmante, poi arriva Benji che è bellissimo e poi è un disastro. Sono "costretto" ad ascoltare anche i dischi dopo, uno al giorno, annoiandomi tantissimo, finché non esce il disco nuovo, che è ogni volta peggio del precedente (anche se sembra impossibile).

Domani uscirà un nuovo album, e in queste ultime settimane ho fatto ancora il "conto alla rovescia". Stavolta, però, mi sono annoiato così tanto ascoltando gli ultimi dischi (l'ultimo stamattina) che ho pensato: ma chi me lo fa fare?
Non è una domanda banale, anzi, era una domanda che non mi ero mai posto: se sei uno dei "miei" artisti, ti seguirò anche se cambiano i miei gusti, perché non si sa mai, magari qualcosa che può piacermi la trovo ancora. Solo che stavolta non sono i miei gusti ad essere cambiati, no: stavolta è Mark Kozelek ad essere impazzito, a pubblicare dischi lunghissimi con canzoni lunghissime e noiosissime, mentre la stampa musicale gli ha giustamente voltato le spalle e ormai non lo recensisce neanche più o quasi. E allora, se loro hanno smesso, perché devo continuare io? Perché devo perdere tempo ad ascoltare i dischi successivi a Benji?
La mia risposta è: forse non devo. E così domani ascolterò il disco, ma lo ascolterò una volta sola. Se sarà sulla falsariga dei precedenti (cosa di cui sono certo), smetterò di ascoltarlo, e smetterò di ascoltare i precedenti. Terrò tutta la produzione fino a Benji, più il disco delle canzoni di Natale, più il disco delle cover. Il resto sparirà, perché davvero, ormai, non ha più senso.
Vedremo domani.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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