Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 11-10-2019, 19.23.35
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L'altroieri, appena iniziata la pausa pranzo, ho visto che sul telefono c'era una chiamata senza risposta. Ho letto il nome, poi ho sbattuto gli occhi per essere sicuro di aver letto bene, perché magari si trattava di "Papi", che poteva anche starci. Ma invece no, era "Pippi", e la cosa mi è sembrata molto strana. L'ho richiamato ma non ha risposto, mi ha richiamato e l'ho visto solo dopo, l'ho richiamato e finalmente ha risposto. Mi ha detto che era a Padova, che era stata una decisione dell'ultimo minuto, che si sarebbe fermato qui solo fino all'indomani mattina e che era abbastanza pieno di impegni lavorativi. Fondamentalmente potevamo vederci solo dopo cena, e il dopo cena è significato uscire di casa alle 23, con Vero già a letto e io che avevo giocato un po' al computer (ci pensavo ieri: da bambino dicevo "giocare al computer" e non "con il computer", e immagino sia un errore "regionale" che mi sono portato dietro). L'ho fatto, e mentre attraversavo il centro di Padova ascoltando quel capolavoro di Weather Diaries dei Ride, mio loro disco preferito nonché disco dell'anno del 2017, ho pensato a questo post, in cui ho raccontato "rise and fall" di me e Pippi. Per la cronaca, pensavo di dover raccontare tutto di nuovo ma poi mi sono ricordato del post e così mi limito a metterne il link. Aggiungo solo che nei quattro anni successivi la situazione non si è smossa, se non con una lunga telefonata lo scorso anno, e poco più.

Abbiamo passato un'ora in un bar del centro, senza affrontare questioni che è inutile affrontare, come quelle del post di cui sopra. Ma abbiamo parlato forse per la prima volta da adulti, affrontando mille questioni. Gli ho raccontato del mio lavoro di cui sono contentissimo nonostante possa "fare strano", e mi ha raccontato del suo, incerto per propria scelta ma anche pieno di stimoli; mi ha raccontato delle sue storielle post-fine convivenza, e io gli ho raccontato di quanto mi senta "vergognosamente felice" negli ultimi mesi, ora che abito con la persona che amo da dieci anni. E proprio a proposito di questo, della convivenza, gli ho detto che la mia più grande paura è rinunciare alle passioni personali, come Ciccio che non ascolta più un disco intero da un paio di anni (Ciccio, ovvero l'ultimo SQUOT rimasto con cui parlare di musica) e che non va in bici da quando siamo andati insieme al Rifugio Citelli (sempre Ciccio, ovvero uno dei due SQUOT con cui ho fatto imprese ciclistiche di un certo tipo) o come Marti che non gioca più ai videogiochi da mesi (e qui non serve sottolineare il legame tra lui e i videogiochi, ne ho scritto mille volte, anche di recente); e gli ho raccontato che ce la sto facendo, che proprio in questi mesi sto leggendo un sacco, sto giocando un sacco, e soprattutto sto ascoltando un sacco di musica, senza per questo trascurare la mia compagna. E abbiamo appunto parlato anche della musica, dei nostri amati Manic Street Preachers, del fatto che "la musica contemporanea mi butt[i] giù" e che ogni anno ho una trentina di album nuovi di artisti che seguo già da ascoltare per poter pensare di appassionarmi anche a qualcosa di totalmente diverso. E del rock, di me e il rock.

Abbiamo parlato come parlavamo dieci anni fa, e stavolta l'abbiamo fatto in un pub qualsiasi del centro di Padova, città in cui non era mai stato e che ormai è mia. E a tal proposito abbiamo anche confrontato Padova e Catania, e abbiamo confrontato i diversi atteggiamenti che diversi SQUOT espatriati e non hanno verso la nostra città natale.

Ci siamo abbracciati, chissà quando ci rivedremo. Poi sono tornato a casa cercando di non fare troppo rumore, e Vero ovviamente dormiva già. Mi sono lavato i denti, messo il pigiama, infilato sotto le coperte e avvicinandomi a lei mi sono sentito esplodere di felicità. E senza vergogna.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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