Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 21-10-2019, 20.56.24
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Predefinito la musica la musica il resto nel cesso

Ieri sera è successa una cosa e ho pensato che l'avrei raccontata in un post. Stamattina ho letto un titolo di giornale, mi è venuta in mente una cosa e ho scoperto che la cosa che mi è venuta in mente era per coincidenza legata a quel titolo di giornale, che poi ho approfondito, così ho pensato che anziché raccontare il fatto di ieri sera avrei raccontato quello di stamattina. In pausa pranzo, infine, ho pensato che avrei potuto raccontare tutto insieme, perché c'è un collegamento, e anche forte.
Quindi racconto tutto insieme.

Partiamo da ieri sera. Ero davanti ai fornelli a girare le castagne che si cuocevano mentre Vero era nello studio, al computer, a preparare la lezione di oggi. Con una mano tenevo il cucchiaio di legno con cui girare le castagne, con l'altro tenevo un romanzo di Montalbano (ho deciso che voglio leggerli tutti prima della pubblicazione di quello che sarà l'ultimo) e con le orecchie ascoltavo la raccolta dei b-sides di Leisure, il primo album dei Blur. Le casse dello stereo sono esattamente dall'altra parte della sala rispetto ai fornelli, e in più avevo l'aspiratore acceso, così il volume doveva essere necessariamente alto. A un certo punto, indeciso sul grado di cottura delle castagne, sono andato a chiamare Vero, attraversando la sala e poi il resto della casa, e mentre sono tornato in cucina ho sentito un rumore bianco, un feedback di chitarra che aumentava via via di volume. Ho riconosciuto subito l'attacco di Day Upon Day, mai incisa in sala di registrazione e pubblicata solo nella versione dal vivo suonata nel 1990, un anno prima della pubblicazione. Un suono di chitarra, più rumore che musica, che aumenta di intensità per trenta secondi finché non esplode tutto con una batteria forsennata e il resto pure. Non sapevo quando sarebbe arrivata l'esplosione, anche perché nel frattempo l'aspiratore faceva il suo rumore impedendomi di sentire, ad esempio, il click della batteria. Così ho iniziato a saltellare prima del tempo, mi sono messo letteralmente a saltare davanti agli altoparlanti finché non è partita effettivamente la canzone. Non so se Vero mi abbia visto, probabilmente mi stava dando le spalle spegnendo il fuoco, ma ero letteralmente posseduto dalla musica. Delle vibrazioni nell'aria stavano generando delle conseguenze fisiche su di me, ed è stata una sensazione bellissima.

Questo avrei scritto ieri sera, e l'ho scritto adesso. Nel frattempo, però, appena arrivato in ufficio ho letto la notizia della morte di tale Erika Lucchesi, ragazza diciannovenne che aveva ingerito qualche pasticca di ecstasy di troppo (il troppo è qualsiasi numero superi lo zero, immagino). La notizia lì per lì non mi ha detto niente, ma poi ho pensato a un vecchissimo articolo letto su Musica di Repubblica (l'inserto migliore della storia) sulla discoteca Jaiss di Empoli e sul consumo smodato di droghe sintetiche e non che avveniva lì dentro. Ho fatto un po' di amarcord mentale con i miei ricordi legati a quella discoteca, in cui non sono mai stato ma che mi ha dato molto anche se non lo sa, e poi ho provato a cercare la parola "jaiss" su internet. Sapevo che il Jaiss, tempio della musica techno tra gli anni '90 e i 2000, aveva chiuso una quindicina di anni fa e che ultimamente c'era stato qualche tentativo di revival, quantomeno per cercare di rievocarne l'atmosfera, e così ho cercato. Risultato: la ragazza è morta al Jaiss. E non solo: è morta durante la serata di inaugurazione del nuovo corso del Jaiss. Una coincidenza? Forse, ma più che altro un corto circuito tra i miei ricordi.

E quindi, il Jaiss, una discoteca in cui non sono stato. Non ci sono mai stato ma ricordo di quell'articolo di giornale, un articolo non moralista (anzi, aveva un tono quasi comprensivo, "alla Lucignolo") in cui tutti gli intervistati, in evidente stato di ebbrezza chimica, dicevano la stessa cosa: "questa è musica da sballo, non puoi ascoltarla senza farti". Sembrava che le due cose, la musica techno e le droghe, dovessero andare per forza di pari passo: se ascolti quella musica allora ti droghi, e se ti droghi allora ascolti quella musica. O, ancora peggio, sembrava che fosse impossibile godersi quella musica senza drogarsi.

Ho vomitato causa alcool due volte in vita mia, nel 2003 e nel 2008, ed entrambe le volte ero al sicuro tra le mura di una casa, circondato dagli amici e senza musica in sottofondo. Ho fatto forse due tiri, in anni più recenti e in analoghi contesti. Contemporaneamente, però, mi sono sfondato per anni di musica techno.
L'ho conosciuta nell'estate 1998, con la colonna sonora del primo Wipeout, anche se forse quella era solo "dance molto veloce". Mi sono invaghito durante l'anno scolastico successivo, quello della terza media, quando il sabato notte accendevo la radio di nascosto dai miei solo per sentire "From Disco To Disco", il programma techno di Radio Deejay che andava in onda a tarda notte, a cura di Tony H e Lady Helena. Ho comprato la compilation "Collegamento Mentale Vol. 2", a cura dei suddetti DJ, e nel corso degli anni ho ascoltato tantissima musica techno, sempre il sabato notte ma sempre a casa; su RIN, Radio Italia Network, andava in onda una splendida one night, ovvero una trasmissione in cui ogni ora un DJ diverso metteva i dischi, e la cosa era strutturata come una vera nottata in discoteca, con musica più orecchiabile all'inizio e techno sempre più spinta col passare delle ore. Erano gli anni della mia carriera (nascosta) da DJ, anche se i pezzi che mixavo non c'entravano niente con la techno, ovviamente. Era il mio "guilty pleasure", una passione che non potevo condividere con nessuno (certamente non coi miei coetanei, ma neanche con le persone più grandi che ho frequentato) e che quindi tenevo per me. In realtà una microcondivisione c'è, anche se all'insaputa degli altri: quando uscivo con Ale e i suoi amici il sabato sera (io avevo quindici anni, lui sette in più e gli altri circa pure) capitava che, spostandoci da un locale all'altro, io accendessi l'autoradio e la sintonizzassi proprio su RIN, ascoltando così la one night "da sballo". Agli altri forse non interessava ma quei momenti mi restarono dentro, così dentro che oggi, a diciott'anni da allora, se sono in macchina ed è sera e passa alla radio musica techno (non è così infrequente, stranamente) mi sento trasportato indietro nel tempo e lontano nello spazio per tornare ad allora.
Quando, invece, uscivo con i miei compagni di classe, ovviamente avevamo orari molto più contenuti, e per me era perfetto: potevo tornare a casa verso mezzanotte del sabato e passare ore ad ascoltare musica techno. Capitava che registrassi alcuni di questi DJ set per ascoltarli durante la settimana e placare così la mia astinenza da techno; per fortuna Tony H e Lady Helena si erano trasferiti su RIN (erano loro a curare la one night) e ogni pomeriggio trasmettevano un'ora di techno. Jovanotti ha sempre raccontato che la sua trasmissione su Radio Deejay era "fuori luogo" perché passava l'hip hop all'ora del té, ma fidati, Jova: la techno, quella techno, era ancora più fuori luogo. E bellissima.

Domanda: "ma cosa ci trovi di bello in quella musica?". Oggi, niente o quasi. Allora, tantissimo. Oggi, se ascolto quella di allora, tantissimo. Non sono più estremo come allora: la mia elettronica attuale si limita ai Chemical Brothers e a quel poco di elettronica che è rimasta; resta però tutta l'elettronica di allora, come Fatboy Slim, i Prodigy, i Planet Funk, alcuni album di Moby. Non ascolto più la techno (con l'eccezione delle colonne sonore dei vari Wipeout, ma più per motivi affettivi che altro), ma quando capita per caso è come fare un revival dentro di me. Un po' come aver tentato di riaprire il Jaiss, che probabilmente chiuderà per sempre dopo la vittima di sabato scorso.

A proposito del Jaiss: mi ero affezionato in particolare a quella discoteca, pur senza esserci mai andato, perché i nomi che giravano il sabato notte su RIN erano quelli dei DJ di quella discoteca. Gli stessi nomi, poi, erano quelli che pubblicavano i pezzi sulle etichette della Media Records, la mia casa discografica preferita di quel periodo, come la BXR e la UMM. E insomma, era tutto un giro musicale, una "scena", si sarebbe chiamata nel secolo scorso. Così, quando uscì la compilation "Jaiss Clubmix Vol. 1" mi fiondai da Ricordi a comprarla. Rumore? Forse. Ma lo adoravo.

Mi rendo conto di essermi lasciato un po' trasportare dai ricordi, ma è una cosa di me che forse non avevo raccontato, questa del mio amore per la techno dei primi anni 2000. E, soprattutto, un amore sobrio: non ho mai avuto la necessità di fare uso di sostanze per godermela, anche perché la ascoltavo solamente al buio della mia cameretta. Quindi, paradossalmente, non ha mai avuto degli "effetti fisici" su di me, come invece hanno avuto i feedback di chitarra dei Blur ieri sera.
E con questo ho chiuso il cerchio narrativo.

(post scritto ascoltando Joey Always Smiled di Mark Kozelek With Petra Haden)
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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