Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 23-10-2019, 01.26.07
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Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Stasera siamo usciti, siamo andati tutti a fare un giro in centro.
Macchine al largo R.P., discesa a piedi fino al centro storico, passeggiata tra via di San Giuliano - Piazza Teatro Massimo - via Landolina - Fondo Bianco.
E mi sono reso conto che mi sono rotto i coglioni.

Mi sono rotto i coglioni di questa città. Sempre le stesse cose da fare. Potranno anche cambiare le persone con cui esco (ok, con gli SQUOT sono ormai più di sei anni, ma ci sono state un sacco di persone in mezzo), potranno cambiare i periodi dell'anno e le fasi della mia vita e i pensieri che ho in testa, ma è tutto terribilmente uguale.
E tutti in tiro, schiacciati in giro come sardine per tentare di passare, mentre io con la mia felpona arancione che mi si vede da mille miglia volevo, come dice la Cri, essere altrove. Nonostante l'ottima compagnia.

E poi, quando mi ha accompagnato sotto casa, visto che era da un po' che non faceva altro che raccontarmi com'è la sua vita ora che casa sua è vuota, me l'ha buttata lì: "Gabe, ma se vuoi puoi venire, a pranzo o a cena, quando vuoi".
Ecco, me l'ha detto. E non è un'occasione che mi lascerò sfuggire.
Insieme ad altre cose.
Chi ha scritto questo post?
Sul serio, chi l'ha scritto?

Non posso averlo scritto io.
Non posso minimamente pensare di aver provato anche solo per un attimo quelle sensazioni.
D'accordo, la confusione di via Landolina l'ho sempre odiata, ma...davvero ho scritto che mi ero rotto i coglioni di quella città?
Davvero ho scritto una cosa simile?

Forse è un po' come in "Milano Milano" degli Articolo 31: "Milano quando sono lontano voglio tornare/Milano quando ci sono voglio scappare". Forse volevo scappare, e l'ho fatto. L'ho fatto per vari motivi: per amore, per prospettive migliori, per fuga dalle macerie che mi sarei lasciato alle spalle. Ma ogni volta che torno in quella città, la mia città (sarà per sempre la mia città, mi spiace Padova), penso sempre le seguenti cose:
innanzitutto che è bellissima;
poi che mi manca un sacco quando la vivevo ogni giorno, e soprattutto quando la vivevo la notte;
e poi, soprattutto, che mi mancano le cose che facevo allora. Mi manca l'appuntamento fisso almeno due volte a settimana, ora che devo organizzare un'uscita con ogni singolo amico rimasto perché gli amici non si vedono più tanto. Mi mancano le uscite diurne e soprattutto quelle notturne, e quando ricapitano è sempre una grazia. Mi mancano certi angoli di strade, certi angoli nascosti, certe strade, l'Etna sullo sfondo, il mare sull'altro sfondo. Mi mancano e mi mancheranno per sempre, non importa quanto bene possa stare (e sto) dove sto.
Mi mancano.

E così ripenso a quella bellissima canzone degli Articolo 31, quella il cui quarto verso del ritornello ho (ri)usato come titolo un paio di post fa:

sento voci che mi chiamano
dentro una fotografia
su queste strade che raccontano
tutte le storie più la mia


e mi commuovo.
E chiedo scusa alla mia città per aver scritto quelle cose, dieci anni fa.
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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