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Vecchio 31-12-2012, 12.00.32
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Ripeto per l'ennesima volta, l'ultima (perché tanto è inutile e noioso proseguire un botta e risposta su questi temi), il mio pensiero. Sarò forse prolisso, ma almeno cerco di essere chiaro una volta per tutte.

Quando parlo di costi per la politica mi riferisco a cose ben precise. Costo per la politica è il costo, ad esempio, dell'affitto di una sezione di partito, il costo del materiale per la cancelleria, il costo della bolletta del telefono. Il costo dello stipendio dell'amministratore (da quello misero da consigliere comunale a quello da parlamentare) rientra tra quelli che definisco “costi della democrazia”.

Allora. In questi anni dentro la voce “spese politiche” sono entrati un sacco di capitoli sbagliati. Lo scrivi tu, pensieri positivi e in effetti la documentazione sul tema è sterminata. Non tutti i partiti però sono uguali. Diciamo che genericamente c'è stato un abuso, ma bisogna essere anche cauti nel generalizzare. La magistratura sta indagando e sapremo chi si è comportato bene e chi si è comportato male. Prima di allora ogni affermazione rientra in quello che deve essere definito come pregiudizio.

Per quanto mi riguarda, penso che la politica e i partiti (che sono strumenti per dirigere la democrazia, come afferma la Costituzione) debbano essere finanziati pubblicamente in quanto svolgono un servizio fondamentale per il Paese. C'è un referendum votato dagli italiani che dice il contrario. Benissimo. Per dovere di cronaca va detto che quel risultato è frutto di un periodo storico particolare (tangentopoli). Penso che possa risparmiarmi le considerazioni su come quegli scandali possano aver influenzato tale decisione. Ecco, per me una politica finanziata privatamente è quanto di più pericoloso possa capitare in una democrazia. Tralascio ogni paragone con il caso statunitense (tanto sapere già dove potrebbe arrivare la mia teoria. Le possibili tag a riguardo: privati che finanziano, privati che chiedono, industria delle armi, industria del tabacco) e col caso nostrano (S.B.). tangentopoli ha fatto pulizia, ma ha fatto sì che il discredito generalizzato nei confronti della politica facesse emergere quanto di più pericoloso potesse capitare: un politico antipolitico che pensa che la discussione e il confronto sia una perdita di tempo, che occorra fare (però prima per sé, poi per i suoi amici e, forse, alla fine, per quello che rimane, per gli altri) e che “tanto ci penso io, fate fare a me”. I partiti hanno fatto male a non reagire, a non spiegare ai cittadini qual'era il pericolo. Ma gli italiani sono stati anche cretini nell'abboccarci per 3 volte.

Quindi, dire che la politica fa schifo aiuta solo chi vuole peggiorare la politica e abbassarne il livello.


Non solo. Per fare una politica di qualità occorre alimentare tale politica. Come dire: se volete studenti migliori dovete investire nell'istruzione.
Per me le spese per finanziare istituti di ricerca, fondazioni di partito, ecc, dovrebbero essere implementate. Perché sono il sale della democrazia. Avere un parlamentare e avere un parlamentare qualificato fa la differenza. Avere un partito e avere un Partito (non personale) fa la differenza. Se in Italia i livelli della politica sono infimi, la colpa è anche dell'impreparazione della classe politica. In parlamento è entrato di tutto. Dall'imprenditore spietato che se ne frega dei problemi del paese alla soubrette messa lì perché fa figura e non rompe i coglioni. E questo perché è successo? Perché si è voluto screditare la classe politica, abbiamo voluto dire che la politica era inutile e che i politici di professione erano mangiapani a tradimento. Le scuole di partito, le fondazioni, gli istituti di ricerca, i partiti stessi non formano (solo) yesman, ma persone che sanno di quello che parlano. Io non credo si debba tornare al modello Frattocchie, ma comunque pensare che le classi dirigenti debbano aver compiuto un percorso formativo preciso. Questo non significa che chi viene dalla cosiddetta società civile non debba entrare in parlamento. Ma che sarebbe bene non esagerare con i “dilettanti allo sbaraglio”.

Tornando al capitolo “costi”, in Germania la fondazione dell'SPD prende finanziamenti pubblici equivalenti alla somma di tutti i riborsi elettorali ricevuti dai partiti italiani. Tutti i partiti italiani. Nessuno là si sogna di tagliare, neanche l'opinione pubblica. Perché? Perchè sanno che avere persone formate rende nel lungo periodo, che si tratta di un investimento.

Che poi gli italiani debbano pretendere che i soldi pubblici vengano spesi per “motivi di studio” e non per “motivi di svago” è fondamentale, legittimo e sacrosanto.

Poi mi direte di tutti i meriti del Movimento Cinque Stelle. Ma io nella democrazia del clic ci credo poco. E penso che faccia bene a essere diffidente da chi detta le linee di partito (pardon: movimento) a colpi di post e thread. Non voglio parlarne male a priori, ma comunque un movimento che a Reggio Emilia dice una cosa e a Prato un'altra, mi fa ridere. Il M5S ha fatto le proprie parlamentarie sostenendo che in parlamento dovesse andare “gente comune”. Per me è una cazzata enorme: in Parlamento ci deve andare gente preparata, che non necessarimente fa politica di mestiere (ma ripeto: non è uno scandalo avere in Parlamento gente che nella vita campa della propria passione) ma che comunque sa di cosa si parla. Probabilmente adesso sono io a compiere un pregiudizio, ma posso diffidare della preparazione della casalinga 45enne di Alessandria candidata del M5S al Parlamento italiano? Posso diffidare della preparazione dell'ingegnere 34enne di Pordenone che conosce ogni cm di un termovalorizzatore ma che non sa niente di fisco? Con questo oh, non sto dicendo che tutti i candidati del PD o di altri partiti sono onniscenti. Ma il fatto di fare politica da tempo crea le condizioni per imparare in fretta. Avere una esperienza significa avere una formazione che ti permette di “saperti muovere”. Insomma: non ci si improvvisa politici. Ha senso proporre facce nuove, facce giovani, esigere il ricambio. Ma ragazzi, stiamo parlando di uno tra i più importanti organi della nostra Repubblica, non della giuria di Sanremo! Un partito serio sa chi proporre, conosce i propri candidati (per evitare casi Scilipoti), sa che percorso hanno fatto, quali sono i meriti e i demeriti. E purtroppo spesso su questo punto anche il mio partito commette degli errori. (p.s. Immagino che su questo paragrafo dovrò tornare sopra per spiegarmi meglio, smentendo quanto scritto in apertura).

Per quanto riguarda i suddetti “costi della democrazia” pensare che i mali dell'Italia si risolvano riducendo lo stipendio al parlamentare è una follia. Certo, in un momento di crisi tutti devono tirare la cinghia. Questo è legittimo e sacrosanto. Ma le proposte in questo senso devono essere qualcosa di più che non semplici slogan. Altrimenti non sono proposte, ma spot pubblicitari per prendere voti in più con un argomento facile facile.

Allora, ricapitolando, qual è il mio pensiero in “pillole”.

1. I politici di professione non sono un male in sé e per sé. Lo sono se diventano plenipotenziari e svernano in posti di potere.
2. La politica italiana farebbe bene a essere finanziata pubblicamente, in maniera trasparente. I tagli si possono applicare laddove si dimostra che c'è stato un abuso (e abusi ce ne sono stati). Non generalizzando e non demonizzando.
3. Chi si prende un impegno è bene che venga retribuito in maniera adeguata. Questo deve essere accompagnato dall'impegno e dalla preparazione dell'eletto. Stipendi adeguati all'importanza dell'incarico, ma niente benefit o bonus.
4. Soldi spesi nella politica non sono soldi buttati via, ma investimento per il bene del paese.
5. Diffidare da chi dice che si può far tutto gratis o con spese esigue.
6. Diffidare da chi si affida a facili slogan.
7. Credere in chi si impegna, in chi si dimostra onesto e credibile.

Beh, penso di aver scritto quasi tutto. Probabilmente, come detto, dovrò smentire quanto scritto in apertura e dovrò giustificare, spiegare meglio, riscrivere, alcuni punti. Però, insomma, penso di essere stato chiaro. Mi scuso per la forma un po' “traballante”, per il modo colloquiale con il quale ho scritto questo post (che suona più da sfogo che non da dichiarazione), ma l'ho scritto di getto, tra una chiamata al cellulare e una risposta su FB e - più che altro - dopo aver passato la giornata di ieri dalle 8 di mattina alle 2,30 di notte al partito.
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