Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 12-02-2019, 03.28.59
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Predefinito l'isola deserta: gianni maroccolo - a.c.a.u. la nostra meraviglia

Indipendentemente dall'incredibile impatto emotivo e di condivisione che questo disco ha avuto nella mia vita, e indipendentemente dalle conseguenze e dalle scoperte musicali che ne sono seguite, dal punto di vista squisitamente musicale questo disco è un capolavoro.
La storia è nota: Gianni Maroccolo, bassista dei prima Litfiba, degli ultimi CCCP, dei C.S.I. e dei PGR, oltre che produttore, talent scout e chi più ne ha più ne metta, aveva deciso di pubblicare un album interamente strumentale basato sul suo basso e sui suoi aggeggi elettronici. Poi, per curiosità, ha provato a mandare alcune di queste basi a cantautori con cui aveva collaborato in passato, e ognuno di questi è andato a trovarlo e a registrare una canzone scritta apposta su quelle basi.
Il primo miracolo che sta dietro al disco è la coerenza tematica: Maroccolo non aveva suggerito niente, ma non è un caso che più della metà delle canzoni parli del mare o si limiti a citarlo. La musica è stata registrata di fronte al mare, che deve avere influenzato la composizione in modo inconscio, tanto da arrivare fino alle orecchie dei cantautori che hanno scritto e cantato le canzoni.
Piero Pelù esordisce con una canzone ipnotica come il movimento delle onde del mare, con un suono di basso che scava in profondità. Raiz lo cita più di striscio ma lo fa, come lo fanno quasi tutti, e anche qui il basso è grandissimo protagonista. La canzone di Carmen Consoli è solo apparentemente più cantautoriale, perché poi c'è un lungo brano recitato in dialetto catanese (!) dalla cantantessa. Sempre da Catania, Franco Battiato canta in inglese con un lungo assolo di contrabbasso a chiudere la canzone.
Poi, ma questa è una mia preferenza, arriva Cristina Donà con quella che secondo me è la sua più bella canzone, con il basso che serve solo a suonare degli accordi e un'interpretazione vocale incredibile sullo scorrere del tempo. C'è anche Jovanotti, con il brano forse più pop (assieme a quello di Francesco Renga) ma non per questo più banale. E c'è spazio per esperimenti più ostici, come "Deriva finita" in cui Cristiano Godano dei Marlene Kuntz recita una storia angosciante e dal finale macabro.

Ma questo disco è meraviglioso dall'inizio alla fine. Forse ci sono un paio di episodi più deboli (la preghiera sarda "Deus ti salvet maria", "Delicato delirio" con Federico Fiumani) ma nella sua globalità è veramente un disco perfetto. E di scarsissimo successo commerciale, com'era facile prevedere. Ma chi ce l'ha lo adora, non c'è niente da fare.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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