Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 15-05-2018, 13.52.48
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Predefinito perfect symmetry

L'anno scorso, poco prima del matrimonio di Martino, mandai un messaggio nel gruppo Whatsapp degli SQUOT, dicendo che avevo fatto un calcolo. Ero diventato SQUOT nel 2003 (un'estate indimenticabile, che porto ancora "nel mio corpo", per dirla coi Gus Gus), lo ero rimasto a tempo pieno fino al 2010, anno del mio trasferimento per Padova, e al momento di mandare il messaggio erano passati sette anni dal mio trasferimento, così come ne erano trascorsi sette da SQUOT a tempo pieno. Sette anni vicini, sette anni lontani (ma sempre in contatto). Com'erano andate le cose? Feci un bilancio ma senza fare nomi, dicendo che in alcuni casi il rapporto si era rafforzato, in altri era rimasto uguale, in altri ancora affievolito (me ne veniva in mente uno in particolare, ma non volevo fare nomi). Ma in ogni caso, appunto, c'era stata una simmetria perfetta tra il tempo trascorso a Catania con loro e il tempo trascorso a Padova senza di loro, o almeno non ogni giorno.
Quest'anno la stessa cosa succede per me e Grazia, ma all'incontrario: abbiamo passato otto anni da "lontani", tra il 2002 e il 2010, e adesso ne abbiamo passati otto da "vicini", anzi, addirittura da coinquilini. Tanto lontani fisicamente eravamo allora, tanto vicini siamo adesso. Vicini fisicamente, però. Perché per il resto, sinceramente, ho qualche dubbio.

Ci sono due approcci a "cos'è successo"; tra i due il mio è quello più "buonista" e quello di Vero è il più "cattivista".
Il mio approccio vede che lei negli ultimi due anni ha trascorso un vero inferno (un po' come quello cantato da Bill Callahan in Feather By Feather) e questo le ha impedito di concentrarsi, anzi, di dedicarsi a qualsiasi altra cosa, incluso il nostro rapporto. Forse è riduttivo, è possibile, ma secondo me è così. Secondo Vero, invece, una serie di gelosie (per la sorella di Vero, ad esempio, che ormai è la mia migliore amica da un po') l'hanno portata ad allontanarsi per farmi capire che "ce l'ha con me".
Ad esempio, il mio libro. L'ho stampato e gliel'ho regalato per Natale, scrivendo nella dedica che lei era stata la "scintilla", perché la conversazione che ha fatto scaturire la trama è avvenuta con lei. Ora, un tuo amico, un tuo carissimo amico, una persona con cui hai passato tantissimo tempo, eccetera, scrive un libro. Anzi, scrive un romanzo, un romanzo scaturito mentre era con te, e ti racconta piano piano come si svolge la storia, ti chiede suggerimenti, scambia idee con te, e dopo un po' di mesi lo stampa e te lo regala. Quanti secondi dovrebbero passare tra il regalo e la lettura? Due? Forse tre?
Al momento sono passati quasi cinque mesi. Ha iniziato a sfogliarlo, poi basta. Mesi dopo le ho chiesto a che punto fosse col libro, e lei mi ha detto "lo sto leggendo a saltelli, tanto più o meno so di cosa parla". E no, cavolo! Io le ho chiesto deliberatamente di leggerlo in modo da trovare errori, da trovare buchi nella trama, salti in come sono raccontate le cose, insomma, fare un po' da correttrice di bozze (non l'unica, ovviamente), e invece no, quel libro è rimasto lì, immobile.

Così la settimana scorsa mi sono deciso a chiedere alla sua socia in libreria, nonché mia amica. Le ho chiesto di prendere lei quella copia e di leggerlo. In pochi giorni ne aveva già letto metà, segnando su un foglio i refusi, ed essendo entusiasta della cosa. Non capisce perché la diretta destinataria abbia trattato con tanta sufficienza il mio libro (e l'idea di esso), ma non importa. Su quello, appunto, ci sono due teorie. Certo è che la mia teoria "buonista" cozza col disinteresse totale provato per il mio regalo.

Che delusione.

(post scritto ascoltando Twilight Of The Innocents)
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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