Discussione: Carta Azzurra
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Vecchio 01-06-2018, 13.00.49
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Predefinito it seems you never know which direction life will blow

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Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Ricordo, su un vecchio numero di Topolino, la storia a fumetti "L'importanza di chiamarsi Papernesto", evidente remake disneyano della commedia degli equivoci di Oscar Wilde. Equivoci e imbrogli reciproci.
Ieri fondamentalmente è andata così: in un delirio di onnipotenza (e nel presentarsi di una serie di condizioni favorevoli), ho tentato di fare più cose possibili. Con rischi che si sono effettivamente verificati, e le cui conseguenze bisogna intuire (da qui il nervosismo del mio pre-serata, per fortuna sfumato in fretta).
Ieri pomeriggio ho capito che le cose tornano. Ho seminato in questi ultimi mesi, soprattutto nell'ultimo, e ieri pomeriggio ho raccolto un bel po'. Visioni mozzafiato ed odore e sapore di cioccolato bianco.
Poi, di sera, concerto. Ieri aveva una maglietta scollatissima, un paio di jeans e delle ballerine.
Ci siamo seduti e abbiamo aspettato che arrivasse un po' di gente, eravamo in anticipo. Nella sua facoltà nella quale non entro mai (ma ci passo spesso davanti) c'era infatti montato il palco sul quale già la sera prima si erano esibiti i Q Beta, e stasera sarebbe toccato ad altri tre artisti.
Il primo set, quello dei Percussonici, era basato su ritmiche tribali e canti in siciliano. Bellissimo cantare in siciliano (anche se non sarà mai come il "pari ca non ciuscia e inveci sbintulia" della sera prima), bellissimo ballare.
Sulla pausa tra il primo e il secondo set, sono arrivati visi familiari. Gli SQUOT quasi al completo! Cosa ci fanno tutti quanti? "Siamo venuti perchè ci hanno detto che c'è uno spettacolo" e, quando ho chiesto a che spettacolo si riferissero, mi fanno "a te"! Evidentemente i pochi SQUOT presenti la sera prima avevano fatto passaparola sulla mia compagnia al concerto, e si erano presentati tutti. Gliel'ho presentata, e loro contentissimi (abbiamo anche una foto insieme).
Poi è arrivato Bugo. Bella musica ma testi esageratamente deliranti. Quando ha continuato a ripetere "dov'è il gel? dov'è il gel?" abbiamo capito che non è aria per noi e siamo usciti a bere. Per evitare la fila al gazebo delle bevande dentro l'università, siamo andati direttamente fuori, in un bar, a prendere una birra. La birra l'ha fatta andare su di giri, e la cosa non m'è dispiaciuta.
Mentre siamo rientrati ai Benedettini, è iniziato il concerto di Meg. Ovvero la scusa con cui, giorni prima, le avevo detto se voleva venire a questa festa. In realtà non era una scusa: è da meno di un mese che ho scoperto l'ultimo disco di questa cantante e lo sto adorando.
Critiche al live di Meg se ne potrebbero fare: troppo breve (ma pare che stessero per arrivare i Carabinieri), troppo simile al disco, troppo elettronico, troppi bassi che coprivano la voce. Però: lei è troppo bella. E soprattutto, sentirle cantare dal vivo è troppo facile innamorarsi di te e tu lo sai, e cantarlo a squarciagola insieme a lei, è una di quelle cose che fissano la serata.
Poi ritorno a casa con le altre,e tre ore tre di sonno, fino all'inesorabile sveglia di stamattina.

Ora sono in coma. Sto bene, ma sono stanchissimo, e visto che domani saremo tutto il giorno in giro (sai che novità), meglio riposare qualche oretta.
Prendo in prestito un verso della title track del disco dell'anno 2017 perché niente come quella frase può spiegare la sensazione che ho avuto rileggendo questo post dieci anni dopo averlo scritto all'indomani di una serata particolare.
Non avevo idea della direzione in cui avrebbe soffiato la mia vita, in realtà. Erano giorni particolari: Grazia era tornata a Catania otto mesi dopo l'ultima volta, stavolta con le sue compagne di università e di radio (una delle quali è attualmente una mia amica), e avevo messo in pausa qualsiasi cosa dovessi fare in quei giorni pur di stare con lei/loro. O almeno, credevo di aver messo in pausa, perché Erika, proprio quella sera, mi chiese la proposta che le avevo fatto di andare a vedere insieme il concerto di Meg fosse ancora valida. Me lo chiese mentre ero proprio nel luogo del concerto, qualche ora prima, proprio con Grazia e le sue amiche.

Era andata così: qualche giorno prima avevo fatto un passo gigante, almeno rispetto ai passi precedenti, e in una delle giornate di studio a casa di Carola avevo proposto ad Erika di andare a vedere il concerto di Meg. Non so bene se sapesse chi fosse Meg, ma io lo sapevo perché poche settimane prima avevo iniziato ad ascoltare il suo secondo album solista, appena uscito, e che trovavo straordinario. Avevo iniziato ad ascoltarlo per via del produttore (Stefano Fontana, cioè Stylophonic, cioè quello di "Tanto" di Jovanotti) più che della cantante, ma trovai il disco splendido. Oltretutto il concerto, gratuito, si sarebbe tenuto proprio all'interno della rassegna a cui partecipavano Grazia e le sue amiche, all'interno della facoltà di Erika; insomma, mi sembrava il patto perfetto.
Però Erika mi disse che c'avrebbe pensato, e amen.

Forse me n'ero anche dimenticato quando, ai Benedettini per aspettare l'inizio del concerto, mentre chiacchieravo con Grazia e le sue amiche, mi arrivò il messaggio: "è ancora valida la proposta di andare ai Benedettini stasera?".
Ricordo come se fosse ieri la rapida consultazione con Grazia, la corsa in auto fino a casa di Carola e la stranissima sensazione di vedere scendere dalle scale e salire in auto sua sorella anziché lei, come accadeva di solito. E poi la serata insieme, più o meno raccontata nel post, e il ritorno a casa.

Quello che mi stupisce è che non ci sia alcun riferimento a possibilità future. In fondo la serata era stata un fiasco, almeno dal punto di vista della nostra non-relazione. Era venuta con me ad un concerto, avevamo fatto una passeggiata, avevamo anche chiacchierato abbastanza (soprattutto io, con lei muta come sempre o quasi) e poi a fine concerto l'avevo riaccompagnata a casa. Zero prospettive, zero miglioramenti e soprattutto l'impressione che fosse finita lì: la prima serata insieme mi era sembrata anche l'ultima. Così "ultima" che nemmeno l'ho scritto.
Eppure qualcosa di me mi spinse a provarci ancora nelle settimane successive.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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