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  #8401  
Vecchio 04-08-2020, 10.52.33
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Predefinito "fosse per lui mangerebbe solo carboidrati"

La frase che dà il titolo a questo post l'ha pronunciata Vero qualche giorno fa, citando inconsapevolmente una delle tre canzoni che parlano di me, certamente la più antica (è del 1996) e anche quella che conosco da più tempo (dal 2006), nonché l'unica non in lingua italiana. Nella stessa canzone, comunque, c'è un altro bellissimo sostantivo da appiccicarmi addosso.
Nell'attesa della conferma dei programmi dei prossimi giorni, alterno momenti in cui penso "certo che lo farà, mi sto facendo paranoie inutili" a "e se non lo facesse? A quel punto sarei costretto a tirarmi indietro", e li alterno davvero. È come il paradosso del gatto di Schrodinger: finché non ci sarà l'occasione, non posso sapere se lo farà o meno, e quindi per me contemporaneamente lo fa e non lo fa.
Lo fa o non lo fa?

(post scritto ascoltando Postcards From A Young Man B-sides dei Manic Street Preachers)
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Vecchio 04-08-2020, 18.12.56
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Predefinito spirit desire, we will fall

Il motivo per cui tengo la maggior parte dei miei desideri per me è che cambiano alla velocità della luce. Ci sono momenti in cui desidero una cosa (non per forza una cosa materiale, magari "che accada" una cosa), poi ci sono momenti in cui desidero l'opposto. Le circostanze cambiano, i desideri cambiano, e io non vedo l'ora che sia sabato mattina per scalare un passo dolomitico.

(post scritto ascoltando Sonic Flower Groove dei Primal Scream)
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Vecchio 06-08-2020, 11.43.55
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Predefinito two souls

Alla fine è stato come lanciare una moneta, o meglio lasciare che altri lanciassero una moneta, o meglio ancora lasciare che altri decidessero con che criteri lanciare una moneta. Io sono rimasto ad aspettare ed è venuto fuori il risultato che è venuto.

Per il resto, si accettano scommesse. Andrà bene o andrà male? È un po' la storia dei videogiochi "a bivi". Io più o meno ho intuito cosa possa andar bene e cosa possa andar male, e non è comune arrivare così preparati alla resa dei conti. So cosa fare in ognuno dei due casi (più nel caso positivo che in quello negativo) e stasera mi godo la mia "serata videogioco in due", visto che alla fine è un potenziale punto di svolta di un percorso che dura già da un po'.

(post scritto ascoltando The Soft Bulletin di The Flaming Lips)
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  #8404  
Vecchio 10-08-2020, 01.54.16
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Predefinito "playlist per ogni momento"

Giovedì mattina Veronica è partita per la montagna. Io sono andato a lavoro, poi sono tornato e per cena è venuta Bea. Siamo andati a prendere la pizza nella mia pizzeria d'asporto preferita, poi siamo entrati a casa mia e abbiamo iniziato a mangiarla. In sottofondo ho messo "Everyday Robots" di Damon Albarn, forse l'unico disco che abbiamo condiviso.

Traccia 1: Damon Albarn - Lonely Press Play

Avevo già preparato le successive playlist da scegliere in base al fatto se l'argomento fosse venuto fuori: se fosse andato tutto bene avrei messo i due album dei The Good, The Bad & The Queen, di cui Damon Albarn è cantante, pianista e autore dei testi, mentre in caso contrario c'era "(dis)amore" dei Perturbazione pronto a partire. L'enigma non si è svelato prima della fine del disco di Albarn, così ho scommesso la mia sanità mentale su un esito positivo e ho fatto partire 80's Life. Ho fatto bene: poco dopo mi sono reso conto di quanto siano assurde le mie paranoie, e la cosa mi è sembrata quasi un punto di non ritorno positivo. Poi i due dischi sono finiti e allora ho messo quello dei Perturbazione, ma in sottofondo, perché tanto non c'entrava niente. Poi abbiamo acceso la Playstation e abbiamo giocato al nostro videogioco, ad oltre un anno dalla prima partita e ormai relativamente vicini alla conclusione. È andata via, sono andato a dormire.
Mi sono svegliato in piena notte in preda al gelo più totale, cosa completamente incompatibile con la situazione climatica. Mi sono messo i pantaloni lunghi della tuta (mai fare il cambio di stagione!) e ho dormito. L'indomani mattina non mi sentivo benissimo, ma di pomeriggio sono stato ancora peggio. La sera, a casa, mi sono misurato la febbre: 37 e qualcosa, impossibile anche solo pensare di andare in montagna a raggiungere Veronica coi mezzi pubblici, figuriamoci di andarci in bici come pensavo di fare. Sarei stato il fine settimana da solo. Così sabato me lo sono preso tutto per me: ho letto tantissimo e ho giocato tantissimo ad un videogioco. Poi nel tardo pomeriggio ho ripescato i vecchi dischi di Gigi D'Agostino, perché in fondo quest'anno c'è un ventennale da raccontare (lo sto già facendo) e in solitudine andava anche bene ricordare. Ricordo che una canzone in particolare fu da me definita "la mia canzone preferita". Avevo quattordici anni.

Traccia 2: Gigi D'Agostino - L'Amour Toujours (Tanzen Vision rmx)

Potrei scriverci mille storie sui suoi dischi, e un giorno forse lo farò. Però poi ho passato una notte quasi insonne, e ho visto l'alba filtrare dalle finestre. Mi ha ricordato una canzone dei Flaming Lips che ha fatto da colonna sonora (quantomeno "inizio di colonna sonora") alla mia prima notte insonne, tantissimi anni fa. La sensazione di terrore di vedere il sole alzarsi ed essere svegli non la dimenticherò mai. Per fortuna adesso sto bene, anche se una notte brava ogni tanto ci sta.

Traccia 3: The Flaming Lips - Look, The Sun Is Rising

Poi, dopo una mattina sonnacchiosa e un pomeriggio tra letture e gran premio, un tavolino nel mio scorcio di Padova preferito, chiacchiere sulla letteratura islandese e una canzone della stessa nazione che non è una profezia che si auto-avvera anche se la cosa fa parecchio ridere.

Traccia 4: Emiliana Torrini - Autumn Sun

E poi dicono che la musica non serva a niente. Quattro canzoni di quattro generi completamente diversi (forse la prima e la quarta no, dai) e un quinto genere che sto ascoltando adesso, mille sfaccettature e dei giorni diversi dal solito.

(post scritto ascoltando Better Living Through Chemistry di Fatboy Slim)
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  #8405  
Vecchio 10-08-2020, 16.08.11
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Predefinito hoops

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Ci sono due motivi per cui Carta Azzurra si chiama Carta Azzurra.
Il primo è quello del primo post, e lo conoscono tutti.
Il secondo lo conosce solo una persona; lo renderò pubblico, anche se so che c'è chi spera che non lo faccia, perchè ne immagina le conseguenze.

Alla persona che conosce il secondo motivo ho regalato tre paia di orecchini a cerchio. Uno d'acciaio, uno bianco e uno dorato, per una spesa totale di pochi euro.
Le stanno divinamente.

Un orecchino a cerchio non è completamente chiuso, altrimenti non potrebbe infilarsi nel lobo. Ha una piccolissima apertura. Ma, se non li avessi visti non indossati, avrei giurato che erano cerchi chiusi.

E invece sono cerchi aperti che diventano chiusi.
Sono cerchi che si chiudono.

Lei è solita indossare orecchini a cerchio.
Lei sa chiudere i cerchi.
Nella prima intervista ad Elio E Le Storie Tese che io abbia mai detto, circa ventuno anni fa, uno di loro disse che "noi siamo completamente fuori dal tempo. A volte siamo troppo indietro, a volte troppo avanti, ma mai al momento giusto".
E allora mi riconosco un micro-merito: quello di aver puntato, anche emotivamente (chissà se si tratta di condizionamenti culturali) sugli orecchini a cerchio, regalandone in tempi remoti diverse paia a Veronica e continuando fino ad acquisti più recenti, e adesso che "si usano", e si vedono davvero in giro, e forse lei li mette più volentieri, chissà, ecco, adesso posso dire di avere ragione.
Anche se forse mi sbaglio: probabilmente tutto prima o poi sarà di moda, bisogna solo capire solo quando, se tra un anno, dieci, cento, eccetera. Per un attimo, probabilmente, davvero tutto può essere di moda.

Non dimenticherò mai di quando a 14 anni tornai dagli States con un paio di Nike che adoravo e per cui tutti mi presero in giro. "Hanno una forma assurda, sono orrende", mi dicevano. Le vendevano solo da Foot Locker, che a Catania ancora non c'era. Poi Foot Locker aprì, quelle scarpe finirono in vetrina e mezza città le comprò.
Io, nel frattempo, le avevo usate così tanto da distruggerle.
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Vecchio 10-08-2020, 16.09.18
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Predefinito traccia 1: play/pause

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Vecchio 11-08-2020, 16.09.29
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Predefinito una promessa è una promessa

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2005: mi consiglia un libro, lo leggo su una spiaggia.
2006: viene in quella spiaggia.
2007: realizzo definitivamente che appartiene al passato, anzi, che io appartengo al passato per questa persona.

A quella spiaggia, e a quei luoghi, sono legati un sacco di ricordi: ogni agosto dal 1992 per dieci anni con la mia famiglia, qualche giorno nelle estate successive, alcolizzate pericolose con ale, partite con i miei amici.

Ma ora che c'è lei, dovevo portargliela. Con l'autostrada ci si arriva in poco più di un'ora, il tempo di un'autobiografia di una festa. Ci si arriva e ci si gode un mare splendido, "da Maldive", con un clima splendido, con una citazione postuma splendida ("portami ovunque, portami al mare") e con una compagnia che definire compagnia è riduttivo. C'è una "i" di troppo.
Una compagna.
Tre capoversi.
Del primo non ho molto da dire: o almeno, avrei tantissimo da dire, ma probabilmente l'ho già detto, e comunque non è successo niente negli ultimi dieci anni.
Del secondo avrei tantissimo da dire e so che devo farlo: è da mesi, forse anni, che mi riprometto di scrivere un post su quella casa negli anni '90, ma sarebbe una cosa chilometrica e non è questo il momento adatto.
Così dico qualcosa del terzo. Dieci anni fa sembrava un modo di chiudere un cerchio, per dire "ehi, ti porto in un dei miei post preferiti". Poi l'anno dopo ci siamo andati, l'anno dopo pure, e insomma, è probabilmente l'unico posto in cui siamo andati ogni estate, più di qualsiasi altra spiaggia o strada o locale. Ci siamo tornati da soli, con amici, con la famiglia, ma ci siamo sempre tornati, sempre: e anche quest'anno, che pare che sia a pagamento e anche a numero chiuso, troveremo un modo di andarci. Un po' per rinnovarci la promessa, anno dopo anno. E a proposito di promesse: avevo pensato che sarebbe stato carino chiederle lì di passare tutta la vita insieme, consegnandole un anello; però poi mi è sembrato più opportuno farlo nella casa in cui ci eravamo trasferiti qualche giorno prima, dopo averle cantato una canzone al pianoforte tra le lacrime.
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  #8408  
Vecchio 11-08-2020, 16.58.36
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Predefinito la rosa dei 20: 11 agosto 2000

Oggi è Santa Chiara. Avrei voluto mandare un messaggio a Chiara, visto che mi ha lasciato il suo numero prima di partire, ma non possiedo un telefono dal quale mandarglielo; magari stasera chiedo ad Ale. A proposito di Ale, qualche sera fa siamo andati a fare una passeggiata ed eravamo fermi da qualche parte a Pedara nella sua Uno bianca con la cassetta di Gigi D'Agostino in sottofondo; è partita "Music" e mi sono commosso, e l'ho anche detto ad Ale. Chissà, forse pensa che mi sia innamorato di lei.
Comunque, stamattina stavamo per andare a trovare una cugina di mia mamma con la mia famiglia, e prima di uscire ho scartato un inserto di Repubblica. C'era in allegato un opuscolo intitolato "Io non calo la mia vita", era una specie di fumetto che parlava della droga. Mi ha fatto sorridere un sacco il fatto che la protagonista del fumetto si chiamasse Chiara e che fosse esteticamente uguale a lei! Aveva persino il piercing sul naso!
Poi siamo andati al mare, e devo dire che ero di ottimo umore, forse per questo periodo così diverso dal solito. La cugina di mia mamma deve essersene accorta, perché mi ha fatto un discorso sul fatto che negli ultimi anni mi aveva visto sempre incupito ma adesso sono "solare e brillante". Cosa dovevo risponderle? Che il merito di tutto questo è di una mezza cugina sconosciuta e della cassetta che mi ha regalato?
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  #8409  
Vecchio 11-08-2020, 17.39.43
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Predefinito traccia 2: il grande viaggio di Gigi D'Agostino

Questo post potrebbe avere tre incipit diversi (quattro con questo, ma facciamo che questa è solo una prefazione). Contravvenendo alla mia proverbiale linearità li scrivo tutti e tre, nell'unico ordine che permette loro di sembrare quasi un unico grande incipit.
Incipit uno: la storia di Gigi D'Agostino è, come le "mie" grandi storie, una storia di storie. È la storia della sua carriera di produttore ma anche la storia della mia "carriera" di ascoltatore della sua musica.
Incipit due: lo dico sempre e lo sto anche raccontando in questo periodo in cui ricade il ventennale del nostro incontro, ma Chiara è stata una sliding door gigantesca. Se non ci fosse stata lei non avrei iniziato ad ascoltare Gigi D'Agostino, né mi sarebbe mai venuta voglia di fare il DJ (conseguenza della prima cosa), né tantomeno sarei diventato un ascoltatore di musica elettronica in generale (conseguenza della seconda cosa). Le prime due cose sono finite (la prima nel 2004, la seconda pure anche se ha avuto uno strascico, di diversa natura, durato qualche altro anno), la terza va avanti ancora adesso. Ma all'origine di tutto c'è lei.
Incipit tre: ci sono quelli che considero i "miei artisti", cioè quelli che ascolto, quelli di cui ho la discografia, e quelli che quando esce un disco ascolto prima tutta la loro produzione passata. Lo faccio per tutti, anche per quelli che non ascolto o comunque apprezzo da tempo (prendiamo Jovanotti, ad esempio). Lo faccio per tutti tranne che per uno, però: Gigi D'Agostino non lo ascolto più dall'estate del 2004.

In estrema sintesi, perché per il resto c'è Wikipedia: Gigi D'Agostino esordisce come produttore di musica da discoteca nei primi anni '90. I suoi primi lavori, ancora piuttosto acerbi, sono stati raccolti nel disco "A journey into space" edito dall'etichetta tedesca ZYX. Poi, nel 1996, è uscito il suo primo album, intitolato "Gigi D'Agostino", che è molto diverso dalla musica che abbiamo imparato a conoscere: interamente strumentale, con melodie molto sognanti, incanalato nel genere "mediterranean progressive", quello di (per fare un esempio che forse chiunque conosce) Robert Miles e della sua Children. Da quell'anno inizia a collaborare con la Media Records, casa discografica italiana che ha fatto la storia della dance (e anche la mia) e nel 1997 esce "Gin lemon", sulla carta un EP, in realtà un disco con tredici canzoni. Il tutto senza grossi successi.
Poi inizia il successo: nell'estate del 1998 pubblica Elisir (e chi non se la ricorda?), un vero e proprio tormentone dance, stavolta cantato. Subito dopo pubblica un pezzo duro e oscuro, Cuba Libre, e per non disorientare il proprio pubblico sceglie uno pseudonimo in realtà molto riconoscibile, "Ggdag". Esce poi Bla Bla Bla, duro e oscuro ma tormentone epocale. Nell'estate del 1999 esce Tanzen, che poi è il remix strumentale di una canzone degli anni '80, e pubblica il Tanzen EP in cui mette dentro i semi del disco che uscirà pochi mesi dopo. Prima del capodanno nel nuovo millennio esce infatti "L'amour toujours", un doppio album diviso in due dischi, uno più melodico, l'altro più duro. È un vero e proprio compendio di musica dance: dentro ci sono i pezzi già pubblicati, quello che esce come singolo in quel periodo (Another Way), quelli che usciranno anche dopo (L'Amour Toujours e La Passion), più tantissimi altri. È un doppio album mastodontico che ha un successo incredibile anche fuori dalle discoteche (siamo a cavallo tra i '90 e gli '00, e la dance italiana imperava nel mondo).
Il pezzo che dà il titolo all'album, però, non esce subito come singolo. La versione contenuta nell'album è una roba elettronica molto strana, quasi cupa, di certo non da ballare né tanto meno a cassa dritta. La folgorazione arriva l'estate dopo: Gigi D'Agostino pubblica un EP, "Tecno fes", il cui scopo principale è di contenere il remix de L'Amour Tourjours, chiamato "Tanzen Vision rmx". È quello che conosciamo tutti, col riff di sintetizzatore più famoso della storia della dance (non esagero), quello che dopo vent'anni continua a fare da riempipista.

E qui arrivo io. Conosco Gigi D'Agostino grazie a questo remix, poi tocca all'album, e da lì inizio a cercare il resto. Attenzione: è il 2000, il file sharing è appena iniziato ma l'adsl non c'è ancora, quindi procurarsi musica è molto complicato. Per fortuna ci sono i forum online e c'è, soprattutto, un utente del forum di Gigi D'Agostino con cui ci promettiamo di scambiarci il materiale di cui siamo in possesso. Lui è della provincia di Catania, e ci incontriamo una mattina senza scuola davanti a un negozio in centro. Il mio primo incontro forumistico, e io ero solo e avevo quattordici anni. Da lì inizio a recuperare retrospettivamente tutto il materiale passato e inizio a seguirlo per il futuro. Escono il disco Tecno Fes Vol. 2, stavolta un vero e proprio album con qualche remix e tantissimi inediti (entra anche in classifica) e poi varie cose un po' meno a fuoco: a parte Super con Albertino ("un, deux, trois tararì comme ci comme ca", impossibile dimenticarlo) la sua produzione ha un successo sensibilmente minore. Esce la compilation "Il grande viaggio di Gigi D'Agostino" nel 2001, poi due anni dopo "Il programmino", con pezzi propri e altrui. Nel frattempo, però, Gigi non "spacca" più: i pezzi che escono non vanno più in discoteca, nonostante non ci sia niente di diverso dai precedenti. Forse il mondo sta cambiando, forse è cambiato lui, ma le cose non funzionano. Nel frattempo, in realtà, sto cambiando anch'io, che sto passando dalla dance tunz tunz alla cosiddetta "elettronica intelligente", quella che ascolto ancora oggi. Però Gigi continua a produrre, e anzi, nel 2004 pubblica una serie di dischi con il sottotitolo "Underconstruction", come a fare capire che sta costruendo qualcosa. Il primo è un bellissimo disco (chissà perché viene auto-considerato come EP, visto che è pieno di inediti), Silence; escono poi due singoli di remix, uno di pezzi propri e l'altro di pezzi altrui (che erano già stati contenuti, nella versione originale nel cd del programmino). Gigi D'Agostino ha decisamente poco successo adesso, proprio nell'anno in cui vado spessissimo in discoteca. Ho iniziato a fare il DJ grazie a lui, e non sono mai riuscito a ballare la sua musica, se non in revival di anni decisamente successivi.

A un certo punto, e siamo sempre nel 2004, esce il suo nuovo album, dall'altisonante (e benaugurante) titolo "L'amour toujours II". Ma è "troppo tardi" per me: non lo prendo neanche, sancendo una cesura col mio passato musicale (e non solo: mi diplomo e bye bye Boggio Lera) e augurando a Gigi D'Agostino tutto il bene possibile. Da qui inizia a diventare estremamente prolifico, pubblicando diversi dischi ogni anno, cambiando anche un po' genere (o forse è il genere che è cambiato, o forse è il mondo che cambia e non ce ne accorgiamo) senza che però mi appartenesse più. Continua così per qualche anno, quindi smette di colpo a fine decennio e solo di recente è tornato a produrre, pur sapendo che sulla cresta dell'onda può tornarci solo con i revival di fine '90-inizio '00.
In tutto questo, comunque, il "suo" pubblico non l'ha mai abbandonato, anzi: è pieno di appassionati che si confrontano sulla sua produzione dal 2004 in avanti, quella che sconosco completamente e chissà se conoscerò mai.

Qualche giorno fa ho ascoltato i suoi dischi, quelli che conosco, quelli che si fermano a Silence. Li ho ascoltati, è decisamente un genere che non mi appartiene più ma mi ha fatto piacere. E mi sono chiesto: e se dessi una possibilità anche a tutto quello che è uscito dopo? Lo farei con sedici anni di ritardo, ma non è questo il punto: è che oramai sono fuori dal giro, sono fuori dal genere, e per quanto i suoni possano ricordarmi certe emozioni passate, difficilmente potrei apprezzarlo. Quindi non so, mi riservo di pensarci.

(post scritto ascoltando All Visible Objects di Moby)
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Predefinito l'altalena abbandonata

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Andremo in discoteca insieme e insieme balleremo/e poi di nuovo a casa sempre insieme c'ameremo

Nel giardino della mia casa in campagna ho un'altalena. Me la regalarono i miei genitori per i miei dieci anni, e per un paio d'anni non capii cosa farci (era troppo instabile per potercisi dondolare con decisione). Nell'estate del 1998, invece, capii. Ero meditabondo, mi ci sedetti sopra, e pensai. Da lì diventò il mio pensatoio.

Non c'è stata sera d'estate passata in campagna alla fine della quale io non sia passato a sedermi lì, almeno per un minuto, a pensare. A fare riflessioni come quelle che alla fine vanno su Carta Azzurra. Tutte le estati. Tranne quella dell'anno scorso, perchè essendo una non-estate, pensai di non sedermici neanche, di non "sporcarla" con pensieri non-estivi.

Però...che palle quell'altalena: le ho raccontato un sacco di storie e non ne ha mai vissuta nessuna in prima persona.

Fino a quando...ne ha vista una accadere davanti a sè. Ha visto accadere una storia importante, ha visto la persona di cui spesso le parlo, e l'ha vista insieme a me, e c'ha visti in un momento importante, fregandocene delle zanzare che ci pungevano o del freddo o delle persone che potevano affacciarsi (grazie cugino - non Ale - per non esserti affacciato), e anzi, emozionandoci quando lei ha visto tre stelle cadenti mentre io crollavo, stremato.

Su una sdraio.


Sarebbe stato carino se una sdraio avesse fatto da "luogo" anche due sere prima. Avrebbe chiuso anche un altro cerchio, un cerchio di brutti pensieri ferragostani (perchè, mentre io l'anno scorso per ferragosto ero con due persone che sarebbero diventati i miei coinquilini - ma chi poteva saperlo? - c'era chi si divertiva), ma il cerchio l'ha chiuso lo stesso. Perchè è stato altrettanto piacevole ballare sulla sabbia, divertirci, ridere...e poi tornare a casa e amarci là.
Potrei raccontare la storia dell'altalena, da quando mi è stata regalata (estate 1996) a quando ho iniziato a usarla come pensatoio (estate 1998) a quando l'ho usata ogni sera passata in campagna, per un minuto o per un'ora, per raccontarmi tutto e meditare (tutte le estati escluse, come ho raccontato, quelle del 2007 e del 2009).
Però qui si parla di cos'è successo nei dieci anni dopo aver scritto questo post, il che si può riassumere in due parole: praticamente niente.

Ho passato la seconda metà di agosto in campagna, con la solita dondolata serale, durante la quale, lo ricordo benissimo, scrivevo nella mia testa il post di commiato da Carta Azzurra, dal forum e dalla vita catanese. Poi sono partito, e da allora non ho più dormito lì (se non alcune notti del settembre 2013 con Grazia e Franz, perché a casa dei miei non c'era posto per tutti), e quindi non mi sono più dondolato lì.
È una ferita aperta, una ferita che probabilmente non si sanerà mai e una ferita che mi mette tanta tristezza. Però l'altalena è lì, e se un giorno avrò la forza di tornare lì magari una dondolata me la faccio. Nel frattempo mi accontento di averla inserita nel mio romanzo, e di sapere che prossimamente mio nipote potrebbe farcisi un giro sopra. Lui sì, in fondo per lui quel posto non è così pieno di ricordi come per me.
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Vecchio 13-08-2020, 15.31.36
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Predefinito traccia 3: the terror in our lives

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Vecchio 13-08-2020, 15.34.29
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Predefinito la legge non scritta

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Un giorno, dicevo. E due giorni prima in discoteca.
E nel mezzo, nel giorno compreso tra quei due, ha dormito in campagna.

C'è una legge non scritta ma detta tante volte che recita "chi è stato fondamentale per me/chi è fondamentale per me/chi mi ha cambiato la vita/chi mi cambia la vita" ha passato almeno una notte in campagna. Ovviamente il viceversa non è valido: ci sono tantissime persone che hanno dormito in campagna e di cui non m'è rimasto niente, o che comunque non sono state fondamentali con me (specialmente negli anni dei capodanni organizzati a sbarco da me, con persone che non ho mai più rivisto). Però la legge è valida.
Ma mancava lei.

E così, tra la notte della discoteca e la notte del giardino, c'è stata la notte passata là.
E ho due cose da dire:
- la notte è stata splendida;
- il malibù ha amplificato le già amplificatissime sensazioni. Lì, per terra.
Mi sarebbe piaciuto che la legge non scritta "chi è stato fondamentale per me/chi è fondamentale per me/chi mi ha cambiato la vita/chi mi cambia la vita ha passato almeno una notte in campagna" fosse ancora vera. Purtroppo, per motivi di distanza, non è più stato possibile. Negli ultimi dieci anni in campagna c'ho dormito con Veronica e, anni dopo, con Grazia e Franz. Ci sono state persone importanti dopo (penso a Bea) che però non c'hanno dormito, anche se mi sarebbe piaciuto.
La casa è lì, non la muove nessuno.
E stamattina è arrivato un annuncio, l'annuncio di una cosa che se succederà mi renderà la persona più felice del mondo. Ma per ora non scrivo niente, più che altro per scaramanzia. Mancano ancora più di due settimane.
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Vecchio 13-08-2020, 18.48.45
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Predefinito

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In realtà aspetto che lo legga Veronica, poi le dirò chi sapevo fossero gli assassini e vedremo se coincidono. Sono quasi sicuro di sì, ma vedremo...
Alla fine?
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Vecchio 13-08-2020, 22.05.08
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Predefinito Luca, ti racconto com'è finita con due anni di ritardo

Alla fine Veronica l'ha letto e io le ho detto espressamente di non dirmi niente: se mi avesse detto che gli assassini erano quelli che sapevo, sarebbe stato inutile leggerlo, mentre se mi avessero detto che non erano quelli, comunque sarei stato parzialmente depistato.
Insomma, l'ho letto, comunque depistato dalla certezza che gli assassini fossero "l'insegnante di pianoforte" e "il tenente Randazzo" o una cosa simile.
Non erano loro.

Non erano loro.

Sono stato vittima di una doppia burla: non solo c'erano scritti i nomi degli assassini, ma erano anche i nomi sbagliati!
Chiunque sia stato è un genio, davvero.

(post scritto ascoltando I Think We're Gonna Need A Bigger Boat di The BPA)
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Vecchio 14-08-2020, 00.13.41
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Predefinito traccia 4: la canzone sul tradimento inconsapevole più bella di sempre

Emiliana Torrini - Autumn Sun <--- questa canzone è meravigliosa, e in bilico tra serenità e angoscia


My youth stood by the harbor
Her hands set in a wave
Like no more evening and day

Now I see the beauty I failed to see when she was me
Life undress me of her, step by step
Like a silk dress, she fell to my feet

She brought me flowers
Said she liked my work
I thought she couldn't do us any harm
He never liked that kind of charm
But how could he resist
When her dress let in the autumn sun?

I used to watch the sparrows
Perched on electric wires
Like notes of a song waiting to be sung

For you, I wrote them down
He laughed at life that kept me sane
In a world of dark dark games

She brought me flowers
Said she liked my work
I thought she couldn't do us any harm
He never liked that kind of charm
But how could he resist
When her dress let in the autumn sun?

She watered the garden and played with the kids
For her birthday, let her try on his wedding ring

She brought me flowers
Said she liked my work
I thought she couldn't do us any harm
He never liked that kind of charm
But how could he resist
When her dress let in the autumn sun?
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Ultima modifica di gabo86 : 17-08-2020 alle ore 01.18.28
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Vecchio 14-08-2020, 00.18.22
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Predefinito entrerò dentro ad un sogno quando è già mattino&per quel giorno tu mi porterai con te

Io sogno ogni notte. Ok, chiunque sogna ogni notte, ma io ogni mattina mi ricordo i sogni che ho fatto la notte. Qualche volta (non capita spesso, diciamo una volta al mese) il sogno è così potente o tocca così tanto alcune mie corde da lasciarmi uno strascico durante la mattina.
Stamattina è andata così. Ho fatto un sogno molto bello per quanto irreale/irrealizzabile, ho mandato un messaggio ai due co-protagonisti raccontandoglielo e ho lasciato che mi facesse compagnia per il resto della mattina. Poi, però, uno scambio di messaggi di gruppo ha trasformato una promessa di rivedersi nel sogno vero e proprio, o quasi, per quanto quello che ho sognato potesse essere di difficile realizzazione. Ovviamente la parte impossibile rimane impossibile, ma come scriveva Doyle, una volta escluso l'impossibile, tutto il resto è possibile. Quindi, salvo smentite, il 29 agosto accadrà una cosa epocale, da post di Carta Azzurra (che è un po' il bollino delle cose epocali).
Intanto, però, da domani sono in ferie.

(post scritto ascoltando Here Lies Love di David Byrne & Fatboy Slim)
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Vecchio 14-08-2020, 21.03.26
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Alla fine Veronica l'ha letto e io le ho detto espressamente di non dirmi niente: se mi avesse detto che gli assassini erano quelli che sapevo, sarebbe stato inutile leggerlo, mentre se mi avessero detto che non erano quelli, comunque sarei stato parzialmente depistato.
Insomma, l'ho letto, comunque depistato dalla certezza che gli assassini fossero "l'insegnante di pianoforte" e "il tenente Randazzo" o una cosa simile.
Non erano loro.

Non erano loro.

Sono stato vittima di una doppia burla: non solo c'erano scritti i nomi degli assassini, ma erano anche i nomi sbagliati!
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(post scritto ascoltando I Think We're Gonna Need A Bigger Boat di The BPA)
Me l’aspettavo, non so perché ma me l’aspettavo. Il libro almeno era scritto bene?
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Vecchio 14-08-2020, 21.05.29
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Predefinito monkey island è un cerchio che non si chiuderà mai

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Nell'ultimo, trionfante anno dell'Inter (come non definirlo trionfante dopo la fantastica Tripletta?), a parte le tre finali con Roma, Siena e Bayern Monaco, una delle partite più emozionanti è stato il derby d'andata, a fine agosto 2009.
Questo per tanti motivi: innanzitutto per il secco 4-0 con cui l'Inter ha dominato, anche sul piano del gioco. Poi, perchè l'ho visto con un'ottima compagnia: tre amici, uno dei quali in partenza per Prato pochi giorni dopo e un altro dei quali ultramilanista e quindi grande sconfitto della serata.
Però, per un altro motivo, quella partita è stata solo un intervallo.

Un bellissimo "regalo" che mi era stato fatto per il mio compleanno precedente, un paio di mesi prima, era un doppio annuncio videoludico: sarebbe uscito Monkey Island 5, a nove anni di distanza dal 4; e sarebbe uscito Monkey Island 1 Special Edition, con grafica in alta definizione, dialoghi parlati e musiche interamente suonate dal vivo. Sono stati due eventi epocali per il mondo dei videogiochi e anche per la mia vita privata.

Sono riuscito a mettere le mani sulla Special Edition del primo Monkey Island solo a fine agosto. Ho iniziato a giocarci un pomeriggio, poi ho staccato perchè la sera c'era il derby (che per questo motivo è considerato un "intervallo"). E poi una volta tornato a casa ho continuato a giocarci finchè non l'ho finito. L'ho finito e ho scritto un paio di post.
E se non li avessi scritti forse non starei scrivendo questa serie di post qui, ora.

E così, quando dopo un anno è uscita la Special Edition di Monkey Island 2, ci siamo sentiti in dovere di versargli un tributo. Come? Giocandoci. Insieme. Anche stavolta in due parti: la prima giocata a luglio a Battaglia Terme, la seconda ad Agosto a Catania. In due. Io ricordavo quasi completamente la soluzione, lei giocava coi miei suggerimenti anche se aveva un sacco di pensate geniali.

Per quanto possa essere splendido questo videogioco, non lo sarebbe così tanto se non fosse stato condiviso, chiudendo il cerchio delle Special Edition di Monkey Island (impossibile che esca la Special Edition anche del 3, visto che già quello aveva grafica decente anche se non ottima, dialoghi parlati e musiche suonate). Perchè anche un videogioco può essere condivisione.
Soprattutto se ha contribuito a qualcosa di gigantesco.
Pensavo di averlo chiuso giocando insieme la special edition del 2, e invece poi qualche anno dopo li abbiamo giocati tutti, dal primo e l'ultimo. In effetti guardandomi indietro è dal 2013 che non ci gioco (ed è paradossale, visto che si tratta di alcuni tra i miei videogiochi preferiti), quindi, promemoria: che i cerchi si chiudano o meno, devo rigiocarli. A Vero non piace rigiocare qualcosa, quindi li rigiocherò da solo.
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Vecchio 14-08-2020, 21.11.03
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Predefinito le canzoni non devono essere belle

Ho ascoltato [le canzoni che mi hai mandato]! Molto belle

Recitava così un messaggio ricevuto qualche giorno fa. Un messaggio che, anche senza volerlo, non ha fatto altro che sminuire il senso della mia condivisione di canzoni. Perché se io mando una canzone, e se la canzone non è italiana mando anche il testo per poterla seguire meglio, a meno che la mia didascalia non sia "senti che bella questa canzone/senti che bella voce/senti che bei suoni", è (anche) al testo che chiedo di fare attenzione. Non sono mai canzoni a caso, non sono mai mandate in momenti a caso, eccetera: ogni condivisione ha un suo perché.
E non è mai semplicemente "bella".

Perché, appunto, Jovanotti aveva ragione quando parlava delle canzoni, almeno finché diceva che non devono essere belle ma devono essere stelle e illuminare la notte. Poi, per carità, aggiungeva anche che devono far ballare la gente, ma ci sta, ognuno è libero di sbagliare a descrivere le cose.
Certo è che quel suonino di tastiere copiato da Lies di Karen Ramirez (l'ho pensato la prima volta che l'ho ascoltata, lo penso ancora due anni dopo) è proprio una botta di nostalgia fine anni '90. Per forza insieme a quello dice "sorridendo ti verrà da piangere". Piango ogni volta, sorridendo.

Comunque, le canzoni, appunto, non devono essere belle.

(post scritto ascoltando VIP Lounge 2 Chill Out di Joy Kitikonti)
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Vecchio 17-08-2020, 01.21.56
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Predefinito apri e chiudi

Citazione:
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Poco più di tre anni fa vidi il mio primo concerto di Stefano Bollani. Ancora non lo conoscevo così bene come oggi, ma il suo concerto era uno dei due motivi che mi avrebbe spinto ad attraversare la Sicilia per vederlo. L'altro era la compagnia.

Il concerto fu fantastico: se all'inizio suonava solo pezzi altrui (sconosciuti), verso la fine concluse col trittico "Prima o poi io e te faremo l'amore" - "Elena e il suo violino" - "Il barbone di Siviglia" (che non conoscevo e che sarebbe diventato rapidamente uno dei miei pezzi suoi preferiti. Poi, nei suoi celebri bis, gli arrivarono richieste stranissime, che mescolò come al solito, per concludere con una fantastica versione di Copacabana, pezzo scritto per parodiare Paolo Conte, e pezzo simbolo del concerto. Un concerto che sembrava aver creato qualcosa di grosso, poi affievolitosi con l'estate, con quella merda di estate pre-Carta Azzurra.

Da allora avevo visto Bollani altre due volte, ma mai da solo: una volta col Danish Trio, un'altra con i musicisti con cui ha registrato il suo album Carioca.
Mai da solo, ma fino alla settimana scorsa.

Eravamo io, lei (lei è lei, no?), mia zia e Martino. Il concerto in sè non è stato all'altezza del primo: troppi pezzi sconosciuti e, come pezzi "propri", solo "Bolero di pietra" e "Buzzillare", non tra i miei preferiti.
Ma il bis è stato qualcosa di geniale.

Io e Martino abbiamo urlato "Heidi", e lui c'ha guardato e ha detto "due disperati in prima fila hanno chiesto Heidi", ridendo. E poi Martino ha chiesto (e ottenuto, nonostante le proteste di Bollani) il Gioca Jouer, usato come intermezzo tra tutti gli altri pezzi (Guarda Che Luna, Pianofortissimo, Per Elisa, e altri che non ricordo). E poi ha fatto anche Copacabana (e ciao ciao cerchio aperto), Hai Mai Letto Kundera (parodia di Battiato) e Mafalda (parodia di Fred Bongusto), di cui metto i link per chi avesse voglia di ridere.


Pensavo che i cerchi da chiudere fossero finiti. Lei sarebbe ripartita trentasei ore dopo, e non pensavo che Ale mi avrebbe offerto la possibilità di chiuderne un altro. L'ultimo.
A leggere questo post, sembra quasi che ci fosse un cerchio gigantesco da chiudere. E invece forse era solo stato aperto, visto che poi cinque anni dopo sono tornato nello stesso posto per veder suonare lo stesso pianista. C'era sempre mia zia con me (Veronica era rimasta a casa - a casa dei miei, intendo, e Martino non sembrava interessato), la quale mi svelò uno dei più grandi arcani musicali di sempre. Per questo motivo il secondo concerto di Bollani a Zafferana, quello del 2015, è stato più "importante" del primo.
Nel frattempo lo avevo visto poche settimane prima a Noale, posto in cui sarei finito a lavorare tre anni dopo per tre mesi da incubo.
I cerchi si aprono e si chiudono a piacimento.
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