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  #7701  
Vecchio 27-01-2019, 20.15.06
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Predefinito l'isola deserta: the cardigans - long gone before daylight

In Italia, probabilmente, i Cardigans sono conosciuti principalmente per due canzoni: "Erase/rewind" e "My favourite game", entrambe contenute nel loro quarto album, Gran Turismo. Che, per la cronaca, è un grandissimo album, quello "elettronico", cupo e inquieto come pochi. Sarebbe stato certamente in questa lista se solo non ci fosse stato Long Gone Before Daylight. Quest'ultimo, infatti, merita addirittura di più.
Lo fa perché riesce a trasformare i Cardigans in una rock band completa, dopo i primi tre album di pop simpatico ma innocuo ed un terzo album di elettro-pop angosciante. Il quinto album, come il sesto (qualitativamente inferiore, però), è il disco delle chitarre elettriche. Niente rumore né ne "wall of sound", però: semplicemente, il suono è delizioso.

Basti ascoltare, ad esempio, l'iniziale "Communication", una bellissima canzone sui problemi di comunicazione tra persone diverse. Il rock non esplode mai, rimanendo sempre strisciante, ma Nina Persson è espressiva come poche e riesce quasi a commuovere. I pezzi commoventi, quelli che parlano al cuore, sono parecchi: "And then you kissed me", canzone la cui interpretazione cambia ad ogni ascolto (devo ancora decidere se parli di un amore violento o di un amore inaspettato); "Feathers and down", ipnotica; e la conclusiva "03:45 no sleep", chiusura perfetta di un album meraviglioso, con il racconto di una notte insonne e di tutti i pensieri che si fanno mentre non si riesce ad addormentarsi. Nina Persson è strepitosa in quest'album, e i suoi compagni di band fanno lo stesso.
E lo fanno, per la prima volta, affidandosi anche al rock: il riff elettrico di "A good horse" è strepitoso ed incita a cantare a squarciagola, e lo stesso accade in "Live and learn", inno femminista al libero uso del proprio corpo. Inaspettata come svolta, certamente, ma estremamente gradevole.
Anzi, meravigliosa.
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  #7702  
Vecchio 28-01-2019, 03.22.25
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Predefinito "sembra tutto a posto ma non funziona"

Raf - Nel Tuo Ritorno


E ritorni così
nel mio mondo cosi prevedibile
mi riavvolgi di te
ti riappropri di me
di me che sono pioggia senza nuvole
orologio senza tempo
tuono senza fulmine
senza di te
dimmi chi sei
nel tuo ritorno
un verso in cerca di poesia
o forse tu sei la mia risposta
a quello che non chiedo mai
ma dimmi chi sei
nel tuo ritorno
un suono in cerca di armonia
o forse tu sei
una lontana nostalgia
di un sogno andato via
E ritorni da me
è più facile
perchè io sono fiume senza argine
universo senza stelle
libro senza pagine
senza di te
Dimmi chi sei
nel tuo ritorno
un trucco in cerca di magia
o forse tu sei incognita
che non saprò spiegare mai
dimmi chi sei
nel tuo ritorno
un idea in cerca di fantasia
o forse tu sei una lontana nostalgia di un sogno andato via ....
di un sogno andato via...
di un sogno andato via...via...
un sogno....
E ritorni così
nel mio mondo così imprevedibile
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Vecchio 28-01-2019, 03.29.53
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Predefinito più per meno meno

C'è stato un momento, sul divano, in cui è sembrato veramente che tutto potesse cambiare. Ero stato sincero come non mai, anche a costo di coprirmi di ridicolo, e la sincerità era stata apprezzata con delle risate scaturite più dal mio tono divertito che dall'intensità di quello che stavo raccontando. E poi, alla fine, era partito il disco.
Il disco ha riecheggiato, anche se l'eco non è arrivata fino alla festa. Ci saremmo dovuti rivedere a quella festa, ma non è quello il punto. Il punto è che l'eco non c'è arrivata, si è affievolita prima.

La mia teoria sui "non ritorni" funziona sempre, con le due eccezioni che ho sempre raccontato (non considero quello di Ale un ritorno perché, in fondo, non era mai andato via). Funziona anche la mia teoria sull'estrema difficoltà di ammettere che ci si può fare pace col passato senza per forza dover immaginare un futuro. Anche in questo caso, la più sincera di sempre è stata Laura: quell'abbraccio alla stazione della metropolitana voleva dire "magari non ci sentiremo più, ma va bene così". Nessun altro e nessun'altra è mai stato/a sincero/a come lei.

Bastava, sul divano, dire "bene, queste parole cancellano il male del passato, ma inutile pensare al bene del futuro, perché per quello non c'è spazio". Bastava fare così, in fondo. Anche se quella delusione, poi, fu infinitesimale rispetto a tutte le altre. Però si poteva evitare, quello sì.
Peccato.

(post scritto ascoltando Sheik Yer Zappa di Stefano Bollani)
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Vecchio 28-01-2019, 21.32.17
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Predefinito l'isola deserta: morcheeba - fragments of freedom

I fan dei Morcheeba della prima ora dicono che il loro miglior album è il primo: quello genuinamente trip-hop, con la voce di Skye usata il meno possibile e quasi come uno strumento; al restano pensano i fratelli Godfrey, che tessono una ragnatela elettronica estremamente sensuale.
Altri fan, inclusa la critica, reputano invece migliore il secondo album: più spostato verso la forma canzone, è vero, ma con dei picchi di scrittura incredibili.
E poi ci siamo noi, quelli del terzo album, quello che contiene la loro canzone più famosa, "Rome wasn't built in a day", ma non per questo la più bella. Il terzo album, in realtà, non rinuncia totalmente alle atmosfere elettroniche (solo il quinto album lo fa, ma è l'album meno Morcheeba del lotto), ma riesce a fonderle con delle grandissime canzoni.

È il caso dell'iniziale e sensuale "World looking in"; del rock funky di "Love sweet love"; della divertente "Love is rare". Ci sono poi pezzi decisamente diversi: lo splendido strumentale monkeyislandiano "A well deserved break", che sembra estratto dalla colonna sonora del videogioco; e soprattutto il finale, "Fragments of freedom", che ritorna alle atmosfere del primo album, con una frase ripetuta all'infinito, i gemiti campionati di una donna e un suono trip-hop spettacolare.
Come tutto il disco, s'intende.
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Vecchio 29-01-2019, 00.40.43
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Predefinito all your best wishes were just lies

Ma adesso siamo qui
Adesso siamo qui
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Vecchio 29-01-2019, 04.47.25
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Predefinito l'isola deserta: yeti - the legend of yeti gonzales

Tutti i dischi citati finora in questa lista (infinita) sono dischi di band relativamente famose. Immagino di non essere il solo a considerare ognuno di questi dischi un capolavoro: da qualche parte nel mondo esisterà un'altra persona che giudicherà meraviglioso almeno uno di questi dischi, e così per ognuno di questi dischi.
Però ci sono alcuni dischi "oscuri", proprio perché sono stati pubblicati da band "oscure". Ecco, il mio sogno è sempre stato questo: contattarli e dire loro "pensate di non aver lasciato nessuna traccia nella storia della musica, ma in Italia c'è un vostro grandissimo fan". Non l'ho mai fatto e probabilmente non lo farò mai anche se Facebook aiuterebbe, ma è una cosa che penso davvero.
Ad esempio, il disco degli Yeti.

Premessa: The Legend Of Yeti Gonzales è il primo ed unico album ufficiale degli Yeti, ed è il motivo per cui lo cito qui. Avrei potuto citare in alternativa Yume!, ma lo Yume! in commercio è stato pubblicato solo in Giappone, e lo Yume! che ho io tra le playlist è una raccolta, organizzata da me, di tutti i pezzi degli Yeti non compresi nel loro unico album ufficiale, includendo quindi anche quelli dello Yume! ufficiale. Sono meravigliosi, probabilmente al pari con l'album ufficiale.

Ecco, l'album ufficiale. Uno dei dischi che fa seguire al mio umore le sue (del disco) oscillazioni. Ci sono i pezzi allegri e scanzonati, come l'iniziale "Obviously" (qualcuno ha detto Beatles?), "Jermyn girls" col suo "la la la" contagioso, la splendida "Sister sister"; allo stesso momento ci sono pezzi di una malinconia incredibile, su tutti la splendida "Merry-go-round". Non c'è un solo pezzo debole (tanti anni fa non mi piaceva molto "Midnight flight" ma ora ho cambiato idea) e tutto il disco si mantiene su livelli meravigliosamente alti.

Qualche nota di colore. La prima è personale: ascoltare questo disco mi dà due spendide sensazioni contemporaneamente, ovvero la meraviglia di ascoltare musica splendida e ricordi di tempi lontani. Peccato che non abbia mai condiviso questo disco con nessuno, al massimo con un viaggio di tre quarti d'ora in auto da solo, ma non è questo il punto. Il punto è che è bellissimo, proprio tra i più belli che io abbia. Potrei provare a fare una lista "ristretta", magari limitata a dieci dischi, e questo ci sarebbe senz'altro.
La seconda è di carattere musicale: gli Yeti sono molto simili ai Beatles e ai gruppi di quell'epoca, ma lo fanno con in più un tocco di psichedelia (non molta, a dire il vero) e con una classe incredibile. Io dei Beatles non so molto e non mi interessa saperne: mi accontento di questo splendido disco.
La terza è la più triste: gli Yeti si sono sciolti. Hanno suonato principalmente nei pub, hanno fatto qualcosa di più serio (ad esempio aprire i concerti degli Oasis, persino in Italia - ah, quanto mi sarebbe piaciuto esserci) e poi si sono sciolti. Ci hanno lasciato ventotto canzoni, equamente ripartite tra i due album.
No, non può mancare nella mia lista.
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Vecchio 30-01-2019, 05.45.18
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Predefinito come fiona (speriamo con un finale diverso)

Sono le due e mezza di notte, tra meno di sei ore suonerà la sveglia e andrò a lavoro. In realtà ho appena finito di lavorare, perchè ogni tanto, con cadenza completamente casuale, c'è un secondo lavoro che piove dal cielo e "più faccio e più guadagno", così stanotte ho fatto tardissimo pur sapendo che domani mattina e pomeriggio toccherà al lavoro "normale". Sono molto stanco e immagino che domani, esattamente come oggi, passerò la pausa pranzo dormendo.
Eppure non posso lamentarmi. Sono in pigiama e tra poco mi infilerò sotto il piumone, e nel giro di due secondi starò già dormendo. A più di mille chilometri di distanza, invece, una vecchietta di ottantatrè anni è al pronto soccorso da stamattina e ha passato la giornata seduta su una sedia con il cappotto usato come coperta, in attesa di una barella da usare come letto che le avevano garantito per la notte ma che alle nove e mezza di stasera ancora non c'era.

Lo so che il mio è un discorso infame, che c'è gente che sta molto peggio di lei nel mondo, ma lei è una delle persone che mi sta più a cuore in assoluto, e allora piuttosto mi sento in colpa perché io mi accingo a passare una notte serena, per quanto stanco, mentre lei è lì, in balia degli eventi.
Si tratta di Catania e si tratta del 2018, ma anche nel mio libro preferito accadeva la stessa cosa. Era Londra ed era il 1990.

(post scritto ascoltando Screamadelica dei Primal Scream)
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Vecchio 30-01-2019, 22.52.40
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Predefinito l'isola deserta: marlene kuntz - s-low

Difficilissimo raccontare di questo disco prescindendo dagli eventi storici della mia vita quando iniziai ad ascoltarlo, ma ci provo.
Intanto, è un album dal vivo, registrato durante lo "S-low tour", dove S-low sta sia per "lento" sia per "basso". Dopo Bianco Sporco i Marlene Kuntz avevano iniziato ad abbassare i volumi, e per i loro fan, abituati al rumore più totale, dev'essere stato uno bello shock. Non per me: convinto ad ascoltarlo dalla presenza in pianta stabile di Gianni Maroccolo al basso, mi sono avvicinato a S-low conoscendo soltanto i due pezzi già contenuti nell'album precedente. Quello che ne è uscito è un capolavoro.
Due chitarre che si intrecciano, un basso e una batteria. Nient'altro. Eppure il suono di questo disco è incredibile, non solo in termini di wall of sound quanto piuttosto di intrecci sonori. L'inizio con "Lieve" è incredibile, con Gianni Maroccolo che apre con un suono di basso incredibile e gli altri Marlene che si uniscono, uno dopo l'altro, fino all'esplosione finale. Eccolo, il segreto di questo disco: i volumi si alzano solo dopo un po', dando l'impressione che il tutto sia non acustico ma comunque tranquillo. Non lo è, non può esserlo.
A volte ci si avvicina, come in "Serrande alzate" o "Infinità", pezzi tranquilli ma mai innocui. A volte ci prova ma poi esplode, come in "Amen" (che botta il finale!) o nel commovente finale di "Nuotando nell'aria". Altre volte, infine, neanche ci prova: "Ti giro intorno" ma soprattutto "Fuoco su di te" sono mitragliate.
Il suono di questo disco è qualcosa di grandioso e il grande merito è soprattutto di Gianni Maroccolo, che con il suo basso aggiunge tantissimo alle già belle canzoni dei Marlene.
Meraviglioso.
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Vecchio 30-01-2019, 23.09.58
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Predefinito il quarto incomodo

Da quando abito a Padova, cioè da più di otto anni, ho sempre vissuto con Grazia e il suo ragazzo (adesso marito). Non è banale, e non è banale neanche il fatto che loro due abbiano iniziato ad abitare insieme nel momento del mio arrivo, e che quindi non hanno mai vissuto insieme senza che ci fossi io nello stesso appartamento. Non esprimo giudizi su quest'ultima frase, non è questo il senso del post.
Il primo anno abbiamo abitato in un appartamento con due sconosciuti con cui avevamo rapporti "da coinquilini", mentre noi tre avevamo un legame più o meno forte e, ad esempio, facevamo un'unica spesa per tutti e tre. Lo stesso è successo il secondo anno, in cui però i due nuovi coinquilini erano più o meno nostri amici, sebbene siamo rimasti io e loro due il "nucleo". Poi Franz ha comprato casa e siamo andati ad abitarci anche noi due. C'era un quarto posto, che è cambiato nel tempo.

La prima ad occuparlo è stata l'Eli. Amica di Grazia dai tempi dell'università, cantautrice e artistoide, è capitato spesso che ci siamo trovati io, lei e Grazia a parlare di dischi, di musica, di nuove uscite, eccetera, escludendo quindi Franz. Non capitava spesso: l'Eli c'era pochissimo a casa, e quindi immagino che Franz non ne soffrisse troppo.
Il secondo è stato Fren, collega di Franz dai tempi dell'università e attuale membro del "gruppo nerd" con cui passo un paio di sere al mese giocando a giochi da tavolo. Lì il ruolo di quarto incomodo è passato a Grazia; è vero che Fren passava molto tempo nella sua camera a dipingere i soldatini (!), ma è anche vero che ci prendevamo un po' di tempo per giocare, anche ai videogiochi, e da questo Grazia era più o meno esclusa, per propria scelta.
La terza è stata ed è la Vale, amica di Grazia. Il ribaltamento, dalla mia prospettiva, è stato enorme. Lei, impegnatissima nel sociale oltre ogni ragionevole interesse, ha coinvolto la coppia di oramai coniugi nel progetto di riqualificazione di una piazza, di creazione di un orto urbano, eccetera. Una cosa molto di sinistra e molto bella, almeno sulla carta. Mi hanno chiesto di dare una mano ma io ho declinato, perché ho pochissimo tempo libero e voglio usarlo per me. Il punto è che, è vero, la Vale c'è pochissimo a casa, perché ha veramente una tonnellata di impegni, più di qualsiasi altra persona che io conosca. Ma quando è a casa, se c'è qualcun altro oltre a me (quindi uno dei due coniugi), si parla solo dell'orto.
Soltanto di orto.

Vuol dire che se torno a casa e ci sono la Vale e almeno uno tra Grazia e Franz, li trovo che stanno parlando dell'orto e lo fanno finché non vanno a dormire.
Vuol dire che se sono a casa con Grazia e/o con Franz e arriva la Vale, appena arriva si interrompe qualsiasi discussione e si inizia a parlare dell'orto.
Vuol dire che se sono a casa con la Vale e arriva Grazia e/o Franz, si parla subito dell'orto.

E, aggiungo, se ne parla da mille punti di vista diversi. Le riunioni dell'orto, le decisioni dell'orto, persino le vicende personali delle altre persone che lo frequentino. Tutto purché si parli dell'orto.
Il mio non è uno sfogo. Ho ridotto enormemente le mie interazioni, passo molto tempo sul divano per i fatti miei nell'attesa che la nostra casa sia pronta per poterci andare ad abitare. Il punto che è che nei momenti giocoforza comuni, ad esempio la cena, si parla sempre dell'orto, e la chat dell'orto, e i whatsapp dell'orto, eccetera.
Mi sembra una follia.

E a questo giro il quarto incomodo sono diventato io.

(post scritto ascoltando Lunescapes Volume One di Jeff Mercel)
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Predefinito l'isola deserta: articolo 31 - xché sì

La regola dell'isola deserta è: non più di un disco per artista. Per alcuni è un problema, per altri meno, per gli Articolo 31 è un problema quasi insormontabile. Ci sono tre dischi che porterei, e ognuno per un motivo diverso: Così Com'è secondo me è quello più bello, quello "fatto meglio"; Domani Smetto è quello che ho vissuto e condiviso di più; Xché sì, però, è quello che mi piace di più, quello che sento più mio. E quindi è quello che mi porterei.

Innanzitutto è il disco più fuori di testa del gruppo. Il più politicamente scorretto, quasi ai livelli di certa trap di oggi, anche se fatto in maniera ironica (diversa dagli ironia degli Elii, per dire, ma sempre ironica). Dentro ci sono pochissimi pezzi noti ma parecchie chicche. C'è il top del politicamente scorretto "Luna park" mentale, "Cattivo gusto" e le deliranti ma splendide "Il mio consiglio" e "Ouh!" e c'è anche il top del romanticismo, con canzoni come "Stella sola", "Tu mi fai cantare" e la conclusiva "Sulla stessa corsia", dedicata alle amicizie di lunga data e che spesso ho sentito mia.
E poi c'è tanta introspezione "adulta", come in "Strada di città 2000", che da sola forse vale il prezzo del biglietto.
Non è un disco facile, è pieno di parolacce e di concetti scurrili, ma forse fa ridere proprio per questo. E fa pensare quando serve. Non a caso è l'ultimo disco hip-hop del duo, prima della svolta rock e del successivo scioglimento. Peccato, però.
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Predefinito fimmina

Nei primi giorni di settembre del 2001 mi trasferii per una settimana da Ale, ormai tornati a Catania ma con i suoi via per un ritiro spirituale. Ho raccontato mille volte di quella settimana e del fatto che ci ha trasformati da cugini che condividevano videogiochi a cugini che condividono uno dei rapporti d'amicizia più importanti della mia vita, con i nostri alti e bassi. Ma volevo raccontare un'altra cosa, apparentemente un dettaglio.
In quella settimana passavamo le serate a casa di una famiglia di suoi amici: lui era legato ai due fratelli maggiori e si era fissato che io dovessi provarci con la sorella minore. Valentina, 13 anni (ma io ne avevo 15, quindi non c'era tutta 'sta gran differenza), due occhi color ghiaccio e due tette giganti, anche se di quest'ultima cosa non m'importava granché. Ale tentò in tutti i modi di convincermi a provarci ed esultò tantissimo quando trovai il coraggio di chiederle il numero (con una scusa che ricordiamo ancora oggi) e di uscire. Uscimmo per tre sabati pomeriggio nelle settimane successive, poi capì che non sarei arrivato a niente e lasciai perdere. La rividi per l'ultima volta la sera di S. Valentino, nell'occasione della festa del suo quattordicesimo compleanno. Ale la incontrò qualche estate dopo in spiaggia, ma niente di più.

Nel periodo in cui uscivamo insieme, perché dopo i sabati pomeriggio passati io e lei la sera uscivamo anche con i suoi fratelli e con Ale, lui la chiamava "fimmina". Era una parola dispregiativa ed oggettivamente un po' maschilista di dire che era ingenua, una ragazzina insomma. Aveva ragione, anche se cosa puoi volere da una tredicenne?
In ogni caso l'estate era finita, e con essa la summer card ed i messaggi gratis, quindi per evitare di spendere troppo in sms cercavo di condensare i discorsi. Capitava, ad esempio, che in un messaggio le facessi più di una domanda. Che senso aveva spendere 200 lire (!) per scriverle "che fai?"? Molto meglio aggiungere qualche altra domanda, in modo che rispondesse a tutte le domande insieme. O almeno, così pensavo.
Peccato che non rispondesse a tutte le domande. A volte rispondeva solo a una domanda, o comunque a quelle "non scomode". Esempio: "ciao, che fai? Ci vediamo sabato?" "sto guardando la televisione". Ecco, fimmina.

Però "fimmina", in fondo, si potrebbe estendere all'intero genere femminile. Che sia la compagna di vita, la migliore amica, un'ex amica o una mezza sconosciuta, mi è capitato mille volte di leggere le risposte solo alle domande più "facili". Quelle più scomode venivano e vengono saltate.

(post scritto ascoltando Surrender dei The Chemical Brothers)
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Predefinito l'isola deserta: perturbazione - musica x

Disco della svolta per i Perturbazione che passano da un pop intimista molto triste ad un pop danzereccio ma, in fondo, altrettanto triste. Merito anche di Max Casacci, chitarrista dei Subsonica qui alla produzione, che è riuscito a prendere quanto di movimentato c'era nella poetica dei Perturbazione e a condirlo con una spruzzata di elettronica.
L'inizio del disco è debole: una "Chiticapisce" che cita il grillismo (ancora in fasce) ed elenca una serie di disorientamenti. Poi, però, parte "La vita davanti", canzone sul tempo che passa e sulla paura del futuro, entrambi temi portanti del disco. Il primo si esplicita in canzoni come "I baci vietati", che vede la partecipazione di Luca Carboni proprio perché è una canzone squisitamente carboniana in tutto e per tutto. Il secondo, invece, viene fuori in "Legàmi (con tanto di accento per evitare derive bondage).
E poi i rapporti di coppia, complicati quanto si vuole. Una canzone come "Diversi dal resto" potrebbe essere il manifesto di qualsiasi coppia, così come "Monogamia" e "Ossexione". Questo terzetto, in particolare, vede i Perturbazione in stato di grazia, oscillando tra pop ed elettronica senza mai perdere l'equilibrio.
Infine, forse la canzone più "sentita" è quella che dà il titolo al disco, una splendida ballata elettronica (molto Subsonica, in effetti) con un basso in evidenza e un testo che racconta dei mille contesti in cui può essere ascoltata la musica, e il motivo per cui la si ascolta (e la si canta). Illuminante, e meravigliosa.
Come tutto il disco.
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Vecchio 02-02-2019, 13.40.57
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Predefinito contro me stesso?

Come sempre, è una somma di cose, e tutte hanno sempre fatto parte di me, ma magari in momenti diversi.
Da un lato c'è l'autolesionismo, il mettersi alla prova, il "record" (come li chiama mia mamma).
Dall'altro lato c'è la voglia di avere ragione, anche con me stesso.
E dall'altro lato ancora (è un triangolo, forse) c'è la volontà di non condividere.

Insomma, in tutte e tre queste cose c'è "me stesso", come insieme di parole o come concetto.
E, come cantavano i Manic Street Preachers, No one knows what it's like to be me.

(post scritto ascoltando The Secret Migration dei Mercury Rev)
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Vecchio 02-02-2019, 14.06.54
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Predefinito l'isola deserta: fatboy slim - halfway between the gutter and the stars

Per chiunque, ma proprio per chiunque, il miglior album di Fatboy Slim è You've Come A Long Way, Baby!, quello che contiene "Right here right now", "The rockafeller skank" e "Praise you". Si tratta di un'affermazione condivisibile: è un disco coeso, big beat dall'inizio alla fine, divertente e di successo, uscito sulla scia dei primi due album dei Chemical Brothers. Bello, ma niente di più.
Halfway Between The Gutter And The Stars invece è per me un capolavoro, completamente diverso dal precedente: qui ogni pezzo sembra appartenere ad un genere musicale diverso, pur essendo tutti elettronici. Ci sono pezzi danzerecci in cassa dritta ("Star 69", "Retox", la conclusiva e meravigliosa "Song for shelter"), c'è pochissimo big beat puro (giusto "Drop the hate") e per il resto c'è big beat ibridato con altri generi. Ad esempio col jazz in "Weapon of choice" (credo che sia stata la mia canzone preferita in assoluto per qualche tempo), col rock nella spettacolare "Ya mama", accompagnata da uno splendido video (ci torno dopo), e con l'elettronica in generale in "Sunset" che riprende una canzone dei Doors. E poi, col funk in "Love life", pezzo con una Macy Gray in stato di grazia; la stessa cantante torna in "Demons", ovvero "il pezzo che non t'aspetti da Fatboy Slim": un lentone strappalacrime ma pieno di batterie potenti.

Insomma, questo disco è volutamente incasinato (l'inglese "messy" rende meglio, per me) ed imperfetto, ma coraggiosissimo. Un viaggio sonoro di oltre un'ora, accompagnato da alcuni dei videoclip più belli di sempre: "Demons" col suo pianoforte indemoniato, "Weapon of choice" con un Christofer Walken che resterà nella storia (il video ha sbancato gli MTV Video Music Awards di quell'anno) e, last but not least, anzi, probabilmente last but best, "Ya mama" con il videoclip più divertente di sempre, con una cassettina che fa impazzire le persone e delle immagini che resteranno nella storia.

Una volta si diceva "it's only rock and roll", stavolta si può dire "it's only electronic music", ma elettronica di alto livello, che a volte non sembra neanche elettronica. E questo è un grandissimo merito. Le fonti a cui Fatboy Slim attinge sono varissime e spaziano dal blues all'hip hop a qualsiasi vinile che gli sia capitato sotto mano, e il sito "whosampled" aiuta a scoprire la genesi di tutto. Forse toglie un po' di magia, ma fa capire il genio dell'uomo.
E del disco.
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Vecchio 03-02-2019, 16.17.14
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Predefinito no one knows what it's like to be [us]

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Vecchio 03-02-2019, 16.43.07
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Predefinito l'isola deserta: a camp - a camp

Qualche giorno fa, scendendo la classifica degli artisti che ho ascoltato di più, sono arrivato agli Sparklehorse; ho pensato "per quanto li adori, nessun album in particolare è un capolavoro", e sono andato avanti. Poi li ho ascoltati nei giorni dopo, e ho pensato che la loro musica è fantastica e mi sono quasi sentito in colpa per non averli messi nei dischi da isola deserta.
Eppure, eccoli qua. Anzi, eccolo qui Mark Linkous, che si nascondeva dietro il nome Sparklehorse prima di suicidarsi. Quattro album a nome Sparklehorse, uno in collaborazione con Danger Mouse, e uno con gli A Camp, progetto di Nina Persson dei Cardigans, in libera uscita dal gruppo. Pare che avesse iniziato ad incidere quest'album solista insieme al marito Nathan Larson e al chitarrista Niclas Frisk, prima di cambiare idea e a chiedere a Mark Linkous di assisterla nelle registrazioni. Risultato? Una sorta di album degli Sparklehorse, almeno dal punto di vista dei suoni e degli arrangiamenti. La voce è quella (perfetta) di Nina Persson, e le canzoni sono scritte da lei e dal resto del gruppo, ma è Mark Linkous a dare coesione al tutto.
La prima canzone, "Frequent flyer", è un bellissimo manifesto dell'album, lontano dalle atmosfere giocose dei Cardigans. Tastiere, batterie potenti, basso che scava dentro. Una delle canzoni migliori mai sentite, almeno per me.
Poi, grandissime canzoni: "Songs for the leftovers", canzone per amanti che si incontrano senza vergogna; "Algebra", in cui Nina chiede al proprio uomo di abbassare le difese; la cover di "Rock 'n' roll ghost" dei Replacements, tristezza allo stato puro; il finale di "Elephant", canzone su un amore finito e sulle conseguenze.
In ogni caso, le canzoni sono splendide, ma il disco non sarebbe un capolavoro se accanto ad esse non ci fosse la mano di Mark Linkous, che ha suonato diversi strumenti nell'album, oltre a produrlo, ed è riuscito a costruire un ambiente sonoro che esalta tanto la voce di Nina quanto la qualità delle canzoni. La loro unione ha generato un capolavoro, che né il successivo album degli A Camp (senza Mark Linkous) né quelli degli Sparklehorse sono mai riusciti ad eguagliare.
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Vecchio 04-02-2019, 03.29.37
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Predefinito non dimentico più

Oggi ho letto delle catacombe di Venezia rappresentate nel videogioco di Indiana Jones e l'ultima crociata, e mi sono venute in mente le due volte che le ho visitate (finora): in un'imprecisata estate della prima metà degli anni '90, nella casa in campagna dei miei cugini, e nell'estate del 2003, al piano di sopra della mia casa in campagna, nel tentativo di recuperare i bei tempi andati. Sono le uniche due immagini che ho di quel gioco, e oggi ho realizzato che resteranno per sempre.
L'ho realizzato perché ho pensato a tutte le altre immagini degli altri videogiochi dei primi anni '90 sull'Amiga dei miei cugini, immagazzinate nel mio cervello assieme a micro-video, suoni e a volte odori, e ho pensato a quand'è stata la prima volta in cui ho pensato ad esse: estate 1998, la prima estate in cui ho provato "nostalgia", in cui ho capito di avere ricordi che non sarebbero più tornati. Seduto sull'altalena regalatami per il compleanno di due anni prima, ho fatto un elenco dei miei ricordi.
Vent'anni dopo, ho la certezza matematica di avere gli stessi ricordi. Le stesse immagini (e micro-video, ecc.) sono lì. Non ne ho di nuove, ovviamente, ma nel momento in cui ho archiviato quel periodo, quindi qualche anno dopo, ho memorizzato immagini (ecc.) che sono tutte, nessuna esclusa, ancora con me.
Potrei elencarle, assieme ad ogni videogioco di allora, ogni canzone, ogni momento coi miei cugini che è rimasto con me. E se sono passati quasi trent'anni e non se ne sono andati, allora forse non se ne andranno mai.

A meno che non mi ammali di Alzheimer. Sarebbe molto, molto ironico.

(post scritto ascoltando A/R Andata E Ritorno O.S.T. dei Motel Connection)
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Vecchio 04-02-2019, 03.49.56
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Predefinito l'isola deserta: planet funk - non zero sumness

Anche in Italia si può fare della grandissima musica elettronica. Fino a metà anni '90 eravamo i primi al mondo nella musica dance, poi siamo praticamente spariti. I Planet Funk, però, già da allora erano diversi: meno tamarri dei nostri connazionali, una sorta di ponte tra la dance ed il rock, ma meno "aggressivi" dei Subsonica.
Una formula magica destinata al successo: chiunque ricorderà i singoloni partoriti da quest'album, cioè "Chase the sun" (forse la più famosa di tutte) e il trittico cantato da Dan Black, cioè "Inside all the people", "The switch" e la celebre "Who said". Famosissime, ballabili e divertenti, destinate a restare.
A fianco di queste canzoni ce ne sono molte altrettanto belle, con altri cantanti: la splendida voce di Sally Doherty si destreggia tra atmosfere elettroniche non danzerecce ("All man's land") ad atmosfere danzerecce ma comunque "intelligenti" ("Under the rain" racconta una bellissima storia sotto la pioggia, e "The waltz" chiude l'album in maniera sopraffina), mentre Raiz degli Almamegretta rende "Tightrope artist" uno dei pezzi migliori di sempre, in bilico tra elettronica e malinconia.
Questo disco è perfetto dall'inizio alla fine. Anche il successivo The Illogical Consequence è splendido, ma ha un paio di riempitivi. Questo no, questo è pura magia traccia dopo traccia, canzone dopo canzone, voce dopo voce. Probabilmente l'album italiano di musica elettronica migliore di sempre.
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Predefinito aspettando psychonauts

Oggi sono rimasto per dieci ore di fila in ufficio, non uscendo neanche per prendere una boccata d'aria e facendo forse venti minuti di pausa per pranzo. Non sono stato costretto, è stata una scelta: il periodo è cruciale e oggi ho imparato moltissimo.
In quei venti minuti, però, mi sono messo a pensare a quello che mi aspetta tra una settimana circa, quando avrò finito di lavorare anche di sera (ho appena finito per oggi, e parlo del mio secondo lavoro, quello molto occasionale ed extra ufficio) e potrò riprendere in mano Psychonauts. Avrei potuto pensare anche ad altre cose, certamente più importanti, ma ho pensato a quello perché ho voglia di tornare in uno dei miei luoghi del cuore. L'ho già scritto qualche settimana fa ma adesso sto per farlo, avrei iniziato già la settimana scorsa ma poi è piombato il lavoro extra e così aspetto, e intanto mi perdo nei ricordi di quei posti e di quanto sarà meraviglioso tornarci.

(post scritto ascoltando Oh My Gawd!!! dei The Flaming Lips)
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Predefinito l'isola deserta: ride - weather diaries

Stavo per iniziare a scrivere questa recensione, poi mi sono ricordato di averla già scritta, quando a dicembre del 2017 ho recensito un disco al giorno; ogni giorno un disco uscito quell'anno, per vedere chi avrebbe poi vinto il premio disco dell'anno.
L'ha vinto Weather Diaries.
La recensione era questa:
Teoricamente le aspettative derivanti da una reunion dovrebbero essere pressoché nulle, soprattutto nel caso in cui la band in questione, dopo quattro album pubblicati negli anni '90, sia stata inattiva per vent'anni prima di pubblicarne un quinto.
Oltretutto, ma questa è una nota personale, chi scrive non conosceva i Ride prima di quest'anno, e quando ha iniziato a scoprirli, e ad adorarli, ha poi scoperto che negli stessi mesi veniva pubblicato questo quinto album di inediti, ascoltato però solo verso fine anno.
Tolte le premesse, non c'è molto da dire se non che questo disco è un capolavoro. Un capolavoro vero, una raccolta di canzoni che attingono al pop più puro, al jangle pop di fine anni '80 (quello del primo album dei Primal Scream, per intenderci), allo shoegaze dei loro primi album, ad un rock mai troppo cerebrale o sofisticato.
Ci sono vari pezzi perfetti: l'introduzione chitarristica e poi lo svolgimento dell'iniziale Lannoy Point, il riff "sbilenco" e lo svolgimento drittissimo della splendida Charm Assault, la straordinaria malinconia affogata nel rumore bianco della title track, la spensieratezza romantica di Cali. Le canzoni bellissime sono tante, tantissime, e riempiono quasi tutto l'album. Restano fuori solo un paio di pezzi, come Home Is A Feeling, che non sono certo brutti o non godibili, forse semplicemente trascurabili.


Aggiungo che l'album è ancora un capolavoro, e che probabilmente il loro secondo album, Going Blank Again, è altrettanto bello. Ma Weather Diaries è l'album dell'epifania, uno dei rarissimi album che hanno vinto il premio disco dell'anno senza che avessi mai sentito parlare di quel gruppo in precedenza, e allora è un disco speciale.
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