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  #8061  
Vecchio 28-10-2019, 22.08.36
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Predefinito weekend in famiglia

È andata bene, anzi, benissimo.
E stasera ho una serata a disposizione per meditare e raccontare. Non del fine settimana, ché non è successo niente di che. Ma, magari, di me.
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  #8062  
Vecchio 29-10-2019, 00.19.55
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Predefinito tossico-dipendenze

In questi giorni le pagine della cronaca sono occupate dalla notizia di un omicidio, a Roma, legato alla droga. Fermo restando che la cosa mi sembra a metà tra un'indagine di Montalbano e La Paranza Dei Bambini di Saviano, mi rendo conto che è una morte completamente legata da quella della ragazza del Jaiss di cui ho scritto qualche giorno fa, e il cui scriverne mi ha aperto una scatola dei ricordi che devo ancora sviscerare completamente. Eppure entrambe le morti sono legate alla droga.
In una vecchia intervista, Ligabue disse di essere "tossicodipendente dalla musica". La musica è una delle mie dipendenze, me ne rendo conto, ma non le definirei tossiche. Non so quale limite bisogna superare per considerarle tali, appunto, ma sono sicuro che la musica non lo è.

Per il resto, ci sto lavorando, come sempre. Adesso mi verrebbe da stringermi la mano da solo, anche in relazione al primo post che ho scritto tornando definitivamente su Carta Azzurra, quattro anni e mezzo fa. Posso farcela.

(post scritto ascoltando Rock Formations dei SALMON)
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  #8063  
Vecchio 29-10-2019, 02.15.56
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Predefinito a caccia di droga

Stasera mi è venuto in mente una cosa successa tanto tempo fa. Ero un po' ai ferri corti con Carola, ma non ancora così ai ferri corti da arrivare ad odiarla. Mi sono ricordato che ogni tanto le chiedevo di vederci pur sapendo che sarebbe stato molto difficile per lei (magari perché era sotto esami), e così glielo chiedevo per sentirmi dire di no. Cioè, non è che sperassi che mi dicesse no; semplicemente, ero quasi sicuro che l'avrebbe fatto, e io comunque glielo chiedevo, cercando di farla sentire in colpa. Non funzionava, ovviamente, ma io ci provavo: mi sembrava la cosa più sensata da fare in quel rapporto incasinato.
Quindi: la chiamavo e le proponevo qualcosa. Se mi diceva di sì, benissimo, altrimenti le dicevo che c'ero rimasto male, anche se dentro di me ero tranquillissimo. Ma lei non si smuoveva.
Stacco, qualche tempo dopo. Mi sono ritrovato a scrivere ad una persona chiedendo di vederci e sperando che dicesse di no. A differenza del caso precedente, qui non ero pronto a vederci, anzi, se ci fossimo visti sarebbe stato un po' un casino per tutti. Eppure le ho scritto, e mentre passavano i minuti temevo che mi dicesse "ci sto", e allora cos'avrei fatto? Ci saremmo visti, ovviamente, ma sarebbe stato complicato.
Mi ha risposto che non c'era, ovviamente.
Ma il punto è: se speravo che mi dicesse di no, se non me ne fregava niente dei suoi sensi di colpa, perché l'ho fatto? Che senso ha avuto?

Questa è una cosa di me che non capirò mai.

(post scritto ascoltando Grand Unifying Theory di Kim Salmon & The Surrealists)
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  #8064  
Vecchio 29-10-2019, 02.27.23
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Predefinito in diretta dal libro che sto leggendo (che coincidenza pazzesca!)

È cosa risaputa che un tossico non smette mai realmente di esserlo, e che disintossicandosi non fa altro che sostituire una dipendenza con un'altra più innocua.
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  #8065  
Vecchio 29-10-2019, 17.21.32
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Predefinito "mi dispiace...ma è meglio così per tutti"

Ultima considerazione sulla dipendenza dalle droghe.

Chi si droga e arriva al punto di essere dipendente sa che la droga fa male. Chi spaccia sa che vende qualcosa che fa male. Quindi se un tossico andasse a confidarsi con lo spacciatore, dicendogli "sai, credo di non stare molto bene, la droga mi sta uccidendo", lo spacciatore dovrebbe dirgli "forse è meglio che non te ne dia più". Ma difficilmente lo spacciatore è così eticamente corretto, anche perché dai soldi che lo spacciatore guadagna dipende la sua carriera di spacciatore e, di conseguenza, la sua eventuale dipendenza dalle droghe. In fondo anche gli spacciatori possono essere tossicodipendenti, o no?

C'è quella scena bellissima con Lisa Marie che viene intervistata, racconta della propria dipendenza e del fatto che ne è uscita, e poi lo spacciatore le rimette sotto il naso (letteralmente) la sua droga e lei fa delle facce bellissime, come a dire "cerco di resistere ma non ci riesco", e alla fine non ci riesce e ci ricasca. Stronzo di uno spacciatore, mi verrebbe da dire. Ma forse è la sua natura.
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Vecchio 30-10-2019, 02.22.50
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Predefinito on the way to Palazzolo Acreide

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Grazie per avermi fatto capire, senza spiegarmelo, che è bene dare una seconda possibilità, non ad una persona ma ad un "avvenimento", e che se questo avvenimento non avviene la prima volta può essere per mille motivi che poi vengono superati la volta successiva, e anche se io sono uno che tende a chiudersi dopo la prima cosa che non va bene, stavolta no, stavolta c'è una seconda possibilità in ballo e volo a prendermela.
Grazie.
Oggi mio fratello compie trent'anni, ma non li festeggia per ovvi motivi religiosi.
Dieci anni fa mio fratello compiva vent'anni, e io ero estremamente malinconico perché sarebbe stato il suo primo non-compleanno e la cosa mi dispiaceva. Ma quella sera avrei rimediato con un'incredibile serata, incredibile di per sé e per quello che (non) seguì dopo.

Nello stesso periodo iniziavo a sentirmi con Vero. Anzi, ci sentivamo ormai ogni giorno, senza capire bene in che direzione potessero andare le cose. Non avevamo neanche in programma di vederci, o almeno, non avevamo dato un dove e un quando al nostro eventuale primo appuntamento.
Però di tutto questo non c'è scritto niente. Almeno, io non scrivevo niente di lei. Lei sì, ma io no. Per due motivi. Il primo: volevo "proteggerci", come già avevo fatto in altri casi in passato. Non c'è niente di peggio di quando "tutti sanno".
Il secondo: mi veniva molto più facile scrivere di un rapporto d'amicizia, sempre nato qui ma pronto ad emigrare altrove, a Palazzolo Acreide, per esempio.

A dieci anni da quella serata, la ricordo ancora istante per istante. Forse perché la raccontai (qualche mese dopo) qui, o forse perché era stata bella e basta. Bella la serata, bella la compagnia.
Anche se, col senno di poi, Bruna è stata veramente la peggiore.

Ma questa è un'altra storia, fatta di altri due post da quotare: quello del mio temporaneo silenzio, e quello del racconto della serata.
Con me e Vero e la nostra storia in sottofondo.
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Ultima modifica di gabo86 : 30-10-2019 alle ore 02.38.47
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  #8067  
Vecchio 01-11-2019, 01.18.54
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Predefinito la mia ennesima prima volta

Il programma di questa serata era chiarissimo: cena, Wipeout 64, scrittura di un post e poi lettura. Vero è al cinema con Bea, ma non avrei fatto niente di diverso dal solito. Avevo anche perfettamente in mente il post da scrivere, che a questo punto però rimando a domani.
Invece qualcosa di diverso dal solito è successo: ho completato un videogioco a cui non avevo mai giocato prima. Non avevo realizzato di essere così avanti con Wipeout 64, iniziato appena due settimane fa e completato stasera. Non era lunghissimo, a dire il vero: su YouTube ci sono video di gente che supera tutte le gare in poco più di un'ora, ma io mi sono autolimitato nel non giocarci più di mezz'ora per volta.
A differenza dei Wipeout precedenti, qui lo scopo non è di scegliere una macchina a caso (quella che va meglio per il proprio stile di guida) e affrontare dei tornei. Certo, c'è la possibilità di allenarsi su piste singole con la macchina che si vuole (uso il termine "macchina" per parlare di "automezzo fluttuante che utilizza armi per rallentare ed eventualmente distruggere gli avversari), ma Wipeout 64 è stato il primo ad introdurre la modalità sfida, ovvero l'impossibilità di scegliere pista e circuito. Ogni sfida prevede infatti una pista e una macchina prestabilite, e poco importa se la macchina è inguidabile per il proprio stile: bisogna utilizzare quello che viene imposto dal gioco. Il meccanismo è di per sé carino, ma io la Qirex non riuscirò mai a padroneggiarla, neanche a ventun anni dal primo tentativo: troppo veloce e con troppa poca manovrabilità.
E così nel corso di queste due settimane ho superato le sei sfide "gara" (ovvero, arrivare tra i primi tre), poi le sei sfide "tempo" (ovvero, impiegare meno di un tot per completare un giro senza avversari in pista), poi le sei sfide "armi" (ovvero distruggere un certo numero di avversari) e infine le sei sfide "super combo": distruggere un certo numero di avversari e arrivare tra i primi tre, cosa non banale se si vuole perdere tempo ad accanirsi contro le altre macchine.
Stasera ho iniziato a giocare partendo da dov'ero arrivato l'ultima volta, ovvero la seconda sfida "super combo", e mi sono gasato così tanto da non smettere prima di avercela fatta.

Certo, il gioco mi ha detto "bene, adesso prova a prendere la medaglia d'oro in tutte le sfide", ma io su ventiquattro sfide ne ho prese solo due, e poi per un orrendo bug dell'emulatore del Nintendo 64 non si può ripetere una gara già completata, e quindi mi tengo il gioco (quasi) completato così e cambio radicalmente genere.

Dalla techno al metal.

(post scritto ascoltando True West di Kim & Leanne)
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  #8068  
Vecchio 01-11-2019, 23.16.27
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Predefinito remix 04

Ho la scena ancora davanti ai miei occhi, e ho questa scena e non chissà quante altre, per quel meccanismo della mia mente che decide di memorizzare alcuni pezzi della mia vita ma non altri, e senza un motivo ben specifico. Questa, comunque, ce l'ho davanti ai miei occhi.
Ci sono io, seduto sui gradini d'ingresso del mio liceo, pochi giorni dopo aver sostenuto l'orale di maturità ma prima di sapere di aver preso il massimo dei voti. Probabilmente sono lì perché qualche mio amico, di qualche altra classe, doveva fare l'orale e volevo andare a vederlo, ma adesso non ricordo chi di preciso. Sono sui gradini e sto spacchettando un cd, tirandolo fuori dal sacchetto di Ricordi, quando vedo arrivare Enrico, il meno amico tra i miei amici, o il più amico tra i miei conoscenti, o in ogni caso uno dei due membri degli SQUOT con cui non ho mai avuto niente a che fare al di fuori dell'amicizia di gruppo, e forse neanche all'interno. Ma suvvia, siamo (eravamo?) così tanti che non potevo aver legato con tutti, no? E poi, in fondo, era passato solo un anno da quando avevo iniziato ad uscire con loro. Comunque ci sono io, ed Enrico mi chiede "ehi Gabo, che ci fai qui?". Ho scritto "Gabo" correggendo il precedente "Gabe", perché in effetti Enrico mi chiama "Gabe" da una vita, ma evidentemente non da sempre, visto che "Gabe" è stato inventato intorno al 2006, e prima c'era solo Gabo. Comunque, gli dico che sto andando a vedere l'orale di qualcuno e mi chiede che cd stia scartando. Glielo mostro e non dimostra il minimo interesse, ma è comprensibile. Il disco, ce l'ho qui davanti mentre scrivo (sto scrivendo dal computer fisso, che è ospitato nella stessa libreria in cui era ospitato a Catania, quindi con il monitor appena sotto la mia intera collezione di cd), si chiama "Remix" ed è di Gigi D'Agostino. È una raccolta di pezzi altrui (principalmente contenuti nella compilation "Il Programmino Di Gigi D'Agostino", uscita un anno prima) remixati appunto da Gigi D'Agostino. In piccolo c'è scritto "Underconstruction 3", seguendo i due precedenti cd "Underconstruction", anch'essi davanti a me in questo momento. Quello che non sapevo all'epoca, però, è cosa fosse in costruzione. Non lo sapevo e non l'avrei mai saputo, visto il ruolo particolare di quel disco.
"Remix" di Gigi D'Agostino ha infatti un posto particolare nella mia storia, e forse è il motivo per cui mi ricordo così bene quell'incontro con Enrico, sebbene quel disco l'abbia ascoltato pochissimo, o forse proprio per questo: quel cd ha segnato la fine di un'era, mia e del mondo, i cui tempi hanno insolitamente coinciso.

"Remix" di Gigi D'Agostino è l'ultimo cd di musica "dance" (chiamiamola così per esemplificare) che io abbia mai comprato. Parlo di musica dance per differenziarla dalla cosiddetta "elettronica intelligente", che avrei continuato ad ascoltare fino ad oggi (e immagino per sempre); fanno eccezione forse i Planet Funk, che fanno musica assimilabile alla dance ma in maniera così intelligente da adorarli ed ascoltarli ancora oggi. Il resto no, il resto si è fermato allora, nell'estate 2004.
Perché è successo? L'ipotesi più quotata, della quale però non sono certo al 100% nonostante si parli di una mia decisione, è che quella musica avesse iniziato a stancarmi. Avevo iniziato ad ascoltarla per caso alla fine del 1998, con una pausa totale tra l'estate del 1999 e quella del 2000, e da quel momento non avevo mai smesso. Nel frattempo ero diventato un DJ, anche se "esercitavo" solo tra le quattro mura della mia stanza, con rarissime sortite per feste dei diciott'anni di amici e compagni di classe in vari locali della zona. La mia era una fissazione seria: passavo i pomeriggi ad ascoltare la radio in cerca di pezzi che mi piacessero, e poi li mixavo in cassettine (poi cd) che però non uscivano mai dal mio giro. Non era un problema, anzi, ero troppo timido per pensare di affrontare folle "vere". Di questi DJ set ne ho conservato solo uno, l'ultimo, che spazia dalla house alla dance alla techno, in due ore di viaggio sonoro che rappresentava abbastanza il mio ultimo anni da DJ. Poi basta, fine della mia carriera da DJ: avrei ripreso qualche anno dopo, ma in occasioni di feste e con musica meno "tunz tunz" e molto, molto più commerciale. È un'altra storia, e neanche la più interessante.
Insomma, nel 2004 smisi di ascoltare la musica dance e di mixarla e di passarla agli amici. E nello stesso anno smisi di ascoltare il mio "dark side", la musica techno, quella che passavano al Jaiss, quella che Tony H e Lady Helena passavano su Radio Italia Network i pomeriggi e poi tutto il sabato notte con dei DJ set spettacolari, quella che veniva prodotta principalmente alla Media Records.

Ora, sembra buffo da dire, ma a cavallo tra i '90 e i '00 l'ombelico del mondo della musica "tunz tunz", che fosse la dance più commerciale o la techno più oscura, era l'Italia. La stragrande maggioranza delle canzoni dance di quel periodo, nonostante fossero cantate in inglese (anche se poi da Gabry Ponte in poi fu sdoganato l'italiano) erano scritte, prodotte e cantate in Italia. E c'era una casa discografica, con sede a Brescia, che si chiamava Media Records e di cui facevano parte diverse etichette. L'unica relativamente commerciale era la Noisemaker, gestita da Gigi D'Agostino, che poi è stato l'unico di quell'etichetta ad essere famoso. Le altre spaziavano dalla techno - la BXR, la più gloriosa di tutte - alla house della Heartbeat e della UMM (che produceva anche dei bellissimi capi di abbigliamento). La più importante era però la BXR, che ha prodotto centinaia di dischi. C'erano in mezzo DJ come Mauro Picotto, Mario Più e tutto il giro del Jaiss, che poi era lo stesso giro del sabato notte di Radio Italia Network, quello gestito da Tony H e Lady Helena. Ho ancora alcuni di quei dischi, alcuni persino in vinile, e prima di iniziare a scrivere questo post li ho passati tra le mani, e mi sono reso conto che è davvero finita un'epoca.
Comunque, questo succedeva fino al 2004. Quell'anno, lo stesso anno in cui appesi i piatti e le cuffie da DJ al chiodo e smisi di ascoltare totalmente quella musica, accadde una cosa stupefacente. Cioè, ad essere stupefacente non è la cosa in sé ma il fatto che sia accaduta contemporaneamente al mio distacco: la scena italiana dance finì. Finì come finiscono le mode, ma finì un'epoca, che ancora un sacco di gente continua a rimpiangere in rete. La Media Records chiuse, le etichette chiusero tutte, e ognuno andò per la sua strada. Strade diverse, tutte di poco successo.
Gigi D'Agostino tenne in piedi la Noisemaker, fuori dalla Media Records, ma non ha più avuto lo stesso successo. Dal 2010 ha smesso di fare dischi, ma negli ultimi anni è protagonista di un revival di fine anni '90 che celebra i suoi dischi migliori. Quell'"underconstruction" stava preparando un album, L'Amor Toujours II, seguito spirituale del primo ma con successo infinitamente minore. Io, ad esempio, non l'ho mai ascoltato. Del resto, va detto, il successo commerciale di Gigi D'Agostino era finito da un paio d'anni già al momento del mio distacco, ma avevo continuato a comprare i suoi dischi.
Mauro Picotto andò all'estero a fare fortuna, ma la fortuna fu molta meno di prima. Gli altri rimasero tutti insieme, ma poi il Jaiss chiuse e ottennero molta meno visibilità. Credo campino di rendita.

Tony H e Lady Helena, e questa è la cosa più stupefacente, sono ancora nel giro delle radio, ma con ruoli completamente diversi da prima, e soprattutto separati. Tony H è direttore di Radio 101, mentre Lady Helena lavora a Virgin Radio, quindi nel rock. Fa impressione saperli lì, pensando a quello che sono stati, alle compilation della serie "Collegamento mentale" e poi "Vitamina H" (ne possiedo una, vorrei cercare le altre, anche solo per curiosità). Di loro è rimasto il volantino che pubblicizzava una serata in discoteca, in una piscina che c'era a San Giovanni La Punta e che ha chiuso poco dopo, nell'estate del 2001. Sono sicuro di avere ancora quel volantino: è chiuso nel cassetto della scrivania della mia stanza nella casa in campagna, e l'ho sempre tenuto come feticcio di una cosa che avrei voluto fare ma non avevo l'età né la possibilità di andarci (a chi avrei mai potuto chiedere di venire con me ad una serata techno?).

Nel 2004 la scena italiana della musica da discoteca è finita. La musica da discoteca è finita per un po', e nelle stesse discoteche non si ballava più musica a cassa dritta. Poi, un paio di anni dopo, è arrivato Bob Sinclair e tutta la scena francese; i Black Eyed Peas si sono riciclati da gruppo hip hop a progetto dance, e il mondo ha iniziato a girare in un'altra direzione. Che in fondo è la stessa direzione danzereccia di prima, solo che l'Italia ne è stata esclusa. La Media Records è morta, i suoi DJ si sono sparpagliati in progetti senza grosso seguito, e io ho mille ricordi di pezzi forse inascoltabili ma che mi hanno riscaldato il cuore.
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Vecchio 03-11-2019, 14.07.42
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Predefinito Jaiss Dreamin'

Pensavo di aver finito di parlare del Jaiss e del giro della techno della Media Records e in particolare della BXR, ma stanotte ho sognato che ero seduto ad un tavolo con i DJ del giro e raccontavo della mia collezione di vinili loro e del fatto che li ho sempre trovati bellissimi, anche esteticamente.

(post scritto ascoltando For President di Jovanotti)
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Vecchio 04-11-2019, 03.13.07
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Predefinito where did it all go wrong?

Poi mi spiegherete, cari amici più-o-meno-neo-sposi, come avete fatto a rinunciare a tutte le vostre passioni che non coinvolgono la vostra amata quando in questo weekend lungo ho finito un libro che avevo già iniziato e poi ne ho iniziati e finiti altri due, ho ascoltato un bel po' di dischi, ho giocato diverse ore a Brutal Legend, ho suonato un paio di invenzioni a due voci di Bach e ho scritto un post parecchio lungo. E se ieri non sono uscito per il mio giro in bici del sabato mattina è stato solo perché pioveva, anche se in quelle due ore e mezza ho potuto leggere un libro.
Come avete fatto?

(post scritto ascoltando Ghosteen di Nick Cave & The Bad Seeds)
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Predefinito "mentre dici stupidaggini incredibili/e mi fai ridere con le lacrime agli occhi"

Ieri sera, dopo cena, avevo in mente diverse attività solitudinarie, tra le quali scrivere un post per cui avrei avuto bisogno di un po' di tempo per le ricerche del materiale (più che per scriverlo, immagino), giocare un po' a Brutal Legend e leggere qualche capitolo del romanzo di Camilleri che sto leggendo. Vero, però, mi ha detto che avrebbe voluto vedere una trasmissione semi-comica su Rai2, e così l'abbiamo guardata.
Per un attimo mi sono sentito fuori dal tempo: chi è che alla nostra età passa la serata guardando la televisione generalista? Poi, subito dopo, ho pensato che io fuori dal tempo lo sono sempre stato, portandomi addosso diversi feticci dagli anni '90 e '00, anche se la televisione non mi è mai appartenuta più di tanto (con dei dovuti distinguo, ma lì ci sono in mezzo mio papà e un altro tipo di comicità). E insomma, abbiamo passato la serata guardando una trasmissione su Rai2 che è iniziata alle 21.30 circa (ormai la prima serata inizia tardissimo, tant'è vero che spesso ingloba anche la seconda) e che è finita ben oltre mezzanotte.
Vero ha riso un sacco, quasi costantemente, spesso con le lacrime. Io sono rimasto impassibile, con l'eccezione di alcuni passaggi davvero divertenti, ma del resto pochi giorni fa avevamo visto un film che mi aveva fatto morire dal ridere mentre lei era perplessa. Non importa, ridiamo per cose diverse, con pochi punti in comune nella comicità, ma ridiamo comunque. Con Grazia, ad esempio, ho sempre riso per le stesse cose: non dimenticherò mai quando, navigando su un sito di prodotti per la pulizia della casa, partì una cover-parodia amatoriale de "L'essenziale" di Marco Mengoni, tutta incentrata sui prodotti in vendita, di cui ricordiamo soltanto un verso, forse il più bello di tutti: "mentre il mocio cade a pezzi". O quando abbiamo visto il Numberwang, probabilmente lo sketch comico più british che esista, ed eravamo morti dal ridere mentre i nostri partner erano parecchio perplessi. Non importa, perché intanto io e Vero siamo ancora qua, a differenza di tante altre coppie apparentemente più "simili" al loro interno, e siamo qua da più tempo della stragrande maggioranza delle coppie della nostra età che conosciamo (per dire, il secondo più longevo tra gli SQUOT, e chi l'avrebbe mai pensato?). Quindi sì, l'importante è ridere, mentre il mondo cade a pezzi. E speriamo che la stessa sorte non tocchi anche al mocio, perché altrimenti ci tocca andare a comprarne un altro.
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Predefinito io lo sapevo, ma non sapevo di saperlo

Pensavo di scrivere un post chilometrico su un concetto un po' buffo, cioè "i dischi che ho condiviso con persone che non lo sanno", cioè che non sanno che li ho condivisi con loro e che magari neanche sanno dell'esistenza del disco. Sono partito dal presupposto che, come ho già raccontato in vari post, ho ascoltato We Are The Night dei Chemical Brothers nell'estate 2007, quando è uscito, e poi ho smesso di ascoltarlo per oltre un anno, visto che quell'estate si era rivelata disastrosa e ascoltarlo me la ricordava; e poi, invece, avevo ricominciato ad ascoltarlo sempre nella stessa situazione, cioè tornando in bici da casa in campagna di Ale a casa a Catania mia dopo aver passato la notte da Ale e tornando quindi in bici a casa mia, in discesa, di mattina presto. Ogni volta che ascolto questo disco penso a quella situazione e penso a lui e al nostro rapporto, ma lui di quel disco non l'ha mai saputo.
Ecco, pensavo di scrivere di tutte le condivisioni "all'insaputa" altrui.

E invece sono pochissime.
Sono pochissime perché, quelle che pensavo essere condivisioni "ad insaputa altrui", in realtà sono "ad insaputa parziale". Cioè, sono all'insaputa altrui solo perché io ricordo alla perfezione tutto e le altre persone no. Ad esempio, qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare la prima canzone del primo album solista di Skye dei Morcheeba e mi ha ricordato nitidamente una persona, ma solo perché ricordo di averla ascoltata con quella persona mentre eravamo in macchina, e teoricamente come me lo ricordo io potrebbe ricordarselo anche lei (no, non se lo ricorderà mai), e quindi non è proprio all'insaputa. All'insaputa è proprio quando non lo sa.

E allora, cos'è che non si sa?
Di sicuro a Laura non ho mai detto che in quelle settimane da incubo successive alla sua decisione di non frequentarci più, io abbia ascoltato tantissimo Cuore di Robertina & Grande Ciliegia Contro Il Grande Freddo, e in particolare la canzone Bugiardo E Incosciente, che immaginavo cantata da lei (Laura, appunto) a me. Non l'ha mai saputo, ma quando ascolto la canzone penso proprio a lei. A sua insaputa.
Degli altri casi, sinceramente, non sono così tanto sicuro. Posso dire che Leisure dei Blur mi ricorda mio papà perché l'ho ascoltato in sottofondo mentre imbiancavamo le pareti della nostra casa in campagna? Sì, ma non è una "vera" condivisione, è solo un ricordo. Che è diverso.
Posso dire che qualsiasi canzone dei Jamiroquai mi ricorda Martino, anche quelle che non abbiamo mai ascoltato insieme? Sì, ma forse non le abbiamo proprio condivise, o forse sì, però lui lo sa.
Posso dire che il primo, eponimo album dei The Good, The Bad & The Queen mi ricorda una serata con gli SQUOT? Ok, ma lì allora non si sta più parlando di condivisioni ma di ricordi. C'ho scritto un libro, "La macchina del tempo", che racconta appunto la mia vita attraverso i dischi che ho ascoltato e che mi ricordano i vari episodi. Ma non sono per forza condivisioni.

E allora mi limito a scrivere che We Are The Night dei Chemical Brothers l'ho condiviso con Ale, anche se non l'ha mai ascoltato.
Per il resto, forse, non posso scomodare il termine "condivisione".
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Predefinito questioni di equilibrio

Ieri sera sono stato un'ora al telefono con Andrea. Non ci sentivamo da circa tre mesi, con l'eccezione di sporadici messaggi su WhatsApp. Ci siamo aggiornati sulle nostre rispettive vite, che sono radicalmente cambiate nel corso dell'ultimo anno (lui ha cambiato nazione, io sono andato a convivere), e poi sulle vite che ci circondano: fidanzate, famiglie, eccetera.
E in quest'ora mi sono reso conto di una cosa di cui in realtà mi rendo conto ogni volta che mi sento o, ancora meglio, che mi vedo con Andrea, solo che poi finisco per dimenticarmelo; e cioè che quello che ho con lui è il rapporto di amicizia più equilibrato che io abbia. Ci vogliamo un bene dell'anima, ci divertiamo da matti inventando cazzate o ricordando di quelle che abbiamo già inventato nel corso dei decenni, condividiamo passioni che in passato abbiamo condiviso con più frequenza proprio perché con più frequenza riuscivamo a vederci, eppure quando non ci sentiamo non è un disastro. Non è banale: abbiamo entrambi lo stesso affetto reciproco, fortissimo, senza che però ne scaturisca un legame che ci fa venire voglia di sentirci di più. E tutto questo accade esattamente alla stessa maniera per entrambi. Non c'è, nella mia vita, e forse non c'è mai stato, nessun rapporto equilibrato come il nostro. Non è il legame più forte, non è il più profondo, non è il più duraturo (ma forse sì, almeno dopo Ale), però è quello più equilibrato. Gli voglio bene, e glielo dimostro, esattamente nella stessa misura in cui lui mi vuole bene, e me lo dimostra. Con tutte le altre persone della mia vita o io voglio più bene o lo dimostro di più, oppure l'altra persona mi vuole più bene o me lo dimostra di più (accade molto più di frequente l'altra cosa, in effetti). Ma non c'è mai un equilibrio totale, ragione per cui io tendo ad infastidirmi per queste differenze, perché io tratto alcune persone in un certo modo e mi piacerebbe essere trattato da loro nello stesso modo; o, in alternativa, mi piacerebbe riuscire a trattare le altre persone come io vengo trattato. Ma sono entrambe cose difficili, forse impossibili, e comunque non capitano. E così ci sono sbilanciamenti e a volte anche cattivi pensieri.
Con Andrea no. Con Andrea siamo lontani eppure ci siamo, riusciamo a vederci in media una volta l'anno, è la persona con cui ho fatto più primi ascolti condivisi (una valanga, davvero), è una delle persone con cui ho condiviso videogiochi, è fantastico e tutto il resto.
Eppure da lui non pretendo niente. Forse perché quando pretendevo ci restavo puntualmente male, e così dopo non esserci sentiti per quattro anni ho imparato a gestirci. Ho raccontato qui di quel gap di quattro anni, non avendo idea del fatto che dopo saremmo tornati amici, forse più di prima, certamente più equilibrati.
Vorrei imparare dal nostro rapporto.
Ma tanto non imparo mai.
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Predefinito nei silenzi

Cantava Max Pezzali, nel 2004:

Il silenzio a volte è
peggio del rumore che
perlomeno copre il brulicare delle idee
che di notte vengono
che di notte affollano
col loro brusio il cervello e lo martellano
e fanno sembrar difficile anche ciò che non lo è
e fanno sembrare enormi anche le cose minime


E l'ho sempre condiviso.
Però ci sono silenzi e silenzi.

Ci sono i silenzi sereni, quelli che anche se stai in silenzio non c'è nessun problema, perché tanto sei sereno.
Ci sono i silenzi angosciati, quelli in cui speri di sentire qualcosa che però non arriva.
Ci sono i silenzi rabbiosi, quelli in cui sei diviso a metà tra lo sperare di sentire qualcosa e il non sentirlo e arrabbiarti.

Sono sempre silenzi, comunque.

Esistono mille generi musicali, mille tipi di suoni, mille tipi di rumori. I silenzi, invece, sono sempre silenzi. Sono sempre un'onda piatta, e non puoi mai sapere come sarebbe l'onda se ci fosse. Non c'è, è piatta, c'è silenzio.
E allora bisogna essere bravi a saperli sentire, i silenzi. Sentire ed interpretare.
Perché ci sono silenzi e silenzi.
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Vecchio 09-11-2019, 14.15.25
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Predefinito complimenti inaspettati/1

Mi è capitato, qualche volta, di ricevere complimenti inaspettati. È successo qui dentro, soprattutto via pm (ma qualche volta anche in pubblico), e sempre per la mia scrittura, che del resto è l'unica cosa per cui posso essere giudicato qua dentro. Ed è una bellissima sensazione, non lo nascondo: uno sconosciuto o quasi viene da te e ti dice che gli hai dato qualcosa.
Ora, per qualcuno questa sensazione è normale: basta leggere i commenti sui social network ai post degli artisti molto seguiti, dove ci sono lodi sperticate da parte di perfetti sconosciuti. Il punto è che non tutti gli artisti sono così famosi da sentirsi fare certi complimenti, e magari sono così "minori" che neanche pensano che qualcuno adori la loro musica. E i "pesci grossi", invece, magari si crogiolano nel successo dei loro dischi più famosi e invece ignorano che qualcuno li adori sì, ma per i dischi minori.

Io lo faccio adesso, e lo faccio qui, tanto nessuno di loro leggerà mai.

Ah, ovviamente non è "tutta" la musica che ascolto: è solo quella per cui immagino che i diretti interessati sarebbero stupiti di sapere che piaccia così tanto a qualcuno.

Ciao Manic Street Preachers, immagino sappiate che per qualcuno siete "il gruppo preferito" (non si spiegherebbe così tanta gente ai vostri concerti a trent'anni dalla prima canzone, immagino), ma volevo dirvi una cosa: lo siete anche per me che sono tutt'altro che britannico, anzi; e soprattutto lo siete per il vostro disco che avete promosso di meno, Journal For Plague Lovers, che è il mio disco preferito della storia della musica mondiale. Buffo, no? Il disco preferito di un italiano è un disco poco conosciuto di una band gallese abbastanza famosa nel Regno Unito.

Buongiorno Maestro Bollani, volevo dirLe che anche se sarà riempito di complimenti da parte di appassionati di jazz e non, io i miei complimenti glieli faccio per Gente In Cerca Di Nuvole. E no, non me ne frega niente se quel disco è fuori catalogo e non se ne trova traccia da nessuna parte, e nemmeno se è stato stampato solo in mille copie spedite a chi era andato in cima alla montagna ad ascoltare quel concerto: una persona a me cara c'è andata e me l'ha dato, e lo trovo il Suo disco migliore.

Ciao Raf, lo so che sarò la centesima persona a dirti che blablabla, ma voglio dirti una cosa diversa, cioè che La Prova, probabilmente il tuo disco di minor successo, certamente il tuo disco che più si differenzia dagli altri, è il mio disco rock italiano preferito, e lo trovo perfetto dalla prima canzone all'ultima. Mi piacciono anche gli altri dischi, sia chiaro, ma come La Prova per me non ne esistono, almeno in Italia.

Cari The Future Sound Of London, non so se sappiate quanti sono gli abitanti del pianeta Terra che hanno tutti i vostri dischi, e con tutti intendo proprio tutti, inclusi quelli pubblicati sotto pseudonimo o altro. Lo so lo so, sono circa quaranta dischi, e io sono uno di quegli abitanti.

No, Sonic Youth, non vi offendete per quello che sto per dirvi, ma tra tutti i vostri, i miei dischi preferiti non sono i vostri: sono quelli di Lee Ranaldo. Lo so che quando la band era attiva avrà cantato un paio di pezzi per album (sempre i migliori, aggiungerei), ma in totale, anche nelle rispettive carriere soliste durante e dopo l'attività della band, non è mai uscito niente di più bello dei suoi album, almeno i primi due. E, caro Lee, i tuoi primi due album solisti sono rispettivamente le cose migliori uscite nel 2012 e nel 2013, per me. Volevo che lo sapessi, anche se te l'ho detto quando ti ho incontrato in occasione del tuo quarto concerto che andavo a vedere.

Non vi offendete neanche voi, Chemical Brothers, se vi dico che il vostro disco che mi piace di più è quello in cui mescolate i vostri pezzi con pezzi altrui, ma lo fate con una maestria totale che per me quel disco è vostro, anche perché c'è il vostro nome in copertina, eccetera. Ma non offendetevi, e anzi, ci vediamo sabato prossimo a ballare al ritmo della vostra, solo vostra, musica.

Tu sei l'unico che potresti leggere questo post, forse, visto che se il proprietario di questo posto. Non importa che io e te ci siamo allontanati, immagino per sempre: quel dischetto che hai relegato a "bonus album" del tuo disco del 2005, quel dischetto su cui hai scritto a mano il fatto che contenga versioni scartate, di prova, eccetera, ecco, quel dischetto è meraviglioso. La tua cosa migliore che, prevedibilmente, è stata relegata a bonus album. Peccato, capo.

Blur, Blur, voi mi piacete tanto, ma i dischi migliori in cui canta il vostro cantante non sono i vostri. E neanche quelli dei Gorillaz. Sono il suo disco solista, Everyday Robots, di cui tutti hanno parlato bene, quindi non lo stupirà. Ma del primo album dei The Good, The Bad & The Queen non se n'è detto quanto forse si sarebbe dovuto, o almeno, certamente non è rimasto nella storia. Nella storia del mondo, però, perché la mia è diversa. Anche se poi tutti ci divertiamo ad urlare Song 2.

Ciao Corve, lo so che pensate di essere degli "scarti" del sistema rap italiano di oggi, e probabilmente lo siete. Ma anche se il pubblico non vi ha mai tributato il successo che meritavate, Bomboclat è un capolavoro, e anche Lo Spirito Che Suona, quello che avete fatto senza Primo ma con Primo, è commovente. Mi dispiace tanto.

Sempre a proposito di Galles, cari Super Furry Animals, volevo dirvi che c'è un italiano che adora più di ogni altro vostro disco quello che avete inciso con testi esclusivamente in gallese. Sinceramente non me ne frega niente di non capire una parola di quello che dite: siete stati coraggiosi e a me piace tanto.

No, Noel, non voglio ringraziarti per What's The Story Morning Glory, e neanche per Definitely Maybe, e neanche per Be Here Now. Ok, adesso ti vedo più interessato al mio discorso. E non voglio neanche ringraziarti per gli altri album degli Oasis, no: voglio farlo per il tuo secondo album solista, Chasing Yesterday, che secondo me è un disco rock perfetto, molto più degli altri. Non m'interessa se non resterà nella storia del mondo: resta nella mia, e abbastanza in prima linea.
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Predefinito complimenti inaspettati/2

Caro Mark Linkous degli Sparklehorse, cari Cardigans, ho tutti i vostri dischi e li adoro. Ma il migliore, lo so che suonerà strano, è quello che Nina Persson, la vostra cantante, ha registrato con Mark, con lo pseudonimo A Camp. È il migliore in assoluto, migliore dei cinque degli Sparklehorse e dei sei dei Cardigans. Vi fa così strano?

Ash, mi rivolgo a voi per rivolgermi a lei. Voi mi piacete, e mi piacete indifferentemente nel periodo con o senza Charlotte Hatherley. Ma lei, anzi, tu, cara Charlotte, sei forse la mia cantautrice straniera preferita. Il tuo primo disco solista, e in misura leggermente minore anche il terzo, è un capolavoro del pop rock mondiale. Cosa? Ai tuoi concerti ci venivano forse poche decine di persone e quindi ti sei messa a fare altro? Non importa, la stessa cosa temo sia capitata ad altri. Ma vorrei tanto abbracciarti per consolarti da quello stronzo che ti ha lasciata dopo averti usata, come hai raccontato in quel capolavoro di Bastardo.

Lo stesso vale per te, Spiral Stairs, ovvero lo pseudonimo di Scott Kannberg, chitarrista e seconda voce dei Pavement. Lo so che non penserai mai che c'è qualcuno a cui piace la tua musica più di quella della band di cui facevi parte e più di quella della band che il leader ha messo su dopo lo scioglimento, ma a me sì. Soprattutto il tuo primo disco solista. E lo so che hai fatto un ennesimo tour e poi hai scritto su Facebook che per un po' chiudi con la musica, anche perché immagino che tu debba trovarti un lavoro "vero", visto che non hai avuto tanto successo. Ma io ti adoro.

E lo stesso, ancora più amplificato però, vale per voi Yeti. Non ho mai ascoltato nessuna canzone dei Libertines, di cui John Hassall era il bassista, ma quando poi è diventato il cantante degli Yeti ho adorato tutto quello che avete fatto. Lo so, sono solo ventotto canzoni divise in due album, ma davvero, quello che mi hanno dato quei due dischi me l'hanno dato pochissime altre cose. Siete venuti in Italia ad aprire i concerti degli Oasis, e vi giuro che ci sarei andato anche solo per sentire voi; peccato che non vi conoscessi. Vi siete sciolti, un po' come Spiral Stairs e Charlotte Hatherley si sono allontanati dal cantautorato, per mancanza di consensi, immagino. Qualche critico musicale si ricorderà di voi, qualche appassionato pure, ma scommetto che nessuno vi reputi una delle più grande band di sempre.

Caro Kim Salmon, per te vale la stessa cosa che ho scritto ai The Future Sound Of London: immaginerai che ci saranno esseri umani che hanno tracciato tutta la tua carriera con tutti gli pseudonimi che hai utilizzato, ma probabilmente nessuno di questi è in Italia. Io ho tutti i tuoi dischi, che ovviamente non mi piacciono allo stesso modo. Ma ti ho seguito e ti seguirò. E almeno tu, cerca di non mollare. Per fortuna hai abbastanza seguito nella tua Australia per poter continuare a fare della musica la tua occupazione principale.

Pensavo di aver finito, ma poi mi sono accorto di voi, Benny Crespo's Gang, che tra tutti gli artisti a cui mi sono rivolto siete sicuramente quelli che hanno avuto minore successo, forse a causa della vostra provenienza islandese, forse perché a differenza dei vostri connazionali vi siete lanciati in un rock sporco e distorto in inglese mentre gli altri si facevano prendere dalla rarefazione del suono, o forse semplicemente perché alcuni gruppi sfondano e altri no, e voi non avete sfondato. Sono contento che dieci anni dopo il primo album ne abbiate inciso un secondo, anche se immagino che la cosa sia stata fatta per gioco e non per scopo di lucro. Ma l'arte non è mai un gioco, e voi lo sapevate anche quando avete pubblicato il vostro primo, bellissimo album. Ne avete venduto duemila copie in Islanda (che, rapportato alla popolazione italiana vuol dire quattrocentomila copie, mica male) e avete fatto un solo concerto fuori dalla vostra nazione, ma non importa: volevo dirvi, come ho già detto ad altri prima di voi, che il vostro primo album è uno dei miei dischi rock preferiti in assoluto, e lo è anche da prima che il rock diventasse il mio genere musicale principale. Volevo dirvelo: l'ho consumato e adorato, lo ascolto di meno ma lo adoro ancora.

Volevo dirvi a tutti grazie, anche se per voi sarà inaspettato.
Siete anche voi a farmi sentire vivo.


PS questa, ovviamente, è solo una parte della musica che ascolto e dei dischi che adoro. Ma sono complimenti inaspettati, appunto: è facile adorare gli Oasis ma non Chasing Yesterday, per fare un esempio; e non è facile essere fan di un gruppo sconosciuto che ha pubblicato uno o due dischi prima di sparire.
E in effetti quest'ultima frase fa molto Jonathan Coe, che non a caso è il mio scrittore preferito.

(post scritto ascoltando Stone in The Water di Stefano Bollani)
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Vecchio 11-11-2019, 17.59.04
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Predefinito post mai scritti

In questo periodo, dieci anni fa, avrei dovuto scrivere un post. Avrei dovuto farlo perché sapevo che quello che era successo avrebbe avuto delle conseguenze incredibili e avrebbe cambiato in qualche modo la mia vita. Non lo feci, però, perché era comunque un periodo particolare, diviso a metà tra una storia d'amore che stava iniziando, e che finalmente lo stava facendo sul serio, e un silenzio assordante a cui non riuscivo a dare spiegazione, e a cui non riesco a darla neanche adesso.
Ma su quest'ultima cosa ci tornerò.

Intanto, però, mi rendo conto che c'è questo decennale. Non ricordo il giorno preciso, in realtà: di solito mi aiuto coi post scritti, ma appunto, su questa questione non ho scritto niente, nonostante fosse una cosa estremamente rilevante. Non ho neanche traccia della conversazione di msn, che invece avrei dovuto stampare e incorniciare con la didascalia "come farsi valere, almeno una volta nella vita". So che è successo.
E quindi voglio raccontarlo. Voglio scrivere adesso il post che avrei scritto più o meno dieci anni fa, quindi senza sapere cosa ci sarebbe stato dopo. E poi, magari, scrivo il post che scriverei adesso se dovessi quotare quell'ipotetico (ed inesistente) post.

Meglio rimboccarsi le maniche, quindi.

(post scritto ascoltando Lorenzo 1997 - L'Albero di Jovanotti)
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Predefinito come farsi valere, almeno una volta nella vita

Se ci ripenso, mi tremano le dita. Anzi, le dita mi tremano in ogni caso, anche perché non riesco a non ripensarci.
Non pensavo che ce l'avrei mai fatta. L'avevo scritto qui sul forum, ma non ero mai riuscito a dire a C. che la odiavo. Anche le ultime volte che ci siamo visti, lei mi ha chiesto "ma non è che ce l'hai con me?" e io non ce l'ho fatta a dirglielo che sì, ce l'ho con lei perché, dopo che nell'ultimo anno e mezzo ha tentato di rovinarmi la vita, ho iniziato a riconsiderare anche gli otto anni precedenti alla luce di questo fatto. Cioè che forse il suo scopo nel mondo è quello di rovinarmi la vita.

Sto esagerando? Forse. Ma con tutto quello che è successo, quantomeno, non riesco a non odiarla. Stasera gliel'ho detto, e non avevo programmato di farlo. Semplicemente mi ha scritto su msn iniziando a rompermi le scatole, e lì non ce l'ho fatta più e le ho detto tutto. No, non le ho dato la soddisfazione di dirle che ha tentato di rovinarmi la vita, quello no. Ma le ho detto che la odio e che non voglio avere più niente a che fare con lei.

Perché stavolta dovrebbe andare in maniera diversa rispetto al passato? Me lo sono chiesto anch'io, e mi sono risposto subito che stavolta, a differenza del passato, sono stato io a usare parole forti e a voler troncare. Non so cosa accadrà nei prossimi giorni, non so se frignerà per non farmi andare via (dubito), di certo io non tornerò sui miei passi spontaneamente. Il rapporto era ormai compromesso del tutto, meglio ufficializzarlo e basta.

Vorrei tanto parlarne con qualcuno, ma non saprei chi. V. non sa tutta la storia nei dettagli perché c'è da pochissimo; con G. è un po' che non ci sentiamo e mi sembrerebbe troppo egoista farmi vivo proprio così; Ale è in luna di miele, anche se dalla luna di miele vera e propria è già tornato, e di certo non gli rompo le scatole per questa cosa. Anche se ne sarebbe felicissimo, direbbe che ho fatto la cosa giusta...e poi mi chiederebbe quanto durerà. Avrebbe ragione, ma stavolta secondo me è la volta buona.

Vedremo.
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Predefinito la fine di C.

Non saranno proprio dieci anni, ma poi quel post neanche l'ho scritto allora. E dieci anni dopo, posso dire che non ci parliamo da allora, o quasi.

Ci siamo visti qualche giorno prima di Natale, su sua richiesta. Doveva restituirmi delle cose, mi ha detto. È vero, perché io le avevo prestato delle cose e non le avevo mai volute indietro, come se fossero una sorta di assicurazione sull'amicizia: "se mai litigheremo", pensavo, "allora le chiederò un'ultima occasione per vederci e per farmi restituire tutto, e proverò a convincerla a tornare amici". Ovviamente pensavo soltanto ad eventualità in cui lei potesse scaricarmi; mai avrei pensato che sarei stato in grado di fare il contrario, come invece feci. Così la cosa si ritorse contro di me: mi chiese di incontrarci per potermi restituire quello che le avevo prestato, e glielo concessi.
Fu una mattina surreale: io stavo per dare il mio ultimo esame per la laurea, avevo una storia iniziata da poco ma con ottime prospettive, e in generale iniziavo a stare bene e riprendermi i miei spazi mentali, soprattutto senza di lei; lei, invece, non stava molto bene, e mi chiese di ripensarci. Mi rifiutai. Allora mi disse che non mi aveva portato tutto: dei 150 euro che mi doveva ne aveva con sé solo 50, dicendomi che gli altri 100 me li avrebbe dati nel corso dei mesi. Neanch'io sarei stato così scaltro, in caso contrario. Ma le dissi di no. "Tieniteli, non voglio più vederti".

La vidi, in realtà, il giorno della mia laurea, il 25 maggio del 2010. Venne a sorpresa, la ignorai o quasi, ci scattarono una foto "in posa" (buffo che abbiamo una foto insieme l'ultimo giorno in cui ci siamo visti), e poi mia mamma fece il malaugurato gesto di invitarla a pranzo da noi, cosa che in teoria ci sarebbe stata qualche mese prima, ma quel giorno era fuori luogo. Dopo pranzo la portai in camera mia, accesi il computer e le feci vedere le foto che c'eravamo scattati io e la ragazza che stavo frequentando, in un labirinto di una villa Veneta. "Carina", mi disse. "La fine del mondo", le risposi.
Poi la accompagnai a casa, e durante i dieci minuti di strada in macchina mi chiese in tutti i modi di ripensarci. "Non eri tu quello che dicevi che non avresti sopportato l'idea di vivere senza di me?". È vero, l'avevo detto. Ma per una volta avevo cambiato idea.

Mi scrisse in piena estate, chiedendomi ancora se c'avevo ripensato e se potessimo vederci prima della mia partenza per Padova, dove sarei andato a studiare a settembre. Le scrissi, molto lapidariamente, di no.

Non l'ho più sentita. E quella ragazza, "la fine del mondo", adesso è nell'altra stanza che guarda la televisione.
Mi sa che la raggiungo.

(post scritto ascoltando The Kiss Of Morning di Graham Coxon)
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Predefinito (non) aiutare le vecchine ad attraversare la strada

Ho sempre sostenuto che anche l'altruismo sia una forma di egoismo. Migliore, se vogliamo, ma egoismo. Qualsiasi atteggiamento, in fondo, deve appagarci; e se ci appaga il fare del bene, che è una bellissima cosa, comunque è una cosa che ci appaga. Per fare un esempio, se io aiuto una vecchina ad attraversare la strada, pur non traendone alcun vantaggio, mi sento meglio se l'ho fatto, e non mi importa di aver perso un minuto della mia vita se mi sento meglio. C'è chi si sente meglio a sparare, ad uccidere, a violentare, e c'è chi si sente meglio ad aiutare le vecchine ad attraversare la strada. Non è la stessa cosa, in fondo?
Ovviamente no, è un'estremizzazione.

Però a volte ci sono vecchine che attraversano la strada da sole e che non hanno bisogno che qualcuno le aiuti, eppure c'è chi va ad aiutarle lo stesso. A volte queste vecchine sbuffano visibilmente cercando di disincentivare i loro aiutanti a farlo, mentre altre volte fanno buon viso a cattivo gioco e ringraziano, nonostante non ce ne fosse bisogno. Lo fanno perché sanno che chi le aiuta si sente gratificato nel farlo, e quindi fanno anche loro, a modo loro, del bene.

Quindi: c'è una persona che aiuta le vecchine ad attraversare la strada e lo fa perché gli piace farlo. Poi, a un certo punto, si accorge che non gli piace più farlo, anzi, gli piace il contrario: passare accanto alle vecchine che attraversano la strada e non aiutarle. Alle vecchine importa qualcosa? Probabilmente no, visto che forse non ne avevano bisogno. Eppure questa persona si autoconvince che invece gliela sta facendo pagare, per tutte le volte che non l'hanno ringraziato a dovere. E perché avrebbero dovuto farlo, se spesso era palese che lo faceva per puro tornaconto (emotivo, va detto) personale?
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