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  #7741  
Vecchio 15-02-2019, 16.05.09
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Predefinito

Toc toc...
passo di qua e lascio un bacio...
un bacio come fossi una zia eh...
una zia un pò vecchia ed acciaccata che va cercando ricordi e persone...
Ciao Gabbo!
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siamo andati al mare e mi parlavi di montagna
abbiamo preso una casa in città e sogni la campagna
le salamandre i ragni e gli scorpioni,
i pipistrelli, gli insetti, le mosche ed anche i millepiedi
e ogni tanto ti perdo o mi perdo nei miei guai
ho la scopa già pronta che in piscina non sai mai che troveraaaai
e ritorno da te...

laura


...come due bimbi proprietari di una Stella...

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  #7742  
Vecchio 16-02-2019, 02.23.23
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Predefinito ciao sabby!

Forse siamo tutti vecchi zii che vanno cercando ricordi e persone.
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  #7743  
Vecchio 16-02-2019, 02.32.05
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Predefinito l'isola deserta: damon albarn - everyday robots

E anche qui vale la stessa cosa: i Blur no (ma li adoro), i Gorillaz no (e in effetti non mi piacciono troppo) e invece Damon Albarn ha diritto ad un suo disco sull'isola deserta? Sì, e non è il solo: anche quello dei The Good, The Bad & The Queen vede la sua presenza come autore e cantante. Qui, però, è la prima volta che si espone col proprio nome e cognome, raccontando storie di vita vissuta e mettendosi a nudo in vari aspetti, tra cui l'infanzia e, soprattutto, l'eroina.
In questo disco c'è il Damon Albarn che non ti aspetti, quello che decide volta per volta l'abito da mettere ai propri dischi e a 'sto giro ne sceglie uno inedito: voce, pianoforte, chitarra acustica e loop di batteria sintetica. Fine. Sembra impossibile da credere, ma pezzi come "Lonely press play" (forse la migliore del disco) sono basati esattamente su questa strumentazione. Anche "You & me" e "Hostiles" conservano la stessa formula musicale, e grazie alla scrittura lucidissima di Albarn i pezzi vengono fuori in maniera incredibile. Ci sono un paio di riempitivi ma il resto del disco è a livelli altissimi: molto seducente, con un andamento cadenzato, elettronico senza essere rumoroso e acustico senza essere noioso. Rimane in equilibrio, un equilibrio miracoloso e sinceramente inaspettato per Albarn, che ha sempre giocato per addizione. Stavolta sottrae, lascia un'ossatura scarna ma che funziona alla perfezione.
Questo disco è meraviglioso, e non se l'aspettava nessuno.
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  #7744  
Vecchio 16-02-2019, 03.34.19
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Predefinito il cuore in galleria

I concerti a cui vado si possono dividere in due gruppi, o meglio, si possono collocare in uno spettro con due estremità: i concerti di artisti che seguo da parecchio tempo e che quindi ho condiviso in vari modi, e quelli che invece seguo da poco e che quindi non ho ancora condiviso. Al primo gruppo, o meglio, alla prima estremità dello spettro appartengono, ad esempio, i concerti di Max Pezzali (ascoltato dalla notte dei tempi), quelli di Elio E Le Storie Tese e quello dei Chemical Brothers (ascoltati dal 1998), mentre ci sono concerti di artisti scoperti più di recente: quando ho visto la prima volta Lee Ranaldo, ad esempio, lo conoscevo da pochissimi mesi. Ho fatto nomi a caso, è giusto per dare un'idea.
Le due tipologie di concerto, comunque, sono molto diverse: nei secondi, ad esempio, riesco a concentrarmi molto più sulla musica rispetto ai primi, dove sono concentrato principalmente - fa strano dirlo, ma è così - su me stesso. Ascoltare un artista da parecchi anni vuol dire che l'ho condiviso con persone, luoghi, momenti, sensazioni, eccetera, e assistere al concerto vuol dire assistere al film della mia vito, oppure alla proiezione di diapositive della mia vita. Uno dei post più belli che io abbia mai scritto, questo, racconta appunto del concerto dei Chemical Brothers e del fatto che sia stata una proiezione di diapositive e filmati della mia vita.

Conosco e ascolto i Subsonica dal 2002. Li ho visti dieci volte in concerto, l'ultima pochi giorni fa, e ho condiviso le loro canzoni e i loro dischi con un'infinità di persone, luoghi, momenti, sensazioni, eccetera. Per questo assistere ad un loro concerto solitamente è una carrellata, una proiezione, eccetera. L'ho spiegato poche righe sopra.
Doveva succedere anche qualche giorno fa, ma non è successo.

Tornando a casa in bicicletta, col cuore che batteva ancora forte e con Riot City Blues dei Primal Scream nelle orecchie, ho provato a capire come mai. Non che mi fosse dispiaciuto: il concerto era stato bellissimo, ne ho parlato fino a poco fa con Vero e le ho detto quello che ho detto a tutti, cioè che "mi sono divertito tantissimo". Però è stato come quando si entra in galleria e il cellulare non prende, e il mio cuore era entrato in una galleria ed evidentemente non prendeva, e così non si è potuto collegare al database dei ricordi. Non ho capito perché sia successo, forse perché il cambiamento di compagnia annunciato il giorno prima ha scombinato un po' i miei piani emotivi, forse perché l'interazione durante il concerto ha fatto lo stesso, ma fatto sta che ho ascoltato canzoni che ascolto da una vita come se le stessi ascoltando per la prima volta. Anzi, come se le stessi ascoltando per l'ennesima volta (le conoscevo tutte a memoria e le ho cantate a squarciagola per l'intero concerto) ma le volte precedenti le avevo ascoltate tutte seduto su una sedia in una stanza completamente bianca, quasi da manicomio. Le conoscevo ma non mi raccontavano niente di me.
Ovviamente non è così, visto che per i Subsonica potrei scrivere un post analogo a quello del concerto dei Chemical Brothers, ma è quello che ho sentito. Non mi sono venute a trovare persone ormai spazzate via dal vento del tempo, né luoghi lontani e vicini, né interazioni ed emozioni e sensazioni. No. Ho saltato come uno scatenato, ho cantato a squarciagola, ho ballato e mi sono divertito. Ma non mi sono "ricordato" di niente. Paradossale, del resto, viste le premesse (non rispettate, ma non è dipeso da noi) della serata.
Ma maledettamente divertente.

(post scritto ascoltando Chaosmosis dei Primal Scream)
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Ultima modifica di gabo86 : 16-02-2019 alle ore 03.36.33
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  #7745  
Vecchio 16-02-2019, 14.42.50
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Predefinito l'isola deserta: robertina & gatto ciliegia contro il grande freddo - cuore

Qui siamo proprio nell'anonimato più totale: un gruppo di post-rock strumentale dal nome improbabile e dal successo limitatissimo che collabora con una cantante praticamente sconosciuta. Se non fosse stato per la produzione di Max Casacci dei Subsonica non mi sarei mai accorto di questo disco, e sarebbe stato un disastro. Perché questo è un disco coraggiosissimo e splendido.
Il concetto di fondo è semplicissimo: è un disco di cover di vecchie canzoni. Vecchie, vecchissime. Tutte molto famose, soprattutto per chi c'era in quegli anni. "Nessuno", quella di "nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino ci può separare", ad esempio. Ecco, questa canzone, per quanto non la migliore del disco, ne é forse l'emblema: il twist, o rock and roll, o boogie woogie, o come cavolo si chiama, insomma, il ritmo sostenuto della canzone originale qui viene affogato in un mare di angoscia. Sembra trip hop ma non è, perché qui non c'è elettronica (non molta, almeno) ma strumenti suonati. Eppure le atmosfere sono le stesse, rarefatte e angoscianti. La voce di Robertina, splendida e solare, sembra sussurrare delle ninne nanne da incubo, un po' come la splendida "Bugiardo e incosciente", indubbiamente la canzone migliore del disco e una delle più geniali reinterpretazioni di sempre; appunto, una ninna nanna sussurrata all'orecchio, con amore ma anche con molta angoscia.
Alcuni pezzi sono celebri ("Senza fine", "Io che amo solo te"), altri un po' meno, ma il concetto è la reinterpretazione in maniera diversissima rispetto all'originale ma senza essere dissacrante. I suoni, poi, sono una cosa incredibile, sempre sospesi e onirici ma mai tristi o noiosi.
Un disco da avere. Peccato che non ce l'abbia quasi nessuno, immagino.
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Vecchio 16-02-2019, 15.13.06
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Predefinito se il mio cuore avesse avuto ricezione durante il concerto, ecco cos'avrebbe preso

I concerti dei Dossi Artificiali, mio papà, MTV, un giro in bici di notte, il dvd con mio fratello, il concerto di tanti anni fa con gli SQUOT, Santa Maradona, i miei sedici anni finto-ribelli, Laura, le risate con Enrico, il concerto di qualche anno fa a Bologna.
Ci sarebbero stati tanti altri ricordi, ma in base alla scaletta sarebbero arrivati questi.
Ma non sono arrivati. E mi sono divertito allo stesso modo, anzi, forse di più.

(post scritto ascoltando Microchip Emozionale dei Subsonica)
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Ultima modifica di gabo86 : 16-02-2019 alle ore 15.15.08
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  #7747  
Vecchio Ieri, 03.08.12
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Predefinito l'isola deserta: lnripley - lnripley

In teoria doveva essere soltanto il disco di un progetto parallelo dei Subsonica, uno dei mille. Ninja, il batterista, aveva messo su un gruppo che si proponeva di realizzare "drum 'n' bass suonata", che sembra un po' un ossimoro ma che in realtà è sensatissimo. La drum 'n' bass è un genere tipicamente elettronico, ma visto che i Subsonica sono famosi per aver fuso il rock (e il pop) con l'elettronica, poteva essere un esperimento interessante. Se il disco è qui vuol dire che è molto più che interessante, peccato però che i dischi successivi abbiano virato verso altri generi decisamente meno interessanti come la dubstep.
Non questo, però. Questo è un disco grandissimo perché rende giustizia alla drum 'n' bass facendola suonare da strumenti "veri", che poi totalmente veri non sono: il basso e la batteria sono veri, d'accordo, ma il resto è affidato a delle tastiere filtrate con effetti da chitarra. Il risultato, interessantissimo, è un disco violento, carico e forsennato in alcuni punti, tutto in inglese (con l'eccezione di Nausea, lunghissima cavalcata elettronica in italiano) e tutto ad altissimi livelli.
Il punto più alto, e non è banale, è l'unica cover del disco, la celeberrima "Killing in the name" dei Rage Against The Machine: una volta ascoltata la versione degli LNRipley sarà impossibile tornare ad ascoltare l'originale, perché prende forma e compiutezza nella sua veste semi-elettronica. La batteria è potente, il basso è sinuoso, e la voce di Viktor, il vocalist, è violenta com'è giusto che sia. E fa lo stesso anche negli altri pezzi.
Questo disco è un po' una formula magica. Rivoluzionario a modo suo nel fondere il rock suonato con la drum 'n' bass, è rimasto isolato anche nella discografia del gruppo, ed è un vero peccato, visto che si tratta di un capolavoro.
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Vecchio Ieri, 03.21.21
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Predefinito le storie che mi racconto

Io scrivo.
Io scrivo e scrivo di me. Scrivo anche di altre persone, scrivo anche di altre cose che non mi riguardano direttamente, ma principalmente scrivo di me. A volte scrivo anche di altre persone in relazione a me, a volte scrivo anche di altre cose che non mi riguardano direttamente in relazione a me. Se racconto di un disco che ho ascoltato, di un libro che ho letto, di un videogioco a cui ho giocato o di un film che ho visto posso farlo parlando dell'opera d'arte fine a se stessa o parlandone in relazione a me. Tendo a mettermi in mezzo ai miei racconti.
Il problema di tutto questo è il mio tentativo inconscio di trasformare la mia vita in un romanzo, un romanzo di cui sono l'indiscusso protagonista (è la mia vita in fondo, no?) ma in cui ci sono anche altri personaggi. Il problema è che ognuno di questi altri personaggi sta scrivendo il romanzo della propria vita, e a volte la cosa si scontra col fatto che nella mia scrittura ci sono anche loro, e io cerco di governare anche le loro vite, o comunque di influenzarle. Certamente più una persona è vicina a me e più una persona rischia di essere "influenzata" dalla mia narrazione.
Questa cosa può fare male.

Questa cosa fa male. Me ne sono accorto ieri, c'ho pensato e ho preso una decisione: per un po' (non so quanto) non voglio più scrivere di me. Il che non vuol dire che non voglio più scrivere e basta: semplicemente non voglio scrivere di me. Ci sarà un'eccezione nei prossimi giorni per via di un decennale, lo so già, ma per il resto non voglio più scrivere di me.
Scrivere di me vuol dire scrivere della mia vita come un romanzo, col rischio di toccare anche le pagine degli altri. Il mio tentativo di chiudere i cerchi, ad esempio, che è uno dei punti cardine della mia narrazione, si scontra con la possibilità (e l'opportunità o meno) di farlo.
Non posso più fare male alla persona che amo, o alle persone a cui voglio bene, solo per il piacere di compiacere la mia narrazione.
Voglio metterci un punto, per ora.

(post scritto ascoltando Radiator dei Super Furry Animals)
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Vecchio Oggi, 00.34.47
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Premessa: Caruso, l'unico inedito di quest'album dal vivo, è una canzone che non ho mai sopportato. Il resto del disco, però, è meraviglioso. Si tratta della registrazione di un concerto che Dalla tenne a New York accompagnato dalla sua band di quel periodo, ovvero gli Stadio. Una band con una compattezza incredibile, con una sezione ritmica molto valida e un gigantesco chitarrista solista. Sembra passare in secondo piano il tastierista, Gaetano Curreri, che della band era ed è ancora il cantante: a lui viene concessa l'opportunità di cantare la splendida "Grande figlio di puttana", cavallo di battaglia degli Stadio, durante il concerto di Dalla.
Per il resto gli arrangiamenti sono meravigliosi e le canzoni, molto note, splendide: risaltano in particolare la splendida Washington, con una coda strumentale a metà tra il jazz e la psichedelia; "Stella di mare", anche in questo caso con una coda strumentale meravigliosa, più rock però; "Balla balla ballerino", in cui il basso risalta in tutta la sua potenza. Ci sono pezzi famosissimi e altri meno famosi, ma l'insieme è coeso e ad altissimi livelli. Merito della scrittura e della voce di Dalla, certo, ma anche della perizia musicale degli Stadio, che accompagnano senza strafare ma si fanno sentire eccome.
Bravissimi, bravissimi tutti.
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  #7750  
Vecchio Oggi, 00.53.50
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Predefinito le storie che mi raccontano

Bea e il suo ragazzo si sono lasciati.
Si conoscono di vista da sempre ma hanno iniziato a frequentarsi solo alla fine dell'estate 2017: entrambi avevano una storia lunga alle spalle (con convivenza nel caso di lui) a cui era seguito un periodo di "avventure", molto limitate per lei, decisamente libertine per lui. Poi si sono messi insieme e si sono legati.
Lui è decisamente l'anti-intellettuale, e in famiglia ci si chiedeva come mai lei si fosse messa con lui dopo aver lasciato l'ex proprio per il suo non essere intellettualmente stimolante; la mia risposta, semplicissima e che continuo a condividere, è che lei evidentemente non deve avere bisogno di una persona intellettualmente stimolante, e che non c'è niente di male in questo. Forse si era stancata dell'ex, ma adesso con il nuovo ragazzo le cose sembravano andare a gonfie vele.
C'andavano davvero, in effetti: lui aveva comprato anche casa, teoricamente solo per sé ma era pronto ad accogliere anche lei. Io e lui non abbiamo mai parlato molto, ma ci stavamo reciprocamente simpatici nella diversità dei nostri ruoli nella vita di Bea; la scorsa estate sono venuti a Catania assieme a me e Vero e abbiamo passato una splendida settimana tra famiglia e tanti giri. Ho avuto modo di parlare un po' con lui, in disparte, e mi ha fatto un discorso un po' strano: mi ha detto che quando passeggia per strada e incontra uno che "Bea s'è fatto" (testuali parole) gli viene una rabbia incredibile. Strano detto da lui, che prima di conoscerla ne cambiava una a settimana, mentre lei negli anni precedenti ha avuto pochissime storielle di nessun conto e spesso mai consumate fino in fondo.

Insomma, è andata così: lui le ha fatto una scenata di gelosia perché, prendendole il telefono di nascosto, ha letto delle chat che non gli sono piaciute. Chat, per la cronaca, in cui si organizzava per il corso di nuoto con l'istruttore, o in cui rispondeva in maniera cordiale a un suo compagno di corso. La sua colpa, a detta di lui, è stata rispondere "nessuno" alla domanda "c'è qualcuno che senti?"; ma per lei "sentire" vuol dire "sentire spesso", e allora le persone che sente sono, anzi siamo, sulle dita di una mano, e sono tutte perfettamente note.
Lei gli ha fatto una scenata assurda, una scenata che si è protratta per giorni, via messaggi: ha detto che la sua fiducia è stata tradita, che si fidava ed è stato ripagato così, eccetera. Contemporaneamente, va detto, lei era sempre più sconvolta da quest'atteggiamento. Lui ha tirato la corda per giorni, e la corda a un certo punto si è spezzata. L'ha spezzata lei, e forse lui non pensava che lei potesse farlo, ma la cosa l'ha ferita talmente tanto da farle riconsiderare tutto il futuro insieme. L'ha mollato, e allora lui ha iniziato a scusarsi, a dire che aveva esagerato, che non aveva capito che lei "ha bisogno di libertà" (fondamentalmente, la libertà di rispondere a messaggi cordiali senza doverlo notificare alla persona con cui sta). Un discorso assurdo, forse, ma che poi si è unito ad altri discorsi, che mi sono stati raccontati soltanto dopo, in cui lui la accusava di qualsiasi tradimento possibile, in stile "lavaggio del cervello molto soft": secondo me mi tradisci, chissà chi vorresti farti, eccetera. Mi sembra incredibile, una volta saputo questo, che lei abbia resistito così tanto con lei.

Insomma, la storia è finita. Lui sta facendo il possibile per convincerla a tornare sui suoi passi, ma lei è rimasta così sconvolta da quei giorni, da quel martellamento incessante, da quel moralismo da quattro soldi (da che pulpito, poi) da non volere assolutamente ripensarci. Comprensibilmente, peraltro.
Certo, lei ha dovuto rinunciare ad una storia. Una storia apparentemente con un futuro, con una casa quasi pronta per andarci a stare, e invece tutto finisce. Lei è stata coraggiosa a farla finire, ma dentro di sé ha capito che non sarebbe più riuscita ad amarlo come prima dopo la scenata, visto che la scenata mostrava una serie di cose (controlli, sfuriate, sospetti) che lei non avrebbe più potuto accettare.

E adesso è tutto da gestire da capo.

(post scritto ascoltando Gran Turismo dei The Cardigans)
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Predefinito le storie che mi raccontano

Bea e il suo ragazzo si sono lasciati.
Si conoscono di vista da sempre ma hanno iniziato a frequentarsi solo alla fine dell'estate 2017: entrambi avevano una storia lunga alle spalle (con convivenza nel caso di lui) a cui era seguito un periodo di "avventure", molto limitate per lei, decisamente libertine per lui. Poi si sono messi insieme e si sono legati.
Lui è decisamente l'anti-intellettuale, e in famiglia ci si chiedeva come mai lei si fosse messa con lui dopo aver lasciato l'ex proprio per il suo non essere intellettualmente stimolante; la mia risposta, semplicissima e che continuo a condividere, è che lei evidentemente non deve avere bisogno di una persona intellettualmente stimolante, e che non c'è niente di male in questo. Forse si era stancata dell'ex, ma adesso con il nuovo ragazzo le cose sembravano andare a gonfie vele.
C'andavano davvero, in effetti: lui aveva comprato anche casa, teoricamente solo per sé ma era pronto ad accogliere anche lei. Io e lui non abbiamo mai parlato molto, ma ci stavamo reciprocamente simpatici nella diversità dei nostri ruoli nella vita di Bea; la scorsa estate sono venuti a Catania assieme a me e Vero e abbiamo passato una splendida settimana tra famiglia e tanti giri. Ho avuto modo di parlare un po' con lui, in disparte, e mi ha fatto un discorso un po' strano: mi ha detto che quando passeggia per strada e incontra uno che "Bea s'è fatto" (testuali parole) gli viene una rabbia incredibile. Strano detto da lui, che prima di conoscerla ne cambiava una a settimana, mentre lei negli anni precedenti ha avuto pochissime storielle di nessun conto e spesso mai consumate fino in fondo.

Insomma, è andata così: lui le ha fatto una scenata di gelosia perché, prendendole il telefono di nascosto, ha letto delle chat che non gli sono piaciute. Chat, per la cronaca, in cui si organizzava per il corso di nuoto con l'istruttore, o in cui rispondeva in maniera cordiale a un suo compagno di corso. La sua colpa, a detta di lui, è stata rispondere "nessuno" alla domanda "c'è qualcuno che senti?"; ma per lei "sentire" vuol dire "sentire spesso", e allora le persone che sente sono, anzi siamo, sulle dita di una mano, e sono tutte perfettamente note.
Lei gli ha fatto una scenata assurda, una scenata che si è protratta per giorni, via messaggi: ha detto che la sua fiducia è stata tradita, che si fidava ed è stato ripagato così, eccetera. Contemporaneamente, va detto, lei era sempre più sconvolta da quest'atteggiamento. Lui ha tirato la corda per giorni, e la corda a un certo punto si è spezzata. L'ha spezzata lei, e forse lui non pensava che lei potesse farlo, ma la cosa l'ha ferita talmente tanto da farle riconsiderare tutto il futuro insieme. L'ha mollato, e allora lui ha iniziato a scusarsi, a dire che aveva esagerato, che non aveva capito che lei "ha bisogno di libertà" (fondamentalmente, la libertà di rispondere a messaggi cordiali senza doverlo notificare alla persona con cui sta). Un discorso assurdo, forse, ma che poi si è unito ad altri discorsi, che mi sono stati raccontati soltanto dopo, in cui lui la accusava di qualsiasi tradimento possibile, in stile "lavaggio del cervello molto soft": secondo me mi tradisci, chissà chi vorresti farti, eccetera. Mi sembra incredibile, una volta saputo questo, che lei abbia resistito così tanto con lei.

Insomma, la storia è finita. Lui sta facendo il possibile per convincerla a tornare sui suoi passi, ma lei è rimasta così sconvolta da quei giorni, da quel martellamento incessante, da quel moralismo da quattro soldi (da che pulpito, poi) da non volere assolutamente ripensarci. Comprensibilmente, peraltro.
Certo, lei ha dovuto rinunciare ad una storia. Una storia apparentemente con un futuro, con una casa quasi pronta per andarci a stare, e invece tutto finisce. Lei è stata coraggiosa a farla finire, ma dentro di sé ha capito che non sarebbe più riuscita ad amarlo come prima dopo la scenata, visto che la scenata mostrava una serie di cose (controlli, sfuriate, sospetti) che lei non avrebbe più potuto accettare.

E adesso è tutto da gestire da capo.

(post scritto ascoltando Gran Turismo dei The Cardigans)
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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