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Vecchio 05-02-2019, 21.43.33
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Predefinito sbam!

Se ci penso è incredibile: ho abitato per ventiquattro anni e per la seconda metà di questi ho utilizzato la bicicletta come mezzo di locomozione, di spostamento e di allenamento; in tutti questi anni ho avuto un solo incidente, andando a sbattere da solo e per colpa mia sullo specchietto retrovisore di una macchina parcheggiata a cinque metri da casa mia, rovinando a terra e riempendomi di ferite.
Invece, da quando sono a Padova, sono già stato investito due volte, entrambe le volte dentro una rotatoria con una macchina che oltre a darmi la precedenza avrebbe anche dovuto vedere che ero lì, e invece non l'ha fatto e mi ha travolto; è successo otto anni fa ed è successo anche stamattina. Zero danni, né a me né alla bici, ma un po' di rabbia perché "a Catania non sapete guidare mentre qui a Padova sì". Appunto.
E poi Vero si arrabbia perché rallento anche quando avrei la precedenza. "Ma cosa fai? Mica siamo a Catania, qui ti fanno passare".
Sbam!

(post scritto ascoltando Born In The Echoes dei The Chemical Brothers)
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Vecchio 06-02-2019, 03.33.09
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Predefinito l'isola deserta: the decemberists - the hazards of love

C'è una cosa che non ho mai capito, e la capisco ancora meno per il fatto che sono stato io a deciderla: ho scoperto i Decemberists per caso dopo aver letto su Rockol una recensione di questo The Hazards Of Love, che ho ascoltato e adorato, eppure non mi è mai venuto in mente di cercare altri dischi loro. Forse perché questo è stato presentato come "particolare" all'interno della loro discografia e rischierei di essere deluso dagli altri, o forse semplicemente perché nessun disco eguaglierà mai questo.
Per certi versi è vero: non è l'unica rock opera tra i miei dischi, eppure è la più "completa". Per esempio, è l'unica in cui non c'è una sola voce: il cantante dei Decemberists interpreta i due personaggi maschili, ma i due personaggi femminili sono interpretati da altre due cantanti (Becky Stark e Shara Worden) che mettono in scena rispettivamente Margaret e la regina.
Sì, è una storia di stampo medievale. E fantasy: la ragazza che soccorre un fauno ferito, il fauno che si trasforma in uomo, i due che si innamorano, la regina cattiva che vuole separarli e si affida ai crudeli mezzi di un "libertino" che rapisce la ragazza. Il tutto cantato come se fosse un musical ma senza la pomposità che lo caratterizzerebbe, e soprattutto il tutto è molto rock.
La parola rock, del resto, si può declinare in mille modi, e lo stesso accade alla musica: pur essendoci diversi temi che ritornano di tanto in tanto, le sfaccettature del rock cambiano in base al momento della narrazione. Se è calma o romantica l'atmosera è quasi acustica, innervosendosi e sfociando quasi nel metal nei momenti più concitati. Ci sono echi di progressive (ma sono giusto echi), il resto oscilla tra un rock acustico e un hard rock decisamente più pesante in base al momento.
Difficile scindere gli elementi del disco, comunque: i testi sono ispiratissimi e raccontano una storia con un suo inizio, svolgimento e persino una conclusione (inaspettata e che mi fa scendere davvero una lacrimuccia ogni volta che la ascolto), le musiche sono splendide, gli arrangiamenti perfetti e le diverse voci rendono il disco perfetto. Inutile parlare delle singole canzoni: alcune sono migliori di altre ma probabilmente il tutto funziona proprio perché così coeso. Forse per questo non voglio ascoltare altri dischi dei Decemberists: ho paura di rimanere deluso da vicende più "brevi". Questa è un'unica canzone lunga un'ora, se vogliamo, ed è quanto di meglio si possa fare nel genere.
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Vecchio 07-02-2019, 03.22.36
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Predefinito c'ero sempre stato

C'ero quando ti sei laureato, quando non ho capito se volevi suicidarti o ucciderla, quando sei stato male da impazzire e quando poi hai trovato la felicità; c'ero il giorno del tuo matrimonio, c'ero quando hai comprato la macchina e dopo cinquecento metri si è rotta la cinghia di trasmissione, e lì mi hai detto "ci sei sempre".
Non c'ero quando è nato tuo figlio, e quella è stata la prima volta che mi sono sentito in colpa: ma abitavo ormai a Padova e, a dire il vero, è stata solo una coincidenza spazio-temporale la mia presenza a Catania per l'acquisto dell'auto "difettosa". Per il resto, in realtà, non ci sono sempre stato, anzi, non ci sono stato proprio, ma sembrava che non ce ne fosse bisogno, perché avevi/avevate preso la decisione (discutibile quanto vuoi, ma insindacabile) di lavare i panni sporchi in casa, e così non ci sono stato perché ero lontano ma anche perché sembrava che non ci fosse bisogno di esserci.
Poi, però, il bisogno è tornato preponderante, e con essa la frequenza nel sentirci (anzi, molto più alta che in passato). Ma ero comunque lontano, facendo comunque i salti mortali ogni volta che tornavo, per esserci.

Stamattina non c'ero. Sono sicuro che se fossi stato a Catania ci sarei stato, probabilmente nell'ombra, nascosto dietro una colonna del tribunale, probabilmente con due sacchetti della spesa per farti morire dalle risate o anche solo per strapparti un sorriso. Non sarei entrato, non le avrei sputato in faccia come meriterebbe e come continua a meritarsi, avrei certamente abbracciato i tuoi genitori e poi te. Ti avrei offerto una granita in un qualsiasi bar di Corso Italia e avrei cercato di farti ridere con le nostre imitazioni.
E invece non c'ero.

Al di là di quanto possa sentirmi in colpa (la vita è vita, e mi ha portato lontano da lì), so cosa dovrò fare la prossima volta.
Offrirti una granita, ad esempio. E ridere.

(post scritto ascoltando Telepathic Surgery dei The Flaming Lips)
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Vecchio 07-02-2019, 03.31.17
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Predefinito l'isola deserta: the good, the bad & the queen - the good, the bad & the queen

Anche di questo disco ho scritto di recente, sebbene sia uscito solo nel 2007. Adesso è il mio disco preferito tra quelli usciti quell'anno, sebbene il premio in quell'occasione sia andato a Morgan. Ho cambiato idea, però, perché questo disco continua a rimanere un capolavoro minimalista. Atmosfere tetre e teatrali da teatro vittoriano, racconti sulla vita a Londra, organetti da circo e una sezione ritmica insolitamente versatile, con Paul Simonon dei Clash più reggaeggiante del solito e Tony Allen in pieno afro-beat.
Alla voce e alla scrittura delle canzoni Damon Albarn, leader di Blur e Gorillaz, che qui si scopre cantautore puro in un'atmosfera comunque diversa dalle due band precedenti. Si tratta, appunto, di una questione di atmosfera: una canzone come "Three changes" colpisce proprio perché cambia tre volte genere rimanendo alla fine uguale a se stessa, mentre il pezzo di apertura "History song" scava ancora nel mio cuore dopo dodici anni dal primo ascolto.
Resta anche il finale con il brano omonimo, inizialmente melodico e poi rumorosissimo, quasi al limite dell'ascoltabile, ma è un puro divertissment. Il disco non è divertente ma è splendido, e non somiglia a nient'altro ascoltato di recente. Il suono è gracchiante come quello di un vecchio giradischi, e forse questa è la sorpresa più grande. Davvero un gran disco, uno dei miei preferiti.
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Vecchio 08-02-2019, 02.58.38
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Predefinito perché Sanremo è Sanremo

I miei coinquilini non lo capiscono: "come fa a piacerti quella roba?", soprattutto a me che faccio tanto l'intellettuale musicalmente.
Avrebbero anche ragione se solo provassero che per me Sanremo è l'occasione di passare cinque giorni nella chat di gruppo con la mia compagna, mia sorella, mio fratello, sua moglie e la mia pazza zia ottantatreenne che secondo me non vede l'ora che arrivi febbraio per scatenarsi, dando voti alle canzoni e commentando cantanti e mise.
Forse Sanremo non è il massimo, probabilmente non ascolterei nessuna di queste canzoni se non in queste serate, ma la mia famiglia è sacra.

(post scritto ascoltando Rock 'n' Roll dei Cor Veleno)
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Vecchio 08-02-2019, 03.08.44
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Predefinito l'isola deserta: gruff rhys - american interior

Questo disco è meraviglioso per diverse ragioni, che da sole non giustificherebbero tanta meraviglia:
- racconta una storia bellissima, una storia vera accaduta due secoli fa negli Stati Uniti e che andrebbe approfondita;
- la approfondisce con un libro, un dvd, una app e soprattutto un concerto che, per chi l'ha visto (io!), completa il racconto presente sul disco;
- lo fa con delle bellissime canzoni, dei suoni malinconici ma splendidi, come la bellissima "Liberty is where we'll be" o la finale "Year of the dog";
- ha Kliph Scurlock alla batteria, appena licenziato (ingiustissimamente) dai Flaming Lips;
- Gruff Rhys è un grandissimo cantastorie.

Mancano le atmosfere pazze dei Super Furry Animals, ma visto che chissà se e quando pubblicheranno un altro album insieme, va bene anche questa (ennesima) incursione solista.
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Vecchio 09-02-2019, 03.33.26
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Predefinito le storie che ci raccontiamo

Da un paio di giorni la mia migliore amica mi sta raccontando una storia. Lo sta facendo in diretta, mentre accade, perché ha iniziato ad accadere l'altroieri sera e ogni tanto succede qualcosa e mi aggiorna. Ci siamo scritti un bel po' in questi giorni e stasera abbiamo fatto due chiacchiere davanti ad una tisana all'ananas e al mandarino (?). Non è un racconto fatto col senno di poi, anzi, è un racconto raccontato mentre accade, fatto più che altro per ragionarci sopra.

Due note.
La prima è che questa storia mi fa una paura incredibile. D'accordo, stanno insieme da poco più di un anno, ma immaginavo che in un anno certe differenze caratteriali e certe divergenze fossero state appianate. E io? Ho avuto molto più tempo per farlo, più di nove anni, ma ce l'ho fatta? Difficile ridursi a questo livello, immagino, ma mi ha dato mille spunti di riflessione. Come gestire una storia d'amore che poi diventa la storia della vita (almeno nel mio caso), come conciliarla con il "resto del mondo". Più che "O me o (quei deficienti lì)" degli 883 mi viene in mente, ovviamente, l'incipit di "Giù le mani dal cuore", con la classifica delle priorità, la libertà e lo spostamento in là. Una questione vecchia come il mondo, in realtà, ma una questione che in qualche modo si farà più importante ora che la convivenza si avvicina.
La seconda è che i Perturbazione sembrano stare raccontando le storie che ci raccontiamo, ora ancora più che in passato. Forse dovrei riascoltarli, anziché limitarmi a citarli in continuazione.

(post scritto ascoltando Heavy Metal dei Cor Veleno)
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Vecchio 09-02-2019, 03.53.15
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Predefinito l'isola deserta: motel connection - a/r andata e ritorno o.s.t.

C'ho pensato un attimo di troppo. Ho letto il nome "Motel Connection" e ho pensato che c'è un loro disco che ho vissuto in una maniera incredibile, legandolo all'attesa di una notte e poi alla notte stessa. Uno dei segnalibri più potenti della mia vita, un disco che ascolterò tra quarant'anni (se sarò ancora vivo) mi ricorderà sempre quello che mi ricorda ascoltarlo. In breve, "Do I Have A Life?", che però non è il mio disco da isola deserta. Non è perfetto, non è un capolavoro, è troppo legato a qualcos'altro. La colonna sonora del film "A/R Andata E Ritorno", invece, lo è.
Dopo un primo album danzereccio (nonché colonna sonora del primo film di Marco Ponti) il secondo doveva essere inevitabilmente simile. Per certi versi lo è, perché ci sono un sacco di pezzi danzerecci, ma poi ci sono i capolavori che non ti aspetti. L'iniziale "Queen of sugar" è il lentone che i Subsonica non sono mai riusciti a scrivere, con Samuel emozionato ed emozionante ed un'inedita sezione ritmica formata da Ninja dei Subsonica alla batteria e Roberta dei Verdena (all'epoca fidanzata di Samuel) al basso. Un lentone strappalacrime e inaspettato.
Subito dopo, Dreamer. Danzereccia, ma con un uso molto intelligente delle chitarre, cosa che capita poi anche in altri pezzi sempre a cassa dritta. Ma, a parte questi ultimi, ci sono diverse sorprese: Waxwork, con la collaborazione di alcuni membri dei Linea 77, è un pezzo che scimmiotta (copia?) i Red Hot Chili Peppers in maniera incredibile. La cover di "The power of love" dei Frankie Goes To Hollywood, che vede la collaborazione di Manuel Agnelli degli Afterhours alla chitarra e alla seconda voce, è commovente come poche altri pezzi del gruppo.
Il resto è principalmente dance, ma una dance intelligente e in gran parte suonata. Il film di cui è la colonna sonora è splendido e andrebbe visto di per sé, ma in più la colonna sonora è meravigliosa e si sposa benissimo con la pellicola.
Da avere.
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Vecchio 11-02-2019, 23.50.00
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Predefinito bambini

Ieri pomeriggio io e Vero eravamo a vedere un reading musicale a cui partecipava una sua amica, e a un certo punto la cantante ha iniziato ad intonare una canzone. C'ho messo mezzo secondo a capire quale fosse, così mi sono avvicinato a Vero e le ho detto "Paola Turci", visto che lei pochi minuti prima mi aveva invece detto che un'altra canzone era di Fiorella Mannoia.
Insomma, era Bambini di Paola Turci.

Non la ascoltavo da più di undici anni, eppure me la ricordavo abbastanza, nonostante l'avessi ascoltata soltanto diciannove volte (sembrano tante, ma provate ad ascoltare una canzone diciannove volte nel giro di poco più di tre mesi e poi lasciar passare undici anni). Mentre la canzone passava mi sono venute in mente miliardi di cose, tra cui una: come ho fatto a lasciar passare undici anni?

Il disco che la conteneva, Stato Di Calma Apparente, è uno dei miei dischi da isola deserta, probabilmente, quindi dal punto di vista musicale ne parlerò magari tra qualche giorno. Ma dal punto di vista personale quel disco ha una storia incredibile.
Ho iniziato ad ascoltarlo il 22 maggio 2007, all'indomani dell'iscrizione a last.fm e una settimana prima di andare a Palermo a trovare per la seconda volta la persona che mi aveva fatto iscrivere a quel sito. È stato indubbiamente uno dei dischi di quell'estate, e mi ha accompagnato nel dolore assieme a Under The Iron Sea dei Keane e a We Are The Night dei Chemical Brothers. Finita l'estate, tentato (con successo, ma non era scontato) di archiviare i cattivi pensieri, misi quei tre dischi di lato e pensai che non li avrei ascoltati mai più. Invece un anno dopo, all'incirca, ripresi entrambi questi ultimi. Paola Turci, invece, rimase là.

Non ho mai ascoltato più niente di Paola Turci. Mi è piaciuta moltissimo la canzone che ha portato a Sanremo di due anni fa, e anche quella di quest'anno non era malaccio, ma non ho più ascoltato nuove canzoni o dischi o altro. E neanche il vecchio disco, in realtà.
Poi però ho scoperto che di quel disco, Stato Di Calma Apparente, esiste anche una versione in dvd, con le registrazioni (in presa diretta) dell'album filmate. Io adoro i dvd musicali, e ho pensato che potrei regalarmelo per vederlo quando avrò una casa tutta mia (o meglio, al 50%) e un impianto degno di questo nome, spedito apposta da Catania.

Spero non manchi troppo.

(post scritto ascoltando The City di MCDM + CISI)
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Vecchio 12-02-2019, 00.05.37
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Predefinito l'isola deserta: tricky - maxinquaye

Sarebbe troppo facile e contemporaneamente fuori luogo raccontare i retroscena emotivi che mi hanno portato ad ascoltare e riascoltare questo disco, visto che sto cercando di concentrarmi soltanto sulla musica.
E allora musica, maestro: difficile trovare un album trip hop più caldo di questo. Caldo e contemporanemente torbido: il rifacimento di Karmacoma dei Massive Attack, qui ribattezzato Overcome, è quanto di più languido si possa immaginare. E la sensualità trasuda anche da pezzi come Ponderosa, Pumpkin, l'ipnotica Aftermath. Il pezzo migliore però, forse il più innovativo, è certamente "Black Steel", ovvero la cover in versione rock di un pezzo hip-hop dei Public Enemy, qui caricato di nervosismo, di batterie e strumenti suonati (strano, in un disco prettamente elettronico) con un rilascio di tensione incredibile.
Maxinquaye è considerato uno dei dischi simbolo degli anni '90, icona di una Bristol che era la capitale dell'elettronica oscura con il trittico Tricky - Massive Attack - Portishead. Un trip hop oscurissimo, a differenza di quello forse altrettanto sensuale ma decisamente più solare dei Morcheeba. Spettacolare.
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Vecchio 12-02-2019, 02.16.05
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Predefinito the figure eight inside out is infinity

Solo un illuso avrebbe potuto pensare che un disco il cui titolo e copertina, rovesciati, sono il simbolo dell'infinito, potesse chiudere dei cerchi anziché tenerli aperti in loop.
Inutile scriverne adesso: tra ventiquattro ore sarà tutto più chiaro e vedremo cosa sarà successo.

PS adoro scrivere i titoli dei post che citano canzoni che magari conosco solo io.

(post scritto ascoltando Xtrmntr dei Primal Scream)
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  #7732  
Vecchio 12-02-2019, 02.28.59
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Predefinito l'isola deserta: gianni maroccolo - a.c.a.u. la nostra meraviglia

Indipendentemente dall'incredibile impatto emotivo e di condivisione che questo disco ha avuto nella mia vita, e indipendentemente dalle conseguenze e dalle scoperte musicali che ne sono seguite, dal punto di vista squisitamente musicale questo disco è un capolavoro.
La storia è nota: Gianni Maroccolo, bassista dei prima Litfiba, degli ultimi CCCP, dei C.S.I. e dei PGR, oltre che produttore, talent scout e chi più ne ha più ne metta, aveva deciso di pubblicare un album interamente strumentale basato sul suo basso e sui suoi aggeggi elettronici. Poi, per curiosità, ha provato a mandare alcune di queste basi a cantautori con cui aveva collaborato in passato, e ognuno di questi è andato a trovarlo e a registrare una canzone scritta apposta su quelle basi.
Il primo miracolo che sta dietro al disco è la coerenza tematica: Maroccolo non aveva suggerito niente, ma non è un caso che più della metà delle canzoni parli del mare o si limiti a citarlo. La musica è stata registrata di fronte al mare, che deve avere influenzato la composizione in modo inconscio, tanto da arrivare fino alle orecchie dei cantautori che hanno scritto e cantato le canzoni.
Piero Pelù esordisce con una canzone ipnotica come il movimento delle onde del mare, con un suono di basso che scava in profondità. Raiz lo cita più di striscio ma lo fa, come lo fanno quasi tutti, e anche qui il basso è grandissimo protagonista. La canzone di Carmen Consoli è solo apparentemente più cantautoriale, perché poi c'è un lungo brano recitato in dialetto catanese (!) dalla cantantessa. Sempre da Catania, Franco Battiato canta in inglese con un lungo assolo di contrabbasso a chiudere la canzone.
Poi, ma questa è una mia preferenza, arriva Cristina Donà con quella che secondo me è la sua più bella canzone, con il basso che serve solo a suonare degli accordi e un'interpretazione vocale incredibile sullo scorrere del tempo. C'è anche Jovanotti, con il brano forse più pop (assieme a quello di Francesco Renga) ma non per questo più banale. E c'è spazio per esperimenti più ostici, come "Deriva finita" in cui Cristiano Godano dei Marlene Kuntz recita una storia angosciante e dal finale macabro.

Ma questo disco è meraviglioso dall'inizio alla fine. Forse ci sono un paio di episodi più deboli (la preghiera sarda "Deus ti salvet maria", "Delicato delirio" con Federico Fiumani) ma nella sua globalità è veramente un disco perfetto. E di scarsissimo successo commerciale, com'era facile prevedere. Ma chi ce l'ha lo adora, non c'è niente da fare.
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Predefinito 8

A settembre avevo delle aspettative su questo concerto,
poi a ottobre ne ho avute altre,
poi a novembre altre ancora,
poi l'altro ieri altre, diverse.

Stasera tutto è stato diverso da quello che potevo aspettarmi.
Sono saltato sulla bici e ho iniziato ad ascoltare Riot City Blues dei Primal Scream cantando a squarciagola "Country girl" e fregandomene se la folla che andava a piedi a recuperare le macchine mi guardava male. Non so neanche se l'abbia fatto, non me ne sono neanche accorto.
Pensavo solo a me e a come ero stato durante il concerto.

Siamo le storie che ci raccontiamo.

(post scritto ascoltando Riot City Blues dei Primal Scream)
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Predefinito l'isola deserta: benny crespo's gang - benny crespo's gang

Forse, tra tutti i dischi da isola deserta, questo è il meno conosciuto. Anzi, sicuramente.
Si tratta dell'album d'esordio di una band islandese che canta in inglese, con un rock contemporaneamente pesante e complicato. Due voci, una maschile prevalente e una femminile che canta ogni tanto, e un muro di chitarre elettriche e tastiere che poggiano su un basso poco in risalto e su una batteria grandiosa. Ci sono brani lunghissimi che sembrano quasi suite, come la splendida "Shine", con una lunga coda "tranquilla" dopo un pezzo agitato e nervoso, o come "Conditional love", che di tranquillo ha l'intermezzo cantato dalla voce femminile. Scoraggiano un po' il pezzo di apertura e di chiusura, inutilmente rumorosi e urlati. Ma il resto del disco è di altissimo livello, a patto di accettare l'alto tasso di distorsioni e di "wall of sound" chitarristico. Quando ho iniziato ad ascoltarlo per me era una novità, poi le mie orecchie con gli anni si sono abituate.
Ma questo disco resta meraviglioso.
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Vecchio 13-02-2019, 03.38.23
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Predefinito riprendendo una lettera di tanti anni fa

E poi mi piacciono i cerchi, mi piace chiudere i cerchi. Metaforicamente, intendo: i cerchi si aprono e poi mi piace chiuderli, se ci riesco.
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Vecchio 13-02-2019, 23.23.52
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Predefinito l'isola deserta: noel gallagher's high flying birds - chasing yesterday

Fa un po' ridere il fatto che in questa lista non ci sia nessun album degli Oasis e ci sia, invece, uno degli album solisti post-Oasis. Il punto è questo: non c'è nessuna differenza tra l'acclamatissimo "What's The Story? Morning Glory" e quest'album, nonostante siano passati ventun anni, gli Oasis si siano sciolti e Noel Gallagher sia rimasto da solo. Ma in fondo era lui l'autore delle loro canzoni (e l'interprete di alcune di esse), quindi non c'è differenza. E non c'è neanche nell'ispirazione: anzi, quelle di quest'album sono alcune tra le migliori di sempre.
Il fatto che inizialmente l'album dovesse essere prodotto dagli Amorhpous Androgynous (uno degli alter ego dei The Future Sound Of London) si sente negli echi di psichedelia: ufficialmente nel lavoro finale sono rimaste le loro tracce in "The right stuff" e "The mexican" (quest'ultima per niente psichedelica, anzi, piuttosto rock e divertente), ma già dall'iniziale Riverman si capisce che le atmosfere sono più rarefatte. Per il resto ci sono "one two three four" come se i pezzi fossero veramente incisi in presa diretta, cosa molto improbabile, e un paio di pezzi più "normali e diretti: la splendida "The girl with x-ray eyes", con una sequenza di accordi rubata a "Hotel california" degli Eagles ma con un pathos incredibile, e soprattutto "Lock all the doors", uno splendido rock diretto e scatenato.
Noel Gallagher ha sempre avuto tanto da dire, e con questo disco per me ha detto tutto. Impossibile migliorarsi, impossibile fare un disco pop-rock senza grosse pretese migliore di questo.
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Ultima modifica di gabo86 : 15-02-2019 alle ore 12.22.13
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Predefinito senza dubbio, la bomba atomica di ieri sera

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Vecchio 14-02-2019, 03.46.39
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Predefinito l'isola deserta: un'altra me - syria

Syria viene ricordata per qualche canzoncina pop di poco conto, per la sua bella presenza e per una voce particolare. Il punto è che nella sua ventennale carriera di cantantuccia ha pubblicato un disco completamente diverso dagli altri ed estremamente coraggioso.
"Ma è solo un album di cover", si potrebbe obbiettare. Sì, è vero, lo è, ma il repertorio a cui attinge è inusuale per lei: cover di canzoni indie. Al momento dell'uscita dell'album, cioè il 2008, l'indie italiano era molto più di nicchia rispetto ad adesso che ha colonizzato il mainstream, e quei nomi erano veramente sconosciuti. Sembra impensabile che una cantante pop di relativo successo abbia inciso un intero album così, ma lei l'ha fatto, con un coraggio non da poco. Ed il coraggio è stato premiato: questo disco è meraviglioso.
Gran parte del merito, com'è ovvio che sia, va alle canzoni. Forse un filo più unusuali del solito ma niente di troppo strano, con temi che variano tra un rapporto che nasce tra qualche difficoltà relazionale e altrettante difficoltà nel chiudere un rapporto che non funziona più. Questi due temi sono quelli che me l'hanno fatto apprezzare nel periodo successivo all'uscita, ma dentro c'è molto di più. La scrittura è eccellente, d'accordo. Gli arrangiamenti, ad opera di Cesare Malfatti dei La Crus, sono elettronici ma mai troppo essenziali, e ogni tanto si spingono su territori lievemente danzerecci (l'iniziale "La distanza", ad esempio, ma sono solo eccezioni). E poi c'è Syria, che interpreta le canzoni in una maniera eccezionale, come se le avesse scritte davvero lei. Soffre e fa soffrire l'ascoltatore, si emoziona e lo fa emozionare, e lo conduce per mano in quest'ottovolante di canzoni ingiustamente sconosciute.
Chicca delle chicche, Cesare Malfatti musica un testo di Sergio Endrigo che non è mai diventato canzone. "Momenti", si chiama, ed è una meraviglia ingiustamente passata inosservata.
Come tutto il resto del disco, in effetti.
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Predefinito epistolario

Un giorno, quando sarò morto, cercheranno di spremere la mia produzione letteraria per lucrarci sopra, e magari vorranno pubblicare anche il mio epistolario. Di lettere cartacee ne ho scritte, ma ho scritto anche delle belle mail, qualche pm importante, e anche messaggi whatsapp chilometrici.
Ecco, se potete, conservateli. Magari vi daranno un nichelino per poterli pubblicare. Io sarò già morto, ma magari voi vi arricchirete. E il mondo saprà cos'ho scritto in giro.
Sarebbe un peccato se andassero perse "le storie che ci raccontiamo".

(post scritto ascoltando More Light dei Primal Scream)
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Predefinito l'isola deserta: lee ranaldo and the dust - last night on earth

Per questo disco varrebbe la stessa domanda del disco di Noel Gallagher ("ma come, non metti nessun disco degli Oasis e poi ne metti uno solista di uno dei suoi membri?) però amplificata dal fatto che Lee Ranaldo dei Sonic Youth non è mai stato l'autore principale. Gli venivano "concesse" da zero a tre canzoni per disco, che per me spesso erano le migliori. Ecco perché, dopo lo scioglimento della sua band, quando ha iniziato a incidere "a nome proprio" sono rimasto contentissimo; anche perché, per la cronaca, nei suoi dischi solisti la batteria la suona lo stesso Steve Shelley che rendeva le canzoni dei Sonic Youth ancora più incredibili.
E soprattutto, quando uscì Between The Times And The Tides, disco dell'anno 2012, pensai che non potesse uscire un disco "alla Lee Ranaldo" migliore di quello. E sono tuttora combattuto su quale dei due dischi, il primo o il secondo, sia il migliore (il terzo neanche prova ad avvicinarsi). Il primo è certamente più accessibile, più diretto, più breve e più "facile". Ma il secondo, cioè Last Night On Earth, è quello che arriva più in profondità. Lo fa perché le canzoni hanno più tempo per svilupparsi tra introduzioni, sezioni strumentali e strutture atipiche senza strofa né ritornello; e lo fa perché le canzoni, avendo più tempo per svilupparsi, sono anche più complesse. Ne è un esempio l'iniziale "Lecce, leaving", con un riff che resta in testa, una strofa, due ritornelli consecutivi (o un ritornello diviso in due parti) e poi una lunga sezione strumentale; forse una delle migliori canzoni di sempre. L'altra è "Ambulancer", con cambi improvvisi di chiave all'interno di una struttura apparentemente normale. Forse si esagera un po' sulla finale "Blackt out", quasi totalmente strumentale e un po' troppo rumorosa e caotica, ma il punto è questo: rispetto all'album precedente, registrato già con le idee chiare, questo si è sviluppato in studio di registrazione, all'interno di infinite jam session che hanno dato questo risultato. C'è molto spazio per l'interazione tra i musicisti, c'è una batteria che qualsiasi rock band pagherebbe oro per averla, e soprattutto c'è un grandissimo cantautore (ed interprete, perché anche la voce è splendida).
Questo disco non resterà nella storia perché la gente preferisce ricordare i Sonic Youth, ma per me, a costo di risultare blasfemo, lo preferisco di gran lunga ai loro quindici album. Resta, quindi, nella mia storia.
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