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  #7561  
Vecchio 13-11-2018, 16.22.53
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Predefinito ecco, appunto

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Gabo, ma tu non ti sei accorto che ti hanno allacciato le scarpe tra loro mentre eri coricato?

No.

Ma se sei anche inciampato e sei caduto a terra!

Ma io non mi ricordo niente!

Ma se poi ti hanno preso tutti a calci!

Ma non è possibile, non me lo ricordo!

Ma ti ricorderai che kallel t'ha preso a forchettate in testa facendoti malissimo, no?

Ma stai scherzando? Assolutamente no!



Raccontato questo, chiudo questa pagina di carta azzurra promettendomi di non parlare più di questa sbronza che m'ha lasciato qualche segno, come un senso di debolezza quasi cronica ed un dolore intercostale che la mia dottoressa preferita associa ad uno stato di pre-influenza ma che forse è solo il dolore provocato dai conati.
Comunque sto bene.
Rileggendo solo quel post pensavo di non avere mai raccontato il resto, e invece dopo una telefonata con gli amici devo aver scritto anche quest'altro.
Non ricordavo dei lacci, tutto il resto invece sì.

Mi mancano, in qualche strano modo. In qualche strano modo perché ci sono, però mi mancano lo stesso.
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  #7562  
Vecchio 14-11-2018, 03.24.38
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Predefinito passioni di nicchia

Io, tendenzialmente, ho delle passioni di nicchia. Non sono io a sceglierle, sono piuttosto loro a scegliere me, e il fatto che siano di nicchia mi rende difficile parlarne. Oddio, magari ogni tanto ne parlo, ma le racconto a chi non ne sa molto e alla fine può anche non essere troppo interessato.
Oggi però sono andato all'audioforum sui Sonic Youth, e alla fine sono andato dal "relatore" e mi sono fatto una splendida chiacchierata su: Lee Ranaldo, Steve Shelley, concerti a Padova, concerto a Barcellona, Lecce, Catania, la Seattle d'Italia, gli Uzeda, Steve Albini, gli Shellac. È stato bello perché sarebbe stato impossibile fare questa chiacchierata con qualsiasi altra persona che fa parte della mia vita, visto che lui ne sapeva tantissimo (quanto me, cioè praticamente tutto) e il resto del mondo no. Ma va bene così, per una sera ho rotto la mia proverbiale ritrosia e ho parlato con un quasi sconosciuto per una decina di minuti.

(post scritto ascoltando Let Love In di Nick Cave & The Bad Seeds)
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  #7563  
Vecchio 14-11-2018, 22.48.49
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Predefinito come un'autobiografia dai contorni incerti è questa canzone, la mia

Manic Street Preachers - Litany <--- non è proprio LA mia canzone, ma poco ci manca


Been at war with myself
Since the day I was born
Cannot find any real peace
Just invisible treaties

Been at war with myself
And all the things I've said
If you live with regrets
They can give you some strength

And I've got to learn to make the best
And I've got to learn to make some friends
Tangled up in a spider's web
Of my litany
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Ultima modifica di gabo86 : 14-11-2018 alle ore 22.57.39
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  #7564  
Vecchio 16-11-2018, 03.05.14
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Predefinito le orecchie del cuore

Ogni tanto guardo Veronica e le dico che è bellissima. Capita che lo faccia in momenti in cui è particolarmente in tiro, ma capita anche quando è in pigiama o in tuta o struccata o con lo sguardo assonnato e con la piega del cuscino sulla faccia. Capita, e non lo faccio per compiacerla, ma perché semplicemente in quel momento lo sto pensando. Lei mi dice che lo dico perché la guardo con "gli occhi del cuore".
Gli occhi del cuore. Che cavolo vuol dire? Che la trovo bella perché sono innamorato di lei? Non è forse il contrario? Non è che mi sono innamorato di lei (anche) perché l'ho sempre trovata bellissima? Lo stesso non vale al contrario, ci mancherebbe: se mi dicesse che sono bellissimo non sarebbe dettato dagli occhi del cuore ma dagli occhi della bugia; mi si può dire tutto, che sono simpatico divertente colto forse anche affascinante, ma di certo non sono bello.
In ogni caso, i miei non sono gli occhi del cuore. Sono i miei occhi. E ci vedo con dodici decimi.

È da un po' di tempo che vorrei compilare una lista dei miei dischi preferiti, dei miei dischi perfetti. Ho già trovato un po' di criteri che vorrei usare, ad esempio non più di un disco per artista (perché alcuni artisti "rischierebbero" di averne più di uno), ma c'è un problema di fondo: cosa rende un disco "preferito" o "perfetto"?
Ci sono alcuni dischi che sono inequivocabilmente bellissimi. Ok, non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace, quindi da ora in poi definirò "bellissimo" qualsiasi cosa che mi piaccia molto.
Dicevo, ci sono alcuni dischi che sono inequivocabilmente bellissimi. Li riconosco all'istante, mi colpiscono per la loro bellezza, punto. Poi ci sono alcuni dischi che mi scavano dentro, toccano delle corde della mia anima, e lo fanno non tanto per la loro bellezza, o magari non solo per quella, ma anche perché hanno fatto parte di me, mi hanno accompagnato in momenti importanti, li ho ascoltati allo sfinimento, e insomma, quei dischi fungono da "segnalibro", come ho scritto qualche post fa. Il punto è che mi toccano corde simili, ma non per forza uguali, a quelle dei dischi bellissimi. E magari sono passati anni da allora e non li considero più bellissimi, ma mi emozionano ancora. Come fare a distinguerli?

Un esempio a caso: i dischi degli 883. Non sono certamente dei capolavori, eppure quando li ascolto mi danno delle sensazioni incredibili, ovviamente legate al fatto che li ho ascoltati all'infinito quando ero bambino/ragazzino/adolescente. Se li ascoltassi oggi per la prima volta non penso che c'impazzirei, in quanto figli di quei tempi. E però almeno un disco degli 883 ovviamente lo metterei nella lista (e so anche quale).

E allora forse Vero in quel caso ha ragione: sono dischi ascoltati con "le orecchie del cuore". Sono dischi che adoro non tanto perché siano bellissimi ma perché fanno parte di me, l'hanno sempre fatta.
Compilerò la lista e vedrò chi c'è dentro, senza fare troppa attenzione a distinguere le due categorie. In fondo sarà una lista unica.

(post scritto ascoltando It's A Wonderful Life degli Sparklehorse)
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  #7565  
Vecchio 16-11-2018, 11.26.14
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Predefinito this song feels like the national anthem for introverts

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  #7566  
Vecchio 16-11-2018, 17.42.22
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Predefinito il sistema di punteggio

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Basta passare quattro ore così per tornare a casa alle 22.30, nonostante sia sabato sera, e sentirsi soddisfattissimi per com'è andata la serata.

L'occasione era la partita dell'Inter, ovviamente. Ma era da due settimane che non si giocava a Wipeout (di cui era Ale il campione in carica), e così sono andato da lui molto in anticipo, siamo usciti, abbiamo mangiato un panino e poi siamo tornati a casa. Lì, ho montato la playstation, gli ho fatto vedere Lemmings (vedi post successivi) e poi abbiamo iniziato a giocare a Wipeout Fusion, il gioco che da cinque lunghi anni, con la pausa di un anno e qualcosa, ci vede sfidarci.

Visto il recente problema alla memory card, avevamo a disposizione soltanto i primi quattro campionati, ognuno fatto da tre gare. Visto che ci autoattribuiamo un punto per ogni campionato vinto (indipendentemente dallo scarto nel vincerlo, cioè: che lo si vinca di misura o che lo si vinca con una netta supremazia, ci diamo sempre un punto), abbiamo chiaramente deciso "chi arriva prima a tre punti vince".

Il primo campionato è andato a me: di misura, senza strafare, un buon punticino per iniziare.
Il secondo campionato è andato a me, nettamente: già dalla prima gara l'ho staccato molto in classifica e non è riuscito a recuperare nelle altre due. Altro punto per me. Ne mancava solo uno.
Il terzo campionato l'ha vinto lui, "alla Hamilton" (per sua stessa ammissione): cioè, ha dominato per tutto il campionato, s'è trovato in estrema difficoltà nell'ultima gara, credevo di aver recuperato ed invece all'ultima curva ha compiuto il sorpasso che gli è valso il secondo posto nella gara ma il primo nel campionato (esattamente come Hamilton in Brasile).
Il quarto campionato l'ha vinto lui, letteralmente massacrandomi: già dalla prima gara avevo capito che sarebbe stato impossibile riprenderlo, e così è stato.
A quel punto eravamo pari, 2-2, risultato abbastanza imprevisto: tralaltro mancavano cinque minuti all'inizio della partita dell'Inter e dovevamo inventarci qualcosa.
Così, mentre percorrevamo l'ultimo giro della terza ed ultima gara del quarto campionato, gli ho detto: "dunque, siccome io ho vinto i primi due e tu i secondi due, scegliere uno dei tornei arbitrariamente avvantaggerebbe uno dei due. Allora facciamo così: buttiamo un numero. Il mio numero va a formare le decine e il tuo le unità. Formano un numero. Lo dividiamo per 4. Il resto della divisione sarà il campionato che faremo".
Si è fermato, mi ha guardato e m'ha detto "ma tu a queste idee ci pensi di notte o cosa?" ed io, con nonchalance: "ma veramente m'è appena venuta in mente". Questo per testimoniare una cosa che io sostengo da una vita: non lo fa necessariamente nella direzione giusta, ma il mio cervello corre tantissimo.
Insomma, io ho buttato il tre e lui il quattro: 34. Diviso 4, dà resto 2. Quindi avremmo usato il secondo campionato come spareggio.
Questo quinto ed ultimo campionato è stato stranamente tranquillo: niente eliminazioni, niente punteggi sballati, niente di niente. Ho vinto di misura le prime due gare e perso la terza, ma ho concluso comunque con quattro punti di vantaggio. E quindi ho vinto per 3 campionati a 2.
Urla, esultanze, dediche inevitabili, e poi via a staccare la playstation ed attaccare il decoder per vedere la partita.

A quel punto in teoria ero soddisfattissimo.
Se non fosse che c'era una Palermo-Inter da vedere, che poi era il motivo per cui c'eravamo dati appuntamento.

[...]

E così sono tornato a casa: pancia piena, ego interista soddisfatto, ego wipeouttista soddisfattissimo. Sono di nuovo il campione in carica.
Fino a quando non si sa.
Sembra un post normale, e forse lo è. Ma dieci anni dopo ci sono alcune cose da dire.
La prima, e forse è una cazzata, è che questa è stata l'ultima partita a Wipeout Fusion prima della caduta del meteorite. Per fortuna dopo la caduta siamo riusciti a giocarci qualche altra volta, ma questa è l'ultima pre-caduta. E chissà perché, dopo il torneo e dopo la partita dell'Inter, non sia rimasto a dormire da lui. Forse dovevo uscire con gli SQUOT o con Erika, forse lui doveva uscire con qualcun altro, ma comunque non ho dormito da lui. A questo punto mi chiedo se c'abbia più dormito (post-caduta del meteorite? Dovrà investigare).
La seconda, e forse è un filino più seria, è quella del punteggio.

Ale era quello che, quando eravamo io un bambino e lui un ragazzino, aveva un quaderno su cui segnava i nostri progressi nell'atletica, con tanto di tabelle e proiezioni future. Era anche quello che aveva stabilito le lunghezze delle nostre corse e in generale delle nostre gare alle olimpiadi estive. Era, insomma, quello un po' "ossessivo-compulsivo", titolo che mi avrebbe ceduto dopo, come ben sa chi mi conosce.
E insomma, il sistema di punteggio di quando giocavamo a Wipeout Fusion era relativamente semplice: nell'arco di una sessione giocavamo a diversi "tornei", dove ogni torneo era composto da un certo numero di gare (se non ricordo male erano 3, 5 o 7) e vedeva alla fine un vincitore. Il sistema di punteggio interno al torneo era deciso dal gioco (un certo numero di punti al vincitore della gara, qualcuno meno al secondo, eccetera, più due punti per ciascun avversario eliminato con l'uso delle armi), e ogni torneo vinto attribuiva un punto alla nostra classifica. Tendenzialmente giocavamo al meglio dei cinque tornei, quindi bastava vincere tre tornei. A volte i tornei erano equilibrati, a volte più sbilanciati, ma comunque vincerne uno attribuiva un punto. E poi, alla fine, chi aveva tre punti era il campione.

Poi arrivarono la PS3, Wipeout HD e la mia partenza da Catania, e così dovemmo (e dobbiamo) concentrare i campionati nei pochi giorni che passiamo insieme. Abbiamo dovuto anche concentrare la durata delle partite, perché dieci anni fa potevamo permetterci di passare parecchie ore insieme e giocare per la metà del tempo, ma adesso le ore che passiamo sono decisamente meno e quindi non possiamo giocare all'infinito come allora.
La modalità di gioco, innanzitutto, è radicalmente cambiata: siamo passati alla modalità Eliminatore, che in Wipeout Fusion non c'era ma nel suo predecessore Wip3out (a cui ho giocato per tre anni col mio migliore amico dell'inizio del liceo) sì. Meno basata sulla velocità, più basata sull'eliminare altre navicelle e quindi sull'usare meglio le armi, decisamente più divertente.
Sinceramente, non ricordavo il sistema di punteggio che utilizzavamo i primi anni, ma ricordo che era abbastanza sbilanciato: veniva attribuita la vittoria sia che fosse di misura sia che fosse con parecchio divario, e la cosa non ci sembrava giusta. Durante un brainstorming al piano di sopra della mia casa in campagna (a cinquanta metri di distanza da dove ha abitato lui fino a un anno fa circa) stabilimmo il nuovo regolamento.
Stabilire il sistema di punteggio è un po' come scrivere la legge elettorale: stai scrivendo le regole del gioco, dunque è giusto che tutti siano d'accordo. Io sono più bravo in alcune cose, lui in altre, per cui dovemmo trovare un punto d'accordo. Ce la facemmo e lo usiamo ancora oggi.

Ogni gara ad "Eliminatore" ha come traguardo i 200 punti. Si guadagnano punti eliminando gli avversari (20 punti ad eliminazione), colpendoli anche senza eliminarli (i punti dipendono dall'arma usata) o tagliando il traguardo del giro (5 punti per ogni giro, per evitare che uno resti fermo a fare il cecchino). Questo punteggio non l'abbiamo deciso noi, è quello scelto dal gioco. Ma noi abbiamo elaborato quello che viene dopo, ovvero come decidere di dare i punti per il nostro campionato.
Alla fine il sistema che abbiamo adottato è questo: la vittoria della gara dà di diritto due punti (due punti del nostro campionato), a meno che a vincerla non sia una delle navicelle controllate dal videogioco, eventualità rara ma non rarissima. In questo caso attribuiamo solo un punto a chi si è classificato davanti all'altro, ma un punto solo come a dire "che scarso". Sennò, chi taglia per primo i 200 punti guadagna due punti in classifica. A questi punti si aggiungono: un punto se chi supera i 200 punti ha almeno 100 punti in più del cugino, e un punto se il cugino perdente non si è classificato secondo ma si è fatto superare dalle navicelle dell'intelligenza artificiale ed è quindi terzo o quarto (o anche peggio). Va da sé che possono accadere entrambe le cose: se io vinco con 200 punti e Ale arriva terzo con 80, io prendo quattro punti, cioè i due della vittoria, il punto bonus dei 100 punti di distacco ed il punto bonus delle almeno due posizioni di distacco nell'ordine d'arrivo. Così una gara può assegnare da uno a quattro punti, e il totale è quindici: chi arriva prima a quindici ha vinto. La media dei punti di ogni gara è circa tre, quindi magari capita che io stia vincendo 9-0 e lui inizi a recuperare fino a superarmi e vincere (è capitato più spesso di quanto si possa pensare).

Quasi dieci anni fa è caduto un meteorite, e poco più di un anno fa lo stesso meteorite è caduto di nuovo ma in maniera decisamente diversa, e da allora niente è stato più lo stesso. Non siamo più tornati a giocare né a casa mia (ma la televisione si era rotta già da qualche anno, quindi avevamo già smesso) né a casa sua, o almeno, nella sua casa storica. Ma quest'estate siamo riusciti a giocare, ed è una magia che non si perderà mai.

Mentre pensavo a questo post pensavo alle sere freddissime passate a casa mia a giocare quando potevamo benissimo stare al calduccio a casa sua. Sono cose che non ho mai capito anche se si sono (parzialmente) spiegate col secondo meteorite.
Ma tanto siamo ancora qui.
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Vecchio 17-11-2018, 03.21.36
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Predefinito non-segnalibro

Quando uscì il primo album dei The Good, The Bad & The Queen fui curioso e volli ascoltarlo, anche se lo feci solo un mesetto dopo l'uscita. Tra i nomi che formavano il supergruppo non mi interessavano Simon Tong (dei Verve) e Tony Allen (storico batterista di Fela Kuti), e in fondo neanche Damon Albarn, cantante di Blur e dei Gorillaz il cui numero di canzoni che conoscevo stava tranquillamente nel palmo di una mano. Immagino che la stragrande maggioranza della gente che l'ha ascoltato l'avrà fatto per lui, ma a me interessava invece Paul Simonon, il bassista dei Clash che era tornato a suonare dopo anni lontano dallo strumento. Avevo iniziato ad ascoltare i Clash appena un paio di mesi prima, scoperti grazie a un paio di cover dei Manic Street Preachers (è un argomento lunghissimo da trattare e non è questo il momento), così decisi di ascoltarli.
Il contatore di iTunes parla chiaro: è uno dei dischi che ho ascoltato di più. Quello di last.fm fa un po' meno testo perché il periodo di ossessione per quel disco è precedente alla mia iscrizione, ma comunque ci sono una valanga di ascolti registrati. Il primo album dei The Good, The Bad & The Queen è uno dei miei dischi preferiti, ma non riesco a capire perché.

Scrivevo proprio ieri dei motivi per cui un disco può esserlo, ma in questo caso sono indeciso. È perché è un disco bellissimo? Forse. Di certo è un disco molto strano, con un suono particolarissimo, volutamente "antico", a tratti persino surreale. Non so, però, se sia bellissimo a livello "perfetto". Non credo.
L'alternativa, quindi, è che sia un disco-segnalibro. E qui scatta il punto: lo è e non lo è. Lo è perché sono sicuro di averlo ascoltato in un momento ben preciso, i primi mesi del 2007, in uno dei momenti più tristi della mia storia personale. Eppure riascoltarlo non mi porta a quei momenti, come invece fanno tanti altri dischi ascoltati allo sfinimento in quei mesi. No, questo disco non lo fa, eppure ascoltandolo mi ricorda qualcosa. Cosa? "Qualcosa", appunto. Qualche cosa. Ascoltandolo so di averlo legato a qualcosa dentro di me, ma quel legame è sepolto a differenza di altri legami che sono a me stesso molto più palesi. Un "non-segnalibro", insomma. E uno dei miei dischi preferiti.

Oggi è uscito il loro secondo album. Ha senso il secondo album di un gruppo nato appositamente per registrare il primo album e poi scomparso nel nulla (mentre i suoi membri sono rimasti attivi nelle loro diverse attività)? E soprattutto, è possibile che lascerà su di me la scia che ha lasciato il primo? Sono passati quasi dodici anni da allora, io non sono più la stessa persona né tantomeno loro, né tantomeno il resto del mondo. Avrà lo stesso impatto su di me?
Alle mie orecchie (e alla mia mente, su tutto) l'ardua sentenza.

(post scritto ascoltando 8 dei Subsonica)
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Predefinito la cronistoria continua

Citazione:
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La prima versione di Lemmings uscì nel 1990 e l'ultima l'anno scorso.
Diciassette anni di storia per uno dei sei videogiochi che mi hanno cambiato la vita.
E che Lemmings mi abbia cambiato la vita, si capisce dalla cronistoria che segue.

Non ho idea di quando io abbia visto per la prima volta Lemmings. Ricordo il "chi" (con i miei cugini, Ale e suo fratello), ricordo dove (sulla loro Amiga 500, nella loro casa in campagna), ma non ricordo l'anno preciso. Credo nel 1992, primo anno dei cosiddetti "anni d'oro". Grafica bidimensionale, musichette idiote ma gioco assolutamente rivoluzionario. Semplice e geniale. Ci giocammo un sacco nelle estati, poi con la fine dell'Amiga finì anche Lemmings (anche se ricordo che negli ultimi anni di vita dell'Amiga, tipo il 95-96, non ci giocavamo più, forse non l'avevano più).

Ricordo che in quegli anni mia madre mi portava da una psichiatra dell'infanzia, un'amabilissima signora (che è morta da poco) che mi diceva "disegna la prima cosa che ti viene in mente".
Ed io disegnavo sempre la stessa cosa: livelli di Lemmings. E glieli spiegavo, glieli commentavo, e chissà cos'avrà detto a mia madre.

Tra il 1995 ed il 1996 accadde una serie di eventi abbastanza in contemporanea. E' difficile stabilire una cronologia, ma ci provo.
Innanzitutto, arrivato alle scuole medie, feci amicizia con gli smanettoni informatici della classe. Grazie a loro iniziò il processo di recupero dei vecchi videogiochi dell'Amiga (che si era appena rotta), processo che è tuttora incompleto dopo dodici anni. Il primo gioco ad essere recuperato fu proprio Lemmings, nella versione per PC. Mi diedero il floppy disk originale del gioco, floppy disk che non trovo più ma che devo avere per forza io (e che tralaltro deve valere un po', credo).
Accadde che un giorno venne il fratello di Ale a casa mia e mi vide giocare a Lemmings. E si ricordò anche lui dei vecchi tempi.
Accadde che un giorno in un negozio di videogiochi della mia città trovai uno stranissimo "Xmas Lemmings": 64 nuovi livelli ambientati tutti nella neve e con i Lemmings vestiti da Babbo Natale. Il concept era identico al Lemmings originale.
Accadde che dalla mia maestra di pianoforte, il cui marito era un videogiocatore incallito (spero che abbia smesso, ora), lessi in una rivista che stava per uscire la versione in 3D di Lemmings, per PC e Playstation (uno).
Accadde che, qualche mese dopo, mio cugino Maccu scambiò temporaneamente il suo Super Nintendo (col quale ho dei ricordi splendidi) con la Playstation di un suo amico. Lo fece solo per una sera, ma io quella sera ero da lui e giocai per la prima volta a 3D Lemmings. Non ci capii molto, ma mi innamorai della musica, possibilmente ancora più bella di quella del primo episodio.
Accadde che comprai uno stranissimo gioco: Lomax. E' un videogioco a piattaforme bidimensionale (come Super Mario, tanto per dare l'idea), in cui si controlla Lomax, il principe dei Lemmings. Il gioco era veramente diverso, concettualmente, da Lemmings (e 3D Lemmings, che era l'unico altro gioco della saga che conoscevo fino ad allora), ma le musichette idiote e deliranti c'erano ancora. E poi quel gioco, un giorno, mi tenne incollato al PC per dieci ore consecutive (intorno al 1997, è il mio record personale e sono contento di non averlo mai più battuto. Recentemente, in tentativi di full immersion, dopo sei ore ho alzato bandiera bianca).

Nel 1998, a Londra, trovai finalmente 3D Lemmings per PC. Tornato a casa ci giocai tantissimo. Pur mantenendo lo schema del gioco originale, ne allarga di molto le possibilità, aggiungendo la terza dimensione, anche se a volte il tutto è eccessivamente complicato. Musiche stupende anche qui, che porto sempre nel cuore.

Da allora per un po' di anni non accadde niente. Giocavo a Lemmings a periodi. Ci giocavo un mese o due e poi non ci giocavo più per un anno o due (è un gioco pericoloso, causa assuefazione, ne parlerò meglio dopo).

Nel 2005, con l'arrivo dell'ADSL, iniziai a documentarmi per bene. Scoprii che tra il primo Lemmings e la sua versione in 3D non era uscita solo l'espansione natalizia. Era uscita anche un'altra espansione, "Oh No! More Lemmings", oltre a due seguiti, Lemmings 2 e Lemmings 3. Ovviamente mi procurai subito tutti questi giochi, ma non riuscii mai a giocarci fino a qualche giorno fa (ho trovato l'emulatore per il DOS e ho capito come farlo funzionare, finalmente).

Nel 2006 appresi che l'ultimo episodio di Lemmings ad essere prodotto era un certo Lemmings Revolution, uscito solo per PC nel 2000. Era un misto tra 2D e 3D, anche se era decisamente improntato più sulla versione originale del gioco che sui diversi seguiti. Lo presi, grandioso.

Nel 2007, notizia sconvolgente. Dopo sette anni di silenzio, tornava Lemmings. Solo per PSP e Playstation 2. Mi ero sempre chiesto "chissà come sarà".
Ora lo so. Martino mi ha prestato la sua Playstation 2 a tempo indeterminato, per permettermi di fare i tornei a Wipeout con Ale, e io ho preso 20 euro e ho comprato Lemmings per PS2. Spettacolare. E' il videogioco del momento, per me (anche se non ci gioco più di due volte a settimana, e mai per più di un'ora di fila), e ne vale la pena.

Li ho tutti.
Ma non ne ho mai completato nessuno, per ovvi motivi. Veramente troppo difficili.
Qualche settimana dopo ho completato Lemmings. L'ho fatto sulla PS2 ma il videogioco era lo stesso del 1991. L'anno dopo ho completato anche i livelli aggiuntivi creati apposta per la PS2. L'anno dopo ancora ho completato i livelli aggiuntivi per la PS3 a casa di Vero, in provincia di Padova.
Inutile dire che Lemmings mi abbia accompagnato ancora negli anni successivi. L'ha fatto in maniera un po' diversa, sotto forma di portachiavi in fimo e due magliette di cotone realizzate da Vero, e sotto forma di magneti per il frigo regalati da Bea su suggerimento della sorella. Ogni tanto provo a giocare a Lemmings 2 ma alcuni livelli sono veramente troppo difficili. E poi, in fondo, ho molto meno tempo per giocare. Però la sensazione di autostima quando si supera un livello è impagabile.

Ah, il floppy originale del primo Lemmings l'ho ritrovato. Era a Catania ed è ancora lì.

Magari una di queste sere ci rigioco.
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Vecchio 18-11-2018, 03.43.53
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Predefinito in aggiunta al post sui the good, the bad & the queen

E non sono passati soltanto dodici anni da allora, ma nel frattempo la voce di Damon Albarn, che per me era solo la loro voce, adesso è anche la voce dei Blur (di cui ho la discografia completa e che adoro), dei Gorillaz (di cui ho la discografia completa anche se non mi fanno impazzire) e degli altri suoi progetti paralleli, su tutti l'album solista "Everyday robots" del 2014 che per me è e resta un disco meraviglioso.
Con tutte queste premesse, un secondo album dei The Good, The Bad & The Queen è quasi superfluo. Ma sono pronto a farmi smentire.

(post scritto ascoltando From The Archives Vol. 9 dei The Future Sound Of London)
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Vecchio 19-11-2018, 02.48.56
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Predefinito la verità

Dire la verità è bellissimo.
Dire esattamente come stanno le cose, come sono andate, anche se sono cose brutte.
Io sarò sempre sincero, a costo di fare male o infastidire.
Perché tanto alla fine si sistema tutto, se tutto deve sistemarsi.

(post scritto ascoltando Stone In The Water di Stefano Bollani)
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Vecchio 20-11-2018, 00.35.39
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Predefinito si mostra solamente a chi sa sopportarla

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face your truth
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Vecchio 21-11-2018, 22.42.23
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Predefinito post in due parti. 1: integrazioni; 2: previsioni impossibili

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Non andavamo a mangiare una pizza insieme, noi due, almeno da due anni. Quella volta eravamo stati al DayNight, non ricordo perchè. Era un sabato sera.

Stasera siamo andati in una pizzeria (dove tralaltro lavora una mia amica) perchè, oltre alla pizza, ci sarebbe stato un gioco a quiz con premi in palio.

Delirio a partire dal nome da dare alla squadra: con anni ed anni di storia alle spalle, avevamo miliardi di nomi da darle. Abbiamo optato per uno molto rappresentativo (e beneaugurante), ovvero "spatabua". Che per noi ha sempre avuto l'accento sull'ultima a (spatabuà), ma il tizio che leggeva le domande leggeva "spatabùa", con l'accento sulla u. Che tristezza. La prossima volta ci chiameremo "nclo nclo" così eviteremo il problema.
Ho nascosto la pulsantiera per rispondere sotto il tavolo perchè tutti, già dall'inizio, hanno capito che saremmo stati il tavolo da battere. Ed in effetti è andata così.
Abbiamo vinto uno dei premi intermedi (un buono di 5 euro per noleggiare dvd, non abbiamo invece un altro dei premi intermedi che consisteva in una permanente per i capelli, anche perchè ci siamo guardati e ci siamo chiesti "ma cosa ce ne faremmo di una permanente, noi?") e poi ci siamo qualificati tra i primi cinque, per la finale.
Lì abbiamo avuto una brutta partenza e siamo riusciti miracolosamente a recuperare, fino ad arrivare secondi alla fine.
Il primo avrebbe vinto un orrendo cellulare, il secondo un buono da cinque euro per noleggiare dvd (ancora). Paradossalmente avremmo preferito arrivare secondi (che ce ne saremmo fatti di un telefonino?) e vincere il secondo buono. Ed infatti è andata così.

Insomma, se è vero che "noi vogliamo almeno un pareggio", è anche vero che "we are the second", ed è andata benissimo così.
Tralaltro ottima pizza, tra una domanda e l'altra.

E poi tornando a casa abbiamo avuto l'occasione di parlare, finalmente. Va benissimo così.

In macchina, all'andata ed al ritorno, abbiamo ascoltato il cd La Dura Legge Del Gol. Mi sembrava abbastanza rappresentativo. Ma mentre andavo a prenderlo ho ascoltato Meteo di Raf. Quasi per istinto.

Siamo secondi e siamo contenti.
Invece me lo ricordavo perché due anni prima eravamo andati al Daynight, e chissà perché non l'ho scritto. C'eravamo andati perché era un modo per "ritrovarci" dopo i due anni che aveva passato al fianco di una donna che inevitabilmente c'aveva allontanati, anche se ignoravamo che ne avrebbero passati altri due in un infinito tira e molla. E avevamo scelto proprio il Daynight perché era un simbolo, il locale in cui avevamo passato praticamente tutti i sabati sera nell'anno scolastico (per me, accademico per lui) 2001-02, ovvero quello che ci vide diventare veramente amici.
Invece dieci anni fa siamo andati al Taarna, un normalissimo locale in centro, dove lavorava Bettina, la (non ancora) ex di Pippi. L'ho sempre detto: non ho mai mangiato una margherita più buona di quella, con una salsa al pomodoro spettacolare.
Per il resto credo di aver raccontato bene tutto: la scelta del nome della squadra, il nome storpiato, la promessa di cambiare il nome la volta dopo (e l'abbiamo puntualmente fatto nelle altre partite che abbiamo fatto in seguito), i due buoni per un noleggio dvd (mai usati), il nostro arrivare secondi e cantare "we are the second", come ha raccontato Ale qualche post sotto.

Rileggere questo post, però, è stato doloroso. Lo è stato perché ho pensato che, mentre lo scrivevo, non potevo sapere mille cose. Non potevo sapere che qualche giorno dopo sarebbe cambiato tutto in maniera repentina e quasi crudele, oserei aggiungere. Era una serata come tante, e invece per molti versi sarebbe stata l'unica. Altre cose avremmo continuato a farle, è vero, ma con un'altra predisposizione mentale.
Non è che io "non volevo crescere". Per un po' l'ho vista così. Stava per crollare uno dei miei tre pilastri dell'autunno perfetto (che poi, invece, col senno di poi, è stato l'unico a restare in piedi già pochi mesi dopo) e non lo sapevo. Ma quella che all'inizio sembrava una ribellione contro il "dover crescere" è diventata, invece, almeno dentro di me, la ribellione ad una persona. Come ho scritto già altre volte, il tempo mi ha dato ragione, ma avrei voluto avere torto.
Però evito di scriverne, preferisco sentire il dolore di una delle cose più belle della mia vita che stava per finire, o almeno per cambiare all'improvviso, e non ne avevo idea. Tornavo a casa e scrivevo un post. "Tanto ci vediamo nel weekend, no?" gli avrò detto mentre mi lasciava al portone.

Come potevo saperlo?
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Vecchio 23-11-2018, 16.26.59
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Predefinito un altro non-segnalibro; ho deciso, devo compilare la lista dei "miei" dischi

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Vecchio 23-11-2018, 22.33.07
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Predefinito ultima chance

Stasera do un'ultima chance ai miei coinquilini: se anche stasera si parlerà solo dell'orto e dei loro giri e di tutto il resto come ogni volta in cui sono assieme, non mi farò più problemi ad andarmene a spasso (e mi pentirò di non essere andato da Vero, seppur sotto la pioggia).
Staremo a vedere.

(post scritto ascoltando I Sing Because Of You di Righteous Boy)
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Vecchio 24-11-2018, 02.41.34
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Predefinito lettera d'amore al passato

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Sveglia presto col sole che filtra dalle tapparelle socchiuse,
sei sms sul cellulare che non avevo sentito perchè l'avevo lasciato silenzioso apposta,
un bicchiere di tè freddo al limone,
la sedia a sdraio, i libri, e si studia.

E bastano due minuti due per passare da così (bene) a così (benissimo).
Caro passato,
ti scrivo questa lettera pur sapendo che non potrai mai leggerla. Se fosse una lettera d'amore al futuro sarebbe diverso, ma magari su quello ci scriveremo su un libro.
Ho letto le parole che hai scritto dieci anni fa e mi sono ricordato benissimo di quella sensazione. Quello che non sai, però, è quello che è successo subito dopo.

Hai inviato il post e poi hai ricevuto una telefonata. Pensavi che ti avrebbe raccontato della festa della sera prima, che poi era il motivo per cui non v'eravate visti, e invece ti ha raccontato di un incontro diverso. Su msn, poi dal vivo. Quando ti ha telefonato era appena tornato dalla colazione con lei, e si erano dati appuntamento per cena.
Aveva conosciuto altre donne negli ultimi mesi, ma con nessuna le cose erano andate avanti così velocemente. E non erano passate neanche ventiquattro ore.

E poi, gli eventi hanno iniziato a correre, un po' come la pallina sul piano inclinato. La wii, già da lì capirai tutto. E poi tutto quello che viene dopo, e il dolore, un dolore dietro l'altro, perché uno dopo l'altro crolleranno tutti i pilastri, e come ho scritto qualche giorno fa paradossalmente poi quello è l'unico ad essere rimasto in piedi.

Nei prossimi mesi assisterai al disfacimento della tua vita e alla sua ricostruzione sotto una nuova luce. Sarà doloroso ma alla fine soddisfacente.
Però, almeno tu, ti prego, ricordati di ricordare.
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Vecchio 24-11-2018, 11.39.27
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Predefinito come tutto è cambiato

Ieri sera l'ho scritto senza rendermene troppo conto, poi c'ho riflettuto. La caduta del meteorite ha innescato un processo di cambiamento, lento (come tutto nella mia vita) ma inarrestabile, alimentato anche da altri eventi accaduti nei mesi successivi, fino alla mia svolta personale.
C'è un post che avevo pensato di scrivere qui; l'avevo già scritto nella mia mente, dovevo solo "ricopiarlo in bella copia". Poi però non l'ho fatto, forse perché stavo intuendo qualcosa. Mi riprometto di farlo nel decimo anniversario del post mai scritto.

Intanto però, la mia speranza è che la ricorrenza di ieri possa cambiare qualcosa. Lo spero proprio, farò il possibile affinché accada, ma sinceramente non vi ripongo troppe speranze.

(post scritto ascoltando Animal Heart di Nina Persson)
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Vecchio 25-11-2018, 03.48.57
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Predefinito il giorno di dolore che uno ha

Stasera Vero mi ha detto che secondo lei parlo troppo, e troppo male, del matrimonio di Ale. Mi ha detto che se fosse in lui si arrabbierebbe per quanto ne parlo e soprattutto per quanto male ne parlo. Io con Ale sono sincero, o almeno, ho iniziato ad esserlo nell'ultimo anno, quando mi ha raccontato del patatrac e anche lui ha iniziato ad esserlo con me sempre in relazione a quell'argomento. Però Vero mi ha detto, a un certo punto, "sei così esagerato che hai anche raccontato di cos'è successo qualche giorno prima".
Io non la trovo un'esagerazione.

Se Ale vuole raccontare qui del suo matrimonio è libero di farlo, e ogni tanto lo fa. Io non racconto il suo matrimonio, racconto la mia reazione a quello che è successo. Visto che sto raccontando cos'è successo dieci anni fa, è inevitabile raccontare di quell'evento, che poi è il vero evento spartiacque di quell'anno e, a lungo termine, con tutte le sue conseguenze, ha aperto le porte a quello che c'è stato dopo.
Io sto raccontando di me e del mio dolore, il mio dolore che dieci anni fa non sapevo di avere e di cui mi sono accorto nel corso dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi. Si tratta del mio dolore, infinitesimale in confronto a quello di Ale. Ma quello può raccontarlo solo lui, visto che neanch'io riesco ad affrontarlo bene.
Io parlo di me, ognuno parli di sé.

(post scritto ascoltando The Scientists B-sides dei The Scientists)
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Vecchio 25-11-2018, 04.17.42
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Predefinito la condivisione dei blues brothers

Stasera io e Vero abbiamo guardato il film The Blues Brothers. Per lei era la prima volta, per me l'ennesima. Ma ennesima proprio con la n, nel senso che non ho idea di che volta sia, sicuramente oltre la ventina. Se non fossero così tante non potrei saperne a memoria ogni battuta come in effetti sapevo, solo che la sapevo solo dopo averla sentita. In fondo non guardo questo film da una vita, sicuramente più di dodici anni; l'ho guardato tantissimo tra i dieci e i quindici anni, un po' meno tra i quindici e i venti, niente dopo. Peccato, perché continua ad essere un capolavoro.

L'ho guardato con Vero per quella mia smania di condividere, per farle vedere la strada che ho percorso per arrivare fino a lei (semi-cit.), per mostrarle un pezzo di me. Non credo abbia apprezzato, o almeno, non mi ha detto niente dopo il film, fiondandosi a letto (ma era molto stanca), quindi immagino non abbia apprezzato. Non importa.
Guardando il film, però, ho trovato mille collegamenti nella mia storia: il videogioco condiviso con Ale (prima di vedere il film, peraltro), la colonna sonora condivisa con Andrea, il film condiviso coi miei fratelli e con mio papà. Ogni scena mi mostrava qualcuno o qualcosa con cui l'avevo condivisa.
Soprattutto, mi ha mostrato me stesso, perché io questo film l'ho guardato veramente all'infinito. Resta molto bello, probabilmente con la migliore colonna sonora di sempre, almeno per me.
Sono contento di averlo rivisto.

(post scritto ascoltando 8 dei Subsonica)
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Vecchio 26-11-2018, 23.05.34
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Predefinito emmental a Natale

lè mi chiamava "emmental". Era uno dei soprannomi che aveva coniato, e l'aveva fatto perché ero stato io a raccontarle che mi immagino come una superficie piena di buchi che non ho mai voluto (o potuto) colmare. Mi riferivo al fatto che ogni persona che se n'era andata via dalla mia vita aveva lasciato un buco, e siccome l'amicizia, come l'amore in "Io lo sapevo", come in gelateria ha mille gusti e mille differenti qualità e non c'entra niente con quello che ti hanno raccontato qua e là, non ho mai sentito il bisogno di riempire i buchi con un rapporto uguale. Anche perchè, parafrasando la Szymborska, non ci sono due rapporti "tali e quali". Quindi, perché ripeterli con un'altra persona? Impossibile.
Me lo diceva dieci anni fa, e in questo periodo dieci anni fa, nel mese e mezzo precedente e nel mese e mezzo successivo, era indubbiamente la mia migliore amica. Ma non era uguale a nessuna persona venuta prima di lei, e a nessuna venuta dopo. Era lei, e io e lei eravamo io e lei, con un rapporto tutto nostro, come è sempre stato per ognuno dei rapporti della mia vita.

Ieri pomeriggio, mentre Vero correggeva verifiche e preparava lezioni, Bea s'è messa a preparare l'albero di Natale con una colonna sonora appropriata (anche eliatica) in sottofondo e le ho fatto compagnia. Lei è l'entusiasmo natalizio incarnato in una persona, e io invece sono molto più disincantato. Questo è successo gradualmente, nel tempo.

Fino all'espansione della nostra casa, quindi fino ai miei diciassette anni, il "salone" di casa nostra coincideva con lo studio di mio papà. Dall'8 dicembre al 6 gennaio, ininterrottamente, ogni volta che si sedeva alla scrivania a lavorare metteva su un cd con le canzoni di Natale cantate da Frank Sinatra. Non si ascoltava altro per tutto il periodo, e durante i giorni di festa era veramente in loop in sottofondo. Apprezzavamo tutti, incluso mio nonno. Proprio quest'ultimo, poi, ogni vigilia di Natale faceva venire dei suonatori di cornamusa a casa nostra; ci mettevamo tutti intorno a loro e li sentivamo suonare le canzoni di Natale.
Poi, piano piano, le cose sono cambiate. Abbiamo smesso di festeggiare coi cugini. Abbiamo allargato la casa e mio papà ha spostato il suo studio in un'altra stanza, e contemporaneamente lo stereo è stato spostato al piano di sopra, lontano dal salone. Quindi, addio colonna sonora natalizia perpetua. Poi mio nonno è morto. Poi sono partito per Padova, e ogni anno sono tornato per Natale soprattutto per i miei. A me Natale ha iniziato a mettere un po' di malinconia perché iniziava a diventare una versione sbiadita dei Natali che ricordavo io, ma sono tornato ogni anno più che altro per fare contenti i miei. L'anno scorso non ho potuto, quest'anno torno. L'anno prossimo certamente non tornerò, ma per un altro motivo.

L'anno prossimo, io e Vero saremo nella nostra casa. Sarà la terza fase abitativa della mia vita, dopo quella con la mia famiglia e quella con gli amici. Sarà la fase con la mia compagna, che inevitabilmente sarà la mia nuova famiglia. E quindi magari sarà un'occasione per ricostruire il Natale dentro di me, senza riempire buchi che si sono creati ma costruendo qualcosa di nuovo.
In fondo, è sempre Natale allo Zenzero.

(post scritto ascoltando Minor Mistakes dei Benny Crespo's Gang)
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Predefinito volevo scrivere un altro post

Poi però ho iniziato a giocare ad un videogioco che mi incuriosiva e che mi ha deluso, e allora ho pensato che avrei scritto questo. Cioè che è bello quando qualcosa mi delude, perché ho sempre paura di essere "prevenuto in positivo" sui videogiochi delle case che seguo e sui dischi degli artisti che seguo, e quando vengo deluso penso che allora un po' di senso critico l'ho conservato.
E poi la delusione del videogioco ha lasciato il posto ad altro: ad una sensazione di dejà-vu, qualcosa che mi ha ricordato altri videogiochi passati, altre cose che vorrei tornare a vedere.
Magari, poi, lo racconto qui.

(post scritto ascoltando Hello Blackbird dei Mercury Rev)
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