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Vecchio 15-09-2021, 21.24.09
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Predefinito do you realize??

Ieri sera dovevo scegliere un video da guardare per salutare Michael Ivins. Per la cronaca, per confermare la mia teoria (che poi teoria non è, perché vale solo per me) sulla morte dell'artista, adesso che Michael ha lasciato i Flaming Lips è come se dentro di me fosse morto, almeno come artista.
Insomma, dovevo scegliere un video da guardare ma è venuta Valeria a cena e abbiamo fatto troppo tardi per guardare qualcosa di completo, quindi niente dvd del concerto allo zoo di Oklahoma City del 2006, niente rockumentary, niente concerti completi presi da Youtube. Ho guardato qualcosa di breve e di molto rappresentativo, per me: un medley di pezzi tratti dall'album Tommy degli Who, in occasione di una celebrazione della band inglese. L'ho guardato e intorno a me la sala della nostra casa è scomparsa, lasciando posto alla sala della casa di Carola ed Erika, o almeno, dove le due abitavano all'epoca.

Avevo raccontato qui l'evento il giorno dopo, così:

Ieri sera, mentre ero nella tana del leone, stavo bevendo un bicchiere di coca cola, quando ad un certo punto ho iniziato a tossire e m'è andata di traverso e ho rischiato di sputarla (sul divano nuovo, il che significa che qualcuno là avrebbe avuto una nuova scusa per buttarmi fuori di casa). C'era MTV in sottofondo ed in realtà non ci stavo facendo neanche tanto caso, quando hanno annunciato che stava per iniziare il tributo agli Who da parte di vari gruppi (e fin qua la cosa era abbastanza normale, gli Who sono famosi anche in Italia), tra cui (e questa è stata la cosa che mi ha fatto andare la coca di traverso) i Flaming Lips! Cioè quello che è uno dei miei due gruppi internazionali preferiti, di cui ho postato testi e video, di cui mi sono fatto comprare i dvd negli USA, e per i quali - diciamolo - sono veramente pazzo. E in realtà la coca m'è andata di traverso perchè credo che i Flaming Lips non siano mai apparsi in una televisione italiana: sono famosissimi oltreoceano ma qui lo sono molto di meno. E insomma, MTV avrebbe trasmesso questo tributo agli Who nel quale avrebbero suonato anche loro.
Ero entusiasta, ma ho evitato di farlo capire, fingendo disinteresse verso la televisione.
Peccato, ho pensato, che degli Who conosca solo un disco, che poi è anche uno dei dischi che hanno fatto la storia della musica, da cui è stato tratto il mio musical preferito in assoluto.
E la cosa più assurda è stata che i Flaming Lips hanno suonato proprio un medley dei pezzi di quel disco. Lì non sono riuscito a trattenermi. Ho chiesto scusa, ho alzato il volume e sono stato a bocca aperta a vedere quei quattro pazzi (che hanno scritto una parte della mia storia musicale) suonare i pezzi che compongono un'altra parte della mia storia musicale. Con tanto di pallone umano, gong con le luci stroboscopiche, tuta scheletrica e quel batterista che è qualcosa di divino.
L'unico mio rammarico è non essermi guardato intorno mentre suonavano. Avrei voluto vedere l'espressione di ognuna delle persone presenti, capire cosa capivano, capire cosa pensavano di me che ero esaltatissimo perchè "cioè, i Flaming Lips che suonano Tommy degli Who, ma vi rendete conto?".


E poi, dieci anni dopo, ripescando quel post ho aggiunto qualche dettaglio, così:

Nella mia breve e tormentata storia con Erika ci sono pochissimi momenti che sono rimasti dentro di me dieci anni dopo. Sono più che altro immagini, perché per girare un filmato ci sarebbe bisogno di una voce, la sua, che era quasi sempre assente. Al massimo ci sono immagini con dei suoni che fanno da colonna sonora, ma sono sempre immagini.
E poi c'è questo filmato.

Non mettevo piede a casa loro dal compleanno della sorella maggiore, ex migliore amica e adesso nemica non dichiarata; e in fondo l'avevo fatto anche per ricordarmi, almeno dentro di me, della giocata a carte di un anno prima, durante la quale promisi a me stesso che avrei fatto il possibile per provarci con la sorella minore.
Non vedevo né sentivo la sorella maggiore da alcuni mesi, e la cosa mi faceva stare male ma contemporanemente immaginavo fosse la cosa giusta da fare. Lei fece come sempre l'ipocrita, mi salutò come se non fosse successo niente, e poi iniziò la giocata a carte, interrotta soltanto dal mio "alzate il volume".

Sapevo che i Flaming Lips, che in quel momento erano uno dei miei gruppi preferiti (adesso lo sono leggermente meno) avevano intenzione di incidere un medley di Tommy degli Who, che in momento era uno dei miei film preferiti (e lo è ancora, anche se non lo vedo da anni), ma non sapevo che sarebbe successo lì, su MTV, e che casualmente quella sera il televisore sarebbe stato sintonizzato lì.
Insomma, per sei minuti rimasi a bocca aperta nel vedere l'incontro tra due colonne portanti della mia vita musicale, il film (molto più che il disco) Tommy ed i Flaming Lips. Accadde, poi tornai a giocare, senza che nessuno avesse capito cosa era accaduto dentro di me.

Nel frattempo nessuna delle sorelle mi chiese niente, né capì niente. Non la grande, che era stata mia migliore amica negli otto anni precedenti, prima che iniziassi ad uscire con la piccola; né la piccola, che usciva con me ma poco capiva di me.

Resta una splendida esibizione, che ho appena rivisto prima di scrivere quest pst.


Ricordi a parte, questo è un post per salutare Michael Ivins, che mi mancherà un sacco.

(post scritto ascoltando Rarities dei Nouvelle Vague)
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Vecchio 15-09-2021, 21.24.26
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Predefinito bye bye Michael Ivins

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Vecchio 16-09-2021, 21.32.43
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Predefinito scene da un funerale

Dopo la comunione, mi sono alzato in piedi, sono andato sul pulpito, ho dato due colpetti col dito sul microfono e ho pronunciato più o meno le seguenti parole, magari modificando qualcosa in corsa ma basandomi su quello che c'era stampato sul foglio che avevo in mano:

Ciao a tutti, è un piacere rivedervi, anche se speravo che ci saremmo visti un 4 giugno o un 8 dicembre a casa di zia Cettina; zia Cettina come io e i miei fratelli l'abbiamo sempre chiamata pur non avendo nessun legame di sangue.

Veronica, la mia compagna, purtroppo non è potuta essere qui oggi, ma ci teneva a scrivere qualche parola per lei, così me l'ha mandata e la leggerò io.

"Quando ho incontrato zia Cettina la prima volta, ormai 11 anni fa, la conoscevo già. Gabriele mi aveva parlato così tanto di questa sua zia un po' pazza con cui lui si divertiva un mondo, che quando l'ho vista non serviva che mi si presentasse. A cominciare dalle parole che disse quando mi vide la prima volta: solo Cettina poteva darmi il benvenuto in quel modo! Sapevo che sarebbe entrata dalla porta di casa lamentandosi che il dolce che aveva portato non era buono. Sapevo che i suoi piatti forti erano il polpettone di tonno e il pollo fritto. Sapevo che si era diplomata in pianoforte ma che non lo suonava più da quel giorno. Sapevo che guidava tenendosi la cintura tra i denti perché le dava fastidio. Sapevo che parlava tantissimo, a volte forse troppo. Sapevo che era curiosa e che faceva mille domande, a volte senza aspettare di sentire la risposta. Sapevo che andava a teatro, faceva beneficienza, viaggiava un sacco. Sapevo che averla in squadra a Trivial Pursuit Letterario voleva dire vincere. Sapevo che era orgogliosissima dei suoi tre nipoti e che non perdeva occasione di dimostrarlo. Sapevo veramente quasi tutto di lei. Ma quello che non potevo sapere è quanto mi ci sarei affezionata io negli anni e quanto ora ne sentirò la mancanza ogni volta che tornerò. Mi dispiace tanto non essere presente oggi, ma verrò a salutarti a breve. Ciao zia Cettina, ti ricorderò sempre con tanto affetto. Veronica"

Io invece volevo raccontarvi una storia, che credo sia molto significativa. Qualche anno fa zia Cettina entrò nella mia stanza ed esordì, come sempre senza salutare, dicendo che secondo lei c'erano solo quattro persone che non la consideravano matta: Sergio, un jazzista di Roma che probabilmente non avete conosciuto; Gianni Micale, che i più qui dentro conoscono; Padre Resca, che oggi non è potuto essere con noi ma che certamente conoscete tutti; e io. È un gruppo variamente assortito, se ci pensate: un musicista, un giornalista, un prete e un impiegato mezzo musicista. E insomma, zia Cettina mi disse che eravamo solo in quattro a non considerarla matta, e io non ebbi il coraggio di dirle che forse non avrebbe dovuto inserirmi in quel gruppo, perché io non ho mai pensato, neanche per un minuto, che non fosse matta.

Questo, però, non mi ha mai impedito di volerne bene, così come sono sicuro che non l'ha impedito a nessuno di voi; certo, abbiamo dovuto sopportare le sue intemperanze, soprattutto nell'ultimo periodo, ma mi rendo conto, ritrovandoci tutti qui oggi, di quanto in realtà c'abbia dato. Io potrei fare il mio elenco, ma sarebbe irrispettoso verso gli elenchi che ognuno di noi potrebbe fare, così mi limito a dire una cosa: indipendentemente da quanto abbia aiutato qualcuno di noi (casa sua è stata un porto di mare, lo sappiamo bene), la cosa più gigantesca che abbia potuto fare, per me, è averci fatto compagnia, con il suo carattere tendenzialmente solare, con il suo buonumore, con le sue conoscenze e i suoi mille progetti strampalati. Avere, in qualche modo, illuminato le nostre vite. Ed essere stata, come mi ha detto qualcuno qualche giorno fa, "una persona leggendaria". E le leggende vivono per sempre.

Ciao zia Cettina!


Poi, dopo che un'amica di famiglia (e testimone dei miei) ha fatto un bellissimo discorso leggendo anche delle commoventissime preghiere scritte da mia zia di cui non ero a conoscenza, al momento dell'incenso sulla bara mi sono alzato, sono andato dietro l'organo e ho suonato la Sarabanda della Suite inglese di Bach in La minore, di cui mi ero portato lo spartito da Padova. Era stata lei a chiedermi di suonarlo per il suo funerale, l'aveva fatto in tempi sospetti e le avevo chiesto conferma di recente, l'ultima volta che c'eravamo visti, a inizio giugno, quando certamente non pensavo che sarebbe stata l'ultima. L'ho suonata e mi sono concentrato così tanto che ha fatto da antidoto alle lacrime che sarebbero sgorgate se fossi rimasto seduto in prima fila.

Sono passati quasi due mesi, ma sono francamente sopraffatto da quanto quest'assenza continui a sentirsi in maniera imbarazzante.

(post scritto ascoltando Verve Remixed 2 di AA.VV.)
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Vecchio 18-09-2021, 15.59.18
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Predefinito #1

I Manic Street Preachers sono stati rilevanti per tutti gli anni '90, poi hanno perso rilevanza. Quello della rilevanza è un concetto a cui mi piacerebbe dedicare un post prima o poi, ma che in sintesi si può riassumere con "se ne parla". Hanno raggiunto una sola volta la prima posizione della classifica di vendite degli album nel Regno Unito, nel 1998 con This Is My Truth Tell Me Yours. Al secondo posto c'era il disco di una band che non avevo mai sentito neanche nominare fino a qualche giorno fa, gli Steps.

Nel resto della loro carriera quasi tutti i loro album, con l'eccezione di due, sono entrati tra i primi dieci, e cinque in particolare sono arrivati al secondo posto, solitamente per qualche manciata di voti. È il caso degli ultimi due: sia con Futurology sia con Resistance Is Futile sembrava che dovessero arrivare primi, almeno dalle classifiche parziali, e poi a fine settimana finivano sempre secondi. Un peccato, ma vabbè. Però un peccato, perché Nicky Wire, che della band è un po' l'icona pur essendo "solo" il bassista (e l'autore dei testi), dice sempre che non gli interessano gli stream, le visualizzazioni, eccetera: quello che gli importa è la posizione in classifica, che volendo è un po' una cosa old-school. Ed è così soprattutto chi, dopo gli anni '90, ha ormai perso la propria rilevanza. Pubblicano dischi, fanno tour, vanno bene, ma non hanno più l'impatto culturale di un tempo.

Venerdì scorso è uscito il loro quattordicesimo album, The Ultra Vivid Lament, che ho comprato su Amazon dal Regno Unito e che non mi è ancora arrivato, motivo per cui non l'ho ancora ascoltato: ci sarà anche Spotify, ma per me il rito dello spacchettamento della confezione e del libretto tra le mani è imprescindibile, almeno con loro. E insomma, comprandone una copia lì e non qui in qualche modo ho contribuito a quello che è successo. Già da inizio settimana si è sentito odore di numero uno, e al numero due (temporaneo) c'erano di nuovo quegli Steps, di cui ho sentito parlare per la prima volta in quest'occasione. Da lì è successa una cosa che mi ha fatto molto ridere e che, in versione molto edulcorata, mi ha ricordato la famosa "battle of Britpop" dl 1995 tra Oasis e Blur: le rispettive fanbase hanno iniziato a comprare dischi su dischi (sul forum dei Manics c'è chi afferma di averne comprate persino 9!), e soprattutto entrambe le band hanno iniziato a proporre promozioni, firmacopie con acquisto del disco obbligatorio, poster in regalo a chi comprava il disco, vinili colorati, insomma, di tutto. È stata una campagna di marketing fuori di testa, e ogni giorno la differenza tra i Manic Street Preachers e gli Steps si assottigliava sempre di più, fino ad essere quasi irrilevante giovedì mattina. Giovedì sera, a mezzanotte, si è chiusa la classifica e a quel punto tutti noi fan abbiamo dovuto attendere la trasmissione radiofonica in cui avrebbero annunciato il nuovo numero uno, ieri pomeriggio alle 18.45.

Ieri pomeriggio sono uscito da lavoro un po' prima rispetto al solito, ho chiamato i miei e mi sono completamente dimenticato di controllare il risultato. Poi, poco prima di arrivare a casa, mi sono detto "ah cavolo, la classifica!". Stavo ascoltando I Am Blessed cantata da Nina Simone e remixata da Wax Tailor, contenuta in un disco che mi risveglia ricordi dolorosi e non ma che ieri è passato completamente in secondo piano dopo aver visto la foto di loro tre con una statuetta che raffigurava il numero uno. Lì ho capito, ho letto un briciolo di esultanza dei fan, poi ho messo via il telefono perché la pista ciclabile era finita e mi è scesa una lacrima genuina, una lacrima di felicità per chi sperava tanto in questo risultato, forse "fuori tempo massimo" (un po' come Max Pezzali a San Siro, no?).

Mi sono sempre lamentato di essere io "fuori tempo massimo", di conoscere gli artisti molto dopo il periodo della loro fama, ed era stato così anche con i Manics; ma adesso, per una volta, posso dire che la mia band preferita è arrivata al primo posto in classifica, e sono felicissimo.

(post scritto ascoltando We Have Explosive 2021 di The Future Sound Of London)
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Vecchio 19-09-2021, 21.56.19
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Predefinito la rosa dei 20: un giorno di metà settembre 2001

Oggi io e Ale eravamo nell'ascensore che ci portava dal sesto piano di casa sua a piano terra, dove poi saremmo scesi per entrare nella sua Uno bianca per farmi riaccompagnare a casa dopo una settimana passata quasi sempre insieme, con l'eccezione dell'11; e meno male che ero a casa mia quel giorno, almeno ho sentito papà, che nel frattempo ha confermato di essere bloccato in America e di non avere idea di quando riuscirà a tornare.
E insomma, eravamo nell'ascensore e lui mi ha detto "penso che tua mamma non ti riconoscerà più dopo questa settimana. Gli ho chiesto il perché, e mi ha detto che ormai parlo in dialetto (ma non è vero!), che ho conosciuto persone nuove, insomma, che sto cambiando.
Boh, sia o non sia così, è stata una settimana spettacolare.

Da un certo punto di vista mi verrebbe da scrivere che è la settimana che aspettavo da anni, da quando io e Ale eravamo solo due cugini con sette anni di differenza che ogni tanto d'estate giocavano ai videogiochi insieme. Del resto, cos'è cambiato adesso? Ok, sono stato una settimana da lui, abbiamo giocato tantissimo (all'ormai solito gioco della pesca, a cui giochiamo da due estati fa), e poi sì, ecco, qualcosa di diverso c'è: mi sono affacciato nel suo mondo.
Prima di questa settimana, infatti, quando eravamo insieme d'estate ogni tanto mi diceva "ok, adesso esco coi miei amici", e lui usciva coi suoi amici, e io quasi non sapevo neanche chi fossero questi amici, e lui mi raccontava pochissimo. Adesso, invece, li ho conosciuti. Non tutti, per carità: siamo stati spesso a casa di un'intera famiglia di amici di famiglia suoi. I genitori conoscono i genitori di Ale, e Ale è abbastanza amico dei loro figli.

C'è Eugenio, che è coetaneo di Ale e che è quello meno degno di nota. Però mi ha dato un software per fare il DJ molto migliore di quello che ho usato fino a quest'anno, e anche se con Chiara non mi ci sento praticamente più, la mia voglia di mixare musica dance non è per niente scemata, anzi.
C'è Salvo, che si è diplomato quest'anno e che è veramente una persona fuori di testa. In modo negativo, mi sa: è un po' minchiataro come Marcello (il mitico amico di Ale), solo che con Marcello si vede subito che c'è qualcosa che non va, mentre Salvo sembra una persona normale, salvo poi essere completamente imprevedibile. Un attimo è un pornografo, un altro è una persona profondamente religiosa, quello dopo ancora è un comunista che gioisce per il crollo delle torri gemelle, insomma, sembra schizofrenico anche se è molto mansueto. Mi inquieta un po', anche se poi io e Ale abbiamo iniziato a prenderlo in giro (alle spalle, ovviamente) e allora l'ho digerito di più.
C'è Valentina, che ha due anni meno di me e che ho scoperto essere stata, fino a qualche mese fa, alunna di mia mamma! In realtà lo scopo delle nostre frequenti visite serali era proprio questo: Ale voleva che la conoscessi, perché "ha degli occhi troppo azzurri e delle tette troppo grosse per lasciartela scappare" (parole sue, lo giuro). Il problema, mi diceva lui stesso, è che "è fimmina", che è un modo orribile per dire che è una ragazzina, e quindi non so come andrà. Certo è che, sera dopo sera, ho cercato di parlarci sempre di più, e alla fine ho avuto il coraggio di chiederle il numero. Ovviamente non avrei mai potuto chiederle il numero e basta, sarebbe stato troppo esplicito, così le ho chiesto il numero per inviarle degli sfondi per il Nokia. L'ho raccontato ad Ale ed è ancora qui che ride da giorni.
Poi ci sarebbero anche dei loro cugini, ma non li ho ancora conosciuti.

Per il resto non abbiamo fatto molto: un pomeriggio siamo usciti in centro perché Ale doveva comprare un giubbotto di jeans (marca Adamus, per la cronaca), e poi abbiamo giocato e chiacchierato e lui andava in palestra o studiava e io ogni tanto sono tornato a casa, soprattutto dopo che sono crollate le torri gemelle e le comunicazioni con mio papà e mio fratello sono state molto difficili.

Non credo sia cambiato niente in realtà, ma vedremo.
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Vecchio 19-09-2021, 22.01.43
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Predefinito ps

Stavolta c'è un ps.
Oddio, ci sarebbero due ps.
Il primo ps è che mi sono ricordato di una cosa accaduta durante l'estate di 20 anni fa e che ho davanti agli occhi (due chiodi piantati su una trave, un giro in bicicletta e l'acquisto di un dvd musicale, il tutto col fratello di Grazia), ma ormai è passato e amen.
Il secondo ps è che le parole qui sopra sono quelle che avrei scritto quel giorno. Perché io davvero quel giorno pensavo che non sarebbe cambiato niente, pensavo che sì, magari c'avrei provato con Valentina, ogni tanto sarei andato con Ale da loro, eccetera, ma non sarebbe cambiato niente. Invece, mi piace sottolinearlo, ma cambiò tutto. Valentina e famiglia sparirono dal nostro radar poco dopo, ma il cambiamento totale fu quello con Ale: passammo davvero dall'essere "i cugini dei videogiochi d'estate" ad essere amici, quasi fratelli. Lo scrivo con un filo di commozione, ma se adesso ci sentiamo almeno un paio di volte a settimana al telefono, e circa ogni giorno su Whatsapp, lo dobbiamo anche a quella settimana. Come mi sono sempre raccontato, doveva aver capito che i sette anni che ci separavano erano meno determinati dei sette anni che ci avevano separati da più piccoli, e quindi, eccoci qua.
Ma questa è una storia che racconterò con calma.

(post scritto ascoltando Arabian Horse dei Gus Gus)
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Vecchio 20-09-2021, 21.40.52
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Predefinito a perfect day

C'è una cosa che non ho raccontato, e non l'ho raccontata non perché non volessi raccontarla, bensì perché volevo raccontarla ma avevo bisogno di metabolizzarla, e poi sono morti la zia Cettina e lo zio Turi, e poi dopo un po' ci sono state le ferie, e poi il rientro a lavoro...
...o forse avevo bisogno di metabolizzarla, e facciamo che dopo (quasi) due mesi l'ho fatto.

La storia è semplice: sono andato al parco avventura di Milo qualche anno fa con Vero e mia sorella, è stato bellissimo e mi sono ripromesso di tornarci. L'ho fatto nell'estate 2020 con Ale, all'interno di una mezza giornata passata con lui durante la quale siamo andati al parco avventura, abbiamo giocato a Wipeout (per l'ultima volta prima di un anno di pausa causa restrizioni sui viaggi) e poi abbiamo guardato la semifinale di Europa League con l'Inter che si è qualificata in finale (persa molto tristemente qualche giorno dopo).
Comunque, ero lì con Ale e ho pensato "allora vorrei andarci con Bea". Ma chissà se e quando Bea verrà di nuovo a Catania, così ho pensato che saremmo andati da qualche parte dalle sue parti, che poi sarebbero anche le mie acquisite.

Più delle restrizioni, però, ha fatto quel periodo tuttora doloroso (ascoltare Verve Remixed Christmas per credere) che va da fine agosto 2000 a gennaio dell'anno dopo, per cui, insomma, non sapevo se per noi ci sarebbe stato un futuro, e anzi, a tratti pensavo proprio che non ci sarebbe stato. Poi c'è stato, e così per il suo compleanno le ho dato un biglietto con scritto "buono valido per andare in un posto a fare una cosa". Abbiamo dovuto prima aspettare che i parchi avventura riaprissero, poi trovare una giornata in cui fossimo entrambi liberi, e poi farlo. Ed è successo in un periodo inaspettatamente pieno: un sabato mattina di luglio Vero è partita con le sue amiche per l'Elba e di sera io e Bea siamo andati a cena fuori "per il mio compleanno" in un ristorante sotto casa mia in cui eravamo già stati per i miei due compleanni precedenti, ovviamente con qualche giorno/settimana di ritardo rispetto alla data ufficiale. Poi, il sabato mattina dopo, è passata a prendermi in macchina per andare lì, anche se lei non sapeva cosa fosse il lì. Le avevo detto come vestirsi e nient'altro. Saremmo rientrati nel pomeriggio, in tempo per il ritorno di Vero dall'Elba.

Siamo arrivati a Roana dopo un'ora e un quarto (ho guidato io) e per tutta la strada abbiamo chiacchierato, nonostante il sabato prima avessimo passato tutta la serata a fare lo stesso, però davvero non ci si stanca mai. Fino a un metro dal nostro arrivo lei non aveva davvero idea di dove stessimo andando. A un certo punto c'era un cartello con scritto "Acropark" e mi ha chiesto "stiamo andando all'Acquapark?", insomma, brancolava nel buio. Poi siamo arrivati, e insomma, lì si capiva. Ci siamo preparati, abbiamo fatto il briefing e abbiamo iniziato.
Abbiamo fatto per primo il percorso "emozionante", quello in cui ci si lancia da un lato all'altro di una fune con la carrucola, saltando da un albero all'alto, passando addirittura sopra un laghetto. Niente di difficile, però la sensazione era bellissima.
Poi è arrivato il momento dell'azione vera, cioè il percorso "difficile". Quello facile l'abbiamo saltato, chissenefrega, abbiamo iniziato ad arrampicarci, saltare, stare in equilibrio, insomma, tutto quello che prevede un parco avventura normale. Fino a prima dell'ultimo "gioco" ero molto tranquillo, e anzi, quello sull'Etna era stato molto più difficile (e non l'avevo neanche finito). Però poi c'è stato l'ultimo gioco.

Sulla carta era solo poco più adrenalinico degli altri: bisognava aggrapparsi ad una liana, oscillare fino a raggiungere un quadro svedese di corda dall'altro lato e lì arrampicarsi lungo quel quadro svedese fino a raggiungere la cima dell'albero, il tutto con almeno una decina di metri di vuoto sotto. Il vuoto non è un problema per me, sapevo di essere assicurato con mille cavi e corde e quindi non sarei caduto. La mia paura era piuttosto quella di non riuscire a raggiungere il quadro svedese con l'oscillazione, e in effetti al primo lancio non ce l'ho fatta, ma mi sono dato la spinta all'indietro e poi in avanti come sull'altalena e mi sono schiantato contro le corde. Bene, tutto facile.
A quel punto è iniziato il disastro. Avrei dovuto fare forza sulle braccia per arrampicarmi, ma...niente. Le braccia non rispondevano, e ci sta, conoscendomi. Ma allora avrei dovuto fare forza sulle gambe...e anche lì, niente. Trattenevo il respiro, inviavo gli stimoli nervosi ai miei muscoli ma i miei muscoli non rispondevano. Bea dietro di me urlava per incoraggiarmi (solo dopo ha ammesso che è stata "una scena divertentissima, anche se tu non ti stavi divertendo per niente"), sotto c'erano dei bambini che urlavano per incoraggiarmi (sarò diventato il loro zimbello) e alla fine, con estrema lentezza, sono riuscito a risalire. C'avrò impiegato una ventina di minuti, credo, perché dopo ogni "gradino" che risalivo il mio fisico smetteva di rispondere e dovevo riposarmi. È stato certamente il momento della mia vita in cui sono stato più vicino alla "morte per fatica", e non vuol dire che non mi sia stancato così tanto, anzi, ci sono stati giri in bicicletta certamente più stancanti di quella scalata là; il punto è che non mi ero mai sentito così impotente nel cercare di fare qualcosa di fisico e vedere il mio corpo che rimaneva immobile. Terribile, davvero terribile.
Per la cronaca, quando ho liberato il campo Bea ha fatto lo stesso salto ma si è arrampicata sulla rete in un paio di minuti al massimo. Ma vabbè, ognuno è fatto a modo suo (circa).

Poi siamo andati a pranzo, abbiamo aspettato almeno un'ora per mangiare perché hanno perso il nostro ordine ma ne abbiamo approfittato per chiacchierare, e abbiamo chiacchierato così tanto che quando ci siamo alzati forse non c'era più niente da dire. O almeno, probabilmente ci sarà stato ancora qualcosa da dire (c'è sempre qualcosa da dire), però appena siamo entrati in macchina Bea ha subito acceso l'autoradio (che era rimasta silente durante il viaggio d'andata) e per i primi minuti ha messo canzoni a scelta sua completamente contro i miei gusti, poi le ho fatto capire che sarebbe stato carino venire incontro ai gusti del guidatore e così prima mi ha stupito con Canzone Contro La Paura di Brunori Sas, che continua ad essere una delle canzoni che mi emozionano di più al mondo, e poi siamo passati ad un epico karaoke a tema - ma non solo - 883.
Ho realizzato, come già mi era stato anticipato come dedica nel libro che mi ha regalato per il compleanno, che Sempre Noi non parla solo di me e Ale: parla anche di chi ha deciso di condividere con me un percorso mediamente lungo, visto che ormai è da circa sei anni e mezzo che abbiamo costruito quest'amicizia, in barba al "non s'è mai visto prima". Ma soprattutto ho realizzato che una delle cose più belle che Bea potesse fare per me è dedicarmi Ragazzo Inadeguato, come fa ormai da diversi anni, con un misto di affetto per il mio modo di essere e sollievo per non essere come me; ed è davvero una dedica bellissima, e stavolta l'ha ribadita dicendo "ma sei proprio tu, è incredibile" e così nei giorni dopo ho inventato una quarta strofa riferita al mio rimanere appeso sul quadro svedese di corde mentre lei alle mie spalle se la rideva, anche se nella sua testa era esploso uno "shalalà" colossale.

Dopo una cantata epica in autostrada siamo rientrati a Padova, ci siamo abbracciati sotto casa mia e abbiamo realizzato entrambi che è stato un giorno perfetto.

La bellezza di questa giornata
è che non tornerà indietro
ma ogni giorno se lo vuoi
sarà un giorno perfetto


(post scritto ascoltando Forever Breathes The Lonely Word dei Felt)
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Vecchio 21-09-2021, 21.29.20
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Predefinito song for the dead

In un bellissimo sketch di Ficarra e Picone, forse il mio preferito, certamente quello a cui sono più legato, i due pianificano l'uccisione della suocera di Ficarra. Immaginando l'omicidio, Ficarra avverte Picone che quando la suocera sarà in fin di vita lui le dirà che dopo averla uccisa cercherà di uccidere anche Raffaella Carrà, di cui la suocera è fan. Picone, invece, suggerisce di ricordarle che Raffaella Carrà resterà viva e invece lei no e quindi si perderà tutte le sue trasmissioni future.
Detta così non fa ridere, ma è veramente un momento altissimo di comicità, che mi accompagna ormai da vent'anni.

C'ho ripensato di recente, dopo che è morta zia Cettina, visto che ogni tanto succede qualcosa e penso "ah, adesso glielo racconto e mi confronto con lei" ma poi l'istante dopo mi ricordo che non posso più raccontarglielo. E insomma, mi dispiace che lei si stia perdendo un po' di cose quaggiù, magari anche stupidaggini, però ci sono davvero tante cose di cui vorrei parlarle e non posso farlo.

E io stesso, ad esempio, una volta ho pensato una cosa molto stupida di me: ho pensato che se fossi solo (quindi se non avessi qualcuno che mi vuole bene) e fossi in fin di vita, probabilmente cercherei di tenere duro per ascoltare un futuro disco dei Manic Street Preachers. Lo so che è stupidissimo, ma davvero, mi dispiacerebbe sapere che sto morendo e invece loro hanno un disco in uscita (o in lavorazione, chissà). Non so perché abbia pensato proprio a loro, che sono il mio gruppo preferito ma non la mia istituzione preferita in assoluto, ma c'ho pensato.
E c'ho ripensato oggi, leggendo una recensione italiana del loro disco, che ancora non mi è arrivato. Dopo la firma, il recensore ha scritto queste parole: Questa recensione è dedicata alla memoria di Arianna. Non hai potuto per pochi giorni ascoltare sulla terra questo album, l’album della tua band preferita, ma voglio, devo credere che tu stia apprezzando “The Ultra Vivid Lament” da qualche parte.

L'ho trovato veramente doloroso. Poi ho fatto un briciolo di turismo del dolore: ho cercato il profilo Facebook del recensore, ho visto che anche lì parlava dell'amica taggandola, ho visto il profilo Facebook dell'amica (che aveva anche una foto dei Manics), ho visto il profilo Facebook del fidanzato dell'amica e poi tutto è stato troppo doloroso e ho chiuso.

(post scritto ascoltando Screamadelica dei Primal Scream)
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Predefinito Parlo sempre di musica

Domenica dovrei rivedere Monique assieme ai Tre Allegri Ragazzi Morti. Credo che ci siamo visti l'ultima volta a Padova l'8/3 del 2018, probabilmente il concerto più femminista mai visto.

Monique era stata il volano...il motore...la fionda, per lanciarmi nel più grande cambiamento della mia vita. L'avevo abbracciata a Fontanafredda, l'avevo vista per la prima volta a Trieste, l'avevo seguita ad Asolo.
Una volta c'era anche Elena.

È stato più facile dare le dimissioni dopo che l'avevo conosciuta, è stata indispensabile nella mia decisione di andare a New York. Ho cantato per la prima volta in un suo disco che non uscirà mai.
...direi che ci sono tutte le premesse perché anche questo incontro vada piuttosto bene.
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Predefinito i diari della bicicletta, anche quelli non miei (messaggio appena inviato)

Ciao Beuzza,
ho finito di leggere il libro che mi hai regalato per il compleanno. Oddio, l'ho finito qualche giorno fa (avevi ragione, si legge in un attimo, ma non è un difetto) però volevo metabolizzarlo perché ha toccato delle corde molto profonde.
Il libro, di per sé, è un bel libro. Racconta esattamente quello che promette: un diario di viaggio in bicicletta, in giro per l'Italia, durante l'estate dopo il primo lockdown. È scritto in maniera molto gradevole, forse ogni tanto c'è un po' di "ingenuità", ma è appunto un diario di viaggio, e quando si scrive una cosa simile si è molto trasparenti. Mi è piaciuto molto l'affetto tra lo scrittore (che credo abbia la mia età) e suo fratello, con cui ha fatto il viaggio, e forse è stato proprio questo a farmi scattare qualcosa: mi ha ricordato che una cosa simile l'ho fatta anch'io.

Nell'estate del 2008, so che lo sai, io e mio papà siamo partiti per un viaggio in bicicletta. Per carità, molto meno all'avventura di quello raccontato nel libro (i nostri bagagli venivano trasportati da un furgone, avevamo già gli alberghi prenotati, trovavamo sempre la cena pronta) e soprattutto molto meno faticoso (eravamo sempre in pianura, lungo il Danubio, e percorrevamo una media di 60 km al giorno). Però, insomma, era quella cosa lì. E soprattutto eravamo in due, e io credo che almeno una volta nella vita ogni padre e figlio dovrebbero fare qualcosa di simile, un'esperienza che ti segna per sempre, e probabilmente segnerebbe per sempre chiunque (marito e moglie, fidanzati, amici, persino fratelli), solo che io l'ho fatto con mio papà e quello è il viaggio che ci ha legati per sempre. Ne abbiamo fatto un altro l'estate dopo, e poi un altro ancora tre anni dopo (e l'abbiamo organizzato in modo da arrivare al punto di partenza del primo, un altro momento epico), però forse è stato il primo quello che ci ha segnati di più. E soprattutto, come ha fatto lo scrittore del libro, ho tenuto un diario di viaggio. Avevo comprato una moleskine di quelle piccole, tascabili, e l'ho portata sempre con me; ogni volta che facevamo una pausa per sgranchirci le gambe scrivevo cosa avevamo fatto, cosa avevamo visto, eccetera. E rileggendo questo diario (la versione originale, quella manoscritta, l'ho regalata a mio papà, ma ne ho trascritto una versione digitale che ogni tanto rileggo) mi sono reso conto di quanto mi fossi messo a nudo: ho raccontato i miei sogni (letteralmente, quello che sognavo la notte), le mie speranze, le mie aspettative, i miei dubbi, insomma, quando ti trovi a pedalare per tutto il giorno, per quanto possano essere interessanti le chiacchierate col compagno di viaggio, alla fine è anche un'esperienza interiore, e quindi mi sono trovato a riflettere, se vuoi come fa anche l'autore del libro.

Leggerlo è stata una doppia esperienza: leggere è sempre un'esperienza, soprattutto quando tratta di temi che ti interessano (un viaggio in bici, ad esempio); ed è stata una doppia esperienza perché mi sono ricordato di me, dei miei viaggi in bici e di quel quaderno che, in qualche modo, porterò con me insieme a tutti i bagagli, fisici e non.

Grazie, insomma.

PS rileggendo questo messaggio mi sa che lo copierò sul mio diario, visto che racconta abbastanza bene qualcosa di me. Del resto, di solito faccio al contrario, ma stavolta è il messaggio che diventa pagina di diario.
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Vecchio 23-09-2021, 12.58.42
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Predefinito ogni tanto bisogna scrivere dell'elefante nella stanza

Un mio cugino novax estremo ha condiviso un video, girato ieri mattina (ed è vero) in cui vengono riprese le strazianti urla di dolore in ospedale da parte della famiglia di una persona che è appena deceduta. La voce fuori campo, quindi di quello che riprende, spiega chiaramente che è morta per il vaccino, è entrata per l'iniezione ma non è mai uscita. Seguono indignazioni, vergogna, "e ancora che vi volete fare ammazzare", il tutto in dialogo con una donna accanto a lui. Le persone che piangevano e urlavano per il dolore erano abbastanza distanti. Il tizio che ha fatto il video (quello da cui mio cugino l'ha condiviso) è un no vax estremo (basta guardare il profilo), quindi, insomma, che coincidenza che fosse proprio lì dov'è morta una persona per il vaccino, no? Beh, lì per lì ho pensato "cavolo, se è morta una persona per il vaccino entro un'ora la cosa avrà fatto un rumore pazzesco, vediamo se trovo la notizia da altre fonti". Risultato: non ne parla nessuno, tranne un sito locale (livesicilia) che spiega che, dopo alcune indagini, il video è una bufala: è vero che è stato girato all'ospedale ieri mattina, ma la signora è morta di covid e non era vaccinata, come confermato dai medici. I commenti sotto all'articolo del sito locale erano più o meno divisi a metà, finché non sono arrivati anche i parenti della signora deceduta scrivendo "è inutile che ve la prendiate col vaccino, nostra nonna/zia è morta perché non era vaccinata", "io sono la nipote della signora, fidatevi, il vaccino non c'entra niente", eccetera. Questo basta per risolvere la questione? Ovviamente no. Perché, quando qualcuno fa notare al "postatore originario" che ci sono questi commenti, lui scrive chiaramente "credete a chi volete credere", come a dire che i medici dicono bugie (e ok, ci sta, è big pharma), ma anche le persone che si spacciano per i parenti..."credete a chi volete credere" a me fa paura due volte. La prima perché se arriva una smentita attendibile (non tanto i medici, "corrotti fino al midollo", quanto i parenti) e tu dici "credete a chi volete credere", allora è proprio la non verità. Ma la seconda cosa, che mi terrorizza, è che questa persona SA di aver fatto disinformazione. Lo sa perché non aveva nessuna prova che quella persona fosse morta per il vaccino (poteva andare ad informarsi, non l'ha fatto) ma quando è arrivata la prova contraria ha fatto finta di niente, anzi, ha accusato chi smentiva. Quindi, ha fatto disinformazione, sa di averla fatta, e comunque va avanti. Ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma questo chiaramente "spera" che le cose vadano male, e quando vanno bene ("bene"="la persona non è morta per il vaccino") cerca di ribaltare la cosa.
Faccio un altro esempio: c'è una rapina e il rapinatore uccide il rapinato. In quel momento dentro di sé il leghista "spera" che a fare la rapina sia stato un immigrato, così può sparare contro gli immigrati. Questo sperare che le cose vadano male è terribile. Quando poi non credi neanche alla verità supportata da più fonti, è finita. Oggi è una giornata di merda.

(post scritto ascoltando We Have Explosive 2021 di The Future Sound Of London)
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Vecchio 23-09-2021, 21.08.38
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Predefinito even if it only lasts for seconds

Stanotte ho sognato zia Cettina. Non l'avevo mai sognata da quando è morta, ma in fondo sono passati "solo" due mesi (mi sembrano due millenni). Nel sogno era già morta, solo che a un certo punto suonavano alla porta della mia casa di Padova mentre mia sorella era seduta sul divano e, quando sono andato ad aprire, c'era lei. Era acciaccata come lo era negli ultimi tempi, ma era inconsapevole di essere morta. Io invece lo sapevo, e lo sapeva anche mia sorella, tant'è vero che ci guardavamo negli occhi pieni di lacrime sapendo che sarebbe stata l'ultima volta che l'avremmo vista (pur essendo già morta, ma tanto era un sogno, c'è sempre qualcosa di irreale).
Questo sogno mi ha ricordato moltissimo As Holy As The Soil dei Manic Street Preachers, la canzone che canta Nicky nell'album Rewind The Film, in cui racconta le cose che faceva con Richey, il suo vecchio amico e compagno di band scomparso nel nulla, e gli chiedeva di tornare, anche solo per un secondo.
Ecco: sarebbe bello se lei tornasse, anche solo per un secondo. Non ho niente di particolare da dirle, non ci sono state cose non dette, però mi piacerebbe rivivere quella sensazione elettrizzante e che spero di non dimenticarmi mai, quella di avere a che fare con lei. Pazza, ma speciale.

(post scritto ascoltando More Light dei Primal Scream)
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Vecchio 26-09-2021, 00.30.51
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Predefinito La quiete

...è comprare un paio di pantaloni per cui credevi di avere 50 euro di sconto...e poi scoprire che non era vero. (Certo, questo costerà sacrifici. Ma erano proprio i pantaloni che volevi.)

E' arrivare alle ferie finendo il tuo 6° turno di Guardia Attiva (parlando di queste due settimane, eh!), 12h in Sala imbattendoti in un intervento assai antipatico, guadagnandoti la stima di alcuni amici (il Dottor C., degno erede tra i miei amici di suo fratello Lollo; la Dott.ssa Margherita, persona che stimo talmente tanto umanamente da perdonarle i momenti in cui fa valere il suo ruolo; Alberto, strumentista-alpinista: deve prendere fiducia) e il rispetto di ex nemici. Ormai sei un bravo Oss di Sala Operatoria, sennò non ti ci metterebbero nelle emergenze.

...è sentire poco o niente Camilla dalla Spagna, sapere che non può farsi sentire di più, ed essere felice se si diverte. E' avere paura di perderla, a volte, è sentire la mancanza. Ma nonostante tutto, gioire delle foto delle sue avventure.
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Vecchio 26-09-2021, 03.35.24
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Predefinito this is just the beginning

Ciao,
se stai leggendo queste parole vuol dire che ha funzionato, che ce l'abbiamo fatta.
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Vecchio 26-09-2021, 22.33.41
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Predefinito questione di penna

Il punto è che c'è davvero troppa arte nel mondo. Ci sono troppi libri, troppi dischi, troppi videogiochi per poterli leggere/ascoltare/giocarci tutti (come sempre, non cito i film perché non mi piacciono, e li guardo solo in compagnia e per compagnia). Quindi bisogna trovare un modo per scegliere.
La strada che seguo di solito è quella autoriale: se mi piacciono i libri di un autore cerco di leggerli tutti; la stessa cosa vale coi dischi e anche con i videogiochi. Ci sono delle "penne" che sono una garanzia, e Tim Schafer è una di queste, e in generale tutta la sua Double Fine Productions, che quest'anno compie vent'anni. Ho giocato a tutti i loro giochi, sia quelli scritti da Tim sia quelli per cui Tim si è limitato ad avallare il progetto, e mi sono accorto che hanno tutti una cosa in comune: trasudano stile. Cioè, per quanto raccontino delle storie a volte strambe, a volte strambissime, lo fanno credendoci davvero, e in questo modo anche i giochi meno riusciti (ne hanno fatti anche loro) riescono a far credere al giocatore che tutto quello che succede sia...plausibile, in qualche modo, anche quando è apparentemente assurdo.

Per dirne una, ho appena finito di giocare per la seconda volta a Broken Age, a cui ho giocato per la prima volta quand'è uscito con Veronica. È un'avventura grafica punta e clicca molto standard come impostazione, ma l'ambientazione è fuori di testa: da una parte una ragazzina che si rifiuta di essere data in sacrificio ad un mostro che ciclicamente rapisce le ragazze (con la complicità degli abitanti del posto, che lo fanno per evitare che il mostro distrugga tutto), dall'altra un ragazzino in un'astronave che ha dei genitori iperprotettivi che lo trattano come un eterno bambino. Il tutto si incrocia in maniere imprevedibili, e davvero, è un misto di poesia e soprattutto della poetica di Schafer, con la voglia di ribellione tipica di molti titoli Double Fine.
L'ho rigiocato, l'ho riadorato.

Adesso, secondo il pattern, toccherebbe a "un gioco nuovo": i miei amici nerd me ne hanno regalato uno per il compleanno, e non so cosa aspettarmi, però tocca a lui. Ci sarebbe, anzi, ci sarà Psychonauts 2, ma più avanti: ci sarà un giorno, ed è un giorno preciso.

(post scritto ascoltando Journal For Plague Lovers dei Manic Street Preachers)
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Predefinito relapse

In piena notte, ma un attimo prima di addormentarmi, una luce azzurra come segnale per andare di là, nell'altra dimensione.
Sono contento di essermi smentito e di non avere smesso.

(post scritto ascoltando From The Archives Vol. 2 di The Future Sound Of London)
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Predefinito holding patterns

Mi sono accorto, negli anni, di essere diventato sempre più ossessivo-compulsivo (cit. Chiaru'), soprattutto nelle mie modalità di fruizione dell'arte. Per la cronaca, mi sono anche accorto che da quando abito con Veronica ne fruisco di più: ascolto sempre tantissima musica, ma leggo molti più libri e soprattutto gioco molto di più, il che è paradossale, visto che in teoria ho meno tempo "abitativo" e in più lavoro a tempo pieno, però magari sono più bravo ad incastrare le cose.
In ogni caso, mi sono accorto che sto seguendo un pattern per la fruizione. Anzi, tre pattern diversi, uno per ogni forma d'arte.

In ordine di "tempo passato a fruirne":
- videogiochi. Alterno un videogioco "per me nuovo" (il che vuol dire che potrebbe essere uscito anche parecchi anni fa, ma non c'ho mai giocato o comunque non sono mai riuscito a completarlo) ad un gioco che ho già completato, recente o meno. A volte "rigioco" saghe intere (ad esempio, negli ultimi due anni ho giocato tutti i Monkey Island, o tutti i giochi della Double Fine Productions) ma mai di fila, visto che tra un gioco da rigiocare e un altro ce n'è sempre uno "nuovo" in mezzo;
- libri. Fondamentalmente idem: alterno un libro "per me nuovo" ad un libro che ho già letto e che ho voglia di rileggere. Anche qui, i libri delle saghe sono intervallati da altri libri, e non leggo mai più di un libro dello stesso autore di fila. In più, quest'anno sto leggendo un libro di Jonathan Coe ogni mese, quindi dodici libri nell'anno, in attesa di leggere il tredicesimo (che è già uscito ma che aspetto in economica, preferisco molto di più il formato);
- dischi. Qui è molto complicato: ogni giorno ascolto prima i dischi degli artista di cui sto facendo il conto alla rovescia in attesa del disco nuovo; poi ascolto i dischi appena usciti per cui è finito il conto alla rovescia; poi, se avanza tempo, ascolto altro. Quest'anno l'"altro" è la discografia di Giorgio Canali, da cantautore o da chitarrista nei dischi con Gianni Maroccolo, alternata alla discografia degli artisti non più attivi e per cui non si può più fare un conto alla rovescia. Inoltre, se durante un conto alla rovescia ascolto un disco in cui c'è una collaborazione con un altro artista che ascolto, quando finisco di ascoltare la discografia di Canali & c. o quella dell'artista non più attivo, inizio con la discografia dell'artista collaboratore. È tutto molto complicato, ma questo vuol dire che so esattamente cosa ascolterò.

Ogni tanto mi viene il dubbio: ma sono davvero io a decidere cosa ascoltare, se alla fine decido in base ad algoritmi? La risposta è sì: l'algoritmo l'ho creato io (e non Spotify, per dire), e poi è comunque tutta musica che mi piace.
Certo, mi rendo conto che a settembre 2007 ho smesso di ascoltare "canzoni sparse" e di ascoltare solo album completi, e adesso da qualche anno (non so da quando, potrei sparare una data ma non avrebbe senso) ho smesso di ascoltare "dischi sparsi" e ascolto solo discografie complete. Dei miei artisti, certo.
Il che mi porta a dire che il prossimo post sarà su un argomento che rimando da un po': scalette dei dischi vs. scalette dei concerti.

PS so che questo post potrebbe fare preoccupare qualcuno per la mia salute mentale, ma sto leggendo il libro "Sto ascoltando dei dischi" e in confronto all'autore di quel libro io sono la persona più normale del mondo.

(post scritto ascoltando Deserter's Songs dei Mercury Rev)
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