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Vecchio 04-06-2018, 16.36.03
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Ogni giorno il mio analista immaginario mi chiede: Ha problemi con Morrissey, vero?
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Vecchio 04-06-2018, 22.04.57
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Predefinito Tutti cosi diverso e cosi uguale

Oggi fa proprio caldo qui nell'estremo Sud. La prima giornata di vero caldo, afa,35°C...mi verrebbe da farmi il bagno in piscina...se non fosse che ho tutti i costumi in lavatrice
Sono nel terrazzo, nella mia nuova e momentanea casa. Sono solo nel terrazzo. A poche decine di metri sento i miei vicini che stanno cenando e chiaccherando...
Non posso non pensare che questa scena non mi è proprio tanto nuova...Per anni ho passato le mie serate dopo cena da solo nel terrazzo, spesso sentivo mio fratello e mia cognata, che abitanano sopra casa "mia" cenare e parlare...
Scene tanto uguali, ma tanto diverse!
Si perchè questa scena si ripete come nel più classico dei dejavu. Solo che la casa in cui vivo non è casa mia, ma una casa in affitto, i vicini di oggi non sono mio fratello e mia cognata, ma sono solo dei "sconosciuti".
Eppure mi ritrovo a passare le mie serate solo come prima, solo come le ho passate negli ultimi 9 anni.
Avrei voglia di stare a parlare con qualcuno, proprio come avrei voluto stare con mia moglie negli ultimi 9 anni...invece...sono ancora io e me!
Negli ultimi mesi ho dovuto cambiare vita...è dura...le persone attorno appena ti vedono un attimo più fragile non vedono l'ora di darti il colpo di grazia, non puoi abbassare mai la guardia, anche quando ti verrebbe di fanculizzare tutto e tutti...non puoi farlo...perchè fortunatamente la vita mi ha lasciato il dono più prezaioso che esista...e sono queste cose che mi hanno dato quella forza in più per combattere contro tutto e tutti...
l'unica forza che non mi ha dato è di lottare contro la persona che mi ha accompagnato negli ultimi 9 anni...probabilmente perchè se avessi lottato contro lei, sarebbe stato come colpire lui...è quindi è stato giusto così!
Ora resto ancora un pò nel terrazzo, con la mia bottiglia accanto e poi tra un pò rientro dentro...proprio come accadeva negli ultimi 9 anni
__________________
a cugini uguali corrispondono donne uguali

chiudi gli occhi e abbracciami forte...
e ti proteggerò da ogni cosa vorrà farti del male
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  #7283  
Vecchio 06-06-2018, 00.56.14
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Predefinito "peccato che sei a 1000 km di distanza"

Quella del 13 settembre 2010 è stata la giornata più fisicamente spartiacque della mia vita: mi sono trasferito a Padova, dove tuttora abito.
Non fu una scelta facile: non ho mai raccontato dettagliatamente i motivi a nessuno (con l'eccezione del motivo più grande e palese, cioè Veronica) e mi sono ripromesso in occasione del decimo anniversario del mio trasferimento, cioè tra più di due anni. Ho soppesato pro e contro, pro e contro di ogni scelta, e senza anticipare niente delle mie motivazioni, ho semplicemente pensato che andandomene non avrei fatto un torto a nessuno.
I miei genitori sono abbastanza maturi (e abbastanza "genitori") per capire che, nonostante l'affetto profondissimo che ci lega, e che ci porta a telefonarci quasi ogni giorno, fosse il momento giusto per lasciarmi andare. I miei amici stavano già iniziando a sparpagliarsi in giro per l'Italia, per l'Europa e per il mondo, quindi nessuno poteva sindacare. E poi, inutile far finta di niente, c'era Ale, che poco meno di due anni prima era stato risucchiato in un buco nero (figurato e non, immagino) dal quale il nostro rapporto era stato stravolto. Io credo fortemente nei rapporti di causa ed effetto e soprattutto credo nei rapporti di non causa e non effetto: se non ci fosse stato quell'evento lì (uno spartiacque non fisico ma emotivo fortissimo) magari a catena non sarebbe successa quella serie di eventi, fortuiti o meno, che mi ha portato a conoscere Vero. Non posso saperlo, ma non posso neanche escluderlo.
In ogni caso, quando sono partito, ho pensato che Ale era la persona che sarebbe stata "meno peggio". Non vuol dire che sarebbe stato meglio, anzi, ma il suo umore non sarebbe peggiorato più di altri umori. In fondo era fresco di matrimonio, con la moglie incinta e un avvenire luminoso davanti.

Stacco. I dettagli li tengo per me e per noi, ma sette anni e un paio di settimane dopo la mia partenza ho scoperto un'altra verità, ben più amara. L'aver saputo tutto dopo mi impedisce completamente di sentirmi in colpa per il mio "essermene andato", visto che non sapevo niente, che non mi veniva detto niente e questa scelta, sindacabile o meno, è stata presa indipendentemente dalla mia volontà e non ho potuto fare altro che accettarla. Quindi rileggere di quelle serate solitarie in giardino e non averne saputo niente mi impedisce di pensare "ah, se solo ci fossi stato io".
Questo, però, vale fino ad allora. Perché poi sono stato informato, e sono informato in diretta, e dopo Vero Ale è la persona con cui mi sento più spesso in questo periodo, ma questo è materiale per un altro post, in un altro momento. Perché l'unica cosa che voglio scrivere adesso, che mi sento in dovere di scrivere, è che mi dispiace essere così lontano. Mi dispiace davvero, non mi sento totalmente in colpa ma mi dispiace. Mi dispiace perché so che la mia vicinanza fisica sarebbe importante, perché mi ricordo quanto lo è stata in un altro periodo di crisi (dieci anni fa, oramai) e quello era niente rispetto ad adesso. Mi dispiace perché se fossi lì potremmo farci le nostre serate a base di limoncello come dieci anni fa e magari senza risolvere tutto (perché non bastano le chiacchiere per farlo) riusciremmo comunque a stare bene e riuscirei a rasserenarlo parzialmente com'è successo quando sono stato con lui un paio di settimane fa.

A meno di giganteschi cataclismi che non mi auguro, difficilmente tornerò ad abitare a Catania: ho un rapporto di coppia solido e collaudato, un lavoro che inizia a stabilizzarsi e stiamo per comprare casa, quindi no, non abiterò lì. E, per fortuna, non ho ancora avuto grossi "traumi a distanza", come malattie o lutti; cose, insomma, che fanno sentire in colpa per la lontananza. Quindi, tolti questi traumi a distanza, quello che provo per Ale, la pena nel saperlo così e l'impotenza nel non poter fare niente, è certamente il dolore più grande tra quelli legati alla distanza.
So di riuscire a rendermi utile anche da lontano, anche se non è la stessa cosa. E comunque in (quasi) otto anni nessuno mi aveva ancora scritto un messaggio come quello del titolo di questo post.

(post scritto ascoltando Treasures From The Temple dei Thievery Corporation)
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Vecchio 08-06-2018, 00.19.15
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Predefinito Il Ciclope

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Vecchio 10-06-2018, 01.02.50
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Predefinito i due Alessandri

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L'estate del 1998 è un'estate chiave. Un'estate i cui eventi principali si svolgono in due posti: nelle nostre case in campagna e in un paesino della provincia di Trento. Ecco, non in quel paesino che pensi tu. In quel paesino ci sono comunque andato, e l'ho anche vista, ma non c'entra con la storia (stiamo parlando del 1998!). Quindi, tra qui e lì. E soprattutto tra due persone. Quella di qui sei tu, ovviamente. Quella di lì si chiama come te, è un cugino di mia madre, allora era uno studente di fisica teorica, ora lavora al Politecnico di Milano. Una specie di Nerd. Hai presente i nerd? Intellettuale, secchione, appassionato di videogiochi e fumetti giapponesi. Insomma, hai capito.
Beh, non mi ricordo per quale motivo, ma quell'estate andai una settimana lì, in vacanza. Lui aveva un'amiga, ma non come quella tua. Era praticamente un computer, con tanto di sistema operativo, ci ascoltavamo la musica (con una specie di antenato degli MP3), e ci giocavamo.
A lui devo tantissimo. Per alcune cose che non c'entrano niente con te e con la storia (ad esempio, di avermi fatto scoprire un videogioco, Worms, che poi diventò uno dei miei videogiochi preferiti, e anzi, se lo trovo lo reinstallo e ci gioco). Ma anche per alcune cose che c'entrano con te, ovviamente, altrimenti non ne parlerei qui.

Lui mi ha fatto ricordare un bel po' di cose. Mentre cazzeggiava con il suo computer, mi ha detto "ora ti faccio ascoltare una canzone che non conoscerai"...ed era "bonghidibighidighibonghidibon". E io ero sconvolto. Mi è salita un sacco di nostalgia addosso. Tantissima.
Poi mi ha detto "ti faccio vedere un vecchissimo videogioco". Era Lemmings. Che non vedevo da tantissimi anni. Cavoli...allora ho capito.
Ho capito che l'estate 1997 era andata "storta" perchè si erano perse un sacco di cose delle estati precedenti. I videogiochi, la musica, etc.etc.
Ho capito.

Così, una volta tornato a casa, cioè in campagna, cioè con te, ho capito. Ma non bastava aver capito, bisognava fare qualcosa.
Ci pensasti tu, anzi, ci pensò tu fratello, comprando la Playstation e soprattutto comprando un videogioco, Wipeout (per la storia del rapporto con questo videogioco, vedere questo post), e giocandoci insieme. Giocandoci tutta l'estate, facendo un bel po' di tornei, con una musica supertechno superbella. Una musica che mi sarebbe entrata dentro.

Il prossimo post riassumerà il 1999 e il 2000. Non parlerà solo delle estati, ci saranno riferimenti anche a cose che sono successe in mezzo, alcune con te come protagonista, altre con te come riferimento.
E poi, dal 2001, tutta un'altra storia.
Una premessa che non c'entra col fatto che sono passati dieci anni da quando ho scritto questo post, né c'entra col fatto che ne sono passati venti dai fatti in esso narrati: l'ultima volta che ho visto Alessandro "grande", il cugino di mia mamma, a Milano, pensavo di passare tutta la serata con lui, quando ho ricevuto una telefonata da Alessandro "piccolo", cioè mio cugino Ale, che è durata ore e che mi ha raccontato com'era appena stata stravolta e violentata la sua vita.

Detto questo, a vent'anni di distanza da quell'estate ribadisco che sia stato il momento in cui mi sono accorto di provare "nostalgia", e avevo solo dodici anni; ma già mi mancava qualcosa. Ho recuperato vecchi videogiochi del passato ma altri li ho lasciati lì, ho fatto lo stesso con alcune canzoni, lasciandone altre relegate al passato che è passato. Quella del 1998 è stata l'estate della nostalgia, dell'inizio della nostalgia, almeno.

E però è anche stata l'estate del primo Wipeout. È "durato" poco (c'ho giocato solo quell'estate con Ale, e poi l'anno successivo da solo), ma ha messo dei semi ampiamente raccontati nel post linkato (all'interno del post quotato), nel post scritto dieci anni dopo il post linkato e un po' dappertutto in Carta Azzurra.
Quest'anno il primo Wipeout compie vent'anni, o almeno, compie vent'anni da quando l'ho scoperto. Credo proprio che, per festeggiare, ci giocherò, e chissà che riesca a completarlo (con Ale, e poi da solo, ci bloccavamo sempre all'ultima gara).
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Vecchio 11-06-2018, 00.01.32
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Predefinito rimpatriata familiare

Ieri ho assistito a qualcosa di incredibile, che mi toccava da lontano ma che ha toccato delle mie corde sempre molto sensibili.
È stata organizzata, poco fuori Bologna, una rimpatriata della famiglia della mamma di Veronica. Una rimpatriata molto allargata: morti i cinque fratelli capostipiti (il nonno paterno di Veronica e i suoi quattro fratelli) c'erano tutti i vari figli, nipoti e in alcuni casi bisnipoti, molti dei quali non si conoscevano neanche tra loro. Tutti i cugini (quindi i figli) sì, ma tra gli altri ci sono state molte "presentazioni". Ho contribuito come al solito alla redazione dell'albero genealogico (ormai sto diventando un esperto) e mi sono goduto quest'atmosfera familiare estremamente allargata.

Poi ho provato a trasporla alla mia famiglia.
Se una cosa simile si facesse dal lato di mia mamma sarebbe molto meno allargata e soprattutto molto meno "nuova": io stesso conosco perfettamente i cugini di mia mamma, che sono molti meno dei presenti ieri; l'albero genealogico, almeno a questo livello, è molto ristretto.
Se una cosa simile si facesse dal lato di mio papà, invece, non ho idea della sua vastità, probabilmente enorme: non ho idea di quanti siano, ma dev'essere un numero alto, soprattutto contando eventuali figli e nipoti. Sarebbe una cosa enorme, forse esagerata.
Mi accontenterei di molto meno.
Mi accontenterei di vedere tutti gli zii, tutti i miei cugini e tutti i loro figli seduti intorno allo stesso tavolo. Accade sempre più raramente, ormai qualcuno si è completamente tirato fuori per motivi inspiegabili (ed inspiegati), ma io continuo sempre a sperarci. Chissà che prima o poi non accada di nuovo.

(post scritto ascoltando Treasure From The Temple dei Thievery Corporation)
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Vecchio 11-06-2018, 00.10.59
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Predefinito Marlene

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Nutrendomi di musica molto più di quanto non lo faccia col cibo, la musica ha dei risvolti quasi inquietanti, quando si tratta di momenti passati.
C'è una mia teoria (e qui qualcuno si metterebbe a ridere) relativa alla musica condivisa con persone che non fanno più parte della mia vita: superato il distacco traumatico (che può durare giorni, mesi, o in alcuni casi auto-documentati anche anni) si può tornare ad ascoltare la musica che si ascoltava insieme, ma solo quella che si ascoltava in tempi positivi.
Faccio un esempio: c'è Bianco Sporco dei Marlene Kuntz che mi ricorda un periodo in cui stavo divinamente con una persona. Quando poi con quella persona è finita, non l'ho più ascoltato. Ma se lo ascolto oggi non sto male, perchè mi ricorda comunque dei periodi felici.
Se invece ascolto il loro disco successivo, S-Low, ecco, lì la situazione si complica, perchè quel disco lo ascoltavo nella fase successiva, quella della crisi (che avrebbe poi portato alla triste soluzione definitiva). Ecco, io quel disco non lo riesco ad ascoltare ancora oggi, nonostante sia passato un anno e mezzo.

Ma in generale, io lego molto la musica ai periodi. Ci sono dei periodi in cui ascolto intensivamente un disco, e se poi quel periodo finisce (per mille motivi) e riascolto quel disco, ho nostalgia.
Oltretutto io ho una capacità gigantesca di intristirmi in base ai ricordi, col seguente meccanismo: se mi viene in mente (perchè me ne ricordo, perchè qualcuno me ne parla, o, come in questo caso, perchè ascolto certa musica) un periodo in cui stavo bene, mi intristisco perchè allora stavo bene, e ora non lo so (in realtà non lo so mai come sto nell'attimo presente); se mi viene in mente un periodo in cui stavo male, mi intristisco perchè ho sofferto.

In questo caso parlo del primo meccanismo: oggi, dopo una decina di giorni dal concerto di Meg, ho riascoltato il suo ultimo disco. E ho avuto nostalgia (incredibile come possa avere nostalgia dopo appena dieci giorni).

Ho avuto nostalgia di quei giorni particolari, in cui ti svegliavo prima dell'alba, ti portavo dove la luce non c'era, cosicchè il sole non illuminasse tutte le paure e tutto il dolore. Ho avuto nostalgia di quei giorni in cui ogni momento sembrava cruciale, e in un solo istante tutto poteva accadere.

Ma una cosa, una cosa resta.
Su questa cosa, poi, c'ho scritto un libro. E nel libro ho raccontato di Bianco Sporco, di S-Low e della ragazza con cui, più o meno a sua insaputa, li ho condivisi. L'ho chiamata Marlene, perché è giusto così.
S-Low, comunque, poi sono riuscito ad ascoltarlo senza problemi. È un gran disco, e riascoltarlo mi riporta alla mente quel periodo, depurato però dei pensieri negativi. La stessa Marlene, del resto, è stata consegnata alla Storia.

Ma la questione della condivisione della musica è per me fondamentale. Ci sono per me dei dischi imprescindibili, o dischi "da isola deserta", e appartengono a questa categoria per due motivi. Alcuni perché sono dischi che ancora oggi trovo splendidi, a volte perfetti, e mi emozionano nota per nota per i soli suoni, senza ricordi ad essi legati (ad esempio, ieri andando e tornando da Bologna ho ascoltato DallAmeriCaruso di Lucio Dalla e l'ho trovato ancora perfetto); altri perché sono dischi che mi riportano alla mente un momento in cui li ho considerati perfetti, in cui li ho condivisi visceralmente e li ho così consegnati all'eternità.
Alcuni dischi, poi, sono tutte e due le cose. Ma ne basta anche solo una.

Un giorno mi piacerebbe fare una lista. La lista dei dischi "perfetti". O dei "miei" dischi.
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Vecchio 12-06-2018, 00.02.34
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Predefinito di cuore

L'espressione "a memoria" in inglese si traduce con "by heart", che letteralmente vuol dire "di cuore". È buffo pensare che in due lingue lo stesso concetto utilizzi due organi, cuore e cervello, solitamente contrapposti.
Eppure, a volte "di cuore" funziona meglio di "a memoria".

Mi è capitato due volte, entrambe qualche anno fa. Non ricordo quale sia capitata per prima, così le racconto in ordine casuale.

Dopo aver ripreso a suonare il pianoforte decisi, molto lentamente di riavvicinarmi alla musica classica. Il primo pezzo a finire sotto le mie grinfie di rinnovato pianista fu la seconda suite inglese di Bach, uno dei miei pezzi preferiti di sempre. Piano piano ripresi il mio vecchio repertoro, finché arrivai al Children's Corner di Debussy, forse una delle sue cose migliori, una raccolta di sei pezzi di post-classica con accenni di jazz. Il primo dei sei pezzi si chiama Doctor Gradus Ad Parnassum ed è una corsa frenetica, piena di arpeggi e di saltelli. Prima di smettere di studiare il pianoforte, quindi a quindici anni, mi riusciva anche bene, e non avrei idea di come sarebbe andata riprendendolo in mano dopo circa dieci anni.
Presi lo spartito ed iniziai a suonare. L'inizio è molto semplice, quasi per una mano sola, così mi permisi una certa velocità visto che la mia capacità di lettura riusciva a stare dietro al tempo che stavo tenendo. Poi, però, il pezzo iniziò a complicarsi, e mi accorsi di non riuscire più a leggere con la stessa velocità.
Avrei potuto rallentare, visto che in fondo ero solo con mia zia, ma mi accorsi che le dita andavano da sole. Lo facevano davvero: ormai avevo smesso di leggere lo spartito, mia zia mi chiese con un cenno del capo quando girare pagina e io feci spallucce perché davvero, non avevo idea di dove fossi arrivato. Sapevo solo che stavo suonando bene, stavo suonando un pezzo che non suonavo da dieci anni e che pensavo di non ricordare più. O almeno, consciamente non avrei saputo dire come sarei andato avanti, ma inconsciamente le mie dita si muovevano da sole, frenetiche, sulla tastiera, e così riuscii ad arrivare fino in fondo senza sapere neanche come. Raccontai a mia zia che mi sorrise, dall'alto della sua simpatica pazzia.
Qualche parte del mio cervello (o del mio cuore?) aveva memorizzato i movimenti delle dita, gli intervalli sui tasti, e indipendentemente dalla musica che stavo suonando, ero riuscito a riprodurre perfettamente lo spartito.

Da bambino adoravo un videogioco, tale Chip's Challenge, che un nostro vicino di casa aveva ribattezzato "labirinto", scrivendo questa parola con la sua calligrafia incerta sul dischetto che aveva prestato ad Ale. Era un gioco principalmente di labirinti, in cui a volte servivano abilità e coordinazione per schivare i nemici mentre altre volte bisognava "soltanto" trovare l'uscita. Tra tutti i livelli il mio preferito era indubbiamente quello in cui "non si poteva tornare indietro": il pavimento era fatto in modo che una volta andati in una direzione si creava un muro alle proprie spalle, e quindi sbagliare voleva dire essere costretti a ricominciare il livello da capo. Da bambino adoravo questo livello e lo sapevo ovviamente a memoria, mentre Ale aveva annotato ogni singola direzione su uno dei suoi adorati quaderni.
Poco meno di vent'anni dopo (quindi un intervallo quasi doppio rispetto a quello pianistico) ripresi in mano il gioco con lo scopo, finalmente, di completarlo, e quando arrivai a quel livello pensai che c'avrei messo un sacco a trovare la strada. Incredibilmente, invece, la trovai al primo colpo: ad ogni bivio sapevo perfettamente dove andare, e seppur non con totale consapevolezza, arrivai alla fine senza sbagliare mai. In questo caso non si trattava ovviamente di "memoria fisica", di movimenti, quanto di sequenza di informazioni (le direzioni da prendere) che erano rimaste nascoste da qualche parte della mia memoria, per poi riemergere vent'anni dopo.

A memoria, quindi, ma ancora meglio di cuore.

Qui c'è un audio del pezzo di Debussy (con tanto di spartito), qui un video del livello di Chip's Challenge.

(post scritto ascoltando Ocean Songs dei Dirty Three)
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Predefinito c'è crisi e crisi

Qualche settimana fa mi è capitato sotto gli occhi un post scritto dieci anni prima che ho deciso di non quotare perché in fondo raccontava un fatto effimero: una serata in cui sia Carola sia Martino mi avevano detto di essere in crisi e io avevo preferito andare dal secondo perché le crisi della prima erano poco credibili e quasi fastidiose. Dovendo scegliere, insomma, preferii andare da Martino, che non mi ricordo che probemi avesse in particolare (questione di donne ovviamente, così come i problemi di Carola erano questioni di uomini).

Anche adesso, nella mia vita, ci sono due persone in crisi, in modo diversissimo tra loro e per motivi diversissimi (seppur, almeno parzialmente, afferenti alla stessa sfera, quella - diciamo - matrimoniale). Eppure il modo in cui mi relaziono con loro è completamente diverso.
Non sono due persone a caso, sono due pilastri della mia vita. Eppure quando una di queste dice che deve raccontarmi "corro" (uso le virgolette a causa della distanza), mentre quando me lo dice l'altra mi infastidisco. Perché?
Potrebbe essere a causa dei motivi scatenanti delle crisi, forse. Un conto è una crisi subita, un altro conto una crisi (parzialmente) provocata. Potrebbe essere a causa della modalità di gestione della crisi, e di interlocuzione durante la crisi. Potrebbe essere per mille motivi, ma io so solo una cosa.
So che quando perdo il mio tempo (perché lo perdo, davvero) ascoltando gli sproloqui di una persona che mai avrei detto che sarebbe arrivata a starmi sulle palle (tutto avrei potuto pensare nella mia vita, tranne che questo), penso a quanto sarebbe molto più utile e produttivo teletrasportarmi dall'altra parte dell'Italia per stare con qualcun altro che sinceramente lo meriterebbe molto di più.
Il teletrasporto non esiste, è vero. Ma da domani cercherò di fermarmi più spesso a lavoro per la pausa pranzo.

(post scritto ascoltando Que Bom di Stefano Bollani)
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Predefinito firmare col sangue

Ho iniziato a scrivere questo post mentre una tristissima canzone, che inizia con "it's over", mi ha ricordato un'altrettanto tristissima serata albanese, quando iniziavo a pensare che potesse finire, e forse era finita per davvero.
Ma non è finita per davvero, visto che mercoledì prossimo saremo dal notaio per comprare casa.

Potrei scrivere mille cose su quest'argomento, e probabilmente lo farò. Adesso, però, pranzo.

(post scritto ascoltando 13 dei Blur)
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Vecchio 15-06-2018, 00.29.29
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Predefinito raccontare giorno per giorno

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Prendo in prestito un titolo che mi è rimasto impresso di un vecchio post dedicato a me in un blog, perchè mi piace questa storia degli interessi.

L'estate scorsa (sì, quella terribile, etc.etc.) io e la mia mitica zia eravamo andati in questo locale fuori Catania per vedere il concerto di Joan As Police Woman. Non che lei la conoscesse, ma le avevo garantito che le sarebbe piaciuta, e così è stato. E' piaciuta molto anche a me, ma la conoscevo già.
E insomma, è stato un concerto molto particolare, per le emozioni che mi ha dato, per i ricordi, per la tristezza, per la consapevolezza che era un brutto periodo. E per la strada allucinante, buia, tortuosa e pericolosa che si deve fare per arrivare lì.

Stasera sono tornato lì. Ma non ero solo (vabbè, neanche l'altra volta ero solo, ma ci siamo capiti). La strada era ugualmente brutta, ma sembrava bellissima.
E poi, vederla ballare reggae credo sia stata una delle cose più belle mai viste in vita mia. Ballare insieme. Due ore filate di concerto.
E poi ballare la drum 'n' bass. Un mio sogno d'infanzia finalmente realizzato. A lei non è piaciuta per niente, ma io ero contentissimo e ballavo veramente in trance. Poteva non esserci nessuno intorno, anche se era pieno.
E così le good vibes del reggae le sono rimaste dentro. Fino a fine serata.
Fine serata, quando stavo per dirglielo. Ma mi è scattato dentro qualcosa che mi ha bloccato. Mi ha bloccato e non le ho detto quelle due parole, due parole semplicissime che mi sto tenendo dentro da troppo tempo e finiranno per uccidermi. E ucciderci. E moriremo insieme. Persi dentro quelle due parole, non ancora dette.

Però è stata veramente una serata spettacolare. Ho ancora il cuore che batte in levare.
Forse questo post non è particolarmente importante. Anzi, non lo è affatto.
Una premessa che potevo ricordarmi solo io, e poi la cronaca di un concerto. I Sud Sound System ai Mercati Generali, con Erika.
Mi rendo conto che aver raccontato qui, giorno per giorno (ma solo i giorni in cui c'era da raccontare, quindi molto pochi), quello che succedeva, ecco, ha cristallizzato il tutto. Io ho dimenticato un sacco di cose, soprattutto a livello di sensazioni, ma rileggendo dieci anni dopo mi ritorna in mente la serata ai Mercati, un anno dopo esserci stato con mia zia, e un anno prima di andarci per l'ultima volta, sempre con mia zia, sempre per Joan As Police Woman. Nel frattempo, però, con Erika ci siamo andati diverse volte, tanto da ribattezzarlo "il nostro locale" (anche se le volte alla fine saranno state tre o quattro, ma del resto le cose non è che andassero così bene).
E così, appunto, mi rendo conto di aver raccontato giorno per giorno quello che è successo tra noi. Carta azzurra ha fatto da sfondo principalmente a quel triennio in cui c'è stata questa storia fallimentare, c'è stata la fine di un'amicizia storica, lo svolgimento breve e intenso di un'altra amicizia, e poi la nascita dell'amore che dura fino ad oggi.

Un po' mi spiace per quello che c'è stato prima. Perchè anche prima ci sono state storie degne di essere raccontate, storie d'amore e di amicizia, storie che magari ho raccontato anche sul forum ma in altri thread, sparpagliati, senza seguire un filo logico. Sarò eternamente grato alla mia scelta di aprire Carta azzurra e di scriverci dentro tutto quello che succedeva.
Anche una banalissima serata con Erika che, come la precedente, sembrava non portare da nessuna parte.
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Predefinito "come già scritto altrove"

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Io, come già detto altrove, cerco di scrivere per far capire quello che mi passa in testa. Quello che vivo, quello che sogno, quello che immagino: per me è importante che chi legge qui lo capisca.
Per il resto...poi se ne parla
L'altrove è stato un pm.
Non poteva esserci persona più lontana da me, per età e per situazione familiare/di vita; eppure ci siamo trovati.
Ci siamo trovati e tutto è stato molto lento: comunicazioni esclusivamente via pm, con forse un paio di telefonate e basta. Pm, quindi: tanti, e tutti con lo stesso titolo. Il titolo non lo scrivo, non perché sia "intimo" o "privato", ma perché è una cosa nostra: era il testo di un mio post che l'ha fatta ridere e che l'ha spinta a contattarmi, usandolo appunto come titolo. Poi io ho risposto, e il titolo della risposta era "riferimento:" e poi il titolo. Da allora quel pm rimbalza avanti e indietro, con cadenza variabile, a volte giornaliera, a volte settimanale, a volte mensile, ma rimbalza, ed è uno dei punti fermi della mia vita. Silenzioso, per nulla ingombrante, mai morboso o altro, ma sicuramente onnipresente, sullo sfondo.
Ci siamo visti due volte, una a Roma e una a Firenze. Abbiamo visto un concerto insieme (bellissimo) e mi ha regalato un libro che ha avuto un impatto incredibile sulla mia vita: sulle prime non mi è piaciuto, poi ho letto altri libri dello stesso autore fino a trovare quello che tuttora è il mio romanzo preferito di sempre, poi ho riletto quello che mi aveva regalato e l'ho trovato straordinario, poi ho scritto un libro e ho usato come epigrafe una frase che lei aveva sottolineato dal libro che stava per regalarmi.

Non so come andranno le cose, non so se riusciremo a rivederci, so solo che non scrive mai se non i pm a me.
E so che devo risponderle. Lo faccio subito.

Dieci anni, ti rendi conto? Dieci anni con il pm sempre con lo stesso titolo!
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Vecchio 16-06-2018, 14.04.43
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Predefinito birthday girl

Ciao,
volevo farti tanti auguri per il tuo compleanno, e volevo dirti che mi dispiace.
Mi dispiace saperti così (stavo per usare la parola "vederti", ma ti ho vista due volte negli ultimi due anni, quindi evito). Mi dispiace sapere che, nonostante una situazione lavorativa tutto sommato buona, nonostante tu sia piena di amici (amici? Siamo sicuri che siano veri amici, visto il ricambio così continuo, con l'eccezione della mia ragazza?), nonostante tu abbia un indubbio gusto per il sexy, con l'immancabile tacco alto e l'immancabile gonna corta di ottoottotreana memoria, e soprattutto, nonostante tu sia la persona col più alto numero di partner sessuali che io conosca, tu non sia riuscita a trovare una tua stabilità sentimentale.
Mi chiedo quanto c'entri l'ultimo fattore (quello della vita sessuale sfrenata) e quanto invece dipenda da una tua instabilità interiore, anche se in effetti le due cose mi sembrano incredibilmente correlate. Certo, penso alla tua fama di mangiauomini e alla tua inevitabile malinconia quando l'altra metà del letto è fredda, e penso invece alla estrema tranquillità della tua migliore amica che sta per comprare casa, e qualche indicazione su chi stia "meglio" ce l'ho sotto gli occhi.
Ma comunque, tanti auguri!
PS mi autocomplimento per il titolo del post.

(post scritto ascoltando Mali Music di Mali Music)
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Vecchio 17-06-2018, 01.22.50
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Predefinito last night di dieci anni fa

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Mi sono reso conto che tra tutte le persone che popolano la mia vita (che non sono molte), o anzi, tra tutte le persone per cui provo dei sentimenti (che sono ancora meno), dove per sentimenti ovviamente non intendo soltanto amore, ma anche amicizia (di quella profonda), insomma, tra tutte queste persone, quella che mi "corrisponde" di più è la stessa persona che è venuta a cena da me stasera.
Non sto facendo preferenze, non sto dicendo a chi voglio più bene, assolutamente. Sto solo dicendo che a livello di "corrispondenza di sentimenti e sensazioni", indubbiamente è al primo posto.
Perchè prova nostalgia per i tempi passati esattamente come me, ma non intristendosi...semplicemente ricordando i bei momenti passati insieme nel corso degli anni. E contemporaneamente sa che c'è tantissima strada da fare insieme, strada ripresa qualche mese fa e ormai incanalata verso...boh...un viaggio a Londra insieme? Chissà...

E stasera, dopo un'ottima cena (che ovviamente non ho preparato io, altrimenti non sarebbe stata ottima), abbiamo ascoltato per la prima volta il nuovo album di Moby, intitolato Last Night. Che avevo già da un po', ma che non avevo ancora sentito. E visto che se non fosse stato per questa persona io Moby non l'avrei conosciuto (ma neanche tanta altra musica), mi è sembrato carino ascoltarlo insieme. E rimanere spiazzati per la "stranezza" del disco...molto poco Moby-style. Ci vorranno più ascolti, indubbiamente.

Ma la cosa più bella è stata in chiusura di serata. Quando, dopo aver delirato per una serata intera ricordando la nostra completa simbiosi musicale, mentre scendeva le scale uscendo da casa mia mi ha detto "e ricordati...trentanove". E io sono scoppiato a ridere. E allora mi ha detto "e ricordati soprattutto di urban night". E sono scoppiato doppiamente a ridere.
Ora, "trentanove" e "urban night" sono due cose vecchissime, due episodi vecchissimi (che non racconterò ora ma magari domani o comunque presto lo farò) che ci ricordano quanta strada, soprattutto in campo musicale, abbiamo percorso insieme. Fanno ridere, e fanno anche pensare al nostro essere cresciuti insieme, musicalmente.

E in realtà, un minuto prima che arrivasse, m'è arrivato un pm, che conteneva la trascrizione del testo di una canzone. Di una canzone cantata da Raiz (ex Almamegretta) in un inglese che sembra quasi napoletano. Una canzone di cui non avevo capito molto, per via della pronuncia, degli effetti alla voce e, perchè no, del mio inglese non perfetto. Una canzone che ho da anni (vabbè, non scrivo chi me l'ha fatta conoscere perchè ormai dopo questo post è abbastanza ovvio), ma che ho imparato ad apprezzare un giorno della scorsa estate, appena sceso da un pullman della SAIS, con il sole che faceva bruciare, il caldo che faceva squagliare e questa canzone che faceva vibrare tutto.
Io posto il testo, ma solo il testo non rende assolutamente rispetto alla canzone. Io di alcune canzoni posto solo il testo (quando ritengo che solo il testo sia importante) di alcune canzoni posto solo il video (quando ritengo che solo la musica sia importante), di alcune canzoni posto il video e il testo (in due post diversi, quando ritengo che siano importanti entrambi) e di alcune canzoni posto il video "ad immagini fisse" e il testo nello stesso post (quando mi piace che si legga il testo ascoltando la canzone, che tanto le immagini del video della canzone non sono quelle "vere" e quindi non importano). Di questa posto solo il testo perchè è l'unica cosa che c'è, ma assicuro a chiunque che ne vale la pena di ascoltarla.
Dieci anni dopo, ma anche molti meno, ho capito che Last Night è il mio album preferito tra quelli di Moby. Che la cosa sia legata anche a quella sera (è stato il "primo ascolto condiviso" tra me e Andrea, primo di una lunga serie) è possibile, ma il punto è: dove siamo, dieci anni dopo?
Io sono a Padova, lui è a Londra. Siamo molto legati da un filo spesso ma invisibile: praticamente non ci sentiamo quasi mai, ma quando ci vediamo è sempre una festa. Lui continua ad essere spiritoso e brillante e tutto quanto, ma contemporaneamente ha una sorta di "inadeguatezza alla vita", o forse incompatibilità con essa, che lo porta ad essere fondamentalmente solo. Non che non ci abbia provato, anzi, ma ha preso un'inculata colossale dalla quale non so ancora se sia uscito e come (malconcio, direi).

Nella mia lista di dischi "perfetti" (voglio compilarla, sì), c'è certamente Last Night. Non da dieci anni, ma da qualcuno in meno certamente.
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Vecchio 17-06-2018, 01.31.18
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Predefinito un anno dal disco dell'anno

Oggi i Ride hanno festeggiato un anno dall'uscita del loro Weather Diaries con un lungo post. Per la prima volta in vita mia ho commentato un post pubblico su Facebook e ho scritto:
Maybe you'll never read this, but I discovered Ride just before Weather Diaries came out; I liked the first four albums, but Weather Diaries really stands out as the best album of 2017. Not bad, for a band I never heard of before. That record still gives me goosebumps.

Hanno commentato con un cuore. Chiunque di loro sia stato, saprà che considero Weather Diaries un capolavoro.

(post scritto ascoltando Sparkle Hard di Stephen Malkmus And The Jicks)
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Vecchio 18-06-2018, 00.00.04
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Predefinito quel libro mi ha aperto gli occhi

Oggi, per festeggiare il decennale della nostra amicizia, ho letto il libro regalatomi a Roma. L'ho letto in spiaggia, tutto d'un fiato, in tre ore circa. Quando ho finito ho ribadito alla mia compagna che si tratta di un capolavoro, e mi ha risposto "ci scriverai un post stasera, giusto?". "Puoi giurarci", ho affermato.
E invece no.

Oddio, in effetti questo è un post su quel libro, almeno apparentemente però. Perché in realtà è un post sul fatto che il vero post sul libro lo scriverò il giorno del decennale del regalo. Che giorno sia lo so con certezza perché è stato scritto a penna dalla regalante sul libro stesso. So anche che quel giorno non ho scritto sul forum perché eravamo a Roma e non c'erano ancora gli smartphone per scrivere da fuori casa. E so anche che un post su quel libro l'ho scritto, ma qualche giorno dopo.

Quello che posso scrivere adesso, comunque, è che il libro è un capolavoro, e che se la prima volta che l'ho letto (cioè l'indomani sera, nella sala d'attesa della stazione Termini, da solo, mentre aspettavo il treno che mi avrebbe riportato a Catania) non mi è piaciuto è stato solo perché mi ha infastidito tantissimo. Mi ha infastidito perché mi stava rivelando una verità che dopo mesi mi rifiutavo ancora di vedere, e invece era letteralmente sotto i miei occhi, stampata su quelle pagine. Tant'è vero che, quando qualche giorno dopo scrissi quel post dedicato al libro, esso era effettivamente profetico, non c'è che dire.
Dalla seconda lettura in poi, in effetti, l'ho considerato un capolavoro, punto e basta.

Ne riparliamo a San Valentino, comunque.
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Vecchio 18-06-2018, 09.51.19
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Predefinito blue monday

Tell me how do I feel?
Tell me now, how should I feel?
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Vecchio 18-06-2018, 14.17.04
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Predefinito era una vita che non mi commuovevo per un pm

Oggi, però, è successo.
È successo perché l'affetto vero resta nonostante la dilatazione dei tempi. Lo scrigno, i ringraziamenti, l'orizzonte. Certe parole me le porterò dentro per sempre, mi sa.
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Vecchio 18-06-2018, 14.41.04
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Predefinito i dubbi sulla memoria

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Innanzitutto, una premessa da fine estate 1998: quell'estate avevamo scoperto wipeout, no? Ecco: come testimonia questo post, fu l'inizio di un lungo cammino che in parte non riguarda te (almeno fino al 2003), e che però mi fece capire quanto fosse importante la nostalgia (e quanto fossi importante tu).
Quando giocavamo a wipeout nell'estate 1998, infatti, c'era una delle musiche della colonna sonora che ci faceva impazzire. Tu non la senti da dieci anni e ci metto la mano sul fuoco che non te la ricorderai (mi prometto di fartela sentire la prossima volta che ci vediamo), ma io l'ho ascoltata fino a pochi giorni fa. Insomma, c'era questo pezzo che ci piaceva molto. Poi, finita l'estate, tornai a Catania, come ogni anno. Qualche giorno dopo ricordo che i miei partirono per Londra e ci lasciarono qui coi miei fratelli, e mio fratello si ammalò e io dovevo stare attento a lui (io avevo dodici anni e lui otto). Un pomeriggio, però, lo affidai ai miei nonni e uscii. Andai al mio negozio di videogiochi preferito (quello che poi anni dopo avrei scoperto essere di proprietà della mamma di Martino), e vidi che vendevano wipeout per PC! Ero seriamente la persona più felice del mondo...lo comprai a 60.000 lire (era anche scontato). Insomma, mi precipitai a casa, aprii la scatola, e per prima cosa presi il cd del gioco e lo misi nello stereo per sentire la musica. Solo che, mentre ascoltavo la prima traccia (spettacolare), sfogliai il libretto e vidi che effettivamente mancavano delle tracce musicali rispetto alla versione per playstation. E in effetti la famosa traccia che ascoltavamo sempre insieme non arrivava. A un certo punto iniziò la sesta traccia, e non sembrava lei, solo che a metà...a metà quella traccia cambia completamente, e introduce quel motivetto che ci faceva impazzire. E allora sorrisi tantissimo, e capii che quel cd era stato un ottimo acquisto.
Poi per carità, da quel cd partì una storia di musica elettronica che continua nella mia vita dieci anni dopo, ma tu per un po' non c'entri (poi tornerai ad entrarci), quindi non ne parlo qui (anche perchè ne ho già parlato in quel post).

Comunque, la frase per definire questi anni è "gli anni della coscienza della crisi". Perchè la crisi c'era, almeno, io la avvertivo...perchè non c'era più l'atmosfera magica dei primi anni, ma non c'era ancora l'atmosfera diversa, ma altrettanto magica, che ci sarebbe stata qualche anno dopo.
In questi anni potevo fare solo due cose: sperare di costruire qualcosa che sarebbe andato avanti anche nelle estati successive, qualcosa di speciale, oppure cercare di ricordare i vecchi tempi.
Nel primo caso tutto era basato sulla playstation (uno) di tuo fratello. Tipici di quelle estati erano i vari Crash Bandicoot (soprattutto l'uno e il due). Io dal 1999 salii il pc in campagna, ma non ti attirava più di tanto, inizialmente (anche se attirava tantissimo me...ho dei bellissimi ricordi del pc in campagna, primo su tutti Half Life giocato nell'estate 2000 col fratello di G.).
Nel secondo caso tutto era basato sui miei compagni di classe e sulla ricerca disperata dei videogiochi de "gli anni d'oro". Trovai Monkey Island (il primo, e comprai il secondo, il terzo ed il quarto, ad anni di distanza, nel negozio di Martino), trovai i Blues Brothers, trovai Lemmings (e a Londra comprai l'allora ultima versione, quella in 3D), e insomma, cercavo sempre quei videogiochi che avevano caratterizzato i nostri anni d'oro.

Contemporaneamente, ci vedevamo anche durante l'inverno. Ok, accadeva saltuariamente. Diciamo solo per le partite importanti dell'Inter, ce ne andavamo al bar del XXXI maggio sotto casa tua con lo zio T. Oppure ci vedevamo le domeniche di primavera, in campagna, a giocare al calcio (credo siano gli unici calci che io abbia mai dato ad un pallone, quelli) usando come porta il cancello di casa tua. E quelle stesse domeniche, passate a leggere la gazzetta e ad andare a vedere i ciclisti del Giro dell'Etna che passavano sulla strada del polivalente...e io ero sempre buttato a casa tua, e ti seguivo in maniera quasi inquietante, e tua madre rideva per quanto ti seguivo.

Non so se c'è altro da dire su quegli anni. Credo di no. A questo punto, hai capito (tu e chi legge) della mia nostalgia. Ma non si può vivere eternamente di nostalgia. Ecco perchè una serie di eventi (e di cose che ti sono passate in testa) nell'estate 2001 porteranno a quella che è in assoluto una delle cose che OGGI mi dà più soddisfazioni nella mia vita.
Rileggo questo post e ci trovo dentro un condensato di considerazioni che ho fatto in mille sedi, incluso il mio primo libro nei capitoli Wipeout e Gran Turismo (che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è il nome di un album dei Cardigans che non ha niente a che fare con l'omonimo videogioco).
Ci leggo dentro però anche una novità, in effetti. O meglio, un errore.

In questo post si parla degli anni dal 1998 al 2000, e va bene. Ho scritto dei miei compagni delle medie nerd, quelli che ho conosciuto nei primi mesi della prima media e con cui ho condiviso parecchi ricordi videoludici. Ho davanti a me una festa di compleanno passata a giocare a videogiochi vari, ho la consegna del floppy originale di Lemmings, ho il recupero di Monkey Island e dei Blues Brothers. Ma qualcosa non torna.
Questa cosa è accaduta nei primi mesi della prima media, quindi nell'autunno del 1996. L'Amiga di Ale ha smesso di funzionare in un momento imprecisato della primavera 1997 (tra la cresima di Marco e l'estate), quindi io in quel momento non potevo ancora sapere che "i tempi d'oro" sarebbero finiti. Eppure, accolsi il ritorno di Lemmings e di Monkey Island come qualcosa di commovente. Che ci sta, perché a quei due videogiochi c'avevamo giocato solo nei primissimi '90, forse il '92, dubito anche il '93, quindi averli nel 1996 fu certamente un super ritorno al passato. Ma i Blues Brothers? Con Ale l'avevamo appena completato, perché ci tenevo così tanto ad averlo? Probabilmente non si trattava di nostalgia bensì, immagino, di "avere anche d'inverno lo stesso gioco dell'estate", anche se poi l'estate che arrivò avrebbe portato la notizia della rottura dell'Amiga.

Quello dei Blues Brothers però è uno dei pochi giochi che ho ripreso (molti altri li ho "lasciati lì" per cristallizzarsi col tempo), e qualche anno fa l'ho completato con Franz. Potrei riprenderne qualche altro, prima o poi.
Senza dimenticarmi che quest'anno è l'anno del ventennale di Wipeout, o meglio, dell'ingresso di Wipeout nella mia, anzi, nelle nostre vite. Vedremo come festeggiare.
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Predefinito "magari prima o poi riusciremo a recuperare il rapporto che avevamo"

Magari. Come a dire, è possibile ma non probabile.
Prima o poi. Come a dire, è possibile ma non è detto che accada a breve.
Riusciremo. Come a dire, è possibile ma c'è del lavoro da fare.
A recuperare. Come a dire, è possibile ma bisogna tornare indietro.
Il rapporto che avevamo. Come a dire, è possibile ma...siamo proprio sicuri?

Non ho mai creduto nei ritorni di fiamma, nelle minestre riscaldate. Non ci credo perché, con due gigantesche eccezioni (come ho scritto nel mio "ultimo" post su Carta Azzurra, prima di partire), non hanno mai funzionato. Con me, almeno. Ci sono state persone che hanno promesso un ritorno e poi non sono mai ritornate davvero. E ho sempre trovato disonesto l'annunciare il proprio ritorno in pompa magna, l'illudere l'altra persona (me, nella fattispecie) e poi sparire, o comportarsi male.

C'è una bellissima canzone di Raf, "Nel tuo ritorno", in cui si chiede se il ritorno dell'altra persona sia solo "nostalgia di un sogno andato via". Ecco, bisognerebbe avere la maturità di ammetterlo. Mi spiace di esserci cascato tante volte, rovinando così (almeno in parte) ricordi dolorosi ma alla fine globalmente piacevoli. E molta più stima per chi ha deciso di farsi da parte e basta, o chi è tornata solo per un saluto al volo e basta.
Mi piacciono i saluti al volo, in fondo.

(post scritto ascoltando Doris And The Daggers di Spiral Stairs)
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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