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Vecchio 14-12-2017, 23.05.52
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Predefinito 14. Alex Britti - In Nome Dell'Amore volume 2

Quest'album, assieme al precedente, testimonia un calo di ispirazione. Il primo motivo è numerico: solitamente gli album "dimezzati" escono a pochissimi mesi l'uno dall'altro, e i pezzi del secondo sono quasi pronti quando esce il primo. In questo caso, invece, tra i due dischi sono passati due anni, e non ci sono poi così tanti pezzi memorabili.
Questo è il primo problema. Il secondo è che a Britti si perdona la caduta nel "pop" più becero, quello che ahimè l'ha reso famoso, perché comunque è un bravissimo chitarrista e questo riesce a mettere in secondo piano il resto. Ma quando si dimentica di essere chitarrista, e produce un disco molto elettronico e poco suonato, allora inizia ad essere un problema. Per sentire la prima chitarra "vera" bisogna aspettare la terza canzone, e c'è solo un pezzo molto bello nel disco, intitolato Speciale: una canzone d'amore senza fronzoli, con un ritornello che esplode melodicamente. Il resto, sinceramente, non è degno di nota: il pezzo che apre il disco sembra una riproposizione di Festa, da cui sono passati più di dieci anni. L'elettronica è preponderante, ma album come It.pop e Festa riuscivano a bilanciarla con la chitarra suonata (in .23, invece, il tutto era spostato verso una dimensione puramente suonata, con esiti eccezionali); stavolta, invece, no. Un mezzo passo falso, con una sola canzone molto interessante e una riproposizione acustica di un pezzo del mezzo album precedente.

Voto: 6/10.
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Vecchio 15-12-2017, 19.49.57
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Predefinito ecco perché nessuno mi ha mai fatto ridere come lo fa Andrea

G: ti dico solo che sto ascoltando Last Time di Moby, il primo album che abbiamo ascoltato insieme ("primo ascolto condiviso") tra i tanti, nonché, non chiedermi per quale motivo, quello che più mi fa pensare alla nostra amicizia...persino più di Play, non so perché ma va così
A: Cmq ricorda di non fidarti mai di quel disco
G: Ahah perché? (ti giuro che non so che battuta aspettarmi)
A: Because Disco lies

(Disco Lies è una delle canzoni del disco. Il titolo significa "bugie da discoteca" ma lui, con un gioco di parole, intendeva "il disco mente")
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Ultima modifica di gabo86 : 15-12-2017 alle ore 19.53.25
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Vecchio 16-12-2017, 01.20.06
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Predefinito 15. Jamiroquai - Automaton

Inspiegabile che la stragrande maggioranza delle recensioni parli di questo disco come "uguale ai precedenti". No, è innovativo, almeno per i canoni dei Jamiroquai che, provenendo da un funk totalmente suonato e a volte "sporcato" con batterie sintetiche (nei pezzi più danzerecci), stavolta si danno quasi totalmente all'elettronica. Quasi, però: le batterie sono sia vere sia finte, i bassi sono sia veri (effettatissimi, comunque) sia finti, le tastiere sono contemporaneamente vere e finte di per sé, e la chitarra funky fa capolino ogni tanto. Insomma, i pezzi sono contemporaneamente suonati ed elettronici, a volte nello stesso punto, a volte in punti diversi: capita che ci siano strofe sintetiche e ritornelli suonati, o viceversa. Automaton, la canzone che dà il titolo al disco, sembra uscita dall'ultimo album dei Daft Punk, e ci sono echi di elettronica anche di diverso genere. Eppure la voce di Jay Kay è riconoscibilissima (e mai effettata), e bastano dei violini, o una chitarrina, per far capire che stiamo parlando sempre di un album dei Jamiroquai.
Con tutti i pro e i contro: i testi, principalmente d'amore e banali (tranne la title track, una storia fantascientifica di "automi"), non sono un granché. Ma il senso della melodia, l'interpretazione di Jay, e gli arrangiamenti che alla fine fanno muovere il piede, ecco, questi convincono.
La scommessa non è stata vinta fino in fondo, ma è stata quantomeno coraggiosa.

Voto: 7/10.
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Vecchio 17-12-2017, 11.04.48
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Predefinito 16. Alt-J - Relaxer

Relaxer suona essenzialmente come dovrebbe suonare un album degli Alt-J: sembra elettronico anche se è totalmente suonato, l'atmosfera è genericamente post-apocalittica e triste. Quello che manca stavolta, però, sono i pezzi: 8 sono troppo pochi, e alcuni di essi sono meri riempitivi. Manca completamente epicità dei pezzi iniziali dei primi due album, sacrificati per un'eatmosfera eterea e non coinvolgente. È paradossale che, dopo soli due album (acclamati da critica e pubblico) la vena compositiva si sia inaridita a tal punto. Un'occasione sprecata, quindi: un disco non fastidioso all'ascolto ma troppo breve e, soprattutto, troppo vuoto.

Voto: 5/10.
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Vecchio 18-12-2017, 01.19.40
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Predefinito 17. Charlotte Hatherley - True Love

Difficilissimo recensire quest'album, quasi impossibile dargli un voto.
La storia è questa: dopo essere entrata (giovanissima) nella band nordirlandese Ash come seconda chitarra (e seconda voce), Charlotte Hatherley ha inciso un album da solista; uscita dalla band, ne ha incisi altri due. Pur con alcune differenze tra loro, si tratta sempre di rock chitarristico, scritto bene e suonato benissimo, con una voce splendida, un senso della melodia invidiabile e un'energia incredibile. I tre album, per chi scrive, sono splendidi (il primo è un capolavoro, il terzo un gradino sotto, il secondo un paio di gradini sotto).
Questo fino al 2009. Poi è sparita, ha suonato come chitarrista e tastierista con varie artiste (in studio ma soprattutto in tour), e poi ha cambiato "look", travestendosi quasi da aliena, abbandonando la sua tradizionale immagine di rock girl (o di "girl in a band", come diceva di sé Kim Gordon) per trasformarsi in qualcosa di "alternativo". Si è ispirata molto alla fantascienza e soprattutto agli anni '80.
Risultato? Dopo otto anni è uscito un nuovo album di inediti. Si chiama True Love ed è di quanto più lontano si possa immaginare. È pop, pop allo stato puro. Ma pop anni '80 (e chi scrive odia profondamente quel suono). Zero chitarre o quasi, moltissime tastiere, batterie quasi solo sintetiche. Il classico disco da buttare nella spazzatura, per me. Eppure...c'è un eppure. Le canzoni sono perfette. Gli arrangiamenti pessimi, ma la scrittura e l'interpretazione vocale sono ad altissimi livelli. È inascoltabile e contemporaneamente splendido.
Come valutarlo?
Forse basta ascoltarlo.

Voto: 6/10.
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Predefinito 18. James Dean Bradfield - The Chamber O.S.T.

In libera uscita dai Manic Street Preachers, il cantante e chitarrista James Dean Bradfield compone e produce la colonna sonora di un thriller che in Italia non è neanche uscito al cinema. A differenza degli album con la band, e forse a causa delle atmosfere claustrofobiche del film, il disco è estremamente meccanico, ripetitivo, non melodico e soprattutto molto inquietante. Ma è, appunto, una colonna sonora che non ha nessuna velleità di essere un "disco" di normale ascolto. Ecco perché, fondamentalmente, l'ascolto "separato" dal film è pressoché inutile. Non capita con tutte le colonne sonore, certo, ma con questa sì.

Voto: 4/10.
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Vecchio 19-12-2017, 00.49.13
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Predefinito timologia

Come accade molti lunedì, oggi il capo c'ha raccontato del suo corso di timologia a cui va il fine settimana. Timologia, cioè "discorso sulle emozioni". Un misto tra scienza, psicologia e spiritualità. Ce ne racconta sempre con entusiasmo, dice che questi weekend gli aprono il cuore e l'anima, ci racconta dettagli per noi trascurabilissimi ma per lui fondamentali. E poi, oggi, ne ha aggiunto uno.
Ha detto che andare a questi incontri gli dà moltissimo, e che è un esercizio niente male, perché per "accogliere" quello che gli altri danno, è necessario svuotarsi di quello che si ha, bisogna aprirsi. L'ha descritto come un circolo in cui ci si dà e si riceve, "ci si innamora" (l'ha detto con le virgolette, ovviamente, visto che è alla soglia dei sessanta e con una moglie e tre figli), ci si racconta, ci si relazione, ecc.
E non è forse la descrizione che io potrei dare di qui, del forum?

(post scritto ascoltando Oh, Vita! di Jovanotti)
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Predefinito 19. Public Service Broadcasting - Every Valley

La premessa di quest'album dei Public Service Broadcasting è la medesima dei due precedenti: prendono spezzoni di documentari, di registrazioni di "eventi", e costruiscono intorno una colonna sonora (interamente suonata dal vivo), in modo che le voci parlate costituiscano la parte "vocale". Non è musica strumentale perché non ci sono solo strumenti, ma le voci "parlano" (neanche troppo a ritmo, ovviamente), e quindi non è neanche musica cantata. Cos'è, quindi? Uno stranissimo ibrido, che dopo un primo album centrato sulla propaganda inglese del dopoguerra e un secondo centrato sulla corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica, stavolta si occupa della chiusura delle miniere in Galles e del disastro economico e sociale che ne seguì. Il tema, di per sé, è interessante (e interessa molto chi scrive, dato l'amore per il Galles, per la sua storia e soprattutto per la sua musica), ma il limite è costituito dal fatto che si tratta di musica quasi solo strumentale e senza particolari linee melodiche o assoli: il tutto fa da colonna sonora a questi documentari, interessanti ma non di semplicissima comprensione. Un po' come per i Deproducers, solo che lì le parole sono scritte apposta, qui sono riciclate dagli archivi.
Per fortuna quest'album contiene anche alcune canzoni, una delle quali cantata da James Dean Bradfield, cantante e chitarrista dei gallesi Manic Street Preachers, che mette in musica una poesia di inizio Novecento dedicata alle miniere. La canzone non è solo il pezzo migliore del disco ma uno tra i migliori pezzi che abbia mai cantato fuori dal gruppo (perché i Manics, si sa, sono tutta un'altra storia). Gli altri pezzi sono interessanti, più quelli cantati che quelli strumentali, ma Turn No More, la canzone in questione, è un vero capolavoro ed eleva il giudizio medio dell'album.

Voto: 7/10.
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Vecchio 19-12-2017, 19.38.48
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Predefinito mio fratello è figlio unico

Oggi, dopo giorni che lo inseguivo via messaggi, finalmente sono riuscito a parlare al telefono con mio fratello. Nove minuti di telefonata dopo un mese che non ci sentiamo o vediamo, e questo perché ho insistito io per prolungare la telefonata, per raccontare anche cose inutili, per allungare il brodo per fare durare la telefonata il più possibile. Se non fosse stato per me la cosa sarebbe durata molto meno.
È disarmante sentirlo estraneo. Lui è rimasto a Catania e in teoria dovrebbe essere più "vicino", almeno ai miei genitori, ma è il più lontano di tutti. L'aver fatto delle scelte nella sua vita, unito al suo carattere, è stato un mix esplosivo che ha generato un allontanamento notevole. Cos'abbiamo da spartire io e lui? Abbiamo un passato insieme, come due fratelli che non hanno parlato molto (almeno, di fatti personali) ma che hanno condiviso molto: musica, film, videogiochi (non libri, non lui). E che fine hanno fatto queste condivisioni? Lui, ahimè, ha rinnegato gran parte del suo passato, e l'altra parte l'ha comunque messa da parte. Ora ha le sue ossessioni, lo vedo su Facebook. Mi fa male vedere quello che scrive, e soprattutto quello che commenta sotto ogni post in cui si parla di una delle sue ossessioni, quelle a cui è favorevole e anche quelle a cui è contrario. Deve dire la sua, come un Napalm51 buono, ma che sempre fastidioso resta.
Ma quella è la punta dell'iceberg. Il resto, come dicevo un mesetto fa parlando con Martino, è la sua totale irriconoscenza nei confronti dei miei genitori, che gli hanno regalato un tetto sotto cui abitare (e che tetto!) e un lavoro pronto e servito, che lui tratta con noncuranza come se da esso non dipendesse tutta la sua vita. La cosa mi fa imbestialire perché, per quanto possa essersi votato all'ascesi, continua a scrivere di auto ibride come se non costassero un occhio della testa (che non ha). E insomma, questioni economiche a parte, lui non è per niente riconoscente. Ora che (da un anno, ormai) i miei genitori sono diventati nonni, lui li vede molto poco, più per pigrizia che per malizia (anche se la seconda, lo so già, acquisterà un ruolo importante col passare degli anni). Cioè, io che sono lontano telefono ogni giorno che il Signore manda in terra, telefono ai miei genitori e soprattutto a mia nonna, sapendo che non potrò farlo per sempre. Cerco di andare quando posso, faccio i salti mortali, viaggi interminabili; non è solo altruismo, certo, anche a me fa piacere, ma il fatto che a me faccia stare bene e a lui apparentemente meno mi uccide.
Mio fratello è figlio unico e mi chiedo che responsabilità abbiano i miei genitori in questo. Anche io e mia sorella siamo molto distanti, ma almeno quando capita io e lei facciamo delle chiacchierate interminabili; su cazzate, d'accordo, ma sono interminabili. Lui, invece, sembra quasi in imbarazzo a parlare con qualcuno che non sia "uno di loro", e sembra quasi che abbia un'autonomia limitata prima di doversi ritirare in se stesso.

Martino me l'ha detto, e devo farlo. Devo trovare il coraggio di parlargli (a quattr'occhi, al telefono non ha senso) e dirgli di farsi vedere di più dai miei genitori, quantomeno per il debito morale che ha con loro. A lui non fa piacere? Bene, che lo faccia per loro, o che lasci suo figlio dai nonni, che se lo coccolano un po' e glielo restituiscono, ne sono sicuro, senza aver tentato di inculcargli idee che vanno contro la formazione che certamente i suoi genitori gli daranno, accidenti a loro. Devo farlo, anche se sarebbe la nostra prima chiacchierata seria. A cui, sono sicuro, seguirebbe sicuramente una discussione. Ma ho trentun anni e forse non possiamo più aspettare.

(post scritto ascoltando The Magic Whip dei Blur)
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  #7050  
Vecchio 20-12-2017, 21.08.05
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Predefinito non smetterò mai di amarla

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Partiamo dall'isoletta che c'è in alto a destra(gli unici luoghi che cito sono quelli illuminati):
in alto a destra c'è la casa del capitano Meathook,una volta cuoco sopraffino,ma da quando il pappagallo gli ha staccato le mani a morsi,non fa altro che dipingere(con una tecnica particolare ma affascinante,ovvero sciogliendo la cera delle candele infilzate sugli uncini).
Proseguendo lungo il sentiero,si nota una luce fuori dal sentiero.E' la casa di Carla,il maestro della spada.La donna da battere(OT:ale,ti ricordi quando da bambini c'abbiamo messo secoli per farlo?).
A sinistra,c'è un agglomerato di luci.E' il villaggio.C'è un bar,una maga,un negozio,una chiesa,una prigione e la casa del governatore.
Proseguendo lungo il sentiero,c'è una biforcazione illuminata.Da lì inizia il bosco,ed è da lì che bisogna partire per trovare la casa di Carla,e anche il tesoro nascosto.
Dal bivio,proseguendo verso la luce subito a destra,si arriva al circo dei Fratelli Fettuccini.
Proseguendo verso il basso,si arriva invece ad un ponte(la luce blu opaca)sorvegliato da un troll,poi al mercato delle navi usate(gestito da un certo Stan),e infine in una casa,dove abita il capitano Smirk(istruttore dell'arte della spada.

Quest'isola ha una cosa che la rende simile a camera mia.In camera mia ho un orologio da parete,fermo da almeno un anno sullo stesso orario.Fa l'una e mezza.Non ho mai provato a cambiare le batterie,mi piace lasciarlo così.Perchè?Semplicemente per similitudine con quest'isola,su cui,come testimonia questa foto,"sembra che siano sempre le dieci".

In realtà io so che il più bel regalo di Natale che mi si possa fare,non mi verrà fatto mai.Perchè costerebbe una fortuna(credo diversi miliardi),perchè probabilmente non ne varrebbe la pena...ma se qualcuno mi chiedesse "cosa vuoi per Natale?",questo o qualsiasi altro Natale,io risponderei così:
risponderei che vorrei regalata una riproduzione di quest'isola.Cioè,una specie di parco,modellato esattamente come l'isola.Con le stesse costruzioni,gli stessi colori,le stesse strade.Con gli odori che,nella mia immaginazione,si respirano lì.Con le stesse musiche che si ascoltano lì.E con attori vestiti come i personaggi dell'isola,e pagati per dire esattamente le stesse cose che dicono lì.
Mi piacerebbe farlo.Nessuno mi asseconderà mai.Ma se un giorno sarò vecchio,ricco e pazzo,magari non so,lo farò.Anche se durerà una notte sola.Una notte che inizia alle dieci,e dura all'infinito.Perchè,come ha già detto qualcuno,"sembra che siano sempre le dieci su quest'isola".
Oltre a tutto quello che ho già scritto, e che sottoscrivo in pieno anche a dieci anni di distanza, mi piace sottolineare quello che è successo un anno e mezzo dopo, poco prima del mio ventitreesimo compleanno: l'annuncio di un quinto Monkey Island (che però non riguardava l'isola di cui sopra) e del rifacimento del primo Monkey Island. E così Melée Island, finalmente in alta definizione, è tornata nel mio cuore per restarci per sempre.
E per fare arrivare Elaine Marley, la donna della mia vita, conosciuta proprio grazie all'isola di cui è governatrice e che è al mio fianco da otto anni. Da quando ho uno smartphone l'immagine della schermata di blocco è l'inquadratura di Melée Island, e la stessa immagine campeggia, sotto forma di quadro, in camera mia, regalatami da Elaine (che da quando l'ho conosciuta è salvata come "Elaine" nella rubrica del mio cellulare, e non cambierò mai il nome, e non vedrò l'ora di spiegare ai nostri figli, se ne avremo, perché si chiama così).

Sei la donna della mia vita, Elaine Marley. Dieci anni fa non lo sapevo, adesso sì.
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Predefinito la mia isola

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Predefinito 20. The Future Sound Of London - Archived : Environmental: Views

C'è chi aspetta un album dei Future Sound Of London dal 1996, quando uscì Dead Cities. Peccato che nei successivi vent'anni il duo inglese abbia pubblicato due dozzine di dischi, nascondendosi però dietro altri pseudonimi o alle "serie" di album "From The Archives" o "Environments", considerati a torto "dischi minori", quando spesso sono dei capolavori, poco pubblicizzati ma comunque splendidi.
Lo stesso accade con quest'album che fonde i pezzi d'archivio con quelli ambientali a cui c'hanno abituato negli ultimi anni, e che fotografa perfettamente la situazione dei due londinesi che, in questo disco, pendono parecchio verso l'elettronica (e meno verso la psichedelia di altri loro album). Basta il pezzo iniziale, "Persistance of vision", per capire il mood del disco: percussioni sintetiche, molti sintetizzatori e qualche strumento "vero". Il resto è un flusso sonoro di oltre un'ora che sintetizza benissimo le capacità dei due produttori. E se qualcuno aspetta ancora un seguito di Dead Cities, beh, sappia che se n'è persi parecchi.

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Predefinito 21. Mark Kozelek & Sean HìYeaton - Yellow Kitchen

Mai prolifico quanto quest'anno, Mark Kozelek è riuscito a pubblicare un terzo album (e manca ancora il quarto da recensire), stavolta con Sean Heaton, bassista dei Parquet Courts. Il punto è: che differenza fa? Che ci sia Sean Yeaton al basso, o Justin Broadrick all'elettronica, o Steve Shelley alla batteria, il risultato è sempre lo stesso: Mark Kozelek parla, legge pagine del suo diario, ogni tanto accenna una melodia ma poi se ne pente e riprende a parlare, o meglio, a borbottare. E lo fa raccontando le piccolissime cose della vita, quello che gli dicono i fan dopo i concerti, il suo (legittimo) odio per Trump, insomma, tutto.
Sarebbe un disastro come gli altri dischi, ma per fortuna almeno è molto più breve. E, soprattutto, contiene una canzone, "The reasons I love you", in cui per una volta canta, accompagnato dalla sua vecchia (e ormai in disuso) chitarra, e canta i dieci motivi per cui ama la sua ragazza, mettendosi a nudo (non solo metaforicamente) e facendo capire che, se volesse, potrebbe tornare ad essere un grande cantautore, com'è stato fino a Benji. E invece ha deciso di fare tutt'altro, con risultati pessimi.
Peccato.

Voto: 5/10.
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Predefinito Sbam!

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Oggi è arrivato safari jam.Non è per me,devo consegnarlo,ma prima l'ho letto.
Coincidenza:è arrivato proprio oggi che indossavo la felpa blu dell'adidas.Quella felpa che,per Natale di ormai cinque anni fa,lei si tolse di dosso dicendo "non avevo soldi per farti un regalo,ma siccome ti piace tanto...tieni,ti regalo la mia felpa".E oggi avevo addosso proprio quella felpa,nonostante abbia un paio di buchi invisibili sulle spalle e sia veramente corta,soprattutto sulle maniche.
Insomma,ho messo su "autobiografia di una festa",quel doppio cd che ascoltammo per la prima volta distesi sul pavimento di camera sua,guardando il soffitto,con la luce spenta,e immaginando di essere anche noi ad assistere a quel concerto.Fu una primavera di quattro anni e mezzo fa.
Dicevo,ho messo su autobiografia di una festa e ho letto.Trascrivo qui le frasi che mi hanno colpito(per vari motivi).


Un disco serve a provare nostalgia per esperienze non vissute.

Non riesco a non essere funk.

L'iper-realtà è la condizione in cui è reale anche il virtuale.Anzi,il virtuale e il reale sono una medesima cosa.

883

Il mare è fatto per unire,non per separare (Pessoa).

La vita è un miracolo.Ogni cosa è piena di Grazia.



C'ho messo un paio d'ore a leggere il libro.Domani probabilmente lo rileggerò,poi sabato lo consegnerò e non lo vedrò(quasi sicuramente)mai più.E la cosa non mi dispiace.Se io avessi questo libro a disposizione ogni giorno,lo leggerei molto,lo imparerei quasi a memoria,e se così fosse,quando uscirà il disco mi ricorderei perfettamente cosa vuole dire(e se non me lo ricordassi,basterebbe prendere il libro dalla libreria).E invece io questo libro non ce l'ho.Così,quando ascolterò il disco,non mi verranno in mente le parole del libro,ma "i miei ricordi delle parole del libro".Il che mi affascina molto di più.E poi,diciamocelo,questo libro non ha tutto questo valore affettivo,per me.
Ce l'ha per lei.Tant'è vero che ho deciso di regalarglielo per Natale.Lei non lo sa.Anzi,non sa proprio che esiste un libro simile.Sono sicuro che le piacerà tantissimo.Perchè apprezzerebbe molto più di me le sfaccettature poetiche,e i disegni in mezzo al libro.Che poi io un libro così ce l'ho.L'ha scritto lei,nel periodo compreso tra ottobre 2003 ed aprile 2004.E' in copia unica.Contiene pensieri,disegni,biglietti di concerti,tutto quello che è successo in quei sei mesi in cui avevo deciso di eliminarla dalla mia vita.Io quel quaderno lo adoro.Anche se a tratti parla malissimo di me.

E poi,mentre leggevo,oggi,pensavo al fatto che io questo libro non lo possiederò mai.Non sarà mai nella mia libreria.A meno che...la mia libreria non coinciderà con la sua,in un ipotetico futuro.M'è venuta un'immagine buffa,quasi surreale:io e lei nella nostra casa,e nella nostra libreria i libri che abbiamo portato dalle nostre case precedenti.Così,tra Benni,Camilleri e i libri sull'Inter,ci sarebbe anche Safari Jam.A casa mia.Anzi,nostra.
Che inguaribile sognatore che sono.
SBAM! è il rumore che fa questo post, leggendolo. Ma è anche il rumore di un'incredibile coincidenza. Tra ieri e oggi, infatti, ho letto SBAM!, che è un po' "Safari Jam, dieci anni dopo". Sono nati due gruppi di considerazioni, quelle su SBAM! e quello sui dieci anni dopo.
Quelle su SBAM: bellissimo. Racconta la nascita di un disco esattamente come lo faceva Safari Jam, seppur non manoscritto (e i disegnini e la calligrafia e le cancellature davano molta più "vita" di un carattere dattiloscritto). Lo fa molto bene, raccontando mille dettagli che ascoltando il solo disco, ovviamente, non si colgono. Mi fa morire dal ridere Jovanotti che ha praticamente rinnegato il suo passato prossimo, gli ultimi sei-sette anni, praticamente, dicendo che adesso non vuole rifarlo e non gli piace quando gli altri lo fanno (parla di elettronica, dice che il bello è registrare un album suonando dal vivo e guardandosi negli occhi, e lo dice lui che per Ora ha tenuto fuori dallo studio di Canova tutta la sua band e il disco l'hanno fatto in due). E poi ha la solita presunzione jovanottiana, quella di "questo disco farà la storia", "è un capolavoro", ecc.
Trovo, soprattutto, splendida la seconda parte, quella della "rivista letteraria": ci sono contributi che valgono veramente molto.

E poi, dicevo, Safari Jam dieci anni dopo. In questi dieci anni è successo di tutto, soprattutto tra me e Jovanotti: Safari, l'album, ha segnato una rottura che si è temporaneamente sanata con Ora per poi rivelarsi in tutta la sua profondità negli anni successivi. Posso dire di non essere più fan di Jovanotti da dieci anni, ormai. Fino a Safari Jam, invece, tutto filava liscio.
E lo dimostrano le mie parole qui sopra, in cui traspariva sincera ammirazione per l'uomo, oltre che per il musicista. Adesso, invece, è tutto diverso.

Eppure non riesco a non sorridere rileggendo l'ultimo paragrafo. Per avere Safari Jam a casa mia, casa mia avrebbe dovuto coincidere con casa di Grazia. E, il 21 dicembre del 2007, sembrava impossibile.
Al 21 dicembre del 2017, invece, è realtà da sette anni. E questa è stata una delle rivoluzioni della mia vita, indubbiamente.
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Vecchio 22-12-2017, 02.05.48
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Predefinito scrive Zadie Smith in SBAM!, e sottoscrivo pienamente:

Questa sensazione di perdita la provo, più di ogni altra cosa, nei confronti della musica. L'ho avuta di recente, quando sono scesa a fare un giro in un negozio di dischi di Vancouver accompagnata da un giovane impiegato della mia casa editrice canadese che voleva mostrarmi quell'ottimo esempio della scena culturale locale (e anche comprare i biglietti per un concerti metal a cui aveva in programma di andare con la moglie). Ho vagato per il negozio, come faccio sempre nei negozi di dischi, depressa dalla mia ignoranza e attratta da ciò che mi risultava familiare. Dopo un quarto d'ora di giri inconcludenti ho preso una rivista hip-hop e mi sono chiesa se comprare un album di Billie Holiday che non poteva assolutamente contenere brani che già non avessi. Mi preparavo ad andarmene quando ho visto un album con un titolo meraviglioso, More Songs About Buildings And Food. Voi probabilmente sapete già di chi è: io non lo sapevo. Dei Talking Heads. Quando mi sono fermata ad ammirarlo mi ha colto un senso di malinconia, simile forse alla sensazione che prova un certo tipo di uomo quando è seduto con la moglie lungo il binario di un treno e vede passare una bella ragazza - diversa sotto ogni aspetto dalla moglie. In un'altra vita potevo stare con lei. È troppo tardi per appassionarsi ai Talking Heads? Ne ho il tempo? Che tipo di persona sarei se conoscessi quest'album, o se lo conoscessi bene? Se fossi stata plasmata non da Al Green e Stevie Wonder ma da David Byrne e dai Kraftwerk? E se fossi il tipo di persona che in qualche modo trovato il tempo di amare e conoscere a menadito Al Green, Stevie Wonder, David Byrne, e i Kraftwerk? Che meraviglia sarebbe avere così tanti "genitori"! Quanto sembrerebbe lunga e feconda la vita!
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Vecchio 22-12-2017, 18.41.12
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Predefinito 22. Lee Ranaldo - Electric Trim

Aspettative altissime per il terzo album solista di Lee Ranaldo che, dopo una vita passata nei Sonic Youth, si è riciclato come cantautore dopo lo scioglimento della band di cui è stato chitarrista e occasionalmente cantante. I primi due album sono due pietre miliari della disco-teca di chi scrive, e le aspettative per il terzo erano decisamente alte.
Rispetto ai due album precedenti, però, il metodo di lavoro è stato completamente diverso: non più incisioni quasi in presa diretta per la band, ma sovraincisioni, elettronica, molte tastiere, non così tante chitarre come ci si aspetterebbe, e soprattutto Steve Shelley, che dei Sonic Youth (e del Lee Ranaldo solista) è stato batterista, utilizzato poco, e in alternanza ad un altro batterista. Il risultato, ahimè, è che l'album non suona benissimo, piegandosi un po' all'elettronica imperante degli ultimi anni (seppur in pochissimi casi) e risultando generalmente fuori fuoco.
Le canzoni, che dovrebbero essere la portata principale, sono infatti "confuse", con uno o a volte anche due cambiamenti totali all'interno della stessa, come se fossero state "attaccate" diverse canzoni tra loro. L'iniziale "Moroccoan Mountains" ne è un esempio perfetto: un inizio parlato (ci sono diverse parti parlate nell'album), una prima parte semi acustica che sembra sempre sul punto di esplodere, un finale lento e con una batteria ritmata. Forse troppo in una canzone sola.
Ci sono comunque delle splendide canzoni, non "rovinate" dalla sovra-produzione: il singolo "Circular (Right As Rain)", la bella e nervosa "Purloined", che ricorda molto gli altri due album del Lee Ranaldo solista. Ma sono pezzi come la danzereccia (!) "Uncle Skeleton" o l'acustico-rumorosa "Thrown Over The Wall" che fanno scendere il gradimento del disco. Peccato, perché era sicuramente l'album più atteso del 2017 e non ha mantenuto minimamente le aspettative. Qualche bella canzone, ma in totale poca sostanza.

Voto: 7/10.
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Vecchio 23-12-2017, 02.47.22
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Predefinito questa non me la ricordavo

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Ringraziamo il nostro fonico,l'uomo levetta!


Finalmente ce l'ho fatta.
Scrivere per me significa tante cose, e scrivere con l'indicazione della data (e dell'ora, in questo caso) vuol dire ricordarsi il giorno esatto in cui è successa una cosa in particolare.
E così, 22 dicembre del 2007, la mia prima volta da fonico dei Dossi Artificiali. Non ricordavo di averlo scritto qui, così adesso so che c'è una data ufficiale. A tre anni e mezzo dalla prima volta che li ho visti suonare in sala prove (ancora come Ficupala), e a due e mezzo dal primo concerto (al Merlino Pub in centro, a Catania), finalmente ero riuscito ad infilarmi nel gruppo. Non come musicista aggiunto, quello sarebbe stato impossibile. Ma ero riuscito a ritagliarmi il mio ruolo come "uomo levetta", come mi chiamava Martino dal palco, oltre che come "fedelissimo", come mi chiamava Marco, il cantante, già da prima che fossi promosso a fonico.
Da quella volta, però, ebbi la scusa per andare con loro in anticipo, montare le attrezzature, controllare i volumi e restare dietro il mixer per tutto il concerto, cercando di seguire i loro segnali. Una meraviglia, finché è durato (e finché sono durati loro, diciamo un altro paio di anni.

E poi, quando qualche anno fa Martino e Marco hanno appianato le divergenze (artistiche e non solo) e si sono trovati a suonare la stessa sera sullo stesso palco (ma in momenti diversi), Marco mi ha visto tra la folla, ha sgranato gli occhi e ha detto "il fedelissimo!", come se non ricordasse il mio nome (cosa possibilissima, peraltro). Ed era contento, e io ero contento di rivederlo.
Anni prima, infatti, ero io quello che muoveva le levette per far sentire bene il concerto.
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Predefinito meteora

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Emiliana Torrini - I Hope That I Don't Fall In Love With You


Well, I hope that I don't fall in love with you.
'Cause falling in love just makes me blue.
When the music plays and you display your heart for me to see.
I had a beer and now I hear you calling out for me.
And, I hope that I don't fall in love with you.

Well, the room is crowded, people everywhere.
And I wonder should I offer you a chair.
Well, if you sit down with this old clown, take that frown and break it.
Before the evening's gone away, I think that we could make it.
And, I hope that I don't fall in love with you.

Well, the night does funny things inside a man.
This old tom-cat feelings you don't understand.
Well, I turn around to look at you, you light a cigarette.
I wish I had the guts to bum one, but we've never met.
And I hope that I don't fall in love with you.

I can see that you are lonesome, just like me.
And it being late, you'd like some company.
Well, I turn around to look at you, and you look back at me.
The guy you're with has up and split, the chair next to you is free.
And I hope that you don't fall in love with me.

It's closing time, the music's fading out.
Last call for drinks, I'll have another stout.
Well, I turn around to look at you, you're nowwhere to be found.
I search the place for your lost face, guess I'll have another round.

And I think that I just fell in love with you.
Questo mio progetto "Carta Azzurra - dieci anni dopo" serve a ricordarmi di post importanti; importanti per la mia scrittura o perché hanno raccontato un momento importante della mia vita (a volte entrambe le cose insieme). Così ogni giorno leggo cosa avevo scritto dieci anni prima e, se è degno di nota, quoto il post e scrivo le mie impressioni dieci anni dopo.
Questo post l'avevo dimenticato, nonostante abbia ben presente la canzone. L'avevo dimenticato perché, semplicemente, mi ero dimenticato di lei.

Premessa: la canzone in questione è una cover di Tom Waits ed è inclusa nel secondo album di Emiliana Torrini. Dicembre 2007 è stato il mese in cui l'ho scoperta, in cui me ne sono invaghito, e questa canzone è ancora splendida. Lo è dal punto di vista meramente sonoro: la sua voce è quasi emozionata (bravissima interprete) e l'accompagnamento che alterna e a volte sovrappone pianoforte e chitarra acustica è delicato e perfetto. E lo è anche dal punto di vista del testo: la cronaca di una serata vissuta seduta ad un tavolino, una specie di misto tra Nella Notte e L'Ultimo Bicchiere degli 883, ma ancora più tristi. Lei (lui nell'originale) che adocchia un ragazzo che le piace, ma fa di tutto per non cascarci. "Spero di non innamorarmi di te" dice il titolo e ripete la canzone alla fine di ogni strofa, e mentre racconta i dettagli di questa serata, ed il tumulto interiore dovuto alla speranza di non innamorarsi, la serata va avanti finché il ragazzo va via e lei, in quel preciso istante, capisce di essersi innamorata davvero. Splendida.

Ma mi ero dimenticato del perché l'avevo postata proprio quella sera.
Era andata così: ero sceso in centro a piedi per i regali di Natale dell'ultimo minuto (come sempre), e mentre tornavo a casa, poco prima di cena, avevo incontrato la ragazza di Martino. Tra me e lei c'era uno strano rapporto: io non sembravo starle molto simpatico, e non capivo lui cosa ci trovasse in me. Non che non fosse una brava ragazza, ma non era minimamente interessata ad aspetti di lui che per me erano fondamentali, ad esempio il fatto che lui suonasse dal vivo in un gruppo. Ero io "il fedelissimo", e non lei; non capivo come questa cosa potesse conciliarsi con una storia tra loro due, perché nella mia testa Martino avrebbe dovuto stare con una persona che lo adorasse almeno quanto lo adorassi io, però donna. E invece stavano insieme, e ci stettero per un anno e mezzo (posso dire di aver assistito al loro primo incontro e al loro ultimo, almeno da persone che stavano insieme).
Insomma, la incontrai e lei era con un'amica, dalla cui bellezza rimasi folgorato. Era una sua compagna di corso, non sembrava particolarmente brillante, ma per me era a dir poco stupenda. Non ricordo neanche il suo nome (mi pare Claudia, ma non ne sono sicuro), proprio perché la vidi quasi solo quella sera (forse anche in qualche altra occasione, ma non degna di nota). Insomma, ci salutammo e le chiesi se sarebbe venuta anche lei alla giocata a carte che avevamo in programma di sera. "Perché non porti anche la tua amica?" le dissi apertamente, e l'amica accettò. Tornai a casa per cena, poi in qualche modo andai alla giocata a carte, nella stessa villa in cui Martino e la sua ragazza si erano conosciuti un anno e quattro mesi prima, solo che stavolta eravamo barricati al chiuso per il freddo anziché stare a bordo piscina a sguazzare come quella volta. Io e l'amica (Claudia?) parlammo tutta la sera, e ricordo di aver sperato di non innamorarmi di lei, proprio come la canzone di Emiliana Torrini che avevo iniziato ad ascoltare da un paio di settimane. Tornai a casa col cuore che batteva, pur ovviamente non avendo combinato niente, ma mi bastava aver passato gran parte della serata con lei, tra le prese in giro dei miei amici.

Per qualche motivo, però, lei non è rimasta. Ci sono persone, anche meteore, che ho visto pochissime volte ma che si sono sedimentate dentro di me. Lei non l'ha fatto, la mia infatuazione per lei durò solo quella sera e sparì esattamente con la rapidità con cui entrò nella mia vita.
Ma quella sera, anche solo quella sera, avevo pensato di essere davvero cotto.
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Predefinito 23. Liam Gallagher - As You Were

Al suo esordio solista, dopo due album con i Beady Eye nati dalle ceneri degli Oasis, Liam Gallagher pubblica un album sorprendente e contemporaneamente fastidioso.
La sorpresa deriva dalla scrittura delle canzoni: dopo poche prove come autore durante gli anni degli Oasis, tutte più o meno discutibili, stavolta Liam dimostra di non avere niente da invidiare al fratello Noel, autore della stragrande maggioranza delle canzoni del gruppo. È britpop e niente più, certo, ma è scritto bene, con un gusto per la melodia "rubato" al fratello maggiore. Sicuramente ha giovato l'affiancamento ad autori "di professione", ma il risultato, almeno dal punto di vista della scrittura, è ottimo. Un pezzo come l'iniziale "Wall of glass" sarebbe stato inimmaginabile fino a qualche anno fa.
Il disco, però, allo stesso tempo è fastidiosissimo. Per quanto scritto bene, è suonato malissimo; anzi, più che suonato, il problema è proprio "il suono", compresso all'inverosimile. È tutto patinato, e rispetto al britpop degli Oasis, quantomeno più "sporco", qui le batterie sono compresse, le chitarre si schiacciano tra loro, e il risultato è fastidioso. Così fastidioso da occultare anche la buona fattura delle canzoni. La voce di Liam, poi, non è più quella di un tempo, e la cosa si sente. Paradossalmente il cantante degli Oasis ha imparato a scrivere ma non riesce più a cantare, e soprattutto il suono, per quanto attuale, è pessimo.
Insomma, un passo avanti e uno indietro.

Voto: 6/10.
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Predefinito 24. Mark Kozelek With Ben Boye And Jim White-Mark Kozelek With Ben Boye And Jim White

Per questo quarto e finalmente ultimo album pubblicato da Mark Kozelek nel 2017 vale quanto già detto per i precedenti. Questo vuol dire che la presenza di Jim White, batterista dei Dirty Three, non sposta di una virgola il giudizio pesantemente negativo ricevuto dagli altri dischi. Semplicemente perché non si tratta di musica: su basi di batteria e tastiere (poche chitarre stavolta) Mark Kozelek legge, parlando, il proprio diario, raccontando aneddoti inutilissimi. Dopo un'ora e mezza di noia totale il silenzio è un trionfo, e con la musica non dovrebbe mai andare così.

Voto: 3/10.
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