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Vecchio 07-07-2018, 11.10.14
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Predefinito "una storia bellissima"

Dovevo trovare qualcosa per eclissare i rimpianti di questo viaggio in autobus, così ho passato le ultime due ore a leggere i post dell'estate 2008 su carta assurda. Un po' l'ho fatto per capire quali post dovrò quotate "dieci anni dopo", e un po' l'ho fatto perché avevo voglia di leggere una storia. Una storia bellissima, come raccontavo ieri ad Ale. Come dicevamo ieri sera al telefono, non so se mi piaccia particolarmente perché è la mia o perché sia oggettivamente bella. Io sono sicuro che la mia vita, in retrospettiva, sarebbe giudicata noiosa o piatta praticamente da chiunque. Ma è la mia vita, l'ho vissuta col mio sangue e il mio sudore e le mie lacrime, incluse quelle di gioia, e per me c'è qualcosa di magico in tutto quello che ho vissuto. Non so se sia così per tutti o se sia io particolarmente "egomaniaco", ma rileggere di me (e di noi, indubbi rispettivi coprotagonisti delle nostre vite) mi ha fatto ricordare tante cose. Mi ha fatto anche capire che la mia memoria a lungo termine ha modificato la percezione di alcuni eventi ed alcune sensazioni, e rileggere il mio "diario" è il modo migliore di ricordare esattamente cosa stavo provando.
E poi mi ha fatto capire anche un'altra cosa. Cioè, la sapevo già, ma leggere di tutti quei tumulti interiori mentre ero su un treno che mi porterà, dopo aver preso anche l'autobus su cui sono adesso, dalla mia ragazza che non vedo da cinque giorni, ecco, leggere quello che ho letto mentre vado da lei ha creato una specie di corto circuito tra l'evidente instabilità di dieci anni fa e la stabilità che giorno dopo giorno io e lei costruiamo.
Molto meglio così, comunque.

(post scritto ascoltando Pianissimo Fortissimo dei Perturbazione)
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Vecchio 07-07-2018, 11.16.00
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Predefinito ascolto appropriatissimo

Perturbazione - Dieci Anni Dopo


Con la voglia di bruciare
quel che porto addosso
solo perché lo indossavo
quando mi hai costretto all'angolo

con la voglia di fumare
e di scherzarci sopra
non ho più vent'anni
e non importa più

con la voglia di sputarmi
in faccia ma non posso
perché è solo ingenuità
che mi ha fregato ancora
ancora

come te
dieci anni dopo
io non so dire di no
come te
come te
come te
sono cascato giù col ricordo delle lacrime
salate in bocca
coll'inganno ci hanno spinto
in questa trappola

con la forza necessaria
a rimaner seduto
mentre tutto il mondo
si alza in piedi senza te
senza te
io non so dire di no
senza te
senza te

senza te
senza te
senza te
sono cascato giù
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Vecchio 08-07-2018, 02.03.34
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Predefinito ma come posso io non celebrarti, vita?

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Vecchio 08-07-2018, 02.30.17
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Predefinito per concludere una giornata perturbata

Non è la fatica, è lo spreco
che mi fa imbestialire
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Vecchio 09-07-2018, 22.48.07
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Predefinito a me mi piace la montagna

Due giorni nel posto in cui di solito passiamo almeno una settimana, senza bici nel posto in cui di solito scalo almeno un passo dolomitico, ma con un paio di itinerari finalmente spuntati sulla mia checklist personale e un giro, quello di ieri, decisamente duro.
In due, però, si fa tutto.
Sono felice, felice per mille cose che succedono e che stanno per succedere.

(post scritto ascoltando Black And Tan Fantasy di Stefano Bollani)
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  #7346  
Vecchio 10-07-2018, 01.53.55
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Predefinito home alone non più

Stasera gli altri due tornano da una vacanza in cui forse avranno messo a posto i loro cocci o forse li avranno frantumati ulteriormente. Ma il punto non è questo. Il punto è che, con l'eccezione del weekend passato con Vero in montagna, sono stato quasi una settimana da solo. La quarta coinquilina è la persona meno visibile del mondo: è sempre fuori casa, torna tardi la sera ed esce prima di me la mattina, quindi possono passare benissimo giorni senza che io la veda. Gli altri due, però, ci sono sempre, e solo io so quanto la situazione recentemente si sia fatta più complicata.
Forse sarò ingrato, o forse sono passati quasi otto anni da quando io e loro due abitiamo sotto lo stesso tetto, gli ultimi due dei quali con loro in profonda crisi. Non so perché sia successo, ma so solo che questi giorni li ho passati in santa pace. Ogni sera tornavo a casa, giravo la chiave nella toppa, sentivo che non scattava subito (segno che non c'era solo) e sorridevo, pensando ad una serata in santa pace. Non per forza con Vero, anzi: lei non c'era, era in montagna con sua madre, e io ero da solo a casa, ma felice.

Ricordo che quando arrivai a Padova capitava che all'inizio loro due tornassero a casa per il fine settimana, e magari Vero aveva da fare e io restavo da solo a casa, e mi immalinconivo perché non avevo niente da fare, nessuno con cui stare, eccetera. Cercavo di fuggire la solitudine in ogni modo.
Adesso, quei momenti di solitudine quasi li cerco. Dev'essersi guastato qualcosa, ma io sto bene. Anche perché questa solitudine finisce stasera, con il loro ritorno. E il periodo di tensione, in generale, finirà l'anno prossimo, quando uscirò da questa casa per andare nella "nostra", quella definitiva.

(post scritto ascoltando Fuori Dal Giro dei Perturbazione)
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Vecchio 10-07-2018, 04.14.21
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Predefinito una bella e dolorosa poesia di Benni

Scusami
ho usato la nostra canzone
per una nuova relazione
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Vecchio 11-07-2018, 01.20.21
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Predefinito scusami/ho usato la nostra canzone/per un nuovo concertone

Premessa (potrebbe essere un post scriptum ma preferisco scriverlo come premessa): questo è un post gender friendly, e qualsiasi sostantivo potrebbe essere declinato al maschile come al femminile. Se prediligerò determinati generi in base alla circostanza è perché la maggior parte degli artisti musicali che ascolto sono uomini e la maggior parte delle loro partner sono donne. La cosa potrebbe essere scritta anche a parti invertite, e anche con partner dello stesso sesso. Preferisco scrivere così piuttosto che usare i fastidiosissimi asterischi a fine parola.

Detto questo, c'avete mai pensato a quant'è difficile essere la fidanzata di un cantautore?

Quando si scrive una canzone d'amore "presente" (cioè di un amore in svolgimento, contrapposta alle canzoni d'amore "passato" - quindi finito - e "futuro" - quindi una specie di dichiarazione o di auspicio), credo sia inevitabile dedicarla alla persona con cui si sta, o comunque scriverla con lei in mente. Non è una questione di essere più o meno autobiografici: è vero, io sono cresciuto con gli 883 che hanno fatto dell'autobiograficità il loro marchio di fabbrica, ma è impossibile scrivere una canzone d'amore senza metterci in mezzo il rapporto con la persona con cui si sta. Questo potrebbe essere anche una cosa fastidiosa in caso di fidanzata pudica o che comunque non vuole che si mettano i propri fatti in piazza; mia sorella, ad esempio, mi ha detto che quando ha sentito "Chiaro di luna" di Jovanotti ha pensato a quanto sarà arrossita la povera Francesca.
Questo, comunque è il male minore.

Prendiamo un altro esempio: il cantante A scrive la canzone x dedicandola alla ex fidanzata B. Una canzone d'amore "passato", sulla storia che è finita, indipendentemente dalle cause della fine e dal tono (depresso, speranzoso, astioso) della canzone stessa. Ipotizziamo che questa canzone diventi famosa, magari non un tormentone ma una canzone che diventa parte integrante delle scalette dei concerti per il resto della carriera. In questo caso ci sono tre conseguenze.
La prima, e volendo la più trascurabile, è per il cantante stesso, che magari ha scritto quella canzone in un momento di tristezza e sconforto e adesso è costretto a cantarla per sempre. Poco male, però: in fondo quella canzone gli ha portato successo, visibilità e, perché no, soldi, quindi che non si lamenti troppi.
A lamentarsi, però, può essere B, la povera ex fidanzata, che non può camminare per strada senza che le radio trasmettano quella canzone in cui il suo ex amore parla di lei. Magari è stato lui a lasciarla, magari in quella canzone le chiede scusa, ma non dev'essere un bel sentire.
E alla povera C, invece, chi ci pensa? C è la nuova fidanzata del cantante, quella che deve sopportare due fastidi. Il primo è quello di quando A canta x, la canzone scritta per la ex dopo che si sono lasciati, e magari dice "non amerò mai nessun'altra come ho amato te", e C potrebbe incazzarsi. Scatterebbe una sorta di gelosia retroattiva, un sentimento che disprezzo ma che in questo caso potrei anche capire. E poi, non dimentichiamoci, C potrebbe infastidirsi anche quando A canta y, la canzone che ha scritto per B quando A stava ancora con lei. Anche in questo caso, non dev'essere carino da sentire.

Insomma: la vita e l'arte, insieme, devono essere un casino.

(post scritto ascoltando The Illogical Consequence dei Planet Funk)
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Vecchio 11-07-2018, 17.19.03
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Predefinito spartiacque

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
(scritto qualche ora fa)
In questo momento non mi trovo in campagna. Ma non ho neanche una connessione internet. Così scrivo questo documento per salvarlo e postarlo in seguito.
Perché io non posso parlare, dalla campagna, di questa “storia”. E’ troppo legata a questo luogo.
Insomma, eravamo arrivati all’estate del 2002. Ormai io e te avevamo una comitiva nella quale io m’ero integrato pienamente. Con questa comitiva festeggiammo il tuo compleanno, il 23 giugno 2002, con una pizza alla collegiata. Indimenticabile il regalo di seby (maglietta FBI + biglietto Spider-seby), indimenticabile le prese il culo reciproche tra Marcello (che ogni tanto usciva con noi) e Seby.
Dell’inizio di quell’estate ho un ricordo splendido: noi che andiamo alla Plaza, la nuova discoteca inaugurata al lido azzurro, e in un delirio collettivo pestiamo le scarpe a Seby. Il quale si incazza tantissimo e noi giù a ridere. Indimenticabile.
Talaltro quella sarebbe stata l’ultima volta in cui io (non tu) avrei visto Seby. Non potevo saperlo. Non avrei mai detto che a distanza di sei anni saremmo ancora qua a prenderlo per il culo.
L’estate 2002 è stata splendida: era la prima estate da “compagni di comitiva”, e la sera uscivamo insieme e tornavamo insieme. Ci veniva più facile, visto che stavamo in campagna, e quindi a cinquanta metri di distanza.
Ricordo un’uscita memorabile con tuo fratello. Fu la mia prima sbronza “seria”: prima un gin lemon e poi un indimenticabile white lady. Ricordo che mi scrissi sul telefonino tutto quello che succedeva per vedere se me lo sarei ricordato l’indomani. Indimenticabile.
Giocavamo sempre al gioco della pesca, non ascoltavamo più di tanto Radio Antenna 1 ma stavamo sempre insieme.
Uno dei momenti più memorabili in assoluto fu a Ferragosto. Io, tu, Ciro, Sabrina e Chiara, la loro cugina di Como, tutta la notte al lido etna. Con dei dettagli memorabili.
Tipo io che conosco Chiara e mi piace tantissimo come persona. Per certi versi l’opposto rispetto a me, ma mi piaceva che lei ascoltasse gli articolo 31 in un periodo in cui anch’io iniziavo ad ascoltarli. Rimasi molto legato a lei, per circa un annetto ci sentimmo ogni giorno, adesso ci sentiamo a stento una volta l’anno ma ho un bellissimo ricordo di lei.
O tipo tutto il casino del ferragosto, che ancora viene ricordato da noi praticamente in continuazione: io e te che andiamo al lido accanto per cercare qualcosa da bere, troviamo una bottiglia di vino e ce la scoliamo in due. Io che rientro al lido totalmente ubriaco urlando qualcosa che poi da Ciro sarebbe stato riportato come uno “spatabuaaa” con le mani in alto facendo il segno della vittoria (preso in prestito dal finale di Ya Mama, video di Fatboy Slim per cui io e te impazzivamo ed impazziamo ancora). Io che non capisco niente e faccio il bagno alle tre di notte col cellulare, per poi accorgermi che l’avevo praticamente annegato. E invece di “salvarlo”, l’ho lanciato verso la spiaggia e ho continuato a fare il bagno. Inutile dire che non si sarebbe acceso mai più. E poi tutta la storia delle “due birre e mezza bottiglia di vino” di Ciro.
Sicuramente il più bel ferragosto della mia vita.

Ma pochi giorni dopo tutto iniziò a sfumare inesorabilmente. Teoricamente a partire da una mia frase “sconveniente” nei tuoi confronti. Proseguita con il freddo tra noi ad Etnaland, quel 22 agosto che, di sera, mi avrebbe cambiato per sempre la vita (dopo la corsa in macchina con tuo fratello). Tutto sembrava che stesse tornando alla normalità pochi giorni dopo, dopo la mia “prima volta” e il tuo affetto nei miei confronti. Ma poi ho un ricordo bruttissimo: i tuoi che partivano a settembre, esattamente come l’anno prima, ma tu non mi dicesti di venire da te. E ci rimasi malissimo. E poi piano piano io e te non uscivamo più insieme, ci vedevamo sempre meno, finchè…finchè nel capodanno 2002-2003, che io passai dall’altra parte dell’Italia, ci mandammo degli auguri tristi. E non ci sentimmo per quattro mesi.
Non sto qui a raccontare la sofferenza di quei mesi. Io sono stato come un cane, anche se cercavo di nascondertelo. Quando poi mi mandasti un sms a fine aprile, ero contentissimo. Mi dicesti di vedere la partita dell’Inter la sera. Lo facemmo. Senza parlare di niente. E dopo, mi dicesti la frase che mi fa più paura nella storia delle frasi: “ok, rifrequentiamoci, ma niente sarà mai come prima”. Questa è una frase che mi uccide, chiunque la pronunci (ovviamente se tengo a quella persona).
In realtà quella frase non si è mai verificata. Perché, lentamente, riprendemmo i nostri ritmi. Anche se…io uscivo raramente con te e gli amici (ormai dimezzati: molti avevano abbandonato la comitiva). Preferivo vedermi con te e basta.
L’estate 2003 era alle porte. L’estate 2003, che ricordo come una delle più belle estati della mia vita (seconda solo a quella 2006, credo), ha al suo interno un evento spartiacque: il 27 luglio.
Quella sera io e te saremmo dovuti andare a ballare alla Plaza. Solo che, a poche ore dall’inizio della serata, ti mandai un messaggio dove ti scrissi che preferivo uscire con quella comitiva di amici con cui stavo iniziando ad uscire in quel periodo. Tu ti incazzasti veramente tanto, ma mi dicesti soltanto che io e te non saremmo più usciti insieme: sì, ci saremmo visti sempre, ma basta comitiva insieme. Col senno di poi forse è stato un bene: abbiamo avuto esperienze “differenti” a livello di uscite ma ci vedevamo sempre, ogni venerdì praticamente. E io quella sera passai una serata splendida con quella che sarebbe diventata (ed è ancora, dopo cinque anni) la mia comitiva “ufficiale”.
Ma dell’estate 2003 c’è tantissimo da ricordare: è l’estate di Tenenti, della serata passata con lui all’atrio della Cucaracha mentre tu eri all’afrobar, dell’afrobar con Antonio Pizza che scriveva gli sms con le triple anziché con le doppie, e soprattutto della prima ed unica volta in cui ho vomitato per eccessivo alcol in corpo: gin, coca e vodka alla fragola erano troppo per uno stomaco poco allenato all’alcol come il mio. Dopo la gara con le moto (cinque minuti a giro e le moto che sbattevano ovunque) collassai prima di vomitare tutta la cena. Da allora non ho mai più bevuto fino a star male. Pazzesco.
E poi, in tarda estate, la mitica uscita con Marcello, quella della snai, delle commesse sportive, e di “u sacciu – tenenti”, altra cosa rimasta nella storia.
Ma ti rendi conto di quante cose sono rimaste nella storia?

Nella prossima puntata farò un riassunto rapido degli anni successivi (tranne gli ultimi due, diciamo), sennò non la finiamo più con questa storia.
Ah…un giorno racconterò l’estate 2008. Lo so che non si ringrazia, ma io ti ringrazio anche per questa estate. Per mille motivi che tu sai.
Buffo rileggere questo post e vedere di come tutto possa cambiare in un attimo. Avevamo il rapporto perfetto e l'abbiamo buttato alle ortiche per un po', e poi l'abbiamo ricostruito anche se lui mi ha detto che "non sarà mai più come prima". Forse aveva ragione, visto che poi è stato ancora meglio.

Leggo nomi di persone che non vediamo da più di dieci anni ed eppure sono sempre con noi, per quella bellissima idea delle "imitazioni". Lo dico sempre ad Ale: quante volte è stata pronunciata la parola "spatabuaaa" nella vita? Una, eppure la ripetiamo in continuazione. Così come ripetiamo tutto quello che è successo. In fondo è un modo per sentirci "sempre noi".

La crisi con Ale è stato il momento più difficile di tutto il nostro rapporto, e ha avuto degli strascichi che si fanno vivi ancora adesso sotto forma di paranoie nei periodi di silenzio, eccetera (per fortuna recentemente di silenzi non ce ne sono stati, anzi).

Mi tocca fare un PS: in questi dieci anni ho vomitato una seconda volta per alcool, proprio pochi mesi dopo questo post, ma in un altro posto e con un'altra compagnia. La compagnia con cui uscii la sera del 27 luglio (dieci anni fa consideravo quell'evento davvero spartiacque, poi mi sono accorto che di eventi spartiacque ce ne sono stati anche altri, forse ancora più "forti").
Comunque, sempre noi.
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Vecchio 12-07-2018, 02.09.44
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Predefinito la gialappa's band

Dicono che gli anni d'oro siano passati ma, come scrisse Max Pezzali (e come cito in continuazione), "gli anni d'oro sono sempre adesso se uno ci crede".
Dicono che i tempi siano cambiati, ma fino a prova contraria continuano ad esserci ventidue persone in un rettangolo verde che inseguono una palla.
Dicono che le fucine di talenti sono alte, ma con tutti i talenti che hanno scoperto ci si fa la storia della comicità italiana.

E quindi?
E quindi che senso ha dire che fanno sempre la stessa cosa? La fanno, è vero, e per fortuna. Non avranno più una trasmissione tutta loro come nei '90 (e nei 2000, non dimentichiamolo), e le uniche che hanno sono solo raccoglitori di schifezze da reality, ma quando ci sono i mondiali o gli europei non riesco a non vedee le partite con il loro commento. Poi, sia lodato il digitale terrestre che ha portato ad un moltiplicarsi di canali, con il risultato che la Rai ne ha dato uno a loro per gli Europei di due anni fa e Mediaset ha fato lo stesso con i Mondiali di quest'anno. E Mai dire mondiali non è forse la cosa più vicina a Mai dire gol che sia loro concessa? Hanno uno studio, hanno ospiti, conducono e fanno le voci fuori campo.
Mai nessuno come loro per me, dagli anni '90 e per sempre.

Non avrei visto neanche una partita quest'anno se non fosse stato per loro.
Grazie sempre, Gialappa's.

(post scritto ascoltando I Think We're Gonna Need A Bigger Boat di The BPA)
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Predefinito gg-fgtf-rg-trg-h-rt

Questa è appena successa ma devo raccontarla.

Ero al telefono con Ale, non ci sentivamo al telefono da qualche giorno (un record, di questi tempi) e ci siamo raccontati un po' di fatti belli e brutti.
Io, comunque, gli ho raccomandato di vedere la replica della puntata di ieri di Mai dire mondiali perché, come gli scrivevo già durante la partita, una delle ospiti era una delle donne più belle che avessi mai visto. E, per fargli capire cos'avessi pensato appena l'ho vista, gli ho detto questo:
"non so se hai letto, ma l'altra mattina mentre ero in treno per raggiungere Vero in montagna mi sono messo a leggere Carta Azzurra dell'estate di dieci anni fa, in modo da capire quali post quoterò per raccontare cos'è successo nel frattempo. E insomma, ho riletto un post e m'è venuto in mente, quello in cui..."
"in cui ho conosciuto E."
Mi sono bloccato. Lui ha la memoria corta, non credo che rilegga i suoi post di dieci anni prima e non pensavo si ricordasse di un post scritto all'indomani di una serata che non gli avrà cambiato la vita ma l'estate di sicuro. E non solo: ha capito perfettamente che stavo per citargli quel post, pur immaginando che non se lo ricordasse, e ha collegato la mia "sensazione televisiva" a quel delirio ormonale che lo colse, beato lui, dieci anni fa.

Comunque Vero mi ha detto che secondo lei sono innamorato. Ma questa è un'altra storia.

(post scritto ascoltando Wait For Me di Moby)
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Predefinito meno di dieci

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Intanto è azzurra.
Poi ha il lettore cd (addio cassette!) e il cavo per l'iPod (che permette di scegliere le playlist direttamente dall'autoradio).
Poi va a gas.
Poi ha l'aria condizionata.
Poi è fighissima (e ce l'ha anche Martino).

E non vedo l'ora di andarci in giro insieme, martedì.
Alla fine non è arrivata a compiere dieci anni: è stata rottamata qualche mese fa. Colpa soprattutto di mia sorella e dei suoi incidenti, ma anche (immagino) della guida di mia mamma, che l'ha usurata fino a distruggerla, praticamente.
È la mia macchina di riferimento, nonostante la precedente l'abbia guidata per quattro anni e questa, alla fine, solo per due (poi sono andato via da Catania e l'ho guidata solo quando tornavo), ma è "la mia macchina". Azzurra, con il lettore cd mai usato perché tanto aveva il cavo dell'iPod (memorabile la partenza di Frequent Flyer degli A Camp ad ogni ingresso in macchina, visto che l'eponimo A Camp era il primo album in ordine alfabetico e Frequent Flyer la prima canzone del disco), a gas con conseguenti chilometri per andare a fare rifornimento, con l'aria condizionata usata poco e solo su costrizioni altrui, e fighissima, quello sì. Martino ce l'ha ancora e l'aveva presa un anno prima, la mia è stata rottamata e non c'è più.

La mia adorata Kia Picanto azzurra a gas.
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Vecchio 12-07-2018, 23.11.50
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Predefinito un post sui "dieci anni dopo" anche senza quotare niente di dieci anni fa

"Saranno anche dieci anni che non ci sentivamo, ma sembrava che non ci sentissimo da una settimana", mi ha detto in chiusura. Era un "complimento" al nostro rapporto che, nonostante il silenzio, dev'essere fondato su basi solide.

Erano dieci anni, in effetti, o poco meno. E siccome farci gli auguri per i nostri rispettivi compleanni (a tre giorni di distanza) era squallido secondo me, ho proposto di sentirci. È successo oggi, in pausa pranzo: io e mia "cugina" Chiara abbiamo passato un'ora e mezza al telefono.
Uso le virgolette perché non siamo proprio "cugini", anche se questo l'ho scoperto dopo un po' che c'eravamo legati. Lei non me ne ha mai fatto menzione perché pensava che lo sapessi, ma io l'ho saputo solo dai miei e solo dopo.

Sono sicuro di avere già parlato di Chiara qui, ma riassumo (anche per me stesso) i due motivi per cui siamo così legati:
motivo uno, estate 2000: con i suoi consigli musicali mi si è aperto un mondo, quello della musica da discoteca, che mi ha portato ad ascoltare quasi solo quella per anni, e nel frattempo ad aprirmi alle contaminazioni dell'elettronica che Andrea mi ha suggerito l'anno dopo. Sono un fortissimo sostenitore dell'importanza dei rapporti di causa ed effetto, e mi chiedo se non ci fosse stata lei coi suoi consigli cosa sarebbe stato della musica che ascolto. Avrei accettato le contaminazioni di Andrea? E soprattutto, avrei mai pensato di fare il DJ? Penso di no;
motivo due, estati 2007-2008: il quartetto formato da lei, la sua migliore amica, me ed Ale. Nonostante la prima delle due estati fosse decisamente sofferta per me, quei giorni mi hanno fatto bene. E quando l'anno successivo, con uno stato d'animo decisamente migliore, si sono ripetuti, lì è stato proprio bello. Era dieci anni fa, o quasi. E il bello è che ho scritto pochissimo di lei "in diretta": nell'estate 2007 non sono passato dal forum per sofferenze legate anche a questo posto e in quella del 2008 credo di averla menzionata a malapena, preso da tutto quello che succedeva nella mia vita. Peccato, perché col senno di poi è stata una presenza importante.

Ho fatto scattare un corto circuito musicale ascoltando l'album "L'amour toujours" di Gigi D'Agostino durante la telefonata; quell'album, del resto, me l'aveva dato lei in cassetta, e da qualche parte nella mia camera a Catania ho ancora la custodia con la sua calligrafia.
Ci siamo aggiornati e raccontati di noi, del suo compagno e di suo figlio, della mia compagna e della casa da ristrutturare, e anche di Ale e di quello che ha passato. Abbiamo parlato di famiglie allargate e di rapporti che resistono al tempo, alle distanze e al silenzio.
"Quelli che considero cugini siete tu e Ale, punto". Questa frase l'ha detta lei ma avrei potuto pronunciarla anch'io (col distinguo che Ale, per me, è molto di più, ma lei lo sa e gliel'ho raccontato per bene).

Chissà se riusciremo a vederci. Le distanze di certo non sono proibitive, dovremo capire come, dove e quando ma si potrebbe fare. Dieci anni dopo l'ultima volta. Dieci anni dopo quella meravigliosa estate che, dieci anni dopo, sto raccontando con le mie parole di allora.

(post scritto ascoltando Black And Tan Fantasy di Stefano Bollani)
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Vecchio 13-07-2018, 03.23.42
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Predefinito post sonoro

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Rombo dell'Etna a parte, c'è un silenzio così totale che, anche nel buio pesto in cui mi trovo, riesco ad immaginare cosa tu stia facendo, soltanto dai rumori.

Il cancello della strada che si apre.
La tua macchina che si avvicina.
Il cancello di casa tua che si apre.
La macchina che entra.
Il cancello che si chiude.
La luce davanti casa tua che si accende.
La chiave che entra nella toppa.
La luce che si spegne.
La porta che si chiude.

Da qui non so molto. Tu andrai a dormire, e io ti seguo. Però prima devo postare un'immagine.
Questo è uno dei miei post preferiti di sempre.
Ogni sera in cui Ale usciva e io restavo a casa, infatti, era sempre la stessa la sequenza di suoni che sentivo al suo ritorno. Nessuno di questi suoni esiste più, con l'eccezione del cancello della strada, quello comune a tutte le nostre case, che c'è ancora. Il cancello e la porta di casa sua sono stati sostituiti con la ristruturazione dell'anno successivo.
Eppure se chiudo gli occhi posso sentire ancora quei rumori, anche se non ci sono più.

Non li ho più sentiti da allora. Inutile parlare di "dieci anni": già l'estate dopo non c'erano più.
Ma mi resteranno dentro per sempre.

Se non era troppo tardi era lui stesso a scrivermi e magari ci trovavamo da lui, interrompendo quindi la sequenza di rumori. Ma se tornava tardi io li sentivo (magari ero sull'altalena a meditare) e non intervenivo. Mi godevo il suono.
E poi ho scritto questo post, e ho messo nero su bianco dei suoni come su un pentagramma. E ne vado orgoglioso.

(post scritto ascoltando Head Up High dei Morcheeba)
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Predefinito l'uscita che cambiò il corso dell'estate (e di tutto il resto)

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Vecchio 13-07-2018, 16.53.43
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Predefinito la profezia

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Sarah McLachlan - Dirty Little Secret


If I had the chance love
I would not hesitate
To tell you all the things I never said before
Don't tell me it's too late

[Chorus:]
Cause I've relied on my illusion
To keep me warm at night
And I've denied in my capacity to love
I am willing to give up this fight

I've been up all night drinking
To drown my sorrow down
But nothing seems to help me since you've went away
I'm so tired of this town
Where every tongue is wagging
When every back is turned
They're telling secrets that should never be revealed
There's nothing to be gained from this
But disaster
Here's a good one

Did you hear about my friend
He's embarrassed to be seen now
Cause we all know his sins

If I had the chance love
Oh no, I would not hesitate
To tell you all the things I never said before
Don't tell me it's too late

[Chorus:]
Cause I've relied on my illusion
To keep me warm at night
I've denied in my capacity to love
I am willing to give up this fight
Oh, I am willing to give up this fight
Nel mio secondo libro (e primo romanzo) il protagonista e la sua ragazza si incontrano grazie a una canzone sulla fine di un amore, ma loro non ci fanno caso e si mettono insieme senza sapere che, col senno di poi, quella canzone suonerà come una profezia (è un minispoiler, ma proprio mini mini).

In quel libro ben più bello che è la mia vita, invece, il protagonista esce con la sorella della propria migliore amica, ovvero la ragazza con cui in modo molto velato ci sta provando da mesi, e per la prima volta qualcosa si smuovere. I due passano una serata splendida, prevalentemente in giro in macchina per i paesini sull'Etna, e quando lui la riaccompagna a casa fa attenzione alla canzone in sottofondo: aveva messo su Versions, il disco di remix dei Thievery Corporation (che in questo caso remixano canzoni altrui) e l'ultima canzone che ascoltano è proprio l'ultima del disco. Cioè questa, nella versione dei Thievery Corporation.
Per lui è un momento magico, e da allora, ogni volta che escono di sera, al momento di riaccompagnarla mette su quella canzone. Lei non sembra accorgersene, così come lei non sembra accorgersi di quasi niente; ogni tanto lui glielo fa notare ("ehi, ti dice niente questa canzone?") ma lei, come una Madeleine qualsiasi, fa spallucce.

E il protagonista aveva anche scritto sul suo diario il testo di questa canzone, fermandosi però ai primi versi e tralasciando, ahimè, il significato generale della canzone; un significato di resa, di inutilità.

Cause I've relied on my illusion
To keep me warm at night


Questi due versi potrebbero riassumere i mesi successivi. Come una profezia, come per il protagonista dell'altro libro, quello che ho scritto da solo e non con la partecipazione di tutte le altre persone che hanno reso il libro della mia vita memorabile e, soprattutto, degno di essere scritto e letto.
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Predefinito a me mi piace la montagna

Due giorni nel posto in cui di solito passiamo almeno una settimana, senza bici nel posto in cui di solito scalo almeno un passo dolomitico, ma con un paio di itinerari finalmente spuntati sulla mia checklist personale e un giro, quello di ieri, decisamente duro.
In due, però, si fa tutto.
Sono felice, felice per mille cose che succedono e che stanno per succedere.

(post scritto ascoltando Black And Tan Fantasy di Stefano Bollani)


Lo so, è lo stesso post che ho scritto una settimana fa, ma è successa esattamente la stessa cosa. Il giro di ieri non è stato così duro ma è stato splendido, per il resto è sempre uguale.
Ah, e sto anche ascoltando lo stesso disco, per pura coincidenza.
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Predefinito wipeout fusion

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E' buffo riassumere tre anni in così poco spazio.
Ma finita l'estate 2003 (conclusa alla grande col megascherzo a Marcello, che avrebbe fatto partire altri miliardi di tormentoni, tipo "non mi può paciri" o "ccu tuttu u rispettu ppi Ciru" o "ci vulissi u pissicolugu"), tu sei uscito con i tuoi nuovi amici (Antonio pizza e altri), io con i miei nuovi amici (gli squot).
Non è che ci siamo allontanati. E' che sono cambiati i tempi. Tu ti sei fidanzato l'anno dopo, e ci siamo visti di meno. Però abbiamo sempre avuto i nostri momenti. La pizza del venerdì sera, ad esempio. Quello che una volta era il gioco della pesca, ora era diventato Wipeout Fusion per la tua nuova PS2. Prestato da Martino a fine estate 2003, non gliel'ho mai più restituito, ma lui del resto non l'ha mai più voluto (non gli piaceva).
E insomma, i venerdì sera erano sempre grandiosi. Poi ti sei laureato, insomma, le cose cambiavano, ma tra noi restava sempre uguale. Sempre a sentirci spesso, a fare imitazioni, a raccontarci le nostre vite così diverse.
Poi la tua storia è finita, ed arriva l'estate 2006. Tu trovi il tuo lavoro definitivo, vieni con me al concerto di Jovanotti, inizia la tua avventura nel forum, e poi arrivano i tempi recentissimi. Nel prossimo post, che magari sarà anche l'ultimo. Anche se la parola "fine" spero di non metterla mai.
Questo post inizia male perché inizia con un errore. Non un semplice refuso, proprio un errore concettuale: il megascherzo a Marcello, è accaduto un anno prima, il 22 settembre del 2002. Non so come abbia fatto a sbagliare così grossolanamente.
O forse avevo solo fretta quando ho scritto il post, visto che ho riassunto tre anni in poche righe. Ed è un peccato, visto che sono stati anni importanti. Vissuti con il nostro rapporto solo apparentemente sullo sfondo.
È vero, io quell'estate iniziai ad uscire con gli SQUOT (che ancora non si chiamavano così e che sono ancora i miei amici di riferimento quando torno a Catania) e lui con altra gente, e durante una di queste uscite si baciò con una sua collega di università con cui si mise per i successivi due anni. Ma sarebbe ingiusto non raccontare cosa succedeva ogni venerdì sera: lei, fuorisede, tornava a casa per il fine settimana, i suoi genitori andavano ad un gruppo di preghiera fino a sera tardi e io andavo da lui con due pizze fumanti, che mangiavamo prima di iniziare a giocare a Wipeout Fusion.

Per lui Wipeout era stato solo "il gioco dell'estate 1998", ma per me era diventata un'ossessione che me l'aveva fatto comprare appena finita l'estate (un po' anche per "ricordarmela"), e poi comprai il seguito e un anno dopo presi il terzo capitolo. Quando poi a fine estate 2003 suo fratello sostituì la PS1 con la PS2 abbandonammo il "gioco della pesca", appuntamento fisso di ogni estate e di ogni venerdì sera passato insieme, in favore di Wipeout Fusion, prestatomi (per sempre) da Martino, col quale avevano iniziato ad uscire da poco.

Avrei potuto spiegare l'importanza di Wipeout Fusion in quel post, ma non l'ho fatto. Ci provo ora.

Wipeout Fusion è, tra tutti, il "nostro" videogioco. È certamente quello a cui abbiamo giocato per più tempo, indicando il tempo effettivo e non gli anni. È "durato" dall'autunno del 2003 a quello del 2009, con una parentesi tra le estati 2007 e 2008 (rottura della PS2 di Ale). Wipeout HD è "durato" (e dura) per più anni ma ci giochiamo un paio di volte l'anno, mentre a Wipeout Fusion c'abbiamo giocato ogni venerdì non estivo e praticamente ogni giorno d'estate. E c'abbiamo giocato così tanto che al momento di iniziare a giocare a Wipeout HD, sette anni dopo, ho usato la funzione "colonna sonora personalizzata" per usare quella di Fusion, che ascoltiamo ancora oggi quando giochiamo. Sono pezzi del 2001 che abbiamo iniziato a sentire nel 2003 e che ci fanno compagnia ancora oggi.

Ogni singolo pezzo di quella colonna sonora, seppur strumentale, parla di noi. Ogni pista di quel videogioco, seppur non ci giochiamo da nove anni, parla di noi.
E c'è un imbroglio gigantesco in quel gioco, ma me l'ha detto dopo l'ultima partita. C'arriverò a tempo debito.

Buffo però: proprio dieci anni fa Wipeout Fusion sembrava perso per sempre, con la PS2 di Ale rotta. Poi, per fortuna, Martino me la prestò per l'autunno, anche se dopo un paio di mesi la frequenza delle partite diminuì drasticamente. Ma questo è materiale per i post dei mesi successivi.
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Vecchio 21-07-2018, 02.29.09
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Predefinito "sbaglio o è da un po' che non scrivi sul forum?"

Me l'ha chiesto Vero, e ha ragione. Negli ultimi giorni non ho scritto per due motivi: non c'erano post di dieci anni fa da riportare, e poi non ho avuto tempo. Otto ore di lavoro ogni giorno, e sempre qualcosa di nuovo la sera. Sono state serate importanti e così, al ridosso del weekend, preferisco raccontarle anziché perdermi nei miei voli pindarici-concettuali. Stavolta racconto di vita vissuta.

Lunedì sera sono stato più di un'ora al telefono con Ale. Ci sentiamo spesso, almeno un paio di volte a settimana, ma raramente per così tanto tempo. Quella sera, invece, entrambi avevamo voglia di parlare. Lui di più, visto la serata che ha avuto, e così si è sfogato un po' (sapendo che in me troverà non solo una spalla su cui piangere, come ha sempre fatto, ma anche una persona che la pensa esattamente come lui su determinate questioni). Però poi abbiamo parlato anche di altro, dei nostri lavori, delle nostre prospettive lavorative, della mia casa che piano piano inizia a prendere forma (al momento su un foglio di carta, nei prossimi mesi in tre dimensioni) e della sua casa che non è più sua, e del fatto che chissà quando avrò la forza di tornarci, con tutto quello che è successo.
È stata una telefonata particolare, conclusasi con un sorprendente "grazie per la compagnia", come se la compagnia fosse stata messa in discussione (e non è così). Certo, avrei preferito recuperare totalmente il rapporto in circostanze diverse da queste, che sono inevitabilmente dolorose, ma prendo il buono che è arrivato come un segno che per mille cose negative ce ne può essere anche una positiva. Io e Ale, con tutti i limiti dovuti alla distanza, siamo tornati alla confidenza di un tempo, di quando ci raccontavamo tutto senza nasconderci dietro un dito, anzi, dietro un anello al dito. La motivazione mi deprime, il risultato mi rende felice.

Martedì sera, invece, stavo facendo un giro in bicicletta dopo il lavoro e ho deciso a sorpresa di autoinvitarmi da Vero. In teoria avevo progettato una serata di solitudine a casa mia, visto che tutti erano fuori, e avevo già pronto un libro da leggere e dei dischi da ascoltare. Invece sono andato da lei, mi sono autoinvitato, ho cenato con ancora la tutina da ciclismo addosso e anche se siamo stati pochissimo insieme ne è valsa la pena. Anche se l'indomani mattina la sveglia è suonata molto prima del solito: dovevo tornare a casa mia in bici, farmi la doccia e saltare sull'altra bici, quella cittadina, per andare a lavoro.

Mercoledì sera c'era sempre Vero, ma si è aggiunta in extremis perché in teoria sarebbe dovuta essere una serata "tra uomini" a giocare a giochi da tavolo. Ma visto che eravamo in tre e c'era un quarto posto libero ho portato lei, che si è divertita nonostante il gioco fosse decisamente complicato. C'era anche un altro motivo per cui lei era là, un motivo forse obliquo ma per me fondamentale: il gioco è ambientato nei caraibi e si impersonano dei corsari. Dalla prima volta in cui c'abbiamo giocato per me è stato inevitabile mettere in sottofondo la colonna sonora dei vari Monkey Island, creando così un corto circuito tra ricordi e gioco da tavolo. In più con me c'era Elaine, la mia Elaine, e pensare che da quando la conosco il suo numero sul mio cellulare è registrato sotto la voce "Elaine" fa capire quanto importante sia quel collegamento per me. Oltre a lei, però, Monkey Island rappresenta anche altro, e mi sono riproposto di scrivere un post su "i luoghi dei videogiochi", perché per me è un concetto importante (ma sarebbe un post concettuale e non narrativo, e invece stasera si racconta).

Ieri sera, infine, è stata una serata di quelle che capitano un paio di volte l'anno, quando io e la mia migliore amica Bea ci prendiamo una serata per noi, andiamo a mangiare nella "solita" osteria (mai cambiato posto dalla prima volta, all'insegna della tradizione) e poi andiamo a fare una passeggiata da un'altra parte. Ieri per la prima volta siamo andati in bici, evitando così camminate interminabili a tarda serata e approfittandone per parlare più comodamente.
Le cose accadono in determinati momenti e non c'è modo di farle accadere in altri momenti, ma un rapporto come quello con Bea mi avrebbe "fatto comodo" dieci anni fa, al posto di quello marcissimo con Carola. Rileggendo i miei post di dieci anni fa vedo una tensione di fondo insostenibile, che è esattamente il contrario della rilassatezza che mi permetto, invece, con la mia migliore amica di adesso. E il fatto che la situazione sia uguale e opposta rispetto a quella fallimentare di dieci anni fa mi fa capire, ma questo devo averlo già scritto, che essere il migliore amico della sorella della propria ragazza (e contemporaneamente averla come migliore amica) è più "semplice" che uscire con la sorella della propria migliore amica. Dieci anni fa un disastro, adesso un bellissimo rapporto.

E adesso è venerdì sera. Sono a casa, ho dormicchiato un'ora sul divano prima di cena visto che nelle ultime notti non ho dormito più di sei ore per notte; avrei dormito anche in pausa pranzo (mi ero precipitato a casa apposta per quello) ma sono stato braccato da Franz che mi ha dato degli aggiornamenti inaspettati sulla loro situazione, quanto mai in bilico. Adesso sto scrivendo e poi vado a dormire: domani mattina mi sveglierò prima di qualsiasi altro giorno, prenderò un treno e poi un autobus e raggiungerò Vero in montagna, dove passeremo due giorni insieme, che poi è la dimensione migliore che io conosca.

(post scritto ascoltando Hotel Ambient di Moby)
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Predefinito mr carbohydrate

C'è una canzone dei Manic Street Preachers, una delle prime che abbia conosciuto ed immediatamente adorato, che ho sempre sentito come "mia", nel senso che sembra parlare di me. Non mi ci sono identificato perché racconta qualcosa che sto vivendo o che ho vissuto ma proprio perché descrive in prima persona l'autore del testo della canzone (in questo caso, il bassista Nicky Wire) e che mi rispecchia in meno. Me la sono sempre sentita addosso.
La stessa cosa è accaduta, in misura minore, anche con la recente Sono Io di Raf.
Poi però c'è stata un'altra canzone che mi sono sentito addosso, forse ancora più delle altre. È stato strano, perché le prime volte che l'ho ascoltata non me ne sono neanche reso conto; poi, al concerto, la consapevolezza mi è esplosa dentro mentre la cantavo a squarciagola. È durato lo spazio di una serata, però: già tornato a casa, complice la mia strana situazione di quella sera, sembrava tutto finito lì.
È stata invece Bea, negli anni successivi, a farmelo tornare in mente. "Quando ascolto questa canzone penso a te" potrebbe sembrare una frase sdolcinata, ma se la canzone in questione è Ragazzo Inadeguato di Max Pezzali la cosa cambia. Potrebbe sembrare quasi offensiva come considerazione, ma invece è stata fatta con la consapevolezza di potersi permettere di dire una cosa simile. Anche perché la canzone, vissuta in seconda persona, è un po' un "sei così ma mi vai bene, sennò non sarei qui con te". Vissuta in prima persona, invece, è una perfetta descrizione del mio modo di essere; è ironica ma al contempo realistica e anche reale, con la differenza che io ho smesso di voler sembrare figo e mi tengo stretto il mio modo d'essere.
Così, per me "davvero che peccato" non è una frase detta con tristezza. Questo sono io, punto.

(post scritto ascoltando The Illogical Consequence dei Planet Funk)
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