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  #8201  
Vecchio 13-02-2020, 17.14.29
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Predefinito messaggi che resteranno nella storia

Cristo, non penso di averti mai fatto alcun torto che possa farti avere pensieri durante le giornate!
Credo tu debba un attimo fare un respiro profondo e ricalibrare il tuo modo di vivere le cose, ma lo dico per il tuo bene!
Io ti voglio bene e lo sai e non ho alcuna intenzione di farti star male, ti prego.
Non è giustificato un tuo tale malessere. Stai sereno per piacere.
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  #8202  
Vecchio 20-02-2020, 21.03.46
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Predefinito dieci anni dopo

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Lo so, lo so che quando quoto un mio post è sempre di dieci anni fa, ma stavolta non sono dieci anni a caso. Stavolta sono dieci anni dalla prima volta che ho incontrato Veronica: dopo cinque mesi passati a sentirci al telefono, dieci anni fa ci siamo visti. È andata bene, ma quando non era andata bene nelle mie esperienze precedenti, almeno al primo impatto?
Stavolta però, a differenza delle altre, è andata bene anche dopo. Sta andando bene. La sera del 18 febbraio 2020, rientrando a casa in tarda serata, ha trovato me e i miei amici nerd che giocavamo ai giochi da tavolo, poi è entrata in camera e ha trovato un mazzo di tulipani arancioni sul letto e un biglietto scritto in parte da me e in parte da Luca Carboni.

Io lo so che un giorno arriveranno le difficoltà, e arriveranno anche per noi. Ma adesso, nel nostro piccolo, siamo felici.

Dieci anni dopo.

Elaiiiiine!
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  #8203  
Vecchio 21-02-2020, 19.45.49
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Predefinito gli uomini non cambiano...o sì? e le donne?

Insomma, la storia è nota: ci sono questi due personaggi, che per comodità chiameremo A e B (che poi sono le iniziali dei loro nomi) che hanno la fortuna di essere rispettivamente il mio miglior amico e la mia migliore amica, con modalità e tempistiche completamente diverse. Sono due persone che sono molto più simili tra loro di quanto non lo siano a me, ma la cosa non è mai stata un ostacolo per i nostri rapporti. Hanno passato insieme una mattinata, hanno fatto una gara di nuoto e basta, fine dei contatti.
Da un po' di tempo però (qualche mese lui, quasi un anno lei) sono impelagati in rapporti sentimentali indefinibili. Ne ho scritto parecchie volte, ma stavolta mi soffermo su una questione: sono completamente altalenanti. A tratti sembra che tutto si stia per risolvere, a tratti sembra che tutto stia per scoppiare. Eppure non succede mai. Non si risolve mai (in positivo), né scoppia mai (in negativo). Mai. Da mesi, da un anno, mai. "Secondo me adesso le cose si aggiustano", e non si aggiustano. "Abbiamo deciso di non sentirci più", e invece continuano a sentirsi. Funziona così, cioè, non funziona.
E allora ascolto i loro racconti, pur sapendo che lasciano il tempo che trovano. Non tanto i racconti quanto le loro prospettive presunte, che poi non si avverano mai.

Come finirà? Non ho idea. Ovviamente le cose non possono restare indefinite per sempre, ma non riesco a capire come possano cambiare, come si possa uscire da questo circolo vizioso chiamato apparentemente amore ma che, forse, di amore ha poco o niente.
Quantomeno, anche se ho ascoltato Raf per una vita, penso che l'amore sia quando l'amore c'è e funziona. Se non c'è, o se non funziona, forse andrebbe chiamato in qualche altro modo.
Non so quale, però.
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  #8204  
Vecchio 22-02-2020, 02.21.34
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Predefinito love is a time machine

È andata così: ho letto un po' a letto (pun not intended) con Veronica, poi lei ha spento la luce e allora nonostante l'ora tarda mi sono messo la giacca e sono uscito per andare a prendere l'acqua al distributore. Ho preso le nostre solite dodici bottiglie di vetro ormai vuote, le chiavi della macchina, le chiavi di casa, il portafogli, il cellulare e l'ipod, sapendo già cos'avrei ascoltato: il disco che raccoglie le b-sides di Going Blank Again dei Ride. Ho sceso le scale, ho messo le bottiglie nel bagagliaio, sono entrato in macchina e ho girato la chiave, pronto a passare dalla modalità "radio" (che trovo sempre quando la macchina la usa Vero, cioè il 99% delle volte) a quella "aux". Appena accesa la radio, però, che era sintonizzata su una stazione locale, ho sentito una canzone che mi è sempre piaciuta. L'ho riconosciuta subito e ho pensato al fatto che ci sono delle canzoni che, nonostante vadano contro tutti i miei criteri di apprezzamento delle stesse, mi piacciono. "Guilty pleasures", si chiamano, cioè piaceri che però mi fanno sentire colpevole, perché io vado in giro a dire che la musica dev'essere così e di certo non cosà e invece poi ci sono delle canzoni che mi piacciono molto anche se "non dovrebbero". Quella di stasera, ad esempio, era Love At First Sight di Kylie Minogue, che considero meravigliosa.
La canzone è durata lo spazio di una strofa e del ritornello, poi è sfumata, con un passaggio da dj, in un'altra; nel frattempo lo speaker ha annunciato il pezzo successivo, dicendo artista, nome, anno di pubblicazione e persino etichetta. Subito dopo ha spiegato molto rapidamente che si trattava di una trasmissione sulla musica dance anni '90 ed è partito il pezzo successivo. Anche qui, strofa e ritornello, poi brevissima annunciazione del pezzo dopo e via, uno dopo l'altro.

Sulla questione della musica che fa da macchina del tempo c'ho scritto un libro intero, ma lì ho trattato "solo" album completi. Con la dance il discorso è diverso, perché a parte alcuni album (che ho, in effetti, su tutti quelli di Gigi D'Agostino) si tratta soprattutto di pezzi singoli, pezzi spalmati lungo anni. In dieci minuti di strada all'andata e dieci al ritorno ho saltato avanti e indietro nel tempo, tra i ricordi, grazie alla musica. Pezzi noti e meno noti, belli e meno belli, ma che in ogni caso mi hanno raccontato di me in varie fasi della mia vita. Quella di adesso è lontana anni e anche anni luce da quelle lì, ma cosa importa? La musica serve anche a quello.

Poi il distributore era guasto e non ho potuto neanche prendere l'acqua. Ma non importa: adesso so che il venerdì sera, più o meno a quest'ora, quindi tra le undici e mezzanotte, cercherò di andare a prendere l'acqua. E ascoltare "Energia '90".

E chi li ascolta più i Ride per stasera?
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  #8205  
Vecchio 22-02-2020, 17.15.14
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Predefinito quando il mondo era l'Arca e noi eravamo Noè

Non so se hai anche tu l'impressione che il tempo acceleri, cantavano gli 883 in una vecchia canzone. In quel caso Max Pezzali si riferiva alla diversa percezione del tempo in base all'età anagrafica. Io, invece, sto per scrivere della diversa percezione del tempo in base a quanto è distante da noi.

Dunque: per definire un momento che ha a che fare con l'uomo primitivo, o ancora prima, con i dinosauri, lo chiamiamo "preistoria", che è un periodo di tempo enorme (milioni di anni, circa). Quando vediamo una tunica bianca diciamo che è "greca", dimenticandoci che i greci, almeno nella loro età d'oro, sono stati il centro del mondo per diversi secoli. Anche le vestigia "romane", sono romane, ok, ma del periodo dei re, di quello repubblicano o di quello imperiale? Poi il tempo inizia a compattarsi: a partire dall'anno 1000 in poi iniziamo a differenziare i secoli, "questa cosa è duecentesca", "questa cosa è cinquecentesca", eccetera. Poi, arrivati al Novecento, finalmente distinguiamo i decenni: "sei vestita molto anni '20", e chissà come faremo quando ci accorgeremo che gli anni venti del ventunesimo secolo sono appena iniziati. D'accordo, gli anni '20 non sono molto citati, ma ad esempio gli anni '60 sì: quando sentiremo qualcosa di Beatlesiano tra quarant'anni, diremo ancora "fa molto anni sessanta"? Boh! Saremo negli anni sessanta, ma quelli del Duemila.

Insomma, il punto è questo: nella nostra percezione, tra Duecento e Quattrocento c'è la stessa distanza che c'è tra anni '60 e anni '80, proprio perché questi ultimi sono più vicini a noi e quindi abbiamo più dettagli e anche più testimonianze dirette. Però questa mania del dividere tutto in decenni si dimentica una cosa. Una cosa enorme, e ieri sera, mentre scrivevo il mio post notturno, me ne sono reso ancora più conto.

Ultimamente c'è molta nostalgia degli anni '90. Anche musicalmente iniziano a riciclarsi quelle idee, mentre fino a un paio di anni fa erano gli anni '80 ad essere onnipresenti e pluricitati. Adesso c'è questa cosa degli anni '90, e c'è tanta nostalgia di quegli anni, manco fossimo nel 2030 (non vedo l'ora di scrivere, tra dieci anni, il post in cui sviscererò la canzone degli Articolo 31 per vedere cosa si è avverato e cosa no). Ieri sera, alla radio, c'è stata questa trasmissione, "Energia '90". Su cinque canzoni che hanno passato, però, tre erano del 2000 o dopo.

Ne ho scritto in post sparpagliati qui, ma il concetto è questo: quella che comunemente si chiama "dance anni '90" parte dai primi anni '90 e non finisce nel 1999, no. Ad esempio, per gli Eiffel 65 (un gruppo a caso), Blue è del 1999, ma tutti gli altri pezzi, tutti, sono del 2000 o oltre. Idem per Prezioso: Tell Me Why era del 1999, gli altri sono successivi. I Planet Funk sono nati nel 2001. Gabry Ponte ha iniziato a produrre a proprio nome l'anno dopo. Insomma, tutta questa storia degli anni '90 va bene, ma per piacere, non chiamiamoli anni '90. Per un motivo semplicissimo: io mi sono avvicinato al mondo del DJing nel 2000, quindi non negli anni '90, eppure i miei ricordi sono gli stessi di quella trasmissione chiamata, impropriamente, "Energia '90". Facciamo "Energia '90-00", che non suona bene ma è più preciso, e non se ne parla più.

(post scritto ascoltando Tarantula dei Ride)
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  #8206  
Vecchio 22-02-2020, 22.32.18
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Predefinito take me for a ride away from the places I have known

Poco più di due settimane fa i Ride sono venuti in concerto a Milano. Ero convinto che ci sarei andato, anche se probabilmente sapevo che sarei rimasto incerto fino all'ultimo, cercando di capire se potevo prendermi un pomeriggio libero dal lavoro e capendo anche come fossi messo a soldi, visto che tra viaggio d'andata, di ritorno e biglietto del concerto sarebbe andato via un centinaio di euro. Poi, in realtà, l'annuncio del concerto di Max Pezzali a Siro mi ha fatto dire che se proprio devo andare a Milano ci vado per Max, e quindi Ride. Mi ero persino dimenticato che venissero, l'ho scoperto l'indomani quando ho letto la recensione su Ondarock.
Lo ammetto: avrei insistito di più se il loro ultimo album, This Is Not A Safe Place, che sto ascoltando in quest'istante, mi fosse piaciuto quanto il precedente Weather Diaries, che non esito a definire un capolavoro (insieme al vecchio Going Blank Again, forse un pelino più sopra). Non è andata così, e allora non è stata durissima rinunciarci.

Un po' però mi è dispiaciuto, così tra ieri e oggi ho ascoltato tutto quello che hanno pubblicato, e mi riprometto di guardare un loro video live (ovviamente recente, in modo che ci siano i pezzi contenuti nel disco che ha vinto il "premio disco dell'anno 2017") nei prossimi giorni.

Grandissima band, comunque. Chissà, prima o poi…

(post scritto ascoltando This Is Not A Safe Place dei Ride)
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  #8207  
Vecchio 25-02-2020, 02.25.03
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Predefinito

Cartina...tanta voglia.
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  #8208  
Vecchio 29-02-2020, 01.42.22
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Predefinito la morte dell'album (?)

Da quando la musica ha iniziato a smaterializzarsi, diciamo dal 2000 in poi (o almeno, per me è successo nel 2000, ma a memoria è quello l'anno del boom di Napster), tutti hanno annunciato la costantemente imminente morte dell'album. Quando esistevano esclusivamente i supporti fisici (fino al cd) era più difficile saltare da un artista all'altro, ma con gli mp3 poi ancor di più con "la nuvola" (una cosa a cui non mi piegherò mai: come si può delegare la possibilità di ascoltare musica a dei supporti che non dipendono neanche da noi? E se domani la casa discografica X si sveglia e toglie tutto da Spotify? E poi, parte della mia musica neanche la trovo, lì), insomma, con la smaterializzazione della musica tutti annunciano la morte dell'album.
"Ormai all'artista non importano più gli album, soltanto le canzoni singole". È da vent'anni, e ancora di più negli ultimi dieci, che sento questa solfa. Se così fosse nessuno dovrebbe più pubblicare album.

E invece è una cazzata. È una gigantesca cazzata. Il fatto che "non esistono più persone che ascoltano un disco dall'inizio alla fine", ed è possibile che siano drasticamente diminuite, non ha spinto gli artisti a rinunciare all'album. In fondo l'album è "comodo": ti chiudi in casa (o in sala prove, se sei un gruppo) a scrivere, poi in studio a registrare, poi fai la promozione, vai in tour e una volta finito riprendi fiato. Funziona da sempre così e non so se funzionerà per sempre, ma di certo non ha smesso di funzionare. Basti prendere qualsiasi artista e scandire la sua carriera in "disco-tour-pausa" (di scrittura e di registrazione). A volte capita che passi più tempo tra un disco e l'altro, e allora può succedere che ci siano tour multipli, o progetti paralleli, ma la solfa è quella.
Poi uno (Jovanotti) può fare il figo e dire che "questo non è un album ma una playlist" (Lorenzo 2015 CC), però è un disco scritto e registrato all'interno di un periodo ben delineato. I dischi, poi, generalmente sono "monolitici", difficilmente sono così sfaccettati al loro interno. C'è "il disco elettronico", "il disco acustico", "il disco pop", eccetera. Vale per tutti, anche per Jovanotti.

Eppure qualcuno c'ha provato. C'hanno provato e io li conoscevo solo di nome, gli Ash, perché una loro canzone, Lose Control, era stata inserita nel primo Gran Turismo per Playstation, e la adoro da sempre. Così, quando poi ho iniziato ad ascoltarli sul serio (e ad adorarli), ho scoperto che a un certo punto hanno detto "basta album", si sono chiusi in studio di registrazione e hanno pubblicato una canzone ogni quindici giorni, per un anno intero. Sono quindi ventisei canzoni (più una "di inizio progetto"), ed è stato l'unico tentativo di cui io sia a conoscenza di sovvertire l'ordine costituito degli album. Una canzone per ogni lettera, da cui il titolo "A-Z". Poi, a fine progetto, le hanno raccolte tutte in due cd, che sono a ben vedere un album. Successivamente sono tornati agli album "normali", ma quella pausa è entusiasmante, almeno dal punto di vista musicale: molte di quelle canzoni sono dei capolavori, e forse l'aver cambiato metodo di distribuzione ha aiutato la loro fantasia. Non sono mai usciti più di tanto dalla loro comfort zone musicale, con l'eccezione di uno strumentale di dieci minuti come penultima canzone del progetto, ma è stata una genialata.

E poi di nuovo a fare dischi come tutti gli altri.

(post scritto ascoltando On The Air dei Jetlag)
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  #8209  
Vecchio 07-03-2020, 22.15.23
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Predefinito is this the end of the world?

Non scrivo qui da una settimana, che è un intervallo lunghissimo visti gli ultimi anni, per fortuna. E non ho scritto per un motivo semplicissimo: mi ero ripromesso, nonostante le tante cose che ho in mente (musica, rapporti interpersonali, eccetera) di raccontarlo solo dopo "il post". E non ho scritto "il post" perché speravo di non doverlo scrivere. Invece, dopo sette giorni che ho "il post" in testa, ecco "il post". Non potevo scrivere nient'altro prima di questo, e speravo di non dover più scrivere questo. Ma eccolo.

C'è una canzone degli Ash, gruppo che ultimamente ho ascoltato spesso, che si chiama "Is This The End Of The World?". Ci sono due risposte possibili: una è una canzone dei Super Furry Animals, gruppo che ultimamente non ho ascoltato spesso ma che resta sempre tra i miei preferiti, che si chiama "It's Not The End Of The World"; l'altra è una canzone dei R.E.M., gruppo che in realtà non ho mai ascoltato, che si chiama "It's The End Of The World As We Know It".
Ecco: ultimamente ho iniziato a pensare alla seconda.

Non sono mai stato un pessimista né un fatalista. L'11 settembre avevo solo quindici anni ed ero troppo distratto dal pensiero che metà della mia famiglia si trovasse negli Stati Uniti per poter pensare alla "fine del mondo", ma se capitasse un undici settembre oggi non avrei dubbi sul fatto che non ci penserei. Ci fosse un attentato al giorno sì, ma un attentato solo (enorme, per carità, ma isolato) non mi avrebbe fatto cadere nel panico.
Adesso, invece, un po' mi vergogno, ma ho paura che stia per succedere qualcosa. Non ho paura dal punto di vista sanitario di per sé, cioè, dal punto di vista della morte: statistiche alla mano, non sarà una brutta influenza e basta ma non è il virus del film Contagion o la peste nera e forse neanche l'influenza spagnola. Ma quello che sta succedendo oggi, più che sanitario, mi sembra che stia per portare ad un tracollo economico.
Economia privata: il turismo è morto, la ristorazione quasi, l'intrattenimento sì, i trasporti quasi, e in generale ci sono mille attività in ginocchio. I figli non vanno a scuola e bisogna pagare qualcuno che stia con loro; i docenti delle scuole private probabilmente non verranno pagati. Non contesto le misure di sicurezza, non sono competente in materia e non so come arginare la cosa. Mi limito ad osservare gli effetti.
Economia pubblica: lo Stato deve per forza sovvenzionare tutte le attività di cui sopra, più le famiglie, più tutti i disoccupati che le attività di cui sopra creeranno con il tracollo dell'economia. Deve farlo, e contemporaneamente deve rafforzare la sanità, aumentando quindi enormemente la spesa pubblica. E questo succede in un momento storico, a dodici anni dalla crisi dei subprime, in cui l'economia non si è ancora ripresa del tutto.

Come finirà? Non lo so. Quello che so è che ogni giorno di emergenza coronavirus disintegra l'economia. Non contesto aver dichiarato l'emergenza, ripeto: probabilmente, anzi certamente, è la cosa giusta da fare. Ma l'emergenza, unita ad un po' di psicosi, unita al fatto che l'economia italiana non è che stesse andando bene, mi fa pensare che le conseguenze di queste che finora sono settimane ma chissà, magari saranno mesi, le sentiremo per tanto, tantissimo tempo.

Mi sono sempre chiesto come si vivesse dal punto di vista economico in guerra. Questi giorni mi stanno dando una risposta.
Terrificante.
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Predefinito coronalinkous

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Mark Linkous, cantante, compositore e pluristrumentista americano (della Virginia, ma residente nel North Carolina) è morto suicida. Lo ha confermato il suo ufficio stampa. Non è nota la sua precisa età, ma aveva fra i quaranta e i cinquant’anni. La causa della morte è un colpo di arma da fuoco al capo: la morte non è avvenuta immediatamente, ma tre ore dopo lo sparo.
La vita di Linkous è stata segnata da un incidente avvenuto nel 1996, quando gli Sparklehorse erano in tour in Gran Bretagna come supporter dei Radiohead. A causa di un mix di antidepressivi e Valium era andato in coma, risultando clinicamente morto per due minuti; benché le cure mediche lo avessero salvato, avevano anche provocato gravi conseguenze (una paralisi agli arti inferiori durata sei mesi).

Linkous ha militato negli Sparklehorse, che aveva fondato nel 1995 e con i quali ha pubblicato quattro album. Ha anche prodotto il disco da solista di Nina Persson, “A camp”, e “Fear yourself” di Daniel Johnston (curando anche un tributo all’artista, “The late great Daniel Johnston: Discovered Covered” - a dispetto del titolo, Johnston è ancora in vita - con la partecipazione di Beck, Death Cab for Cutie, Vic Chesnutt, Tom Waits, Bright Eyes, Sparklehorse e Flaming Lips).
Aveva recentemente (2009) pubblicato “Dark night of the soul”, realizzato con il produttore Danger Mouse, il regista David Lynch e altri dieci musicisti, e aveva quasi terminato le registrazioni per un nuovo album.
La mattina del 7 marzo di dieci anni fa mi sono svegliato, ho aperto l'homepage di Rockol e ho letto questa notizia. L'ho copincollata qui con un titolo cazzone, come se stessi davvero così male. Era una cazzata, appunto: di Mark Linkous, o meglio, degli Sparklehorse, conoscevo solo due dischi: l'album di esordio degli A Camp di Nina Persson, prodotto appunto da Mark Linkous (uno dei miei dischi preferiti di sempre) e l'album collaborativo con Danger Mouse e una miriade di altri artisti, alcuni che conoscevo già (i Flaming Lips, la stessa Nina Persson), altri che avrei conosciuto in seguito (Gruff Rhys dei Super Furry Animals). Quindi, in realtà, della parte principale della carriera di Mark Linkous, ovvero i quattro album usciti a nome Sparklehorse, non ne sapevo niente. Iniziai quel giorno col piano settimanale: quattro album, uno ogni settimana per quattro settimane consecutive. Non ne sapevo niente, se non quel poco che avevo potuto apprezzare dai due suddetti dischi. Scoprii, invece, un grandissimo cantautore e una grandissima one-man band. Mi sentii un po' uno sciacallo ad iniziare ad ascoltarlo proprio il giorno in cui appresi della sua morte (che era avvenuta la sera prima), ma col senno di poi sono contentissimo di averlo fatto.

La sera, poi, telefonai alla mia ragazza, la cui sorella stava festeggiando i diciotto anni. Oggi sono andato a trovarla, la sorella, che nel frattempo è diventata la mia migliore amica, e abbiamo fatto una lunga passeggiata con annessa chiacchierata. Non le ho ricordato di dieci anni fa: lo farò più avanti, quando festeggeremo privatamente, sempre che il coronavirus non spazzi via tutto.
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Predefinito bye bye corona

Lo metto nero su azzurro qui: da questo momento in poi non scriverò più (almeno in questo thread) del coronavirus, delle sue conseguenze e delle mie angosce. Voglio mettere nero su azzurro tutto il resto delle cose che mi passano in testa, e visto che quello non dipende da me, faccio finta che non esista. Almeno qui.
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Vecchio 13-03-2020, 02.22.09
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Predefinito "I never wanted to be free"

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Vecchio 13-03-2020, 02.33.18
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Predefinito quarantine (in my place of)

Soltanto pochi giorni fa mi ero ripromesso di non parlare più su Carta Azzurra del co*******us (è come se avessi un correttore automatico dentro le mie dita che evita di scrivere quella parola sostituendo le lettere con gli asterischi). Il punto è che non parlare del co*******us oggi vuol dire escludere dalla narrazione, da qualsiasi narrazione, una parte fondamentale.
Così ho pensato: col cazzo! Ne parlo, ma ne parlo a modo mio, raccontando la quarantena. Non tanto la quarantena di per sé, quanto piuttosto tutto quello che è connesso ad essa.

Oggi, ad esempio, sono andato a lavoro in macchina. Non lo faccio mai, vado sempre in bici (mezz'ora all'andata e mezz'ora al ritorno, e se torno a casa in pausa pranzo sono altre due mezz'ore per tornare e riandare), ma oggi sono andato in macchina perché le disposizioni erano chiare: andare là di mattina, recuperare tutto il materiale cartaceo, predisporre il proprio computer per lavorare da casa e poi, appunto, tornare a casa per lavorare da lì.

E così, il pensiero del giorno 0 di quarantena è questo: il fatto che la mia scrivania, quella che mio papà progettò e poi costruì nella primavera del 2004 usando viti e non chiodi "perché poi quando vai via di casa io la smonto e te la vengo a rimontare a domicilio" (l'ha fatto nove mesi fa), è stata modificata "perché quando stavi a casa con noi eri da solo, adesso siete in due e quindi è giusto che abbiate due postazioni" (il virgolettato è sempre di mio papà). Io gli avevo detto che non me ne sarei fatto niente, che difficilmente avrei lavorato da casa, e quando devo farlo è sera e Vero non lavora e allora uso il pc fisso, però lui ha insistito. Così oggi gli ho mandato una foto delle due postazioni affiancate: quella da cui sto scrivendo adesso, cioè il pc fisso, quella (la postazione) e quello (il pc fisso) da cui ho scritto la quasi totalità dei post sul forum fino al settembre del 2010; e la postazione mobile, alla mia destra, dove prima c'era un alloggiamento per le riviste e c'era poggiata la tastiera midi, e invece adesso ci sono poggiati il mio portatile, la calcolatrice che mi sono portato dallo studio e un po' di materiale cartaceo, sempre portato da lì. Gli ho mandato una foto ringraziandolo per la lungimiranza.
E poi l'altra cosa è che ho potuto toccare con mano l'altra faccia dello smart working, quella di Vero, che oggi pomeriggio ha fatto una videoconferenza coi suoi alunni, come ormai fa ogni giorno, e lo faceva seduta qui, dove sono seduto io, dove mi sono sempre seduto io, con di fronte la mia collezione di cd e poco più in alto le scatole dei Monkey Island, il floppy disk di Lemmings e le videocassette degli 883, e ancora più in alto una delle svariate mensole con libri, e sempre più in alto le scatole dei videogiochi comprate a cavallo tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni '00. E lei che faceva la videoconferenza con i suoi alunni senza curarsene, com'è giusto che fosse.

C'è tanto di me qua dentro, c'è tanto di me ovunque. Me ne accorgerò ancora di più, probabilmente, nel mio posto di quarantena.

(post scritto ascoltando Free All Angels degli Ash)
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Vecchio 14-03-2020, 02.31.56
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Predefinito in my place of/giorno 1

Oggi non sono uscito di casa tutto il giorno, se non per andare a ritirare il pacco che il corriere ha con cautela lasciato ai piedi del cancello. Conteneva un mouse e una tastiera, fondamentali per lavorare da casa su un computer, il portatile da cui sto scrivendo adesso e da cui ho scritto negli ultimi sette anni (il computer fisso è usato soprattutto da Veronica). Difficile lavorare quando nella tastiera del portatile non funzionano più i tasti 4, o, l, "," (la virgola), k, "." (il punto), la freccia in basso e il 2 del tastierino numerico. E mi ha fatto impressione, mentre scrivevo queste ultime parole, premere i tasti della nuova tastiera nuova e vedere che, appunto, funzionano.
Per il resto, che dire? Ho lavorato da casa, con una colonna sonora decisamente migliore di quella dello studio, e tenendomi costantemente in contatto con colleghi e clienti. Ho ricevuto un paio di telefonate piene di panico forse non troppo immotivato, ho fatto una videochiamata "a tre" con i miei due pezzi di famiglia sparsi per Catania e comunque troppo lontani da qui, ho fatto una telefonata in cui ho finito per litigare perché "su sky fanno film troppo vecchi, almeno di tre anni fa". Mi sono sincerato di alcune condizioni di salute.

La cosa bella della quarantena è che fuori tutto è fermo, ma dentro di me tutto si muove come sempre. Continuo ad ascoltare musica, a pensare a cose, volendo anche a crearle, seppur dentro di me. È questa la cosa fondamentale: non restare mai fermo. O almeno, restare fermo con il corpo, perché alla fine non importa poi tanto muoverlo (d'accordo, mi piacerebbe andare in bici), ma lasciare la mente libera di andare.

Come ha sempre fatto, in fondo.

(post scritto ascoltando Kablammo! B-sides degli Ash)
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Vecchio 14-03-2020, 18.26.18
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Predefinito charlotte, lei, me

Prima di iniziare a scrivere questo post ho fatto una rapida ricerca per vedere se avessi già parlato di lei, e in che termini. Ho cercato tutti i miei post che comprendessero la parola "charlotte", e a parte quelli che finivano con "post scritto ascoltando [nome_disco] di Charlotte Hatherley" ho parlato di lei solo in un paio di occasione, in termini prettamente musicali, descrivendola come una cantautrice ingiustamente sconosciuta. Punto.
Invece in questi giorni, anzi, in queste settimane, sono in piena fase Ash. Li sto ascoltando spessissimo, e mi sono reso conto ancora di più di quanto io sia letteralmente "cotto" di Charlotte Hatherley.

Non so quanta sia l'incidenza del genere femminile nella musica, in generale. Io posso dire soltanto che, contando le mie statistiche su Last.fm, tra i primi 20 artisti c'è solo una cantautrice e una band in cui uno dei membri in prima linea è una donna, per il resto sono tutti uomini. Il genere femminile, in effetti, non ha mai avuto un grande presa su di me, anche perché per (stupidi?) motivi di eterosessualità ho sempre richiesto qualcosa in più alle donne, rispetto agli uomini. E così ricordo che, anni fa, consideravo le mie muse musicali (pun not intended) Cristina Donà, cantautrice sofferta, Petra Magoni, interprete jazz fuori dalle righe, Nina Persson dei Cardigans e degli A Camp, voce splendida e malinconica, Joan As Police Woman, musicista di rango e brava cantautrice, Emiliana Torrini, cantautrice sognante e bambinesca, e Cat Power, che ho sempre trovato bellissima. Ecco, io Cat Power l'ho conosciuta principalmente perché "è bella", e solo dopo ho iniziato ad ascoltare la sua musica e ho letteralmente perso la testa per lei. Ho scritto un post quando l'ho conosciuta, poco più di dieci anni fa, e spero che tra qualche mese possa avverarsi la profezia da lei auto-scritta nella sua "Song To Bobby".

Il punto è questo: Cat Power è bella e basta, lo è in maniera indiscutibile, sarei pronto a discutere con chi lo nega. Per Charlotte Hatherley il discorso è un po' diverso: non potrei mai sostenere che sia bella. Bella e basta, ecco. Non potrei mai, non sarei oggettivo.
Posso però dire che ho una cotta per lei. Non sono l'unico, a quanto pare: sotto i video degli Ash in cui suona anche lei, tra i commenti, in molti notano la sua bravura ma anche la sua presenza scenica. Ed ecco, la sua presenza scenica è una cosa incredibile: sta di lato, suona la chitarra e fa le seconde voci, e sembra godersi tantissimo la sua posizione sul palcoscenico. E poi è terribilmente sensuale, in un modo completamente diverso da Cat Power, anche perché, appunto, è un approccio completamente diverso. Ma io ho una cotta per lei, ce l'ho musicale (ho già scritto che il suo primo album solista è un capolavoro assoluto e il suo terzo è pure molto bello) e ce l'ho quasi emotiva, nel senso che quando ascolto il secondo, il terzo e il quarto album degli Ash, cioè quelli in cui lei suona e fa le seconde voci, mi scoppia il cuore quando la sento cantare, doppiare il cantante, fare degli "uuuhhh" di sottofondo. E quando si muove si quel palco, mamma mia!
"Non le avrei dato un soldo" vedendola la prima volta. Adesso, invece, sono proprio cotto. Lo sono da un po', ma in questi giorni ne ho avuto l'ennesima conferma.

Mi sa che in una di queste sere di quarantena guarderò un loro live, un live degli anni con Charlotte. Meraviglia.

(post scritto ascoltando Life dei The Cardigans)
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Vecchio 14-03-2020, 23.39.28
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Predefinito lockdown dei cervelli?

...il mio ne avrebbe un sacco bisogno, in questi giorni.

Un anno fa scrivevo di come "mi fossi salvato", di come l'ennesima curva a gomito della mia vita mi avesse trasformato nell'Oss della Vascolare anziché scaraventarmi nel burrone.

Ecco, è arrivata un'altra curva a gomito.
Arriva in un momento in cui non solo mi sento a tutti gli effetti "l'uomo della Vascolare" a Trieste, ma insomma in tempi di emergenza prendo decisioni che travalicano la mia professione.

E' lusinghiero il fatto di conoscere i materiali meglio di qualche strumentista e di almeno un chirurgo, ormai sono sicuro: al mio ultimo giorno di lavoro chiederò di poter strumentare per una TEA carotidea, so che ce la faccio - O'Shaugnessy sottile, legatura 2-0, forbisette, poi fettuccia fettuccia cokerino oppure "tourniquet", infine clampaggio! E forbici di Potts...
E' preoccupante navigare a vista in questi giorni. Siamo tutti in attesa, perché nessuno è preparato. I capi danno istruzioni che seguiamo alla lettera, perché...non abbiamo esperienza di pandemie.
Ma state certi che ce la metteremo tutta, utilizzeremo tutte le energie nascoste, tutte le risorse, tutto il coraggio se servirà.
E' strano prendere decisioni che non mi competono, solo perché ho capito come funziona il gioco. Spero soltanto di reggere tutta questa pressione, tutto questo ci cambierà parecchio, sono un Oss oppure ormai qualcos'altro?

...e poi mi ritrovo a pensare a quando tutto questo sarà finito, a chi vorrei rivedere prestissimo, Carla Dario Tania Rita Andrea Max Elena...Francesco a puntate lo vedrò, anche se da domani va in prestito alla Terapia Intensiva. Barbara spero sarà con me in questi giorni, la sua presenza è determinante per la mia serenità, io ci metto la grinta e lei l'ironia che serve per rifiatare...ovunque ci mandino, spero che saremo sempre assieme...il mio gemello mancato.

...mi ritrovo a pensare alla prossima grigliata con Elena e Max a suonare con chitarre scordate tutte le canzoni che hanno composto e che non sono riusciti a eseguire "live" perché il mondo si è fermato...quel loro disco "Nigredo" che avrebbe potuto consacrarli e che canteremo a squarciagola mentre si cucinano le salsicce.
(Voglio che quel giorno ci sia anche Barbara con me...e anche Chiara!)

...penso se mi perdoneranno i "compagni di classe" se ho "interrotto" i contatti con loro...ma le mail aziendali mi costringono a svuotare la memoria del cellulare quasi ogni giorno.

Vorrei spegnere il cervello, ma non riesco. Penso che domani è il compleanno di una persona conosciuta proprio qua sul Forum, mi ricorderò di farle gli auguri?
E infine penso che quando tutto questo sarà finto, vorrei proprio vederlo Central Park in autunno...vado ad aprire un thread sui Tool!
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19.06.00 PEARL JAM, LJUBLJANA (SLO) 22.06.06 TOOL, BOLOGNA 16.09.06 PEARL JAM, VERONA 16.11.06 TOOL, JESOLO (VE) 02.09.07 NINE INCH NAILS (e TOOL), BOLOGNA JOVANOTTI SAFARI TOUR 2008 06.07.10 PEARL JAM (e BEN HARPER), VENEZIA 02.08.11 AFTERHOURS, SPILIMBERGO (PN) 03.09.11 GUCCINI (#9) 02.03.12 TEATRO DEGLI ORRORI, DEPOSITO GIORDANI (PN) 11.06.12 BRUCE SPRINGSTEEN, STADIO ROCCO (TS) 25.06.12 CHRIS CORNELL, CASTELLO DI UDINE 26.09.12 RADIOHEAD, VILLA MANIN (UD)
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Predefinito in my place of/giorno 2

Con una cadenza all'incirca bisettimanale (nel senso di una volta ogni due settimane, non di due volte a settimana) coi miei amici nerd ci troviamo per giocare. A volte giochiamo a giochi da tavolo "classici" (più complicati della media, ma comunque giochi da tavolo), a volte giochiamo ad un gioco di ruolo, col più esperto di noi che fa da master e ci racconta questa storia di cui noi siamo i protagonisti. Ci mettiamo intorno al tavolo con birre, coca-cola (per me) e cibo spazzatura e decidiamo cosa fare mentre lui ci racconta cosa c'è intorno a noi, cosa fanno i personaggi intorno a noi, che scelte abbiamo, eccetera. Una specie di avventura grafica con più combattimenti, meno enigmi e una scelta teoricamente infinita di opzioni (più volte abbiamo scelto qualcosa che il master non aveva previsto e ha dovuto improvvisare).
Stasera abbiamo fatto la stessa cosa, ma per ovvi e contingenti motivi l'abbiamo fatta da cinque case diverse, in collegamento audio (avevamo provato col video, ma era troppo pesante). E così la cosa è stata ancora più astratta, perché non potevamo guardare negli occhi il master (che di solito "interpreta" i personaggi che incontriamo) né guardarci noi negli occhi. Una specie di radiodramma, insomma. Un'esperienza da ripetere, e che comunque ripeteremo fino a quarantena finita.
Poi è passata anche Veronica, che è rimasta sconvolta dall'"assurdità" della cosa. Mi rendo conto che da fuori sembra assurda. Sai quante cose sembrano assurde da fuori?
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Vecchio 15-03-2020, 18.19.35
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Predefinito il recupero dell'isola deserta: Ash - Nu-clear Sounds

È vero, quando poco più di un anno fa ho stilato la lista dei miei dischi da isola deserta (massimo uno per ogni gruppo, i dischi che considero capolavoro nella mia vita) per gli Ash ho inserito A-Z. Avevo delle buone ragioni per farlo: un (doppio) album con 27 canzoni, pubblicate ognuna a due settimane di distanza dall'altra (metodo mai più seguito da nessun altro grande artista) e di livello qualitativamente alto sono tutte buone ragioni. Il punto è che riascoltando spesso gli Ash di recente mi rendo conto di quanto sia meraviglioso il loro secondo album, Nu-clear Sounds.
È il loro secondo album, quello scritto e registrato dopo la sbornia del successo del primo, dei tour infiniti, eccetera. Così come per i Keane, è un secondo album pieno di angoscia, ma declinata ovviamente in chiave molto più rock. E poi c'è l'arrivo di Charlotte Hatherley che raddoppia le chitarre, aggiunge una seconda voce femminile, e rende il tutto ancora migliore.
L'iniziale Projects, affogata nel rumore elettrico, è perfetta e potente. Poi c'è Low Ebb, potente e contemporaneamente malinconicissima, da starci male, quasi. Death Trip 21 sembra il pezzo che i Linkin Park non sono mai riusciti a fare, un misto tra un rock quasi metal e del rap con tanto di scratch. Folk Song è malinconicissima rinunciando alla potenza, così come Aphrodite. Sono dei pezzi straordinari, e quelli che non ho citato sono pezzi altrettanto belli, forse solo meno straordinari.
Questo disco è bellissimo. È naturale che non abbia avuto lo stesso successo del primo, visto che è decisamente più ostico. Ma non importa: a me piace più di ogni altro disco. Mi sembrava giusto sottolinearlo in questi giorni di ascolto compulsivo degli Ash.

(post scritto ascoltando Long Gone Before Daylight dei The Cardigans)
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La cosa degna di nota di oggi, più della videochiamata con mio fratello e le varie telefonate con gli altri membri della famiglia, è certamente la serata passata a giocare ad Arkham Horror con Vero. Una serata passata a giocare ad un gioco da tavolo, peraltro abbastanza complicato, è forse una delle grandi conquiste di questa quarantena. Seguiranno serie TV, d'accordo, seguiranno anche serate separate, ma questo è un piccolo punto.
E gli Ash in sottofondo, ancora.

(post scritto ascoltando Grey Will Fade di Charlotte Hatherley)
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Predefinito effetto memoria

Avevo deciso che avrei ascoltato la sua discografia il giorno in cui ho comprato i biglietti per il suo concerto. Poi in mezzo si sono messi tanti altri ascolti, e adesso la sto ascoltando con la consapevolezza, pessimistica quanto si vuole ma comunque consapevolezza, che salteremo anche questo giro, come saltammo quello di otto anni fa. Non importa, però. La sto ascoltando lo stesso, e so già quali saranno le sensazioni che passeranno nella mia mente per ognuno dei suoi dieci album.
Per il primo, così come per i due successivi, è sempre quella: mi ricorda la mia infanzia con Ale, ma io e Ale non l'abbiamo mai ascoltata. E adesso, a distanza di più di dieci anni dal primo ascolto, mi ricorda quando l'ho scoperta e ho realizzato che mi ricordava quel periodo di là. Mi ricordo che ho un ricordo, ecco.

Forse adesso sono più preso da Charlotte Hatherley, chissà, però Cat Power ha sempre avuto un perché, per me. Questo. Questo di lei che sta cantando in questo momento e mi fa emozionare.

(post scritto ascoltando Dear Sir di Cat Power)
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