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  #21  
Vecchio 07-01-2013, 11.41.41
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Per la cronaca, per quanto mi riguarda, ho criticato Lorenzo per le motivazioni con le quali ha spiegato la scelta di appoggiare Renzi, non il fatto in sé e per sé. Mi pare un concetto talmente elementare che neanche dovrebbe essere spiegato. Tant'è...
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  #22  
Vecchio 07-01-2013, 13.01.08
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Vorrei reputare tutti i post di FRT ma non posso se prima non la do un po' in giro! Per il resto...ma se ognuno facesse il suo lavoro non sarebbe meglio?
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...now the feelings are right where you saw forever is right where we were...Hollywood 15/02/05...

"Ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece..."
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  #23  
Vecchio 05-10-2020, 19.33.33
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Il thread non è proprio quello adatto ma lascerei qui il saluto di Ernesto Assante per Franco Bolelli

Estate 1979. Ho 21 anni e collaboro da un’annetto circa con il Manifesto, lavoro in una meravigliosa radio libera romana, Radio Blù, da poche settimane ho iniziato a collaborare con Repubblica. Torno a casa e mia madre mi dice : “Ha chiamato uno da Milano, Franco Borelli, Bonelli, non ho capito bene”. “Franco Bolelli? Ha chiamato Franco Bolelli?”, “Si, era questo il nome. Mi ha lasciato il numero, ha detto se lo richiami”. Io praticamente salto per aria, entusiasta. Mi aveva cercato Franco Bolelli, il massimo possibile per me che ambivo a scrivere di musica, che avevo cominciato da poco a farlo. Franco Bolelli, uno di quelli di Gong, che era assieme a Muzak, il giornale più fico d’Italia, chiamava me, incredibile. Lo richiamai, emozionantissimo, mi disse che a lui e a Riccardo Bertoncelli piaceva quello che facevo, che aveva visto che avevo intervistato Robert Fripp e che avrebbe voluto un pezzo su di lui per Almanacco Musica. Gli dissi di si, ovviamente, per quello che mi riguardava era come se mi avesse telefonato uno degli assistenti personali di Dio. E scrivere per lui era essere arrivato in Serie A, voleva dire che qualcuno pensava che io potessi fare davvero questo mestiere.
E non solo: io, all’epoca, copiavo, letteralmente copiavo davvero, lo stile di Franco. Volevo essere Franco. Scrivere come lui, in maniera visionaria, libera, con uno sguardo che andava molto al di la della musica, inseguendo per citare Benjamin Peret, “la cometa del desiderio” come faceva lui. Era inimitabile, ovviamente, non sono mai riuscito ad andare oltre qualche esercizio di “bella calligrafia” bolelliana, scrivere come lui non era possibile, ci riusciva solo lui. Ma io ero cresciuto leggendo quello che scriveva su Gong, avevo appena mandato a memoria (e lo conservo ancora gelosamente) quel libro/bibbia della critica musicale italiana che è “Musica da non consumare”, scritto con l’altrettanto leggendario Riccardo Bertoncelli. Li amavo entrambi, ovviamente, ma mi sentivo più vicino a Franco, al suo modo di scrivere come alle sue passioni musicali, dal jazz ai minimalisti, dall’elettronica alla new wave più alternativa, passando ovviamente per l’amore incondizionato per Brian Eno. Ci parlammo per telefono qualche volta, poi, mesi dopo, Franco mi coinvolse, assieme ad altri due “romani” miei fratelli di musica, Maurizio Malabruzzi e Enzo Capua, nell’avventura di “Musica 80”, mensile erede della tradizione di Gong ma completamente al centro del flusso sonoro nuovissimo di quegli anni. Andai a Milano, lo conobbi, diventai suo amico, andai a dormire a casa sua, e da allora, anche se in maniera frammentata, siamo rimasti sempre in contatto, legati da un affetto vero. Franco era un genio, quando scriveva, quando parlava, quando stava con te, dedicava a tutti attenzione non superficiale, scandagliava il mondo con i suoi occhi vivacissimi e con una mente affilata come un coltello da sushi. Era vivace e appassionato, amava profondissimamente la sua famiglia, così come amava la vita in tutte le sue forme. Era buono, e se qualcuno lo ha conosciuto meglio di me e pensa che non lo sia stato, vi giuro non lo voglio sapere. Senza di lui, senza le cose che ha scritto, io sarei stato diverso, avrei ascoltato la musica in un altro modo, avrei scritto in un altro modo, non sarei diventato, almeno in parte, quello che sono oggi. Ed è quindi con grandissimo dolore che lo saluto. Mancherà a me, mancherà a noi, mancherà al mondo.
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