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  #8321  
Vecchio 18-05-2020, 14.50.43
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Predefinito con Francesca a Firenze

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Quando poche ore dopo aver incontrato per la prima volta una persona vai con lei al concerto di una delle tue cantanti preferite, sai già che l'incontro successivo non potrà assomigliargli mai. Quindi, meglio evitare l'emulazione.

E così c'ero io in versione logorroica, pronto a raccontare e a sentirmi dare, più che i pareri (che tanto non tengo mai in considerazione), le impressioni viste da fuori.
Che tanto dentro non c'è nessun altro.

E poi chitarre stramazzate in piazza Signoria, e racconti di vita vissuta universitaria. La mia probabilmente è ancora da vivere.

In tutto questo, non ho capito se io vado in bicicletta o se sono un ciclista. Non riesco a capirlo e sono in crisi.

E con questa crisi chiudo il mio diario di viaggio. Il resto è scritto dentro di me.
Intanto fa riderissimo chiamarla Francesca. Meglio Franzisca, nome con cui si è registrata al forum, o Fra, come l'ho sempre chiamata.
Non ci siamo più visti da allora. Abbiamo continuato a sentirci, via pm, sempre e solo via pm, con il pm che ha lo stesso titolo dal primo che mi ha mandato. È una cosa comica, ma mi piace.

Adesso ci sentiamo poco, o più che altro, lasciamo passare settimane o mesi tra un pm e l'altro. Non c'è più quel contatto quasi in diretta che c'era allora.
Però è uno dei miei baluardi del forum, e continua ad esserlo.
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  #8322  
Vecchio 18-05-2020, 22.43.52
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Predefinito chi le ha inventate le fotografie?

Qualche giorno fa mio fratello ha mandato nel gruppo Whatsapp che abbiamo con nostra sorella cinque fotografie. Subito dopo ha mandato la gif di Giovanni Storti (di Aldo, Giovanni e Giacomo) che dice "non ce la faccio...troppi ricordi". Mi piacerebbe sapere che ricordi ha lui di quel posto in cui ho scattato le fotografie. Per quanti ne possa avere, non saranno mai quanti i miei.
Era stato con mio papà nella nostra casa in campagna per sistemare un po' il giardino. Ha scattato le foto e le ha mandate pensando di scatenare un po' di nostalgia. Quello che mi ha aperto, invece, è stata una voragine, per mille motivi.

Le foto:
1. Un prato un po' spelacchiato, con un lampione a sfera da giardino vicino all'inquadratura e un altro un po' più lontano. Due alberi verdissimi in evidenza, una falciatrice rossa in mezzo ai due alberi e, nascosta dal secondo albero, un'altalena (che è un'altalena lo so io, perché nella foto si vedono solo dei pali azzurri).
2. Lo stesso prato un po' spelacchiato, con un albero completamente secco a sinistra e vari alberi, verdissimi, più avanti. Sullo sfondo svetta sugli alberi una casa, di cui si vede solo il piano superiore, dove abita il fratello di Ale. Sotto c'abitava Ale.
3. Un prato estremamente spelacchiato, più terra che erba. Poco più avanti, un altro albero totalmente rinsecchito, e alle sue spalle dei terrazzamenti con un pino gigantesco e, sullo sfondo, tantissime pale di fico d'india. In mezzo alla terra, per chi si ricorda dov'erano, si intravedono alcune mattonelle.
4. In primissimo piano, sul pavimento, un portaombrellone di cemento accanto a delle piante grasse. Poi una piazzola pavimentata in cotto, e in fondo la casa, con l'ingresso della cucina e l'enorme fico accanto alla porta.
5. La stradella che collega le nostre case, piena di buche e con un po' di erba che cresce in mezzo. In un angolino in alto a sinistra si vede la casa di Ale, in fondo si vede il forno.

Ho visto le foto e mi è venuto da piangere. Mi è venuto da piangere e, improvvisamente, ho capito la reazione estrema che mia mamma ebbe qualche anno fa. Eravamo andati tutti insieme in campagna per dare una sistemata, e lei non metteva piede lì da anni. Il giardino era particolarmente poco curato, così come la casa, così come in generale tutto, e quando andammo via da lì disse qualcosa tipo "non voglio tornare più in questo posto, oggi sono stata troppo male". Lì per lì ci rimasi, adesso ho capito. Mi è bastato vedere quelle cinque foto per capire.

In effetti rispetto ai vecchi tempi la situazione non è peggiorata poi così tanto: certo, ci sono due alberi completamente secchi e il prato sotto casa non c'è quasi più, ma il resto è com'era. Fermo, immobile. Immutabile.
L'ultima volta che sono stato lì, ma fermandomi sulla strada, è stato due estati fa. Stavo andando con Vero, Bea e il suo ragazzo di allora sull'Etna, e feci una deviazione di qualche centinaio di metri per portare Bea lì. Ci fermammo sulla strada, le mostrai la casa ricoperta di vite del canadà, e le dissi "vedi? Quello è il posto in cui ho passato tutte le estati fino a quella del 2010, tutti i capodanni dal 2003 al 2009 e una marea di giornate, serate e nottate negli stessi anni, nonché il luogo di cui ho più bei ricordi in assoluto". Poi siamo andati via, non siamo entrati.
Non siamo entrati anche perché non volevo entrarci. Era già abbastanza doloroso tornarci anche se non c'abbiamo più passato le estati dopo quella del 2010, e va bene. Negli anni c'ero tornato, per vedere Ale e per stare con lui. Ma adesso Ale non abitava più lì già da un po' di mesi, e questo mi rendeva completamente indigesto il poterci tornare.

Sono stati due grandi eventi spartiacque: uno, accaduto tra l'estate del 2010 e quella del 2011, cioè durante il mio primo anno padovano, ovvero l'aggravarsi delle condizioni di salute di mia nonna che ci ha impedito di passare le estati lì come facevamo da sempre; un altro, accaduto a fine estate 2017, ovvero Ale che è stato costretto, senza colpe e contro la sua volontà, ad andarsene da lì. Per la prima non c'è nessuno con cui prendersela, di certo non mia nonna, al massimo il destino; per la seconda c'è un nome ed un cognome, e una fotografia utilizzata per giocare a freccette.

(post scritto ascoltando The Quickening di Jim White and Marisa Anderson)
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  #8323  
Vecchio 19-05-2020, 18.00.53
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Predefinito "an empty house is not a home"

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Il secondo album dei Keane, Under The Iron Sea, si apre con Atlantic.

http://www.youtube.com/watch?v=CFr6rDI54qs

Da quando ascolto questo disco, cioè ormai da più di tre anni, sono fortemente convinto che sia un disco iper-angosciante (e lo è, senza mezzi termini). E la canzone più angosciante in assoluto è proprio Atlantic. E' un vero e proprio incubo di suoni, con un tappeto di tastiere che tolgono il respiro e una batteria che sembra scandire solo il suono della morte. E la voce...mamma mia, sembra un lamento.

Ieri sera ci stava. Ieri sera, prima di andare a dormire, ho messo su questo cd e mi sono messo sotto le coperte.
E poi mi sono detto: "ok, i suoni sono angoscianti, ma il testo?". Strano ma vero: in oltre tre anni che ascolto (e adoro) questa canzone, non avevo mai fatto caso al testo.

Così ieri l'ho fatto.

Prima frase:
I hope all my days will be lit by your face [spero che tutti i miei giorni saranno illuminati dal tuo viso]

Cavolo! Allora non è una canzone per forza angosciante!

Seconda frase:
I hope all the years will hold tight our promises [spero che tutti gli anni manterranno salde le nostre promesse]

Ma allora c'è un po' di speranza in questa canzone!

E ho continuato, ho continuato, e poi ho capito...
ho capito che anche dietro l'angoscia c'è sempre una speranza.

E il meglio deve ancora arrivare/venire.
Non c'è nessun decennale particolare da festeggiare con questo post, solo una piccola nota a margine: poco meno di dieci anni dopo averlo scritto, l'ho suonata e cantata al pianoforte mentre Veronica rientrava a casa, dopo averle fatto ritrovare il testo disseminato in fogli sparsi per la casa, poi le ho dato un anello e le ho chiesto se le interessasse la prospettiva, per me molto allettante, di passare tutto il resto della vita insieme.

Questa canzone è bellissima. Tutto il disco è bellissimo. Ma questa canzone, da quel giorno, ha anche un significato in più.
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  #8324  
Vecchio 20-05-2020, 01.30.27
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Predefinito dipende da me?

Stamattina la sveglia è suonata, come tutte le mattine, alle 8.10. L'ho spenta, ho preso il telefono e ho letto i titoli del sito internet di Repubblica. Dopo cinque minuti mi sono alzato, sono andato in cucina ad accendere il portatile, che ci mette sempre un po' ad accendersi, e nel frattempo sono andato in bagno a fare pipì, mettermi il deodorante, lavarmi mani, faccia e denti e vestirmi. Ho preso dei pantaloni blu già usati e una polo bianca con ancora attaccata l'etichetta, che ho tagliato con una forbice. Poi mi sono messo le scarpe e sono andato in cucina. Dal portatile ho mandato due mail, ma la seconda è stata respinta perché il destinatario non aveva spazio sufficiente per ricevere l'allegato, così sono entrato dalla webmail nella casella del destinatario, ho cancellato un po' di mail ricevute voluminose e ho rimandato la mia mail, stavolta accettata. Ho riempito la mia borraccia con un litro d'acqua, l'ho messa nello zaino, ho aperto il cancello con il pulsante del citofono e sono uscito. Ho infilato gli auricolari nelle orecchie, ho preso l'iPod e ho scelto la sezione Musica, la cartella Perturbazione, l'album Le Storie Che Ci Raccontiamo. Ho premuto play.

Salire o scendere
Donare o prendere
Dipende tutto da te
Dipende tutto da...
Fermarsi o correre
Fuggire o fingere
Dipende tutto da te
Dipende tutto da...
Non ci puoi credere
Se (temi anche) che
Bisogno c'era di te
Bisogno c'era di
Di guadagnarsi il pane
Ma avere sempre fame
Di accontentarsi ma
Non smettere di desiderare.
Dipende da te
Dipende da te
Non cedere alle critiche
Ma impara a cambiare
Dipende da te
Dipende da te
Se servi o sei servito o se sorridere
Sorridere
Sorridere
Sorridere.


Ho sceso le scale, ho tirato verso di me il cancello che avevo aperto dal pulsante del citofono, ho preso il bidoncino dell'umido che avevo lasciato fuori e che nel frattempo era stato svuotato dagli operatori della nettezza urbana, l'ho portato accanto a tutti gli altri bidoni. Ho messo lo zaino nel cestino della bicicletta e l'ho spinta a mano fino al cancello, che ho chiuso alle mie spalle prima di iniziare a pedalare.

C'è un mondo capovolto sotto ai piedi
Che sale mentre scendi scale mobili
Che ha gomma piuma al posto delle incudini
Se sembra impossibile
Dipende solo da te
Solo da te.


Ho iniziato a pedalare e ho pensato che il testo di questa canzone è un po' troppo semplicistico. Non è vero che tutto dipende da noi stessi: dipende da noi stessi e da un'infinità di altri fattori, almeno uno per ogni essere umano (per non parlare di altri esseri viventi e, a volte, anche esseri non viventi). Se tutto dipendesse solo da se stessi forse sarebbe troppo facile. Ho pensato questo mentre pedalavo, uscivo dalla via in cui abitiamo, giravo a destra, poi a sinistra e poi a destra.

Dove sei nato e poi
Dove vorresti andare
L'abbraccio di tua madre
E con chi hai scelto tu di stare
Ci sono cose che
Non puoi decidere
Ma chi ha deciso che per
Questo tu sei inutile
Inutile.


Crash.
La persona seduta al volante di un'auto parcheggiata al bordo della strada ha aperto di botto lo sportello, proprio un attimo prima del mio passaggio in bicicletta. Mio papà, quando mi ha insegnato a guidare, mi ha detto "guarda sempre dentro le auto parcheggiate, non si sa mai, magari qualcuno sta per aprire lo sportello e non si è accorto che stai passand"o. Fosse successo mentre ero in macchina, in effetti, poco male: avrei distrutto la macchina, forse, e anche lo sportello, certamente, ma non mi sarei fatto male. Così, invece, in bicicletta, l'impatto è stato tra il mio mento e il bordo superiore dello sportello. O meglio, tra il mio mento e anche le mie gengive e anche alcuni dei miei denti e il bordo superiore dello sportello. Non sono neanche caduto per quanto stavo andando piano, ma l'impatto c'è stato. Non ci sarebbe stato se non avessi fatto una qualsiasi delle cose che ho elencato nella prima parte di questo post. Non ci sarebbe stato se tutto fosse dipeso da me. Ma non dipende tutto da me. Così mi sono schiantato contro lo sportello, scheggiandomi un paio di denti e procurandomi un paio di tagli mediamente profondi.

E meno male che tutto dipendeva da me.

(post scritto ascoltando Cover Two di Joan As Police Woman)
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  #8325  
Vecchio 22-05-2020, 14.41.25
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Predefinito con la mano sul cuore

È vero, ci sono cose più importanti
Di calciatori e di cantanti
Ma dimmi cosa c'è di meglio
Di una continua sofferenza
Per arrivare alla vittoria
E poi non rompermi i coglioni
Per me c'è solo l'Inter

A me che sono innamorato
Non venite a raccontare
Quello che l'Inter deve fare
Perché per noi niente mai è normale
Né sconfitta né vittoria
Che tanto è sempre la stessa storia
Un'ora e mezza senza fiato
Perché c'è solo l'Inter

C'è solo l'Inter, per me, solo l'Inter
C'è solo l'Inter, per me

No, non puoi cambiare la bandiera
E la maglia nerazzurra
Dei campioni del passato
Che poi è la stessa
Di quelli del presente
Io da loro voglio orgoglio
Per la squadra di Milano
Perché c'è solo l'Inter

E mi torna ancora in mente l'avvocato Prisco
Lui diceva che la serie A è nel nostro DNA
Io non rubo il campionato
Ed in serie B non son mai stato

C'è solo l'Inter, per me, solo l'Inter
C'è solo l'Inter, per me
C'è solo l'Inter, per me, solo l'Inter
C'è solo l'Inter per me, per me
C'è solo l'Inter (c'è solo l'Inter) per me
C'è solo l'Inter (per me)
C'è solo l'Inter (c'è solo) per me (l'Inter per me)
C'è solo l'Inter (c'è solo) per me (l'Inter)
C'è solo l'Inter (per me)
C'è solo l'Inter (c'è l'Inter) per me (per me)
C'è solo l'Inter (c'è solo)
C'è solo l'Inter (c'è solo)
C'è solo l'Inter per me (l'Inter per me)
C'è solo l'Inter per me
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  #8326  
Vecchio 23-05-2020, 17.49.09
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Predefinito il biglietto della laurea

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Baruzzu,
eccoci alla tua laurea, che strano io mi ricordo ancora quel ragazzino che col suo caschetto castano, lottava contro i suoi cugini per assicurarsi la vittoria nelle olimpiadi estive... che strano. Invece gli anni passano e tutti cresciamo (me compreso!), ma noi forse più di altri restiamo attaccai ai nostri ricordi... e noi di ricordi ne abbiamo davvero tanti.
Certo che di strada ne abbiamo fatta, dalle "olimpiadi" estive, siamo cresciuti passando da Monkey Island a Wipeout, passando dalla pesca, Davide Tenenti, Sebino, gli 883, Ciro, Salvo Milici, Jovanotti... fino ad arrivare all'Inter. Forse ora è proprio questa la "passione" che ci permette ancora ora di passare del tempo insieme... anche se in realtà sappiamo che potremmo parlare di qualunque altra cosa.
Bari ora ti aspetto martedì uscire dall'aula magna con un "spata buuaa" stile lido Souvenir e mi raccomando... noi vogliamo almeno un 110, bababababababababa! (iu mi iocu a bettiscioppi ca pigghi 66, iocu 1 euru e vinciu 4.000 euro sicuriiiiiiiii)

Tanti auguri
Ale e Dani
Ale mi consegnò questo biglietto, scritto a mano da lui, assieme al regalo della mia laurea, che sarebbe stata l'indomani. Ero andato da lui perché poi insieme avremmo visto la partita dell'Inter nella mia casa in campagna, accanto alla sua. E mi diede il regalo "in anticipo", immagino, perché voleva che mi procurassi qualcosa prima della festa di laurea. L'avrei fatto.
Regalo a parte, laurea a parte, partita dell'Inter a parte, in questo post c'è riportato, parola per parola, un riassunto di quello che abbiamo condiviso. Non è molto "da Ale", nel senso che è una cosa che ha fatto chiaramente per rendermi felice, però, ecco, qui c'era tutto quello che eravamo stati.
E, contemporaneamente, tutto quello che temevo che non saremmo più stati.
Mi sbagliavo, ma ci sarebbe voluto del tempo.

Glossario (in ordine di apparizione nel biglietto:

Olimpiadi estive: manifestazione inventata da me ed Ale, giocata nella strada che collegava (e collega ancora) casa mia e casa sua, 50 metri da percorrere più volte in base alla distanza della corsa, più varie discipline come il salto in lungo. Si tennero due edizioni: 1993 e 1994.
Monkey Island: videogioco a cui abbiamo giocato una volta sola, sulla sua Amiga, nel 1992, e che poi ho recuperato nel 1996. Mi ha cambiato la vita (grazie ad esso ho conosciuto Veronica), e comunque io e lui c'abbiamo giocato di nuovo nell'estate 2003.
Wipeout: videogioco scoperto da lui nell'estate 1998. Negli anni successivi, senza di lui, ho giocato ad alcuni seguiti, e poi dal 2003 è iniziato un eterno torneo che si è interrotto soltanto tra fine 2008 e inizio 2010, riprendendo pochi giorni dopo la consegna di questo biglietto. È "IL" nostro gioco, da sempre e per sempre.
La pesca: il videogioco che ci ha visti sfidarci per anni, prima che toccasse a Wipeout, tra il 1999 e il 2003.
Davide Tenenti: un suo conoscente, completamente fuori di testa, con cui ogni tanto si sente ancora.
Sebino: un nostro amico del primo periodo in cui siamo usciti insieme, tra il 2001 e il 2003.
Gli 883: la band musicale che ha forgiato la mia infanzia, le nostre adolescenze e il nostro rapporto in generale.
Ciro: vedi Sebino.
Salvo Milico: vedi Sebino, comunque cugino di Ciro.
Jovanotti: il capo della banda. In effetti non l'abbiamo condiviso molto, giusto un concerto insieme a Fontane Bianche nell'estate 2006.
L'Inter: squadra di calcio che avremmo visto vincere la Champions League poche ore dopo la consegna di questo biglietto, tra le lacrime di entrambi.
Spatabuaa: onomatopea inventata da Ciro relativa al mio stato di ebbrezza del Ferragosto 2002.
Lido Souvenir: teatro del mio stato di ebbrezza del Ferragosto 2002.
Noi vogliamo almeno un 110: scimmiottamento del coro "Noi vogliamo almeno un pareggio", inventato da Ciro prendendo in giro sua cugina Chiara, di Como, la cui squadra perdeva quasi sempre.
Bettiscioppi: agenzia per scommesse, teatro di grandi vittorie e grandi previsioni mancate da parte di uno zio.

Io e lui ne abbiam vista qualcuna, vissuta qualcuna.
Decisamente più di qualcuna.
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  #8327  
Vecchio 24-05-2020, 14.56.35
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Predefinito copenhagen - reykjavík

Caro uomo della strada,
caro lettore occasionale,
caro bot mandato da chissà quale motore di ricerca
cara persona che non sa niente di me,
ti faccio una domanda:

nel dicembre di dodici anni fa ho ascoltato parecchie volte un disco. L'ho fatto perché due canzoni erano cantate da quella che era una delle mie cantautrici preferite, e che oggi è "solo" la mia cantautrice islandese preferita. Era un disco strano, pieno di elettronica ma senza essere danzereccio. In ogni caso, l'ho ascoltato per tutto il mese. Poi sono andato con la mia famiglia a Copenhagen, che è probabilmente il punto, se non geografico, almeno culturalmente più vicino all'Islanda. Lì l'ho ascoltato per l'ultima volta, poi ho deciso che non l'avrei più fatto, senza un motivo preciso. Per motivi più precisi (dolore) avevo abbandonato per strada altri due dischi, mai più ascoltati. Per questo, però, non ci fu un motivo preciso.

Sono passati quasi dodici anni da allora, e sto leggendo un libro ambientato in Islanda in cui il protagonista torna da un lungo autoesilio vissuto a Copenhagen. Mentre lo leggo sto ascoltando tutti i dischi di quella cantautrice islandese, e mi stanno aiutando tantissimo a "dipingere" mentalmente quei paesaggi là. Però, appunto, il protagonista torna dall'autoesilio a Copenhagen, dove ascoltai per l'ultima volta quel disco islandese.
E se iniziassi a riascoltarlo?

Non è un vaso di Pandora, non possono uscire brutti ricordi. Solo, uno dei "capisaldi" della narrazione musicale della mia vita è costituito da quei tre dischi, abbandonati in un punto e in un luogo preciso. Se lo ascoltassi, abbatterei quel monumento creato da me stesso.
Sarebbe un errore? Perderei un pezzo di me? O piuttosto lo ritroverei?

Accetto risposte via pm, via commento sul profilo, via quello che volete.
Anche se non legge nessuno, probabilmente.

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Predefinito l'angolo del calcio

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Ieri sera.
Eravamo a casa mia in campagna. Sopra il divano arancione su cui...insomma, sopra il divano arancione erano proiettate le immagini di Rai1. Dalle casse con tanto di subwoofer usciva l'audio di Rai1. Finale di Champions League.
Eravamo io, Ale ed un suo amico. Curiosi di vedere se quella di ieri sera potesse essere considerata la Storia, o soltanto una storia.

Abbiamo avuto tanta paura. Tantissima tensione. Abbiamo mangiato tantissimo pur di non restare con la bocca vuota, perchè con la bocca vuota sei costretto a parlare e a dire "la vedo brutta stasera".
E invece, sul primo gol di Milito abbiamo iniziato ad urlare come dei disperati. Ci siamo abbracciati, io e lui, con l'abbraccio più bello della nostra storia. Mi ha ricordato tantissimo quello che ricordo essere il nostro primo abbraccio calcistico: Inter-Vicenza 1-0, a casa mia, il 27 agosto del 1995 (ok che sono maniaco ma non ricordavo la data, sono andato a controllarla).
Siamo andati all'intervallo nervosissimi.
Al secondo gol siamo impazziti. Le nostre urla hanno sovrastato il volume altissimo della partita. Le nostre ombre hanno sovrastato le immagini proiettate. Mamma mia che emozione.

E poi la premiazione.
Io mi sono sentito come quando si vince un mondiale. Non so come sia vincere un mondiale, nel 1982 non c'ero e nel 2006 nè io nè Ale tifavamo Italia (ok, non lo faremo neanche quest'anno, ovviamente). Ma dev'essere così. Con una sensazione di onnipotenza incredibile. E una sensazione di essere nella Storia. Quando i nostri figli ci chiederanno "papà, ma tu c'eri quando c'era la Grande Inter?" io racconterò che sì, c'ero, c'ero nell'Inter della Tripletta (e ci sono ancora tre titoli...), c'ero nell'Inter dei finora cinque scudetti consecutivi, e io e lo zio Ale vedevamo le partite insieme.
E io e lo zio Ale quest'anno abbiamo visto insieme quasi tutta la Champions e la parte finale del campionato. Va benissimo così.
Mai come quest'anno.

Piccola considerazione di carattere sentimentale: avevo già scritto all'indomani della vittoria dello scudetto che i successi dell'Inter hanno coinciso con fasi della mia vita. Ma quest'anno siamo campioni d'Europa. Evidentemente quest'anno è l'anno del grande salto.
Anzi, del Grande Salto. Come la Grande Inter.
Coppa Italia a Battaglia Terme, Campionato a Catania, Champions League a San Giovanni La Punta.
Lo so, il calcio è un argomento infinitamente più "basso" di quelli che tratto di solito, qui o in generale. Ma c'è qualcosa di primordiale, oltretutto qualcosa che non sono mai riuscito a rievocare, visto che non ho (quasi) mai preso a calci un pallone.
Io quella partita ce l'ho davanti. Ce l'ho così tanto davanti che qualche anno fa, quando ho scritto il mio primo (e finora unico) romanzo, c'ho infilato dentro quella partita, facendo succedere nel frattempo cose incredibili, ispirato da un brano (letterario) di Max Pezzali.

Adesso sono passati dieci anni. Se all'inizio della stagione mi avessero detto "ti va bene vincere tutto quest'anno e poi non vincere più niente per dieci anni?" avrei risposto di sì. Se prima della partita mi avessero detto "avete vinto Coppa Italia e Scudetto e siete arrivati alla finale di Champions League: vi va bene vincerla e poi non vincere più niente per dieci anni?" avrei risposto di sì. Poi, in effetti, l'abbiamo vinta, e non abbiamo vinto (quasi) più niente per i dieci anni successivi.

In quella partita, comunque, c'erano condensate almeno due storie: la storia calcistica con Ale, che era arrivata quell'anno al culmine, vincendo tutto quello che si poteva vincere; e oltretutto quell'anno aveva disdetto l'abbonamento alle partite di campionato, quindi l'unica cosa che riuscimmo a vedere (a volte a casa sua, a volte da suo fratello, a volte in pizzeria) furono le partite di Champions League. La seconda storia era la mia storia, il vincere tre trofei in tre comuni diversi: la Coppa Italia nel paese in cui abitava la mia ragazza, e in cui avrebbe abitato per altri nove anni, prima di trasferirsi nella vicina Padova, con me; lo Scudetto nella città in cui avevo vissuto per ventitré anni e per cui avrei vissuto ancora per qualche mese, e oltretutto la partita dello scudetto la guardammo a casa dei genitori di Ale; e, infine, la Champions League nel paese in cui ci trasferivamo ogni estate (fino a quella) e in cui avevo passato gli ultimi sette capodanni, interminabili giornate e nottate con amici e non solo, e a cui avevo legato alcuni dei ricordi più belli della mia vita.
E aggiungo: più che paese, intendo proprio quel complesso di quattro case, quel numero civico, il 6A, che potrei davvero tatuarmi addosso, perché al 6A ci abitava Ale e ci abitavo io e c'ha abitato la nostra amicizia, e chissà, forse ci abita ancora, anche se adesso io sono distante più di mille chilometri e lui è costretto a vagare da una casa all'altra, senza pace e senza consolazione.

Una partita di calcio non è solo una partita di calcio. Quella, almeno, di sicuro non lo è stata.
La ricordo come la più bella della mia vita.
E come un cerchio che, inevitabilmente, stava iniziando a chiudersi su di me.
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Predefinito la storia sono io, nessuno si senta offeso

Parafraso il titolo del post che ho quotato ieri, che a sua volta citava la celebre canzone di De Gregori, per raccontare una cosa che è successa venerdì.
Venerdì io e Veronica siamo andati a cena dalla persona che stiamo vedendo più spesso, ultimamente. È una sua vecchia amica, con un rapporto che tanti anni fa era forse gerarchizzato ma che adesso è totalmente paritario. Lei è bellissima, e Veronica lo sa; è caratterialmente interessantissima, e Veronica sa anche questo. Insomma, è una donna fantastica, e Veronica è contentissima di averla ritrovata; io, nel mio piccolo, mi accontento di averla trovata e basta.
Insomma, venerdì sera eravamo davanti alla nostra cena siciliana (ottima, ma l'iris era al gusto sbagliato, e questo mi ha rovinato tutto) quando ho iniziato a raccontare un po' di me. Un pezzo della mia storia, quella relativa alle due sorelle che hanno caratterizzato la mia vita negli anni zero (una molto più dell'altra, ovviamente). E insomma, mentre raccontavo mi sono accorto che alla fine conoscere nuove persone (o quantomeno, legarsi a nuove persone) è piacevole perché si possono raccontare storie che qualcuno (Veronica, ad esempio) ha già sentito cento volte, ma che a me piace raccontare. Mi piace raccontare di me, proprio perché non c'è molto da raccontare, ma quel "non molto" mi piace raccontarlo in maniera epica, come al mio solito. Ed è stato buffo raccontare a una persona che sento parecchio vicina, ma che ovviamente non mi conosce benissimo, una storia che io do parecchio per scontata: un pezzo di me, insomma.

(post scritto ascoltando The Quickening di Jim White And Marisa Anderson)
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Vecchio 26-05-2020, 01.28.43
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Predefinito fine di un ciclo?

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Quando Ale m'ha consegnato il biglietto di auguri per la laurea, ieri, ho capito che era perchè stava per darmi il regalo. "Ale, ma perchè devi darmelo stasera? Mi laureo tra tre giorni!". E lui "c'è un motivo, devi averlo subito".

Allora ho capito. Ho creduto di aver capito. Nel biglietto ha accennato all'Inter come il nostro collante attuale, ha insistito per darmi il regalo prima della partita...vuoi vedere che m'ha regalato la maglietta dell'Inter, come speravo?

Però poi è arrivato con una busta gigantesca.
L'ho aperta, e dentro c'era...


Stacco. Metà ottobre. Dopo una brusca interruzione da me voluta, riprendeva una storia, con delle promesse decisamente diverse, molto meno affettive (per fortuna poi sovvertite), e con orari per forza di cose notturni. E, per coprire il suono della mia voce, mettevo a tutto volume un cd che avevo appena scaricato. Era la colonna sonora di Wipeout HD, ennesimo capitolo della saga di videogiochi a cui io ed Ale abbiamo giocato tantissimo, e la cui musica ho sempre adorato, ascoltandola anche al di fuori del gioco. Il problema è che era un po' di anni che ascoltavo solo le colonne sonore senza poter avere i giochi, visto che questi uscivano per piattaforme che non avevamo. L'ultimo a cui abbiamo potuto giocare è stato Wipeout Fusion, il gioco dei nostri eterni tornei.
Wipeout HD è uscito solo per Playstation 3.


Dicevo: l'ho aperta e dentro c'era...la Playstation 3!
E' pazzo. E' totalmente pazzo. Non sapevo cosa dire, io...io lo adoro. Li adoro, tutti e due. Non sono stato in grado di ringraziarli decentemente. Però hanno capito che ho decisamente apprezzato.
Poi abbiamo visto la partita, etc.etc.

Oggi, in una pausa-studio, sono uscito, sono andato al Katanè (ah, che ricordi...) e ho comprato Wipeout HD per Playstation 3. Ho scritto ad Ale che inevitabilmente ci giocheremo insieme. Poi sono andato a casa e l'ho provato. Ed è stato stranissimo conoscere già la colonna sonora già prima di giocarci, e canticchiarla mentre lo provavo e pensavo che Ale è veramente la persona per cui provo più affetto (di tipo amicoso). Pensavo a quelle telefonate notturne coperte dal rumore, al posto che occuperà questa Playstation 3, e...
...e sì, ci giocherò. Dopo la laurea, però. Dopodomani, cioè.
Oggi ho visto che toccava a questo post. Mi sono chiesto: "da che angolazione affronterò la questione dei dieci anni?". E mi sono risposto: "cosa mi sono chiesto prima della partita?".
In realtà prima della partita non mi sono chiesto niente. Però, dieci anni dopo, ho pensato: se prima della partita mi avessero detto "scegli, o la PS3 o la Champions League, cos'avrei scelto?".
Mi rispondo dieci anni dopo: per com'ero in ansia quella sera, certamente la Champions. Ora, non so. Quella PS3 è stata fondamentale per me. Lo è stata per mille motivi che trascendono Ale e che fanno sì che campeggi ancora sotto la mia tv, sopra il lettore dvd e accanto al sintoamplificatore 5.1. Ma il punto, in questo caso, è un altro.

Il punto è che in quel momento si stava chiudendo un ciclo per me. Un ciclo di vita, durato 24 anni trascorsi a Catania. Anzi, mille cicli in uno. Tra questi c'era stato, inevitabilmente, Wipeout, che aveva attraversato almeno gli ultimi dodici anni della mia vita: il primo con Ale nell'estate 1998 e da solo nell'autunno successivo, il secondo da solo nell'inverno e nella primavera successivi, il terzo con un mio compagno di classe dall'autunno 1999 all'estate 2002, Wipeout Fusion con Ale dall'autunno 2003 all'estate 2007, quando si ruppe la sua PS2, e nell'autunno 2008 sempre con Ale quando me la feci prestare da Martino. Poi Ale si mise con la sua futura moglie, giocammo un'ultima partita pochi giorni prima del suo matrimonio e addio, pensavo fosse finita.
Il regalo di Ale, invece, era doppio. Da una parte "ti regalo la PS3 così potrai continuare a giocare ai videogiochi anche a Padova" (detto fatto: io e Vero abbiamo giocato un sacco, e un po' ho fatto lo stesso anche con altri membri della sua famiglia, Bea inclusa) e dall'altra "e chissà, magari giocheremo a Wipeout insieme anche in futuro".

Risultato: sono passati 10 anni, la PS3 funziona ancora e ogni volta che torno a Catania io e Ale ci sfidiamo ad un eterno torneo che, a ben vedere, dura ormai da diciassette anni, sempre con la stessa colonna sonora (anche con Wipeout HD giochiamo utilizzando la colonna sonora di Wipeout Fusion).

Tutto molto commovente. E bello. E duraturo.
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Predefinito post in diretta

Stavo scrivendo un post e l'avevo quasi terminato, ma poi è successa una cosa che devo necessariamente riportare qui.
Stavo ascoltando il disco di Bollani, uscito qualche settimana fa, in cui suona dall'inizio alla fine, e a modo suo, Jesus Christ Superstar. Lo fa soltanto col pianoforte, ovviamente, ma nell'ultimo pezzo, Superstar, quello del celeberrimo tema, canta e fa cantare il finale alla sua figlia e alla sua compagna.
Fin qui, niente di strano. Ero lì che ascoltavo (e nel frattempo scrivevo) quando ho visto, di fronte a me, Veronica muovere la testa a ritmo. Le ho sorriso, ho continuato a fissarla, e lei sorrideva e muoveva la testa. Pensavo che il volume fosse troppo basso perché lei potesse sentire, ma invece, a quanto pare, sentiva.
Così le ho chiesto "come fai a sentire?".
Risposta sua (urlata) "EH?".
Poi si è tolta gli auricolari bluetooth che ha comprato oggi e allora ho capito tutto. Non muoveva la testa a ritmo per Bollani, per Jesus Christ Superstar. Lo stava facendo per qualcosa che stava ascoltando lei, a mia insaputa.
È durata un attimo, ma ci sono rimasto male. Anche se tutto era successo nella mia testa.

(post scritto ascoltando Piano Variations on Jesus Christ Superstar di Stefano Bollani)
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Vecchio 26-05-2020, 23.39.45
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Predefinito

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In rigoroso ordine cronologico:

Mi sono svegliato.
Ho ripetuto la discussione della tesi.
Mi sono alzato.
Mi sono lavato la faccia.
Mi sono vestito.
Ho preso la bicicletta.
Sono andato in facoltà.
Ho capito che la discussione sarebbe stata a mattinata inoltrata.
Ho accolto tutti i miliardi di parenti e amici che sono venuti per l'evento.
Ho dato il cellulare ad Ale col compito di informare chi di dovere su quello che succedeva.
E' arrivata C. M'aveva chiamato il giorno prima dicendomi che non le avevo fatto sapere niente, bla bla bla, e avrebbe voluto esserci.
Mi sono messo a chiacchierare tranquillamente con amici e parenti, praticamente ignorandola.
Martino m'ha chiesto "cosa le è successo?". Effettivamente visivamente è una donna finita da un paio d'anni, davvero.
E' arrivato il mio turno.
La mia relatrice ha presentato la mia tesi con entusiasmo, dicendomi di parlare di alcune cose che non rientravano assolutamente in quello che m'ero preparato in testa il giorno prima.
Sono stato proclamato dottore.
Ho iniziato a tremare come una foglia.
Mia mamma m'ha dato la corona d'alloro.
Mi sono fatto foto con amici e parenti.
I miei hanno invitato C. a pranzo. Li ho fulminati con lo sguardo. Lei era contentissima.
Ho salutato tutti e sono tornato alla mia bici.
Sono tornato a casa con la corona d'alloro in testa al posto del casco.
Prima di arrivare a casa ho fatto una telefonata.
A casa, ho fatto vedere delle foto a C., la quale m'ha fatto delle domande assurde.
Abbiamo pranzato.
Subito dopo pranzo sono andato a letto, salutandola. Lei è andata via poco dopo.
Mi sono svegliato prima di cena.
Sono andato a cena fuori con la mia famiglia.
Siamo tornati a casa presto.
Ho preso dal frigo la sangria e i dolci preparati per l'occasione e sono andato in campagna.
Sono arrivati tutti i miei amici per festeggiare.
Martino ha bevuto tantissimo.
Io ho bevuto molto di meno.
Siamo stati divinamente insieme.
Sono tornato a casa accompagnando Martino che m'ha fatto dei discorsi seri (sarà stato l'alcol?).
Mi sono addormentato da dottore.
Dieci anni fa mi sono laureato (per la prima volta).
È stata una bellissima mattina e poi una bellissima sera. Il pomeriggio un po' meno, forse. Ma è stata una cesura: è stata l'ultima volta che ho visto Carola.
Non l'avrei mai più rivista (almeno, non nei dieci anni successivi).

Ricordo tutto della mattina, zero ansia, solo tantissima voglia di stare con amici e parenti. Non ricordavo della cena coi miei, ricordo benissimo però il dopo cena, nella mia casa in campagna, tra piatti dell'Inter (avevamo appena vinto la Champions League!) e strimpellate improvvisate con gli SQUOT.
Ricordo anche il pranzo pieno di imbarazzi, per ovvi motivi.

È tutto finito. Coraggio Gabo, guardati indietro: è tutto finito.

"Sono uscito da sotto un treno" (cit. mia, settembre 2006, per altri motivi).
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Vecchio 26-05-2020, 23.58.08
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Predefinito viewing conversation: gabo86 and sconnesso

Chissà in base a quale criterio i bot che girano per il forum a caccia, forse, di pagine da indicizzare, ecco, chissà in base a quale criterio i bot scelgono le pagine da vedere.
Mi piace leggere l'elenco delle cose che guardano: molti profili utente, ma soprattutto molti thread, alcuni semidimenticati. A volte capita che un titolo mi incuriosisca e vada a leggerlo.

Poco fa, però, è successo qualcosa di più strano. Ho visto che un bot stava guardando il profilo del forumista "sconnesso". Niente di strano, ho pensato, sconnesso è un forumista come tanti altri. Così ho cliccato sul suo nickname e ho visualizzato il profilo. Ho visto che c'era un mio messaggio sulla sua bacheca, così ho cliccato su "view conversation".

Centotrentatré pagine di messaggi scritti tra inizio luglio e dicembre 2008, con un crollo di frequenza a partire da fine novembre. Centotrentatré pagine che abbiamo usato per comunicare più delle telefonate e più degli sms, in effetti nei rari momenti in cui non eravamo insieme. Quell'estate e ancora di più quell'autunno furono il picco assoluto della nostra amicizia, e sono raccontate lì più che altrove. O quantomeno: sono raccontate benissimo su Carta Azzurra, da entrambi, ma sono "vissute" lì, con i nostri messaggi per darci appuntamento in quell'estate che ricordo come una delle più belle della mia vita (certamente di gran lunga della precedente e della successiva, le peggiori in assoluto).

Potrei raccontare mille cose su quelle centotrentatré pagine, ma il motivo del post è un altro: dopo aver letto per qualche minuto la "conversation" tra noi due, cioè i messaggi, sono tornato a vedere cosa stavano guardando i bot. Ebbene, più di uno stava guardando la nostra conversazione.
Ehi, tu, bot che non sai neanche chi siamo noi: hai letto un pezzo di storia. Hai letto un pezzo di vita.
La nostra.

(post scritto ascoltando Mentale Strumentale dei Subsonica)
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Vecchio 29-05-2020, 00.33.32
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Predefinito il disco della vita, ma da quando?

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Un anno fa mi arrivava a casa la limited edition di Journal For Plague Lovers, l'ultimo album dei Manic Street Preachers. Avevo deciso di prendere l'edizione speciale anche se sapevo che sarebbe arrivata a casa mia due settimane dopo l'uscita. Ma ne è valsa la pena.

Secondo me è il loro miglior album. Tredici canzoni fantastiche, tutte brevissime, tutte senza fronzoli nè sovraincisioni, ma no per questo esageratamente sporchi. Suonate divinamente, cantate ancora più divinamente, con testi fantastici e strumentazioni eccellenti. Probabilmente è l'album rock perfetto, per me. Ha vinto il premio "disco dell'anno secondo Gabo 2009", ed è uno dei dischi più belli che io abbia mai ascoltato. Basti sapere questo: ci sono SEI pezzi (ripeto, sei) capolavoro. Raramente un album ha sei pezzi capolavoro. Nessun loro album ha mai avuto sei pezzi capolavoro. Magari quattro, magari cinque, ma sei mai. Questo ne ha sei.

E ricordo ancora, qualche giorno prima dell'uscita, quando presentarono al pubblico la prima canzone. Erano ospiti di Jools Holland (ecco, quanto pagherei per avere una trasmissione come la sua in Italia) e loro tre (voce e chitarra, basso, batteria, senza nessun altro turnista) presentarono Peeled Apples.
Che è sicuramente una delle canzoni migliori del disco.
Non mi aspettavo questo post. Cioè, non mi aspettavo di non aver ancora deciso.
Deciso che Journal For Plague Lovers fosse il mio disco preferito.
Ho scritto che è il miglior album dei Manic Street Preachers, che a loro volta sono la mia band preferita. Ho scritto che ha vinto il Premio disco dell'anno del 2009 (contro almeno altri due dischi di altissimo livello) e che è uno dei miei dischi preferiti in assoluto. Ma non avevo ancora deciso fosse il mio disco preferito in assoluto, e basta.
Eppure è come se l'avessi sempre saputo. Come se dal primo istante, o facciamo dal primo anno, questo disco avesse occupato il posto che gli spettava. E invece no, chissà quando l'ho stabilito.

Comunque, lo era allora, lo è ancora, e forse lo sarà per sempre. Punto.
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Vecchio 29-05-2020, 02.06.54
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Predefinito undici anni, cinque mesi e tre giorni dopo

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Vecchio 29-05-2020, 16.40.51
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Predefinito laura's last words

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Erano le messaggerie musicali.
Ero convinto che l'ultimo contatto tra me e Laura risalisse alla stazione della metropolitana in cui ci demmo l'ultimo abbraccio prima di salire nella sua cinquecento (lei) e prendere la metropolitana per la stazione Cadorna, dove avrei preso il treno per Como (io).
E invece, a quanto leggo da questo post, deve avermi scritto un pm che terminava con queste parole, visto che nel post in cui raccontavo il nostro pomeriggio non ricordavo il nome del negozio di dischi in cui avevamo passato almeno un'ora.
Quindi l'ultimo contatto, telematico, è questo.
Queste quattro parole.
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Vecchio 30-05-2020, 21.28.33
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Predefinito le storie che ci raccontiamo

Ieri è uscito il nuovo album dei Perturbazione, ma non c'entra niente con quello che sto per scrivere. Il precedente album si chiamava "Le storie che ci raccontiamo", che è un titolo che ho utilizzato spesso, anche nei miei post, anche di recente.
Adesso, però, ha acquisito anche un nuovo significato. Se con "storie" intendiamo "cose inventate", allora "le storie che ci raccontiamo" sono le costruzioni narrative che creiamo per qualche motivo, con lo scopo di crederci. Una sorta di autoconvincimento. È quello che è successo, e che sono riuscito a smascherare.

Insomma, la storia di Polydistortion dei GusGus è nota: un album ascoltato più volte nel mese di dicembre 2008 e poi mai più ascoltato dopo il ritorno da Copenhagen. Decisi di "lasciarlo lì" perché era stato un po' il simbolo del viaggio in quella città, che non era la città più vicina all'Islanda in cui ero stato (quella era Dublino) ma quella culturalmente più affine, visto che l'Islanda era stata una colonia danese fino al 1944. I GusGus erano (e sono) Islandesi, ancora non ero fan dei Cardigans, svedesi di Malmo (quindi di fronte a Copenhagen), e quindi era il disco perfetto.
Non l'ho più ascoltato per undici anni, cinque mesi e tre giorni. Poi, complice un libro islandese (che raccontava di un viaggio di ritorno da Copenhagen), ho deciso di farlo, dopo un sondaggio con un voto favorevole e nessuno contrario. L'ho fatto e mi sono preparato ad essere trasportato...dove? Quando?
Da nessuna parte.

L'ho ascoltato mentre completavo uno dei romanzi che mi abbia scavato più dentro della mia vita (non per forza uno dei miei preferiti). L'ho ascoltato e...non mi ha ricordato niente. Non solo non mi ha ricordato niente a livello di sensazioni, ma non mi ricordavo proprio del disco. L'ho ascoltato come se fosse un disco nuovo, come se lo stessi ascoltando per la prima volta, quando invece l'ho ascoltato 28 volte quasi undici anni e mezzo fa. Ma, appunto, non mi sono ricordato di niente, tranne di Believe (bellissima canzone, devo dire) e di Is Jesus Your Pal, cantata da Emiliana Torrini, che poi fu il motivo per cui ascoltai questo disco. Ma il resto, per quanto mi sia piaciuto, non mi ha ricordato niente, e non mi ha ricordato neanche se stesso.

A questo punto mi sorge il dubbio: e se la stessa cosa valesse anche per gli altri due dischi "congelati"? Avevano un valore ben diverso, ma mi sa che mi toccherà verificare, prima o poi.
Intanto, però, si apre la fase GusGus.

(post scritto ascoltando Cover Two di Joan As Police Woman)
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Predefinito in pianura

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Da 37°31'42.31''N 15°04'34.91''E a 37°47'09.31''N 15°14'05.56'' e ritorno, in bici. 80 km in tutto.
Ho dovuto controllare le coordinate per vedere di che giro si trattasse. Questo l'ho fatto solo due volte (quella raccontata nel post e un'altra circa cinque anni prima) per il semplice motivo che è un giro totalmente in pianura, tutto sul mare, bello da vedere ma con poche soddisfazioni (e con parecchia fatica alla fine). Ho davanti a me entrambe le volte in cui l'ho fatto, ricordo le soste, i pensieri e persino la musica che ascoltavo (soprattutto la prima volta, quella del 2005). Non so se lo rifarò ancora: torno a Catania sempre meno, ovviamente, e preferisco usare il poco tempo ciclistico per la mia amata Etna.

Quindi, niente più Marina di Cottone, mi sa.
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Predefinito Mariello!

Ieri sera, dopo cena, ho telefonato a Martino: tra una settimana è prevista la "scadenza" della gravidanza e volevo sapere come stesse sua moglie ("bene, ma tu immagina andare in giro con un sacco di dieci chili innestato sulla pancia"), come lui stesse vivendo l'imminente paternità ("oggi ho sterilizzato i ciucci e mi sono commosso, e ho pensato che cavolo, finalmente ce l'abbiamo fatta...che poi ti ricordi che io volevo già da un po', però insomma, solo l'estate scorsa ci siamo messi"), come andassero il suo lavoro ("bene, ho ripreso a tempo pieno anche se per forza di cose tra qualche giorno dovrò lavorare decisamente meno") e la ristrutturazione del locale che hanno comprato per ingrandirsi ("bene, i lavori partono il 22 giugno"). Mi ha chiesto molto sinteticamente di me ("bene", gli ho risposto) e poi mi ha parlato per almeno mezzora della sua nuova passione musicale, cioè il contrabbasso che ha trovato nello scantinato dell'edificio che ha comprato per farci il suo nuovo studio e che adesso è diventato il suo strumento di riferimento. Me ne ha parlato con la stessa ossessività con cui mi ha parlato del basso quando ha iniziato a studiarlo (quando siamo diventati amici, praticamente), raccontandomi di posizioni, di scale, di variazioni, eccetera. Mi ha detto che con il contrabbasso ha affinato tantissimo l'orecchio, e così per prenderlo in giro gli ho ricordato di quando, "circa sedici anni fa, mi telefonavi dicendomi che il maestro ti aveva assegnato il compito per casa di trovare la linea di basso di alcune canzoni, ma tu non avevi orecchio e allora venivo da te e ti davo una mano, io al pianoforte e tu al basso, e abbiamo tirato giù la linea di Salirò di Silvestri e di Think di Aretha Franklin, più forse altre che non ricordo". Mentre gli dicevo questo, tornando con la mente a sedici anni fa, ho pensato che io e lui saremmo i soggetti perfetti per un romanzo sull'amicizia al maschile. Probabilmente lo saremmo più di me e Ale, perché io e Ale siamo due amici "veri", che nonostante i periodi di incostanza alla fine ci sono sempre stati (e si sono ritrovati negli ultimi tre anni); io e Martino, invece, siamo due amici decisamente diversi. Siamo stati legatissimi i primi anni di amicizia, tant'è che forse all'epoca era il mio migliore amico (non lo so, mi piaceva definire chi fosse "la mia migliore amica" ma non la sua controparte maschile); poi ci siamo un po' allontanati pur restando insieme in comitiva, nel senso che lui ha avuto alcuni rapporti sentimentali che lo hanno allontanato dalla "visceralità" del nostro rapporto e io invece ho trovato il forum, che alla fine ha fatto lo stesso. E poi ci siamo persi e ritrovati mille volte, pur non perdendoci mai del tutto e comunque neanche ritrovandoci mai del tutto, se non per intervalli molto brevi (un paio d'ore al massimo). E poi è un rapporto pieno di musica, suonata e ascoltata. Non il rapporto più "forte" o "importante" della mia vita, ma certamente uno dei più interessanti dal punto di vista narrativo (una dozzina di anni fa scrissi qui su Carta Azzurra tre lunghissimi post in cui raccontavo la nostra amicizia, ed eravamo amici da "appena" cinque anni).
Comunque, ieri ho pensato alla nostra disparità, al fatto che alla fine lo cerchi sempre io, un po' perché lui ha mille impegni diversi mentre io no (uno solo, il lavoro, il resto è tutto molto flessibile), un po' perché io ci tengo di più, probabilmente. Ed è il motivo per cui forse tutti gli altri SQUOT lo hanno lasciato perdere, e lui ha lasciato perdere loro, e adesso gli SQUOT sono orfani di quello che non esito a definire "il mio membro preferito", o comunque l'unico con cui ho vissuto qualcosa di viscerale. Voglio bene a tanti, con Pippi ci siamo ritrovati per anni ad ascoltare musica anche solo io e lui, ma quello che c'è stato con Martino trascende il resto.

In ogni caso, ho chiuso il telefono e sono tornato sul divano, dove c'era Veronica che, in una pausa della sua lettura, si è messa a battibeccare via messaggi (giusto un paio) con Denise, che teoricamente dovrebbe essere la sua migliore amica, ma in realtà lo è stata e basta, perché adesso al di là delle classifiche mi sembra che ci sia un'amica "migliore" di lei. E in ogni caso il suo battibeccare era chiaramente lo strascico di un rapporto ugualmente squilibrato (ugualmente a quello di me e Martino), con la differenza che io l'equilibrio nello squilibrio alla fine l'ho trovato, lei invece ci prova e ce l'ha quasi fatta ma non c'è riuscita del tutto. Non è una colpa, è solo una constatazione. Probabilmente non ci riesce perché è più "viscerale" di me, chissà.

E poi ho ripreso il telefono in mano e ho visto che nel gruppo Whatsapp degli SQUOT era stato mandato un video, lungo parecchi minuti, girato (chissà da chi) la sera del ventesimo compleanno di Loris, quindi quattordici anni fa. Noi ragazzi c'eravamo quasi tutti, mentre le ragazze sono diventate tutte "ex" tranne Federica, che poi ha sposato Peppe e c'ha fatto anche tre bambini, incredibile per un amore nato letteralmente sui banchi del liceo. Insomma, molte ragazze erano diventate ex, molti capelli (soprattutto i miei) erano caduti, molte barbe al contrario erano cresciute, e poi c'era Elio. Elio che era mio compagno di classe al liceo, che mi ha fatto conoscere tutti gli altri, che è stato uno dei padri fondatori del gruppo per poi sparire nel nulla, e senza grandi motivazioni (solo una litigata a causa di una partita di calcio da organizzare) nell'estate successiva a quel video. E insomma, nel video (girato in Piazza Università, a Catania, mentre arrivavamo tutti per l'appuntamento del compleanno) si vede Elio che arriva e Martino che urla "Mariello!" (che è il nome con cui prendevamo in giro Elio), e io che aggiungo "e si gira!", e giù risate. Ecco, ieri sera il video è arrivato, l'abbiamo visto tutti , e Peppe ha commentato "all'inizio si sente anche Martino che quando arriva Elio grida "Mariello!". Mi ha fatto impressione. Peppe ha parlato di Martino che grida "Mariello" quando Martino, per tutti tranne che per me, è diventato il nuovo Mariello, nel suo essere praticamente sparito.

Io ci sono, ma perché io sono quello viscerale.

(post scritto ascoltando The Quickening di Jim White And Marisa Anderson)
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