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  #1  
Vecchio 24-10-2006, 16.09.29
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Predefinito "Un pianeta non basta"

Allarme del Wwf: "Un pianeta non basta
Entro il 2050 risorse insufficienti"
"Bisogna cambiare, se non lo faremo conseguenze certe e terribili"

ROMA - Gli ecosistemi naturali si stanno degradando a un ritmo impressionate, senza precedenti nella storia della specie umana e la conseguenza più immediata è la perdita di biodiversità. Le conseguenze di questi processi sono catastrofiche già nel medio periodo: entro il 2050 le risorse della Terra non saranno più sufficienti, se continueremo a sfruttarle a questi ritmi. Sono le conclusioni del "Living Planet Report 2006", l'ultimo rapporto del WWF, giunto alla sua sesta edizione, presentato oggi a livello mondiale proprio da uno dei paesi a più rapido sviluppo, la Cina. "Fare dei cambiamenti che migliorino i nostri standard di vita e riducano il nostro impatto sulla natura non sarà facile - ha detto il direttore generale di Wwf International, James Leape - ma se non agiamo subito le conseguenze sono certe e terribili".

L'uomo distruttore. Secondo il rapporto, che è stato redatto dopo due anni di studi, la perdita di biodiversità già segnalata nelle precedenti edizioni è sempre più marcata e il consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali ha raggiunto livelli intollerabili per il pianeta. Il rapporto dimostra che in 33 anni (dal 1970 al 2003) le popolazioni di vertebrati hanno subito un 'tracollo' di almeno 1/3 e nello stesso tempo l'impronta ecologica dell'uomo - cioè quanto 'pesa' la domanda di risorse naturali da parte delle attività umane - è aumentata tanto che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato.

Il ruolo dell'Italia. Il consumo incontrollato riguarda tutti i paesi e l'Italia, sebbene dietro al resto dell'Europa, è al 29esimo posto nella classifica mondiale delle nazioni scialacquatrici. E' evidente, secondo il Wwf, che anche l'Italia deve cambiare rotta al più presto e imboccare la strada della sostenibilità del proprio sviluppo, integrando le politiche economiche con quelle ambientali.

Correre ai ripari. "Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell'impronta ecologica sono per difetto - ha spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di 'metabolizzare' i nostri scarti. E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili".

Per questo, secondo Bologna, "è tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Il nostro futuro dipenderà da come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostre abitazioni e da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità".

I dati. Il rapporto del Wwf ha analizzato in tutto 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine. Negli oltre trent'anni presi in considerazione le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%. Il secondo indice, l'Impronta Ecologica, misura la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell'umanità. Il "peso" dell'impatto umano sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. Questo rapporto mostra che la nostra impronta ha già superato nel 2003 del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi utilizzati per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente era del 21%.

In particolare, l'impronta relativa alla CO2, derivante dall'uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell'intera impronta globale: il nostro "contributo" di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4,2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3,1 ettaro globale pro capite.
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  #2  
Vecchio 24-10-2006, 16.19.31
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Io temo che queste conseguenze estreme e non prevediili possano manifestarsi anche a breve termine...ciao BIKO
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  #3  
Vecchio 24-10-2006, 16.41.03
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  #4  
Vecchio 24-10-2006, 16.53.29
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in passato si è spesso discusso di questi argomenti,anche qui dentro.....
è sempre emerso che spesso sembra che ci sia una certa tendenza al dramma,alla catastrofe imminente.....
L'altro giorno sentivo alla radio che addirittura il buco dello Ozono si stia rimpicciolendo,,,,,,,,,,
mah.......
io penso che ci stiamo abituando ad usare il triplo di quello che ci occorre e quando ci dicono di evitarlo ci sentiamo defraudati del nostro benessere,"oddio adesso non psso permettermi la bella vita di prima..........."
A volte cerco di osservare l'acqua che giornalmente solo io butto nel nulla........
è veramente molta.



Ciao Bellissima...............
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  #5  
Vecchio 24-10-2006, 17.03.48
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verissimo quello che dici...si spreca tantissimo...pensare che noi per il water usiamo acqua potabile!!!pazzesco non pensate?
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  #6  
Vecchio 24-10-2006, 17.10.14
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Allarme del Wwf: "Un pianeta non basta
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"Bisogna cambiare, se non lo faremo conseguenze certe e terribili"

entro il 2050 le risorse della Terra non saranno più sufficienti, se continueremo a sfruttarle a questi ritmi

"è tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Il nostro futuro dipenderà da come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostre abitazioni e da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità".
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io penso che ci stiamo abituando ad usare il triplo di quello che ci occorre e quando ci dicono di evitarlo ci sentiamo defraudati del nostro benessere,"oddio adesso non psso permettermi la bella vita di prima..........."
A volte cerco di osservare l'acqua che giornalmente solo io butto nel nulla........è veramente molta.
proprio ieri sera sono andata a sentire una conferenza di Serge LATOUCHE, un professore della Sorbonne che è tra i sostenitori più convinti dell''idea di DECRESCITA.
io sono anni che rifletto su queste cose, e cerco di farle entrare nel mio stile di vita.
penso sia assolutamente necessario cambiare rotta. sia a livello di scelte individuali, sia a livello di politiche internazionali.
non è solo una questione ambientale. serve cambiare il modello economico che punta alla crescita ad ogni costo, ridimensionare il valore dell'economia dei consumi, e contrapporsi al sistema che ti dice "CONSUMA ALTRIMENTI L'ECONOMIA NON VA AVANTI".

perchè solo se impariamo a mettere al centro del nostro modello edi sviluppo l'uomo, e non il consumatore, possiamo trovare soluzioni alternative.
già ne esistono, ma altre devono ancora esseer inventate.
le scelte individuali sono tante: dall'usare di meno l'auto, al fare la spesa facendo attenzione agli imballi di quel che si compra, dal preferire le cose prodotte localmente (e che quindi non hanno un costo ambientae di trasporto elevatissimo), dal riappropriarsi del proprio tempo e ritrovare in altre cose e non nel possedere e nel consumare il gusto della vita...
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CANTO L'ALTISSIMO IMMENSO AMORE PERCHÈ L'AMORE È UNA COSA ECCEZIONALE SENZA L'AMORE NON C'È NIENTE DA FARE AUGURO A TUTTI DI POTERLO PROVARE
PERCHÈ L'AMORE TI TRASFORMA IN CIÒ CHE SEI PERCHÈ L'AMORE TRACCIA DEI PERCORSI SUOI IRRICONOSCIBILI E MISTERIOSI PERCHÈ È L'AMORE CHE CI RENDE RADIOSI
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Ultima modifica di ciaira79 : 24-10-2006 alle ore 17.11.37 Motivo: aggiunti i link a latouche e decrescita
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  #7  
Vecchio 25-10-2006, 01.36.28
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perchè non si riuniscono e bloccano certe multinazionali?

perchè non fanno una legge a livello mondiale contro lo smog introducendo nel mercato macchine ad idrogeno? perchè non fermano lo disboscamento della foresta dell'amazzonia? perchè non pensando al buco dell'ozono? perchè non fanno leggi sulla giusta igiene negli allevamenti (caso mucca pazza?)

no, siamo troppo occupati a comprare ronaldigno per 150 milioni di euro, a guardare il wrestilng, ad alzare l'iva, a fare la pedicure ai cani, a lucidare le marmitte delle macchine...

e del nostro futuro, non ce ne prendiamo cura.

tanto ci saranno sempre i centri commerciali.
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Vecchio 25-10-2006, 09.06.15
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perchè non si riuniscono e bloccano certe multinazionali?
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no, siamo troppo occupati a comprare ronaldigno per 150 milioni di euro, a guardare il wrestilng, ad alzare l'iva, a fare la pedicure ai cani, a lucidare le marmitte delle macchine...

e del nostro futuro, non ce ne prendiamo cura.

tanto ci saranno sempre i centri commerciali.
sono d'accordo,
se invece che dire FANNO dici FACCIAMO...
perchè non ci riuniamo e blocchiamo certe multinazionali?
perchè non facciamo una legge a livello mondiale contro lo smog introducendo nel mercato macchine ad idrogeno? perchè non fermiamo lo disboscamento della foresta dell'amazzonia? perchè non pensiamo al buco dell'ozono? perchè non facciamo leggi sulla giusta igiene negli allevamenti (caso mucca pazza?)

...perchè solo se ognuno inizia a cambiare se stesso, possiamo davvero cambiare il mondo...
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  #9  
Vecchio 25-10-2006, 12.22.33
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potremmo riportare qui dei consigli da seguire......
Esistono dei filtri che tramite l'ossigeno riducono il flusso di acqua che esce dai rubinetti senza perdere pressione ma sprecando la metà dell'acqua.
Li trovi anche alla coop ma penso che anche dai ferramenta non vi siano problemi...
oppure tirare l'acqua in modo differenziato. L'acqua del water è responsabile del 30% dei consumi domestici. Una cassetta dotata di un sistema a quantità differenziata di scarico permette di risparmiare da 20.000 a 26.000 litri d'acqua per famiglia ogni anno. Altrimenti si può diminuire la quantità di acqua caricata tarando il galleggiante.Per risparmiare 7.500 litri all'anno a famiglia è sufficiente lavare denti e fare la barba o lo shampoo senza tenere il rubinetto aperto per tutta la durata delle operazioni di pulizia.
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  #10  
Vecchio 25-10-2006, 12.23.12
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anche al supermercato.....
io mi sono sempre chiesto se tutta quella quantità di merce vada a finire nelle case della gente.........
ogni ora del giorno montagne di carne,verdura e frutta............
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  #11  
Vecchio 25-10-2006, 14.00.42
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Leggevo giorni fà un articolo sul vecchio progetto Fiat Totem per creare una casa completamente indipendente per acqua/luce e gas......era ed è possibile e semplice, basterebbe un pò di buona volontà.

Io ho iniziato con il riscaldamento......prossima tappa sarà i pannelli a energia solare......invece per l'acqua per ora ho messo i classici rubinetti che quando metti la mano sotto entrano in funzione, altrimenti le bimbe me ne consumavano in modo vergognoso.
vorrei fare di più-
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  #12  
Vecchio 26-10-2006, 01.29.52
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...perchè solo se ognuno inizia a cambiare se stesso, possiamo davvero cambiare il mondo...

ti sembro la persona che può fare leggi antismog? che può fermare il disboscamento in amazzonia? non sono un legislatore, posso educare la mia gente al senso civile... la miua famiglia, i miei fratelli, i miei amici, i miei futuri figli...
ma poi coloro che fanno le leggi ed anzi fanno di tutto per non fare niente, sono sempre i soliti 4 politici stronzi, che, cambiando bandiera o partito, alla fine son sempre loro.
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Vecchio 26-10-2006, 07.42.32
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A Palazzetti per molti anni è stata assegnata la responsabilità dei sistemi termotecnici del Centro Ricerche Fiat, dove ha avuto risorse economiche, capi e collaboratori di grande qualità, ma l'invenzione della micro-cogenerazione l'aveva fatta trent'anni fa eppure non solo non è mai stata utilizzata (dato reale), ma è stata tenuta accuratamente nascosta come accadeva coi figli della colpa (dato fortemente sospetto).

«Nella primavera del 1973 - risponde Palazzetti a queste mie considerazioni - qualche mese prima che scoppiasse la prima crisi energetica in seguito alla guerra del Kippur, il gruppo di lavoro che coordinavo realizzò il primo micro-cogeneratore, che battezzammo Totem: Total energy module. La nostra iniziativa si collocava nel clima culturale suscitato dalla pubblicazione del rapporto del Club di Roma sui limiti dello sviluppo. In quel periodo in Fiat si confrontavano due linee strategiche sui problemi energetici. C'era chi puntava sulla tecnologia nucleare e chi sulle fonti alternative. Noi eravamo al di fuori di entrambe le logiche perché ritenevamo che fosse più importante, sia per l'ambiente, sia per lo sviluppo tecnologico e industriale, porre l'attenzione non sulle fonti, ma sull'efficienza energetica. Partivamo dal presupposto che dovunque si accenda un fuoco, una civiltà tecnologicamente evoluta non può limitarsi a utilizzarne il calore, poiché prima se ne può sfruttare la capacità di sviluppare una potenza motrice e dopo, quando la sua temperatura si è abbassata e non è più in grado di svolgere un lavoro, si può utilizzare per usi termici il calore residuo. La co-generazione è quindi la generazione contemporanea di energia meccanica, che viene trasformata in energia elettrica mediante un alternatore, e di energia termica da un unico processo di combustione».

«Il Totem - continua Palazzetti - utilizzava un motore da 903 centimetri cubi alimentato a gas naturale, o a biogas, per far girare un alternatore che sviluppava una potenza elettrica di 15 kW. Quanto basta al fabbisogno medio di una ventina di appartamenti. Contemporaneamente, recuperando il calore dei gas di scarico e quello sviluppato dal motore, erogava 33.500 chilocalorie all'ora, sufficienti a riscaldare tre piccoli alloggi. Utilizzando 105 unità di energia primaria questo piccolo cogeneratore forniva 100 unità di energia derivata: 28 di elettricità e 72 di calore. Per ottenere gli stessi risultati a una centrale elettrica ne occorrevano 84 e a una caldaia a gas 100: in totale 184. Quasi un raddoppio dell'efficienza. O, se preferisci, un dimezzamento dei consumi di fonti fossili (e delle emissioni di CO2) a parità di servizi all'utenza. Il Totem è stato prodotto dalla Fiat in quantità insignificanti fino al 1980. Poi è stato ceduto a un'altra azienda e dopo altri passaggi di mano è tuttora in produzione, ma non è mai diventato l'alternativa di massa alle caldaie negli impianti di riscaldamento domestici. In pratica si può dire che non è mai esistito come prodotto industriale».

La scorsa estate ho fatto un corso di aggiornamento all'Energie und Umweltzentrum (Centro per l'energia e l'ambiente) di Springe, un ecovillaggio vicino ad Hannover, fondato alla fine degli anni Settanta. Lì, tra le tante cose che ho imparato, ho saputo che il Totem è stato il primo micro-cogeneratore ad essere stato progettato e prodotto. Un primato che, mettiamola in termini economici e non ecologici, avrebbe potuto consentire all'azienda che lo produceva di acquisire una posizione leader non solo sul mercato italiano, ma europeo. Oggi in Germania, in tutte le strutture che ho visitato durante il corso di aggiornamento, la riduzione al minimo delle emissioni di CO2 viene perseguita adottando un mix di tecnologie di efficienza energetica e fonti alternative variabile a seconda delle caratteristiche climatiche del luogo. L'unico elemento costante, che ho trovato dappertutto, è l'inserimento di un co-generatore nel mix. Ne ho visti da 6 kW elettrici (meno della metà del Totem) in piccoli gruppi di abitazioni private (ma ce ne sono anche da 3 kW, alimentati da motori a due tempi), ne ho visto uno da 100 kW in una fabbrica di pannelli solari termici a zero emissioni di CO2, ne ho visti due azionati da motori marini alimentati dal biogas sviluppato dalla fermentazione dei rifiuti organici nella discarica di Hannover. La cogenerazione è quindi una tecnologia molto versatile, che si presta ad essere applicata in situazioni e con taglie molto diverse. In Italia, prima dell'attuale riscoperta tardiva della micro-cogenerazione diffusa (per ora proclamata a parole, staremo a vedere se seguiranno i fatti) sono stati realizzati solo pochi grandi impianti abbinati a centrali termoelettriche, tant'è che nella vulgata comune di «chi se ne intende» la cogenerazione è diventata sinonimo di teleriscaldamento.

«La differenza tra il teleriscaldamento e la micro-cogenerazione diffusa non è nella grandezza dell'impianto - spiega Palazzetti - ma è qualitativa. Nelle centrali termoelettriche si produce calore ad alta temperatura per far girare le turbine collegate agli alternatori che producono energia elettrica. Per riutilizzare l'energia termica degradata che si recupera come sottoprodotto, occorre trasportarla a distanza costruendo un'apposita rete di tubi sotterranei che hanno costi d'investimento molto alti, mentre la riutilizzazione del calore avviene solo nei mesi invernali. Negli altri mesi si continua a sprecarlo, per cui il vantaggio ambientale è limitato. Invece la micro-cogenerazione diffusa sostituisce gli impianti di riscaldamento e il `sottoprodotto' è l'energia elettrica, che si può utilizzare direttamente e/o riversare in rete senza costi d'investimento perché la rete elettrica già esiste. Quindi non ci sono mai sprechi».

In effetti, in Germania gli impianti di micro-cogenerazione sono collegati alla rete così che possono riversavi i loro chilowattora nelle fasce orarie in cui la domanda totale di energia elettrica è più alta. La cessione in quelle ore è incentivata da prezzi convenienti perché in questo modo si riduce la necessità di costruire nuove centrali. Nelle altre ore gli autoproduttori consumano in proprio i chilowattora che producono, oppure spengono l'impianto. Tra i guadagni derivanti dalla vendita e i risparmi sull'acquisto di energia elettrica, i micro-cogeneratori ripagano i loro costi d'investimento in tempi accettati dal mercato, senza sovvenzioni. E, a parità di costi, contribuiscono a ridurre le emissioni di CO2 ben più delle fonti alternative. Al contrario, in Italia lo sviluppo della micro-cogenerazione diffusa è stato bloccato dagli ostacoli frapposti dall'Enel all'allacciamento alla rete, in particolare dalla predisposizione di contratti di cessione non remunerativi. L'importanza dell'inversione di rotta annunciata a Montecatini è evidenziata dalle dimensioni del programma: da 10 a 12 mila MW di potenza. L'equivalente di 15 nuove centrali da 800 MW, il 20 per cento dell'attuale potenza installata in Italia, ottenuto usando meglio il combustibile che già oggi si brucia nelle caldaie degli impianti di riscaldamento. Senza incrementare le emissioni di CO2 e senza cementificare altro territorio naturale. Ma se stanno facendo sul serio, perché vincolare l'inizio del programma con la predisposizione di una normativa che consenta di non allacciare gli impianti di co-generazione diffusa alla rete? Perché limitare la taglia minima a 350 kW, quando si può scendere a potenze molto inferiori, che possono penetrare in tutte le pieghe del sistema, fino al riscaldamento domestico?

Per Palazzetti l'importanza strategica di questa inversione di tendenza, se si realizzerà, è tale da far passare in secondo piano i limiti, che tuttavia non sottovaluta. «Dai resoconti giornalistici non si capisce bene se il distacco dalla rete sarà una possibilità o una condizione vincolante. Nel primo caso si tratterebbe di un elemento di flessibilità in più. Nel secondo di una limitazione che potrebbe disincentivare gli investimenti nella micro-cogenerazione e, quindi, ostacolare la realizzazione del programma. Molto più grave mi sembra la chiusura nei confronti di impianti inferiori ai 350 kW. Ciò significa che il target cui si rivolge il ministero dell'ambiente è costituito dalla grande distribuzione e dalla media industria, escludendo le abitazioni, che non solo rappresentano una fascia rilevante dei consumi energetici, ma con la diffusione a macchia d'olio dei condizionatori stanno fornendo quegli incrementi alla domanda di energia elettrica nei mesi estivi che hanno causato il recente black out e rischiano di causarne altri. In questo settore possono invece trovare l'applicazione più interessante i recenti sviluppi tecnologici della cogenerazione in trigenerazione, cioè in impianti che nei mesi estivi possono sostituire la produzione di energia termica con l'azionamento del compressore di un condizionatore, in modo da rinfrescare gli ambienti senza accrescere la domanda di energia elettrica».

Per produrre cogeneratori e trigeneratori occorrono la stessa tecnologia, gli stessi impianti e le stesse professionalità che occorro per produrre le automobili. Invece di far finta di credere che la nostra industria automobilistica possa tornare agli antichi splendori aumentando la flessibilità e riducendo l'occupazione, non sarebbe meglio riconvertirla in parte nella produzione di queste nuove macchine? A partire dalle taglie più piccole per favorirne una diffusione di massa? Win win dice il ministro. Se dalle parole si passerà ai fatti, sulle orme di Dumas si potrà aggiungere: Trent'anni dopo.
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  #14  
Vecchio 26-10-2006, 09.07.39
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ti sembro la persona che può fare leggi antismog? che può fermare il disboscamento in amazzonia?
guarda che non era un'accusa!

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non sono un legislatore, posso educare la mia gente al senso civile... la miua famiglia, i miei fratelli, i miei amici, i miei futuri figli...
ma poi coloro che fanno le leggi ed anzi fanno di tutto per non fare niente, sono sempre i soliti 4 politici stronzi, che, cambiando bandiera o partito, alla fine son sempre loro.
e ti pare poco educare al senso civile?
se fossimo tutti educati al senso civile, saremmo in grado anche di farci rappresentare da una classe politica adeguata...

perchè non fanno leggi contro il disboscamento in amazzonia? è semplice: perchè magari vorrebbe dire pagare molto di più le materie prime tipo carta, legno, e anche gli hamburger di mcdonald...
e visto che la gran parte degli italiani è d'accordo a migliorare le cose solo finchè non gli toccano il portafoglio, se facessero una proposta del genere ci sarebbe la rivoluzione...

Latouche proponeva un semplice metodo per promuovere la decrescita a livello politico: internalizzare in ogni cosa gli effettivi costi ambientali e sociali.
tipo i costi ambientali di trasporto, i costi per ripulire i fiumi dai danni ambientali, ecc.
sembra poco, ma sarebbe un cambiamento incredibile.
se per uno yogurt che arriva da in giro per il mondo pagassi il costo ambientale di produzione e smaltimento della plastica (che è ben diverso dal costo reale!), e magari il costo sempre in termini di camion che inquinano per portare gli yogurt dal produttore al rivenditore, e il costo degli allevamenti intensivi di mucche per produrre il latte (mangimi a base di soia, coltivazioni intensive, ecc...), non pensi che costerebbe molto meno farselo in casa o comprarlo dal contadino che abita a 20 km? con il vantaggio di aver alimentato una produzione locale, diminuito i costi ambientali, ridotto la necessità di pubblicità (su scala locale basta il passaparola... )...

ma per fare questo, prima bisognerebbe aver preparato le coscienze...
e allora ben venga la tua azione di educazione al senso civico!
__________________
CANTO L'ALTISSIMO IMMENSO AMORE PERCHÈ L'AMORE È UNA COSA ECCEZIONALE SENZA L'AMORE NON C'È NIENTE DA FARE AUGURO A TUTTI DI POTERLO PROVARE
PERCHÈ L'AMORE TI TRASFORMA IN CIÒ CHE SEI PERCHÈ L'AMORE TRACCIA DEI PERCORSI SUOI IRRICONOSCIBILI E MISTERIOSI PERCHÈ È L'AMORE CHE CI RENDE RADIOSI
STELLE DANZANTI NELLA CREAZIONE VIVA L'AMORE UNICA RIVOLUZIONE
pronti sempre a rispondere
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  #15  
Vecchio 26-10-2006, 13.22.21
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A Palazzetti per molti anni è stata assegnata la responsabilità dei sistemi termotecnici del Centro Ricerche Fiat, dove ha avuto risorse economiche, capi e collaboratori di grande qualità, ma l'invenzione della micro-cogenerazione l'aveva fatta trent'anni fa eppure non solo non è mai stata utilizzata (dato reale), ma è stata tenuta accuratamente nascosta come accadeva coi figli della colpa (dato fortemente sospetto).

...........Trent'anni dopo.
Interessante,molto .....................
Per informazione vorrei far presente che nel palazzo dove oggi lavoro il riscaldamento è acceso in continuazione,da quando sono arrivato (ed immagino lo sia stato anche stanotte)
Fuori sono uscito in maglietta maniche lunghe........
C' è un bel sole
Sembra fine agosto......................
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  #16  
Vecchio 26-10-2006, 13.50.29
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e ti pare poco educare al senso civile?
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perchè non fanno leggi contro il disboscamento in amazzonia? è semplice: perchè magari vorrebbe dire pagare molto di più le materie prime tipo carta, legno, e anche gli hamburger di mcdonald...
e visto che la gran parte degli italiani è d'accordo a migliorare le cose solo finchè non gli toccano il portafoglio, se facessero una proposta del genere ci sarebbe la rivoluzione...

Latouche proponeva un semplice metodo per promuovere la decrescita a livello politico: internalizzare in ogni cosa gli effettivi costi ambientali e sociali.
tipo i costi ambientali di trasporto, i costi per ripulire i fiumi dai danni ambientali, ecc.
sembra poco, ma sarebbe un cambiamento incredibile.
se per uno yogurt che arriva da in giro per il mondo pagassi il costo ambientale di produzione e smaltimento della plastica (che è ben diverso dal costo reale!), e magari il costo sempre in termini di camion che inquinano per portare gli yogurt dal produttore al rivenditore, e il costo degli allevamenti intensivi di mucche per produrre il latte (mangimi a base di soia, coltivazioni intensive, ecc...), non pensi che costerebbe molto meno farselo in casa o comprarlo dal contadino che abita a 20 km? con il vantaggio di aver alimentato una produzione locale, diminuito i costi ambientali, ridotto la necessità di pubblicità (su scala locale basta il passaparola... )...

ma per fare questo, prima bisognerebbe aver preparato le coscienze...
e allora ben venga la tua azione di educazione al senso civico!

lo so.

però fin'ora

mi sono mangiato solo il fegato

e me lo mangerò ancora.
__________________
Poichè il male trionfi, è necessario che i buoni rinuncino all'azione.


www.myspace.com/carmelomazzella



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  #17  
Vecchio 26-10-2006, 14.00.51
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lo so.
però fin'ora
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e me lo mangerò ancora.
è vero, è difficile vedere positivo nel mondo che ci circonda.
ma questo non mi basta per non essere io per prima segno di speranza.
oltre al fatto che tutto ciò che è scelta personale è a portata di mano di tutti, ed è anche fondamentale per la mia coscienza...
nel senso, non che mi basti tacitare la mia coscienza,senza arivare ad un risultato, ma in fondo riconosco che non posso cambiare il mondo, posso fare solo la mia parte.

"quello che tu puoi fare è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che dà senso alla tua vita" diceva Albert Schweitzer
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  #18  
Vecchio 30-10-2006, 12.44.43
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Rapporto inglese: solo misure energetiche immediate eviteranno la catastrofe
A rischio il 20% del Pil mondiale: sarebbe una crisi peggiore di quella del '29
Clima, il mondo rischia la bancarotta
5,5 trilioni per riparare i danni dell'effetto serra

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Fino al 20 per cento del prodotto lordo mondiale perso per colpa del global warming. E fino a 200 milioni di profughi, l'esodo più massiccio della storia moderna, in cammino per scappare dal deserto. Sono le due cifre che riassumono lo scenario del futuro climatico dipinto non da un ambientalista ma da un ex dirigente della Banca mondiale, l'economista Nicholas Stern.

Il rapporto, anticipato ieri da The Observer, cade come un colpo di frusta nel salotto buono dell'economia che finora aveva cercato di minimizzare le conseguenze dei cambiamenti climatici prodotti principalmente dal modello energetico basato sul petrolio e sui combustibili fossili. In uno studio di 700 pagine, commissionato dal governo britannico e pubblicato oggi, Stern analizza con puntiglio l'impatto del riscaldamento globale sui vari comparti produttivi da oggi al 2100, e lo scenario che emerge è impressionante.

Nella migliore delle ipotesi il 5% del prodotto lordo dovrà essere speso per riparare i danni prodotti dal nuovo clima, ma nello scenario peggiore si arriverà al 20%, cioè a 5,5 trilioni di euro. L'effetto combinato dall'aumento dei fenomeni estremi (siccità, alluvioni, uragani), del collasso di interi settori agricoli e dell'aumento del livello dei mari costituisce un pericolo gravissimo per la capacità di tenuta dell'economia mondiale e per gli equilibri politici, nonché per le specie viventi, delle quali il 40% sarebbe a rischio. L'inaridimento di interi paesi costringerà fino a 200 milioni di persone a mettersi in marcia per cercare una terra in cui sopravvivere: una pressione demografica rapida e violenta destinata a far crescere tensioni già alte.

Lo studio di Stern suggerisce di seguire la strada del cap and trade, cioè fissare tetti per le emissioni di gas serra e attivare il mercato in modo che, attraverso un sistema di obblighi e di incentivi, le industrie siano spinte ad accelerare l'innovazione verso il risparmio energetico. È la via già indicata dal protocollo di Kyoto, finora boicottato dall'amministrazione Bush. Ma l'intesa dovrà ora essere allargata ai paesi di nuova industrializzazione, come la Cina e l'India: senza il loro contributo la partita è persa.

L'allarme è rafforzato da un'altra ricerca, "Up in Smoke 2", elaborata da un gruppo di associazioni non governative britanniche: Oxfam, la New Economics Foundation e il Working Group on Climate Change and Development. Secondo questo studio, gli aiuti economici all'Africa sono già vanificati dall'aggravarsi dell'effetto serra perché la crescita delle temperature (in alcune zone si è arrivati a 3,5 gradi negli ultimi 20 anni) ha aumentato l'estensione delle zone aride. E così, nella sola Africa sub sahariana, l'anno scorso si sono registrati 25 milioni di affamati.

"Rischiamo un collasso più tragico di quello del 1929, data d'inizio della Grande Depressione", avverte Michele Candotti, segretario del Wwf. "A rischio, oltre all'economia, c'è la pace: 200 milioni di profughi in fuga sotto la spinta di siccità, alluvioni e carestie rappresentano un pericolo sempre più concreto".

(30 ottobre 2006)
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  #19  
Vecchio 31-10-2006, 13.03.20
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Parte da oggi la formazione online gratuita per tecnici e volontari
Consiglieranno ai cittadini come rendere la casa meno 'sprecona'
Il Wwf lancia sul web il primo corso
per gli esperti in risparmio energetico
di CRISTINA NADOTTI

ROMA - Tra qualche mese l'artigiano che arriverà a casa per sistemare l'impianto elettrico o installare le doppie finestre potrebbe avere un titolo in più nel suo curriculum, il marchio Wwf di "tecnico in materia di efficienza energetica e cambiamenti climatici". Parte da oggi un progetto per la formazione online di tecnici e artigiani, che alla fine di un corso via internet e di sessioni in aula per verificare le competenze acquisite potranno fornire ai cittadini indicazioni precise su come rendere la propria casa più efficiente dal punto di vista energetico.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Wwf, EscoItalia, Enea, Confartigianato Confapi e CNA e diplomerà i primi tecnici in materia di 'efficienza energetica e cambiamenti climatici', 'riscaldamento e dispersione di calore', 'l'impianto elettrico della casa' e 'fonti rinnovabili di energia'. L'obiettivo è quello di aggregare tutti i settori che possono contribuire alla messa in efficienza delle case degli italiani (edile, termo-idraulico, elettrico) e promuovere una diffusione capillare di tecnici formatori.

"La domanda che ci siamo posti e a cui vogliamo dare una risposta concreta è quella di un comune cittadino: "Voglio rendere la mia casa più efficiente. Da dove parto?" - dice Michele Candotti, Segretario generale del Wwf Italia - Noi vogliamo dare indicazioni puntuali a questo proposito, aiutare i cittadini a rivolgersi a persone competenti in grado di consigliare e operare al meglio per rendere le nostre case meno 'sprecone'".

Il corso di formazione è completamente gratuito e per iscriversi basta collegarsi al sito del Wwf "Generazione clima". "I partecipanti potranno contare sulle lezioni degli esperti dell'Enea - spiega Bruno Panieri, resposabile area economica Confartigianato e rappresentante del tavolo energia per le piccole e medie imprese - Contiamo soprattutto di dare loro una visione d'insieme e di rendere riconoscibili quei tecnici che hanno ottenuto una formazione particolare".

Non solo i cittadini sono interessati a poter contare su tecnici qualificati, ma anche le imprese e gli artigiani. "Il mercato è in crescita - conferma Panieri - i clienti sono più attenti alle tematiche del risparmio energetico e hanno bisogno di pareri qualificati. Per parte loro artigiani e imprese chiedono di potersi distinguere attraverso servizi più efficienti e tra questi c'è di sicuro la consulenza per il risparmio energetico".

Il corso di formazione è il secondo passo fondamentale in vista dell'ambizioso progetto della creazione di quella che il Wwf ha chiamato "Generazione Clima", un movimento per promuovere l'efficienza energetica a partire dalle nostre case. Il settore residenziale, infatti, mostra un grande potenziale di risparmio energetico, fino al 50%, con notevoli benefici economici e ambientali. Uno degli appuntamenti fondamentali, dopo la formazione dei tecnici e dei volontari online, sarà quello del 2-3 dicembre in occasione dell'evento nazionale, che il WWF sta organizzando, e che vedrà coinvolte cento piazze italiane con stand di 'casa ecologica', presso i quali ci si potrà prenotare per un check-up gratuito per veirficare l'efficienza energetica della propria abitazione.

(31 ottobre 2006)
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  #20  
Vecchio 23-11-2006, 16.34.02
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Predefinito il Wwf denuncia

AMBIENTE
Campagna a sostegno dell'efficienza, un tema sul quale siamo in grande ritardo
Sprechi assurdi: le lavatrici a mezzo carico e televisioni lasciate in standby la fanno ancora da padroni
Risparmio energetico, il Wwf denuncia
"In Italia siamo ancora analfabeti"
"Se si intervenisse in tutte le case, sarebbe possibile spegnere 7 centrali elettriche

ROMA - Da Lodi a Civitavecchia, da Aprilia a Campobasso, l'Italia è scossa da decine di proteste contro la costruzione di nuove centrali elettriche. Per scongiurare i rischi ambientali rappresentati da questi impianti, più che manifestare bloccando strade e ferrovie, sarebbe necessario cambiare comportamenti in casa. Attuare semplici accorgimenti di risparmio energetico nella scelta degli elettrodomestici e nella normale vita casalinga permetterebbe infatti non solo di evitare la necessità di ulteriori centrali, ma addirittura di spegnerne sette attualmente in funzione: Fiumesanto (Ss), Brindisi sud, Vado Ligure (Sv), Genova, Fusina (Ve), Marghera (Ve) e Taranto.

A lanciare la provocazione è il Wwf che ha annunciato oggi la sua campagna a favore del risparmio energetico "GenerAzione Clima". Strettamente legato al tema dei consumi elettrici è infatti quello della lotta al riscaldamento globale, provocato dalle emissioni di gas serra prodotti in buona percentuale dall'uso dei combustibili fossili per dare corrente e scaldare le nostre abitazioni.

Purtroppo però è ancora molto vaga la percezione di quanto potrebbe essere fatto da ogni singolo cittadino e dei vantaggi sul bilancio familiare. A corredo della sua iniziativa il Wwf ha illustrato infatti i risultati di una ricerca svolta dalla Makno & Consulting. Dallo studio emerge che in proposito le informazioni in possesso degli italiani sono contraddittorie e che anche le persone consapevoli praticano spesso comportamenti incoerenti.

"Per aiutare gli italiani a rendere più efficienti le loro abitazioni - ha spiegato Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - abbiamo ritenuto essenziale partire da una fotografia del Paese. Ebbene, esiste una diffusa e omogenea impreparazione sui temi dell'efficienza, nessuna regione spicca e più della metà del Paese si condensa nello spicchio dei 'non so'".

Nella ricerca Makno risulta che il 70% del campione mette in pratica almeno un comportamento domestico di spreco e quindi di maggiore impatto sul clima: il 46,9% tiene regolarmente in stand-by (ovvero con la lucina rossa o verde accesa) le apparecchiature elettroniche, il 15,9% regola la temperatura del frigorifero al di sotto dei 6 gradi; solo l'8,1% del campione utilizza abitualmente lavastoviglie e lavatrice non a pieno carico. In compenso, quasi l'80% degli intervistati ha acquistato una lampadina ad alta efficienza nell'ultimo anno.

Più ancora che il modo di riscaldare e di gestire la casa, decisivo potrebbe essere il modo di costruirla. "Perché - denuncia il Wwf - quando compriamo un'automobile chiediamo quanto consuma e non chiediamo la stessa cosa quando compriamo una casa? Così come i costruttori di auto devono dichiarare quanto consuma una vettura altrettanto dovrebbero fare i costruttori degli edifici. Ogni edificio dovrebbe essere dotato di una propria certificazione energetica in cui si legga chiaramente quanti chilowattora annui l'edificio consuma per metro quadro (kWh/m2 anno)".
Senza contare che se dall'edilizia tradizionale si passasse alle "case passive" le maggiori spese di costruzione sarebbero rapidamente ripagate dal crollo nel fabbisogno energetico per riscaldamento invernale e condizionamento estivo.

In questo caso la responsabilità dai singoli si sposta sugli amministratori e i politici. Una legge che impone la certificazione energetica per gli edifici esiste infatti dal 1991, ma non è mai stata applicata in quanto non è mai stata accompagnata da un decreto attuativo. Ora finalmente qualcosa sta cambiando e provvedimenti più decisi in materia di efficienza sono stati inseriti nella nuova legge finanziaria, ma secondo il Wwf è decisamente ancora troppo poco.

Per chi fosse interessato a capire meglio come rendere più efficiente la propria casa e quali provvedimenti prendere per risparmiare sulle bollette di luce e gas, l'associazione ambientalista in occasione della campagna "GenerAzione clima" porterà i suoi stand nelle principali piazze d'Italia, offrendo a tutti la possibilità di prenotare un "check up" energetico convocando gratuitamente a casa propria un tecnico esperto di risparmio.

da repubblica
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