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Vecchio 18-10-2020, 01.51.49
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Predefinito 3-3

Oggi Ale, d'accordo con me, ha scommesso nove euro sul 3-3 come risultato esatto del derby di Milano di oggi pomeriggio. Non abbiamo vinto, purtroppo, e in effetti era decisamente improbabile. Ma è stato un modo di tributare il nostro passato e di tributare in particolare un aneddoto che domani compie vent'anni. E allora lo racconterò domani, per la serie "la rosa dei 20".

(post scritto ascoltando Mi Ero Perso Il Cuore di Cristiano Godano)
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Vecchio 19-10-2020, 01.06.22
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Predefinito la rosa dei 20: 18 ottobre 2000

Questa la devo proprio raccontare, stiamo ancora ridendo.
Oggi è stato l'anniversario di matrimonio di zia Enza e zio Saro. Erano 25 anni, così hanno organizzato una cerimonia in chiesa (adesso che sono diventati super religiosi, poi...) e un ricevimento da qualche parte sull'Etna. Lì Ale mi ha fatto una proposta un po' strana, più che altro perché di proposte non me ne fa spesso, ma lo capisco: ha ventun anni, io quattordici, perché dovrebbe perdere tempo con me, anche se forse sarebbe la cosa più bella del mondo? Insomma, mi ha detto che stasera ci sarebbe stata Milan-Barcellona, e si sentiva che sarebbe finita 3-3. Mi ha proposto di scommetterci sopra in qualche centro scommesse, e poi di guardare insieme la partita. Della partita non m'interessava molto, ma almeno era l'occasione per stare un po' con lui, così ho accettato.
Siamo andati via quando sono andati via anche i suoi genitori, felici per il traguardo matrimoniale raggiunto, e con noi c'era anche nostro cugino Marco. Io gli ho subito detto "Ale, con me non ho un centesimo", così siamo passati da casa mia. Ho aperto il portafogli, ho racimolato tutto quello che potevo trovare e ho raccattato quattro biglietti da mille lire. Lui ne aveva cinque. Ho chiesto a Marco se poteva prestarmene uno, in modo da scommettere diecimila lire tonde, ma Marco ci ha presi per pazzi. "Cioè, voi scommettereste novemila lire? E quante ne vincereste?" mi ha chiesto ridendo. "Beh, il 3-3 è dato a sessanta, quindi ne vinceremmo cinquecentoquarantamila..." e qui ha iniziato a ridere ancora di più. Amen, l'abbiamo accompagnato a casa e poi siamo andati a scommettere le nostre novemila lire sul 3-3 di Milan-Barcellona. Poi siamo andati a casa sua a vedere la partita: immaginavo che l'avremmo guardata con distrazione, magari alternando qualche minuto di partita con un round del nostro videogioco della pesca a cui giochiamo di solito d'estate.
Invece, a fine primo tempo stavano 3-2. Sembrava impossibile, lo so. Poi c'è stato il gol del pareggio, e da lì abbiamo smesso di parlare. Ogni volta che una delle due squadre si avvicinava alla porta avversaria noi chiudevamo gli occhi, perché un gol, un gol qualsiasi, avrebbe fatto naufragare i nostri sogni di gloria.
Alla fine è finita 3-3, e abbiamo esultato come se avessimo vinto lo scudetto (no, non so cosa si provi a vincerlo), o ancora meglio la coppa dei campioni (tantomeno). Ma abbiamo esultato come i matti, ci siamo abbracciati e ci siamo detti che ricorderemo questo momento per tutta la vita.
Mi ha riaccompagnato a casa. Domani, dopo scuola, gli telefono e andiamo a ritirare la vincita.
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Vecchio 19-10-2020, 21.11.48
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Predefinito senza strade

Un paio di giorni fa Luca Carboni ha annunciato la morte di suo papà. L'ha fatto mentre mio papà era accanto a me e non ai soliti mille chilometri di distanza. La cosa, comunque, mi ha turbato.
Forse il mio problema è che mi sono formato musicalmente con gli 883, che mi hanno insegnato una cosa fondamentale: la sincerità. Se racconti una cosa è perché è successa, o perché potrebbe succedere. So che per l'arte non è sempre così (mica tutti i libri scritti in prima persona sono autobiografici, per esempio), ma per la musica nella mia testa lo è. Per carità, poi c'è Raf che canta sempre di amori finiti quando il suo è saldo da più di venticinque anni, ma magari chiunque può scrivere di amori finiti.
Ci sono, però, argomenti più delicati. Ad esempio, se in una canzone canti della morte di tuo papà, e lo fai in maniera davvero commovente, per me tuo papà è morto.

Quando nel 2001 uscì Senza Titolo di Luca Carboni mi innamorai subito della canzone Senza Strade. Non ero ancora un suo "fan" (avevo i suoi ultimi due dischi, ma niente di più), però quella canzone mi aveva scavato qualcosa dentro. Parlava di suo padre in modo così tenero, e con così tanta malinconia dopo la sua morte, che non mi posi neanche il dubbio sulla sua eventuale morte. Suo papà era morto, e anche sua mamma, alla cui era dedicata l'ultima canzone del disco, Madre. Questa però non mi ha mai convinto fino in fondo, mentre Senza Strade è una canzone di una bellezza disarmante. E non solo: ascoltando quella canzone la sentii molto vicina a me. La sentii così vicina che pensai che potesse parlare di me, di me e di mio papà. Da quel giorno, a causa di quella bellissima canzone, iniziai a pensare che un giorno mio papà non ci sarà più. È abbastanza più anziano di me, e anche di mia mamma, e sì, prima o poi inevitabilmente succederà. Da quel giorno, comunque, la cosa ha iniziato a venirmi in mente, nonostante fosse e sia perfettamente in salute.

E insomma, Luca Carboni aveva "mentito" quando ha scritto quella canzone sulla morte di suo padre, ma glielo perdono, perché comunque ha scritto un capolavoro. Mio papà non lo sa, non gliel'ho mai fatta sentire, non voglio farlo preoccupare prima del tempo. Quando la ascolto penso a lui e penso al bene che ci vogliamo.

Mio papà è stato qui da giovedì sera a stamattina. Si è mostrato il tuttologo che è durante la cena con Grazia e Franz la prima sera, in occasione della quale ha cucinato la salsiccia portata apposta da Grammichele; l'indomani mattina è andato in giro per il centro di Padova con la mamma di Vero (l'anno scorso, quando era venuto a trovarmi all'indomani del nostro trasloco, non era praticamente mai uscito di casa a causa del caldo torrido); mentre ero a lavoro ha montato la nostra nuova libreria in camera da letto col papà di Vero, che poi si è fermato per cena; sabato mattina c'è stato il primo momentone; di pomeriggio abbiamo visto la tappa del Giro d'Italia del giorno prima, che era passato dalle "mie salite venete" (quelle vicino l'ex casa di Vero), e poi quella sull'Etna lungo le "nostre salite dell'Etna"; dopo cena abbiamo finito di guardare il primo spettacolo teatrale di Ficarra e Picone, che avevamo iniziato a guardare un paio di sere prima con Vero e che io e mio papà avremo visto mille volte una ventina di anni fa; ieri mattina abbiamo fatto un'escursione sui colli senza Vero (rimasta a studiare) ma con una delle sorelle ed il marito; siamo andati a pranzo fuori con Vero e i suoi genitori, e poi prima di cena c'è stato il secondo momentone; dopo cena siamo rimasti un po' a chiacchierare e poi siamo andati a dormire; stamattina l'ho accompagnato alla fermata dell'autobus e l'ho guardato salire sul 9, poi sono salito sulla mia bici e sono andato per lavoro, accertandomi che nel frattempo arrivasse in aeroporto. Adesso è a casa, tra poco lo chiamo.

Insomma, è stato un fine settimana perfetto. Lo è stato per quello che abbiamo fatto (tantissime cose, a differenza dell'anno scorso) e per l'affetto che provo per lui. Ci sono stati anche due momentoni, uno dei quali programmato e l'altro completamente inaspettato, ma probabilmente meritano due post a parte.

Intanto, c'è una canzone che mi fa scendere sempre una lacrimuccia, forse oggi più del solito.

(post scritto ascoltando La Fantastica Storia Del Pifferaio Magico di Edoardo Bennato)
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Vecchio 19-10-2020, 21.16.28
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Predefinito senza strade, senza titolo

Luca Carboni - Senza Strade <--- la più bella canzone su un genitore scomparso, ammesso che la categoria esista

Mio padre mi portava al porto
A vedere le navi partire le navi tornare
Le barche vecchie dei pescatori che cucivano le reti
Bruciati dal sole e dal mare
A volte calmo e tranquillo come un campo in pianura
A volte faceva paura

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

Guardavo mio padre guardare mio padre sognare
O forse solo ricordare
Lui rideva un po' con gli occhi
Scrutando il cielo e l'orizzonte mentre mi stringeva forte
Mi diceva "ascolta il vento senti com'è fresco il maestrale
E com'è bello viaggiare"

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

"Un giorno tu potrai capire che viaggiando tutto il male potrà scivolare via
Come l'acqua sulla prua potrai voltarti indietro e vedere la sua scia
E che la cosa più importante non è dove potrai arrivare
Ma che ogni giorno non sia normale"

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

Poi una notte di settembre soffiava forte il vento
E lui se ne è andato via
Stavo in silenzio e non piangevo
E mi voltavo indietro per cercare quella scia
Però mi sono sentito solo e perso in mezzo al buio non sapevo cosa fare

Perché era lì di fronte a me immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a me immenso senza strade
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  #8485  
Vecchio Ieri, 02.14.58
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Predefinito la rosa dei 20: 19 ottobre 2000

Stamattina siamo usciti prima da scuola per assemblea sindacale. In qualsiasi altro giorno sarei andato con Claudio a casa sua a giocare a Wipeout 3, ma oggi no: oggi sono andato a piedi in Piazza Stesicoro, ho cercato una cabina telefonica e ho chiamato Ale a casa per dirgli che, appunto, ero uscito prima e potevo andare subito da lui a riscuotere la mia parte della vincita di ieri. Poi, appena ho riattaccato la cornetta della cabina, ho pensato che coi soldi della vincita potrei comprarmi un cellulare: sono l'unico in classe a non averlo ancora, ma la cosa non mi pesa; più che altro mi piace questa cosa degli SMS dello scrivere poche parole a poco prezzo. Mi sa che ne prenderò uno.
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