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  #7681  
Vecchio 17-01-2019, 02.17.00
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Predefinito l'isola deserta: super furry animals - mwng

Nella classifica al diciannovesimo posto ci sarebbero i Mercury Rev, ma nessuno dei loro album è "perfetto", così scivolo alla venti. E lì c'è un dubbio.
Per un attimo, almeno, ho avuto il dubbio su quale potesse essere il loro disco da isola deserta. Ho pensato, giustamente, a Rings Around The World, un disco che adoro, pieno di canzoni folli e di voglia di sperimentare e di un uso davvero creativo dello studio di registrazione.
Subito dopo, però, ho pensato che il loro disco capolavoro, per me, è un altro. Il precedente. Mwng.

Mwng, forse si capisce dal titolo, non è un disco inglese: è l'unico disco interamente in gallese della loro carriera. Questo vuol dire che fondamentalmente è incomprensibile, i suoni delle parole sono totalmente alieni, anche perché è una lingua davvero strana. Contemporaneamente, però, è un disco con atmosfere chiarissime, quasi folk, certamente britanniche, con qualche incursione elettronica ogni tanto ma in generale chitarre e batterie acustiche.

Uso il copia e incolla per citare alcune tracce: la melodia scanzonatissima di "Ymaelodi Â'r Ymylon"; la malinconia infinita di "Y Gwyneb Iau"; la malinconia altrettanto infinita, seppur ritmata, di "Dacw Hi"; il capolavoro finale, struggente, di "Gwreiddiau Dwfn/Mawrth Oer Ar Y Blaned Neifion".
E poi, indubbiamente, "Ysbeidiau Heulog", unico singolo estratto dal disco, un pezzo divertentissimo in tutto: nell'arrangiamento, nei suoni, persino nel testo.
Mwng è un grande album, probabilmente eclissato dal successivo, ma è proprio il suo understatement a farne un disco da ricordare. Emozionante e a tratti divertente, certamente capolavoro.
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  #7682  
Vecchio 17-01-2019, 02.40.51
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Predefinito la mia lettrice più affezionata

riconosco la tua voce, i luoghi e le circostanze, le ossessioni. ma questo è banale, ti leggo da dieci anni.
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  #7683  
Vecchio 18-01-2019, 01.55.42
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Predefinito l'isola deserta: cristina donà - dove sei tu

Ho sempre pensato che se mai avessi compilato una lista dei miei dischi da isola deserta ci sarebbe stato dentro anche Dove Sei Tu di Cristina Donà. Pensavo che sarebbe stato impossibile non includerlo, e così lo includo, ma più per il "valore storico" che per altro.
Per carità: è ancora un bellissimo disco, estremamente delicato, con qualcosa di malinconico e molto di triste (e non sono sinonimi, per carità). Lei è sempre una grandissima cantautrice, e in quell'album per me ha raggiunto il picco di scrittura e di comunicazione verso l'esterno. I suoni sono perfetti nella loro semi-acusticità, e il finale travolgente di Triatholon con i Subsonica serve proprio a smentire quest'affermazione e a ricordarci che Cristina Donà sa anche essere energica, se serve. E quindi, insomma, questo è un grandissimo disco, che rimane splendido a distanza di più di quindici anni.
E mi fermo qui. Potrebbe partire una digressione sul perché non m sento pù così legato a Cristina Donà come prima, e sarebbe una digressione legata alla mia vita e a cose che c'erano e non ci sono più, o almeno non come allora. Ma ho deciso di parlare di musica, perché la musica può parlare da sola, senza altri commenti. E allora chi vuole ascolti Dove Sei Tu. Io lo farò certamente, sulla mia isola deserta.
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  #7684  
Vecchio 19-01-2019, 15.04.42
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Predefinito #10yearschallenge

Buffo che vada di moda questa cosa. Io, nel mio piccolo, la sto portando avanti da più di un anno, col recupero dei miei vecchi post.
Eppure, quando è venuta fuori, ho pensato alla mia personale foto da #10yearschallenge. L'abbiamo scattata con Grazia l'ultima volta che è venuta a Catania, dopo una passeggiata in montagna con i nostri rispettivi partner e con mio papà. Avevo programmato tutto, e visto che eravamo in zona Citelli siamo andati proprio lì, al rifugio. Io ho indossato una felpa azzurra dell'Adidas che non mettevo da un sacco di anni, mentre lei ne ha messa una bordeaux della Energie che era di mia mamma e che avevo portato per l'occasione. Abbiamo scattato la foto e sembrava uguale a qualsiasi altra foto di due persone che si vogliono bene.
Non lo era, era molto di più. Era una foto che cercava di copiare, riuscendoci perfettamente, un'altra foto che ci era stata scattata la sera del 10 agosto di dieci anni prima proprio lì, mentre eravamo andati a vedere le stelle cadenti con le nostre famiglie e gli amici dei nostri genitori. Avevamo le stesse felpe: la mia era una di quelle che mettevo spessissimo in quel periodo, la sua gliel'avevo portata apposta perché sapevo che avrebbe fatto freddo. Ci fu scattata quella foto e dieci anni dopo ne scattammo un'altra, con le stesse felpe, nello stesso punto.
Lei era identica, come se non fosse passato neanche un giorno. Io invece ero cambiato moltissimo esteticamente, con i capelli ormai caduti del tutto (avevano iniziato a farlo proprio l'estate di quel San Lorenzo) e la barba che invece copriva gran parte della mia faccia. Sembrava che fosse "scivolato il parrucchino" verso il basso.

Per me, quella è e sarà sempre la mia foto da #10yearschallenge. Indipendentemente da tutto quello che è successo nel frattempo, e soprattutto negli ultimi anni, è una foto a cui sono legatissimo. La foto delle foto affiancate, per vedere chi ha fatto un patto col diavolo e chi, invece, è invecchiato radicalmente.

(post scritto ascoltando Push The Button B-sides dei The Chemical Brothers)
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Vecchio 19-01-2019, 15.16.18
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Predefinito l'isola deserta: morgan - da a ad a

Questo disco più di altri merita di stare in questa lista. Mi ha fatto istituire il premio disco dell'anno, di cui nel 2007 è stato il primo vincitore, e se l'ho fatto è perché lo consideravo un capolavoro.
Lo è ancora. Tutti considerano Canzoni Dell'Appartamento come il miglior album di Morgan, e posso capirlo, ma Da A Ad A si è spinto molto oltre. Innanzitutto contiene "Amore assurdo", che per anni ho considerato la canzone d'amore più bella mai scritta e che considero anche una meraviglia, per il suo essere fortemente basata sulle armonie di Bach (l'ho sentito al primo ascolto, ma io sono un grande fan del compositore tedesco), per il suo testo incredibilmente profondo ed articolato e, soprattutto, per l'arrangiamento. Ecco, se il disco mi piace così tanto probabilmente è anche a causa degli arrangiamenti che mescolano strumentazione pop tradizionale (basso, batteria, chitarra) ad orchestrazioni quanto mai intricate. Sembra che ogni pezzo sia stato concepito nelle due versioni che poi sono state sovrapposte per dare il risultato finale che è intricato come non mai.
Ci sono, appunto, i pezzi più "sghembi", anche ritmicamente, come "Da a ad a" e "La verità"; ci sono quelli più "dritti" come "Tra 5 minuti" e "U-blue"; e poi ci sono pezzi che mai nessun altro avrebbe mai potuto comporre. "Animali familiari", ad esempio, che racconta del ribaltamento dei rapporti tra i sessi nelle varie specie animali, e lo fa con un'arrangiamento quasi giocoso. Liebestod, in cui Morgan e la sua ex Asia Argento raccontano di un amore "che non potrà finire mai" (o un amore assurdo, per dirla con un altro titolo).
Dentro questo disco c'è di tutto: c'è l'amore, c'è la follia, c'è un senso per la musica altissimo. Peccato che non abbia ricevuto l'attenzione che avrebbe meritato, almeno secondo me. E, soprattutto, peccato che sia stato l'ultimo album di inediti di Morgan. Del resto il suo autolesionismo, anche artistico, era stato preconizzato nel brano finale, "Contro me stesso", in cui annuncia palesemente il suo auto-boicottaggio, e lo fa iniziare proprio da lì, con una coda strumentale lunghissima e psichedelica che mette a dura prova la pazienza dell'ascoltatore. O almeno, la metterebbe a dura prova se non fosse anch'essa (la coda strumentale, intendo) perfetta come il resto del disco.
Non credo che ci sia molto meglio nel giro del "pop complicato".
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  #7686  
Vecchio 20-01-2019, 03.18.11
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Predefinito due piccole grandi cose accadute oggi

La prima è che mi sono messo a preparare un dolce con Vero (lei supervisionava, io eseguivo) e in sottofondo ho messo Riot City Blues dei Primal Scream, uno dei miei dischi da isola deserta. Davvero, è incredibile quanto un disco possa darti anche in termini prettamente emozionali. Le ho raccontato la storia dello scarso gradimento di quel disco da parte del resto del mondo, a differenza mia, visto che per sua stessa ammissione lei non legge le mie "recensioni". Ma io, in fondo, ho sempre scritto principalmente per me.

La seconda è che ho passato quasi un'ora al telefono con Peppe, che tra tutti gli Squot è quello che paradossalmente vedo di più pur non vivendo né a Catania né a Padova, e per almeno tre quarti della telefonata abbiamo parlato del mio libro. L'ha letto con estrema attenzione visto che ha afferrato tutti i punti salienti, ed è stato bello e commovente (e certamente inaspettato) sentirmi fare le domande "da lettore a scrittore", che poi è lo stesso genere di domande che io farei ai miei scrittori preferiti, sull'ispirazione, sui chiarimenti, e sul futuro dei personaggi.
No, non ci sarà un seguito, la storia per me finisce lì. Ovvio che il finale sia aperto, ma la vicenda che volevo raccontare si conclude con l'ultima pagina.

(post scritto ascoltando More Light dei Primal Scream)
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  #7687  
Vecchio 20-01-2019, 03.26.50
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Predefinito l'isola deserta: ash - a-z

Mi sono promesso, una volta superata la ventesima posizione, di non citare più gli artisti presenti in classifica ma di cui non c'è neanche un "disco perfetto", quindi ne salto un paio e arrivo agli Ash.
Il motivo che sta dietro alla scelta di quest'album è, ovviamente, che è un disco che considero un capolavoro. Ma non è solo questo. Intanto alla base è la scelta della modalità di pubblicazione del disco: una canzone pubblicata ogni due settimane per un anno, quindi ventisette canzoni, alla fine pubblicate in due cd. Questa modalità ha permesso di cambiare spesso rotta, almeno apparentemente, perché alla fine il suono del doppio album è coeso.
"It's only rock and roll" potremmo dire, e alla fine è vero, è soltanto un disco rock. Ma è un grandissimo rock, con quasi tutti i pezzi davvero ispirati e solo pochi riempitivi. Non è un riempitivo lo strumentale "Sky burial", lungo oltre dieci minuti ed eppure per niente noioso (è lo strumentale che i Manic Street Preachers non sono mai riusciti a pubblicare pur avendoci provat più volte). Non sono riempitivi le varie canzoni perfette: "True love 1980", di chiara derivazione eighties; "Space shot", col suo ritornello che si fissa in testa; il capolavoro "Embers", canzone su una relazione lontana dall'atmosfera fortemente rock.
Il coraggio dell'album sta nella modalità di pubblicazione più che nel contenuto, ma il punto è che il livello è sempre alto, e tenerlo quasi costante per ventisette canzoni non è facile. Quasi due ore di musica ad alti livelli, e sarà pure "solo" pop/rock, ma di grande caratura. Coraggioso e splendido.
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Vecchio 21-01-2019, 03.26.17
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Predefinito tornarci

Ieri sera ho raccontato a Vero della mia road map per l'avvicinamento a Psychonauts 2, che uscirà presumibilmente verso la fine dell'anno. Voglio rigiocare a tutti i giochi della Double Fine Production che ho adorato, nonostante li abbia già completati: Psychonauts (il mio preferito tra i loro, completato sei volte finora), Brutal Legend (due volte), Stacking (due), The Cave (sei), Broken Age (una).
Vero mi ha chiesto: "ma non ti annoi a rigiocare a giochi che hai già completato?".

La risposta che le ho dato è "no". E le ho anche spiegato che se un gioco è bello, perché non rigiocarci? Ci sono film che ho visto più volte (anche se quelli che ho visto di più sono quelli che ho iniziato a guadare da bambino), ci sono libri che ho letto più volte. E i dischi? Ho ascoltato Journal For Plague Lovers 193 volte da quando è uscito, quasi dieci anni fa, e non mi stancherei mai di farlo. Perché con i videogiochi dovrebbe essere diverso? Soprattutto per quelli che fanno parte di me, quelli con un mondo in cui perdersi e in cui vagare, ma questo l'ho già scritto qualche settimana fa.
E allora, semplicemente, voglio tornarci.

Poi, in aggiunta, c'è un po' la questione del poco tempo per giocare: ho così poco tempo per farlo che piuttosto che cercare qualcosa di nuovo, che potrebbe non piacermi, preferisco andare sull'usato garantito. Per carità, ogni anno cerco di completare almeno un gioco nuovo, ma ce ne sono così tanti nel mio passato che mi piace tornarci, e perdermi lì dentro.
Quindi sì, adesso tocca a Psychonauts. Non so quando, ma lo comincerò per la settima volta.

(post scritto ascoltando Chaosmosis dei Primal Scream)
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Vecchio 21-01-2019, 03.36.02
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Predefinito l'isola deserta: pavement - crooked rain, crooked rain

Finalmente io e la critica siamo d'accordo su qualcosa: per esempio, considerare il secondo album dei Pavement un capolavoro.
Dentro c'è tutto quello che adoro di loro, che si può riassumere in una parola: "scanzonato". Stephen Malkmus canta come se stesse raccontando una barzelletta e loro suonano come se stessero cercando di renderla seria. Il suono è quello del rock americano dei primi anni '90 ma ripulito da qualsiasi sporcatura noise (presentissime nel loro primo album, quello precedente a questo) e anche da qualsiasi velleità grunge. Non c'è il nichilismo dei Nirvana né le distorsioni dei Sonic Youth, a cui sono stati comunque avvicinati. Nessuno dei due gruppi precedenti avrebbe potuto mai scrivere una canzone spiritosa come "Cut your hair" né una spensierata come "Gold soundz", forse una delle più famose. Ci sono occasioni per emozionarsi, per ridere, ma più in generale per sorridere. Ecco, questo è un disco per sorridere, un disco che riscalda il cuore e dà proprio quell'effetto di spensieratezza molto difficile da cercare nei dischi coevi (e vicini per genere). Non è banale.
Ed è molto, molto bello. Per tutti, anche se tutti non lo sanno.
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Vecchio 22-01-2019, 01.30.17
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Predefinito sepia

A framed adolescence steeped in the history of you

Se guardo indietro e guardo alla mia adolescenza, quello che vedo è un ragazzino che s'era preso una sbandata. Il centro dell'adolescenza sono i sedici anni, e io a sedici anni mi ero preso una sbandata. Lei abitava a più di mille chilometri da me, era figlia di amici dei miei genitori e io e lei avevamo iniziato a legarci davvero, per caso e in modi molto diversi tra noi. Lei è stata la colonna sentimentale della mia adolescenza.

stopping the summer once for you

Come quella volta che ho preferito non partire in campeggio con alcuni compagni di classe ed altri amici per passare qualche giorno con lei. Questa è una scelta che rivendico ancora a distanza di oltre quindici anni: quegli amici non erano ancora i miei veri amici (lo sarebbero diventati nei mesi a venire) e lei, invece, era lei. Feci la scelta giusta, fu un'estate splendida.

[...]I am melancholia eternally
but I still smile so stupidly


Era, appunto, una situazione malinconica. La distanza geografica, la distanza in sentimenti, il fatto che io provassi chiaramente molto più di quello che provava lei, tant'è vero che cercavo di evitare di esternare troppo per non far notare quanto il tutto fosse sbilanciato. Però, sia chiaro, la cosa non mi faceva stare troppo male. Anzi, spesso sorridevo, col mio sorriso malinconico per una storia impossibile.

No, you never kissed me
never felt anything for me


Non credo sia andata proprio così, ma sono sicuro di essere stato innamorato. E un giorno glielo dissi pure: "sono stato innamorato di te". Non le dissi mai "sono innamorato", aspettai che la cosa finisse (mi ci vollero anni) e poi glielo dissi. Rifiutò di crederlo. "Tu non sai cosa voglia dire essere innamorato", mi disse. Io, invece, lo sapevo. Non sapevo ancora cosa volesse dire amare, però sapevo cosa volesse dire essere innamorato, visto che lo ero già stato altre volte, per "amori che si rivelano chimere" (cit.), magari, ma era una sensazione che avevo già provato.

And these unwritten diaries that can never breathe

E invece li abbiamo scritti, quei diari, sotto forma di lettere spedite da un capo all'altro dell'Italia: le mie schematiche ed ordinate nonostante la pessima calligrafia, le sue folli e disordinate. Quelle lettere adesso stanno soffocando nei nostri rispettivi cassetti.

Just like a moment in Butch Cassidy and the Sundance Kid
I'm perpetually stuck in sepia film
I'm bleeding inside, I manage to keep it all in
I keep it all in


Come il finale di Santa Maradona.
Che poi, a un certo punto non ce l'ho fatta più a tenermi tutto dentro, e gliel'ho detto. Quella è stata la nostra rinascita, da lì siamo ripartiti e siamo andati alla grandissima.

Ho impiegato quasi tredici anni ad interiorizzare questa canzone. L'ho sempre adorata, mi è sempre piaciuta tantissimo, ma non era ancora entrata dentro di me.
Adesso mi racconta la storia della mia adolescenza.
Ed è bellissima.
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Predefinito l'isola deserta: charlotte hatherley - grey will fade

In questa lista infinita ci sono dischi noti e meno noti di artisti noti e meno noti. Charlotte Hatlerley, ad esempio, è un nome che conoscono in pochi, nonostante per qualche anno sia stata la seconda chitarrista degli Ash. Non è oggettivamente bella ma ha un modo di tenere il palco incredibile, quasi "maschile" (nonostante non lo sia affatto) e, a modo suo, persino affascinante. Ha affiancato alla carriera con gli Ash una carriera solista, con quattro album fino ad adesso. Escludendo il quarto, un'assurdità synth pop, i suoi album sono una summa del pop rock femminile e brillante.
Il primo, poi, è un capolavoro.

Grey Will Fade. Charlotte Hatherley scrive le canzoni, le canta e suona la chitarra. E lo fa con uno stile incredibile, che traspare benissimo dai suoi video. Ad esempio quello di "Bastardo", una divertentissima canzone su una storia di una notte che si trasforma in rapina, con un video in stile fotoromanzo e un piglio molto (auto)ironico. O quello di "Summer", in cui racconta dell'estate come cura ad una storia finita.
La bellezza del disco riesce a rendere pieni di vita anche pezzi apparentemente tristi come "Rescue plan", una splendida richiesta di soccorso (sempre per un amore finito, ma del resto all'epoca Charlotte Hatherley era venticinquenne, i toni post-adolescenziali ci stanno). E poi il capolavoro (uno dei?) del disco, quella "Grey will fade" che gli dà il titolo e che era già stata incisa con gli Ash, scritta e anche cantata da lei, in cui consola un'amica dicendole, appunto, che il grigio si dissolverà. Lo fa con una voce così affettuosa, e con un arrangiamento così caldo, da rendere questa canzone memorabile, così come altri pezzi del disco (quelli già citati, fondamentalmente).

PS anche il suo terzo album, New Worlds, è bellissimo. Ma manca la follia post-adolescenziale di questo. "Bastardo" resterà nella storia come una delle storie più divertenti mai raccontate, sia per la storia sia per il come è raccontata.
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Predefinito tinder

Oggi, in pausa pranzo, una mia collega (qualche anno in più di me, molto carina, un po' psicopatica) mi ha detto che ieri sera si è ri-iscritta a Tinder. C'aveva già provato qualche mese fa senza successi, quantomeno a lungo termine, e adesso si è ri-iscritta. Mi ha raccontato come funziona, eccetera. Per consolarla le ho raccontato di casi di successo: il mio amico Alessio che, mollato in tronco dalla ragazza dopo dieci anni e una promessa di matrimonio, ha conosciuto la persona che tra qualche mese sposerà; e il mio ex-collega Livio che, trasferitosi a Padova senza conoscere nessuno, ha conosciuto una ragazza con la quale è entrato in simbiosi, in maniera un po' morbosa - parentesi: sembra che tutti i trentenni che conoscono una ragazza ci entrino in simbiosi, ma probabilmente è l'età, e io non posso dire niente, visto che l'ultima ragazza che ho "conosciuto" è stato a ventitré anni. Insomma, sia Alessio sia Livio hanno trovato "l'anima gemella" su Tinder. La migliore amica di Veronica, invece, l'ha usato per cercare di saziare i suoi appetiti compulsivi, senza successo (pare che adesso abbia trovato una persona con cui - guarda caso! - è entrata in simbiosi).

Insomma, la parola Tinder mi fa venire sempre tanta tristezza. Il fatto che ci si iscriva ad una piattaforma con l'unico scopo di conoscere (spesso principalmente in senso biblico) una persona mi fa pensare che quest'epoca di internet stia davvero modificando i rapporti umani in modi che ancora non riusciamo a comprendere. Una volta si usciva con gli amici a caccia di ragazze, adesso si usano le app.
E io? Come mi permetto di pontificare su quest'argomento, proprio io che ho comprato casa e sto andando a vivere con una persona conosciuta su una piattaforma online (questa)? Lo faccio perché, semplicemente, quando ho fatto quello che nel mio primo libro ho chiamato il clic che mi ha cambiato la vita, più di qualsiasi altro clic su siti di compagnie aeree o di iscrizioni all’università l'ho fatto perché mi piaceva Jovanotti e mi piaceva l'idea di poter condividere la mia passione con altre persone. Quando mi sono iscritto al forum non avevo idea delle pieghe che potevano prendere i rapporti interpersonali; già non pensavo si potessero stringere amicizie sincere e/o durature, figuriamoci trovare qualcuno con cui andare a letto e/o di cui innamorarsi. E invece è capitato. Non era quello che cercavo ma è quello di più meraviglioso che c'è stato e c'è nella mai vita.
Altro che Tinder: il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e i forumisti.

(post scritto ascoltando Born In The Echoes dei The Chemical Brothers)
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Vecchio 23-01-2019, 04.14.29
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Predefinito l'isola deserta: 883 - la dura legge del gol

No, gli 883 non potevano mancare. Sarebbe stata un'ingiustizia colossale, un modo inutile e pericoloso di dimenticare il passato. D'accordo, questa non è la lista dei dischi dei ricordi, ma io La Dura Legge Del Gol l'ho sempre trovato un capolavoro.
Un filo sopra gli altri cinque dischi degli 883, tutti splendidi a modo loro. Ma questo è quello "perfetto" perché non c'è un pezzo che sia uno che possa essere considerato un riempitivo. Forse solo "Andrà tutto bene" non mi ha mai fatto impazzire, ma per il resto siamo a livelli altissimi. Ci sono tormentoni danzerecci come "La regola dell'amico" (che linea di basso! Grande Saturnino) e pezzi sempre danzerecci ma meno conosciuti come la divertentissima "Non ti passa più" che per anni è stata la mia canzone preferita degli 883. E poi pezzi più meditativi: "La dura legge del gol" sul valore dell'amicizia duratura, "Non mi arrendo" su una storia d'amore mai nata (e unico pezzo con un arrangiamento veramente di qualità), "Se tornerai" su un amico morto di overdose. I temi sono i soliti: amore (mai troppo profondo), amicizia (sempre profondissima), e in generale il bar e tutto quello che ci gira intorno.
Questo disco è lo spaccato di una generazione, di un'epoca, e di un grandissimo cantautore.

Ed è un disco meraviglioso.
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Vecchio 24-01-2019, 00.21.08
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Predefinito noale, UK

Per anni mi sono portato dietro lo spettro dell'"Inghilterra", come la chiamavo, per indicare un luogo o una situazione in cui sentivo a disagio. Perché per anni non c'era stato luogo in cui mi fossi sentito più fuori luogo (pun intended, direbbero gli inglesi) di quello lì. Erano state due settimane nell'estate del 1998 e altre due in quella successiva, eppure lì piantai la bandiera del mio voler essere altrove. Forse ero troppo piccolo per una vacanza studio di due setimane senza la famiglia né gente che conoscevo, in un contesto molto più adulto di me (che in quanto a vita vissuta ero molto più piccolo della mia età). Fu un piccolo trauma, sottile ma strisciante, che mi accompagnò per anni.

Ieri ho guardato il calendario e mi sono accorto che era passato esattamente un anno dal mio primo giorno di lavoro a Noale. Ne ho scritto pochissimo perché stavo troppo male per scriverne, e sono riuscito a farlo davvero solo una volta lasciato quel lavoro per un altro che mi ha dato tutto quello che il precedente non era riuscito a darmi e che posso riassumere con la parola "serenità".
Mi chiedo come avrei affrontato quest'anno di cambiamenti se fossi rimasto a lavorare là, a livello emotivo ma anche economico e logistico. Ma è andata bene, anche se guardando indietro non riesco a sorridere: quando penso a quel periodo soffro ancora pur essendone uscito. Un po' come quando ascoltavo S-Low dei Marlene Kuntz e pur adorandolo non riuscivo a non star male ascoltando visto che l'avevo condiviso con un periodo orribile. Prima o poi il ricordo di Noale si affievolirà, ma adesso fa ancora male. Che incubo.

(post scritto ascoltando Joy In Spite Of Everything di Stefano Bollani)
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Vecchio 24-01-2019, 02.12.31
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Predefinito l'isola deserta: genesis - selling england by the pound

Finalmente un disco che io considero una pietra miliare della mia vita e che il mondo considera una pietra miliare della storia della musica.
Selling England By The Pound è il quarto disco di un'ipotetica tetralogia progressive ad opera dei Genesis nei primissimi anni '70. Progressive vuol dire canzoni lunghissime, con lunghe sezioni strumentali, con continui cambi di ritmo e di tonalità, e con testi solitamente classicheggianti. Loro lo fanno meglio di tutti gli altri, almeno per me, e con questo disco lo fanno nel modo migliore in assoluto; tant'è vero che il loro album successivo, The Lamb Lies Down On Broadway, per me è altrettanto un capolavoro ma è completamente diverso, perché davvero non c'era più niente da dire in questo modo.
Questo modo è quello che si apre con "Dancing with the moonlit knight", una cavalcata folle di otto minuti che cambia in continuazione ritmo e atmosfere con un testo ispirato all'Inghilterra vittoriana. Segue "I know what I like", primo singolone pop, e anteprima dell'alternanza, su disco, di pezzi "lunghi e difficili" e "brevi e facili". Questi ultimi li avrebbe potuti scrivere chiunque, così meglio concentrarsi sui primi.
"Firth of fifth", ad esempio, forse una delle mie canzoni preferite di sempre, e forse il loro pezzo progressive più famoso o comunque celebrato. Aperto da un assolo di pianoforte, il pezzo ha un incidere apparentemente pop fino all'enorme sezione strumentale centrale, in cui sfilano, in ordine: un flauto (grandissimo Peter Gabriel), un pianoforte (gigantesco Tony Banks, che qui si ispira fortemente a Bach), un sintetizzatore che ripete nota per nota l'introduzione di pianoforte però poggiandosi su un tappeto di basso (colossale Mike Rutherford) e batteria impazzita (enorme Phil Collins, futuro cantante dei Genesis e poi da solista, qui semplicemente il più grande batterista di sempre per me), e alla fine un assolo apparentemente classico di chitarra elettrica (monumentale Steve Hackett, che riesce a farla parlare). Poi il pezzo si chiude con una ripresa della prima parte cantata, ma c'è da restare davvero increduli.
Dopo una pausa con la banale "More fool me" arriva "The battle of Epping forest", un altro enorme picco. Ovvero, come unire una bravura tecnica senza eguali ad un'inventiva musicale e soprattutto lirica, con una guerra tra gang rivali che viene teletrasportata avanti e indietro nel tempo. Undici minuti di magia.
E poi, dopo "After the ordeal", che chiude la battaglia, c'è "The cinema show". Ovvero un pezzo che dimostra che i Genesis saprebbero anche essere pop (e lo saranno, in futuro, forse anche troppo), però dopo un po' si stufano e parte un delirio strumentale di sei minuti, altro picco del disco.

No, non è un disco per tutti. Bisogna amare visceralmente la musica per poterlo apprezzare, bisogna essere aperti a testi complicati e pieni di giochi di parole e a melodie contorte su ritmi impazziti. Ma è il massimo che il rock progressive potesse dare all'umanità, e l'hanno dato cinque inglesi. Che, per me, resteranno per sempre nella storia.
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Vecchio 24-01-2019, 23.25.29
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Predefinito le stesse voci recitanti giudicare

Felt - Ivory Past <--- e chi poteva dirlo che avrei adorato il jangle pop?


Maybe I should wait for the summer or more
Maybe three months even four
You see because my life is like a door
That's swinging from a latch
Maybe I should wait for the winter or more
Maybe three years even four
You see because your mind is changing fast
You're living in the past
You're living in the past
Stop living in the past
You're living in the past

Maybe I should wait 'till the autumn has gone
'cause I sense something wrong
I feel it's in your mind that's changing fast
You're living in the past
You're living in the past
Stop living in the past
You're living in the past
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Vecchio 25-01-2019, 03.43.39
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Predefinito l'isola deserta: keane - under the iron sea

Ci sono, probabilmente, alcuni dischi che hanno più diritto di altri a stare in questa lista. Forse perché sono dischi che mi hanno accompagnato per più tempo rispetto ad altri (comunque qui presenti), forse perché li ho condivisi, o forse perché li ho semplicemente vissuti di più.
Under The Iron Sea dei Keane, ad esempio, ha una storia travagliata che mi ha portato a scoprirlo, ascoltarlo tantissimo per qualche mese e poi accantonarlo per oltre un anno. Poi, però, è tornato nella mia vita e non ne è mai uscito. E il motivo è semplice: è un disco meraviglioso.
Anche il primo album dei Keane, il più noto Hopes & Fears, è splendido. Ma questo riesce ad essere splendido con l'angoscia, con un suono cupo e soffocante, con delle atmosfere tetre e con i pianoforti che hanno lasciato il posto alle tastiere e ai sintetizzatori. Basta l'introduzione di Atlantic, una splendida canzone da amore su un tappeto di tastiere angoscianti, per far capire che il mood dell'album è completamente diverso dal precedente. Ci sono dei pezzi "piano rock", come quelli che avevano reso famosa la band due anni prima, ma stavolta sono affogati nell'angoscia. Ci sono dei pezzi con atmosfere più rarefatte e inquietanti, ci sono un paio di concessioni alla solarità come nel disco precedente. Ma in generale l'atmosera è cupa e angosciante.
Anche i testi fanno lo stesso, pieni di domande a se stessi, a volte scomode, e pieni di considerazioni sul mondo che ci circonda pieno di inquietudini. Lo stesso finale, la splendida The Frog Prince, ha un motivetto che resta in testa ma in realtà è una disperato urlo di dolore, così come (ma più sommessamente) la precedente Broken Toy.

Ma, in definitiva, tutto il disco è un capolavoro. Non è un disco facilissimo ma è comunque pop della migliore fattura, con una scrittura perfetta e una realizzazione se possibile ancora migliore.
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Vecchio 25-01-2019, 21.53.55
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Predefinito lo specchio dell'anima

Ogni persona che entra nelle nostre vite in maniera profonda, anche per pochissimo tempo, lascia sempre una traccia.
Ognuno ha lasciato qualcosa.

Lei, la lei di questo post, ha lasciato alcune prime volte (il mio primo panino con la milza, il mio primo concerto di Stefano Bollani) e altre non prime volte. In più ha lasciato l'idea dell'iscrizione a uno dei due siti che più influenzano la mia vita. L'altro, è ovvio, è questo.

Era iscritta anche qui, in effetti, ed è ancora iscritta (pochissimi forumisti hanno chiesto la cancellazione, per fortuna), ma non entra qui da sette anni, quindi ipotizziamo che se ne sia dimenticata, o magari non pensi neanche che esista più, o più semplicemente se ne frega, come se ne frega il 99% di quelli che hanno lasciato un segno qui.
Però l'altro sito lo usava ancora. Era stata lei a suggerirmi di usarlo e a farmici iscrivere, una settimana prima di vederci per l'ultima volta e sei giorni prima che mi lasciasse un segno più o meno profondo. In ogni caso mi sono iscritto, e ho fatto iscrivere un sacco di gente, che non l'ha quasi mai usato come avrebbe dovuto essere usato. Io l'ho usato e lo uso ogni giorno; lei, nel suo piccolo, lo usava pure. Forse lo usava essendosi dimenticata di starlo usando (funziona, con quel sito: lo si può usare anche passivamente) o forse ogni tanto ci passava e controllava le sue statistiche, e chissà, magari controllava anche le statistiche dei suoi "amici" lì, me incluso. Non ho idea e non posso saperlo, non ci sentiamo da più di dodici anni.

Finché a maggio ha smesso di usarlo. Me ne sono accorto per caso mesi dopo, quando ho visto che il suo profilo era fermo lì. Era implausibile che avesse smesso di ascoltare musica, così ho semplicemente pensato che, magari, dopo una formattazione del pc non avesse più scaricato l'applicazione. Mi dispiaceva, in fondo, perché era stata lei a suggerirmi di iscrivermi.
Io ho continuato ad usarlo attivamente ogni giorno fino ad oggi e finché vivrà.

E comunque, adesso, è tornata. Ho visto che ha ascoltato molta musica negli ultimi giorni, ed era musica "random" (cioè, non interi album ma pezzi sparsi di vari artisti), attraverso la quale è impossibile guardare nell'anima.
Nella mia anima, invece, ci si può guardare, scorrendo la lista dei pezzi che ascolto, dei dischi che adoro, degli artisti che canto e che mi emozionano.
Un po' come quando vado a casa di qualcuno e vado subito a vedere che libri ci sono esposti in libreria. Io, ad esempio, so già che dovrò fare la "selezione perfetta".
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Vecchio 26-01-2019, 04.47.40
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Predefinito l'isola deserta: alex britti - .23

Quando uscì questo disco di Britti pensai che fosse il migliore che avesse mai fatto, e avevo ragione. I due successivi (tre se contiamo che l'ultimo è diviso in due mini-cd) sono stati decisamente "minori". Qui, invece, Britti è al massimo.
E quando uscì questo disco lo trovai perfetto. Lo penso ancora, ma negli ultimi anni l'ho ascoltato veramente poco. Ma scorrendo la lista e arrivando a Britti non posso non parlarne qui.

Prima nota di merito: è il primo disco interamente suonato. Fino al precedente Festa aveva usato molta elettronica, soprattutto per le batterie (quasi sempre drum machine o addirittura campionate), mentre in .23 le batterie sono tutte autentiche, probabilmente in seguito all'album dal vivo unplugged pubblicato l'anno prima. Questo rende il suono molto più caldo, a tratti persino jazz.
Seconda nota di merito: la scrittura è a livelli altissimi. "Sono solo canzonette" come canta il suo idolo di sempre, ma sono grandi canzonette. "Buona fortuna" è una splendida canzone su un amore finito con un assolo finale infinito (e meraviglioso) e un andamento leggermente funkeggiante, quasi anni '70. Il funk torna preponderante in "Esci piano", splendido esperimento che mescola il funk, appunto, con il blues. Una bellissima canzone anche qui su un amore finito, ma cinica e cattiva com'è giusto forse essere a volte.
Non c'è solo amore finito: "Vieni qui" e soprattutto "Così come sei" sono splendide canzoni d'amore "presente", mai troppo melense ma decisamente commoventi. Ci sono poi le solite canzoni "divertenti" alla Britti; in questo caso "Venite tutti a Roma" è una specie di pubblicità turistica della capitale.

Qui Britti è al massimo. Scrive bene, arrangia ancora meglio e suona benissimo. La chitarra è la sua, si sente benissimo, e anche il resto dell'arrangiamento contribuisce a fare di questo disco un capolavoro. Purtroppo non ripetuto, ma ci si accontenta.
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Devo stare calma
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