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Vecchio 23-07-2018, 16.45.19
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Predefinito Intervista a "La Gazzetta dello Sport"

Intervista Jovanotti a "La Gazzetta dello Sport"
23/07/2018

Jovanotti: "In bici mi scarico e mentre pedalo nascono canzoni"
Nell’ultimo numero del nostro settimanale, ecco l’intervista esclusiva a Lorenzo che, dopo una mega tournée da 67 date, è già in sella con la maglia del Giro. E qui ci racconta la storia di un grande amore

Una tournée trionfale e massacrante, 67 date, adrenalina, fatica, emozioni. Uno pensa: adesso si stende su un lettino in riva al mare e non si muove per un mese. E invece… Nel primo post dopo l’ultimo concerto ti scopriamo in bici con la maglia rosa (noi ragazzi del Giro ne siamo orgogliosi). Jovanotti, è così che ti riposi?
“Risposta esatta! Inoltre la stanchezza di un tour così è fatta anche di molta gioia, quindi più che riposo serve scarico di adrenalina e la bici è perfetta. Poi per il mestiere che faccio mi imbarazza anche solo scrivere la parola stanchezza”.

Il titolo di questa intervista potrebbe essere “Ho voluto la bicicletta. E ora pedalo…”. Banale ma obbligato: che rapporto hai con la bici? Cosa rappresenta nel tuo immaginario personale?
“Da bambino era un oggetto del desiderio irraggiungibile, guardavo le bici da cross con manubri pazzeschi degli altri e io avevo una specie di imitazione di Graziella mezza scassata. Tanti anni dopo, quando ebbi successo, un giorno passando davanti a una vetrina ne vidi una da corsa bellissima e decisi di comprarla anche solo per tenerla in casa come soprammobile. Invece dopo la prima uscita è diventata una passione”.

In sella ti senti più passista, velocista o grimpeur? E nella vita?
“Mi piacciono le salite lunghe, quelle in cui prendo il mio ritmo e lo tengo fino alla fine aumentandolo verso la cima”.
A proposito, si dice (esagerando) che lo sport sia una metafora della vita: c‘è qualcosa di simile nel tuo rapporto con la bici? Ti ha insegnato cose importanti o è soprattutto sintonia col corpo?
“Mi insegna ad ascoltarmi. E soprattutto la fatica, il recupero. E che in cima a una salita poi si scollina e che scollinare in testa è una grande figata». Quando l’hai scoperta? Ti ricordi la tua prima bici? «Era quella passata di mano dai due fratelli più grandi, e il mio babbo guardava sempre il Giro dopo pranzo prima di tornare al lavoro”.
Portami via con te: sei tu che porti lei da qualche parte o lei che porta te? “Andiamo insieme”.
Quando sei in giro in bici che cosa ascolti, se ascolti?
“Niente, è pericoloso sentire musica in strada, lo sconsiglio”.
E che cosa ti viene da cantare?
“Spesso penso ai miei testi da fare, allora mi fermo se mi viene un’idea e la registro nel cellulare”.
Tra le tue canzoni ce n’è una (o più d’una) che è nata mentre pedalavi?
“Pezzi di canzoni molte, l’attacco e tanti passaggi de ‘il più grande spettacolo dopo il big bang’, per esempio».
Allora, saranno 52 il prossimo settembre… Sei sempre un ragazzo? E sei sempre fortunato? Quanto c’entra la passione per lo sport e il benessere fisico in questo?
“Sono fortunato ad essere sempre più innamorato della musica e della vita, questo sì, ma cerco di meritarmelo tutti i giorni”.
Dacci tre ombelichi del mondo. Più uno se proprio non ci stai dentro.
“L’Appennino lontano dalle città quando si inizia a salire. New York. E ovunque mi trovi adesso”.
Mi fido di te: di chi ti fidi davvero?
“Dei segni. Del futuro”.
La bici non tradisce mai? “Lei no, il ciclista a volte...”.

C'è una tribù che balla, ma c’è una tribù (sempre più numerosa) che va in bicicletta: ci vedi un filo rosa, un valore, un’idea, che accomuna tutti questi appassionati o sono un plotone sparso?
“È un’esperienza fisica, del corpo, dello spirito, ti riconnette con elementi essenziali e irrinunciabili che passando tante ore connessi si atrofizzano, e invece il corpo va costantemente tenuto sveglio, fa bene anche allo spirito. E poi è per tutti, ognuno ha il suo ritmo, e non fa male alle ginocchia e alla schiena”.
Hai detto che le canzoni non devono necessariamente essere belle, ma devono essere stelle. Di che cosa è fatta una stella?
“Energia. Tempo, materia ed energia, tutto quello che c’è”.
Quali sono le tue stelle polari nelle seguenti categorie: •Canzone di Jovanotti:
“La prossima, chiaro!”.
Canzone o musica di altri:
“Mi servono cento pagine anche solo per entrare in argomento. Ma se proprio insisti, dico il blues delle origini”.
Star del ciclismo:
“Marco Pantani”.
Star dello sport: “Marco Pantani, Vale Rossi, Muhammad Ali, Giovanni Soldini, Bebe Vio, LeBron James”.

Star della letteratura: “Gabo Marquez, Joseph Conrad, Roberto Bolano, Omero”.
Star della storia:
“Enerst Shakleton. Gli esploratori, i grandi navigatori, gli innovatori in tutti i campi”.
In “Oh, Vita” citi Valentino Rossi. Quali altri sport segui e pratichi? Come mai ti rilassi e ti senti libero pedalando piuttosto che correndo o nuotando?
“Seguo le moto, la bici, tutte le Olimpiadi, i playoff NBA e le finali di qualsiasi cosa”.

CR7 alla Juve a 60 milioni l’anno. Speciale o immorale?
“Speciale. È un grandissimo campione, la cifra fa impressione ma va pensata come un investimento industriale e se possibile bisogna godersi lo spettacolo e pensare che questo ragazzo d’oro viene da Madeira. Hai presente quanto è piccola Madeira? Anche questa è la magia dello sport”.
In concerto sembri tarantolato. L’energia ti viene solo dall’adrenalina perché fai una cosa che ti piace o dietro c’è una preparazione atletica? Quanto ti alleni? Come ti prepari?
“Mi alleno quanto basta per potermi sentire libero di lasciarmi andare sul palco senza pagarne troppo le conseguenze il giorno dopo. Allenarmi mi piace, non è un sacrificio. Poi quando si è in fonema sul palco è più divertente”.
Raccontaci la tua dieta durante la tournée e soprattutto il segreto delle uova alla Lorenzo.
“La mia dieta è fatta di verdure crude o al vapore, proteine in gran parte dalle uova, molta frutta secca di qualità, pochissimo zucchero, quasi zero”.
Torniamo in sella. Una cosa è chiara: per te la bici è viaggio. Come ti è venuto in mente di fare 3000 chilometri in Nuova Zelanda? Anzi in Jova Zelanda…
“Viaggiare in bici è bellissimo, un vero trip, la Nuova Zelanda perché semplicemente era lontana e pensavo anche vuota, invece le strade principali sono piene di macchine e camion. Comunque un posto pazzesco da vedere in bici”.

Stai studiando un altro viaggio tipo quello?
“Sempre. Almeno tre o quattro mete su cui fantasticare”.
Perché certi viaggi è meglio farli da solo?
“Non credo sia meglio in assoluto. È meglio per me, perché vivo immerso per lunghi periodi nella folla e mi piace fare esperienza del contrario, sono sempre stato uno che non si sente a disagio da solo, e nemmeno tra la gente”.
La tua famiglia è un po’ gelosa della bicicletta?
“No!”.
Qual è il tuo giro classico quando sei in Italia?
“Appennino umbro toscano, ormai ne conosco ogni centimetro...”.
New York non è una città per vecchi e neppure per ciclisti, salvo Central Park: come te la cavi quando sei lì?
“Central Park non mi piace in bici, è una ruota per criceti. Invece se attraversi il Washington Bridge ad Harlem dopo un km sei nel mezzo del nulla, in mezzo ai boschi, non ci puoi credere che NY è lì a un passo”.
Hai una bicicletta preferita ed è sempre una Pinarello. Ne cambi una all’anno. Dai un nome a ciascuna? E le vecchie continui a usarle almeno un po’?
“Ne cambio una ogni tre anni in realtà. No, non sono feticista con i mezzi di trasporto, di solito mi piace il più nuovo”.
Ci sono giorni in cui ti piacerebbe salire in bici e non sul palco?
“No, il palco è sempre il luogo dove mi sento meglio”

Il tuo primo album si intitolava ‘Jovanotti for President’. Noi ci stiamo, siamo pronti a votarti. Ma l’Italia è un Paese difficile, e forse incarognito, di questi tempi: ogni giorno sembra un Mortirolo. Tu vivi nel mondo e tenti di pensare positivo: tre pensieri, o anche solo tre parole, da portarsi nello zaino per scollinare questo momentaccio. Per superare la salita, arrivare al traguardo, tornare ‘a far festa’ tutti insieme almeno un po’ …
“Non credo sia un ‘momentaccio’ peggiore di altri, è solo un grande passaggio epocale in cui cambiano gli strumenti, ma l’essere umano è sempre quello lì. È in atto una mutazione, e durante le mutazioni si percepisce solo il caos, e nel caos si tende a concentrarsi sui dettagli perché guardare il quadro generale è impegnativo, ma il quadro generale è sostanzialmente in viaggio verso il progresso. Ci sono molte ragioni per essere ottimisti. L’incattivimento riguarda più i media e i social network della vita reale. Nella realtà le persone sono persone, il mondo è complesso ma migliore di come ne esce se uno lo osserva attraverso twitter o le homepage. È difficile cambiare gli altri quando non si è in grado per pigrizia di cambiare niente in noi stessi, ammetterlo aiuta a rilassarsi e a ristabilire le priorità, la mia priorità non è sapere cosa è successo stamattina a Montecitorio. Come disse Kurt Vonnegut ai suoi studenti ‘quando siete felici, fateci caso’”.
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tu mi hai insegnato ad amare la mattina il pane caldo e la malinconia la bella vita quella che auguro ai miei amici, a chi si perde tra mille incroci, e a chi la augura pure a me guarda sempre in faccia il mondo e non avere paura di niente il più incredibile spettacolo di un uomo che pensava di essere da solo, poi ha incontrato te la vita comoda non fa per noi, che siamo nati con il ritmo addosso non si può scegliere un sogno, non si può scegliere!
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