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  #8481  
Vecchio 18-10-2020, 02.51.49
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Predefinito 3-3

Oggi Ale, d'accordo con me, ha scommesso nove euro sul 3-3 come risultato esatto del derby di Milano di oggi pomeriggio. Non abbiamo vinto, purtroppo, e in effetti era decisamente improbabile. Ma è stato un modo di tributare il nostro passato e di tributare in particolare un aneddoto che domani compie vent'anni. E allora lo racconterò domani, per la serie "la rosa dei 20".

(post scritto ascoltando Mi Ero Perso Il Cuore di Cristiano Godano)
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Vecchio 19-10-2020, 02.06.22
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Predefinito la rosa dei 20: 18 ottobre 2000

Questa la devo proprio raccontare, stiamo ancora ridendo.
Oggi è stato l'anniversario di matrimonio di zia Enza e zio Saro. Erano 25 anni, così hanno organizzato una cerimonia in chiesa (adesso che sono diventati super religiosi, poi...) e un ricevimento da qualche parte sull'Etna. Lì Ale mi ha fatto una proposta un po' strana, più che altro perché di proposte non me ne fa spesso, ma lo capisco: ha ventun anni, io quattordici, perché dovrebbe perdere tempo con me, anche se forse sarebbe la cosa più bella del mondo? Insomma, mi ha detto che stasera ci sarebbe stata Milan-Barcellona, e si sentiva che sarebbe finita 3-3. Mi ha proposto di scommetterci sopra in qualche centro scommesse, e poi di guardare insieme la partita. Della partita non m'interessava molto, ma almeno era l'occasione per stare un po' con lui, così ho accettato.
Siamo andati via quando sono andati via anche i suoi genitori, felici per il traguardo matrimoniale raggiunto, e con noi c'era anche nostro cugino Marco. Io gli ho subito detto "Ale, con me non ho un centesimo", così siamo passati da casa mia. Ho aperto il portafogli, ho racimolato tutto quello che potevo trovare e ho raccattato quattro biglietti da mille lire. Lui ne aveva cinque. Ho chiesto a Marco se poteva prestarmene uno, in modo da scommettere diecimila lire tonde, ma Marco ci ha presi per pazzi. "Cioè, voi scommettereste novemila lire? E quante ne vincereste?" mi ha chiesto ridendo. "Beh, il 3-3 è dato a sessanta, quindi ne vinceremmo cinquecentoquarantamila..." e qui ha iniziato a ridere ancora di più. Amen, l'abbiamo accompagnato a casa e poi siamo andati a scommettere le nostre novemila lire sul 3-3 di Milan-Barcellona. Poi siamo andati a casa sua a vedere la partita: immaginavo che l'avremmo guardata con distrazione, magari alternando qualche minuto di partita con un round del nostro videogioco della pesca a cui giochiamo di solito d'estate.
Invece, a fine primo tempo stavano 3-2. Sembrava impossibile, lo so. Poi c'è stato il gol del pareggio, e da lì abbiamo smesso di parlare. Ogni volta che una delle due squadre si avvicinava alla porta avversaria noi chiudevamo gli occhi, perché un gol, un gol qualsiasi, avrebbe fatto naufragare i nostri sogni di gloria.
Alla fine è finita 3-3, e abbiamo esultato come se avessimo vinto lo scudetto (no, non so cosa si provi a vincerlo), o ancora meglio la coppa dei campioni (tantomeno). Ma abbiamo esultato come i matti, ci siamo abbracciati e ci siamo detti che ricorderemo questo momento per tutta la vita.
Mi ha riaccompagnato a casa. Domani, dopo scuola, gli telefono e andiamo a ritirare la vincita.
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  #8483  
Vecchio 19-10-2020, 22.11.48
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Predefinito senza strade

Un paio di giorni fa Luca Carboni ha annunciato la morte di suo papà. L'ha fatto mentre mio papà era accanto a me e non ai soliti mille chilometri di distanza. La cosa, comunque, mi ha turbato.
Forse il mio problema è che mi sono formato musicalmente con gli 883, che mi hanno insegnato una cosa fondamentale: la sincerità. Se racconti una cosa è perché è successa, o perché potrebbe succedere. So che per l'arte non è sempre così (mica tutti i libri scritti in prima persona sono autobiografici, per esempio), ma per la musica nella mia testa lo è. Per carità, poi c'è Raf che canta sempre di amori finiti quando il suo è saldo da più di venticinque anni, ma magari chiunque può scrivere di amori finiti.
Ci sono, però, argomenti più delicati. Ad esempio, se in una canzone canti della morte di tuo papà, e lo fai in maniera davvero commovente, per me tuo papà è morto.

Quando nel 2001 uscì Senza Titolo di Luca Carboni mi innamorai subito della canzone Senza Strade. Non ero ancora un suo "fan" (avevo i suoi ultimi due dischi, ma niente di più), però quella canzone mi aveva scavato qualcosa dentro. Parlava di suo padre in modo così tenero, e con così tanta malinconia dopo la sua morte, che non mi posi neanche il dubbio sulla sua eventuale morte. Suo papà era morto, e anche sua mamma, alla cui era dedicata l'ultima canzone del disco, Madre. Questa però non mi ha mai convinto fino in fondo, mentre Senza Strade è una canzone di una bellezza disarmante. E non solo: ascoltando quella canzone la sentii molto vicina a me. La sentii così vicina che pensai che potesse parlare di me, di me e di mio papà. Da quel giorno, a causa di quella bellissima canzone, iniziai a pensare che un giorno mio papà non ci sarà più. È abbastanza più anziano di me, e anche di mia mamma, e sì, prima o poi inevitabilmente succederà. Da quel giorno, comunque, la cosa ha iniziato a venirmi in mente, nonostante fosse e sia perfettamente in salute.

E insomma, Luca Carboni aveva "mentito" quando ha scritto quella canzone sulla morte di suo padre, ma glielo perdono, perché comunque ha scritto un capolavoro. Mio papà non lo sa, non gliel'ho mai fatta sentire, non voglio farlo preoccupare prima del tempo. Quando la ascolto penso a lui e penso al bene che ci vogliamo.

Mio papà è stato qui da giovedì sera a stamattina. Si è mostrato il tuttologo che è durante la cena con Grazia e Franz la prima sera, in occasione della quale ha cucinato la salsiccia portata apposta da Grammichele; l'indomani mattina è andato in giro per il centro di Padova con la mamma di Vero (l'anno scorso, quando era venuto a trovarmi all'indomani del nostro trasloco, non era praticamente mai uscito di casa a causa del caldo torrido); mentre ero a lavoro ha montato la nostra nuova libreria in camera da letto col papà di Vero, che poi si è fermato per cena; sabato mattina c'è stato il primo momentone; di pomeriggio abbiamo visto la tappa del Giro d'Italia del giorno prima, che era passato dalle "mie salite venete" (quelle vicino l'ex casa di Vero), e poi quella sull'Etna lungo le "nostre salite dell'Etna"; dopo cena abbiamo finito di guardare il primo spettacolo teatrale di Ficarra e Picone, che avevamo iniziato a guardare un paio di sere prima con Vero e che io e mio papà avremo visto mille volte una ventina di anni fa; ieri mattina abbiamo fatto un'escursione sui colli senza Vero (rimasta a studiare) ma con una delle sorelle ed il marito; siamo andati a pranzo fuori con Vero e i suoi genitori, e poi prima di cena c'è stato il secondo momentone; dopo cena siamo rimasti un po' a chiacchierare e poi siamo andati a dormire; stamattina l'ho accompagnato alla fermata dell'autobus e l'ho guardato salire sul 9, poi sono salito sulla mia bici e sono andato per lavoro, accertandomi che nel frattempo arrivasse in aeroporto. Adesso è a casa, tra poco lo chiamo.

Insomma, è stato un fine settimana perfetto. Lo è stato per quello che abbiamo fatto (tantissime cose, a differenza dell'anno scorso) e per l'affetto che provo per lui. Ci sono stati anche due momentoni, uno dei quali programmato e l'altro completamente inaspettato, ma probabilmente meritano due post a parte.

Intanto, c'è una canzone che mi fa scendere sempre una lacrimuccia, forse oggi più del solito.

(post scritto ascoltando La Fantastica Storia Del Pifferaio Magico di Edoardo Bennato)
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  #8484  
Vecchio 19-10-2020, 22.16.28
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Predefinito senza strade, senza titolo

Luca Carboni - Senza Strade <--- la più bella canzone su un genitore scomparso, ammesso che la categoria esista

Mio padre mi portava al porto
A vedere le navi partire le navi tornare
Le barche vecchie dei pescatori che cucivano le reti
Bruciati dal sole e dal mare
A volte calmo e tranquillo come un campo in pianura
A volte faceva paura

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

Guardavo mio padre guardare mio padre sognare
O forse solo ricordare
Lui rideva un po' con gli occhi
Scrutando il cielo e l'orizzonte mentre mi stringeva forte
Mi diceva "ascolta il vento senti com'è fresco il maestrale
E com'è bello viaggiare"

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

"Un giorno tu potrai capire che viaggiando tutto il male potrà scivolare via
Come l'acqua sulla prua potrai voltarti indietro e vedere la sua scia
E che la cosa più importante non è dove potrai arrivare
Ma che ogni giorno non sia normale"

Era lì di fronte a noi immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a noi immenso senza strade

Poi una notte di settembre soffiava forte il vento
E lui se ne è andato via
Stavo in silenzio e non piangevo
E mi voltavo indietro per cercare quella scia
Però mi sono sentito solo e perso in mezzo al buio non sapevo cosa fare

Perché era lì di fronte a me immenso senza strade il mare
Era lì di fronte a me immenso senza strade
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  #8485  
Vecchio 20-10-2020, 03.14.58
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Predefinito la rosa dei 20: 19 ottobre 2000

Stamattina siamo usciti prima da scuola per assemblea sindacale. In qualsiasi altro giorno sarei andato con Claudio a casa sua a giocare a Wipeout 3, ma oggi no: oggi sono andato a piedi in Piazza Stesicoro, ho cercato una cabina telefonica e ho chiamato Ale a casa per dirgli che, appunto, ero uscito prima e potevo andare subito da lui a riscuotere la mia parte della vincita di ieri. Poi, appena ho riattaccato la cornetta della cabina, ho pensato che coi soldi della vincita potrei comprarmi un cellulare: sono l'unico in classe a non averlo ancora, ma la cosa non mi pesa; più che altro mi piace questa cosa degli SMS dello scrivere poche parole a poco prezzo. Mi sa che ne prenderò uno.
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  #8486  
Vecchio 21-10-2020, 22.05.08
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Predefinito primo momentone

Nell'estate del 2008 io e mio papà abbiamo fatto un viaggio in bici da Passau a Vienna.
Nell'estate del 2009 siamo ripartiti, sempre in bici, da Vienna e siamo arrivati a Budapest.
Nell'estate del 2011 abbiamo fatto un terzo viaggio. Erano cambiate diverse cose: mio nonno era morto, mio fratello era diventato testimone di Geova e io ero andato a studiare a Padova. Ciononostante siamo riusciti lo stesso a fare un terzo viaggio, unendo anche la mia nuova locazione: lui è atterrato a Verona, ci siamo incontrati in stazione e lì abbiamo preso un treno per Innsbruck. Da lì abbiamo pedalato fino a Passau, o almeno, era quella la nostra destinazione teorica. Peccato che invece il pacchetto prevedesse l'arrivo a Scharding, una ventina di chilometri prima di Passau. Noi invece volevamo arrivare proprio lì, un po' per chiudere il cerchio, visto che tre anni prima eravamo partiti da lì, e un po' perché la confluenza dei fiumi Danubio e Inn (e Ilz, in misura minore) è davvero una delle cose più belle mai viste, e il fatto che mi emozioni ogni volta che a Fiera di Primiero vedo il torrente Canali confluire nel torrente Cismon deriva certamente da quello. In ogni caso, il giorno dell'ultima tappa abbiamo come due matti, senza fermarci mai o quasi, in modo da superare Scharding, arrivare a Passau e poi tornare dopo essere stati al "punto di partenza" di tre anni fa. Ce l'abbiamo fatta: abbiamo riconosciuto la confluenza dei fiumi (come dimenticarla, in fondo?) e anche la discesina ciclabile che dà il via al percorso del nostro giro del 2008.
Non c'è mai stato un quarto viaggio: mia nonna poco dopo si è aggravata ed ha vincolato i viaggi dei miei genitori, che da allora non sono mai più partiti insieme (neanche per la mia laurea) e se sono partiti da soli non l'hanno fatto per più di qualche giorno, e quindi addio, viaggi in bici. Era come se lo sentissimo, che quel terzo viaggio sarebbe stato l'ultimo: abbiamo pedalato come due matti per chiudere il cerchio.
In realtà durante il viaggio di ritorno abbiamo anche immaginato un quarto viaggio, l'anno dopo, ma per i suddetti motivi non è più stato possibile.

Sabato scorso io e mio papà abbiamo fatto un giro in bici. Era già capitato l'anno scorso, pochi giorni dopo che io e Vero c'eravamo trasferiti nella nostra casa: eravamo andati a prendere le pizze in bici e mi ha detto "ti ricordi dei nostri viaggi in giro per l'Europa?". Tra l'altro, mi aveva detto la stessa cosa quando, la prima notte, eravamo stati "costretti" a dormire insieme perché ancora c'era un letto solo, e così quella notte mi ha detto "l'ultima volta che abbiamo dormito insieme era per i nostri viaggi in bici".
In ogni caso, sabato scorso io e mio papà abbiamo fatto un giro in bici. Con noi è venuto anche il papà di Veronica, a cui mio papà si è molto legato, e che ci ha portato due bici elettriche per loro due. Io sono andato con la bici non elettrica, ovviamente, ma sono ben lontano dalla settantina (qualche anno in più mio papà, qualche anno in meno quello di Vero). Il giro in programma, poi, era totalmente pianeggiante: abbiamo percorso metà dell'anello ciclabile di Padova, in senso orario, prendendolo dall'ingresso più vicino a casa nostra (a Tencarola) e arrivando fino a Cadoneghe, per poi tornare a casa tagliando dalla città.
Mio papà non ha fatto nessuna fatica con la bici elettrica, ovviamente, e neanch'io, visto il percorso completamente pianeggiante. Niente a che vedere con le giornate talvolta massacranti dei nostri giri in Europa (chissà perché, è sempre stato il secondo giorno quello più stancante). Ma poi ci siamo fatti scattare una foto lungo il Brenta, che volendo poteva anche sembrare l'Inn o il Danubio, in quel punto, vista la sua portata.
penso che la regalerò a Natale a mio papà, affiancata a una dei nostri altri viaggi.

Non è stata la stessa cosa, è vero, ma è già qualcosa.

(post scritto ascoltando You've Always Been There di The Jaded Hearts Club)
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Vecchio 22-10-2020, 22.05.09
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Predefinito 21 ottobre

Incredibile come possano essere successe tante cose in un giorno solo.

Due sono successe proprio contemporaneamente: a diverse centinaia di chilometri di distanza sono nate due persone che si sono iscritte al forum e poi sono diventate anche amiche. Si sono incontrate solo una volta, in occasione di un concerto (a cui credo partecipassero anche altri forumisti, nonostante non fosse di Jovanotti) e ho un video "ufficiale" di quel concerto, di una delle pochissime canzoni che conosco di quel gruppo (e che mi piace pure, la canzone dico), in cui si vedono inquadrate mentre saltano sotto il palco.
Il bello è che queste due persone, per motivi completamente diversi tra loro, sono entrate in relazione con me, e addirittura una mi ha fatto "tradire" l'altra (anzi: per una ho tradito l'altra, ché la responsabilità è mia, non voglio passare per quello che ha subito la cosa, tutt'altro). E quindi, alla fine, una ha vinto e l'altra ha perso, anche per la Storia: una viene ricordata come "una presenza fondamentale di un periodo della mia vita", addirittura "la mia migliore amica dei miei diciannove anni", e pure "una persona con cui ho tantissimi ricordi, molto belli prima, meno belli poi; l'altra ha perso, semplicemente, e la penso molto raramente. Non sento entrambe da anni, la "vincente" da più di un decennio.

L'altra è una morte, invece. Attesa e comunque triste, vissuta quando il 21 ottobre, ormai, non aveva più significato per me. E invece ha ripreso ad avercelo proprio per quella morte. Ogni 21 ottobre. Impossibile dimenticarlo.

(post scritto ascoltando The Headphone Masterpiece di Cody ChesnuTT)
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Vecchio 24-10-2020, 03.59.48
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Predefinito San Siro, 20 luglio 2005

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Vecchio 24-10-2020, 12.43.31
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Predefinito non pensavo, ma c'è anche su youtube, non solo sul mio hard disk da 14 anni

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Predefinito U2 (che si pronuncia anche come "voi due")

Non mi aspettavo di trovare quel video su Youtube. Ero convinto di avercelo solo io; oddio, io e un numero limitato di persone, magari ampio ma comunque limitato, e invece ho scoperto che è di dominio pubblico.
La qualità del video caricato su Youtube, però, è più bassa di quella del video che io ho sull'hard disk (e da cui ho preso il fotogramma). Mi sono chiesto come mai, e soprattutto quanto dovesse occupare il file che ho, così ho cliccato col pulsante destro sul file e ho visto le sue proprietà. Occupa 60 mega, ma non è questo il punto. Il punto è la data di creazione: "19 luglio 2006".
Non è una data a caso. È vero, è un anno meno un giorno dopo il concerto, ma è anche la sera prima dell'arrivo di una delle due gemelle. Anzi, la notte prima, perché il file è datato poco dopo mezzanotte. Me lo aveva mandato Giulia, esaltatissima dal fatto che lei e la gemella comparivano in qualche fotogramma ("guarda al secondo 23!" mi scrisse su msn subito dopo avermelo inviato). L'indomani mattina arrivò la sua gemella.

Con lei ero stato chiaro: vieni qui, stai due settimane, quello che succede succede, ma poi non voglio più avere un legame. Lei all'inizio si era arrabbiata, poi sembrava aver accettato la cosa, ma in realtà in quelle due settimane fece il possibile per farmi cambiare idea. Non ci riuscì: l'accompagnai all'aeroporto dicendole che, appunto, era finita. Poi l'indomani tornai in aeroporto per partire io, stavolta, con gli SQUOT, per il nostro terzo viaggio insieme, stavolta a Nizza.
Durante le due settimane, però, era successa una cosa. Una cosa che non riesco a non vedere come una specie di tradimento. Un tradimento perpetrato da me ai danni della gemella. Andò così: un pomeriggio (eravamo nella mia casa in campagna) la gemella chiamò Giulia. Le due non si sentivano più tantissimo, mentre io mi ero legato tantissimo a Giulia, tant'è che l'ho consegnata alla storia come "la mia migliore amica dei miei diciannove anni". In realtà la gemella teneva tantissimo a lei, ma lei non ne voleva più sapere, anche se non aveva il coraggio di dirglielo. Per questo tra me e lei la cosa era stata un po' clandestina: sapere che ci sentivamo di continuo per la gemella non sarebbe stato il massimo.
Comunque, dicevo, ci fu quella telefonata. "Come state?" chiese alla gemella, poi qualche domanda di circostanza, e alla fine quel "mi passi Gà?". È una scena che ho davanti agli occhi: la gemella che mi passa il telefono e Giulia che mi dice "ho deciso di venirti a trovare". Ovviamente mantenni il riserbo più totale sulla cosa, e lo feci anche mentre ero a Nizza (quando mi telefonò di nuovo per ribadirmelo) e anche dopo, quando ci sentimmo per organizzarci. Arrivò esattamente un mese dopo la gemella (e quindi un mese dopo l'invio del video degli U2) e rimase sei giorni, ampiamente raccontati altrove (li ricordo ancora a memoria).

Questo può essere configurato come tradimento? Beh, probabilmente sì. Avrei dovuto dire alla gemella "senti, con te non si fa praticamente più sentire ma io e lei ci stiamo persino per incontrare", e invece non feci niente. E non le dissi niente neanche quando, nei mesi successivi, Giulia iniziò ad allontanarsi, per poi sparire per sempre.
Ho tradito. Non carnalmente, forse neanche mentalmente, ma moralmente sì. Probabilmente mi sono meritato tutto quello che è successo dopo.

Comunque, gli U2. Qualche anno fa sono sicuro di aver scritto un post (che non saprei neanche come cercare) in cui spiegavo come io sia inconsciamente e stupidamente convinto che le persone siano rimaste come quando sono uscite dalla mia vita, e quindi se penso agli U2 penso a Giulia, visto che fino a quattordici anni fa erano il suo gruppo preferito. Ovviamente nei quattordici anni successivi potrebbe benissimo aver cambiato idea. Io, ad esempio, non l'ho fatto: ho scoperto i Manic Street Preachers quattordici anni fa, sono diventati presto il mio gruppo preferito e lo sono ancora. Però non pretendo che sia lo stesso per lei con gli U2, oppure con Baricco, per fare un altro esempio.
E quindi quando sento parlare di U2, gruppo di cui tra l'altro conosco davvero pochissime canzoni, penso a lei. Penso a quando mi raccontò della fase "alternativa" di Zooropa, del presunto significato del conto all'inizio di Vertigo, e ovviamente del concerto dell'anno prima. Altro non so.

Ah no, una cosa la so: che ad aprire quel concerto sono stati gli Ash, che immagino lei non conoscesse, o comunque non ne fosse fan. Neanch'io, all'epoca: da qualche anno, invece, sono uno dei "miei" gruppi, soprattutto in quel periodo in cui Charlotte Hatherley era la loro chitarrista. Immagino ascoltare Orpheus in mezzo a decine di migliaia di persone...
...ma probabilmente non c'avrà fatto neanche caso.

(post scritto ascoltando La Descrizione Di Un Attimo dei Tiromancino)
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Predefinito two months off

Quando arriverà il giorno del giudizio ci sarà solo una risposta che potrà farmi accettare il tutto: "sono omosessuale".
O anche "sono bisessuale".
Oppure "sono pansessuale".
Insomma, qualcosa che mi faccia capire che c'è di mezzo la sessualità, in qualche modo.
Perché sennò non c'ho davvero capito niente.

(post scritto ascoltando Jaiss Clubmix Vol. 1 di. AA. VV.)
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Predefinito me and monkey island (2)

Per il mio undicesimo compleanno mi feci regalare Monkey Island 2, comprandolo nel negozio vicino alla mia scuola media che, diversi anni dopo, avrei scoperto essere della mamma di Martino (che avrei conosciuto solo più avanti).
Lo trovai difficilissimo, quasi infernale, e lo stesso lo penso anche adesso che lo conosco a memoria: ci sono diversi passaggi complicatissimi e a cui mi sembra difficilissimo pensare senza aver utilizzato le soluzioni. Ecco perché non me lo sono goduto così tanto, forse: giocare ad un'avventura grafica con le soluzioni equivale a togliersi tre quarti del divertimento, però se hai undici anni e ti mettono davanti ad una sfida immane, probabilmente non c'è altro da fare. Ci giocai un paio di volte, poi a Natale arrivò Monkey Island 3 (nel senso che uscì proprio in quel momento, non fu un mio recupero a distanza di anni) e il 2 finì un po' nel dimenticatoio. Certo, c'ho giocato tutte le volte che ho fatto un revival completo (come quello che sto facendo adesso).

Stamattina l'ho completato. In effetti Vero ha avuto ragione quando, avvicinandosi a me che giocavo, mi ha detto "ma cosa ci trovi nel giocare per l'ennesima volta a un videogioco che conosci già a memoria e sai benissimo cosa devi fare?". Ha ragione, almeno in questo caso. Certo, c'è sempre tutta la storia del "tornare in posti in cui hai passato momenti bellissimi", ma il livello di sfida è pari a zero e allora forse non è più un videogioco, somiglia di più a un film. A differenza dell'1 stavolta ci sono stati un paio di momenti in cui mi sono accorto che mi serviva un oggetto che non avevo ancora raccolto, ma è perché lo conosco meno "a memoria".

E adesso, via per una nuova avventura!

(post scritto ascoltando Song Machine, Seasone One: Strange Timez dei Gorillaz)
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Vecchio 25-10-2020, 23.01.00
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Predefinito secondo momentone/1

Esattamente una settimana fa, proprio a quest'ora, esattamente sul divano su cui sono seduto, si è consumato un revival improvvisato e soprattutto impensabile. Però, forse, devo partire da lontano (o almeno, voglio farlo).

Avevo cinque anni, andavo in prima elementare e il salone della casa dei miei genitori era ancora un'unica sala (sarebbe stato diviso in due qualche anno dopo per ricavarci una camera in più, e poi sarebbe stato di nuovo riunificato con l'espansione all'appartamento del piano superiore). Su una parete di quel salone c'era un muretto, ad essa perpendicolare, non più alto di un metro. Era il muretto dietro il quale mi nascondevo quando dal computer partiva un lampo.
Mio papà aveva un computer già all'epoca; cosa piuttosto normale, visto che insegnava informatica all'università. Quel computer sarebbe poi passato a me in un eterno gioco di "ti do il mio vecchio computer visto che io me ne compro uno nuovo", gioco poi finito quando ho iniziato a fare sul serio e a costruirmene di miei (col suo aiuto, ovviamente). Quel computer in teoria gli serviva per lavorare, ma ogni tanto succedeva una cosa: mi chiedeva "vuoi che giochiamo a Prince?". Prince, cioè Prince Of Persia, videogioco famosissimo. Per me il termine "gioco" si legava ad oggetti fisici, e invece da allora venne mediato anche da una tastiera e da un monitor. Insomma, un suo amico del gruppo grotte, tale Armando, gli aveva dato un dischetto con su due giochi: uno di Tom & Jerry (orrendo, ma c'ho giocato tantissimo) e poi questo Prince Of Persia. Adoravo quel gioco, ma aveva un piccolo problema: all'inizio, durante la sequenza introduttiva, il cattivo Jaffar lanciava una maledizione sulla principessa sotto forma di lampo bianco che per un attimo copriva tutta l'immagine, con un suonino fastidioso (quello degli speaker del pc, cioè il "bip" che all'epoca era l'unico modo di produrre suoni, prima dell'arrivo delle Sound Blaster). Io, proverbialmente pavido, mi spaventavo così tanto per quell'incantesimo (la combo lampo+suono era terrificante) da dovermi nascondere ogni volta dietro quel muretto. Poi uscivo, mi sedevo accanto a mio papà e iniziavamo a giocare.
Iniziavamo è apparentemente scorretto come termine, dato che lui era l'unico che giocava: io avevo cinque anni, la mia coordinazione occhio-mano non era ancora così sviluppata (mi mancava ancora qualche anno di allenamento) e quindi lui era l'unico a premere i tasti della tastiera. Io, però, in quanto già allora appassionato di labirinti, tenevo traccia degli spostamenti, dei passaggi segreti, dei posti in cui andare, e quindi possiamo dire che giocavamo in due. Livello dopo livello andavamo avanti, fino a quando non riuscimmo a completare il gioco. È stato certamente il mio primo videogioco, nonché il primo videogioco che io abbia mai completato, anche se in effetti lo completò lui. Io, nel mio piccolo, mi divertivo ad annotare sulle pagine finali del mio quadernone d'inglese di prima elementare (che è arrivato fino ai giorni nostri e che è qui, nella mia libreria, come un cimelio della mia vita remota) i nomi (dati da noi) dei nemici, la loro difficoltà, alcuni passaggi segreti, insomma, una specie di almanacco di Prince Of Persia, manoscritto da me, che avevo cinque anni.
C'abbiamo giocato così tanto, e non scherzo, da aver imparato tutto il gioco a memoria. O almeno, io l'ho certamente imparato a memoria, tant'è vero che...beh, si capisce dove voglio arrivare, no?

Domenica scorsa, più o meno a quest'ora (cioè appena prima di cena), Vero stava studiando e io e mio papà eravamo seduti sul divano a chiacchierare, quando gli ho detto: "papi, ti ricordi Prince?". Lui ha sorriso, si ricordava benissimo. Certo, non ci giocava da allora (quindi circa ventotto anni da oggi), ma era ben lieto di rivederlo.
Così ho trovato la cartella di Prince ancora salvata sul mio pc, ma non avevo un emulatore per il DOS, così ho scaricato subito DOSbox e ho chiesto a mio papà se si ricordasse la sintassi. "Non mi ricordo niente" ha detto con gli occhi sgranati, come a dire "è passato davvero tanto tempo". Io, invece, complice il fatto che il DOSbox l'ho usato più volte negli ultimi anni, mi sono dilettato con "cd prince" e sintassi varia, e abbiamo avviato il gioco. Ho visto un sorriso, e poi una risata sonora quando c'è stato il "lampo" dell'incantesimo. "Non mi nascondo più" gli ho detto ridendo. E abbiamo iniziato.
Ho iniziato io, in realtà. Negli ultimi ventinove anni ho giocato ai videogiochi in tempi e intensità diverse, ma non ho mai smesso. Lui, invece, dopo il primo Prince ha giocato solo a un altro gioco, qualche anno dopo: il secondo Prince, altro capolavoro di videogioco. Così gli ho chiesto come mai non avesse mai avuto voglia di giocare a qualcos'altro, e mi ha risposto candidamente: "non mi piacevano i videogiochi, ma so che piacevano a te e allora mi divertivo a giocarci con te". Credo sia un po' il senso della paternità, o almeno del suo modo di viverla.
E così ho giocato io, lui probabilmente sarebbe morto in continuazione. Adesso, io il primo Prince lo conosco veramente a memoria, complice il fatto che qualche anno fa l'ho ripreso con Franz in uno dei nostri revival videoludici. Così andavo spedito, ma stavolta era diverso: stavolta accanto a me c'era lui, la persona che mi ha fatto giocare al mio primo videogioco (oltre ad avermi dato la vita e altre mille cose). Lui, piano piano, ha iniziato a ricordarsi. Il primo livello, in cui prima devi andare a sinistra a prendere la spada e poi a destra per uccidere l'unico nemico del livello e poi uscire. Il secondo livello, con la prima "superlampada" (abbiamo sempre chiamato "lampada" la pozione che ripristinava l'energia, e "superlampada" quella che aggiungeva una tacchetta oltre al limite). Già al terzo livello abbiamo iniziato a ridere come i matti.
C'è un suono che mi è entrato nell'anima e che mi fa tremare le ossa ogni volta che lo sento: il suono della lama di Prince Of Persia. Un po' perché è una trappola un po' splatter, e se il protagonista ci finisce dentro, sbagliando a sincronizzarsi per il passaggio, viene letteralmente segato in due; e un po', in fondo, perché era una cosa che generava ansia. E la stessa ansia era papabile che me la stesse generando anche mentre, ventinove anni dopo e a mille chilometri di distanza, io e mio papà eravamo di nuovo là. È bastato sentire quel suono per farci scoppiare a ridere, e subito dopo ho detto a mio papà "non è cambiato niente da allora, sto tremando dalla paura". Per fortuna in tutta la partita sono morto in mille modi, ma mai tagliato dalle lame.
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Predefinito secondo momentone/2

L'altro elemento degno di nota del terzo livello è stato quello dello scheletro. Tra tutti i nemici che si incontrano nel gioco, nel terzo livello c'è uno scheletro che si rianima e che è invincibile. L'unica cosa da fare è farlo cadere dentro un burrone, operazione invero piuttosto complicata. O almeno, all'epoca ci sembrava complicata, così mio papà ideò una strategia che su Youtube non ho mai visto replicata, cioè "fuggire dal combattimento", forse da codardi ma di certo più semplice (e difficile da immaginare). Ho deciso così anch'io di fuggire, gli ho raccontato la storia della strategia inventata da lui, e non sembrava ricordarsela bene.
Io ricordavo a menadito tutto quello che succede dopo: il quarto livello, con il salto nello specchio che genera un fantasma; il quinto, con il fantasma che ruba la superlampada; il sesto, con il combattimento con il "ponchiolone" (nome dato da noi all'epoca e immortalato sul famoso quaderno d'inglese) che ci ha fatti sudare anche adesso e poi il finale "precipitato"; il settimo, che inizia cadendo e finisce con un salto con la lampada verde; l'ottavo, con il soccorso ad opera del topolino. Sono tutte cose che chi ha giocato e se lo ricorda capirà. Lui non si ricordava niente, ma del resto per me Prince Of Persia è stato molto più importante che per lui: è stato il mio imprinting con il mondo dei videogiochi, la porta d'accesso a un mondo da cui non sono mai uscito e da cui spero di non uscire mai, eventualmente passandolo di generazione in generazione. Poi siamo arrivati al nono, di cui gli ho spiegato l'elenco dei passaggi da fare (era stato lui a spiegarmeli a sua volta, ventinove anni fa) ma poi si è fatta ora di cena e abbiamo staccato. Ci siamo dati appuntamento alla prossima giocata, ovviamente, anche se non so di preciso quando riusciremo a rivederci.

Tutto questo è stato un revival potentissimo. L'unica cosa da fare per renderlo più potente sarebbe stato giocarci a Catania, nella stanza che ospitò le nostre prime partite, ma anche così è stato bellissimo. Ci sono stati dei momenti precisi che mi hanno ricordato momenti videoludici passati insieme: certamente il trucchetto della fuga dallo scheletro, che mi ha fatto tornare davanti agli occhi il momento della sua ideazione; in generale, uno dei livelli "gialli" che mi ha ricordato una volta che ci giocammo anche con altri cugini a casa mia, ma a giocare era sempre mio papà, lo "zio Iuccio", come lo chiamano tutti ancora oggi.
E poi, col settimo e soprattutto con l'ottavo livello, mi è venuto in mente un ricordo remotissimo: l'immagine della casa di Armando, l'amico dei miei genitori che ci aveva dato il gioco e con cui probabilmente c'avevamo giocato, almeno all'inizio. Più che con lui, forse, con suo figlio Raffaele, che era un bambino che consideravo un amico (più grande di me, perché io ho sempre avuto il bisogno di avere amici più grandi di me per farmi prendere sotto la loro ala protettiva, al contrario di mia sorella che tendeva ad avere amiche più piccole di lei per poterle comandare a bacchetta). Insomma, alcune schermate del settimo e dell'ottavo livello mi hanno ricordato vagamente Armando.

Armando è morto qualche anno fa di infarto, inaspettatamente per chiunque (non solo per i miei che non lo sentivano da un po', ma anche per la sua famiglia e certamente anche per lui stesso).
Se vogliamo esagerare, la sua eredità vive ancora nella mia passione per i videogiochi (anche se certamente, tramite i miei cugini, avrei iniziato lo stesso qualche tempo dopo), e allora l'abbiamo ricordato così, io e mio papà, in una domenica pomeriggio padovana.

(post scritto ascoltando Reanimation dei Linkin Park)
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Predefinito deus ex

C'è una storia che mi è sempre piaciuto raccontare, ed è la storia del mio approccio con Lemmings. Lemmings è un puzzle game, quindi un gioco basato solo sull'intelligenza, e mi ricordo che da bambino era normale rimanere bloccato in uno dei primi livelli. Poi passava qualche anno, il mio cervello "migliorava" e magari riuscivo a risolvere il livello in cui ero bloccato, per poi però bloccarmi nuovamente poco dopo. Rimasi fermo per anni al ventottesimo, poi dopo anni ripresi il gioco da capo e superai tranquillamente il ventottesimo, arenandomi però al trentasettesimo. Infine, alla veneranda età di ventidue anni, e come testimoniato su queste pagine azzurre, riuscii a finirlo, ricominciandolo da capo. Fu una delle più grandi soddisfazioni videoludiche della mia vita, proprio perché il gioco mi aveva accompagnato fin da bambino.

Difendo sempre la mia voglia di rigiocare ai videogiochi, anche a quelli che ho completato parecchie volte, soprattutto per i giochi narrativi e/o di esplorazione (avventure grafiche su tutti, ma anche altri generi), perché è un modo per tornare in posti già visitati e vederli con nuovi occhi.
In tutto questo, però, c'è un'eccezione che un po' si rifà al caso di Lemmings, ed è Deus Ex.

Deus Ex è un videogioco che mi prestò un mio compagno di classe durante l'ultimo anno di liceo, quindi sedici/diciassette anni fa. In apparenza era uno sparatutto, poi si capisce che è uno sparattutto in cui meno si spara e meglio è, ed è preferibile intrufolarsi senza farsi beccare. Per me, che ero abituato ad Half Life e robe simili, era una rivoluzione, e mi piacque tantissimo. Aveva solo un "problema": era difficilissimo. Ogni missione può essere superata in tantissimi modi, a seconda delle caratteristiche del personaggio, degli oggetti posseduti, dell'attitudine del giocatore, eccetera, e non era sempre semplice quale fosse la cosa migliore da fare. Così ci giocai per un po', poi lasciai perdere.
La stessa cosa successe un anno dopo, quando ero all'università: ci rigiocai da capo, andai un po' avanti, ma poi mi bloccavo sempre. Un po' era la frustrazione, un po' l'indecisione sul da farsi, ma smettevo sempre di giocarci, arrivando sempre un po' più avanti della volta precedente.
È andata sempre così, in effetti: tutte le volte che c'ho giocato sono sempre ripartito da capo, sono riuscito a superare il punto in cui mi ero bloccato ma ero sempre finito col bloccarmi un po' dopo. Questa storia va avanti da allora, e questo mi ha fatto rendere conto di una cosa, poi confermata dalle varie recensioni su internet: questo gioco è lunghissimo. Quindi, chissà quanto ci vorrà.

Beh, stavolta ci provo sul serio. Non so quanto ci vorrà, ma voglio provare a completarlo, anche se l'ultima volta (documentata sette anni fa) mi vide fermarmi praticamente a metà del gioco. Stavolta ci provo, sapendo che per un po' riattraverserò aree già percorse in mille momenti diversi della mia vita. Poi, per il resto, si vedrà.

(post scritto ascoltando Mentale Strumentale dei Subsonica)
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