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  #7881  
Vecchio 19-06-2019, 12.31.13
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Predefinito tabula rasa elettrificata

Qualche anno fa sono andato a casa di Ale e ho visto che nella cartella "foto" del suo computer c'era una sottocartella per ogni anno. Il primo anno, però era il 2008. Tutto quello che c'era prima era stato cancellato. Il "prima" è inteso "prima che conoscesse Daniela". La cosa, devo dire, non mi ha stupito particolarmente, perché lui era quello che cambiava numero ogni volta che si lasciava con una ragazza, quindi ha sempre avuto il desiderio di fare "tabula rasa". Anche informaticamente, s'intende.

In queste ultime settimane mi sono preso qualche ritaglio di tempo per sistemare la roba nel mio computer. Un po' come quando ho sistemato la mia camera, ma con una grossa differenza: non ho buttato (cancellato) niente. Ho fatto un po' di ordine, ho diviso i videogiochi dai film e dai libri e dalle foto e dalla musica e dalla roba sparsa, ho catalogato un po', ma ho lasciato tutto lì. Quello probabilmente continuerà ad essere il "mio computer", ma essendo in due in una casa ognuno avrà liberamente accesso a quello dell'altro. Ma tanto io non nascondo niente e non rinnego niente.

In effetti poteva essere un post sul backup e sulle robe che ho ritrovato e che dimenticavo di avere, ma sarà per un altro post.

(post scritto ascoltando Carnival Of Light dei Ride)
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  #7882  
Vecchio 19-06-2019, 14.19.23
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Predefinito le sliding doors invisibili

Per il mio modo di vedere il mondo come un ingarbugliato insieme di rapporti causa-effetto, sono molto legato al concetto delle sliding doors, quelle rese celebri dal film che ho anche visto con Vero e di cui non ricordo veramente niente se non che a un certo punto è partita Use The Force dei Jamiroquai.
Sono molto legato alle sliding doors e alcune di queste mi sono rimaste addosso e non se ne andranno mai. Penso sempre che ci sono stati dei momenti in cui è stata fatta una scelta (da me o da altri non importa) che ha cambiato radicalmente il corso degli eventi. E io, come il resto del mondo, sono figlio di quelle scelte. Quello che qualcuno chiama destino, e che qualcun altro chiama caso, è solo "l'ingarbugliato insieme di rapporti causa-effetto", come l'ho definito poche righe fa.

Però ci sono anche le sliding doors invisibili, ovvero tutte le sliding doors che di cui non si conosce l'esistenza. Esempio: nel film Gwyneth Paltrow perde la metropolitana e arriva in ritardo a casa, e parallelamente un'altra se stessa la prende e arriva in anticipo, trovando il marito a letto con l'amante, mentre la "ritardataria" non scopre il tradimento. Da lì le due storie si biforcano, anche se davvero, non ricordo niente e vorrei rivederlo.
Le sliding doors invisibili, dicevo: quante volte il marito si sarà visto con l'amante senza che lei rischiasse di beccarli? Le sliding doors sono tali perché stabilite col senno di poi: se succede qualcosa che porta a un cambiamento allora ci si pone il problema di cosa sarebbe successo se quel qualcosa non ci fosse stato.
Faccio un esempio a caso, anche se non è il primo a cui penso: io e Veronica ci siamo conosciuti completamente per caso, ed è successo per una serie di motivi. Poi siamo stati bravi a "tenerci", ma la scintilla è nata per caso, per una serie di casi. Il più grande è il remake del primo Monkey Island e all'averci giocato proprio quel giorno di fine agosto, e chissà se sarebbe andata diversamente se non c'avessi giocato quel giorno o se non fosse proprio stato pubblicato. Poi ci sono le questioni emotive: se lei fosse stata sentimentalmente impegnata in quel momento? E se lo fossi stato io? Sono tutte sliding doors invisibili, perchè la "vera" sliding doors è stata quella del videogioco, però per arrivare a quella ce ne sono state tante altre di cui non so e non sappiamo niente.

Ecco, e forse con questo post rispondo a una domanda che mi ero fatto parecchi anni fa, in un post che riprenderò tra qualche settimana in occasione del suo decennale e in cui scrivevo mi ha fatto nascere un grandissimo sogno: che qualche programmatore di videogiochi, prima o poi, crei un mondo basato su quello che sembra esserci dentro la mia testa.
La mia mente potrebbe essere rappresentata così: come un dedalo di strade, ognuna generata da una scelta, e che si intrecciano tra loro in maniera caotica e imprevedibile.
E non è forse questa, la vita? O forse è solo la mia, di vita.

(post scritto ascoltando Enviroments II dei The Future Sound Of London)
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  #7883  
Vecchio 19-06-2019, 17.39.26
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Predefinito

Gabriè, domanda estemporanea: hai mai giocato a Final Fantasy VII? Non ricordo se te l'ho già chiesto, nè di aver mai letto tuoi riferimenti in proposito!
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  #7884  
Vecchio 19-06-2019, 19.08.20
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Predefinito a domanda rispondo

Non mi pare che tu me l'abbia mai chiesto perché mi ricorderei di averti risposto, e soprattutto sono sicuro di non averne mai parlato, per un semplice motivo: non c'ho mai giocato.
Ricordo che se ne parlava come uno dei più grandi giochi di sempre, ma il problema era (ed è ancora) che è un gioco di ruolo, che è un genere che non è mai riuscito a prendermi in nessuna delle sue varianti (single player o multiplayer, in tempo reale o a turni). Non avendo tempo infinito a disposizione (all'epoca, figuriamoci adesso) per giocare, ho sempre evitato i generi che non mi piacciono, e i giochi di ruolo figurano tra questi. Quindi no, niente Final Fantasy VII.

(post scritto ascoltando Shepherd In A Sheepskin Vest di Bill Callahan)
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  #7885  
Vecchio 20-06-2019, 16.30.36
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Predefinito un anno fa, per una volta

Un anno fa io e Veronica siamo andati dal notaio e abbiamo firmato l'atto di compravendita della nostra casa. I lavori sono ufficialmente iniziati a novembre (ma noi abbiamo iniziato parecchio prima a sistemare) e ufficialmente non sono ancora finiti; ma possiamo ritenerli conclusi, visto che domani andremo a stare lì.
Domani, e non è una data a caso, in fondo; sarà l'inizio della terza fase della mia vita, dopo la prima (0-24, abitando coi miei) e la seconda (24-33, abitando con gli amici). Adesso si va ad abitare con la fidanzata, com'è giusto che sia dopo tanti anni.
Avrei mille cose da scrivere su questo cambiamento epocale, e lo farò con calma. Adesso, invece, mi godo "l'ultimo giorno" senza.

E ascolto un disco meraviglioso.

(post scritto ascoltando From The Archives Vol. 5 dei The Future Sound Of London)
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  #7886  
Vecchio 20-06-2019, 20.30.54
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Predefinito no, nel frattempo non è resuscitato

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Evidentemente devo piacermi proprio tanto se quelli che io considero i miei familiari “preferiti” sono anche quelli che la gente dice che mi somigliano di più, ovvero mio padre e mio nonno.
A me hanno sempre detto “hai l’umorismo di tuo padre ed il cinismo di tuo nonno”. Già. Di mio padre ne ho parlato tante volte. Ma di mio nonno?
Innanzitutto, mio nonno è il mio nonno materno. Sta nell’appartamento accanto al mio da sempre, insieme a mia nonna.
Prima caratteristica: una cultura pazzesca. Nonostante abbia fatto “solo” l’impiegato di banca, è laureato in lettere classiche, sa tutto (ma veramente tutto) della civiltà, dell’arte, della letteratura greca, sa un po’ meno di quella romana (gli piace decisamente meno), sa tutto della letteratura italiana (anche di un sacco di poeti minori), e soprattutto è un gigantesco esperto di musica classica. Fino ai primi del 900, diciamo Debussy e Gershwin. Poi si è fermato là. Già i Beatles sono “rumore”, per lui.
Eh sì, perchè c’è da dire questo. Lui è figlio del suo tempo. Per lui i tempi migliori erano quelli della sua gioventù, il passato è sempre meglio del presente (ecco da chi ho preso, forse). Da qui, quindi, una qualsiasi repulsione per tutto quello che è il progresso e la tecnologia.
Anche se mio nonno è l’uomo delle contraddizioni. Ad esempio, odia il progresso e la tecnologia, però ha Sky e bazzica tra il canale della Classica (figuriamoci) ad History Channel, a National Geographic Channel, insomma, questo genere qua.
Le contraddizioni. Negli ultimi anni mio nonno ha sempre detto che “non ne vale la pena di vivere”. Leopardiano convinto, Schopenhaueriano ancora più convinto, insomma, pessimismo cosmico allo stato puro. Eppure, ogni volta che ha avuto qualche malanno (e ne ha avuti parecchi negli ultimi anni) si è sempre curato fino in fondo, perchè alla fine, diciamocelo pure: lui questa Terra non l’ha mai voluta lasciare, nonostante le sue lamentosità varie.
Ma mio nonno è anche (e soprattutto) il mio fan numero uno. Mi ha sempre visto come una specie di Messia che deve riportare l’ordine in questo mondo popolato da una gioventù senza valori. Ero troppo piccolo per potermelo ricordare, ma credo che io abbia iniziato a suonare il pianoforte perchè era lui a chiederlo. Gli devo tantissimo. Ho suonato per lui un sacco di volte, siamo stati abbonati ai concerti del Teatro Massimo per una decina d’anni, sono riuscito a fargli apprezzare qualcosa delle più classiche di Bollani (nonostante per lui jazz sia “spazzatura”), come la Rapsodia In Blu che abbiamo ascoltato tante volte insieme. E insomma, lui ha sempre visto in me una speranza, mi ha sempre supportato nelle mie scelte.
E poi mi ha sempre fatto crepare dal ridere.
Ogni volta che vado a trovarlo di là, o ogni volta che viene qua, mi fa crepare dal ridere. Col suo sguardo disilluso sulla società, col suo modo di parlare lento e teatrale (e mia madre mi assicura che non è la vecchiaia, è sempre stato così). E mia nonna che ogni volta si arrabbia perchè “non fai altro che lamentarti di quanto questo mondo faccia schifo!” e lui “e cosa devo fare? Inventarmi che è il migliore dei mondi possibili?”. I miei nonni, una coppia fantastica.
Se è vero che sono un degno erede di mio nonno...beh...onorato, davvero.

[tratto da "Light Blue Paper: The Lost Posts", sottotitolo "ovvero tutti quei post che ho già scritto nella mia testa e che aspetto solo il momento buono per trasferirli qui, e poi però ci si rende conto che ok, i post non scadono mai, ma a volte può essere tardi"].

Ti voglio bene, eroe.
Sono passati dieci anni da quel giorno; non il giorno della sua morte (quello era stato sei giorni prima), bensì il giorno in cui mi sono accorto di non aver mai scritto di lui quanto meritava.
"The lost posts" è stata una rubrica che ha avuto un solo numero, cioè questo, perché per fortuna poi ho sempre fatto in tempo. Ad esempio, io ho un po' di post in testa da scrivere, ma non c'è una "scadenza", non c'è nessuno che potrebbe morire prima che io li scriva, o almeno, potrebbe morire chiunque ma questo non può inficiare la veridicità del post. Ho scritto approfonditamente di mia nonna e di mia zia, in caso arrivasse il momento; e anche di mio papà, non si sa mai. Intanto, non vedo l'ora di abbracciarlo tra cinque giorni.
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  #7887  
Vecchio 21-06-2019, 03.04.35
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Predefinito this is the day...

[…]
You've been reading some old letters
You smile and think how much you've changed
All the money in the world
Couldn't buy back those days

Mi piace tantissimo leggere le vecchie lettere e i vecchi post (e i vecchi pm e i vecchi sms e i vecchi WhatsApp e le vecchie mail e i vecchi tutto) e vedere che sì, sono cambiato, ed è cambiato tutto. Ed è vero che non basterebbero tutti i soldi del mondo per riavere indietro quei giorni, ma va benissimo così. Ci sono questi giorni, adesso, che mi vanno benissimo.

[…]
This is the day
Your life will surely change
This is the day
When things fall into place

Oggi cambia tutto. Cambia la vita, cambieranno le abitudini. E tutto è al suo posto, al posto in cui speravo potesse andare. Dopo quasi dieci anni insieme, finalmente siamo insieme davvero.

[…]But the side of you they'll never see
Is when you're left alone with the memories
That hold your life together like glue


Questa è l'unica cosa di cui non riuscirò mai a fare a meno. Non riuscirò mai a smettere di prendermi i miei momenti per starmene da solo coi ricordi che, come dice la canzone, tengono insieme la mia vita come colla. Tanti anni fa una persona mi definì "emmental" perché ero pieno di buchi lasciati da persone che erano andate via; non sono mai riuscito né, in fondo, ho mai voluto riempire questi buchi, lasciandoli vuoti per rispetto verso le persone che li hanno lasciati e anche verso i buchi stessi. Ecco, ingrandendo un po' questi buchi sono come dei crateri spenti, e ogni tanto mi piace arrampicarmi fino a uno di essi, sedermi con le gambe che penzolano nel vuoto, ma senza più fuoco sotto, e starli a guardare. Lo faccio, lo farò per sempre.

Per il resto, tutto il mio amore è per Veronica. Da oggi, la mia convivente.

(post scritto ascoltando Black Milk dei The Beasts Of Bourbon)
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Vecchio 21-06-2019, 03.05.21
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Predefinito ...your life will surely change

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Vecchio 21-06-2019, 11.45.34
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Predefinito uno in più

Il 21 giugno del 2001, quindi esattamente diciotto anni fa, usciva "La lunga estate caldissima" degli 883, che seguiva "Bella vera" e anticipava di un giorno l'album che le avrebbe contenute entrambe, "1 in +". Quest'album, che inizialmente odiai, chiudeva con la canzone "Uno in più", una delle mie canzoni preferite in assoluto, in cui veniva raccontato (anche attraverso il video, pubblicato qualche mese dopo quando uscì come quarto singolo) il compleanno di Max Pezzali, un compleanno particolarmente triste.
Inizialmente il disco non mi piacque, lo trovavo diversissimo dai precedenti e non capivo perché; poi ebbi l'epifania (anche grazie ad Ale): il disco era la cronaca di una crisi interiore. A parte i primi due singoli, estivi e caciaroni, quasi tutti gli altri pezzi raccontavano un periodo nero per Max; la canzone "Uno in più", in particolare, raccontava del suo compleanno, della voglia di non festeggiare, dei bilanci amari, eccetera.
Max Pezzali è nato il 14 novembre 1967; se ha pubblicato il disco (e quindi la canzone) nel 2001 deve averla scritta nel 2000, e il 14 novembre 2000 compiva trentatré anni.

Oggi io compio trentatré anni e, per me che mi sento molto Max Pezzali (e che sento Ale quasi più Max di me), è esattamente il contrario. Non passerò la giornata guardando video dei miei compleanni passati, non me ne starò da solo mentre gli altri organizzeranno una festa a sorpresa a mia insaputa senza però trovarmi, non avrò quella faccia depressa che ha lui nel video soprattutto tra il secondo ritornello e la terza strofa.
Il giorno del mio trentatreesimo compleanno, a differenza del suo, è un giorno bellissimo. Anche se sono in ufficio e poi andrò ad un aperitivo di compleanno che non è il mio, ma non importa.
Oggi inizia una nuova epoca.

(post scritto ascoltando Tarantula dei Ride)
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  #7890  
Vecchio 22-06-2019, 02.56.36
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Predefinito in ogni caso, non c'è 21 (e 23) giugno senza questo video

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  #7891  
Vecchio 22-06-2019, 02.58.55
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Predefinito in diretta da casa nuova

Il 13 settembre del 2010 è finita la prima fase della mia vita abitativa ed è iniziata la seconda: sono passato da Catania con la famiglia a Padova con gli amici.
Oggi è iniziata la terza: sempre a Padova, ma con la fidanzata.

Nel passaggio tra la prima e la seconda fase ho fatto un errore madornale, di cui parlerò a tempo debito: ho smesso di scrivere qui.
Non farò lo stesso errore anche stavolta.

Lo scrivo nero su azzurro per ricordarlo a me stesso e al mondo intero.
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Vecchio 23-06-2019, 01.42.27
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Predefinito quanto dolore

Citazione:
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che tutto torni come prima...
rivoglio i miei sorrisi...
le nostre risate..
le nostre battute che solo noi capiamo..
i nostri scazzi x delle cazzate..
[...]
il nostro stare sul divano senza far niente..ma stando da dio...
[...]
rivoglio il tuo sorriso...e anche la tua panzetta...
rivoglio NOI...E IL NOSTRO STAR BENE INSIEME...
XCHE' INSIEME SIAMO UNA FORZA...
DA SOLI...NN SIAMO NULLA.
...si può riavere tutto ciò?
si può?
In questo momento sto molto bene. Da ieri io e Vero viviamo insieme, sto guardando in diretta YouTube un concerto di Britti, sono felice. Ma rileggendomi ho provato dolore.
È anche questo il senso del rileggere le proprie cose tot anni dopo, in questo caso dieci. Rileggere e provare per un attimo il dolore che provavo dieci anni fa, a metà strada tra il mio ventitreesimo compleanno ed il trentesimo di Ale. Non era un post originale: ne avevo preso uno di frikketta e ne avevo amputato alcune parti in modo che riflettesse pienamente i miei pensieri. I miei pensieri verso Ale, e verso quello che c'era stato. Incredibile quanto quelle parole potessero riferirsi a noi, ed incredibile quanto potessi stare male per quello che tra noi si stava affievolendo.
Lo dico sempre: non augurerei al mio peggior nemico quello che Ale, il mio migliore amico, ha passato un paio di anni fa e sta ancora passando seppur in forme diverse; però almeno è servito a farci tornare, a far tornare i miei sorrisi, le nostre risate, e soprattutto le nostre battute che solo noi capiamo, che sono sempre state la nostra benzina.

E domani sono quarant'anni.
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Predefinito buon giro di boa, baruzzu!

Max Pezzali - Il Mio Secondo Tempo <--- non la migliore, ma con l'età ha un suo perché


Finché un bel giorno mi sono accorto che
bisognava decidere
finché un bel giorno la carta d'identità
non mi ha rivelato la verità
non è il momento, non è il momento di scherzare
qui c'è un casino, un casino di cose da fare
ho superato, ho superato la metà
del mio viaggio e mi devo sbrigare

che c'è il mio secondo tempo e non voglio perderlo
perché io un po' mi sento come all'inizio dello show
però è il mio secondo tempo e io voglio godermelo
perché io, io spero tanto che sia splendido

Finché un bel giorno io non ho capito che era l'ora di scegliere
cose e persone che mi succhiavano via
anche soltanto un grammo di energia
buttare tutto, buttare quello che fa male
o perlomeno buttare quello che non vale
non vale niente o non vale almeno un'emozione
se non vale mi devo sbrigare

che c'è il mio secondo tempo e non voglio perderlo
perché io un po' mi sento come all'inizio dello show
però è il mio secondo tempo e io voglio godermelo
perché io, io spero tanto che sia splendido

Quanti armadi da svuotare, quante cose da buttare
che sembravano importanti e invece non mi servono
quante occasioni perse da recuperare
quante carte da giocare

che c'è il mio secondo tempo e non voglio perderlo
perché io un po' mi sento come all'inizio dello show
però è il mio secondo tempo e io voglio godermelo
perché io, io già lo sento, sarà splendido
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Predefinito galeotto fu quel gioco e chi lo produsse

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Monkey Island non è un videogioco.
Monkey Island è la storia dei videogiochi. E anche la storia della mia vita.
Monkey Island è tra i sei giochi che mi hanno cambiato la vita ("mi hanno cambiato la vita", non "mi sono piaciuti"...è molto di più).
Monkey Island è...no, non si può capire.
Provo a spiegarmi.

Monkey Island non è il capostipite delle avventure grafiche. Ma è sicuramente la prima versione perfettamente riuscita. Tutte le avventure grafiche successive prendono qualcosa da Monkey Island.
Chiunque, e non scherzo, chiunque fosse un videogiocatore nei primissimi anni '90 avrà giocato a Monkey Island. Si sarà perso nelle atmosfere piratesche, avrà parlato con personaggi che non esistono, ognuno con la sua storia...già, perchè Monkey Island, a differenza delle precedenti avventure grafiche, era riuscito a creare un mondo. Fatto di isole, di personaggi con storie da raccontare...così se per caso non si riusciva a risolvere qualche enigma si potevano ascoltare queste storie, alcune delle quali ovviamente contenevano indizi.

Il primo Monkey Island è del 1990. Ebbe così tanto successo che l'anno dopo fu realizzato il seguito. Grafica molto grossolana, qualche musichetta e nient'altro: anzi, tutto il resto era atmosfera, magistralmente creata.
Poi tutto si blocco, fino al 1997. La LucasArts (di George Lucas) decise di riprendere in mano il progetto, e uscì il terzo episodio: grafica a cartoon e soprattutto personaggi con voci reali! Super rivoluzione e gioco stupendo.
Nel 2000 uscì il quarto episodio, ma era eccessivamente "aggiornato", soprattutto graficamente, e molti fan della vecchia ora (ma non io) lo odiarono. Tant'è vero che la Lucas disse che non avrebbe fatto più Monkey Island.
Fino a...
...a ieri.
Cioè, la notizia è di qualche giorno fa, ma io casualmente l'ho avuta solo per il giorno del mio compleanno. Il sette luglio uscirà Monkey Island 5. Che sarà basato sulla struttura episodica che sto adorando, ovvero: il gioco viene diviso in cinque "parti" e viene rilasciata una parte al mese, per fare tutto con calma, dare il tempo agli sviluppatori di andare avanti, e soprattutto fare risparmiare noi poveri videogiocatori, che preordinando l'intero pacchetto ce ne usciamo con...mi pare 25 euro.

E' una notizia colossale. Torna Monkey Island. Torna Guybrush Threepwood, l'anti-eroe per eccellenza. Ed è pazzesco averla avuta il giorno del mio compleanno.
Insieme ad...un'altra. Sempre legata a Monkey Island.
Hanno rifatto il primo Monkey Island, quello del 1990, quello con la grafica stravecchia e niente musiche e niente voci. L'hanno rifatto aggiornando grafica e sonoro, come se fosse un gioco del 2009. Con la differenza che il gioco è esattamente quello del 1990, tant'è vero che mentre si giocherà a questa versione 2009 si potrà passare in tempo reale a quella del 1990, con grafica vecchia e senza voci. E poi ripassare a quella nuova.
Io non vedo l'ora...
...non vedo l'ora che arrivi tutto questo.

Monkey Island. Pazzesco. E' tornato.
In effetti, quando lessi del doppio annuncio di Monkey Island, mi concentrai di più sull'uscita di un quinto videogioco piuttosto che sul remake del primo. Sarebbe stato il primo di una lunga serie di remake, con risultati alterni e soprattutto con sensazioni contrastanti da parte mia (ma ci tornerò un'altra volta).
In ogni caso, quei due giochi ebbero due conseguenze importanti per me, oltre all'aver scritto due capitoli (facciamo uno e mezzo) della mia storia videoludica. La prima è quella di Monkey Island 5, che è diventato il gioco che ha "costretto" me ed Andrea a vederci spessissimo per completarlo, come sono sicuro di aver raccontato più avanti, e quindi di passare insieme la sua ultima estate catanese e anche le prime vacanze di Natale post-trasferimento a Como. È stata una serie di interazioni incredibili, ma tirerò su i post a tempo debito.
La seconda è quella del remake del primo Monkey Island. Non c'abbiamo giocato insieme, ma ne ho parlato qui, e lei mi ha risposto, e abbiamo iniziato a parlarne, e poi dopo un po' ho salvato il suo numero di cellulare e anziché registrarlo come "Veronica", come sarebbe stato più immediato, l'ho registrato come "Elaine", cioè Elaine Marley, governatrice di Melée Island e poi fidanzata (e più avanti sposa) di Guybrush Threepwood, protagonista della saga. Insomma, è una potenziale sliding doors, perché chissà se io e Veronica avremmo iniziato a scriverci se non ci fosse stato quel remake.
Ma poi, perché pensarci? C'è stato, ci siamo scritti e adesso viviamo insieme. E di fronte al nostro letto, appena avremo sistemato un po' di cose, ci sarà il quadretto di Melée Island che mi ha regalato qualche anno fa.
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Vecchio 24-06-2019, 01.14.08
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Predefinito ho appena scritto ad Ale questo messaggio

Beh, se ci passi sappi che sto scrivendo di te

(il "ci" è il forum, ovviamente)

(post scritto ascoltando Noi Non Ci Saremo Vol. 2 dei C.S.I.)
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Vecchio 24-06-2019, 01.49.30
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Predefinito i regali dei trent'anni

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L'anno scorso eravamo a festeggiare il suo compleanno, come ogni anno, ad Etnaland...in realtà il suo compleanno era passato da qualche giorno, ma ancora Etnaland non aveva aperto, così c'andammo giorno 28.
L'anno prima eravamo riusciti nella mitica impresa di riuscire a farci scattare questa foto, ovvero: riuscire a venire con le mani in aria nel momento in cui veniva scattata la foto, che è anche il momento in cui o ci si tiene o si vola! Nel 2007 ce l'avevamo fatta (dopo dodici tentativi), e l'anno scorso ci riprovammo, e ce la facemmo al primo colpo.
Lui mi disse "ma se la comprassimo anche quest'anno, e poi venissimo qua ogni anno per il mio compleanno e ci facessimo scattare questa foto ogni anno e poi mettessimo tutte le foto in fila per vedere la nostra evoluzione negli anni?". In realtà l'idea era un po' una cazzata (alla fine la foto dell'anno scorso era uguale a quella di due anni fa, quindi non la prendemmo), ma...mi venne il colpo di genio.
Già un anno fa, sapevo cosa gli avrei regalato per i suoi trent'anni.

Poi passammo un'estate stupenda, sempre insieme, e un autunno stupendo, sempre più insieme. Poi le cose cambiarono, ma non mi feci scoraggiare: il regalo l'avevo già deciso, si trattava solo di farlo.

Ho iniziato a pensarci con larghissimo anticipo, almeno due mesi prima.
La prima fase del lavoro è stata la "ricognizione delle idee". Ho scritto su un foglio tutte le cose indimenticabili vissute insieme, sia quelle vissute da coprotagonisti, sia quelle in cui lui era il protagonista e io un semplice spettatore. Alla fine il regalo è per lui. Su questo foglio ho annotato le date importanti, le canzoni condivise, i ricordi, insomma, ho fatto una traccia.
La seconda fase del lavoro è stata la "raccolta del materiale". Fase difficilissima. Ho cercato in tutti i cd con foto, in tutti i booklet dei cd, in tutti i cassetti con foto stampate, in tutti i siti con immagini di videogiochi, in tutti i dvd con videoclip degli 883, in tutte le scatole con biglietti di concerti. E ho letto tutta carta azzurra (solo i nostri post, però) per vedere quali pezzi di prosa potevo inserire. Mentre raccoglievo il materiale ho chiesto a lui stesso di darmi tutte le sue foto stampate...perchè alla fine ci sono un sacco di momenti della sua vita nei quali io non c'ero. L'ha fatto, e forse ha capito la mia idea. Ma non ha capito che non saranno solo foto, c'è tantissimo altro.
La terza fase è stata la "creazione del quaderno". Ho fatto stampare tutte le immagini che avevo trovato: foto, ma anche fotogrammi di videoclip e di videogiochi, pagine di booklet di dischi, di tutto, insomma. Poi ho incollato tutto sui fogli di cartoncino, inserendo a tratti anche delle parole...vari ricordi, miei o suoi, e nostre creazioni letterarie fatte negli anni. Ho incollato i biglietti dei concerti (ma solo quelli di cui avevo il doppione). E' stato lunghissimo e per un anti-artista come me, il nastro biadesivo è stato un nemico da addomesticare (anche se è stato lui a rovinarmi l'esistenza).
Ieri sera, quarta e ultima fase. Sono andato da una mia amica e mi ha aiutato a fare le cose che io non avrei mai saputo fare. Innanzitutto i buchi ai fogli per metterli nel quaderno ad anelli. Poi ha realizzato la copertina, ritagliando da un cartoncino delle parole che poi ha attaccato sulla copertina. E infine ha incartato tutto. E' rimasto fuori solo il "cd celebrativo", che in realtà devo ancora realizzare. Ma ho tempo fino alle otto e mezza di stasera, quando andrò a dargli il regalo.
Non pretendo che sia il più bello che abbia mai ricevuto, ma di sicuro è il più bello che io abbia mai fatto.
E quando ieri sera la mia amica lo sfogliava, diceva "non ci capisco niente, ma siete splendidi tutti e due".

Già.
Splendidi.
Eppure c'era il rischio che non se ne facesse niente.
Da questo post non si intuisce, ma per un po' ero in dubbio se creare questo quaderno. L'idea l'avevo avuta la sera del suo ventinovesimo compleanno, quindi all'alba di una splendida estate e dell'autunno perfetto; poi tutto era andato diversamente, dalla mia prospettiva era andato anche male (dalla sua ovviamente no), e m'era venuto il dubbio che il regalo potesse risultare patetico. Che potesse, insomma, risultare come il regalo di una persona col cuore infranto che dà l'ultimo saluto.
Adesso, col senno di poi, posso dire una cosa. Posso dire che quel quaderno, che giace ancora a casa del festeggiato (non so dove, dopo l'ultimo trasloco, devo ancora andare a trovarlo nella - ennesima - nuova casa), racchiude tutto quello che è stato fino a quel momento. Tuttora, quando vado a casa sua, mi capita di sfogliarlo, e rivedo anche parte della mia vita in quelle pagine, la parte della mia vita che si è intrecciata con la sua, uno degli intrecci più grandi, certamente il più duraturo se escludo la mia famiglia ristretta.

Era il mio primo regalo per i trent'anni di una persona a cui tenessi particolarmente, e ho sempre visto i trent'anni come un momento importante, quello che separa la giovinezza (che parola fascista!) dall'età adulta. Ho fatto questo regalo ad Ale e non solo sapevo che fosse il regalo più bello che avessi mai fatto fino ad allora, ma immaginavo che potesse essere il più bello in assoluto. In seguito ci sono stati i trent'anni di Martino, a cui ho "regalato" una registrazione audio di una decina di minuti in cui suonavo al pianoforte un medley delle canzoni che abbiamo condiviso, allegando una serie di "segnalibri" in formato di racconto; e poi i trent'anni di Grazia, a cui ho regalato un apparentemente orrendo libro sull'amicizia, che conteneva solo disegni stilizzati e didascalie relativamente a cose che solitamente succedono tra amici, e che ho però personalizzato aggiungendo tantissimi riferimenti alle nostre vite, rendendolo un libro che sembrava fatto apposta per noi (e in effetti l'avevo fatto io). Nessuno di questi regali, comunque, poteva minimamente superare quello per Ale.

Tra quattro giorni Veronica compirà trent'anni.
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Vecchio 24-06-2019, 02.36.19
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Predefinito ho già scritto che adoro le coincidenze?

Sì, almeno 43281 volte (una per ogni post che ho scritto fino ad oggi), ma non riesco a smettere di stupirmi.
Oggi, ad esempio, ero a casa di Vero (ma ormai devo chiamarla "casa della mamma di Vero" o "casa di Bea", visto che la casa di Vero ormai coincide con la mia), il gran premio era finito e lei stava finendo di preparare le cose da portare a casa nostra, così mi sono perso un po' a fare delle ricerche "bibliografiche" che mi hanno ispirato un post. Pensavo di scriverlo, questo post, ma poi è accaduta una cosa molto particolare. Una coincidenza, appunto.

Questo post, pur di carattere generale, era stato ispirato principalmente da una persona. Lo scriverò, ne sono certo (ho anche pronto il titolo: "the fragments fail to hold me"), ma prima preferisco scrivere che poi io e Vero siamo entrati in macchina e anziché ascoltare un disco scelto da me (all'andata era toccato ai b-sides di At War With The Mystics dei Flaming Lips) abbiamo messo Radio Italia, con il dichiaratissimo - da parte mia - intento di beccare la nuova canzone di Max Pezzali. Ora, è vero che è stato appena ripubblicato l'album "Oro, incenso e birra" di Zucchero, e quindi è probabile che ogni tanto venga passata una canzone di quel disco, ma che probabilità c'erano che nei dieci minuti passati in macchina proprio oggi ci fosse proprio quella canzone il cui ritornello campeggia nella firma sul forum della persona di cui all'inizio del capoverso?
Detta in parole semplici: hanno passato una canzone alla radio, e il testo del ritornello l'avevo letto pochi minuti prima, più e più volte, nella firma di una forumista.

Incredibile.
Però il post sui frammenti devo ancora scriverlo.

(post scritto ascoltando The Low Road dei The Beasts Of Bourbon)
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Vecchio 24-06-2019, 18.46.59
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Predefinito le battute che capiamo solo noi

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[...]

Lui era visibilmente commosso. L'ha sfogliato lentamente, ma non abbastanza lentamente per poter leggere tutto. Ovviamente. C'erano parenti e amici, non poteva stare là ed isolarsi. E' stato bellissimo vedere suo fratello indicare le foto della sezione "i videogiochi degli anni '90" e dire "questo me lo ricordo!" "questo pure!". Impagabile. Impagabile la mia gioia nello spiegarli in sommi capi cosa c'era più o meno in ogni pagina, visto che non aveva tempo per leggere tutto. E impagabile l'espressione sbigottita di tutti quando ho commentato le ultime pagine, piene di testi fitti fitti, dicendo "sì, qui mi sono messo nei panni di ogni singolo personaggio che abbiamo imitato nel corso degli anni e ad ognuno gli ho fatto fare gli auguri a modo suo". Mi hanno preso per pazzo, per un sognatore che fa vivere personaggi che in realtà non esistono o comunque non sono così come li dipingiamo (del resto noi facciamo caricature, non imitazioni fedeli).
E subito dopo il quaderno è passato nelle mani di tutta la gente che non conoscevo, che lo sfogliava, mi guardava e diceva "è bellissimo che lui abbia una persona come te", e "se questo è il tuo modo di volergli bene, devi andarne fiero". E tentavo di spiegare come mai ci fosse un fotogramma del videoclip de Gli Anni e poi sotto una foto della sua festa di 18 anni. E tentavo di spiegare un sacco di cose, ma alcune sono troppo complicate.
Stasera autostima a 1000. Una persona mi ha anche detto "ma se ti pago lo fai anche per me?", ovviamente sorridendo. E io ho detto "vedi, non si tratta di aver messo insieme delle foto, si tratta di aver vissuto fianco a fianco con una persona per tantissimi anni, e avere tantissimo da raccontare. E raccontarlo così".

Poi un sacco di gente è andata via, e siamo rimasti solo "noi intimi". E mentre questa gente andava via, passava da me e diceva "piacere di averti conosciuto, e complimenti". Tutti mi hanno fatto i complimenti. Io non sapevo bene cosa dire, alla fine per me è stato...normale farlo. E' vero, c'ho impiegato un sacco di tempo, ma ne è valsa la pena. Stasera sono stato ricompensato per tutte le volte in cui il nastro biadesivo mi si incollava sulle forbici, per tutte le volte in cui non trovavo le parole giuste da usare come didascalie delle foto, per tutte le volte in cui non riuscivo a ricordare se una foto fosse stata scattata prima o dopo un'altra (perchè tutto, ovviamente, era in ordine cronologico). E' stata la migliore ricompensa possibile.

Anche se poi c'è stata un'appendice. Forse ancora migliore.
Quando tutti sono andati via, e siamo rimasti solo noi della famiglia...ci siamo scatenati. Non potevamo farlo davanti ad "estranei", ma tra di noi c'è stato il delirio. Suo fratello si è messo a leggere gli "auguri inventati" con la voce dei personaggi (visto che uno di questi è un nostro cugino e l'altro un nostro zio). Eravamo a terra dalle risate. Veramente a terra. Poi abbiamo rincarato la dose. Mentre il festeggiato ci guardava da lontano, io e suo fratello abbiamo letto una pagina del quaderno. Quella in cui M., forse il principale personaggio imitato, partecipa a "Chi vuol essere miliardario?". Ovviamente è una cosa che non esiste, ma non l'ho scritta per l'occasione: l'avevamo scritta io ed Ale circa sette anni fa. E l'ho recuperata per l'occasione. Io facevo Gerry Scotti e lui faceva M., con risate fino alle lacrime. Abbiamo riso tantissimo, non ho idea da quant'è che non ridessi così. Settimane? Mesi? Non lo so. Ma adoro la mia famiglia allargata.
[...]
Mi sono fatto un regalo bellissimo. Sentirmi così.
In questo post c'è tantissima carne al fuoco (e ho dovuto tagliarne un po', quindi per leggerlo nella sua interezza basta cliccare sulla freccina azzurra). Ad esempio, il primo incontro con la famiglia di D., che forse solo in quel momento ha capito il peso della mia vita in quella di Ale (o forse è più il viceversa). Sentirsi dire, anni dopo, che lei era gelosa di me è quantomeno surreale.
Ma, racconto della serata a parte, approfitto di questo post pieno di commozione (perché sinceramente le cose non potevano andare meglio di così, quella sera) per raccontare di uno dei nostri aspetti. Io e Ale giochiamo ai videogiochi, guardiamo le partite di calcio, ci confidiamo, ma ridiamo anche. Anzi, forse ridiamo soprattutto. E ridiamo perché abbiamo costruito una nostra mitologia.

Iniziò tutto nell'estate del 2000. Notare: 2000, quindi prima che diventassimo amici. Fino ad allora, eravamo "solo" due cugini che giocavano ai videogiochi e ascoltavano musica assieme. Avevamo organizzato "le olimpiadi" e tutto il resto, ma non eravamo ancora amici. Soprattutto, il nostro rapporto rimaneva confinato all'estate e ai cinquanta metri che ci separavano in quella stagione.
Insomma, quell'estate Ale aveva un programma per il karaoke sul computer, e una mattina si mise a cantare "Tanta voglia di lei" dei Pooh, che io non conoscevo. A un certo punto ci accorgemmo che storpiando alcune parole potevamo creare una parodia della canzone come se la cantassero un nostro cugino e suo padre, cioè nostro zio. Sono due personaggi abbastanza particolari, che si prestano benissimo alle imitazioni, e sono quelli che abbiamo imitato in coda alla festa dei trent'anni di Ale, e che ancora imitiamo ogni volta che sono a pranzo o a cena coi suoi genitori. Tra tutte le nostre imitazioni, Marco e lo zio Turi sono quelle "perfette", perché li conoscono tutti, almeno all'interno della nostra famiglia, e perché sono personaggi che sono ancora "vivi". Sia ben chiaro: nessuno dei personaggi che imitiamo è morto, ma di moltissimi non abbiamo notizie da anni. Con loro, invece, abbiamo dei contatti vista la parentela.
E così abbiamo creato la mitologia di Marco e dello zio Turi, che si è evoluta di anno in anno: Marco, con la sua risata "ccchhh" (che credo sia la parola che ricorre più spesso negli scambi di messaggi tra me ed Ale), la sua scarsissima conoscenza dell'inglese pur avendo vissuto anni lì, la sua tendenza a licenziarsi dai posti, la sua soddisfazione di lavorare al Penny Market dov'è da qualche anno, le sue bravate da adolescente, il suo rapporto di odio-amore con suo papà; e poi suo papà, cioè lo zio Turi, con la sua ossessione per la cucina a base di pesce, il suo legame col paesino in cui possiede una casa in campagna e di cui, nei nostri racconti inventati, è sindaco, e poi una marea di altre cose, soprattutto aneddoti calcistici legati all'Inter (di cui è tifoso) e a Mancini (di cui è sempre stato detrattore).

Poi, a partire dall'anno dopo, io e Ale abbiamo iniziato ad uscire insieme, e lì abbiamo conosciuto diverse persone; o almeno, io le ho conosciute, visto che lui le conosceva già tutte. E così si sono aggiunti dei personaggi che, davvero, non vediamo o sentiamo da anni, in alcuni casi da allora.
E così c'è Salvo, il ragazzo ultracattolico che non fa altro che raccontare balle su se stesso per dare l'impressione di avere una vita che invece non ha; suo cugino Ciro, vero personaggio mitologico, con i suoi approcci dell'ultimo minuto al lido, le sue esagerazioni sulla quantità di alcol ingurgitato la notte di Ferragosto del 2002, la ragazzina che gli piaceva, le risse in discoteca, il tifo per il Catania e in misura minore per l'Inter, le sue presunte prodezze calcistiche.
Poi c'è Marcello, amico di Ale di lunghissima data, con la sua balbuzie e le invenzioni assurde sulla sua vita, sulle proprie capacità natatorie (non sa nuotare ma dice di essere un campione), sul suo patrimonio (modesto come quello di chiunque di noi ma dice di essere stato sul punto di comprare un centro scommesse), sulle sue ragazze (ha millantato storie con modelle), e soprattutto il punto forte è la sua rabbia quando gli si fa notare che "spara minchiate".
Poi c'è Seby, con la sua ossessione per la propria automobile e per la cura della stessa, da effettuarsi rigorosamente il sabato mattina; il sabato sera, invece, è obbligatorio andare a mangiare una pizza alla Collegiata senza stravolgergli i piani. Per il resto della settimana va sempre al suo adorato lavoro da metalmeccanico (e guai a chi glielo tocca!), pensa sempre alla sua amata Simona (con cui è uscito una volta sola, ma a noi cosa importa ai fini delle imitazioni?) e quando è triste dice "bah bah bah", che forse è l'altro messaggio che io e Ale ci mandiamo più spesso.
Oltre a Seby c'è il suo amico "Antonio di Trecastagni", che avremo visto sì e no un paio di volte e di cui ricordiamo solo il tono di voce flebilissimo, al limite dell'udibile.
Poi c'è Iecchia, mio vecchio compagno di classe, con la sua attrazione verso le scommesse calcistiche impossibili, con squadre improbabili di Stati lontanissimi; l'altra sua attrazione, invece è per la sorella di Ciro, con cui non ha ovviamente mai combinato niente.

Con l'eccezione di Marco e zio Turi, non sappiamo niente di questi personaggi da più di dieci anni; eppure continuiamo a raccontare di loro, lo facciamo con le loro voci (da notare che ai fini delle nostre imitazioni lo zio Turi, Ciro e Iecchia hanno la stessa voce, e quello che cambia è il contenuto dei discorsi). E, come già detto, con l'eccezione dei parenti, tutte le altre imitazioni fanno ridere solo noi.
Queste sono le battute che capiamo solo noi. Non c'è telefonata tra noi che non inizi con l'imitazione di uno di questi personaggi, e ogni tanto andiamo avanti per un po', e poi extra telefonata ci mandiamo i messaggi vocali con le imitazioni.

Visti da fuori forse siamo due idioti, ma siamo due persone che si vogliono bene, che hanno affrontato anche argomenti importanti (e periodi pesanti) e che però tendenzialmente la buttano sul ridere.
In fondo, è anche un modo di essere amici.
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Predefinito le persone-sliding-doors

Di solito sono le cose a fare da sliding door tra le persone. Ad esempio, come ho raccontato di recente, io e Veronica ci siamo conosciuti a causa della Special Edition di Monkey Island, e se non ci fosse stato quel videogioco non so se ci saremmo mai incrociati; magari sì, magari no, ma chi può saperlo?
Esistono, però, anche situazioni inverse, situazioni in cui sono le persone a fare da sliding door tra le cose.


Ieri, ad esempio, mia "cugina" Chiara ha compiuto trentotto anni. Le ho fatto gli auguri per il compleanno e per la bimba che porta in grembo, le ho raccontato che anche per me è un periodo di cambiamenti, e poi le ho fatto un regalo. Virtuale, sia ben chiaro. Le ho spiegato che qualche mese fa sono tornato a Catania per fare una cernita delle cose da portarmi a Padova e ho ritrovato una cosa, di cui le ho mandato la foto. "Ricordo di un'estate bellissima, quella del 2000, e di una persona bellissima". Era la cassetta de L'Amour Toujours di Gigi D'Agostino copiatami da lei, con i titoli delle canzoni scritti a penna con la sua calligrafia. Ci siamo messi per un po' a ricordare, poi le nostre vite hanno preso il sopravvento.

Anche Chiara, volendo, è conseguenza di una sliding door: se non avessi preso proprio un certo cd nel negozio di dischi di Sant'Agata Li Battiati col buono che mi aveva regalato Andrea per il compleanno, probabilmente io e lei non ci saremmo legati. E il legame tra me e lei è una cosa che mi ha fatto bene in mille modi, il più duraturo è stato quello della scoperta della musica da discoteca e, con un percorso autonomo ma che magari non sarebbe mai iniziato se non fosse stato per lei, della musica elettronica. Io ascolto parecchia musica elettronica, anche in questo momento, e se non ci fosse stata lei non mi sarei avvicinato a questo mondo, chi lo sa. Certamente non avrei mai pensato di fare il DJ, cosa che ha significato tantissimo per me, e non avrei passato ore di giorno e soprattutto di notte ad ascoltare musica che adesso ho un po' dimenticato, almeno nelle sfaccettature più commerciali, ma che però mi ha permesso di essere quello che sono, anche musicalmente.

Per mesi, forse per anni, ho ricordato l'estate con Chiara come una cosa fantastica. Probabilmente lo è stata, ma il lascito è più di carattere musicale che altro, adesso. Con lei sono sempre stato chiaro (pun intended): le ho sempre detto della sua importanza nella mia vita, anche se forse non se n'era resa conto.
Ma lo sa.

(post scritto ascoltando From The Archives Vol. 7 dei The Future Sound Of London)
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Predefinito ristrutturazioni

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Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Prendi una casa.
Prendi una casa e decidi di modificarla. Non solo i mobili e la disposizione delle stanze, anche le pareti interne.
Come fai, se c'hai vissuto per tutta la vita?
Impossibile.

Per questo oggi anch'io, che non c'ho vissuto tutta la vita (ma che c'ho vissuto almeno metà dei momenti indimenticabili delle mie estati e almeno metà dei momenti indimenticabili dell'ultimo autunno), mi sono stupito nel vedere la parete abbattuta e l'ambiente unico e le stanze separate e lo studio di qua e questo di là e la cucina nuova e...
...e ovviamente lui m'ha detto che non c'ha pensato lui, era troppo coinvolto.

Anyway. Stasera pizza, e tra miliardi di risate (come si fa a non ridere in certe situazioni?), ho raccontato di Monkey Island 5 (dai che manca poco al 7 luglio) ma soprattutto del rifacimento del primo Monkey Island, quello storico, del 1990.
Che sia il videogioco dell'estate?

Sempre nel contesto del precariato domestico, ovvio.
Quel giorno Ale mi mostrò la casa nuova, e io non capii niente. Gli ambienti interni erano stati totalmente rivoluzionati, anche a livello strutturale, e non riuscivo a riconoscere le stanze. E, soprattutto, provai un dolore interiore nel vedere che la stanza di Ale, che per me era sempre stato un luogo sacro, non c'era più. Non c'era più neanche l'altro luogo sacro, il patio, che avevo condiviso con lui e con tutto il resto della nostra grande famiglia. Ma il non poter rivedere più la stanza mi intristì parecchio, anche perché secondo me non esistono foto di quel posto. Non più, almeno.
Tutte le volte in cui sono andato a casa di Ale, fino a quando mi è stato concesso entrarci, ho sempre provato ad astrarre, ma niente: il fuori è uguale, ma dentro è tutto diverso. Una piccola casualità, che però mi ha sempre fatto sorridere, è che il famoso "quaderno dei trent'anni" fosse custodito nello studio, che era ricavato dalla sua stanza. Un po' come se fosse stato attirato da quel posto.

In dieci anni, però, non è cambiato niente per me. Da qualche giorno abito in una casa che è stata profondamente modificata rispetto a com'era prima, e mi sembra completamente diversa, tant'è vero che l'altro ieri Vero e suo papà dicevano "qui c'era la stanza" e invece adesso c'è il pianoforte, e gli ambienti sono completamente differenti e io non mi oriento, o almeno, non mi oriento rispetto alla vecchia casa.
Ma questa casa, quella nuova, quella nostra, è bellissima.
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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