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  #7801  
Vecchio 10-04-2019, 00.33.39
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Predefinito all [his] best wishes [were] just lies

Pensavo di essermi buttato tutto alle spalle.
Quando ho sposato Sally Ann.
Quando è nata Olivia.
Pensavo che fosse una cosa del passato,
solo problemi dell'adolescenza.
Ma ora mi state dicendo
che è successo il contrario.
Sono andato di male in peggio,
come un drogato.
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  #7802  
Vecchio 10-04-2019, 13.12.11
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Predefinito the future is now

Manic Street Preachers - Door To The River<--- a tredici anni dal primo ascolto mi commuove ancora

I'm losing all my innocence
Door to the river
I know I've stopped making much sense
Door to the river
I think I'll leave and I'll take some rest
Door to the river

All my best wishes are just lies
Are just lies

I'd love to see colors like you
Door to the river
Resurrected and feeling blue
Door to the river
I've seen the glory and yes it's true
Door to the river

Fearful of the future now
The future is now

But it's true the things you feel don't go
The people that you love hold on
Baby I lost my way
Following our star
But I guess that's just how you are
How you are

The majesty, the majesty
Door to the river
Pre-eminent amongst the free
Door to the river
Happy and drifting endlessly
Door to the river

All my best wishes are just lies
Are just lies

Sun breaks and cloudbursts
The hardest of all words
The conflict of sin all kept within
Baby I lost my way
Following our star
But I guess that's just how you are
How you are
Just how you are
How you are
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  #7803  
Vecchio 10-04-2019, 23.24.15
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Predefinito un quaderno, quindici anni

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A quanto pare stasera al locale c'è stato un cambio improvviso di programma: anzichè la serata jazz prevista c'è stata una cover band pop-rock. Roba da tagliarsi le vene, tra AC/DC e R.E.M..
E insomma, la serata passava tra una canzone e l'altra, e per passare il tempo suonavo sul tavolo tutte le canzoni che venivano suonate, anche quelle che non conoscevo. Ad un certo punto è iniziata una canzone che non avevo mai sentito. E' iniziata con I'm broke but I'm happy. Mi sono pietrificato, ho iniziato a pensare, e ho ricollegato.

Era già successo più di tre anni fa. Ero in macchina con un forumista ed una forumista (che non vedo nè sento da anni nonostante stiamo nella stessa città), era notte fonda e stavamo facendo benzina. Ad un certo punto dall'autoradio è uscita Blunotte di Carmen Consoli. Non che io l'avessi mai sentita prima. Ma l'ho cantata tutta, solo che anzichè cantarla "la parlavo". Perchè il testo di Blunotte di Carmen Consoli (in realtà non sapevo neanche che si chiamasse così, l'avrei scoperto quella sera) lo sapevo a memoria: era scritto, a penna, in quel famosissimo quaderno datomi a Bologna esattamente (cavoli, era proprio il 9 aprile! Ora le mando un sms per dirglielo) cinque anni fa. C'erano due pagine con stralci di canzoni di Carmen Consoli, e questa era l'unica scritta per intero. Così, tanto per fare capire un po' il "genere" del quaderno.

E stasera è riaccaduto. I'm broke but I'm happy: ok, lo so che è una canzone famosissima, ma non l'avevo mai sentita. Però il testo lo conoscevo a memoria, leggendolo dal quaderno. Stasera l'ho sentita e l'ho biascicata "parlandola". Per fortuna è stata una delle ultime canzoni, perchè poi ho iniziato a vagare nei ricordi e, complice il mio basso gradimento per la musica di stasera, non sono più tornato "in serata".
E quindi alla fine meglio andare a dormire.
Non ho alcun ricordo di quella serata in cui ho ascoltato la canzone di Alanis Morrisette, sul serio. Non ricordo con chi fossi, non ricordo in che locale fossi e non ricordavo neanche che questa cosa fosse successa, neanche rileggendola. Ricordo invece benissimo dell'ascolto di Carmen Consoli, ce l'ho quasi davanti agli occhi, anche se è un'imprecisione il fatto che, al momento di scrivere il post, non vedessi quel forumista da anni: in realtà l'avevo incrociato per caso qualche mese prima, e ci eravamo limitati a un saluto di circostanza. L'avrei rivisto qualche mese dopo, in un'occasione di forte disappunto.

Ma non ho mai più sentito nessuna di quelle due canzoni, un po' volutamente e un po' no. Il quaderno, invece, è rimasto con me ed è stato "mostrato" pubblicamente in occasione del matrimonio di Grazia, che me l'ha regalato esattamente quindici anni fa, a Bologna. Ha avuto un valore enorme per me, valore che poi è diminuito con il diminuire dell'intensità del nostro rapporto. Adesso non è più un feticcio della mia adolescenza: è la testimonianza di qualcosa, della mia cattiveria forse, una cattiveria di cui mi stupisco ancora oggi.

Ma sono ricordi del passato, ormai con l'effetto "sepia".
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  #7804  
Vecchio 11-04-2019, 00.02.13
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Predefinito psychonauts/8

Il manicomio è formato da una torre altissima davanti ad un cortile, ed è ovvio che Lili sia tenuta prigioniera in cima. Per entrare nella torre, però, c'è un viscido guardiano, un tale Crispin, che permette solo al Dr. Loboto di entrare. Per fortuna è quasi cieco, così quello che guarda sono soltanto tre elementi: la faccia, un mantello bianco e un artiglio al posto della mano destra. Per una sorprendente coincidenza nel cortile del manicomio si aggirano tre "pazienti", ognuno dei quali ha uno degli oggetti che servono a Raz per spacciarsi per il Dr. Loboto. Ognuno dei pazienti, ovviamente, non vuole cedere il proprio oggetto, anche a causa del proprio disagio mentale, così è chiaro lo scopo: Raz deve entrare in ognuna delle tre menti e "sconfiggere il problema dall'interno", come ha già fatto in precedenza con Boyd e con il pescione.
Io ho sempre iniziato da Gloria, l'attrice. Si aggira per il cortile del manicomio dicendo che non è mai stata apprezzata ed impedendo a Raz di sfilarle dalla mano il premio alla carriera dalla forma sorprendentemente simile a quella di un artiglio. Raz le lancia lo "psicoportale" in testa ed entra lì. Un delirio spettacolare.
Nella mente di Gloria c'è...un teatro. Deve andare in scena uno spettacolo sulla vita di Gloria, ma l'attrice protagonista, Bonita Soleil (che rappresenta il lato positivo di Gloria) non vuole intervenire a causa di due problemi: Jesper, un critico che dal suo scranno demolisce qualsiasi opera, e "il fantasma", ovvero un'entità che fa cadere lampade in scena rendendo molto pericoloso il tutto.
L'avventura di Raz nella mente di Gloria è divisa in tre parti. La prima, molto poco lineare, è ambientata proprio sul palcoscenico: esistono diverse scenografie intercambiabili; ogni scenografia è presente in due versioni, "solare" e "depressa", e i colori (e le sceneggiature dei bambini protagonisti) cambiano in base alla versione; e in più ci sono anche dei copioni da provare, i quali fanno accadere qualcosa sul palco, come ad esempio l'arrivo di un cavaliere, di una barca o - ed è lo scopo del livello - di un pallone aerostatico. Bisogna quindi muoversi nella giusta sequenza di scenografie, col giusto "umore", recitando i giusti copioni, fino a far comparire il pallone aerostatico per salire ai piani alti del teatro, dove si muove il fantasma. Questa parte è molto divertente, con un umorismo decisamente nero (viene raccontata la vita di Gloria, che smise di recitare quando scoprì che la madre si era suicidata), e soprattutto molto poco lineare. Sembra di giocare ad un'avventura grafica, addirittura.
La seconda parte, invece, è un platform puro: Raz salta in giro, sconfigge i nemici (principalmente censori), cerca di evitare i sacchi che il fantasma dell'opera fa cadere dall'alto e arriva al suo cospetto. Qui inizia la terza parte, ovvero lo scontro con il fantasma, che altri non è che Jasper, il critico, con un travestimento! Ora, raccontata così la storia può non sembrare particolarmente interessante, ma la cosa incredibile di questo gioco è che ogni mondo mentale racconta una storia a sé, e ci si appassiona alle vicende dei personaggi immaginari quanto a quelle dei personaggi reali. E così lo scontro con il critico è in realtà lo scontro con la parte critica di Gloria, uno scontro a base di candele infuocate e di critiche usate come armi, letteralmente.
Sconfitto il fantasma, finalmente Bonita Soleil può affacciarsi sul palco, "liberando" così Gloria dai suoi problemi mentali. Uscito dalla sua mente, Raz riceve il premio, che userà come artiglio per spacciarsi Dr. Loboto con Crispin. Mancano però altri due oggetti, che richiedono l'ingresso in altre due menti.

(post scritto ascoltando Just Because You Can't See It...It Doesn't Mean It Isn't There di Kim Salmon & The Surrealists)
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  #7805  
Vecchio 11-04-2019, 12.14.32
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Predefinito ma la conosci questa sensazione?

Certo che la conosco.
E non solo, me la ricordo benissimo.
E non solo, sento di starla provando anche adesso.
Per carità, è solo una sensazione, non c'è nulla di concreto, e forse è anche presto per sbilanciarsi. Ma non pensavo potesse essere ancora possibile, non con la corazza che mi sono costruito. E invece la sensazione c'è. Se poi seguiranno anche i fatti, questo non posso saperlo con certezza. Penso di sì. Anzi, sento di sì. Ma vedremo.
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  #7806  
Vecchio 11-04-2019, 15.18.57
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Predefinito la coincidenza più gigantesca di sempre

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Alanis Morrisette - Hand In My Pocket


I'm broke but I'm happy
I'm poor but I'm kind
I'm short but I'm healthy, yeah

I'm high but I'm grounded
I'm sane but I'm overwhelmed
I'm lost but I'm hopeful baby

What it all comes down to
Is that everything's gonna be fine fine fine
I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a high five

I feel drunk but I'm sober
I'm young and I'm underpaid
I'm tired but I'm working, yeah

I care but I'm restless
I'm here but I'm really gone
I'm wrong and I'm sorry baby

What it all comes down to
Is that everything's gonna be quite alright
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is flicking a cigarette

What it all comes down to
Is that I haven't got it all figured out just yet
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a peace sign

I'm free but I'm focused
I'm green but I'm wise
I'm hard but I'm friendly, baby

I'm sad but I'm laughing
I'm brave but I'm chicken shit
I'm sick but I'm pretty, baby

And what it all boils down to
Is that no one's really got it figured out just yet
But I've got one hand in my pocket
And the other one is playing the piano

What it all comes down to my friends, yeah
Is that everything's just fine fine fine
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is hailing a taxi cab
Ne scrivevo ieri sera, e scrivevo che l'unica volta in cui ho ascoltato questa canzone è stata dieci anni fa.
Bene, è appena partita alla radio. Poteva partire in un qualsiasi giorno degli ultimi dieci anni, è partita oggi.
Cosa vuol dire? Niente, ovviamente.
Di cosa è segno? Di niente, ovviamente.
Ma è una coincidenza gigantesca.
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  #7807  
Vecchio 13-04-2019, 13.24.26
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Predefinito bilanci

Incredibile pensare di aver passato tutta la vita a fare bilanci e adesso inizio a fare quelli veri. Quelli delle aziende.
Certe volte c'è un'ironia di fondo in tutto quello che vivo, o che mi racconto.

(post scritto ascolando Hey Believer di Kim Salmon With STM)
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  #7808  
Vecchio 13-04-2019, 14.08.17
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Predefinito frammenti sull'1 novembre 2008

L'1 novembre 2008 ho scritto questo post:

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Partita allucinante: Inter che segna subito due gol alla Reggina, Inter che si distende troppo e si fa recuperare i due gol dalla Reggina, Inter che tenta in tutti i modi di segnare nel finale e ci riesce in extremis, Inter che alla fine vince.
Un urlo, anzi, un doppio urlo di liberazione dopo il gol. Partita dura e pesante.

Prima della partita eravamo andati alle Zagare, centro commerciale vicino alle nostre case in campagna, perchè dovevo vedere se riuscivo a trovare un videogioco a cui dedicherò un post nei prossimi giorni. L'ho trovato ed ho gongolato per tutto il pomeriggio. Tralaltro la persona che era con me era la persona con cui, tantissimi anni fa, iniziai a condividere questo gioco. Chissà se ci riuscirò di nuovo, ma in ogni caso so già con chi farlo.

Durante la partita ho ricevuto una telefonata, una telefonata che mi ha fatto sentire abbastanza in colpa. E prima della partita avevo fatto una serie di telefonate per capire cosa fare stasera.

E oggi comunque non ha vinto solo l'Inter. C'è stata anche un'altra vittoria che mi è stata dedicata. In attesa di poterne controdedicare un'altra, spero in settimana o al massimo nel weekend.
Esattamente dieci anni fa, quindi poco più di cinque mesi dopo, ho scritto questo post:

Citazione:
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1 novembre 2008.
Siamo andati insieme alle Zagare a comprare Lemmings per PS2. Siamo tornati a casa sua e abbiamo fatto un torneo di Wiipeout. Nel frattempo mi sono organizzato con E. per andare al cinema di sera. Poi abbiamo visto la rocambolesca partita dell'Inter in casa della Reggina. Nel frattempo, sms e pm pieni di sorrisi. Di sera, il cinema, con Lemmings che mi aspettava a casa.
Tutto aveva un alone di perfezione.
Evidentemente io e la perfezione non siamo fatti per andare d'accordo. Però quel giorno era magico.
E poco dopo ho scritto quest'altro post:

Citazione:
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Mentre andavo a prenderla ho pensato ad una cosa.
Ho pensato che stasera andiamo al cinema, come l'1 novembre 2008 blablabla. E che in realtà il post dell'1 novembre 2008 l'ho letto poco prima di uscire. E' questo. E leggerlo ora fa impressione. Perchè...perchè non mi stupivo di niente. Cioè, tutto era così perfettamente splendido che non parlavo di quanto fossi felice di giocare in continuazione a Wipeout, o di vedere tutte le partite dell'Inter, o di aver comprato Lemmings per PS2 (senza sapere che, dopo sedici anni dalla prima comparsa nella mia vita, sarei riuscito a completarlo), o di condividere Lemmings con qualcuno che fino a due mesi prima non aveva probabilmente idea di cosa fosse, o...insomma, tutte queste cose qui. Le scrivevo dandole per scontate.
Oggi non è più niente scontato, c'è la crisi e i saldi sono finiti. Ora bisogna sudarsi tutto, attimo per attimo.
Però che gioia quando arriva. Così tanta gioia che se ne scrive senza problemi.

[...]
E dieci anni fa dopo l'1 novembre 2008, quindi poco più di cinque mesi fa, ho scritto questo post:

Citazione:
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Il tardo pomeriggio e la serata dell'1 novembre di dieci anni fa (raccontati poi l'indomani, quindi dieci anni fa oggi) riassumono perfettamente quel periodo. Pomeriggio con Ale, messaggi con lè, serata con Erika. La serata con Erika l'ho raccontata nel post successivo che ho copiato nel mio primo libro perché riusciva a catturare perfettamente il nostro rapporto (inesistente, fondamentalmente). Ai messaggi con lè ho fatto appena un cenno. Il pomeriggio con Ale, invece, l'ho raccontato bene. Ma non approfonditamente.

Ormai avevo la PS2, Martino me l'aveva prestata prima di partire per Roma e con Ale avevamo ripreso a sfidarci a Wipeout Fusion come era accaduto fino a un anno e mezzo prima. Ma potevo usarla anche per un altro videogioco: il remake (con grafica migliorata, ma per il resto uguale) del primo Lemmings, che Ale e suo fratello mi avevano fatto scoprire nel 1992 e che non avevo mai completato. Il ruolo di Lemmings nella mia vita è sottolineato da mille post e dal mio avatar (e portachiavi, e due magliette, e magneti da frigo, e scatole di videogiochi) ma mi vergognavo a non averlo mai completato. Avevo letto che la versione per PS2 aveva degli accorgimenti per rendere il gioco meno frustrante senza per questo renderlo meno facile, così decisi di ripartire da lì. Ero fermo al trentasettesimo livello ormai da anni, mi sarebbe piaciuto arrivare alla fine. Lè rideva perché in fondo la parola "Lemmings" le ricordava il suo nome, Ale rideva perché aveva anche lui dei vaghi ricordi di quel gioco, io ridevo perché ero pronto a fare la storia.
Un po' come ho fatto ieri sera con Wipeout.
Tutta questa catena di post mi inducono ad una riflessione sulla memoria.
Innanzitutto, tenere un diario, come ho fatto soprattutto nel primo triennio di Carta Azzurra, è una cosa fondamentale. Ora tendo meno a raccontare e più a fare riflessioni, ma allora se capitava una cosa la raccontavo. E così ho raccontato di quel pomeriggio e poi di quella serata, citando i tre punti di riferimento della mia vita in quel periodo.
Ma la cosa più incredibile, di cui mi sono stupito rileggendo, è che non solo cinque mesi dopo avevo capito che quel periodo perfetto era sparito (Ale si faceva vedere e sentire moltissimo meno rispetto a quando non aveva ancora conosciuto la sua futura moglie, lè era arrabbiatissima con me ma anziché lasciarmi perdere come le avevo suggerito continuava piuttsto a torturarmi e criticarmi, con Erika le cose non andavano ma forse non erano mai andate); la cosa più incredibile è che già dieci anni fa, quindi cinque mesi dopo "il giorno perfetto", avevo notato che quando l'avevo raccontato in diretta non mi ero stupito di quello che mi stava capitando. L'avevo annotato come una giornata normale, mentre invece, una volta finito quel periodo perfetto, l'avrei rimpianto un sacco.
Poi, va detto, mi sono ripreso. Non è stato facile, ho prima perso il terzo pilastro, poi con calma ho cominciato a recuperarne uno, l'unico potenzialmente stabile, sebbene in versione "ridotta" rispetto a prima. Ho dovuto fare alcune scelte e ho ancora un bel po' di tempo per raccontarle.

Ma quel giorno resta, un po' perché è stato tre settimane prima del primo crollo, un po' perché è stato un modo per ricollegarmi videoludicamente ad un passato remoto ma sempre presente, un po' perché c'erano tutti e tre, un po' perché ero felice.

Anche adesso sono felice. E uno di quei pilastri è rimasto. Gli altri due, come in un'ipotetica Trinacria del cuore, sono diversi rispetto ad allora, ma sono infinitamente meglio. Non vogliatemene.
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Predefinito chemical life

L'altroieri è uscito No Geography, il nuovo album dei Chemical Brothers. Finora l'ho ascoltato due volte in macchina con Vero e mi ha fatto sentire in qualche modo "a casa", forse perché si sono evoluti restando sempre fedeli a se stessi, e anche perché in qualche modo hanno accompagnato negli ultimi ventun anni la mia vita, con una longevità seconda solo agli 883 e a Max Pezzali.
Non sono ancora passati dieci anni da quando l'ho scritto, ma in questo post si capisce benissimo quanto siano stati e siano ancora importanti per me. Credo sia il mio post preferito tra quelli che ho scritto qui.

(post scritto ascoltando Kim Salmon & The Surrealists di Kim Salmon & The Surrealists)
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Ultima modifica di gabo86 : 14-04-2019 alle ore 15.32.30
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Vecchio 14-04-2019, 15.31.52
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Predefinito "come farai?"

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La sera di Pasqua (se avessi scritto ieri avrei scritto "ieri", ma sono già passati due giorni) era una serata in cui gli occhi di tutti erano puntati su di me.
"Cosa farai, quando li vedrai mano nella mano?"
Già.

Sono arrivati mano nella mano. Li ho guardati per bene, mi sono seduto vicino a loro e mi sono messo a chiacchierare, a conoscere la "new entry" della sua vita ma soprattutto a conoscere la loro alchimia, a capire se stanno bene insieme, a capire se sta bene, indipendentemente dalla nuova situazione. Che poi, nuova...ormai va avanti da un po'.

E la risposta è sì. La risposta è che mi sono sembrati una bella coppia. Ieri malignamente m'hanno fatto notare che la persona con cui sta non è proprio pla persona più attraente del mondo. E' vero. Ma voglio dire, la bellezza oggettiva non esiste (forse). Insomma, dicevo, dicono che "non è che sia tutta questa bellezza". E anche se fosse vero? Trovo molto più coraggioso mollare tutto (o quasi) per una persona non bellissima piuttosto che per una persona che potrebbe rientrare tra le bellezze "oggettive". Voglio dire, si piacciono? E allora che stiano insieme, se poi stanno bene, se poi sono disposti entrambe a provare questa pazzia...ben venga per loro!

Perchè in realtà ieri le malelingue cercavano di farmi ammettere che io sono geloso. Geloso, io? Giammai! Cioè, non l'altra sera e non per loro, comunque. Il fatto che la gente cerchi di farmi confessare qualcosa che non è vero mi dà fastidio. E' un po' un disegno globale. Mi si spinge verso la posizione della vittima, ma non perchè io voglia sentirmi vittima (nè perchè io lo sia, figuriamoci), ma solo perchè...boh, forse sono più divertente così. E' più divertente dirmi "ma ora che tutti ti stanno lasciando solo, come farai?" piuttosto che pensare alla ri-costruzione, con basi diverse ma con affetto immutato, di tante cose che sono cambiate. Beh, questo processo di ricostruzione io lo sto portando avanti su più fronti contemporaneamente, e lo porto avanti finchè c'è collaborazione dall'altra parte. Finora c'è stata, e quindi, perchè dovrei dire "ah, mondo crudele, ce l'hanno tutti con me"? Nessuno ce l'ha con me. Cioè...se per "stessa direzione" intendiamo non "stesse prospettive di vita" ma "stesse prospettive di un rapporto insieme", allora posso dire che nessuno ce l'ha con me finchè guarda nella mia stessa direzione. Come in questo caso.
La prima volta è successo un'imprecisata domenica mattina della primavera 1997. Avevo passato la notte a casa di cugini, e la mattina siamo saliti sulla 127 verde dello zio Turi per andare in campagna, dove avremmo passato la giornata con tutta la famiglia allargata, comprese la mia famiglia e quella di Ale.
Fu la zia Anna a dirmi, durante il viaggio in macchina: "ma lo sai che tuo cugino Alessandro s'è fatto zito?" (trad: si è messo con una ragazza). Non lo sapevo, e non avevo modo di saperlo: io e Ale passavamo le giornate d'estate in campagna insieme, giocando ai videogiochi, guardando (o più raramente facendo) sport e ascoltando musiisca, ma durante il resto dell'anno non ci sentivamo mai. Io avevo dieci anni e lui dall'alto dei suoi diciassette non provava niente nei miei confronti, neanche l'ammirazione e l'affetto che avevo io per lei.
Comunque, quel giorno c'era anche Sabrina. Dentro di me ebbi paura che lei potesse farlo allontanare da me, anche se "allontanare" è una parola grossa, visto il poco che ci legava, che però per me all'epoca era enorme. Non ero pronto a passare le giornate d'estate senza di lui, e in effetti non accadde: nonostante tutti cercassero di farmelo pesare, ho passato i due anni in cui lui è stato con Sabrina con relativa serenità. Uno dei più grandi ricordi assieme, le partite a Wipeout nell'estate 1998, risale a un periodo in cui stavano insieme, quindi non devo aver sofferto poi troppo. Però tutti, zii e cugini, si divertivano a fomentarmi, a farmi ammettere la gelosia, a dirmi "come farai, adesso che non ti calcolerà più?". Li odiavo.

La seconda volta è successo dopo il 25 maggio del 2002. Quella sera, giorno del compleanno delle nostre nonne materne, Carola baciò quello che fino a quel giorno era solo il suo vicino di casa e che da allora diventò il suo ragazzo (pare stiano ancora insieme). La situazione si complicò: lui mi odiava, odiava il mio ruolo e avrebbe preferito che lei rompesse con me per la mia presenza "ingombrante" nella sua vita; io, che cercavo di far finta di niente, ero circondato da persone (i nostri compagni di classe, ad esempio) che si divertivano a stuzzicarmi esattamente come avevano fatto i parenti cinque anni prima: "come farai, adesso che non ti calcolerà più?". Stavolta le cose furono però più pesanti: io e Carola, pressati da entrambe le parti, rompemmo, per poi tornare a legarci solo dopo un anno di pausa (e battibecchi infernali in classe). Quell'esperienza mi ha segnato particolarmente, anche perché era un'amicizia tra uomo e donna, e a quindici anni cosa ne vuoi capire di come gira il mondo?

La terza volta è successo nella primavera del 2004, ma stavolta li ho mandati tutti a fanculo. "Come farai, adesso che Ale si è messo con Claudia e non ti calcolerà più?", ma la mia risposta era sempre la stessa: guardate che adesso è tutto diverso, adesso io e Ale non siamo solo "i cugini dell'estate", siamo amicissimi, ci sentiamo sempre, ci vediamo sempre, siamo legati e troveremo il tempo di coltivarci a vicenda. Avevo ragione: i mitici venerdì sera passati insieme sempre con la stessa modalità (passo a prendere due pizze, le porto a casa sua mentre i suoi sono alle riunioni religiose, le mangiamo, giochiamo a Wipeout Fusion fino a tardi, chiacchieriamo finché non ci addormentiamo, e l'indomani facciamo colazione e chiacchieriamo ancora) non furono interrotti dalla presenza di Claudia nella sua vita. Questo non vuol dire che non ci fossero tensioni (anche se me ne ha reso partecipe solo negli ultmi anni), ma riusciva a gestirle.

Con Martino, volendo, era tutto diverso. Io e lui ci eravamo legati ma nell'ambito di un'"amicizia di gruppo", quella con compagni di classe e di scuola che in qualche modo continua ancora adesso; e, soprattutto, lui non è quasi mai stato single. L'ho conosciuto che stava con Valeria, poi l'ha lasciata per mettersi con Silvia, poi è stato lasciato ma si è messo con una compagna di corso, e poi ha conosciuto Raffaella e s'è messo con lei, e poi l'ha mollata e dopo un po' si è messo con Maite, la spagnola, che se l'è portato a Valencia per qualche mese. Forse è stato proprio per il distacco geografico che i nostri amici mi hanno chiesto "come farai, adesso che s'è messo con Maite e va in Spagna?", perché che lui stesse con qualcuno non era una novità. Qualcuna era stata più conciliante nei confronti della nostra amicizia, qualcuna meno, ma va bene così. In fondo è la vita.

C'è solo una volta in cui è andata veramente male, ed è stato quando Ale s'è messo con Daniela. Credo che lui abbia delle responsabiltà in tutto questo, perché non si può passare dal rapporto che avevamo fino a quel momento (ci sentivamo ogni giorno e passavamo insieme almeno due serate a settimana, notti incluse) a quello che avremmo avuto subito dopo (ci sentivamo una volta a settimana e ci vedevamo una volta al mese) senza volerlo. Io in quel periodo sono stato come un cane, complice la mia situazione sentimentale poco chiara e alquanto deprimente. Dopo il suo matrimonio le cose sono migliorate, e di recente vanno particolarmente bene, anche se il prezzo da pagare è tutto quello che è successo con lei (e se inizio a raccontarlo monopolizzo l'ennesimo post).

In questi giorni per un attimo ho pensato che potesse succedere qualcosa di simile, ma ci sono delle grosse differenze. La prima è stata che l'amicizia tra me e Bea è "intima", nel senso che non è vissuta in piazza, e quindi non c'è nessuno che può venirmi a dire "come farai, adesso che...ecc.ecc.". Questo è un grosso aiuto, perché non avere delle "voci recitanti", fuori dalla testa ma anche dentro, che remano in quella direzione è già un passo avanti.
E poi l'unica cosa che conta è che ieri gliel'ho accennato e mi ha detto che non succederà. L'unica cosa che conta e anche l'unica cosa che basta.
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Ultima modifica di gabo86 : 14-04-2019 alle ore 16.56.22
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Predefinito la voglia di libertà

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Nella classifica delle priorità al primo posto ho scelto la libertà
ma questo non mi ha impedito di aver scelto lei
lei che milioni e milioni di volte ancora sceglierei
perchè non c'è niente che può darti di più di un amore grande
che sposta il senso di libertà
Il titolo di questo post era "sarà che ho 22 anni, sarà che sono solitario, ma non condivido, per ora" e conteneva l'incipit dell'unica canzone di Metamorfosi di Raf che non mi è mai piaciuta, ovvero "Giù le mani dal cuore".
Adesso ho trentadue anni e continuo ad essere solitario, compatibilmente con la mia situazione sentimentale (pochi mesi dopo quel post ho conosciuto Veronica) ed abitativa (vivo in una casa con coinquilini). E, soprattutto, continuo a non condividere quei versi.
Il mio senso di libertà, infatti, non si è mai spostato. La mia libertà non è mai stata "libertina", se non in determinati e circoscritti periodi della mia vita. Quello che ho sempre cercato è stata l'indipendenza, il non dover sottostare a costrizioni o dinieghi. E, in effetti, è ancora così, anche con una persona al mio fianco. Al mio fianco ma contemporaneamente a venti chilometri di distanza (sempre meglio degli oltre mille che ci separavano il primo anno), e quindi con "obblighi" decisamente inferiori. Tra poco io e Veronica andremo però a vivere insieme, e quindi ci saranno certamente dei cambiamenti; quali, però, non so dirlo.
So solo che ho sempre avuto voglia di essere libero e lo sono ancora adesso. Sono solitario ma non sono solo, e sto maledettamente bene.
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Vecchio 20-04-2019, 23.57.12
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Predefinito great expectations

Nel mondo viene prodotta troppa arte perché qualcuno possa stare dietro a tutto: nessuno può riuscire a vedere tutti i film in uscita, o leggere tutti i libri che vengono stampati, o giocare a tutti i videogiochi che vengono prodotti, o ascoltare tutti i dischi che vengono incisi. Tantomeno io, in effetti. Così va fatta una selezione.
Con la musica, ad esempio, raramente ascolto artisti nuovi, oramai: ne ho così tanti di "vecchi" che ogni anno escono tra i venti e i trenta album di questi artisti. A volte ho grandi aspettative, a volte ho ricevuto enormi delusioni, e del resto ogni disco è un nuovo giro di giostra, qualcosa cambia sempre, l'ispirazione viene e va, si resta troppo uguali a se stessi o si cambia troppo, insomma, è un terno al lotto.
Ed ecco perché questa storia del nuovo disco dei Chemical Brothers mi sta sconvolgendo: perché potrebbe essere davvero il mio disco preferito tra i loro, e non era banale a ventiquattro anni di distanza dal primo. Più lo ascolto e più mi piace, e più sono contento di essere loro fan.

(post scritto ascoltando Mirror Traffic di Stephen Malkmus And The Jicks)
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Vecchio 21-04-2019, 00.07.03
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Predefinito ancora coincidenze assurde

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Se, nell'epoca della distribuzione digitale della musica e dei singoli che non esistono più e della radiofonia che fa schifo e delle strategie di marketing delle major che mi fanno accapponare la pelle, io continuo ad adorare il concetto di album, e anzi, nel 99% dei casi ogni album lo ascolto dall'inizio alla fine, senza pause, senza salti e con la tracklist nell'ordine corretto, devo tanto alle rock opera.
Mentre il concept album è "soltanto" un album le cui tracce hanno tutte un filo conduttore (un esempio su tutti, Non Al Denaro Non All'Amore Nè Al Cielo di De Andrè), la rock opera va oltre, raccontando un'unica storia che inizia con la prima traccia e finisce con l'ultima, senza stacchi nè interruzioni (se non quelle narrative per eventuali flashback o digressioni su personaggi).

Fino ad oggi conoscevo tre rock opera (forse le più famose):
- Tommy degli Who, 1969. La storia di un bambino cieco, sordo e muto. Una cosa allucinante, musicalmente molto allegra nonostante il tema. Probabilmente il grosso limite del disco è che ci sono tantissimi personaggi e vengono tutti interpretati da 3 dei 4 Who (batterista escluso, ovviamente), e quindi non si capisce bene chi sta parlando. Per fortuna questo difetto è stato corretto nel film che è stato tratto dal disco, in cui ci sono tantissimi attori (ed attrici) e quindi la storia si capisce molto meglio. Ed oltretutto alcune parti sono state riscritte per rendere il tutto più comprensibile (c'erano effettivamente dei buchi nella narrazione, su disco). Il bello è che tutta l'opera è stata ricantata e risuonata da zero per il film, che è in assoluto uno dei miei tre film preferiti (assieme, senza dubbio, a Santa Maradona e a Indiana Jones E L'Ultima Crociata);
- The Lamb Lies Down On Broadway dei Genesis, 1974. La storia di un ragazzino newyorkese che attraversa una specie di inferno dantesco nelle profondità di Broadway. Un disco musicalmente complicatissimo (e beh, erano i Genesis di Peter Gabriel, mica quel gruppetto pop che diventeranno dopo il suo abbandono), con una storia infinitamente complicata ma comprensibile, visto che è raccontata tutta (o quasi) in prima persona. Sarebbe stato splendido se ne avessero tratto un film, ma...niente, peccato. Forse troppo visionario per essere rappresentato su pellicola;
- The Wall dei Pink Floyd, 1979. La storia di una rockstar con problemi mentali. Sicuramente la rock opera più famosa (almeno tra i non appassionati), con un bel po' di pezzi famosi e comunque tutti collegati tra loro, anche se, visto che la narrazione riguarda quello che succede dentro la testa del protagonista, manca la continuità. Anche da questa rock opera è stato tratto un film, famosissimo, che però è una specie di "mega videoclip" visto che le canzoni sono identiche a quelle del disco, come se le immagini fossero solo un "commento".

E oggi ho ascoltato per la prima volta un'altra rock opera, The Hazards Of Love dei Decemberists, uscita poco più di un mese fa. Molto più lineare delle altre, ma musicalmente molto affascinante, un affresco musicale rinascimentale "macchiato" da sfuriate rock molto pesanti, ogni tanto. Tre voci che cantano (tanto per far capire bene i ruoli, anche se senza il booklet non si sarebbero capite un sacco di cose) ed un uso eccessivamente colto della lingua (con che coraggio si intitola una canzone "The Prettiest Whistles Won't Wrestle the Thistles Undone"?). Bella al primo ascolto, per il resto non so.

E sì, i dischi vanno ascoltati senza pause.
Ieri ho letto questo post e ho pensato che non aveva molto senso quotarlo. In dieci anni non è successo molto: ho fatto vedere in giro il film di Tommy con alterne fortune, ho visto dal vivo la cover band ufficiale dei Genesis eseguire l'intero The Lamb Lies Down On Broadway con enorme commozione mia, non ho più visto The Wall dei Pink Floyd. Ed è uscito Embryonic dei Flaming Lips, che non capirò mai se sia una rock opera o se i collegamenti tra le canzoni sono soltanto opera della fervida fantasia di un fan che ha analizzato le canzoni dimostrando che sono collegate.
E poi, The Hazards Of Love dei Decemberists, ovvero il motivo per cui sto quotando questo post. Pensavo di non farlo quando ieri Marta mi ha raccontato che le sono stati suggeriti da mille persone che non hanno niente a che fare l'una con l'altra, e tutte ieri. "Dev'essere un segno, inizierò ad ascoltarli anch'io", mi ha detto. E allora io le ho raccontato di The Hazards Of Love, uno dei dischi più belli della mia vita (ma ne ho già scritto qui) e soprattutto le ho raccontato di questa coincidenza assurda, ovvero che l'ho ascoltato per la prima volta esattamente dieci anni prima.
Questa storia dei dieci anni ogni tanto ha esiti giganteschi.
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C'è stato un momento, sarà stata l'una di notte o giù di lì, in cui, in un pub pseudo irlandese con un Bayleys (io) e un Montenegro (lei) mi ha spiegato della mia stranezza, di come la vede, e della parola che userebbe per definirla (Asperger).
Mi ha ricordato quando, nell'estate di sette anni fa, in provincia di Palermo una neurologa mi ha "diagnosticato" un disordine ossessivo-compusivo. E quando, nella tarda primavera di dodici anni fa, nel capoluogo di regione una persona che ha lo stesso nome della neurologa mi ha detto che io sono "alternativo nel senso dell'altro".
Così ho pensato: ma tutti voi che avete attraversato il mio cammino, ve ne siete accorti? E se sì, perché non me l'avete detto?
Sembra che solo Bea sia stata sincera con me.

Forse è per questo che fa parte del mio cerchio ristretto, anzi ristrettissimo, perché gli anni passano e le persone per cui vale la pena darsi sono sempre meno.

(post scritto ascoltando Groove Denied di Stephen Malkmus)
premettendo che io e te siamo due sconosciuti

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mi prendo qualche minuto per sottolineare una cosa. ho scritto che gabo, a volte, non mi piace. quello che non mi convince è l'ossessivo-compulsivo e il criptico a tutti i costi. la chiave di volta è che gabo possiede un'intelligenza spiccata, e tutto ciò che vien fuori dalla sua tastiera è più che ponderato, nel limite del cosciente. talvolta, perciò, mi capita di chiedermi il perchè di tanta... roba. mi sembra una persona molto sensibile, quindi attenta anche a infinitesimali variazioni di grandezze enormi, secondo l'accezione più pulita possibile: mi chiedo dove si possa collocare l'eccesso, allora. ovviamente poi diventa una questione di carattere puramente personale, di gusto, di voglia. appunto, non me ne voglia

tutto qua. per il resto, cosa penso di x=gabo86? che è un bravo ragazzo, ottimo ascoltatore, custode della curiosità, amante della musica e potrei aggiungere tante scontate sfaccettature della sua personalità che tutti noi riconosciamo in lui, ma l'aggettivo più azzeccato è sincero. secondo me è una di quelle poche persone rimaste a crederci sul serio. è una persona pulita.
se avessi voglia, modo e tempo di cercare ancora, troverei un post successivo in cui mi auguro che tu fossi o fossi stato seguito da uno bravo (vado a memoria, ma posso sbagliare, veronica commentò con un "ì'a facc' r'o cazz'" o similare)

peace&love
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