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  #21  
Vecchio 15-11-2005, 23.36.42
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Ciao Bastiano ti scrivo direttamente la sentenza che non ha titoli, è un pò più faticosa da leggere, e un pò più difficile da trovare, io ho dovuto comprare un libro.

j.
Mi sa che non sai cercare bene perchè se metti sentenza andreotti su google ne trovi un bel po' di siti con il testo delle sentenze. Tu dici che non hai dubbi sulla colpevolezza di Andreotti e io qualche dubbio ce l'ho. Mi sembra quanto meno strano che sia stato mafioso fino all'80 e che abbia avuto la possibilità di non esserlo più dopo quell'anno. Perchè se è vero che i reati fino all'80 sono caduti in prescrizione è vero che per gli altri è stato assolto. Se non ho capito male... E tutto mi sembra sia nato per la testimonianza di mafiosi che, a mio parere, non dovrebbero avere una credibilità assoluta. Io sono d'accordo che forse è colpevole ma come si fa ad esserne sicuri? boh.
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  #22  
Vecchio 16-11-2005, 08.21.10
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I supremi giudici riassumono la tesi della Corte d'Appello:

Ha affermato essere intercorsi rapporti di scambio, consistiti, da una parte, in un generico appoggio elettorale alla corrente andreottiana e nel solerte attivarsi dei mafiosi per soddisfare possibili esigenze, non necessariamente illecite, dell'imputato e dei suoi amici e, dall'altra parte, nella palesata disponibilità e nell'asserito apprezzamento del ruolo dei mafiosi, frutto non solo di buone relazioni ma anche di una effettiva sottovalutazione del fenomeno mafioso, oltre che nella travagliata interazione dell'imputato con i mafiosi nella vicenda Mattarella, pur risoltasi con il fallimento del disegno andreottiano.

Più analiticamente la corte territoriale ha affermato che il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi referenti siciliani (Lima, I Salvo, Ciancimino) intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che egli aveva, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; che aveva palesato ai medesimi una disponibilità non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; che aveva loro chiesto favori; che li aveva incontrati; che aveva interagito con essi; che aveva loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire ad ottenere, in definitiva, che le stesse indicazioni venissero seguite; che aveva conquistato la loro fiducia tanto da discutere insieme anche di fatti gravissimi( come l'assassinio del Presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essre denunciati; che aveva omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazine all'omicidio Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza.

La Corte di Appello, in esito a imprescindibili e quindi incensurabili valutazioni di merito, ha valutato questi fatti come processualmente rilevanti e significativi ai fini della configurabilità del reato contestato.
Per questa ragione ha applicato la causa estintiva della pena.
Va quindi ribadito che non può ritenersi palesemente viziata la conclusione cui la medesima è pervenuta in ordine all'intera vicenda Mattarella.


Ciao Bastiano ti scrivo direttamente la sentenza che non ha titoli, è un pò più faticosa da leggere, e un pò più difficile da trovare, io ho dovuto comprare un libro.

j.

si, è questa la sentenza.

questa è la legge, possiamo dubitare di tutto certo, ma la legge è legge, è quella che ti manda in galera il ladro e a noi fa piacere perchè per un pò non ci ruberà più, chissà perchè proprio su andreotti poi ci vengono i dubbi sulla legge e le sue sentenze

non lo so se è il caso di bastiano ma sta storia del "siamo sicuri?" l'ho sentita anche da altre persone

forse perchè ammettere che andreotti è un mafioso fa cadere molti paletti, pensate uno che ha votato dc per 30 anni, un democratico, uno che sta al centro perchè pensa che nel centro c'è la verità e la democrazia e poi si ritrova ad aver votato per una vita un mafioso
deve essere un pò destabilizzante

quindi ecco il meccanismo di autodifesa
farcelo sembrare simpatico a noi stessi per non ammettere lo schifo in cui abbiamo vissuto e tuttora viviamo

ci sono simpatici e alle volte ridiamo pure, ridiamo con andreotti che vende i telefonini, ridiamo con i reality e la gente che si mangia la merda dei topi del guatemala, ridiamo

abbiamo una realtà che non è più la nostra, in politica, in televisione, tutta quella gente lì non ci rappresenta umanamente per niente.
le persone meno deboli e oneste difendono la loro dignità ridendo

ridiamoci su che è meglio


mmm.... sono uscito fuori tema

Ultima modifica di alessandrooo : 16-11-2005 alle ore 08.24.13
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  #23  
Vecchio 16-11-2005, 10.29.15
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Predefinito Ciao Bastiano

I pentiti utilizzati nel processo Andreotti sono 39, da Tommaso Buscetta in giù.

Pentiti che hanno destabilizzato, hanno fatto tremare le fondamenta stesse della mafia all'alba delle stragi di capaci e via d'amelio, pentiti ritenuti affidabili fino a quando si parla dell'ala armata della mafia, ma che diventano inatendibili quando parlano di politici. C'è una logica?

Oltre ai pentiti ci sono anche semplici testimoni, cittadini per bene che hanno riferito alla magistratura notizie utili alle indagini.
Il primo testimone è Vito di Maggio ristoratore siciliano, che vide Andreotti salire su un auto in compagnia del boss Nitto Santapaola
Dopo la sua testimonianza il testimone ha dovuto vendere il suo locale abbandonare la sicilia, trasferirsi al Nord, rinunciare al telefono che squillava sempre con insulti e minacce, e non ha più trovato lavoro.

Il secondo testimone è il sovrintendente capo della polizia Francesco Stramandino che nel 1985 presta servizio durante una visita di Andreotti a Mazara del Vallo e lo vede incontrarsi a tu per tu, in una saletta riservata dell'hotel Hopps, con il giovane boss mafioso Andrea Manciaracina

Oltre a questi ci sono altri 6 testimoni "normali".

Per quanto riguarda l'assoluzione post-1980 è basata sul comma 2 dell'art 530 che come appare chiaro dalle motivazioni equivale all'insufficienza di prove.
I giudici ritengono provate provate numerosissime accuse portate in aula da pm, ma non le considerano sufficienti per integrare il reato di partecipazione all'associazione mafiosa, e nemmeno di concorso esterno.
Ma quello che si legge nella lunga sentenza è devastante almeno sotto le responsabilità morali e politiche di Andreotti.
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  #24  
Vecchio 16-11-2005, 10.37.23
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Magari anche Mattarella era simpatico

j.
vero. infatti il mio non è un giudizio politico nè di colpevolezza. mi sono visto per esempio un programma su cutolo, che a vederlo mi stava simpatico, che ci vuoi fare?
__________________
attualmente altrove.
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  #25  
Vecchio 16-11-2005, 23.56.29
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Oltre ai pentiti ci sono anche semplici testimoni, cittadini per bene che hanno riferito alla magistratura notizie utili alle indagini.
Il primo testimone è Vito di Maggio ristoratore siciliano, che vide Andreotti salire su un auto in compagnia del boss Nitto Santapaola
Dopo la sua testimonianza il testimone ha dovuto vendere il suo locale abbandonare la sicilia, trasferirsi al Nord, rinunciare al telefono che squillava sempre con insulti e minacce, e non ha più trovato lavoro.
http://web.tiscali.it/almanaccodeimi...ndreotti28.htm

In quel sito ci sono le" LE DICHIARAZIONI DI VITO DI MAGGIO SULL’INCONTRO A CATANIA NEL 1979 TRA GIULIO ANDREOTTI E BENEDETTO SANTAPAOLA"
E' una cosa lunga ma sembra molto interessante. Alla fine c'è scritto:"In conclusione, tutte le considerazioni svolte e le risultanze dibattimentali testimoniali e documentali esaminate dimostrano inconfutabilmente che l’incontro nel giugno del 1979 tra l’On. Andreotti e Nitto Santapaola, riferito dal teste Vito Di Maggio, non e’ mai avvenuto.
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  #26  
Vecchio 17-11-2005, 00.17.58
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Il secondo testimone è il sovrintendente capo della polizia Francesco Stramandino che nel 1985 presta servizio durante una visita di Andreotti a Mazara del Vallo e lo vede incontrarsi a tu per tu, in una saletta riservata dell'hotel Hopps, con il giovane boss mafioso Andrea Manciaracina
http://web.tiscali.it/almanaccodeimi...ndreotti31.htm

Qui c'è un'altra pagine lunga in cui si parla di quel teste. Andreotti stavolta ammette l'incontro. Dà le sue motivazioni per quell'incontro che possono essere più o meno credibili. Io sono d'accordo con l'analisi finale:
"La inverosimile ricostruzione dell’episodio offerta dall’imputato potrebbe, inoltre, ricollegarsi non alla coscienza dell’illiceità del contegno da lui serbato in tale circostanza, bensì, semplicemente, al suo intento di non offuscare la propria immagine pubblica ammettendo di avere incontrato un soggetto strettamente collegato alla criminalità organizzata e di avere conferito con lui in modo assolutamente riservato.

Né può affermarsi che un singolo incontro, di contenuto indeterminato, con un soggetto legato al vertice di "Cosa Nostra", denoti, di per sé, l’instaurazione di un rapporto di stabile e sistematica collaborazione, con la realizzazione di comportamenti che abbiano arrecato vantaggio all'illecito sodalizio; si tratta, infatti, di un episodio che, se non accompagnato da ulteriori fatti dotati di significatività e concludenza in termini di affectio societatis, non manifesta in termini di certezza l’esistenza di un vincolo associativo dell’imputato con l’organizzazione mafiosa.
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  #27  
Vecchio 17-11-2005, 00.24.34
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I pentiti utilizzati nel processo Andreotti sono 39, da Tommaso Buscetta in giù.

Pentiti che hanno destabilizzato, hanno fatto tremare le fondamenta stesse della mafia all'alba delle stragi di capaci e via d'amelio, pentiti ritenuti affidabili fino a quando si parla dell'ala armata della mafia, ma che diventano inatendibili quando parlano di politici. C'è una logica?
C'è una logica dopo Tortora ma mi dispiace mettere insieme Tortora e Andreotti perchè forse Andreotti qualche colpa ce l'ha. Ma io sono sicuro che i pentiti di cazzate ne hanno dette tante altre. A parer mio i pentiti mafiosi devono essere considerati colpevoli finchè non viene dimostrata la loro innocenza e quindi dovrebbe essere il contrario di quello che succede alla gente comune. Quello che dice un pentito è una cazzata finchè non viene dimostrato che non lo è. Deve essere così. Non può avere una crediblità assoluta un mafioso. Questa per me è la logica.
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  #28  
Vecchio 17-11-2005, 00.33.19
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non lo so se è il caso di bastiano ma sta storia del "siamo sicuri?" l'ho sentita anche da altre persone

forse perchè ammettere che andreotti è un mafioso fa cadere molti paletti, pensate uno che ha votato dc per 30 anni, un democratico, uno che sta al centro perchè pensa che nel centro c'è la verità e la democrazia e poi si ritrova ad aver votato per una vita un mafioso
deve essere un pò destabilizzante

quindi ecco il meccanismo di autodifesa
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Io ho sentito molto spesso di persone innocenti condannate. Molte volte vengono creati dei mostri dai media. Molte volte le voci non basate dai fatti rovinano le persone. Di me si diceva che ero uno spacciatore ad esempio. Spesso c'è un fondo di verità in quello che dice la gente ma spesso capita che ci sia solo dell'invidia o del semplice odio. Andreotti è stato assolto ed è questa la legge. Ed è a te non sta bene che la legge sia questa. Se Andreotti fosse davvero un mafioso non mi meraviglierei. Non mi interessano i paletti che cadono. Io purtroppo sono pieno di dubbi per un bel po' di cose. Andreotti è una persona coltissima ed intelligentissima e alcune sue battute sono rimaste nella storia. Non è autodifesa. Andreotti può essere simpatico.
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  #29  
Vecchio 17-11-2005, 10.50.15
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Ma la gobba porta fortuna a chi la tocca o chi la tiene ????????
Cuccia:

Andreotti :
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  #30  
Vecchio 17-11-2005, 11.32.04
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Qui c'è un'altra pagine lunga in cui si parla di quel teste. Andreotti stavolta ammette l'incontro. Dà le sue motivazioni per quell'incontro che possono essere più o meno credibili. Io sono d'accordo con l'analisi finale:
"La inverosimile ricostruzione dell’episodio offerta dall’imputato potrebbe, inoltre, ricollegarsi non alla coscienza dell’illiceità del contegno da lui serbato in tale circostanza, bensì, semplicemente, al suo intento di non offuscare la propria immagine pubblica ammettendo di avere incontrato un soggetto strettamente collegato alla criminalità organizzata e di avere conferito con lui in modo assolutamente riservato.

Né può affermarsi che un singolo incontro, di contenuto indeterminato, con un soggetto legato al vertice di "Cosa Nostra", denoti, di per sé, l’instaurazione di un rapporto di stabile e sistematica collaborazione, con la realizzazione di comportamenti che abbiano arrecato vantaggio all'illecito sodalizio; si tratta, infatti, di un episodio che, se non accompagnato da ulteriori fatti dotati di significatività e concludenza in termini di affectio societatis, non manifesta in termini di certezza l’esistenza di un vincolo associativo dell’imputato con l’organizzazione mafiosa.

Questa è la sentenza di primo grado che tra l'altro inizia così:
L'incontro tra il sen. Andreotti e Manciarina ebbe un carattere di particolare riservatezza, tanto che il sindaco di Mazare del Vallo non vi prese parte e rimase davanti alla porta della saletta, nella quale non entrò nessun'altra persona. Non vi è dubbio che in tale occasione ad Andrea Manciarina sia stato usato un trattamento di assoluto riguardo, consentendogli di intrattenersi in un colloquio di circa dieci minuti con il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana, con modalità idonee a garantire il mantenimento del segreto sul contenuto della conversazione. Una simile cautela trova la propria logica spiegazione nella particolare delicatezza dell'oggetto del colloquio, cui, evidentemente era opportuno che non presenziasse neanche il sindaco [...] Le particolari modalità dell'incontro con il sen. Andreotti sono perfettamente spiegabili se si tiene conto dello stretto rapporto fiduciario che già allora intercorreva tra Manciarina e Riina

La sentenza di primo grado finisce con un assoluzione per mancanza di prove.
Ed è l'unica sentenza che finisce con una assoluzione
La seconda sentenza ribalta la prima, e la terza, quella della cassazione conferma la sentenza della Corte di Apello.

Assoluzione non è = a Prescrizione

Prescrizione significa che il reato è stato commesso ma che sono finiti, passati, i termini di tempo per una condanna.

Andreotti non ha avuto un solo incontro documentato con un esponente mafioso, ha ricevuto una condanna per associazione mafiosa fino al 1980, il suo referente in sicilia Salvo Lima era mafioso e figlio di un mafioso, legato alla mafia palermita, aveva una stabile collaborazione con Ciancimino, mafioso.
Collaborazioni stabili con i cugini Salvo super esattori di tutta la sicilia, mafiosi doc.
Stretti legami con Michele Sindona che svolgena attività di reciclaggio per conto di esponenti di primaria importanza di Cosa nostra.

Certe volte è difficile non vedere la verità

j.
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  #31  
Vecchio 17-11-2005, 11.55.04
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Cutolo e Andreaotti... SIMPATICI????
poveri noi..........
__________________
Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa
che passa da Che Guevara e arriva fino a madre Teresa,
passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano
arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano...
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  #32  
Vecchio 18-11-2005, 14.47.08
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PALERMO - L'imputato Andreotti si appresta a sostenere l'ultimo round - quello decisivo - davanti ai giudici del tribunale di Palermo. La procura del capoluogo siciliano, capeggiata da Giancarlo Caselli, ha cominciato proprio in questi giorni a sostenere la lunga e articolata requisitoria contro il senatore a vita che fu a lungo e a più riprese presidente del consiglio, leader dc e - soprattutto - uno dei politici più influenti dell'intera storia italiana del dopoguerra. Un prestigioso curriculum e una macchia che al momento appare indelebile. L'accusa di associazione mafiosa.

Ed è proprio per sostenere questa accusa che i pm palermitani hanno costruito un monumentale atto "di investigazioni e di prove" contro l'imputato eccellente. In questo dossier ricostruiamo le tappe principali di un dibattimento che ha coinvolto i capi di Cosa nostra e molti esponenti delle istituzioni, ripercorriamo il ruolo avuto dai protagonisti dell'intera vicenda, a partire dai grandi accusatori del senatore a vita, ripassiamo gli enigmi di quello che appare comunque come uno dei grandi misteri irrisolti degli ultimi decenni. E soprattutto cominciamo con il rivedere - dettagliatamente - gli atti d'accusa contro Andreotti e, parallelamente, le posizioni espresse dalla difesa.

Attingendo alle dichiarazioni processuali, alle memorie presentate dall'imputato e alle decine di interventi pubblici, si può così tentare una sintesi del contraddittorio. Tenendo conto, però di una discriminante fondamentale: Andreotti nega di aver mai conosciuto i cugini Nino e Ignazio Salvo. Tutta l'impalcatura del processo, dal punto di vista dell'accusa, si regge sull'esatto opposto: i Salvo costituivano i referenti mafiosi di Salvo Lima, il luogotenente andreottiano che avrebbe fatto da intermediario tra le istanze degli "amici" siciliani e Roma. Il senatore nega qualsiasi attendibilità alle affermazioni di Tommaso Buscetta, dal quale, secondo lui, dipendono le altre testimonianze che sorreggono il suo racconto. Ecco, comunque, la contrappozione tra le tesi:

ACCUSA: nel 1968 - subito dopo le elezioni politiche - Salvo Lima aderisce alla corrente di Andreotti, che grazie al nuovo contributo si trasforma da semplice corrente laziale (2 per cento circa degli aderenti al partito della Dc) in corrente di rilievo nazionale (10 per cento circa), determinante per gli equilibri interni della DC.
DIFESA: L'apporto di Lima non modifica il peso di Andreotti dentro al partito. Il prestigio e la sua forza elettorale preesistevano. L'autorevolezza di Andreotti non derivava dalla corrente, come sostiene la Procura, perché gli incarichi di governo sono settoriali, limitati e temporanei. Gli incarichi di governo hanno coperto 39 anni su 50.

ACCUSA: in quel periodo Salvo Lima, figlio dell'uomo d'onore Vincenzo Lima, è uno dei politici più fortemente appoggiati da Cosa Nostra (in particolare da Stefano Bontate), ed è legatissimo ai cugini Salvo, dei quali è il principale candidato.
DIFESA: né a carico di Lima, né a carico dei Salvo era stato adottato alcun provvedimento giudiziario, né si aveva contezza delle frequentazioni dei Salvo, che Andreotti non ha mai conosciuto. I Salvo, oltretutto, avevano simpatie politiche per i dorotei.

ACCUSA: nel 1976, dopo Lima, Andreotti accetta un accordo con Vito Ciancimino, legatissimo ai Corleonesi. Il patto viene stipulato a Palazzo Chigi, in un incontro cui partecipano Andreotti, Salvo Lima, Vito Ciancimino, Mario D'Acquisto, Giovanni Matta. Ciancimino viene anche finanziato dalla corrente andreottiana (tramite Gaetano Caltagirone) e a Palermo Lima gli paga le tessere. Questo accordo, in forme più o meno palesi, dura certamente fino al congresso regionale della Dc di Agrigento del 1983.
DIFESA: si tratta di normali accordi politici all'interno di un quadro politico locale. Nessuno dei protagonisti era coinvolto, allora, in vicende giudiziarie.

ACCUSA: i rapporti tra Andreotti e gli esponenti di Cosa Nostra dei quali Lima è già espressione si intensificano, e diventano diretti, nel periodo 1978-1979, quando si verificano delle situazioni gravemente critiche, che inducono Andreotti a servirsi di Cosa Nostra.
DIFESA: Andreotti non ha mai incontrato alcun esponente di Cosa nostra, né poteva farlo, dato che essendo sempre sotto scorta, i suoi spostamenti e i suoi contatti non potevano passare inosservati.

ACCUSA: la prima di tali situazioni è il sequestro Moro. In una prima fase della vicenda, per input di Salvo Lima e dei cugini Salvo, Bontate si attiva per favorire la liberazione di Moro, ed a tal fine incarica Buscetta di contattare le Br. Poi arriva il contrordine. Il motivo del contrordine si può individuare nel contenuto dei documenti scritti da Moro, documenti in cui Moro attacca pesantemente Andreotti con rivelazioni che in parte saranno rinvenute soltanto 12 anni dopo il sequestro (nel covo di via Montenevoso a Milano nell'ottobre 1990).
DIFESA: i giudizi di Moro sono di un uomo che sente la fine imminente, sotto la pressione dei carcerieri. Andreotti non poteva promuovere alcun genere di rapporti con Cosa nostra per intervenire sulle Brigate rosse. Il suo governo era per la linea della fermezza.

ACCUSA: nel periodo compreso tra il dicembre 1978 ed il gennaio 1979, il generale Dalla Chiesa cerca di acquisire informazioni nel circuito carcerario anche sugli scritti di Moro ed ha contatti con Pecorelli, il quale è pure interessato allo stesso argomento.
DIFESA: quei contatti rientravano nell'ambito delle competenze del generale. Il decreto con il quale Dalla Chiesa fu nominato a capo del coordinamento delle attività contro il terrorismo e il crimine organizzato ha la firma di Andreotti e dei ministri Rognoni e Ruffini.

ACCUSA: Pecorelli viene a conoscenza di parti omesse del memoriale Moro, e dall'ottobre del 1978 sulla rivista OP intensifica gli attacchi contro Andreotti e Vitalone (scandali Italcasse, Sindona).
DIFESA: Andreotti ha subito negli anni diverse campagne di stampa tese a delegittimarlo.

ACCUSA: Vitalone cerca di indurre Pecorelli a cessare gli attacchi (cena alla Famiglia piemontese ed Evangelisti gli offre denaro (subito 30 milioni datigli da Gaetano Caltagirone) per non fargli pubblicare il numero di OP con la copertina dedicata agli assegni del Presidente.
DIFESA: Fu Pecorelli a chiedere un sostegno economico per la rivista.

ACCUSA: Il 20 marzo 1979 Pecorelli viene ucciso a Roma da Massimo Carminati, un killer neofascista incaricato da Danilo Abbruciati (esponente della banda della Magliana ed uomo di Pippo Calò), e da Michelangelo La Barbera (uomo d'onore della famiglia di Boccadifalco, a quell'epoca assai vicino anche a Stefano Bontate). L'omicidio è stato commissionato a Cosa Nostra dai cugini Salvo per conto di Andreotti ed agli uomini della banda della Magliana da Claudio Vitalone.
DIFESA: Questa è l'impostazione accusatoria della Procura di Perugia non una verità processualmente accertata, fondata sul racconto, riferitogli da Gateano Badalamenti, di Tommaso Buscetta. Badalamenti lo ha smentito.

ACCUSA: Nello stesso periodo del 1979, presumibilmente per gli stessi motivi che determinano l'omicidio di Pecorelli (segreti di Moro riguardanti Andreotti), Stefano Bontate "per ragioni legate a questioni che riguardavano ambienti politici cui lo stesso Bontate era vicino" matura il disegno di eliminare Dalla Chiesa, attribuendo il delitto alle Br; viene incaricato Buscetta di contattare le Br, ma queste rifiutano.
DIFESA: Di questo parla solo Buscetta, ma perché la mafia doveva avvertire preventivamente le Br?

ACCUSA: Sempre verso la fine del 1978 Andreotti, utilizzando come tramite Evangelisti (allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) fa ripetute pressioni sulla Banca d'Italia (in particolare su Mario Sarcinelli, allora Capo della Viglianza), in favore di Sindona.
DIFESA: Andreotti non si è mai interessato dei destini personali di Sindona.
Fu invece un avvocato di Sindona a consegnare ad Evangelisti lo schema su un possibile salvataggio della banca. Quando avvenne l'incontro Andreotti era all'estero. Del progetto di intervento il governo delegò l'ex ministro Gaetano Stammati. Verificata l'impossibilità di andare avanti, il caso fu archiviato.

ACCUSA: Sempre tra il 1978 ed il 1979 Andreotti incontra ben 10 volte (25 luglio 1978; 1o settembre 1978; 5 ottobre 1978; 15 dicembre 1978; 8 gennaio 1979; 23 febbraio 1979; 22 marzo 1979; 26 giugno 1979; 5 settembre 1979; 21 maggio 1980) il difensore di Michele Sindona, Rodolfo Guzzi, mostrandosi più che disponibile a tutte le iniziative volte a favorire lo stesso Sindona, sia per il salvataggio finanziario, sia per evitargli l'estradizione. A favore di Sindona si muove, d'intesa con Andreotti, anche Licio Gelli.
DIFESA: Andreotti ha conosciuto Gelli, ma non si è mai interessato dei suoi affari. Quanto a Sindona lo ha conosciuto quando era uno stimato banchiere.

ACCUSA: Nel 1979 nasce in Sicilia il caso Mattarella. Il presidente della Regione Siciliana, fino ad allora partecipe di equilibri politici con Lima e lo stesso Ciancimino, comincia ad andare concretamente contro gli interessi di Cosa Nostra.
DIFESA: E' la ricostruzione di un clima che rende possibile il racconto di Marino Mannoia.

ACCUSA: Nella primavera-estate del 1979 (sicuramente dopo l'omicidio di Michele Reina, commesso a Palermo il 9 marzo 1979), Andreotti, in una riunione svoltasi in una riserva di caccia con Stefano Bontate, Salvo Lima, i cugini Salvo, viene informato del nuovo corso della politica di Mattarella. Prende tempo, e Bontate commenterà: "Staremo a vedere". Sempre nella primavera-estate del 1979 (tra l'1 maggio e il 31 agosto), a riprova dell'intensità dei rapporti che ormai lo legano a Cosa Nostra, Andreotti ha a Catania un incontro con Benedetto Santapaola, cui partecipa Lima.
DIFESA: Andreotti smentisce che vi siano stati gli incontri, l'incontro catanese è inconfutabilmente contraddetto da documenti ufficiali che testimoniano che Andreotti era da tutt'altra parte.

ACCUSA: verso la fine di ottobre del 1979 Mattarella, insistendo nella sua linea politica che lo ha ormai contrapposto agli interessi di Cosa Nostra e dei suoi referenti politici ha un incontro con Virginio Rognoni (allora Ministro dell'Interno) per manifestargli le gravi preoccupazioni che gli derivavano dall'interno del suo stesso partito; al suo capo di gabinetto, Maria Grazia Trizzino, riferisce: "Se dovesse succedere qualcosa di molto grave per la mia persona, si ricordi questo incontro con il Ministro Rognoni, perchè a questo incontro è da ricollegare quanto di grave mi potrà accadere". Proprio nello stesso periodo, si era infatti consolidato il rapporto di alleanza tra gli andreottiani e Ciancimino. Quest'ultimo, per input dei Corleonesi, aderisce alla corrente andreottiana. Il 6 gennaio 1980 viene ucciso a Palermo Piersanti Mattarella. L'omicidio, secondo quanto riconosciuto dalla recente sentenza della Corte di Assise di Palermo è deliberato dalla Commissione; sono d'accordo, anche se non formalmente partecipi della decisione, i cugini Salvo. Pochi mesi dopo, Andreotti ritorna in Sicilia e - in una villetta alla periferia di Palermo incontra Bontate, Lima, i cugini Salvo. Andreotti protesta per l'omicidio ma, quando Bontate lo minaccia di ritirare il sostegno elettorale
di Cosa Nostra alla sua corrente politica accetta la situazione.
DIFESA: la fonte degli incontri palermitani è solo Marino Mannoia. Andreotti nega. In un caso il racconto è indiretto. Mentre del successivo incontro palermitano Marino Mannoia dice di essere testimone oculare. Secondo Mannoia Andreotti sarebbe arrivato dall'aeroporto di Trapani. Piloti e responsabili di compagnie aeree lo smentiscono. Ma, in generale, il capitolo dei viaggi è smentito dalla notorietà di Andreotti, che chiunque avrebbe potuto riconoscere.

ACCUSA: Andreotti, dopo aver pensato di poter utilizzare Cosa Nostra per i suoi fini di potere, e dopo le vicende del sequestro Moro, di Sindona e di Pecorelli, non può più ritrarsi dal patto criminoso con l'organizzazione mafiosa, ma è anzi costretto a consolidarlo. Infatti, anche dopo l'omicidio Mattarella, permangono intensi i suoi rapporti personali e politici non soltanto con l'onorevole Lima, ma anche con i cugini Salvo.
Andreotti ha sempre negato, contro ogni evidenza, di conoscere i Salvo e ciò ben si comprende, poichè questi rapporti rappresentano un riscontro non soltanto dei suoi rapporti con Cosa Nostra, ma anche del suo possibile coinvolgimento in gravissimi fatti specifici quali gli omicidi di Pecorelli e del generale Dalla Chiesa. I rapporti tra Andreotti e i cugini Salvo saranno invece inconfutabilmente provati mediante fotografie, e numerose testimonianze. Così come saranno inconfutabilmente provati i rapporti intrattenuti con i cugini Salvo dal senatore Claudio Vitalone, coinvolto infatti nell'omicidio Pecorelli. Il 3 settembre 1982 viene ucciso a Palermo Dalla Chiesa. Il generale, in un colloquio avuto con Andreotti, il 5 aprile 1982, e sempre incredibilmente negato da Andreotti aveva chiaramente detto a quest'ultimo che che non avrebbe avuto riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingevano i suoi grandi elettori e successivamente aveva definito la corrente andreottiana a Palermo la famiglia politica più inquinata del luogo, aggiungendo che gli andreottiani c'erano dentro fino al collo.
DIFESA: Andreotti non conosce i Salvo, era amico di Dalla Chiesa, tanto da volerlo a Palermo, criticò il mancato conferimento dei poteri speciali da lui chiesti e stigmatizzò che gli venisse sottratta la competenza sulla criminalità delle altre regioni del Sud. Nel colloquio che ebbe con Andreotti, richiesto dal generale, come gli altri, Dalla Chiesa gli comunicò che Mario D'Acquisto, allora presidente della Regione, lo aveva invitato a colazione e ad Andreotti che rispondeva che la cosa non gli appariva strana, il generale obiettò che non conosceva la diffidenza che al sud si ha per i carabinieri. Andreotti non sapeva delle resistenze ambientali che Dalla Chiesa ha riferito nel suo diario privato, sotto forma di dialogo con la moglie morta, ma se vi fosse stato motivo per prendere le distanze da qualcuno, il generale ne avrebbe parlato ad Andreotti.

ACCUSA: dopo la presa del potere in Cosa Nostra da parte dei Corleonesi, i rapporti tra Andreotti e Cosa Nostra diventano più difficili ma, quando la corrente andreottiana non si impegna a sufficienza contro il maxi-processo, e soprattutto quando viene approvata la legge Mancino-Violante del 17 febbraio 1987, che sostanzialmente preclude la possibilità della scarcerazione degli uomini d'onore detenuti, Cosa Nostra reagisce in occasione delle elezioni politiche del 16 giugno 1987 pilotando i consensi elettorali a favore del Psi.
DIFESA: la Dc non ha avuto danni in Sicilia. Confrontando i dati siciliani si passa dal 37,9 dell'83 al 38,8 del'87 contro un 41 per cento del '92. Il Psi ha avuto questo andamento: 13,3 (nell'83), 14,9 (nell'87) e 14 (nel '92).

ACCUSA: La posizione di Lima e di Ignazio Salvo che sono sopravvissuti alla guerra di mafia del 1981-82 proprio perchè utilizzati dai Corleonesi quali tramiti con Andreotti si fa pericolosissima. Andreotti è costretto ad incontrarsi con Riina, sia per salvare la vita a Lima sia per non compromettere il potere della sua corrente. L'incontro con Riina, Lima, e Ignazio Salvo avviene a Palermo nell'autunno del 1987. In quel periodo, e precisamente il 20 settembre 1987, Andreotti si trova a Palermo per partecipare alla Festa dell'Amicizia, e nella sua giornata c'è un vuoto di circa 4 ore (dall'ora di pranzo al tardo pomeriggio) in cui nessuno, neppure il suo abituale personale di scorta, sa dove egli sia andato.
DIFESA: Andreotti non si è mosso da Villa Igiea. La sua scorta avrebbe notato ogni spostamento e così la vigilanza predisposta da Polizia e Carabinieri.

ACCUSA: nel 1987 inizia l'opera di sgretolamento del maxi-processo con una lunga serie di provvedimenti della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione basati su una tecnica di valutazione delle prove (e soprattutto delle dichiarazioni dei pentiti) "che apprezzava atomisticamente ogni singolo indizio, e concludeva per ciascuno che di per sè non era idoneo a confortare le circostanze che intendeva provare, nè a contribuire ad una valutazione di attendibilità del complesso indiziario". Nel maggio-giugno 1991 il Presidente Carnevale designa, per la trattazione in Cassazione del maxi-processo, un collegio che - secondo le previsioni dello stesso Carnevale non potrà che annullare le condanne. Questo disegno fallisce per iniziativa del Presidente Brancaccio che, nell'ottobre 1991, designa come Presidente del collegio Arnaldo Valente, il quale determina la conferma delle condanne, senza che gli altri componenti del collegio, come dirà lo stesso Carnevale abbiano il coraggio di mettersi contro. A riprova delle dichiarazioni dei collaboranti sulla esistenza di un canale politico diretto a condizionare l'esito del maxi-processo in senso favorevole a Cosa Nostra si dimostreranno i rapporti tra Andreotti e Carnevale attuati per tramite di Claudio Vitalone (e sempre negati dagli interessati), attraverso prove fotografiche, documentali e testimonianze.
DIFESA: Andreotti non aveva con Carnevale rapporti di conoscenza intensa, né di frequentazione. Carnevale non ha mai ottenuto alcun incarico su interessamento di Andreotti, né per il premio della Fondazione Fiuggi, né per altro, contrariamente a quanto sostenuto da Vittorio Sbardella, (già vicino al senatore, le cui dichiarazioni furono raccolte in incidente probatorio prima di morire) era molto condizionato dai contrasti interni della Dc. Tuttavia lo stesso Sbardella smentì che Andreotti conoscesse i Salvo. Quanto al premio Fiuggi, è probabile che Carnevale sia arrivato lì per i suoi pregresi rapporti di esperto con il ministero dell'Industria. Su alcune decisioni della sezione del giudice Carnevale, Andreotti intervenne pubblicamente. Dopo la scarcerazione di 40 boss, Andreotti, allora presidente del Consiglio dichiarò che sarebbe intervenuto per "correggere un offesa al popolo italiano". Non subì affatto il decreto, come ha sostenuto l'ex guardasigilli, Claudio Martelli, ma anzi ne fu il promotore. Prefigurando anche una modifica costituzionale che riducesse al primo grado la presunzione di innocenza. La difesa ha poi rintracciato numerose sentenze della prima sezione che smentiscono i collaboratori che parlano di processi aggiustati su interessamento di Carnevale. Il magistrato, oltretutto, ha chiarito che non decise sul maxiprocesso perché aveva già chiesto il trasferimento alla corte d'appello di Roma. E se Andreotti era interessato a che presiedesse la corte del maxiprocesso, perché avrebbe dovuto interessarsi del suo trasferimento. Vitalone ha smentito di avere mai affrontato la questione con Andreotti.

ACCUSA: il 30 gennaio 1992, quando la Cassazione conferma le condanne del maxi-processo, Riina impazzisce, si scatena la vendetta di Cosa Nostra contro i politici che hanno tradito. Il 12 marzo 1992 viene ucciso a Palermo Salvo Lima. Nell'estate del 1992, dopo la strage di Capaci, Brusca e Bagarella concepiscono un attentato contro Andreotti, appunto perché, dopo avere usato Cosa Nostra, ha tradito. Il 17 settembre 1992 viene ucciso a Santa Flavia Ignazio Salvo.
DIFESA: le dichiarazioni dei pentiti che si riscontrano tra loro con aggiustamenti di tiro successivi offrono questa come spiegazione dei delitti a corollario di un teorema accusatorio costruito sull'asse Andreotti-Salvo del quale non c'è prova.
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  #33  
Vecchio 18-11-2005, 16.47.50
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Il prescritto a vita/1

La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c. p.; 531 e 605 c. p. p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera del 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza (...). Quanto fin qui si è venuto illustrando indica con chiarezza che la Corte ritiene che una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi si sia protratta... (fino alla) primavera del 1980 (...)
La Corte ha ritenuto la sussistenza:
- di amichevoli e anche dirette relazioni del sen. Andreotti con gli esponenti di spicco della cosiddetta ala moderata di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, propiziate dal legame del predetto con l'on. Salvo Lima, ma anche con i cugini Salvo, essi pure organicamente inseriti in Cosa Nostra";
- di rapporti di scambio che dette amichevoli relazioni hanno determinato: il generico appoggio elettorale alla corrente andreottiana; il solerte attivarsi dei mafiosi per soddisfare, ricorrendo ai loro metodi, talora anche cruenti, possibili esigenze - di per sé, non sempre di contenuto illecito - dell'imputato o di amici del medesimo; la palesata disponibilità e il manifestato buon apprezzamento del ruolo dei mafiosi da parte dell'imputato";
- della travagliata, ma non per questo meno sintomatica ai fini che qui interessano, interazione dell'imputato con i mafiosi nella vicenda Mattarella, risoltasi, peraltro, nel drammatico fallimento del disegno del predetto di mettere sotto il suo autorevole controllo la azione dei suoi interlocutori ovvero, dopo la scelta sanguinaria di costoro, di tentare di recuperarne il controllo, promuovendo un definitivo, duro chiarimento, rimasto infruttuoso per l'atteggiamento arrogante assunto dal Bontate..." (continua).
(sentenza della Corte d'Appello di Palermo, presidente Salvatore Scaduti, a carico di Andreotti Giulio, 2 maggio 2003, poi resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004)

(27 aprile 2006)

da carta canta di marco travaglio
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  #35  
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chissà quanti altri sono (o sono stati) invischiati con la mafia senza che venisse fuori...più potere, più nemici...e viceversa...non lo so...a me il personaggio Andreotti mi ha sempre affascinato molto, al di là di tutte le cose che non possiamo sapere con certezza fin quanto siano vere e quanto no.
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  #36  
Vecchio 27-04-2006, 13.37.18
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io l'unica cosa che mi sento di dire, è che secondo me, a quei vertici lì, nessuno è completamente pulito. poi incavolatevi quanto vi pare, ma secondo me, la politica italiana, per essere fatta ai livelli più alti, necessita sempre di scendere a compromessi. e non è un giustificare andreotti, che cmq, a mio avviso, resta l'unico politico davvero colto che abbiamo oggi, la sua preparazione, non ce l'ha nessuno più; ma semplicemente un voler vedere le cose un po' con più concretezza.
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a me fa morire quanto tu sia una perfetta macchina da guerra nella vita, leggo tipo i post della tua scuola con le convocazioni no? eppoi sul forum saje sul fa' burdell'! - Gels
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  #37  
Vecchio 27-04-2006, 13.42.01
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Tu dici che non hai dubbi sulla colpevolezza di Andreotti e io qualche dubbio ce l'ho. Mi sembra quanto meno strano che sia stato mafioso fino all'80 e che abbia avuto la possibilità di non esserlo più dopo quell'anno. Perchè se è vero che i reati fino all'80 sono caduti in prescrizione è vero che per gli altri è stato assolto. Se non ho capito male... E tutto mi sembra sia nato per la testimonianza di mafiosi che, a mio parere, non dovrebbero avere una credibilità assoluta. Io sono d'accordo che forse è colpevole ma come si fa ad esserne sicuri? boh.
concordo. pure io non ho mai avuto chiara tutta questa faccenda..
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Vecchio 27-04-2006, 13.47.59
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A me Andreotti è simpatico...che dire..........anch'io in fondo non credo alla sua colpevolezza non chiedetemi perchè...è una cosa irrazionale!
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  #39  
Vecchio 27-04-2006, 13.49.41
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a questo punto non resta che aprire un fan club.


mah.
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  #40  
Vecchio 27-04-2006, 13.57.25
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mah.
quoto.

e poi cosa significa scendere a compromessi?
ora diventa normale anche scendere a compromessi con la mafia?
ragazzi, con questi discorsi non si va da nessuna parte
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