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  #7541  
Vecchio 30-10-2018, 16.37.52
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Predefinito ricordati che 883 siamo e blablabla

Sì, sì, lo so, l'ho scritto mille volte.
È che stamattina sono stato spostato per motivi logistici nella stanza accanto dell'ufficio, e visto che mancava il capo il mio giovane (20 anni!) collega ha messo un po' di musica random da youtube. Dopo un po' è partita una canzone degli 883 e allora mi sono messo a cantarla (e come avrei potuto farne a meno?) e così lui ha capito che apprezzavo e li abbiamo praticamente ascoltati per tutta la mattina. Canzoni random (cosa che mi fa andare via di testa al di fuori dei concerti, ma vabbè), prese dall'intera discografia, con un'unica incursione nella carriera solista di Max Pezzali col suo primo singlo. Per il resto, invece, canzoni pubblicate tra il 1992 e il 2002.
Saltare avanti e indietro negli anni mi ha riportato alla mente mille sensazioni, le stesse che mi saltano addosso ogni volta che li ascolto. Sono stati la mia prima band preferita, quella di cui ho visto più concerti (dieci, tra 883 e Pezzali solista), quella che fa parte della mia vita da più tempo, quella più condivisa con tutto e tutti, soprattutto Ale.

E così c'ho ripensato, a quell'ascolto in macchina. Era anche quello random, ma la cosa non mi infastidiva, perché in quel caso la sorpresa della canzone che stava per arrivare si legava alla "fretta" di inventare qualcosa. Appena partiva una canzone io e Ale ci guardavamo (lui di più, io cercavo di rimanere concentrato sulla guida) e con uno sguardo decidevamo chi iniziava a cantare. O meglio, a generare in tempo reale una parodia della canzone utilizzando i "nostri" personaggi, quelli che imitiamo da sempre.
Quell'ascolto, anzi, quell'ascolto con canzoni cantate da noi improvvisando, resterà per sempre nella storia. Sono passati più di tredici anni da allora, ma sono contento che riusciamo a ridere ancora anche quando tutto intorno a noi (non a me, in questo caso) sembra cascare a pezzi e complicarsi sempre di più.

(post scritto ascoltando Carioca di Stefano Bollani)
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  #7542  
Vecchio 31-10-2018, 01.47.03
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Predefinito il segnalibro

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Ritorna la rubrica che segue, più che il campionato di calcio, il contorno del campionato di calcio.

Del campionato non ne parlo: tutto quello che poteva andare male è andato male, solo l'Inter è riuscita a pareggiare, per il resto abbastanza un disastro.
Vorrei non parlare neanche di Wipeout, ma ne parlo: ha vinto Ale, stavolta. Per carità, il campionato è stato combattutissimo: ho vinto il primo, abbiamo pareggiato il secondo, ha vinto il terzo e ha vinto anche il quarto (di misura, ma l'ha vinto), vincendo quindi per 2-1. Onore al nuovo campione in carica.
Ma di Wipeout ne parlo perchè, se va in porto l'operazione che sta conducendo, e se riusciamo a sincronizzarci con suo fratello, avremo forse uno, anzi due nuovi Wipeout con cui giocare, su una nuova piattaforma. Vedremo.

Poi vabbè, le solite chiacchiere tra di noi, io gli ho raccontato la mia idea per sbloccare la situazione di stallo nella quale è precipitata C. e mi ha guardato con la faccia del tipo "vedi di non fare niente che sennò ti picchio". E ha ragione. Mi ha guardato con la stessa faccia con la quale io l'ho guardato tante, forse troppe volte. Ma avevo ragione a farlo. Ora ha ragione lui.

E poi basta, imitazioni a gogo, domande sul perchè delle nostre imitazioni (ci siamo accorti che ci siamo frasi che facciamo ripetere ai nostri personaggi in continuazione e che però questi personaggi, nella realtà, hanno pronunciato solo una volta...ma è normale, l'imitazione non è la copia, è la caricatura), una bella dormitona e stamattina via in bici verso casa. Strade deserte, nessuno andrà a scuola oggi, speriamo che ci sia qualcuno alla manifestazione, piuttosto.

Sto meditando se rispolverare la mia felpa freak che mettevo a sedici anni, stagione di lotte e cortei.

Intanto vado.

Buona manifestazione a tutti.
Questo non è di certo il mio post migliore sull'autunno perfetto, ma è un post in cui ho scritto chiaramente queste parole: "una bella dormitona e stamattina via in bici verso casa". Capitava spesso, nell'autunno perfetto: il pomeriggio andavo in bici da Ale, cenavamo assieme, la sera guardavamo la partita dell'Inter o giocavamo a Wipeout, poi chiacchieravamo, dormivamo e l'indomani mattina ci svegliavamo presto, lui andava in macchina a lavoro e io prendevo la bici e tornavo a casa mia a Catania, per poi cambiarmi e andare generalmente all'università. Quella mattina sarei andato ad una manifestazione, ma il punto non è questo. Il punto è cosa succedeva la mattina.

Non so quando sia capitato la prima volta, né se l'abbia fatto apposta. Uscendo dal cancello di casa di Ale avevo scelto l'album We Are The Night dei Chemical Brohters, che avevo ripreso ad ascoltare dopo un anno di abbandono (e per forza: l'avevo ascoltato nella "terribile estate 2007" e avevo deciso di lasciarlo lì, per poi riprenderlo un anno dopo). Era partita la prima traccia, "No path to follow", con un vocione che ripete minaccioso "there's no path to follow". In poco più di un minuto uscivo dal cancello, giravo a destra, giravo intorno all'isolato di fronte e raggiungevo prima via Udine e poi via Frascati. Passata la pizzeria Villa Soraya la traccia finiva, ed iniziava "We are the night".
Forse è per questo che ho ripetuto l'ascolto le volte successive: la parte iniziale della traccia "We are the night", diciamo il primo minuto e mezzo, ha dei suonini che ricordano moltissimo Wipeout, a cui di solito avevamo giocato la sera prima, e tutto il resto della traccia, movimentatissima, era perfetto per quello scopo. E così mentre sfrecciavo davanti al Polivalente e poi giravo a destra in Piazza Don Bosco per prendere il viale alberato per Sant'Agata Li Battiati c'era sempre quella traccia, e quei suonini, e l'aria frizzante delle mattine d'autunno e io che stavo bene, bene davvero.
Poi i chilometri passavano e quando arrivavo davanti a casa di Andrea era già partita "All rights reversed", un pezzo che non mi è mai piaciuto particolarmente ma che ascoltavo più o meno sempre in quel punto. E poi iniziava la discesa folle verso casa, passando prima davanti a casa di Erika (e Carola), oppure di Carola (ed Erika) e poi percorrendo la discesa della via di casa mia. Ecco, lì stavo già ascoltando Saturate, quarto pezzo del disco. A quel punto salivo a casa, lasciavo la Playstation 2, mettevo i libri nello zaino e saltavo di nuovo sulla bici per andare all'università.

La prima volta dev'essere capitato per caso, poi ho pensato che quel disco era perfetto per quel momento (i ritorni a casa in bici la mattina presto dopo la serata passata con Ale a giocare a Wipeout) e l'ho fatto per molte altre mattine.
Finché non ho potuto più farlo, e non per scelta mia.

Il mio primo libro si chiama "La macchina del tempo" perché racconto di come ascoltando un determinato disco io torni con la mente indietro nel tempo fino al momento in cui l'ho condiviso, o con la persona con cui l'ho fatto, eccetera. Se non vogliamo chiamarla macchina del tempo possiamo chiamarlo "libro della vita", e allora ogni disco è un segnalibro. We Are The Night dei Chemical Brothers è un segnalibro potentissimo proprio perché l'ho condiviso in un periodo circoscritto e in situazioni sempre uguali: in questo modo è diventato la colonna sonora ufficiale di quei momenti e resterà sempre con me per questo, nonostante sia considerato il peggior album dei Chemical Brothers (non da me, comunque).

Non so perché non ne abbia mai scritto mentre accadeva, comunque. Forse pensavo che avrei avuto il tempo di scriverlo, ma poi non l'ho fatto. O meglio, l'ho fatto ma parecchi mesi dopo, in una situazione molto diversa da quella. Avrei potuto aspettare il decennale di quel post, ma quel post racconta un'altra storia. La storia, invece, la nostra storia, quella di quel disco, è scritta qui.

È un disco condiviso con Ale? Sì e no. È un disco condiviso con dei momenti passati con Ale, e condiviso con Ale ma a sua insaputa. Lui non l'ha mai ascoltato, e se sa di questa cosa è perché l'ha letta sul mio libro, quest'estate.

Ma di segnalibri è piena la mia raccolta di dischi, e per trasformare un disco in segnalibro bisogna fare esattamente così: ascoltarlo ripetutamente in un dato contesto, cercando di riprodurlo più volte possibile (il contesto ma anche il disco). A volte capita per caso, a volte bisogna farlo apposta. Ma il risultato è garantito.
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  #7543  
Vecchio 31-10-2018, 21.38.25
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Predefinito no distance left to run

Io e Veronica, che sembriamo la coppia più solida del mondo e probabilmente lo siamo, siamo stati sul punto di lasciarci due volte. Anzi, la seconda volta ci siamo proprio lasciati, salvo poi tornare sui nostri passi dopo qualche giorno.
La prima volta è stata totalmente colpa mia: mi sono invaghito di una ragazza che, in ogni caso, non ci sarebbe mai stata, ma questo non diminuisce la mia colpa. Veronica l'ha scoperto, c'è rimasta malissimo, ma sono stato sincero con lei e forse anche per questo mi ha perdonato.
La seconda volta la colpa è stata condivisa: lei non riusciva a gestire certe distanze (temporanee), io non facevo il possibile per aiutarla a gestirle. Ci siamo lasciati, poi siamo tornati insieme dopo qualche giorno (e dopo uno psicodramma sotto forma di concerto - bellissimo, se non fosse per l'atmosfera funesta dentr di me - di Max Pezzali), e dopo un paio di mesi sono andato quattro mesi a Bruxelles per lavoro. Viste le premesse la cosa sembrava tragica, e invece è lì che abbiamo imparato entrambi a gestirci, e da quel momento non abbiamo più avuto nessuna crisi.
La seconda volta, comunque, ero a Tirana. Avevo passato una settimana con Grazia in Montenegro e adesso eravamo nella capitale albanese, in cui avevamo già passato due giorni prima di andare in Montenegro. Eravamo nella nostra camera d'ostello quando una serie di cose capitate nei giorni precedenti ha fatto sì che Veronica mi comunicasse la sua decisione di lasciarmi. In quel momento la mia reazione fu una sola: mettere su una canzone e ascoltarla in loop. Scelsi "No distance left to run" dei Blur, e adesso non riesco a ricordarmi perché abbia scelto proprio quella: forse perché parla di un amore finito, ma di canzoni che parlano di un amore finito ne conosco a migliaia; forse perché inizia con un potentissimo "it's over", che poi si ripete a metà canzone; forse perché mi andava e basta.
Non è propriamente un segnalibro, ma ascoltare questa canzone mi riporta a quella sera e a quella sensazione.

Oggi in pausa pranzo ho ascoltato 13 dei Blur. Non l'ho fatto di proposito, ma visto il discone che sta per uscire (ne scriverò a tempo debito, cioè tra sedici giorni) è doveroso fare il mio ormai classico countdown con un album al giorno, in ordine cronologico, fino al giorno prima dell'uscita dell'ultimo. Ho ascoltato 13 dei Blur e con me c'era Grazia, che conosceva le canzoni più famose (Tender, Coffee & TV) ma sconosceva le altre. Abbiamo accennato un po' a quello che mi ha raccontato ieri sera, ovvero che sta per andare via di casa perché per lei e suo marito, che poi sono due dei miei coinquilini, la situazione si sta facendo pesantissima. Quando l'ho raccontato a Veronica mi ha detto che se questa cosa fosse successa qualche anno fa mi sarei disperato; probabilmente è vero, ma adesso che il nostro legame si è sfilacciato come una corda tirata un po' troppo la cosa non mi fa stare più di tanto male. Saranno mesi surreali, certo, ma c'è una casa nuova che mi aspetta tra poco.
E insomma, avevamo finito di parlare ed eravamo ognuno a farsi i fatti propri quando, inevitabile, è arrivata "No distance left to run". Sapevo che era inclusa nel disco, sapevo che sarebbe arrivata, e sapevo che Grazia avrebbe commentato qualcosa.
"Che tristezza", ha detto.
Io non ho risposto.

Chissà se ha ripensato a Tirana, o forse solo a se stessa.

(post scritto ascoltando Mark Kozelek di Mark Kozelek)
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  #7544  
Vecchio 01-11-2018, 15.57.22
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Predefinito essere di sinistra oggi

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Sarai azzurra quanto vuoi, ma sei un thread di sinistra, non c'è che fare.

E mi scuso con tutte le persone non di sinistra che scrivono qui.
Avevo scritto questo post due giorni dopo la gigantesca manifestazone del 31 ottobre, quella a cui avevamo partecipato, in parti diverse d'Italia, anche noi di Carta Azzurra. Ricordo di aver ascoltato "Manifesto" di Raf e di averla adottata come inno della giornata, e di averla fatta adottare anche a lè. Era stata la manifestazione più grande a cui avessi partecipato, e forse anche l'ultima.
Nel frattempo, infatti, qualcosa dentro di me si è rotto, e anche qualcosa dentro la sinistra.

Dentro di me si è rotto l'attivismo. Mi sono fatto sempre più pigro, più asociale, non ho trovato più stimoli nel partecipare a manifestazioni. E la cosa da un lato mi dispiace, dall'altro però l'ho trovata inevitabile. Non sono mai stato particolarmente incendiario, ma adesso sono proprio un pompiere. Almeno coi gesti, perché con le parole e i pensieri rimango sempre di sinistra.

Il problema, l'altro problema, è che la sinistra ha perso completamente il contatto con il Paese, e viceversa. Sono andati al governo due partiti, uno di estrema destra (estrema destra, sì) e l'altro che annega alcune istanze anche di sinistra in un mare di qualunquismo che alla prova dei fatti sta dando ben poche soddisfazioni (a chi li ha votati, figurati a me). Se questo è successo è stato perché negli anni precedenti la sinistra non ha fatto bene la sinistra, e la destra ha saputo parlare meglio.

Non so come andrà, ma l'entusiasmo politico dentro di me si è spento, anche se leggo il quotidiano ogni giorno e lo commento con la mia famiglia d'origine, con quella di Vero e coi miei coinquilini. Non mi sento un nostalgico di sinistra, mi sento ancora di sinistra, le mie istanze sono ancora quelle, anche se non vanno più "di moda".
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Vecchio 01-11-2018, 22.57.29
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Predefinito mamma, ho perso l'aereo

Oggi sono andati tutti via, Vero è alle prese col cambio di stagione e così sono rimasto da solo a casa.
Mi sento un po' come Kevin nel film che in origine si chiama giustamente "home alone", quando dice "ehi, sto mangiando un sacco di schifezze, venite a impedirmelo!". Non sto mangiando un sacco di schifezze ma sto facendo quello che voglio: ho dormito un sacco stanotte, rimbalzo tra la tavola e il divano, ho letto il mio libro oggi pomeriggio (non lo leggevo da quasi un anno e continua ad essere il mio libro preferito di sempre), ho giocato un po' a Wipeout ed sono a una gara dalla conclusione, ho parlato al telefono con Ale e con la mia famiglia.
Sono ancora in pigiama.

Una volta ogni mille mai (letteralmente) fa bene.
Vediamo cosa mi riserverà la serata. Anzi, vediamo cosa mi riserverò per la serata.

(post scritto ascoltando Wanderer di Cat Power)
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Vecchio 02-11-2018, 02.08.25
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Predefinito la grande incompiuta è stata compiuta

Io ero poco più di un bambino, lui un ragazzo, e avevamo passato l'estate a giocare ad un videogioco di corse futuristiche dalla colonna sonora spettacolare. Finita l'estate lui non c'ha più giocato, io invece ho passato l'autunno giocandoci e ascoltando la colonna sonora, e poi ho fatto lo stesso col seguito e poi con gli altri seguiti, fino a quando nel anni dopo abbiamo ripreso a giocare ad una delle versioni successive in un torneo infinito che dura ancora fino a oggi.
In tutto questo, però, il primo Wipeout restava ancora "incompiuto": eravamo arrivati alla sesta e ultima gara del secondo e ultimo campionato, ma sembrava impossibile. C'abbiamo provato per tutta l'estate sulla sua Playstation, e poi io da solo c'ho provato per tutto l'autunno sul mio computer. Niente, Silverstream in versione Rapier sembrava proprio impossibile.

Vent'anni dopo ho deciso di riprovarci. E oggi ce l'ho fatta. Dopo quella gara ce n'era un'altra, segreta, e mi sembrava impossibile da superare. Ho telefonato ad Ale, gliel'ho raccontato, e dopo un po' c'ho riprovato. E ce l'ho fatta.

Quel bambino e quel ragazzo adesso sono due uomini adulti e devono affrontare delle realtà che allora neanche immaginavano. Ma continuano a divertirsi con i videogiochi, e uno di loro ha vendicato la grande incompiuta di vent'anni fa. Un po' come ho fatto quasi dieci anni fa con un'altra grande incompiuta, ma questo sarà materiale per le prossime settimane.

(post scritto ascoltando la colonna sonora di Wipeout)
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Vecchio 02-11-2018, 13.42.07
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Predefinito sedici anni dopo

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Partita allucinante: Inter che segna subito due gol alla Reggina, Inter che si distende troppo e si fa recuperare i due gol dalla Reggina, Inter che tenta in tutti i modi di segnare nel finale e ci riesce in extremis, Inter che alla fine vince.
Un urlo, anzi, un doppio urlo di liberazione dopo il gol. Partita dura e pesante.

Prima della partita eravamo andati alle Zagare, centro commerciale vicino alle nostre case in campagna, perchè dovevo vedere se riuscivo a trovare un videogioco a cui dedicherò un post nei prossimi giorni. L'ho trovato ed ho gongolato per tutto il pomeriggio. Tralaltro la persona che era con me era la persona con cui, tantissimi anni fa, iniziai a condividere questo gioco. Chissà se ci riuscirò di nuovo, ma in ogni caso so già con chi farlo.

Durante la partita ho ricevuto una telefonata, una telefonata che mi ha fatto sentire abbastanza in colpa. E prima della partita avevo fatto una serie di telefonate per capire cosa fare stasera.

E oggi comunque non ha vinto solo l'Inter. C'è stata anche un'altra vittoria che mi è stata dedicata. In attesa di poterne controdedicare un'altra, spero in settimana o al massimo nel weekend.
Il tardo pomeriggio e la serata dell'1 novembre di dieci anni fa (raccontati poi l'indomani, quindi dieci anni fa oggi) riassumono perfettamente quel periodo. Pomeriggio con Ale, messaggi con lè, serata con Erika. La serata con Erika l'ho raccontata nel post successivo che ho copiato nel mio primo libro perché riusciva a catturare perfettamente il nostro rapporto (inesistente, fondamentalmente). Ai messaggi con lè ho fatto appena un cenno. Il pomeriggio con Ale, invece, l'ho raccontato bene. Ma non approfonditamente.

Ormai avevo la PS2, Martino me l'aveva prestata prima di partire per Roma e con Ale avevamo ripreso a sfidarci a Wipeout Fusion come era accaduto fino a un anno e mezzo prima. Ma potevo usarla anche per un altro videogioco: il remake (con grafica migliorata, ma per il resto uguale) del primo Lemmings, che Ale e suo fratello mi avevano fatto scoprire nel 1992 e che non avevo mai completato. Il ruolo di Lemmings nella mia vita è sottolineato da mille post e dal mio avatar (e portachiavi, e due magliette, e magneti da frigo, e scatole di videogiochi) ma mi vergognavo a non averlo mai completato. Avevo letto che la versione per PS2 aveva degli accorgimenti per rendere il gioco meno frustrante senza per questo renderlo meno facile, così decisi di ripartire da lì. Ero fermo al trentasettesimo livello ormai da anni, mi sarebbe piaciuto arrivare alla fine. Lè rideva perché in fondo la parola "Lemmings" le ricordava il suo nome, Ale rideva perché aveva anche lui dei vaghi ricordi di quel gioco, io ridevo perché ero pronto a fare la storia.
Un po' come ho fatto ieri sera con Wipeout.
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Vecchio 03-11-2018, 22.01.25
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Predefinito io sono tante cose

Sono catanese, siciliano, italiano, europeo, terrestre, Mirabella, interista, ciclista, pianista, ascoltatore compulsivo di musica, scrittore, politologo, contabile, e chissà quante non ne ho scritte.

Ma sono anche uno SQUOT.
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  #7549  
Vecchio 04-11-2018, 04.10.02
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Predefinito carta rossa

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Oggi ho pensato che se le partite dell'Inter non sarebbero le partite dell'Inter senza Ale, i gran premi di formula 1 non sarebbero i gran premi di formula 1 senza mio papà.
E' da un bel po' d'anni che ce ne stiamo stravaccati sul divano a vedere tutti i gran premi (tranne quelli che sono troppo presto la mattina), a commentare, a tifare e ad esultare, se necessario.

Oggi c'è stato l'ultimo gran premio. In avvio di gara lui era piuttosto scettico riguardo gli effetti benefici della pioggia, io gli ho spiegato che la pioggia era l'unica cosa che poteva stravolgere un gran premio che, se fosse stato regolare, avrebbe visto trionfare Hamilton (non per il gran premio ma per il titolo mondiale).
Se n'è convinto anche lui quando, negli ultimi giri, ha iniziato a fare con me la danza della pioggia, finchè non ha iniziato a piovere. Da lì, una serie di urla incredibili, con l'avverarsi di una specie di legge di Murphy al contrario, ovvero: se qualcosa può andare per il verso giusto, lo farà. Ed è andata così.
Fino a tre curve dalla fine.
Poi l'ormai impensabile sorpasso, e la fine dei sogni.
Delusione.

E delusione quando l'altro evento televisivo della giornata, cioè l'intervista a Bollani, è finito dopo pochissimi minuti.
E vabbè.
In dieci anni la Ferrari non ha più vinto titoli mondiali. Prima c'è stato il predominio delle Red Bull, poi quello delle Mercedes, e solo negli ultimi due anni ha dimostrato di poter dare filo da torcere alle avversarie. Ma niente mondiale.

Resta, però, il legame indissolubile tra me, la formula 1 e mio papà. Per anni abbiamo dovuto fare a meno di guardare insieme i gran premi data la distanza. Da poco più di un anno però ha uno smartphone che ci consente di commentarli in diretta. Non è banale: ci scriviamo messaggi per tutta la durata della gara per sentirci più vicini. Un paio di volte l'anno, poi, riusciamo ad essere fisicamente insieme, sullo stesso divano verde da cui li abbiamo guardati per una vita intera.

Senza mio papà la formula 1 non sarebbe la formula 1.
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  #7550  
Vecchio 06-11-2018, 00.22.59
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Predefinito la caccia al tesoro

Il giorno di S. Stefano di due anni fa il telefono di casa dei miei squillò e fui io a rispondere. Dall'altro lato della linea c'era mia zia. Non capii cosa volesse dirmi: era uscita da casa nostra non più di due minuti prima e se avesse voluto raccontarmi qualcosa che s'era dimenticata di dirmi avrebbe potuto aspettare di arrivare a casa sua, a cinque minuti d'auto dalla nostra. La questione, però, era più urgente: "ho sbattuto contro il muro".
Scesi di corsa le scale, uscii dal portone, girai a destra e vidi in fondo la sua Toyota Aygo "poggiata" sul muro che separa il condominio dalla cittadella universitaria. Lei era chiaramente illesa, poggiata al muro in attesa che arrivasse qualcuno. Arrivai io, correndo, le chiesi se stesse bene e lei iniziò a raccontarmi cose tipo "la macchina non ha frenato" e "sono sicura di aver premuto il pedale giusto". Sono risposte che lasciano un po' il tempo che trovano quando hai ottantatré anni e sei riconosciuta come un pericolo pubblico in auto nonostante guidi almeno un'ora al giorno. Non ammise mai di aver sbagliato pedale.
Comunque, la macchina si fece un po' di danni (non tantissimi: un anno e sei giorni dopo mia sorella con un incidente molto più stupido distrusse quella di mia mamma, la nostra adorata Kia Picanto), ma mia zia di più. Sarà stato una specie di colpo della strega, fatto sta che si riempì di dolori muscolari e, per combatterli, si imbottì di antidolorifici. Aggiustò i muscoli per distruggersi lo stomaco.

Nel giro di pochi mesi mia zia perse una quindicina di chili, passò dalla forma abbondante alla forma scheletrica (appurata in spiaggia l'estate dopo) e tutti pensavamo, senza dirlo, che potesse avere qualcosa di veramente grave. Ma invece no, era "solo" una variante fastidiosa del morbo di Crohn, che le ha alterato (ma non troppo) le abitudini alimentari. Da lì sono iniziati disturbi intestinali anche continui, spossatezza, il tutto pesando su una psiche già fragile o, forse è più corretto, "particolare".

In quei mesi ho scritto il discorso che avrei pronunciato al suo funerale. Non ero sicuro che si sarebbe tenuto così a breve, ma intanto pensai cosa dire. Sarebbe stato il primo discorso che avrei tenuto a un funerale.

In ogni caso per un po' pensammo tutti che mia zia dovesse ridimensionare i suoi ritmi: non poteva più uscire in auto due volte al giorno, tutti i giorni. O almeno, pensavamo così, e per un po' riuscimmo anche a convincerla, ma poi, sgarro dopo sgarro, tornò ai ritmi di sempre.
Prima che ci tornasse, però, mi venne un'idea. Mia zia è sempre stata estremamente insofferente allo stare a casa, forse perché ha sempre abitato da sola, e così pensai a come renderle più gradevoli le sue quattro mura. Pensai che avrei potuto prendere l'intera discografia di Bollani, che in fondo avevo scoperto grazie a lei e di cui avevamo visto insieme quattro concerti, e avrei potuto "nascondergliela". Immaginai la scena: io che nascondo i dischi in giro per casa sua, come una caccia al tesoro, e magari organizzo i "piani settimanali" anche per lei. Ogni settimana le avrei detto dove si trovava il disco successivo, e l'avrebbe ascoltato per poi commentarlo insieme.

Poi le cose cambiarono, in parte: mia zia riprese a uscire come sempre, e allora pensai che se avessi dovuto aspettare che mia zia fosse costretta a rimanere a casa probabilmente avrei aspettato invano. Mia zia è immortale, oppure morirà di colpo, oppure morirà in un modo stupidissimo, ma è inutile "aspettare".
Così qualche giorno del suo ottantatreesimo compleanno sono andato a casa sua (ero a Catania per il novantesimo di mia nonna) e ho fatto esattamente questo: le ho nascosto i dischi dentro alcuni libri della sua libreria. Poi le ho nascosto tra i tasti del pianoforte un post-it con scritto l'indirizzo di un sito internet, un sito che ho aperto apposta per lei e in cui ogni lunedì do informazioni sul "disco di Bollani della settimana": anno di pubblicazione, musicisti, scaletta, una micro-recensione fatta da me per contestualizzarlo e, soprattutto, l'ubicazione del disco stesso. Ho nascosto un po' di dischi, poi d'estate sono tornato a Catania e ne ho nascosti degli altri, a Natale tornerò e ne nasconderò altri ancora. Uno a settimana, dal 4 giugno di quest'anno in avanti, per circa una quarantina di dischi.

Qualche settimana fa ho letto che Bollani sarebbe venuto a Catania. Io non sarei potuto andarci, ovviamente, ma lo dissi a mia zia. Le dissi anche che per l'occasione le avrei fatto rompere l'ordine cronologico per farle ascoltare il suo ultimo album, quello su cui si sarebbe focalizzato per il concerto. Non pensavo che avrebbe fatto quello che ha fatto.
È andata al concerto, ma prima di entrare ha cercato Bollani, ha aspettato che tornasse dalla cena, e gli ha raccontato tutta questa storia (o quantomeno l'ultima parte, quella della caccia al tesoro). Non essendo sicura che c'avrebbe potuto parlare, l'ha scritta in una "lettera" che gli ha consegnato come un'adolescente di fronte al suo idolo.

Questa.

Caro Stefano, mi sembra interessante farti conoscere un evento che ti riguarda, capitatomi quest'anno. Sia io (83 anni) che mio nipote (32) siamo tuoi fan sin dall'inizio della tua carriera. Per il compleanno, mio nipote mi ha fatto un regalo che continuerà nel tempo: il tuo archivio di dischi jazz. Lo strano regalo è però abbinato ad una specie di caccia al tesoro. Ogni tanto, infatti, lui viene a casa mia e nasconde in angoli reconditi della casa i tuoi cd. Poi, a inizio settimana mi manda una mail, non solo per dirmi come trovare il disco, ma con una recensione sui pezzi contenuti nel cd. A fine settimana, m'interroga su quelle composizioni, con commenti squisitamente tecnico-musicali: quindi io mi debbo preparare..Così, se ti fossi persa qualche registrazione dei tuoi concerti, ti accludo la mail del nipote Gabriele, che ti deluciderà sul tuo archivio

Ditemi come faccio a non adorarla.

PS ovviamente il discorso del funerale non l'ho ancora letto, ma qualcosa mi dice che potrebbe passare ancora molto tempo. O se così non fosse, è stato comunque tempo di qualità.

(post scritto ascoltando This Is My Dinner dei Sun Kil Moon)
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Vecchio 06-11-2018, 01.08.43
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Predefinito Perfetti Sconosciuti

Settimana scorsa, credo Giovedì, su canale 5 hanno trasmesso il film sopra menzionato, credo si trattasse di Prima TV.
Il film uscì al cinema nel 2016, e se non ricordo male, fece molto discutere. Ricordo che comprai il DVD e vidi il film con mia (ex) moglie. Mi colpii molto, sapevo che molti nascondono qualcosa dentro i propri cellulari...e proprio come nel film, c'è chi magari nasconde una seconda o terza vita o chi invece usa il telefono per "giocare" con una terza persona, senza però tradire effettivamente il /la compagno/a...Poi possiamo dire che anche giocare virtualmente con qualcuno equivalga a tradire...sarà, ma secondo me non è così. A volte abbiamo bisogno di una persona estranea con cui confidarci, parlare, discutere con qualcuno che non ci conosce e non ci ha mai visti rende tutto più semplice...ma per me tradire è un'altra cosa!
Quando ho rivisto il film è stato diverso rispetto alla prima volta, quasi come aver visto un'altro film. Nelle scene clou ho pianto, ho rivisto un film parallelo nella mia testa, in un posto diverso, con persone diverse, con scene diverse ma simili per certi aspetti.
E' stato terribile, davvero. Non dimentichiamo mai il rispetto verso chi condivide tutto della propria vita con noi, il rispetto verso chi si fida ciecamente di noi. Dobbiamo proteggere chi ci vuole bene ed avere il coraggio di prendersi le responsabilità delle proprie azioni
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a cugini uguali corrispondono donne uguali

chiudi gli occhi e abbracciami forte...
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Vecchio 06-11-2018, 03.19.33
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Predefinito non è cambiato niente

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I nostri tempi possono anche non coincidere
Dieci anni fa ho definito questa frase "la peerla del giorno". Non me la ricordavo, ma visto il periodo deve avermela detta Carola. Voleva dirmi che anche se al momento non eravamo "in fase" (nell'accezione scientifica del termine) il rapporto poteva andare avanti. Io, ovviamente, non ci credevo.

Non è cambiato niente, non ci credo neanche oggi. Non ci credo perché per alcuni aspetti la mia vita è figlia anche di quel rapporto, e quello che ho oggi viene inevitabilmente con quello che avevo allora. E non ci credo perché, semplicemente, per me non è così. Se una persona si impegna e l'altra persona non si impegna i tempi non coincidono, e allora quella che si impegna ha tutto il diritto di smettere di impegnarsi.

Niente va fatto per forza, da entrambe le parti.
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Vecchio 07-11-2018, 02.41.46
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Predefinito thank you mario, but

Ho letto il post odierno del blog di Luca Sofri, Wittgenstein. Era in homepage sul Post (di cui è direttore) e ricordo che quando Jovanotti aveva un sito, quando andava ancora di moda avere i siti, Wittgenstein era uno dei link. Comunque l'ho letto: dopo una premessa da (ex) giocatore di videogiochi, faceva cinque domande agli altri videogiocatori. Domande un po' polemiche, pacate ma polemiche. Ho visto un dito puntarmi dal monitor, e ho pensato che forse dovrei rispondere.
Copio e incollo solo le domande: il resto del post, volendo, si trova qui.

1. Siamo sicuri, i giocatori tra noi – presenti o passati -, che nelle nostre difese dei videogiochi e del loro valore non ci sia una difesa di noi stessi, una piccola quota di coda di paglia, un rifiuto di dire “ok, è spesso solo una perdita di tempo divertente come molte altre, come il fumo o guardare Sanremo o abbuffarsi di bigné”, per farceli nobilitare “culturalmente”? Quanto difendiamo i videogiochi e quanto noi stessi e quello che siamo?

Certo che c'è la difesa di noi stessi, ma non ci trovo niente di strano. Se difendo una cosa che mi appartiene sto difendendo la cosa che mi appartiene ma sto difendendo anche me. Se ho deciso che una cosa mi appartiene, come posso scinderla da me? Impossibile. Io mi definisco ancora un videogiocatore (seppur con tempi risicatissimi rispetto all'adolescenza). Ecco, ho dimenticato di scriverlo tra le mie "caratteristiche" nel post di qualche notte fa.

2. Ci ricordiamo di quando usavamo gli stessi argomenti per difendere entusiasti i cambiamenti digitali, anche allora convinti di avere di fronte i capricci ignoranti di persone che non sapevano di cosa parlavano, allarmate sul “dove andremo a finire, signora mia?”. Poi è successo, lo sappiamo, che quelle persone erano davvero ignoranti e non sapevano di cosa parlavano, ma ci siamo resi conto con gli anni che quegli allarmi non erano del tutto infondati. Ci eravamo arroccati in una difesa un po’ sventata e dogmatica (“è tutto bellissimo! I problemi sono inezie!”) per fastidio nei confronti dei critici più che per riflessione sulla critica: e poi abbiamo però cominciato a prendere atto del fatto che non tutto cambiava in meglio, che dei rischi c’erano, che qualcosa ci sfuggiva di mano, che non tutto è governato dal bene comune, che non tutti hanno gli strumenti per godere del buono e diffidare del cattivo.
I casi sono ben diversi, certo: ma siamo sicuri che non stiamo di nuovo arroccandoci come allora, per non-darla-vinta-a?


Dipende dai cambiamenti digitali. Non ho mai trovato pericolosi i videogiochi e tuttora non vedo nessuna emergenza legata ad essi. Se i cambiamenti digitali sono invece i social, allora sì, ma l'ho sempre pensato. Ad esempio, non l'ho pensato del forum e infatti il forum non ha fatto nessun danno (tranne rovinare la vita di Veronica, ma un po' se l'è voluta). Lo penso dei social tipo Facebook e infatti fanno tantissimo danno.

3. Ora sinceramente, guardiamoci negli occhi: vogliamo negare che una quota di rincoglionimento e dipendenza è familiare a tutti noi che ci siamo immersi per ore e giorni in videogiochi meravigliosi? Che ce li sognavamo – o sogniamo – la notte, andando a dormire con quelle immagini proiettate nel buio? Che non vedevamo – o vediamo – l’ora di liberarci da qualunque altro impegno e scadenza per farci sequestrare da un’ora, due, quattro? Che questa cosa ci capitava soprattutto quando eravamo più giovani?
Significa che siamo tossici e moriremo? No. Ma proprio per questo non si capisce perché negarlo e dire “ma va’! Smetto quando voglio”.


Anche qua, cosa vuol dire rincoglionimento? Viviamo in un'epoca in cui il binge watching di serie tv va alla grandissima e ci si lamenta dei videogiochi. Conosco pochissime persone che hanno fatto scorpacciate di videogiochi (ricordo che Martino per un anno ha giocato ad un gioco di ruolo online che gli ha succhiato un sacco di tempo, e io e lui insieme ci siamo barricati per qualche giorno a giocare insieme ad Half Life e Portal, ma niente di più), e ne conosco molte di più che hanno fatto e fanno scorpacciate di serie tv. Per me è molto più grave quella. Poi, se proprio vogliamo, anch'io faccio scorpacciate di musica, ma non mi sembra di fare del male a nessuno, neanche a me stesso.

4. E mi pare innegabile anche, per leggi della fisica, che i videogiochi sottraggano tempo ad altro. Di sicuro se gioco molto – ma anche se vado su Whatsapp e su Instagram ogni volta che ho un attimo – faccio meno altre cose, compreso uscire di casa, leggere libri o leggere altro. E per ora fermiamoci prima di dire che questo altro sia meglio: ammettiamo che non lo sia necessariamente, e che avere nella propria formazione una grande competenza a Minecraft equivalga ad aver letto Philip Roth, o che sia persino più prezioso. Ma saremo d’accordo che la varietà di esperienze sia meglio, e che per molti teenagers – e anche qualche adulto – il tempo investito nel conoscere è pesantemente sbilanciato verso i nuovi prodotti digitali. Non sono un difensore dei libri in quanto tali, si sa – è pieno di libri inutili e brutti ed è pieno di letture preziose sul web – ma proprio perché non vieterei ai miei figli l’esperienza rilevante dei videogiochi, non mi piacerebbe che il monopolio degli schermi vietasse loro di fatto l’esperienza rilevante dei libri (o del cinema, per dire, o dello sport).
È un punto che chiamerei: i videogiochi, certo, va bene, e pure Whatsapp e Instagram, sono il primo. Ma anche meno.


Su questo sono d'accordo, ma non ho mai pensato che i videogiochi dovessero essere la "distrazione" principale, né che dovessero essere l'unica. Una tra le tante sì. Ad oggi sono certo di passare più tempo leggendo libri che giocando ai videogiochi o guardando film.

5. Infine, un tema su cui vado con tutta la diplomazia del caso, che conosco le sensibilità, ma che vorrei dire in deroga al punto 4: a tutto ‘sto grande valore cultural narrativo dei videogiochi non vogliamo dargli una ridimensionata? Lo dice uno che pensa davvero che – ognuno ha le sue – Ruzzle e Kenken allenino il cervello e tengano abituati a elaborazioni linguistiche e logiche preziose, e quindi metto in conto che qualche tipo di arricchimento ci sia anche da World of Warcraft. Ma col senso della misura rispetto al fatto che – lo dico! – la cultura dei videogiochi (parlo del mainstream, di ciò a cui giocano quasi tutti e a cui giocherebbero i figli di Calenda) sta alla storia della letteratura o al reporting giornalistico come la fiction su Montalbano sta a Hollywood: massimo rispetto, ma non è lo-stesso-piano. È un altro campionato. E un po’ ce la raccontiamo, sia per autoassolverci che per épater quelli che ci sembrano vecchi tromboni.

No. Dipende cosa vuol dire "grande valore cultural narrativo", ma no. Ruzzle fa schifo, Kenken non so cosa sia, ma in generale i giochi "casual" (oggi pare vada di moda Candy Crush, e comunque in generale quei giochi da nulla per cellulari) cerco di non considerarli neanche videogiochi. I videogiochi sono altri, e non sono per forza narrativi: per fare un esempio a me caro, Lemmings è un gioco non narrativo, ed eppure è un capolavoro. E poi ci sono tutti i videogiochi narrativi, le avventure grafiche, persino qualche platform "narrativo" come Psychonauts. E ultimamente anche i film interattivi: la sensazione di "narrazione" che ho provato con Heavy Rain non l'ho mai più provata. Quindi no. Il valore dei videogiochi c'è, e sta anche nella narrazione.

Ho concluso.

(post scritto ascoltando Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno)
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Vecchio 09-11-2018, 01.53.51
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Predefinito ogni tanto mi ricordo di questa bomba atomica

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Vecchio 09-11-2018, 02.29.43
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Predefinito latest vs last

Sono passati due mesi dall'ultima volta che è successo. Nel mezzo, da un lato c'è stata calma piatta, dall'altro lato c'è stato un ottovolante di emozioni di cui ancora bisogna capire i risultati.
Fatto sta che sono passati due mesi, e che non erano mai passati due mesi, escluso per cause di forza maggiore.

Adesso le mando un pm.

(post scritto ascoltando From The Archives Vol. 9 dei The Future Sound Of London)
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Vecchio 10-11-2018, 13.12.12
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Predefinito a salvarci erano invece certe canzoni

Il funky, il funky.
La batteria il basso la chitarra le tastiere la tromba il sassofono le voci.
Quelle canzoni ascoltate in macchina di notte a partire da quindici anni fa e quelle che non abbiamo mai ascoltato ma erano sempre lì che ci aspettavano.

Magari scavano nell'anima solo a me, ma l'importante è che almeno lo facciano.

(post scritto ascoltando Benny Crespo's Gang dei Benny Crespo's Gang)
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Vecchio 11-11-2018, 04.06.12
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Predefinito heavy seas of love

mi sono perso nelle tasche dei tuoi jeans strappati
nelle
canzoni di cosa siamo stati
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Predefinito tutta la verità nient'altro che la verità

Primal Scream - Velocity Girl <--- conosciuta (e conosciuti) grazie alla cover dei Manic Street Preachers


Here she comes again
With vodka in her veins
Been playing with a spike
She couldn't get it right

Splendour in silver dress
Velocity possessed
The world was hers again
It fell apart again

I don't need anyone to hurt me
No, not anyone at all
'Cause my so-called friends have left me
And I don't care at all

Leave me alone
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Vecchio 12-11-2018, 23.11.18
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Predefinito mai più, appunto

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Fino a ieri pomeriggio, l'ultima ed unica volta che, in tutta la mia vita, avevo vomitato in seguito all'ingerimento di sostanze alcoliche, era stato un'estate che non ricordo se è quella del 2002 o del 2003 (devo chiedere ad Ale, lui lo sa di sicuro).
I miei erano partiti per le vacanze ed io mi godevo la solitudine della mia casa in campagna: solitudine si fa per dire, visto che ovviamente ero sempre con i miei cugini, soprattutto con Ale, col quale era da un bel po' che uscivamo insieme e frequentavamo più o meno le stesse persone.
[...]
C'era un tasso di euforia alcolica pazzesco, con lamentele dei vicini ("drogatiii") e grandi risate da parte nostra.
Memorabile il momento in cui montammo la playstation 2 (e questo mi fa pensare, ora che ci penso, che doveva essere il 2003) e io ed Ale facemmo una corsa con le moto (non era ancora arrivato Wipeout nelle nostre vite): per fare un giro del circuito c'impiegammo almeno 5 minuti perchè sbattevamo su ogni muro, visto che eravamo ubriachissimi.
Finita la serata, io mi misi sul mio letto e a quel punto non capivo veramente più niente. Sentii le voci dei miei cugini che mi cercavano perchè cercavano le chiavi per fare uscire la macchina di Tenenti dal mio cancello, ma io biascicavo parole confuse. Mi presero di forza, mi fecero alzare, presi le chiavi, corsi a prendere una bacinella e poco dopo vomitai la cena (insalata di riso) e tutte le schifezze che avevamo ingurgitato.
Mi dissero qualcosa come "benvenuto nel mondo degli ubriaconi", e andammo a dormire tutti e tre insieme. L'indomani mattina mi svegliai con un mal di stomaco ed un mal di testa pazzeschi, ma poi mi passò tutto. Da allora toccai pochissimo alcool in vita mia, e non bevvi mai così tanto da potermi ritenere ubriaco. Al massimo allegrotto, ogni tanto.

Era stato l'unico episodio, fino a ieri.

Ieri sera c'è stata la tradizionale festa di S. Martino. A casa di un nostro amico, c'erano carne, salsiccia, crispelle, scacciate, tutto in perfetto stile catanese. In più, litri e litri di vino rosso.
L'anno scorso non avevo bevuto molto, anzi, ero piuttosto restio a farlo. Non ho più bevuto tanto da quella volta in campagna.
Ma ieri sera le circostanze c'erano tutte: stamattina non avevo appuntamenti, la lezione era senza obbligo di firma ed anche piuttosto noiosa ed inutile, avrei potuto scroccare passaggi all'andata ed al ritorno per andare alla festa, quindi...perchè non bere?
Già.
Se l'anno scorso io ero quello che criticava la gente che pur di bere inventava brindisi assurdi, ieri sera mi sono trasformato in quello che tra un boccone e l'altro si alzava, prendeva il vino, e diceva "un brindisi a Martino che è a Roma e che ci manca", " un brindisi a Filippo che è a Londra e che ci manca", ed una serie di cose anche piuttosto inutili. Inutile dire che io era l'unico che partecipava a tutti i brindisi.
Il tasso di euforia era altissimo, ma soprattutto altissima era la curiosità degli SQUOT nel vedere cosa avrei fatto, una volta ubriaco. Visto che loro in uno stato simile non mi c'avevano mai visto.
Cosa c'era di diverso? In realtà niente. Dicevo cazzate come sempre, facevo battute idiote come sempre, solo con una voce che diventava sempre più incomprensibile e con un passo sempre più incerto.
Fino a che, inevitabile, c'è stato il collasso. Mi sono sdraiato sul divano e non volevo alzarmi più. Si era fatta ora di andare via, ma io non riuscivo ad alzarmi, e dicevo "no, lasciatemi qua, dormo qua". Non ho ben capito perchè, ma tutti erano convinti che invece la cosa migliore per me fosse tornare a casa. Ma io non riuscivo ad alzarmi.
Mi hanno fatto alzare, mi hanno detto "vai in bagno e sciacquati la faccia". In bagno ci sono andato, sì, ma per vomitare.
Mentre Loris mi teneva la testa sul gabinetto sentivo le voci da fuori che dicevano "ma sta facendo finta, vero?" e lui "no, ragazzi, questa volta si sta scuncittannu per davvero" (voce del verbo scuncittarisi, traduzione: vomitare).
Poi, sorretto a sinistra ed a destra, sono riuscito ad arrivare fuori, e lì mi sono messo a vomitare per strada, sempre con la testa sorretta dagli altri, mentre Kallel mi faceva il filmino con la macchina fotografica. Voglio rivederlo. Perchè voglio rendermi conto di quanto mi sia coperto di ridicolo. Ho sempre sostenuto che le persone che arrivano a stare male per cose idiote come l'alcol siano delle persone che si coprono ridicolo. Non sono ridicole ma lo diventano in quei frangenti. L'ho sempre pensato, di chiunque. Anche dei miei migliori amici. Ed inevitabilmente l'ho pensato anche di me.
Dopo aver vomitato la seconda volta non avevo più giramento di testa, ma c'era un problema molto più serio: non riuscivo a reggermi in piedi. Sentivo le forze mancarmi e ho creduto di stare per morire. Io non sono ipocondriaco, ma sono abituato ad essere sempre in salute, per cui se per una volta mi mancano le forze, io penso di stare per morire. Esattamente come ieri sera. Anche se sapevo che non poteva succedermi niente: c'erano i miei amici che mi ripetevano che tutto questo "è perfettamente normale".
Sono riuscito ad entrare in macchina di Pippi, e mi ha accompagnato a casa. Gli ho chiesto espressamente di accompagnarmi fino a dentro casa, ed in realtà l'ha fatto, anche se ha avanzato un legittimo dubbio: "ma una volta a casa, ce la fai ad aprirmi il cancello per uscire dal tuo condominio?". Gli ho assicurato di sì, ed in effetti così è stato.
Durante la strada mi diceva sempre di "stare sveglio", e questo mi ricordava un sacco quei film in cui uno sta per morire e gli dicono sempre di cercare di stare sveglio...e poi si addormenta e muore. Ero terrorizzato.
Per fortuna lui sa come prendermi, e visto che all'andata avevamo parlato dei Manic Street Preachers, e lui è l'unica persona con cui li abbia condivisi, al ritorno ha pensato bene di mettere un loro cd e farmi cantare a squarciagola. Ho cantato, sbagliando la pronuncia di quasi tutte le parole e soprattutto sbagliando l'attacco delle strofe, un disastro. Io me ne accorgevo, perchè ero perfettamente lucido, sebbene stanchissimo. Abbiamo cantato A Design For Life, Australia e, in conclusione, Indian Summer. E lì ho urlato, perchè l'Indian Summer era proprio ieri.
Mi ha accompagnato dentro casa, e io non so come sono riuscito a fare da solo le scale per il piano di sopra, a mettermi sotto le coperte, completamente vestito, e ad inviare tre sms: uno agli SQUOT che erano ancora alla festa, rassicurandoli sulle mie condizioni di salute; uno a Pippi, dicendogli che ero riuscito a coricarmi; e uno perchè avevo promesso che le avrei scritto all'apice della mia ubriachezza, per farle fare quattro risate...ed invece le ho scritto un messaggio abbastanza triste in cui le raccontavo in sintesi quello che era successo.
Stamattina mi sono svegliato molto presto, verso le 6.30. Mi sono alzato e sono corso verso il bagno, dove ho vomitato per la terza ed ultima volta. Poi sono tornato a dormire, con la consapevolezza interiore che ormai era finita, c'era solo da riposarsi.
Mi sono riposato e poi in tarda mattinata sono andato dai miei nonni, ai quali ho raccontato che stamattina mi ero sentito male ed avevo vomitato. Stessa cosa che poi ho raccontato a mia madre, ovviamente. I miei nonni mi hanno preparato il tè e poi la pastina per pranzo. Adorabili.
Ora sto bene. Sto bene ma credo che passeranno altri cinque anni prima di toccare ancora una sola goccia di alcool. Non c'è che fare, l'alcool non fa per me.
Non ho più vomitato per alcool. Ho avuto almeno un'altra sbronza, ho vomitato almeno una volta per influenza, ma non ho più vomitato per alcool. Almeno in questo sono riuscito a mantenere la mia promessa.

Però rileggendo questo post vedo che ci sono dei buchi, alcuni col senno di poi.
Eccoli.

L'estate della prima vomitata era quella del 2003.
Non è vero che Wipeout non era ancora entrato nelle nostre vite: c'era entrato cinque anni prima ma ne era uscito abbastanza rapidamente, giusto il tempo di un'estate, almeno dalla sua. Restò con me per i cinque anni successivi e poi fu pronto a fare irruzione di nuovo dal 2003 fino ad oggi.
La festa dal nostro amico era una tradizione che è durata per un bel po' di anni, anche dopo che si è trasferito in Toscana. Adesso ci si vede ovviamente di meno e non sempre per S. Martino, e sono cambiate anche mille cose a livello di comitiva, ma ieri qualcuno su Facebook ha ricordato un S. Martino passato e ci siamo commossi tutti.
Ma soprattutto, c'è un'omissione enorme, e non me la spiego. Non mi spiego perché non abbia raccontato la parte principale della serata, nonché il motivo per cui viene ricordata a dieci anni di distanza.

C'è un buco nel racconto tra quando ho iniziato a bere a quando sono stramazzato. Nel frattempo, infatti, sono stato vittima dei miei amici che, mentre ero seduto sul pavimento in stato confusionale, hanno in ordine sparso: versato del sale sulla mia testa, versato del parmigiano grattugiato sulla mia testa, dato forchettate sulla mia testa con violenza, sbattuto fuori di casa sul pianerottolo al buio, aperto la porta di casa con le luci spente, preso a calci mentre tutto era buio.
Il resto, il vomito, il malessere, la paura di morire, quelle ce le siamo dimenticate tutti.
Ma la violenza contro Gabo no. Ne ridiamo ancora.
Anche se io avrei potuto piangere, se solo avessi avuto la percezione di quello che mi stava succedendo.

(ho dovuto tagliare un pezzo del post originario per troppi caratteri)
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Predefinito che coss'è l'amor

Oggi sono iniziati i lavori di ristrutturazione della nostra casa. Tra qualche mese io e Veronica andremo a vivere insieme, e l'impatto di questo cambiamento sulla mia vita immagino che sarà paragonabile a quello che ha avuto il mio trasferimento da Catania a Padova; la stessa entità dell'impatto ci sarà anche sulla nostra storia. Cambieranno tantissime cose, dovremo ricostruirci un equilibrio, e non ho paura. Anzi, non vedo l'ora.

Intorno a me, quasi nel mio cerchio ristretto, sono finiti due matrimoni. D'accordo, nessuno dei due ha ancora visto la parola "fine" ufficiale, davanti al giudice; e uno dei due si trascina stancamente piuttosto di ammettere che è davvero finito, e prima o poi finirà. Questo però non vuol dire che non siano finiti, anzi.
Sono due storie molto diverse, in cui le responsabilità sono condivise in maniera diversa: in una sono 50 e 50, nell'altra probabilmente 90 e 10, e quel 10 non è così basso per affetto ma perché oggettivamente l'unico errore è stato quello di avere fretta e non accorgersene in tempo. P
Conosco benissimo entrambe le storie e soprattutto i motivi che hanno portato alla loro fine, e questi motivi sono scritti a caratteri cubitali su un post-it che ho attaccato al mio cuore. Si tratta di una lista di cose da non fare, fondamentalmente. Solo che, come canta Jovanotti, "l'amore come in gelateria ha mille gusti e mille differenti qualità e non c'entra niente con quello che ti avevano raccontato qua e là", e quindi, anche se so cosa non fare, devo ancora capire cosa fare.
Ma immagino che lo capirò una volta lì, a casa nostra.

(post scritto ascoltando Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno)
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