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  #7741  
Vecchio 15-02-2019, 16.05.09
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Predefinito

Toc toc...
passo di qua e lascio un bacio...
un bacio come fossi una zia eh...
una zia un pò vecchia ed acciaccata che va cercando ricordi e persone...
Ciao Gabbo!
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siamo andati al mare e mi parlavi di montagna
abbiamo preso una casa in città e sogni la campagna
le salamandre i ragni e gli scorpioni,
i pipistrelli, gli insetti, le mosche ed anche i millepiedi
e ogni tanto ti perdo o mi perdo nei miei guai
ho la scopa già pronta che in piscina non sai mai che troveraaaai
e ritorno da te...

laura


...come due bimbi proprietari di una Stella...

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  #7742  
Vecchio 16-02-2019, 02.23.23
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Predefinito ciao sabby!

Forse siamo tutti vecchi zii che vanno cercando ricordi e persone.
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  #7743  
Vecchio 16-02-2019, 02.32.05
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Predefinito l'isola deserta: damon albarn - everyday robots

E anche qui vale la stessa cosa: i Blur no (ma li adoro), i Gorillaz no (e in effetti non mi piacciono troppo) e invece Damon Albarn ha diritto ad un suo disco sull'isola deserta? Sì, e non è il solo: anche quello dei The Good, The Bad & The Queen vede la sua presenza come autore e cantante. Qui, però, è la prima volta che si espone col proprio nome e cognome, raccontando storie di vita vissuta e mettendosi a nudo in vari aspetti, tra cui l'infanzia e, soprattutto, l'eroina.
In questo disco c'è il Damon Albarn che non ti aspetti, quello che decide volta per volta l'abito da mettere ai propri dischi e a 'sto giro ne sceglie uno inedito: voce, pianoforte, chitarra acustica e loop di batteria sintetica. Fine. Sembra impossibile da credere, ma pezzi come "Lonely press play" (forse la migliore del disco) sono basati esattamente su questa strumentazione. Anche "You & me" e "Hostiles" conservano la stessa formula musicale, e grazie alla scrittura lucidissima di Albarn i pezzi vengono fuori in maniera incredibile. Ci sono un paio di riempitivi ma il resto del disco è a livelli altissimi: molto seducente, con un andamento cadenzato, elettronico senza essere rumoroso e acustico senza essere noioso. Rimane in equilibrio, un equilibrio miracoloso e sinceramente inaspettato per Albarn, che ha sempre giocato per addizione. Stavolta sottrae, lascia un'ossatura scarna ma che funziona alla perfezione.
Questo disco è meraviglioso, e non se l'aspettava nessuno.
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Vecchio 16-02-2019, 03.34.19
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Predefinito il cuore in galleria

I concerti a cui vado si possono dividere in due gruppi, o meglio, si possono collocare in uno spettro con due estremità: i concerti di artisti che seguo da parecchio tempo e che quindi ho condiviso in vari modi, e quelli che invece seguo da poco e che quindi non ho ancora condiviso. Al primo gruppo, o meglio, alla prima estremità dello spettro appartengono, ad esempio, i concerti di Max Pezzali (ascoltato dalla notte dei tempi), quelli di Elio E Le Storie Tese e quello dei Chemical Brothers (ascoltati dal 1998), mentre ci sono concerti di artisti scoperti più di recente: quando ho visto la prima volta Lee Ranaldo, ad esempio, lo conoscevo da pochissimi mesi. Ho fatto nomi a caso, è giusto per dare un'idea.
Le due tipologie di concerto, comunque, sono molto diverse: nei secondi, ad esempio, riesco a concentrarmi molto più sulla musica rispetto ai primi, dove sono concentrato principalmente - fa strano dirlo, ma è così - su me stesso. Ascoltare un artista da parecchi anni vuol dire che l'ho condiviso con persone, luoghi, momenti, sensazioni, eccetera, e assistere al concerto vuol dire assistere al film della mia vito, oppure alla proiezione di diapositive della mia vita. Uno dei post più belli che io abbia mai scritto, questo, racconta appunto del concerto dei Chemical Brothers e del fatto che sia stata una proiezione di diapositive e filmati della mia vita.

Conosco e ascolto i Subsonica dal 2002. Li ho visti dieci volte in concerto, l'ultima pochi giorni fa, e ho condiviso le loro canzoni e i loro dischi con un'infinità di persone, luoghi, momenti, sensazioni, eccetera. Per questo assistere ad un loro concerto solitamente è una carrellata, una proiezione, eccetera. L'ho spiegato poche righe sopra.
Doveva succedere anche qualche giorno fa, ma non è successo.

Tornando a casa in bicicletta, col cuore che batteva ancora forte e con Riot City Blues dei Primal Scream nelle orecchie, ho provato a capire come mai. Non che mi fosse dispiaciuto: il concerto era stato bellissimo, ne ho parlato fino a poco fa con Vero e le ho detto quello che ho detto a tutti, cioè che "mi sono divertito tantissimo". Però è stato come quando si entra in galleria e il cellulare non prende, e il mio cuore era entrato in una galleria ed evidentemente non prendeva, e così non si è potuto collegare al database dei ricordi. Non ho capito perché sia successo, forse perché il cambiamento di compagnia annunciato il giorno prima ha scombinato un po' i miei piani emotivi, forse perché l'interazione durante il concerto ha fatto lo stesso, ma fatto sta che ho ascoltato canzoni che ascolto da una vita come se le stessi ascoltando per la prima volta. Anzi, come se le stessi ascoltando per l'ennesima volta (le conoscevo tutte a memoria e le ho cantate a squarciagola per l'intero concerto) ma le volte precedenti le avevo ascoltate tutte seduto su una sedia in una stanza completamente bianca, quasi da manicomio. Le conoscevo ma non mi raccontavano niente di me.
Ovviamente non è così, visto che per i Subsonica potrei scrivere un post analogo a quello del concerto dei Chemical Brothers, ma è quello che ho sentito. Non mi sono venute a trovare persone ormai spazzate via dal vento del tempo, né luoghi lontani e vicini, né interazioni ed emozioni e sensazioni. No. Ho saltato come uno scatenato, ho cantato a squarciagola, ho ballato e mi sono divertito. Ma non mi sono "ricordato" di niente. Paradossale, del resto, viste le premesse (non rispettate, ma non è dipeso da noi) della serata.
Ma maledettamente divertente.

(post scritto ascoltando Chaosmosis dei Primal Scream)
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Ultima modifica di gabo86 : 16-02-2019 alle ore 03.36.33
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Vecchio 16-02-2019, 14.42.50
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Predefinito l'isola deserta: robertina & gatto ciliegia contro il grande freddo - cuore

Qui siamo proprio nell'anonimato più totale: un gruppo di post-rock strumentale dal nome improbabile e dal successo limitatissimo che collabora con una cantante praticamente sconosciuta. Se non fosse stato per la produzione di Max Casacci dei Subsonica non mi sarei mai accorto di questo disco, e sarebbe stato un disastro. Perché questo è un disco coraggiosissimo e splendido.
Il concetto di fondo è semplicissimo: è un disco di cover di vecchie canzoni. Vecchie, vecchissime. Tutte molto famose, soprattutto per chi c'era in quegli anni. "Nessuno", quella di "nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino ci può separare", ad esempio. Ecco, questa canzone, per quanto non la migliore del disco, ne é forse l'emblema: il twist, o rock and roll, o boogie woogie, o come cavolo si chiama, insomma, il ritmo sostenuto della canzone originale qui viene affogato in un mare di angoscia. Sembra trip hop ma non è, perché qui non c'è elettronica (non molta, almeno) ma strumenti suonati. Eppure le atmosfere sono le stesse, rarefatte e angoscianti. La voce di Robertina, splendida e solare, sembra sussurrare delle ninne nanne da incubo, un po' come la splendida "Bugiardo e incosciente", indubbiamente la canzone migliore del disco e una delle più geniali reinterpretazioni di sempre; appunto, una ninna nanna sussurrata all'orecchio, con amore ma anche con molta angoscia.
Alcuni pezzi sono celebri ("Senza fine", "Io che amo solo te"), altri un po' meno, ma il concetto è la reinterpretazione in maniera diversissima rispetto all'originale ma senza essere dissacrante. I suoni, poi, sono una cosa incredibile, sempre sospesi e onirici ma mai tristi o noiosi.
Un disco da avere. Peccato che non ce l'abbia quasi nessuno, immagino.
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Vecchio 16-02-2019, 15.13.06
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Predefinito se il mio cuore avesse avuto ricezione durante il concerto, ecco cos'avrebbe preso

I concerti dei Dossi Artificiali, mio papà, MTV, un giro in bici di notte, il dvd con mio fratello, il concerto di tanti anni fa con gli SQUOT, Santa Maradona, i miei sedici anni finto-ribelli, Laura, le risate con Enrico, il concerto di qualche anno fa a Bologna.
Ci sarebbero stati tanti altri ricordi, ma in base alla scaletta sarebbero arrivati questi.
Ma non sono arrivati. E mi sono divertito allo stesso modo, anzi, forse di più.

(post scritto ascoltando Microchip Emozionale dei Subsonica)
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Ultima modifica di gabo86 : 16-02-2019 alle ore 15.15.08
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Vecchio 18-02-2019, 03.08.12
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Predefinito l'isola deserta: lnripley - lnripley

In teoria doveva essere soltanto il disco di un progetto parallelo dei Subsonica, uno dei mille. Ninja, il batterista, aveva messo su un gruppo che si proponeva di realizzare "drum 'n' bass suonata", che sembra un po' un ossimoro ma che in realtà è sensatissimo. La drum 'n' bass è un genere tipicamente elettronico, ma visto che i Subsonica sono famosi per aver fuso il rock (e il pop) con l'elettronica, poteva essere un esperimento interessante. Se il disco è qui vuol dire che è molto più che interessante, peccato però che i dischi successivi abbiano virato verso altri generi decisamente meno interessanti come la dubstep.
Non questo, però. Questo è un disco grandissimo perché rende giustizia alla drum 'n' bass facendola suonare da strumenti "veri", che poi totalmente veri non sono: il basso e la batteria sono veri, d'accordo, ma il resto è affidato a delle tastiere filtrate con effetti da chitarra. Il risultato, interessantissimo, è un disco violento, carico e forsennato in alcuni punti, tutto in inglese (con l'eccezione di Nausea, lunghissima cavalcata elettronica in italiano) e tutto ad altissimi livelli.
Il punto più alto, e non è banale, è l'unica cover del disco, la celeberrima "Killing in the name" dei Rage Against The Machine: una volta ascoltata la versione degli LNRipley sarà impossibile tornare ad ascoltare l'originale, perché prende forma e compiutezza nella sua veste semi-elettronica. La batteria è potente, il basso è sinuoso, e la voce di Viktor, il vocalist, è violenta com'è giusto che sia. E fa lo stesso anche negli altri pezzi.
Questo disco è un po' una formula magica. Rivoluzionario a modo suo nel fondere il rock suonato con la drum 'n' bass, è rimasto isolato anche nella discografia del gruppo, ed è un vero peccato, visto che si tratta di un capolavoro.
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Vecchio 18-02-2019, 03.21.21
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Predefinito le storie che mi racconto

Io scrivo.
Io scrivo e scrivo di me. Scrivo anche di altre persone, scrivo anche di altre cose che non mi riguardano direttamente, ma principalmente scrivo di me. A volte scrivo anche di altre persone in relazione a me, a volte scrivo anche di altre cose che non mi riguardano direttamente in relazione a me. Se racconto di un disco che ho ascoltato, di un libro che ho letto, di un videogioco a cui ho giocato o di un film che ho visto posso farlo parlando dell'opera d'arte fine a se stessa o parlandone in relazione a me. Tendo a mettermi in mezzo ai miei racconti.
Il problema di tutto questo è il mio tentativo inconscio di trasformare la mia vita in un romanzo, un romanzo di cui sono l'indiscusso protagonista (è la mia vita in fondo, no?) ma in cui ci sono anche altri personaggi. Il problema è che ognuno di questi altri personaggi sta scrivendo il romanzo della propria vita, e a volte la cosa si scontra col fatto che nella mia scrittura ci sono anche loro, e io cerco di governare anche le loro vite, o comunque di influenzarle. Certamente più una persona è vicina a me e più una persona rischia di essere "influenzata" dalla mia narrazione.
Questa cosa può fare male.

Questa cosa fa male. Me ne sono accorto ieri, c'ho pensato e ho preso una decisione: per un po' (non so quanto) non voglio più scrivere di me. Il che non vuol dire che non voglio più scrivere e basta: semplicemente non voglio scrivere di me. Ci sarà un'eccezione nei prossimi giorni per via di un decennale, lo so già, ma per il resto non voglio più scrivere di me.
Scrivere di me vuol dire scrivere della mia vita come un romanzo, col rischio di toccare anche le pagine degli altri. Il mio tentativo di chiudere i cerchi, ad esempio, che è uno dei punti cardine della mia narrazione, si scontra con la possibilità (e l'opportunità o meno) di farlo.
Non posso più fare male alla persona che amo, o alle persone a cui voglio bene, solo per il piacere di compiacere la mia narrazione.
Voglio metterci un punto, per ora.

(post scritto ascoltando Radiator dei Super Furry Animals)
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Vecchio 19-02-2019, 00.34.47
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Predefinito l'isola deserta: lucio dalla - dallamericaruso

Premessa: Caruso, l'unico inedito di quest'album dal vivo, è una canzone che non ho mai sopportato. Il resto del disco, però, è meraviglioso. Si tratta della registrazione di un concerto che Dalla tenne a New York accompagnato dalla sua band di quel periodo, ovvero gli Stadio. Una band con una compattezza incredibile, con una sezione ritmica molto valida e un gigantesco chitarrista solista. Sembra passare in secondo piano il tastierista, Gaetano Curreri, che della band era ed è ancora il cantante: a lui viene concessa l'opportunità di cantare la splendida "Grande figlio di puttana", cavallo di battaglia degli Stadio, durante il concerto di Dalla.
Per il resto gli arrangiamenti sono meravigliosi e le canzoni, molto note, splendide: risaltano in particolare la splendida Washington, con una coda strumentale a metà tra il jazz e la psichedelia; "Stella di mare", anche in questo caso con una coda strumentale meravigliosa, più rock però; "Balla balla ballerino", in cui il basso risalta in tutta la sua potenza. Ci sono pezzi famosissimi e altri meno famosi, ma l'insieme è coeso e ad altissimi livelli. Merito della scrittura e della voce di Dalla, certo, ma anche della perizia musicale degli Stadio, che accompagnano senza strafare ma si fanno sentire eccome.
Bravissimi, bravissimi tutti.
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Vecchio 19-02-2019, 00.53.50
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Predefinito le storie che mi raccontano

Bea e il suo ragazzo si sono lasciati.
Si conoscono di vista da sempre ma hanno iniziato a frequentarsi solo alla fine dell'estate 2017: entrambi avevano una storia lunga alle spalle (con convivenza nel caso di lui) a cui era seguito un periodo di "avventure", molto limitate per lei, decisamente libertine per lui. Poi si sono messi insieme e si sono legati.
Lui è decisamente l'anti-intellettuale, e in famiglia ci si chiedeva come mai lei si fosse messa con lui dopo aver lasciato l'ex proprio per il suo non essere intellettualmente stimolante; la mia risposta, semplicissima e che continuo a condividere, è che lei evidentemente non deve avere bisogno di una persona intellettualmente stimolante, e che non c'è niente di male in questo. Forse si era stancata dell'ex, ma adesso con il nuovo ragazzo le cose sembravano andare a gonfie vele.
C'andavano davvero, in effetti: lui aveva comprato anche casa, teoricamente solo per sé ma era pronto ad accogliere anche lei. Io e lui non abbiamo mai parlato molto, ma ci stavamo reciprocamente simpatici nella diversità dei nostri ruoli nella vita di Bea; la scorsa estate sono venuti a Catania assieme a me e Vero e abbiamo passato una splendida settimana tra famiglia e tanti giri. Ho avuto modo di parlare un po' con lui, in disparte, e mi ha fatto un discorso un po' strano: mi ha detto che quando passeggia per strada e incontra uno che "Bea s'è fatto" (testuali parole) gli viene una rabbia incredibile. Strano detto da lui, che prima di conoscerla ne cambiava una a settimana, mentre lei negli anni precedenti ha avuto pochissime storielle di nessun conto e spesso mai consumate fino in fondo.

Insomma, è andata così: lui le ha fatto una scenata di gelosia perché, prendendole il telefono di nascosto, ha letto delle chat che non gli sono piaciute. Chat, per la cronaca, in cui si organizzava per il corso di nuoto con l'istruttore, o in cui rispondeva in maniera cordiale a un suo compagno di corso. La sua colpa, a detta di lui, è stata rispondere "nessuno" alla domanda "c'è qualcuno che senti?"; ma per lei "sentire" vuol dire "sentire spesso", e allora le persone che sente sono, anzi siamo, sulle dita di una mano, e sono tutte perfettamente note.
Lei gli ha fatto una scenata assurda, una scenata che si è protratta per giorni, via messaggi: ha detto che la sua fiducia è stata tradita, che si fidava ed è stato ripagato così, eccetera. Contemporaneamente, va detto, lei era sempre più sconvolta da quest'atteggiamento. Lui ha tirato la corda per giorni, e la corda a un certo punto si è spezzata. L'ha spezzata lei, e forse lui non pensava che lei potesse farlo, ma la cosa l'ha ferita talmente tanto da farle riconsiderare tutto il futuro insieme. L'ha mollato, e allora lui ha iniziato a scusarsi, a dire che aveva esagerato, che non aveva capito che lei "ha bisogno di libertà" (fondamentalmente, la libertà di rispondere a messaggi cordiali senza doverlo notificare alla persona con cui sta). Un discorso assurdo, forse, ma che poi si è unito ad altri discorsi, che mi sono stati raccontati soltanto dopo, in cui lui la accusava di qualsiasi tradimento possibile, in stile "lavaggio del cervello molto soft": secondo me mi tradisci, chissà chi vorresti farti, eccetera. Mi sembra incredibile, una volta saputo questo, che lei abbia resistito così tanto con lei.

Insomma, la storia è finita. Lui sta facendo il possibile per convincerla a tornare sui suoi passi, ma lei è rimasta così sconvolta da quei giorni, da quel martellamento incessante, da quel moralismo da quattro soldi (da che pulpito, poi) da non volere assolutamente ripensarci. Comprensibilmente, peraltro.
Certo, lei ha dovuto rinunciare ad una storia. Una storia apparentemente con un futuro, con una casa quasi pronta per andarci a stare, e invece tutto finisce. Lei è stata coraggiosa a farla finire, ma dentro di sé ha capito che non sarebbe più riuscita ad amarlo come prima dopo la scenata, visto che la scenata mostrava una serie di cose (controlli, sfuriate, sospetti) che lei non avrebbe più potuto accettare.

E adesso è tutto da gestire da capo.

(post scritto ascoltando Gran Turismo dei The Cardigans)
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Predefinito l'isola deserta: freak power - drive thru booty

C'ho pensato un attimo prima di inserire quest'album nella lista. Non è immediato, perché sono sempre combattuto tra quale dei due album dei Freak Power sia migliore: il primo, funk con una spruzzata di elettronica, o il secondo, elettronico con una spruzzata di funk? In realtà vince il primo, forse proprio perché è più suonato, più "vero".
Dietro ai Freak Power si nasconde un insospettabile Norman Cook, non ancora reinventatosi come Fatboy Slim, che qui suona la chitarra (funkissima) e scrive i pezzi insieme ad Ashley Slater, cantante e trombonista. Completano la formazione un tastierista, un bassista ed un batterista, ed il quintetto funk è servito.
Già dal primissimo pezzo, "Moonbeam woman", si capisce l'atmosfera: voce calda e sensuale, chitarra funky in evidenza, sezione ritmica non esageratamente virtuosa, ma va benissimo così. Il pezzo "Freak power" ha un riff che resta in testa, così come l'intero motivetto della canzone "Change your mind", forse la migliore del disco. Ma è l'intero album, nel complesso, a rimanere meraviglioso e da ascoltare. Anche perché c'è un insospettabile Norman Cook dietro, che col secondo album della band metterà molta più elettronica al fuoco in attesa di "trasformarsi" nel celebre Fatboy Slim. Qui pochissima elettronica e molta grande musica, però.
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Predefinito psychonauts/1

L'inizio di Psychonauts somigia a quello di qualsiasi altro videogioco: una lunga sequenza filmata che spiega l'antefatto. Razputin, ragazzino proveniente da una famiglia circense, scappa di casa per raggiungere il campo estivo psichico di Roccia Sussurrante, ovvero un campeggio per ragazzini con capacità psichiche fuori dal comune. C'è quello che fa esplodere le persone e per questo indossa un casco di metallo, c'è quello che riesce a rendersi invisibile, eccetera. A dirigere il campo sono Coach Oleander, una specie di sergente di ferro, e i suoi assistenti Sasha Nein e Milla Vodello. Nell'introduzione viene spiegato il funzionamento del campo, poi Raz si intrufola e viene subito accettato per le sue incredibili doti psichiche, all'inizio non meglio precisate.
Poi inizia il gioco. Si può vagare liberamente per il campeggio, anche se all'inizio l'unica area accessibile è quella del Bungalow dei ragazzi. Raz, per i suoi trascorsi circensi, può fare salti, acrobazie, arrampicarsi, dondolare su trapezi, eccetera. Il tutto, ovviamente, è fondamentale ai fini del gioco, che in apparenza è un platform. Si può vagare per l'area dei Bungalow, interagire con qualcuno dei compagni di campeggio (Dogen, ragazzino con qualche ritardo ma che fa esplodere tutto quello a cui pensa; Bobby Zilch, bulletto che picchia chiunque se non riceve soldi; Lili, ragazzina inevitabilmente destinata a legarsi a Raz) e poi iniziare la prima missione vera e propria. Coach Oleander, infatti, mette la propria mente a disposizione come area di addestramento. Per entrare basta parlarci: apre una porticina poggiata sulla sua mente e la proiezione psichica di chi gli è davanti entra dentro. Inizia così l'esplorazione del primo mondo mentale.
Il primo mondo mentale, chiamato "Allenamentale", è quindi il mondo nella testa di Coach Oleander. Sembra la parodia di un addestramento militare, con musica di guerra, trincee e aerei che volano, e bombardamenti dappetutto. Coach Oleander è chiaro: se si muore non si muore davvero ma si viene soltanto "espulsi" dalla mente che ospita il giocatore. "Siamo in un campeggio per ragazzi", sottolinea. Nel frattempo, però, urla in continuazione come il segente di Full Metal Jacket, mette paura ai ragazzi e nel frattempo guida Raz alla scoperta di quello che si può trovare in un mondo mentale.
Gli oggetti da raccogliere sono diversi e sono una delle vere anime del gioco: raccoglierli tutti dà soddisfazione anche perché potenziano non poco Raz, rendendolo più abile. Ci sono le costruzioni mentali, degli ologrammi fluttuanti che ritraggono oggetti affini al mondo in cui ci si trova, e che ogni 100 raccolti fanno salire di un "rango" (si inizia col rango 1 e se si trova ogni oggetto del gioco si arriva al rango 100, ma è un'impresa per pochi); ci sono i bagagli emozionali, cinque valigie che vanno aperte dopo aver trovato le rispettive targhette dello stesso colore sparpagliate per il livello; le casseforti della memoria, ovvero delle casseforti saltellanti che se colpite "regalano" la storia del personaggio a cui appartiene la mente in questione, a fumetti; le ragnatele mentali, al momento non raccoglibili (serve l'apposito aspirapolvere, ma si trova più avanti nel gioco).
In tutto questo avanzare nella mente di Coach Oleander ci sono delle cose non molto chiare: perché ci sono dei fiori a forma di bistecca di carne nella mente di un militaer? Poi, il fatto che una cassaforte della memoria (dal contenuto glorioso) sia immediatamente accessibile, mentre un'altra sia nascosta da una ragnatela, fa insospettire; allo stesso modo, il fatto che alla fine del livello Raz si avvicini a guardare un quadro coperto da una tenda e in quel momento arrivi il Coach a dirgli sbrigativamente che l'addestramento è finito è quantomeno curioso. Raz esce dalla mente del Coach con il primo badge di merito, quello dell'allenamentale, che gli dà accesso a tutto il resto del campeggio.
Appena uscito, Raz viene raggiunto da Sasha Nein, aiutante di Coach Oleander, che lo invita nel suo laboratorio per un approfondimento delle sue capacità extra. Gli dà un bottone come indizio, e gli dice che isolarsi fa bene.
A questo punto, il gioco inizia a diventare gigantesco. Ma finora sono arrivato qui, quindi mi limito a raccontare fino a qui (anche se è la settima volta che ci gioco, quindi lo so quasi a memoria).

(post scritto ascoltando Bobby Gentry's The Delta Sweete Revisited dei Mercury Rev)
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Vecchio 21-02-2019, 04.18.07
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Predefinito l'isola deserta: paola turci - stato di calma apparente

Premessa: mi risulta molto difficile parlare di un disco che ho ascoltato diciannove volte nell'estate di dodici anni fa e che non ho mai più ascoltato in seguito. Ma dodici anni fa ero convinto che fosse uno dei miei dischi da isola deserta, lo trovavo perfetto, e sono sicuro che lo troverei ancora così.
La storia è questa: Paola Turci che si chiude in uno studio di registrazione con la sua band e reincide alcuni dei suoi successi in presa diretta. Un po' come Raf in Collezione Temporanea, il suono degli anni '80 viene abbandonato in favore di un pop-rock ampio e arioso.
Questo è quello che ricordo: canzoni splendide, una voce estemamente sensuale, e degli arrangiamenti perfetti. Ero convinto che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita, ma se ne sto parlando dodici anni dopo l'ultimo ascolto forse è davvero così.
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Vecchio 22-02-2019, 04.30.39
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Predefinito la paranza dei bambini

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Vecchio 23-02-2019, 01.19.30
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Predefinito l'isola deserta: spiral stairs - the real feel

Scott Kannberg, conosciuto con lo pseudonimo di Spiral Stairs, è stato per certi versi per i Pavement quello che Lee Ranaldo è stato per i Sonic Youth: il membro di minoranza, quello che firma al massimo un paio di canzoni per disco e che viene eclissato mediaticamente dal leader (o dai due leader, nel caso dei Sonic Youth). C'è, però, una differenza di fondo: mentre i pezzi di Lee Ranaldo nei dischi dei Sonic Youth per me sono stati tra i migliori della band, quelli di Spiral Stairs nei dischi dei Pavement sono sempre stati trascurabili. Ecco perché non pensavo che i suoi dischi solisti potessero essere interessanti; lo sono, soprattutto The Real Feel.
In effetti le voci di Lee Ranaldo e Scott si somigliano moltissimo: l'inizio del disco, con "True love", potrebbe appartenere ad entrambi. Quello che però ha questo disco, è che una spensieratezza di fondo che mette di buonumore. Forse è merito dei ritmi terzinati, già chiarissimi dalla lunga introduzione strumentale di "Subiaco shuffle". "Wharf hand blues" è già più ranaldesca, anche se pesca a piene mani dal cantautorato americano di qualche decennio fa, prima di cambiare completamente ritmo ed allungarsi raddoppiando la velocità.
Il resto del disco scorre liscio come un viaggio in auto su un rettilineo americano: on the road, divertente, splendido.
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Vecchio 23-02-2019, 03.03.34
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Predefinito psychonauts/2

Finito l'Allenamentale, quindi, bisogna trovare il laboratorio segreto di Sasha Nein. La prima volta c'ho messo un po' a trovarlo, ma adesso che ci sto giocando per la settima volta sapevo esattamente dove andarlo a cercare, rimandando quindi il momento in cui ci si mette a vagare per il campeggio alla ricerca degli oggetti che ci sono lì (ci tornerò più avanti).
Una volta raggiunto il laboratorio di Sasha, quest'ultimo invita Raz a prendere parte all'esperimento del "Frullamente": fondamentalmente, lo fa entrare nella sua mente (sua di Raz), mostrandogli quindi com'è il mondo nella sua testa. L'inizio è prevedibile e rappresenta un carrozzone del circo, ma andando avanti Raz scopre che nella sua testa non è tutto come dovrebbe essere, soprattutto quando incontra...un gigantesco mostro che gli sputa addosso un casco da palombaro. Sasha si accorge dell'"interferenza" e lo tira fuori dall'esperimento, ma a questo punto si capisce che c'è qualcosa di non chiaro: tutti i ragazzi parlano di "un mostro nel lago", e questo mostro che Raz trova nella sua testa è particolarmente pauroso...motivo per cui Sasha gli dice che deve imparare a difendersi. Viene così spedito dal direttore del campo, Ford Cruller, un vecchietto che abita in una base inaccessibile a chiunque e che dice di non uscire mai da lì. In realtà Ford Cruller esce spesso, e Raz lo incontra nei vari punti del campo, ogni volta con un'identità diversa e assolutamente inconscio di averne altre. Solo nella sua base riesce a ricordarsi di essere se stesso, ovvero il direttore del campo. Ford Cruller dà a Raz il permesso di usare lo "Psi blast", ovvero l'arma principale del gioco, una specie di raggio laser con cui colpire i nemici. A Raz viene concesso di usarlo solo nella mente di Sasha (il livello successivo) con la promessa che, se ne uscirà vincitore, potrà tenerlo per sempre.
Ed ecco così che si arriva al secondo mondo mentale. Anzi, il terzo, perché il secondo è la mente di Raz, per ora attraversata fugacemente. Nella testa di Sasha c'è un enorme cubo di Rubik, perfettamente ordinato, "noioso" a dire di Raz. Sasha spiega quanto sia importante avere il controllo della propria mente e mostra il primo, vero "nemico" del gioco: i censori, ovvero degli ometti che dicono "no" e colpiscono col proprio timbro. Si possono uccidere colpendoli col pugno o sparando lo psi blast, ed è quello che deve fare Raz per tutto il livello: disattivare i "generatori di censori" e colpire tutti quelli che trova sulla sua strada. Il livello è lineare pur non avendo un percorso da seguire: bisogna percorrere una per una tutte le facce di questo enorme cubo di Rubik e disattivare i generatori di censori. Nel frattempo ci sono sempre i soliti oggetti: le costruzioni mentali, i bagagli emozionali e soprattutto le casseforti della memoria, che in questo caso raccontano la storia di Sasha e la sua fuga da casa per unirsi agli Psiconauti, un po' come ha appena fatto Raz.
Il finale è imprevisto e fa capire che il gioco inizia a essere "pericoloso": una volta disattivati tutti i generatori di censori, la mente di Sasha "impazzisce" e crea un enorme censore, difficilissimo da sconfiggere. Raz riesce a sconfiggerlo (con non poca difficoltà, anche per me che ci sto giocando per la settima volta) e il proprietario della mente, premiando Raz, spiega quanto sia difficile mantenere il controllo della mente. Splendida morale.
A quel punto Raz, ottenendo lo psi blast in via definitiva, è pronto per tornare nella propria mente per affrontare quell'enorme mostro spara-caschi da palombaro, e per capirne di più su se stesso e su quello che accade in quello strano campeggio.

(post scritto ascoltando Real Life di Joan As Police Woman)
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Predefinito l'isola deserta: stevensteven - foreverywhere

Visto che quest'album è uscito abbastanza di recente, e l'ho già recensito a fine anno, meglio copincollare la mia recensione.

Steve Burns è un popolarissimo conduttore di trasmissioni per bambini negli Stati Uniti. Steven Drozd è il batterista, poi chitarrista e tastierista e seconda voce, nonché compositore principale dei Flaming Lips. I due si sono messi insieme per incidere un album di "canzoni per bambini per tutti". Cosa vuol dire?
Vuol dire che le canzoni sono "per bambini" perché raccontano tematiche per bambini, seppur in maniera molto intelligente: la storia dell'unicorno che scopre sui giornali che non esiste, un inno per convincere i bambini a fare la cacca nel vasino e abbandonare il pannolino, una canzone su un meteorite che perseguita il povero protagonista distruggendogli la bicicletta, una finta prova in sala prove con l'intervento di un mostro gigante a suonare la batteria, una canzone da risveglio, un racconto finale che chiude la storia di tutti i personaggi incontrati durante il disco. Le canzoni, dal punto di vista dei testi, sono perfette per i bambini.
Le canzoni, però, sono "per grandi" perché sono arrangiate in maniera perfetta per un disco pop-rock. Alcune suonano come ninna nanne e quindi vanno bene anche per i bambini, ma altre potrebbero essere indigeste. Perfetto l'esempio di "Space rock rock", gioco di parole basato sullo "space rock" (il genere musicale, particolarmente rumoroso, a cui si ispira la canzone) e la "space rock", ovvero il meteorite: "Space rock rock" sta per "il rock del meteorite" ed è già troppo "rumorosa" per un bambino.
È il difetto del disco: il pubblico di riferimento non esiste. Non esistono bambini con la tolleranza di ascolto musicale degli adulti, o adulti con la voglia di ascoltare canzoni per bambini. O se esistono, sono pochissimi. Sul web non ci sono quasi recensioni, il disco è passato inosservato.
Ma se una recensione può essere soggettiva, non posso non dire che per me è un disco perfetto. I testi sono per bambini, è vero, ma sono anche comprensibili dagli adulti (del resto, molti dei testi dei Flaming Lips sono assurdi e pseudo-infantili, e dov'è il problema?). Suonato benissimo, ispirato a livello di testi e di ambientazioni sonore, meriterebbe di essere in cima nelle classifiche di fine anno. A quanto pare, però, lo è solo nella mia.
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Visto che quest'album è uscito abbastanza di recente, e l'ho già recensito a fine anno, meglio copincollare la mia recensione.

Steve Burns è un popolarissimo conduttore di trasmissioni per bambini negli Stati Uniti. Steven Drozd è il batterista, poi chitarrista e tastierista e seconda voce, nonché compositore principale dei Flaming Lips. I due si sono messi insieme per incidere un album di "canzoni per bambini per tutti". Cosa vuol dire?
Vuol dire che le canzoni sono "per bambini" perché raccontano tematiche per bambini, seppur in maniera molto intelligente: la storia dell'unicorno che scopre sui giornali che non esiste, un inno per convincere i bambini a fare la cacca nel vasino e abbandonare il pannolino, una canzone su un meteorite che perseguita il povero protagonista distruggendogli la bicicletta, una finta prova in sala prove con l'intervento di un mostro gigante a suonare la batteria, una canzone da risveglio, un racconto finale che chiude la storia di tutti i personaggi incontrati durante il disco. Le canzoni, dal punto di vista dei testi, sono perfette per i bambini.
Le canzoni, però, sono "per grandi" perché sono arrangiate in maniera perfetta per un disco pop-rock. Alcune suonano come ninna nanne e quindi vanno bene anche per i bambini, ma altre potrebbero essere indigeste. Perfetto l'esempio di "Space rock rock", gioco di parole basato sullo "space rock" (il genere musicale, particolarmente rumoroso, a cui si ispira la canzone) e la "space rock", ovvero il meteorite: "Space rock rock" sta per "il rock del meteorite" ed è già troppo "rumorosa" per un bambino.
È il difetto del disco: il pubblico di riferimento non esiste. Non esistono bambini con la tolleranza di ascolto musicale degli adulti, o adulti con la voglia di ascoltare canzoni per bambini. O se esistono, sono pochissimi. Sul web non ci sono quasi recensioni, il disco è passato inosservato.
Ma se una recensione può essere soggettiva, non posso non dire che per me è un disco perfetto. I testi sono per bambini, è vero, ma sono anche comprensibili dagli adulti (del resto, molti dei testi dei Flaming Lips sono assurdi e pseudo-infantili, e dov'è il problema?). Suonato benissimo, ispirato a livello di testi e di ambientazioni sonore, meriterebbe di essere in cima nelle classifiche di fine anno. A quanto pare, però, lo è solo nella mia.
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Predefinito gun

Citazione:
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Da quando sono uscito da Ricordi col cd in mano (no, ok, in realtà da prima, da quando qualche giorno prima l’avevo ascoltata sul myspace) sono rimasto con qualcosa in gola.
Avete presente quando volete dire qualcosa, ma non sapete bene cosa dire o quantomeno cosa dire? Ecco, lei era stata un po’ così sul cd, con una canzone che non si sapeva bene che piega volesse prendere, e alla fine non ne prendeva nessuna.
Però si capiva che era una cosa sospesa. L’arrangiamento della canzone, sul disco, giocava su questo: sembra che stia per esplodere ed invece non esplode.
E invece no.

Non voglio tralasciare tutto quello che c’è stato prima di quella canzone. Come (cito alcuni esempi) la splendida Lifesaver con gli scricchiolii delle navi, o Sunny Road in versione non acustica (per la prima volta con la batteria), o Birds col basso campionato totalmente fuori tempo e loro non se ne sono accorti, o Me And Armini con quell’allegria sconsiderata vista la situazione. Né tutto quello che c’è stato dopo.
Ma quello che c’è stato là, in quel momento, sarebbe potuto essere superato (forse) soltanto da Snow. Che tanto non ha fatto, e quindi non è un problema.

Gun.
L’esplosione.

Nessuno può capire cosa può voler dire.
Vuol dire che quando compri il primo cd “in diretta” di un’artista che conosci da nove mesi, e c’è quella canzone che ti resta dentro e che sai che non uscirà finchè non esploderà ma tanto non esplode, e c’è la possibilità di andare al concerto, e ci si va, e poi esplode…
Ecco, esplode.

Il fatto è che è esplosa.
Come un colpo di pistola. Bang!


Poi per carità, non voglio tralasciare il concerto, ed in generale l’emozione del concerto. Artista-luogo-compagnia. Una triade perfetta. Non voglio tralasciare.
Ma voglio ricordare, e ricordarmi, che il rumore assordante di quell’esplosione ha coperto il silenzio del mio dolore.
Mi ero ripromesso di non scrivere di me, ma sapevo che sarebbe capitato oggi, decennale di questo post (e di un altro che quoterò dopo).
In sintesi, avevo smesso di scrivere sul forum, almeno per un po', visto che sarei stato monotematico nel mio "dolore" (parola usata un po' a sproposito in questo caso, molto più a sproposito rispetto a un anno e mezzo prima). Poi era c'era stata una splendida settimana in cui erano successe mille cose: il concerto di Raf con Martino (raccontato anche nel mio romanzo, in veste decisamente diversa); la laurea di Grazia; il viaggio a Roma per incontrare Franzisca ed assistere al concerto di Emiliana Torrini.
Ecco, a dieci anni di distanza mi vergogno di non aver raccontato niente di quel concerto e di quella giornata, se non le poche righe scribacchiate qui. "Il silenzio del mio dolore" l'ho chiamato, e mi sento idiota.
Idiota e irriconoscente, perché invece lei, che non aveva nessun dolore legato a questo posto, ha raccontato in un modo grandioso la nostra giornata passata insieme. Era l'ennesima volta che andavo a Roma ma la prima in cui la visitavo degnamente, con una guida turistica fantastica. E poi il concerto, di sera, con scene che ho ancora davanti agli occhi: una cantante che sembra Emiliana e che Emiliana non è (e grazie a lei scopro i Benny Crespo's Gang), i cigolii dal vivo su "Lifesaver", l'esplosione su "Gun".
Ci sono mille cose per cui sono debitore a questo posto. Andare con Fra a vedere Emiliana Torrini in concerto, nel picco della mia (nostra) torrinite, credo sia una di queste.
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Predefinito l'isola deserta: fool's garden - dish of the day

No, non c'è niente da ridere.
Dish Of The Day dei Fool's Garden è un bellissimo disco. Tutti se li ricordano per "Lemon tree", canzone che a più di vent'anni resta uno splendido gioiellino pop, ma è l'intero disco ad essere splendido. Nonostante siano tedeschi è molto britpop, in effetti più pop dei coevi Oasis, ed è pieno di bellissime canzoni: l'iniziale "Ordinary man", che parte quasi beatlesiana ma poi sfocia in un bel rock; i gioielli pop "Pieces" e "The tocsin", i pezzi più rock "Meanwhile" e "One fine day", con uno splendido finale.
Il disco è passato praticamente inosservato in quanto "disco di una one-hit wonder", eppure è bellissimo ed è splendido anche il successivo Go And Ask Peggy For The Principal Thing. Questo, però, è ancora più speciale.
Nota di costume: è il mio primo cd di sempre. Avevo già un paio di cassette ma questo fu il mio primo cd. Lo è ancora, e lo porterò sempre nel cuore. Anche perché è splendido.
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