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Vecchio 19-03-2019, 03.35.04
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Predefinito la magica arte del riordino/1

Durante le scorse vacanze di Natale ovvero l'ultima volta che ero stato a Catania, mia sorella ha mostrato a tutti la propria ossessione per una certa Marie Kondo, diventata famosa per una serie di "documentari" su Netflix in cui mostra come mettere in ordine le case e per un libro sullo stesso argomento dal titolo "la magica arte del riordino". La cosa faceva molto ridere proprio perché suggerita da mia sorella, probabilmente la persona più disordinata che io conosca, una che ha la propria camera così invasa dai propri vestiti, dappertutto (anche sulla scrivania) che approfitta delle altre stanze vuote per studiarci e fare tutto quello che richiede un tavolo libero. Ma durante le vacanze di Natale non faceva altro che parlare di questa Marie Kondo, spiegando quant'è importante fare ordine, fisicamente e anche spiritualmente.

Ecco perché, per una volta, le ho chiesto aiuto. Sono stato a Catania meno di quarantotto ore proprio per compiere l'operazione di selezione. Tra qualche settimana, infatti, la scrivania/libreria che mio papà progettò e costruì quindici anni fa per la mia nuova stanza verrà smontata, infilata in un camion insieme al mio pianoforte e a degli scatoloni, consegnata a Padova e rimontata, sempre da mio papà. Il problema, però, è che la casa in cui andrò a vivere sarà condivisa con un'altra persona, e quindi non sarebbe molto carino monopolizzarla con i ricordi di una sola vita, la mia; oltretutto, l'ultima volta che ho fatto ordine è stato dieci anni fa, e molta roba è rimasta lì ferma ed inutilizzata. Così, insomma, era giunto il momento di sistemare il tutto.

Ho scelto la stessa colonna sonora di dieci anni fa, ovvero la discografia dei Manic Street Preachers, anche se stavolta non ero da solo e quindi l'ho tenuta a volume più basso, chiacchierandoci sopra e prestandovi quindi decisamente meno attenzione. Ma era più che altro un simbolo: dieci anni fa scrivevo che erano il mio gruppo preferito e adesso faccio lo stesso, cinque album e tre concerti in giro per l'Europa dopo. Abbiamo predisposto una serie di scatoloni: uno in cui mettere oggetti che a me non servono più ma che a qualcun altro potrebbero tornare utili, e tutti gli altri per la spazzatura, dividendoli tra carta, plastica, indifferenziato e roba da portare all'isola ecologica. Tutto il resto, tutto quello che vorrei portarmi a Padova, l'avrei lasciato lì, sulla scrivania o sulla libreria, e verrà impacchettato più avanti. Stavolta non dovevo impacchettare, dovevo "solo" decidere cosa buttare.

Prima di iniziare mia sorella mi ha ripetuto uno degli insegnamenti della sua nuova guru: "se un oggetto ha esaurito la sua funzione, allora puoi sbarazzartene". Che poi è il contrario di quello che ho sempre fatto, conservando maniacalmente tutto quanto potesse ricordarmi di qualcosa. Ho sempre pensato che la mia memoria dettagliatissima fosse legata alla quantità di oggetti feticcio che ho stivato nei cassetti della mia stanza, e non so se sia davvero così. Stavolta, comunque, ho agito in maniera molto meno conservativa, nel senso letterale del termine, e ho deciso di sbarazzarmi di circa il 50% di quello che c'era lì.
Provo a ripercorrere quelle ore dolorose per categorie, sperando di raccontare meglio.

Ho tenuto quasi tutti i libri di narrativa. Sono tutti libri che ho letto almeno una volta, qualcuno anche di più, e che intenda rileggerli o no è giusto che li porti con me. Sono un fan delle librerie, mi piace sbirciarle a casa della gente, e la mia libreria, intesa come raccolta di volumi, racconta molto di me. Per quanto riguarda i libri dell'università, invece, ho buttato quelli inutili, quelli che non serviranno mai né a me né a nessun altro. Quelli di ingegneria, che giacevano su una mensola inaccessibile dall'estate del 2006, li ho invece dati a mio papà, che deciderà liberamente cosa farne.
La mia raccolta di cd musicali, ovviamente, è ancora lì. I cd ormai non si usano più o quasi, io qualcuno lo compro ancora giusto per averne il libretto o per puro collezionismo, ma i cd non si usano più. Ho deciso di tenerli perché la raccolta di dischi dice ancora di più di una persona della raccolta di libri, e poi sono oggetti che hanno anche un loro valore, per quanto minimo (in alcuni casi; altri miei dischi, invece, valgono moltissimo, anche se non credo che li rivenderò mai). Ho buttato, però, tutti i cd masterizzati: quelli non hanno nessun valore, forse affettivo, ma hanno "esaurito la loro funzione". Via.
Via le audiocassette. Ne avevo salvate giusto quattro dieci anni fa, ma non le ho mai più riascoltate. Tre hanno un contenuto "introvabile" (una era in omaggio col Corriere dei piccoli, un'altra conteneva uno spettacolo teatrale di Elio, un'altra ancora le registrazioni di telefonate che io e Ale facevamo ad una radio locale diciotto anni fa) ma non le ho mai più ascoltate in questi dieci anni, e oltretutto non saprei neanche come farlo, quindi sono state buttate via. Ho buttato via anche la cassetta (copiata) di Gigi D'Agostino con la calligrafia di mia cugina Chiara: nonostante quella cassetta abbia un valore enorme per me e abbia avuto un impatto incredibile sulla mia vita, posso ascoltare il cd (o gli mp3) quando voglio. Però ho scattato una foto e voglio mandarla a colei che me la regalò, per la serie "guarda cos'avevo ancora.
Via le videocassette. I film di Bud Spencer e Terence Hill registrati da Rete 4 faccio prima a trovarli in streaming, le trasmissioni televisive registrate erano comunque destinate a non essere mai più riviste. Ho tenuto per puro collezionismo le videocassette originali con i videoclip degli 883, un po' perché sono originali e un po' perché non escludo di rivederle. Ma le altre so già che no, non sarebbe mai accaduto, quindi addio.
Ho tenuto tutti i dvd.
Ho tenuto tutti i biglietti di concerti.
Ho buttato via tutte le riviste di videogiochi comprate a cavallo tra gli anni 90 e gli anni 2000; erano lì ad impolverarsi e sapevo che non le avrei mai più aperte nella mia vita.
A proposito di videogiochi: ho tenuto tutti quelli originali, ho buttato tutti quelli masterizzati, esattamente come per i cd musicali. E, sempre come per i cd musicali, so benissimo che anche quelli originali non li userò mai più, avendone comunque una copia archiviata digitalmente e molto più comoda da usare, ma volevo tenerli. E ho tenuto, stavolta integralmente, la mia collezione di scatole di videogiochi: ci sono quelle rigide di Monkey Island 3, Monkey Island 4, SimTower e LBA2, e ci sono tutte le altre, non rigide e quindi schiacciate e ridotte in due dimensioni. Ho tenuto tutti i manuali di videogiochi, compreso quello di 3D Lemmings che ha dato vita al mio avatar che uso da una vita.
Ah, ho buttato tutti i cd masterizzati senza etichetta, raccolti in campane. Ricordo di averli revisionati dieci anni fa e se non c'ho scritto niente sopra vuol dire che non mi interessavano; ne ho tenuti giusto due perchè contenevano foto che non ho sul computer, ma conto di salvare quelle foto sul mio hard disk e poi buttare anche quelli
Per quanto riguarda i soprammobili, ne ho tenuti alcuni: la lattina comprata dopo la corsa giù per la collina con Martino a Sintra, tenuta forse proprio per sfida verso Vero che si era raccomandata di buttarla; i bicchieri di alcuni SQUOT disegnati a Valencia e ancora in mio possesso, che mi sono promesso di consegnare ai diretti interessati non appena li vedrò; una candela a forma di limone regalatami da Laura più di dodici anni fa e mai accesa. Nella sezione "soprammobili" c'era anche una cornice con una foto mia e di Carola. Ho tolto la foto, ho messo la cornice nella scatola degli oggetti che potrebbero servire a qualcun altro e ho buttato via la fotografia.
E qui inizia il discorso doloroso.
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Predefinito la magica arte del riordino

Tutti gli oggetti elencati finora erano infatti esposti, su mensole o direttamente sulla scrivania. Nei tre cassetti, invece, c'erano le cose più "private". Privato non vuol dire necessariamente segreto, sia chiaro, ma personale. Ho così tirato fuori diari di scuola (buttati in blocco), fotografie stampate (ho buttato quelle che avevo in digitale), e poi è toccato all'"archivio cartaceo", ovvero la parte più ingombrante e forse inquietante.
Ho aperto almeno tre portafogli, parecchio usurati, e dentro c'era una quantità di scontrini incredibile. Ma non scontrini a caso: ognuno aveva un suo perché, ricordava qualcosa successo nella mia vita; scontrini, sì, ma anche biglietti dell'autobus (interurbano), del treno, tessere varie. Niente di questo è utile, ma tutto questo mi è servito per ricordare. O forse no? Ecco, il punto è questo: stavolta, anche sotto suggerimento di mia sorella, ho pensato che se io ricordo tutto è perché lo ricordo, non perché ho degli oggetti che me lo ricordano. Anche perché, in fondo, questi oggetti sono rimasti chiusi in un cassetto negli ultimi dieci anni e nel frattempo la mia memoria non è venuta meno, quindi forse erano, appunto, solo un feticcio.
E poi c'è la parte più "forte", quella delle parole scritte. Biglietti di auguri, lettere, post-it. Qui ho riservato trattamenti diversi a seconda delle persone.

Di Grazia ho conservato le lettere che mi ha mandato nel corso dei nostri primi anni, quelle manoscritte e inviate con tanto di francobollo, e i biglietti d'auguri. Ho invece buttato via una lettera che le avevo scritto ma che non ho mai avuto il coraggio di inviarle e che è rimasta chiusa lì per anni, gli scontrini, che avevo raccolto in una scatola apposita, e alcuni post-it che aveva disegnato nel nostro quarto giorno insieme. Del resto altri di quei post-it sono conservati in un altro cassetto, quello della scrivania su cui sono stati disegnati, in un'altra casa a qualche chilometro di distanza, e sono tuttora chiusi là da quasi diciassette anni.
Di Giulia ho conservato il post-it azzurro che mi ha lasciato in un cassetto (sempre quel cassetto di cui sopra, ma da lì è subito uscito per finire a casa mia) e che è l'unico ricordo fisico che ho di lei, insieme ad un libro che tendenzialmente non associo a lei.
Di Laura ho conservato la candela al limone che mi ha regalato la prima notte che abbiamo passato insieme e la foto della curva dell'Inter con dietro scritte quattro parole quattro, assieme ad un cd che tendenzialmente non associo a lei (non quello, almeno).
Di Carola, e questo è stato grandissimo gesto di rottura col mio passato (con nove anni di ritardo), ho buttato via tutto. Le poche foto stampate che ci ritraevano assieme (ma ne ho parecchie in digitale), i biglietti di auguri che mi ha scritto. Li ho letti ed erano pieni di parole, forse belle ma che mi hanno infastidito a una vita di distanza. L'ho sempre scritto, lei è l'unica persona per cui io abbia mai provato odio (anche se nell'ultimo anno e mezzo se n'è aggiunta un'altra), e il suo ricordo mi infastidisce ancora oggi. Così ho buttato via tutto quello che la riguardava, anche se difficilmente riuscirò a dimenticare (e forse è giusto così).
Di Ale ho conservato un paio di foto stampate. Tutto quello che avevo di fisico relativo alla nostra amicizia l'avevo incollato sul quaderno che gli ho regalato per i suoi trent'anni, e poi ci sono mille condivisioni "archiviate" in digitale.
Ho tenuto qualcosa su me stesso: il mio diploma, alcune medaglie vinte a scuola, la pagella di seconda elementare in cui viene fatto un ritratto della mia psiche che è ancora valido ventisei anni dopo.
Ho tenuto i biglietti di auguri degli SQUOT, perché fanno ridere e comunque fanno piacere.
Il resto l'ho buttato tutto.
Tutto di tutti.

Biglietti di auguri, fotografie, scontrini, tessere, ricordi vari. Tutto quello che non è stato citato è stato buttato. Molte cose relative al forum e a forumisti, tanto quello che conta è qui sopra. Molte cose relative a persone che non fanno più parte della mia vita e che ricorderò comunque anche senza un segno tangibile della loro presenza.
Ho riempito una quantità incredibile di scatoloni: cinque per la carta, uno per la plastica, uno per l'indifferenziato e uno da portare all'isola ecologica. Poi, l'indomani, io e mio papà siamo andati a svuotarli. In quell'istante ho temuto di sentire i sensi di colpa, ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta. Grazie a Marie Kondo e a mia sorella, che con le sue chiacchiere e i suoi consigli ha reso l'operazione non meno catartica ma certamente meno dolorosa del previsto. Probabilmente se non ci fosse stata lei avrei tenuto quasi tutto, e invece almeno metà del contenuto della mia stanza è andato via. L'altra metà verrà invece inscatolata e poi spedita qui, per poi essere riposta nella stessa libreria-scrivania ma in un'altra casa, quella della mia nuova vita.

(post scritto ascoltando Napoli Trip di Stefano Bollani)
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Predefinito guarda che non sono io

Quello che vedete, cari colleghi, davanti a voi, che sta lavorando esattamente come voi, non sono io.
Io non sono qui con voi da circa una ventina di minuti, quando avete deciso di ascoltare Hopes & Fears dei Keane. Non so perché l'abbiate scelto, non sono stato io a suggerirvelo. Quello l'ho fatto prima chiedendo semplicemente "Raf" quando avete chiesto "quale cantautore italiano non ascoltiamo mai?" e così l'abbiamo ascoltato e più o meno le conoscevate tutti. Ma stavolta no, stavolta è partito Hopes & Fears, per quanto in ordine sparso (maledetti!) e da YouTube, ma è partito e da quel momento in poi, cari colleghi, non sono più stato con voi.
Ho sentito la brezza del primissimo mattino che mi accarezzava la pelle mentre uscivo da casa, svoltavo a U subito dopo il cancello e da lì iniziavo la mia salita verso l'Etna. Non so dirvi quale salita fosse, quale delle quattro (sì, lo so che adesso sono diventate sei, ma per me restano quattro...magari appena avrò fatto anche la sesta le considererò sei), ma la cosa non importa, perché il tratto comune a tutte e quattro le salite, quello compreso tra casa mia e Piazza Don Bosco a San Giovanni La Punta, è quello che percorro ascoltando sempre e soltanto Hopes & Fears.
Quindi sì, cari colleghi, non sono io quello che sta lavorando. Io sono a più di mille chilometri da qui, ad un altro orario, su una bicicletta che compio una delle mie azioni preferite di sempre, una delle costanti della mai vita: scalare l'Etna in bicicletta con i Keane nelle orecchie, in ordine cronologico. E il primo album, quello del tratto comune, è Hopes & Fears.

Buon lavoro a voi, poveretti.
Mi sta esplodendo il cuore di gioia e nostalgia contemporaneamente.
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Vecchio 21-03-2019, 02.21.27
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Predefinito il disco del mondo

Sono solo a casa, sono sdraiato sul divano e sto ascoltando a tutto volume Journal For Plague Lovers dei Manic Street Preachers.
Potrei scrivere un post forse ancora più forte di quello di oggi pomeriggio, ma me lo tengo per il decennale (manca poco).
Intanto lo ascolto e godo.

(post scritto ascoltando Journal For Plague Lovers dei Manic Street Preachers)
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Ultima modifica di gabo86 : 21-03-2019 alle ore 03.47.12
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