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  #7921  
Vecchio 15-07-2019, 01.13.28
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Predefinito dice Kim Gordon in Quest For The Cup

All your dreams will come true.
All my dreams came true, but...
Now, I have a bunch of other dreams...
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  #7922  
Vecchio 15-07-2019, 01.28.22
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Predefinito strana, questa cosa dei segnalibri che dal vivo non funzionano

Strano, perché hanno sempre funzionato. L'hanno fatto per qualsiasi concerto "con segnalibri", inclusi quelli dei Subsonica con l'eccezione, però, degli ultimi due; l'ho scritto a marzo e l'ho scritto qualche giorno fa.
Dal vivo non funzionano come segnalibri, quindi (ma funzionano benissimo come spronamento a ballare e cantare a squarciagola), ma non è detto che la stessa cosa valga per i dischi in studio. Anzi, in quel caso non vale proprio. Non è successo ieri sera con il primo perché il primo album dei Subsonica per me non ha segnalibri (o non è esso stesso un segnalibro, in base a come la si vuole vedere); è successo un po' per il secondo, un po' perché il contesto nel quale lo stavo ascoltando non era proprio l'ideale per farsi trasportare dai ricordi e un po' perché solo alcune canzoni fanno da segnalibro. E sta succedendo tantissimo per Amorematico, il "mio primo album dei Subsonica", quello che me li ha fatti amare e me li fa amare ancora oggi, diciassette anni dopo. Così lo ascolto dal mio impianto 2.1 (in attesa che arrivi l'alimentatore del 5.1, dimenticato a Catania) e sorrido.

Vero mi ha appena chiesto "come mai stasera ascolti i Subsonica e non la tua musica strana che non conosco?". Le ho risposto "perché la settimana scorsa al concerto mi sono divertito e mi è venuta voglia di ascoltarli.
Pura verità.

(post scritto ascoltando Amorematico dei Subsonica)
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  #7923  
Vecchio 17-07-2019, 02.27.55
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Predefinito l'han deciso i ricchioni, ma io non posso accettarlo

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[Antefatto: lei ha una borsa bianca, con scritto a caratteri cubitali "le freak c'est chic" e con in alto una piccola scritta che non riesco a leggere per quanto è piccola]

Sai, tutte le cose che odio di te sono rinchiuse in una parola: fighetta.

Eh? Vuoi dire che io sono fighetta?

Eh, ma non è un insulto...cioè, mi rendo conto che a te piace essere così, ma che vuoi farci? Voglio dire, hai tanti lati positivi, però per tante cose sei lo stereotipo della fighetta...

Ma perchè, tu non sei fighetto allora?

Mmm...io sono un fighetto scappato alla fighettitudine. Ok, avrò anche vestiti firmati, ma non vuol dire, io non compro una cosa solo perchè "va di moda", tant'è vero che ho magliette di anni e anni fa che indosso regolarmente...

Mah, io fighetta...ma tu guarda a che punto siamo...

[passano dieci minuti]

Cavoli, devo farti i complimenti, questa borsa è veramente bella!

Davvero lo pensi?

Sì, è bellissima, soprattutto la scritta!

Mi stai prendendo in giro, vero? Prima mi accusi di essere fighetta e ora ti piace questa borsa...La scritta, poi...

Ma sì! Voglio dire, da te non me lo sarei mai aspettato! "Le freak c'est chic"...fantastico, è una specie di inno anti-fighetto...E poi oggi la discomusic anni 70 è considerata totalmente anti-fighetta, mi fa davvero impressione che tu indossi una cosa simile...E poi dai, quanto può essere costata? 10 euro?

Ma che cxxxo dici? Non vedi la VERA scritta su questa borsa? [indica la microscritta in cima alla borsa] E' questo il vero simbolo, vedi, è di [nome e cognome di un improbabile stilista che evidentemente dev'essere diventato il must dell'estate fighetta], chissenefrega di tutto il resto! E poi, 10 euro? Meglio che non te lo dico quant'è costata...

[Il risultato? Se era un tentativo di ridicolizzarmi o di farmi sentire inadeguato, mi sono sentito più che mai orgoglioso di essere come sono]
Sono passati dieci anni da allora, eppure non so come sia diventata Carola, se sia rimasta ancora così fighetta o se sia guarita o se ancora, com'è facile immaginare, sia peggiorata.
Ma qui si parla di me.
Si parla di me e del mio rapporto con la moda, che in dieci anni è rimasto lo stesso.

Mettiamola così: per me il vestiario è come la musica (solo che vi presto molta meno attenzione). Se una cosa mi piace adesso, probabilmente mi piacerà anche tra cinque anni, e magari anche tra dieci. Pensando alla mia raccolta di dischi, in effetti, sono molti pochi quelli su cui ho cambiato idea e non mi piacciono più; ci sono, per carità, ma sono minoritari. Soprattutto, non ho mai iniziato ad ascoltare un disco perché andava di moda, e non ho mai smesso di ascoltare un disco perché non andava più di moda.
Per i vestiti è uguale: sono pochissimi i vestiti che ho e che consapevolmente non mi piacciono più. Del resto il mio stile è sempre quello (polo più pantaloni in ufficio, maglietta più jeans fuori dall'ufficio) e non vedo perché dovrebbe cambiare.

Per il resto del mondo, però, pare non essere così. Ci metto in mezzo Vero, che è meno fighetta di com'era Carola ma non per questo meno attenta alla moda. Ci sono delle scarpe, ad esempio, che qualche anno fa usava e adesso non usa più, perché "non le piacciono più", ovvero "non si usano più". Come se le due cose potessero essere collegate.
Non lo sono, non per me. Io mi vesto esattamente come mi vestivo dieci anni fa, forse un po' meglio per via del legittimo intervento di Vero e del lavoro in ufficio, ma i miei gusti sono sempre quelli. Come nella musica: sono pochissimi gli artisti che ho smesso di ascoltare. I gusti cambiano, d'accordo, ma i miei lo fanno lentamente, e di certo non si fanno influenzare da quello che c'è intorno.
Ecco perché quella borsa di Carola era bellissima.
Ed ecco perché non l'ha capito.

PS il titolo del post non è omofobo: si riferisce ad una canzone di Elio E Le Storie Tese sulla moda.
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  #7924  
Vecchio 19-07-2019, 01.33.07
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Predefinito a volte ritornano

E a volte il ritorno è solo un istante.
Ieri è morto Camilleri e lè mi ha mandato un messaggio dicendole che mi aveva pensato. Non la sentivo da anni, ma veramente tanti anni, eppure entrambi abbiamo conservato il numero di telefono (io li conservo tutti, da sempre) e così, puff, è spuntata fuori. Abbiamo scambiato un paio di messaggi che vertevano su "le cose che ci siamo regalati e che abbiamo ancora". Il libro che mi ha regalato undici anni e mezzo fa, però, non l'ho ancora messo in libreria, ma è questione di poco.
Poi tutto è finito, e ho pensato a mille cose.

Chissà se ha letto quello che ho scritto di lei in questi mesi, ad esempio, raccontando il "dieci anni dopo" della nostra amicizia (racconto, per la cronaca, non ancora terminato).
E chissà come sarebbe andata dentro di me se al posto di lei (o oltre a lei) si fosse affacciato qualcun altro, o qualcun'altra.

(post scritto ascoltando Ambient di Moby)
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  #7925  
Vecchio 19-07-2019, 11.06.11
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Predefinito parodia?

Citazione:
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E la chiamano estate
questa estate senza te
ma non sanno che vivo
ricordando sempre quelle precedenti.
Il rumore delle risate
non lo sento, non c'è più
perché non torni qui, vicino a me.
E le chiamano notti
queste notti senza chiacchierate e deliri
ma non sanno che esiste
chi di notte piange i ricordi.
Ma gli altri vivono, parlano, amano.
E la chiamano estate
questa estate senza tornei ed uscite serali.
E le chiamano notti
queste notti senza dirette notturne di sport assurdi
ma non sanno che esiste
chi di notte piange i vecchi tempi.
Ma gli altri vivono, parlano, amano.
E la chiamano estate
questa estate senza me e te, o una nuova canzone degli 883.
Le parodie fanno ridere, questa no. A rileggerla dopo dieci anni, è piena di dolore.
Eppure è quello che mi è passato per la testa in quei giorni in campagna senza Ale. Avevo già scritto del 49% e del 51%, e sapevo che lui fosse il 51, e che tutto il resto, sommato insieme, non riusciva ad eguagliare la sua importanza.
Alla fine ero entrato in quell'estate con tre "tristezze", eppure fu la sua ad essere la più determinante.

È triste però è bella, perché si capisce quanto bene gli volessi (e gliene voglio ancora).

Lunedì sera ho sentito Ale. L'ho sentito anche ieri sera, ma lunedì mi ha fatto intuire tutta la sua tristezza, e ho pensato che se fossi lì potrei aiutarlo molto di più di quanto non possa farlo da qui. Mi sono sentito in colpa, lo ammetto. Gliel'ho anche detto, ma ha minimizzato. Io, però, non posso fare a meno di pensarlo, per come sono fatto.
Eppure...eppure è così che deve andare. Forse (ma lo approfondirò più avanti, molto più avanti) se le cose non fossero andate in quel modo allora io non sarei qui oggi, non così, e sono contentissimo per dove e come sono adesso.
Per cui, io farò la mia parte per stargli vicino, com'è giusto che sia. Senza pensare a dieci anni fa.
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  #7926  
Vecchio 19-07-2019, 16.53.20
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Predefinito reunion

Ieri sera c'è stato un evento, a suo modo: la zia Pina ha compiuto ottant'anni e i suoi quattro fratelli, suo marito e le quattro cognate si sono trovate in quella che in teoria sarebbe la casa di villeggiatura estiva della zia Enza e dello zio Saro e in cui però adesso abita anche Ale, non è dato sapere fino a quando. C'era anche lui.
Io non c'ero, ovviamente, ma se fossi stato a Catania ci sarei andato, non solo per stare con Ale (prioritario come sempre, ma non mancano le occasioni) ma anche e soprattutto per stare con il resto della famiglia allargata, quella che si ritrovava più volte d'estate per pranzi o cene comunitarie, ogni volta a casa di uno degli zii.
Io non c'ero ma mi sono fatto vivo con una videochiamata, salutandoli uno per uno e commuovendomi non poco, mentre di fronte a me Vero era sconvolta per le urla, la confusione e il dialetto stretto.
Capita a fagiolo in mezzo a questi giorni di "celebrazione" di un decennale dolorosissimo, tra il post che ho quotato prima e quello che quoterò più tardi, e soprattutto si ripeterà, in veste diversa, al matrimonio di un cugino a fine agosto. Lì ci sarò, e rivedrò tutti, e chissà se sanno il peso che i ricordi che li riguardano hanno per me.
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  #7927  
Vecchio 19-07-2019, 20.44.08
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Predefinito esistono antidolorifici e antidolorifici

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E' da quattro giorni che mi imbottisco di antidolorifici.
Nell'ordine:

giovedì sera, chiacchierata a 360° con la cognata di Ale (nonchè mia cugina acquisita) all'aperto;
venerdì mattina, sveglia alle 5.45 e giro in bicicletta all'alba. Nella fattispecie, doppia scalata a Nicolosi (prima da Piano Tremestieri-Pedara, poi da Camporotondo-Belpasso). Avevo fatto lo stesso giro solo una volta, nell'estate 2007, ma stavolta mi sono migliorato almeno di una ventina di minuti;
venerdì pomeriggio, a casa di Martino tornato in Italia dopo tre lunghissimi mesi. Chiacchierata a 359°, e poi mi ha suonato (con la musica sotto) le linee di basso di Gargaroz e di Supermassiccio, entrambe dall'ultimo album di Elio E Le Storie Tese;
venerdì sera, chiacchierata a 360° con fratello di Ale e consorte (con cui avevo già parlato la sera prima). Chiacchierata importantissima per tutto;
sabato mattina, sveglia alle 5.45 e giro in bicicletta all'alba. Nella fattispecie, salita a Fornazzo, che avevo già fatto una decina di volte, di cui l'ultima ad ottobre. Non ho stabilito il mio record personale, ma non avevo mai fatto una salita massacrante come quella di Fornazzo (in assoluto la più stancante mai fatta) all'indomani di una salita non propriamente leggera come la doppia di Nicolosi. Di solito prima di Fornazzo sto fermo un paio di giorni, stavolta invece avevo le gambe appesantite, ma ce l'ho fatta comunque;
sabato poco prima di pranzo, partita tra me ed Ale a wii (senza "peout"), vittoria sua per 2-0 e titolo che, ahimè, ora è suo;
sabato pomeriggio, risate con Ale e famiglia durante il primo accoppiamento dei cani che - oddio che ridere - sono rimasti incastrati e non riuscivano a staccarsi! Ci siamo veramente rotolati a terra;
sabato nel tardo pomeriggio, giro in bici col fratello di Ale. Giro piuttosto tranquillo, tanto lui è la persona più fuori forma del mondo;
sabato sera, gelato a mare coi miei amici.

Insomma, questi sono stati tutti i miei antidolorifici. Nel momento in cui non ne facevo uso, stavo male. Stavo male per i motivi noti e stranoti del 49% e 51%. Così...così ho deciso che era meglio tornare.

Ho potuto contare sull'appoggio di tutti: mio padre che tanto tra esami, riunioni e ricerca è sempre all'Università; mia madre, che ha il pensiero (giustamente) di mia nonna che è sola e quindi cerca di venire quando può; mio fratello che tanto lavora tutto il giorno; mia sorella, che non vuole fare altro che andare a mare o in discoteca.
Risultato? Siamo tornati a casa. Oggi, dopo quattro giorni. Ok, torneremo in campagna, ma solo ad Agosto, e io spero di essere decisamente impegnato in quel periodo.

E' solo per un'estate. Un'estate di transizione, come quest'anno sembra essere un anno di transizione. Da cosa, si sa. Verso cosa, non è dato saperlo.
Intanto rieccomi qua, senza il cinguettare degli uccelli, senza il vento che spettina i capelli che non ho, senza le voci di parenti vari.
Mi mancheranno tutte queste cose, ma ce n'era una che mi mancava stando là, ed era troppo grande. Non che ora non manchi lo stesso, ma là si sentiva troppo. Troppo dolore.
Egoista? Probabilmente.
Ma troppo dolore lo stesso. No, questa è l'estate in città. La prossima, si vedrà.
Uscii a pezzi dall'estate 2007, e a ricomporli mi aiutò una canzone, "Vita storie e pensieri di un alieno" di Raf, che magari non mi ha salvato la vita ma di certo mi ha aiutato a riprenderla in mano.
Per l'estate 2009, però, una canzone non bastava. Non è bastato niente, neppure gli incontri con cugini vari o le biciclettate mattutine (notare come definissi "massacrante" la salita San Giovanni La Punta - Fornazzo, quando adesso quella salita - partendo da Catania, quindi con altri 40 minuti di salita sulle gambe - è solo la partenza della scalata al Citelli, fatta più volte). Non è bastato niente, e l'unica cosa è stata scappare da lì, dandomi appuntamento all'anno successivo.
L'anno successivo, però, sono stato poco, per via della salute in peggioramento di mia nonna, del mio lungo viaggio a Padova per cercare casa, però ricordo che i giorni che ho passato lì avevo comunque Ale vicino, Ale che era tornato ad abitare lì con sua moglie (incinta!), Ale con cui avevo passato l'anno calcisticamente più entusiasmante di sempre, nonostante "la muta distanza che scorre tra noi" (cit.).

E poi non ci siamo più andati, contribuendo in maniera rilevante all'"abbandono" di quel posto, che è il mio paradiso terrestre da sempre.
Se ci penso mi intristisco tantissimo.
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  #7928  
Vecchio 20-07-2019, 02.03.51
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Predefinito luna

L'ho ascoltata per curiosità, e lo ammetto: quella di Jovanotti è una cover senza infamia e senza lode. Il punto è questo: quella canzone è così straordinariamente bella che chiunque la canti, a meno che non la rovini o snaturi, lascerà comunque trasparire la meravigliosità (esiste questa parola?) di "Luna".
E mi viene in mente che questa canzone me l'ha fatta scoprire Ale nell'estate 2008, l'ultima "vera" estate, dalle casse del suo computer mentre ci collegavamo abusivamente alla connessione aperta dei nostri vicini di casa in campagna.

È un bel ricordo, ma soprattutto è una splendida canzone. Domani gliela mando.

(post scritto ascoltando Pianissimo Fortissimo dei Perturbazione)
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  #7929  
Vecchio 21-07-2019, 02.05.15
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Predefinito la canzone di oggi, a costo di rischiare di sembrare banale

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  #7930  
Vecchio 22-07-2019, 02.05.20
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Predefinito però la più bella resterà per sempre questa

Raf - Il Primo Uomo <--- e non è neanche la canzone migliore di quell'album, immaginate il resto allora


Senza gravità
Il corpo trova l'istinto della libertà
E il silenzio dà
Allo spazio una dimensione liquida
Io sasso di fionda sospeso nell'oscurità
Mi perdo al suono leggero dell'immensità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye

Ora intorno a me
C'è una pace che il mondo mai avrà
Il cielo è una cattedrale che muri non ha
Dove arriva l'eco lontano dell'umanità

Sarò il primo uomo che vola
Che va dalla terra alla luna in una notte scura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo

Oltre il tempo oltre la realtà
Questo viaggio chissà dove porterà

Sarò un bambino che nasce
Un albero nuovo che cresce che non ha paure
Sarò solamente una cometa
Nella notte lontana di un pianeta il primo uomo

Sarò il primo che vola
Che cammina sfiorando la luna non ho più paura
Sarò solamente una scintilla
Nella notte infinita di una stella il primo uomo
Old day good bye
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  #7931  
Vecchio 22-07-2019, 21.08.02
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Predefinito questo è il mio di odio, un fatto personale

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Cara carta azzurra, io non t'ho mai usata come un diario. No, ti ho sempre usata come un raccoglitore. Di emozioni, di foto, di canzoni, di video, ma sempre raccoglitore. Mai come diario.
Stasera ti uso come diario. Scriverò a ruota libera, e ho paura che tutto sarà fin troppo intimo per essere scritto qua. Vabbè, facciamo che chi legge capisce che sono pensieri intimi e non me ne parla proprio perchè sono intimi.

Questa non è un'estate. Faccio finta che l'estate non esista, vado pochissimo al mare, ovviamente lo faccio apposta per illudermi che non è estate, così l'estate passa e in autunno sarò pronto a ricominciare.
Ma il punto non è l'estate.

Il punto è che ci sono due punti di domanda.

Il primo, cara carta azzurra, è C.. Come al solito, no? No, stavolta la cosa è buffa, e potrebbe funzionare.
Mi spiego.
Ti ricordi di tutto quello che ha fatto durante l'ultimo anno, no? Ho scritto tutto qui quindi lo sai. Andavamo d'amore e d'accordo quando è subentrata un'altra persona nella mia vita, e lei si è lentamente, ed inesorabilmente, allontanata. E' sparita. Facendomi stare male, ma io mi dicevo sempre "meglio così, meglio così".
Già, sarebbe stato meglio così. Poi, quando con quell'altra persona le cose sono andate male...e per me è stato persino inevitabile cercare un punto di incontro con C., e inizialmente la cosa sembrava pure andar bene, c'eravamo fatti così male che andavamo con i guanti.
Sarebbe dovuta andare così.

Ma poi tutto è tornato apparentemente come prima. E' tornato come prima nel senso che lei ha ricominciato a fare promesse e a non mantenerle, e a trattarmi male se io ci restavo male. Tutto come prima.
Con una piccola distinzione, cara carta azzurra.

Io la odio.

La odio, non ho il coraggio di scriverlo altrove, solo su di te, ma io la odio. Io non avevo mai odiato nessuno finora. Neanche le mie ex che mi hanno fatto soffrire, neanche gli amici/che che mi hanno abbandonato. No, odio sarebbe stata una parola troppo grossa per tutte quelle robe là.
Ma non stavolta. Stavolta è odio allo stato puro.

Non so dirti perchè. Non so dirti cosa ci sia di diverso rispetto alle altre volte. Posso fare ipotesi. Forse perchè, dopo tutto quello che è successo in quest'anno, lei è tornata esattamente come prima. Con la differenza che c'è stato tanto dolore e tanta sofferenza, e io non resisto più.
Io la odio.

La odio ma non faccio niente per far cambiare le cose. Perchè in realtà c'è sempre quella storia dei sensi di colpa. Nonostante tutto l'odio, non voglio passare per quello che ha deciso di farla finita. O almeno, senza un motivo.

Così ho deciso di approfittarne. Io so com'è fatta. Le dico "ci sentiamo", e devo essere sempre io a farmi sentire. Questa cosa ha sempre giocato a mio svantaggio, quando ci tenevo a lei. Ma ora...ora è tutto diverso.

Qualche settimana fa le ho detto "ehi, allora fatti sentire tu così ti do una mano per studiare", visto che lei avrebbe dovuto dare una materia che io avevo già dato e l'avrei potuta aiutare. E' sparita. Tre, quattro giorni...poi l'ho chiamata, m'ha detto "ah, dovevo chiamarti io? Me l'ero dimenticato". Ecco, ad una persona così cosa le si dovrebbe fare? Mandarla a quel paese, no?
No, non io. Non avevo ancora capito che la odiavo (sembra quasi una canzone di Meneguzzi, sigh). Così le ho detto "dai, vuoi una mano per studiare?". Lei ha accettato, m'ha detto che mi vuole bene, etc., e allora cosa vuoi fare, non ti sciogli davanti a queste parole piene d'affetto?
Già...ecco.
Abbiamo studiato insieme, ho sacrificato le mie giornate altrimenti vuote, l'ho aiutata a ripetere, le ho spiegato tutto, mi sono sentito dire, alla fine, che "se non ci fossi stato tu non ce l'avrei mai fatta".
Bene.
Dopo l'esame, mentre tornavamo a casa, ri-tonnellate di promesse. "Eh, ora che abbiamo finito di studiare andiamo al mare, etc.etc., insomma, miliardi di programmi". Bene, benissimo!
Quando l'ho lasciata sotto casa (chi ha più la forza di entrarci, in quella casa?) le ho detto "ascoltami bene, mi chiami tu quando vuoi, ok? Mi chiami tu, tanto se dovessi dirmi che devo chiamare io chiamerei anche tra dieci minuti visto che non ho niente da fare, quindi chiama pure tu quando vuoi".

E' passata una settimana esatta.
Ora mi pongo delle domande, cara carta azzurra, e mi do anche delle risposte.

Perchè non chiama? Di sicuro non perchè "se lo dimentica". Voglio dire, non ti puoi dimenticare dell'esistenza di una persona. Io ogni giorno penso a tutte le persone che conosco e che ho conosciuto nella mia vita, anche solo per un istante, per qualche caso. Sempre. Lei che non pensa a me? Impossibile.
E allora non chiama perchè è orgogliosa, ma stavolta ha sbagliato.

Ha sbagliato perchè io non chiamo. Non chiamo perchè la odio. Aspetto che chiami. Sperando che non chiami. Ogni giorno che passa e lei non chiama io godo. Godo perchè il mio odio cresce fino a vette irraggiungibili, sempre di più, finchè inevitabilmente chiamerà.
E là sarò così pieno d'odio che, seppur con gentilezza e garbo, dirò che "non sono disponibile ad essere amico di una persona che non si fa sentire per"...per quanto? Finora è passata una settimana, vedremo.

Se finora ho sempre ceduto non è solo perchè prima non la odiavo. E' anche perchè ho un'opinione così bassa del mio aspetto "sociale" che praticamente, diciamolo, mi accollo qualsiasi situazione (o quasi), purchè mi garantisca compagnia fisica e/o mentale.
Ma non è così. Non dev'essere così.
Devo volermi più bene. Devo fare il peeling ai pensieri, diceva G., eliminare le cellule morte. Due anni dopo ha ancora ragione, maledizione.
E quindi non devo preoccuparmi di una vita senza lei. Anzi, in questo momento mi preoccuperebbe molto di più una vita con lei nella mia vita. Sarebbe intollerabile, sarebbe una contraddizione inestricabile, perchè io, cara carta azzurra, la odio, la odio davvero.

Che bello odiare, sai?

Ecco, sono così carico d'odio che preferisco non parlare dell'alto punto di domanda, del de-briefing e di tutte quelle cazzate che alla fine sono cazzate di fronte a quest'odio.
Che bello anche il solo suono.
Odio.

Uau! Ok. Mi sono sfogato. Posso andare a dormire.
Buonanotte carta azzurra.
Mi ricordavo benissimo di aver scritto questo post sotto la forma insolita del "diario"; quello che non mi ricordavo, però, era la data o comunque il periodo.
Ero convinto l'avessi scritto più avanti, più vicino alla data della rottura definitiva con Carola, perché il fatto di essere riuscito a dare un unico nome al coacervo di sentimenti che provavo - odio, in definitiva - in teoria avrebbe dovuto farmi rompere con lei. Eppure mancava ancora una cosa, com'è evidente dalle mie parole: non ero ancora disposto ad essere io quello che avrebbe troncato tutto, e quindi ad essere ricordato come quello che l'avrebbe fatto.
Mi ci è voluto un po' per convincermi, e quindi per farlo.

Comunque, non mi vergogno di aver usato la parola odio. L'ho usata perché è esattamente quello che sentivo. E adesso, dieci anni dopo, mi trovo a provare odio per un'altra persona, nonostante non abbia fatto del male direttamente a me. Non l'ha fatto a me ma ne ha fatto molto di più ad una persona a me carissima, delle altre persone a me comunque molto care, e al mio luogo del cuore (altro che FAI).
Eppure, potrebbe smetterla di farsi odiare. Non sarebbe così difficile: dovrebbe solo dire ad Ale "d'accordo, anche se il giudice ha assegnato a me la casa, visto che non ci abito perché sono tornata dai miei puoi tornarci tu, anziché lasciarla vuota". Se lo facesse, istantaneamente passerei dall'odio alla pura indifferenza. E poi andrei a bere un bicchiere di limoncello con Ale sul dondolo, come ai vecchi tempi.

Adesso, invece, la odio e basta.
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Vecchio 23-07-2019, 01.46.04
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Predefinito segnalibri perturbati

E insomma, un po' i segnalibri bisogna contribuire a crearli. Ecco perché ogni volta che vado in montagna con Vero, sempre a Fiera di Primiero, ascolto i Perturbazione. La prima volta è successa per caso, la seconda forse è stata una coincidenza, e dalla volta dopo sono stato io a scegliere sempre loro come colonna sonora per i viaggi da e verso la casa che la sua famiglia prende in affitto d'estate.

Sono un grandissimo gruppo e avrebbero meritato (e meriterebbero ancora) più successo di quello che hanno. Ma l'importante è che continuino ancora.
E comunque la musica è tutta per me. E tutto, per me.

(post scritto ascoltando Everything Is Wrong di Moby)
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Vecchio 23-07-2019, 16.10.16
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Predefinito piazza europa, sempre

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Finito il terzo anno di liceo, l'estate 2002 apriva le sue porte. Per la prima volta, coi miei compagni di classe decidemmo di andare a mare praticamente ogni giorno. Appuntamento al solarium di piazza Europa, che è una cosa impressionante: sei in piena città, scendi delle scale e arrivi su una piattaforma di legno piena di gente in costume, con le scalette per andare a fare il bagno (in una delle zone di mare più belle della città, tralaltro). E insomma, passammo tutta l'estate là. C'ero io, c'erano tanti compagni di classe, tra cui C. (col ragazzo col quale s'era appena messa e con il quale sta tuttora), e c'erano anche dei ragazzi di altre classi della mia scuola, che avevano conosciuto alcuni miei compagni di classe al torneo di calcio della scuola. Passammo l'estate tutti insieme, solo che io preferivo stare con i miei compagni di classe, e tornavo a casa con C., mentre i ragazzi delle altre classi, insieme ai miei compagni di classe con cui erano amici, andavano in giro, uscivano la sera insieme, ma a me non fregava molto (poi quella fu anche l'estate in cui "iniziò" con G., quindi figuriamoci).
Finita l'estate, praticamente smisi di vedere un sacco di gente, che mi limitavo a salutare incontrandola per i corridoi della scuola. Durante il delirante quarto anno in classe diventai molto amico di quei compagni che erano amici dei ragazzi delle altre classi...oddio, è scritto malissimo ma magari si capisce. Diventai molto amico loro, e così fu inevitabile che nell'estate 2003 io andassi a mare con loro, sempre a piazza Europa. Stavolta gli altri compagni di classe (C. ed altri) non venivano più, eravamo io, questi compagni-neo-amici e i ragazzi delle altre classi. Ogni giorno, cascasse il mondo, si andava a mare a piazza Europa, tutta la mattina (tranne il sabato e la domenica per evitare la confusione). E poi dopo il mare si prendeva il gelato, o ci si organizzava per uscire la sera...un'estate fantastica, piena di uscite, di discoteche (con loro o con Ale), e un'estate che rimase la più bella della mia vita finchè la stupenda estate 2006 non prese il sopravvento...e lì non si è ancora riusciti a superarla (neanche l'ottima estate 2008 ce l'ha fatta).

Comunque, l'estate 2003 fu un'estate all'insegna di piazza Europa: tutti al solarium, a fare colazione con la granita, poi bagno, docce, partita a carte, spesso attracco con ragazze, organizzazioni per la sera, insomma...bellissimo.

Dopo l'estate 2003 continuai a vedere quei ragazzi, che sono, ormai, gli SQUOT, cioè gli amici con cui esco assiduamente da allora (cavoli, sei anni quest'anno!). Ma, vai a capire perchè, non andammo più in piazza Europa.
C'andai per i fatti miei, non più di una volta per ogni estate: 2004 con G., 2005 con Martino, dopo la mia bocciatura "galeotta" (per il mio futuro), 2006 con un'altra persona, insomma, ogni tanto ci si andava. Ma mai insieme.

Ieri eravamo alla laurea di una di noi, e qualcuno l'ha buttata là: "domani alle 10 in piazza Europa?".
Delirio.
Non eravamo tantissimi, oggi. Mancava un po' di gente per motivi contingenti, e un po' di gente per motivi "definitivi", da anni. E c'era anche un po' di gente nuova. Ma almeno in sei eravamo "storici". E siamo stati là, a fare il bagno (ho fatto una nuotata così lunga come distanza che mi sembrava quasi fondo), a prendere il sole, a chiacchierare, come facciamo sempre, solo che stavolta eravamo là, di nuovo sul luogo del delitto, dopo sei anni.

Era la prima volta che c'andavo in bicicletta (ovviamente, visto che uso la bicicletta come quasi unico mezzo di locomozione solo da due anni), e ho ascoltato musica "ad hoc" mentre andavo, e mentre tornavo.
Mentre andavo, "Discoteca", quella canzone oscena che faceva "lunedì sera alla discoteca", etc. Non la ascoltavo da allora, ma che delirio...
E al ritorno il mitico quartetto di canzoni auto-nostalgiche...era l'estate 2003, comprai una compilation, e dentro c'era una successione di quattro canzoni che mi diedero una sensazione stranissima: già al primo ascolto mi dissi "cavoli, mi ricordano i tempi che furono"...ma non poteva essere, perchè erano appena uscite e io non le avevo mai sentite. Fu ed è un mistero, questo delle canzoni auto-nostalgiche, che, nella fattispecie (magari su youtube ci sono), sono: De/vision - Drifting Sideways; Naommon - I'm Not Ashamed; Soulkeeper - Deeper; Jay-Jay Johanson - On The Radio.

E poi doccia, pranzo e coma post-mare.
È incredibile come un luogo possa rimanere mentalmente "fossilizzato" in un tempo, più o meno come un segnalibro, con così poco. Pensandoci, sono andato al mare in piazza Europa ogni giorno di luglio 2002, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13 circa, e con la stessa cadenza anche a luglio 2003, con le stesse persone dell'anno prima che però ormai erano diventate "gli amici" (per la vita, ma non lo sapevo ancora). Eppure, ogni volta che negli anni dopo, sempre senza di loro (con l'eccezione della mattinata raccontata nel post) ci sono tornato, con la mente sono tornato a quelle due estati lì; anzi, a quelle mattinate infrasettimanali di quei due mesi di luglio lì. Di tempo ne è passato, ecco, ma non riesco a non pensarci. Anche se poi al mare ci sono andato sempre pochissimo, e con gli stessi SQUOT abbiamo colonizzato altri lidi, tutte le volte che ci siamo andati (il lido del Carabiniere alla plaja, ad esempio). Ma tornare in piazza Europa mi fa sempre venire in mente quei momenti lì, a modo loro "fondanti" per la mia futura esistenza.
Dall'estate scorsa, però, a Piazza Europa il solarium non viene più montato. Poco male, in fondo, visto che quando vado giù con Vero lei preferisce la vicina - e forse più pittoresca - spiaggia nera di San Giovanni Li Cuti, però vuoi mettere avere una piattaforma di legno in pieno centro, anziché una spiaggia nera a poche centinaia di metri dal pieno centro?

E poi, il grandissimo mistero delle canzoni auto-nostalgiche, ovvero quelle quattro canzoni che, pur essendo uscite nel 2003, già allora mi facevano venire nostalgia di qualcosa (un po' come certe canzoni dei Manic Street Preachers o di Cat Power, che però erano uscite parecchi anni prima, pur avendole ascoltate per la prima volta in ritardo) che però non poteva essere lontano, visto che erano appena uscite. Ho ancora quella compilation, "Il programmino di Gigi D'Agostino", e mentre gli altri pezzi sono più o meno trascurabili, quelli sono meravigliosi e si portano dietro un mistero da una vita intera.
E se lo porteranno per sempre.
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Predefinito infinita letizia della mente candida

Vuoi dimenticare.
Non importa perché tu voglia dimenticare, ma vuoi dimenticare. Puoi voler dimenticare perché i ricordi sono brutti, puoi volerlo fare perché sono belli ma non sono compatibili con il presente, ma in ogni caso vuoi dimenticare.
Ci sono delle cose, materiali o meno, che sono collegate a quei ricordi.
Cosa fai? Elimini le cose sperando che i ricordi vadano via con esse o le tieni perché hai il dubbio che eliminarle ti faccia pensare sempre ad esse e quindi ai ricordi?
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Vecchio 26-07-2019, 01.03.22
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Nella mia vita (soprattutto alle medie e ai primi anni del liceo) ho giocato a tantissimi videogiochi. Veramente tanti. Ma non tutti mi hanno cambiato la vita.
Uhm, come fa un videogioco a cambiare la vita? Bella domanda. La mia personale risposta è che un videogioco cambia la vita quando esce dal computer e vieni a trovarti nella vita reale o nei tuoi pensieri. Non so, io la penso così. E quindi ho fatto una lista dei videogiochi che mi hanno cambiato la vita.
Sono sei. Provo a stilare una lista, in una specie di ordine cronologico.
Sono passati dieci anni da quando ho scritto questo post, e la penso esattamente come allora. Nel frattempo ho giocato ad alcuni giochi nuovi, alcuni dei quali splendidi (penso a The Cave e a Broken Age), ma nessuno di questi è riuscito ad entrare in questa lista. Che comunque non cambio di una virgola. In questi dieci anni, comunque, li ho rigiocati tutti almeno una volta.
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Monkey Island. Videogioco in cinque (finora) parti, uscite rispettivamente nel 1990, 1991, 1997, 2000 e l'ultima nel 2009. Videogioco "lento", in cui si impersona un ragazzino aspirante pirata che affronta mille peripezie, trova l'amore, trova l'eterno nemico, solca i sette mari e fa crepare dal ridere per la sua imbranataggine, tutto questo parlando con persone, raccogliendo oggetti e risolvendo enigmi. Monkey Island (che oggi è considerato uno dei videogiochi che hanno fatto la storia) m'ha cambiato la vita perchè la prima parte del primo gioco è ambientata in un'isola che non esito a definire la mia isola che non c'è, un luogo mitico, che spesso sogno e in cui spesso sogno di vivere, anche se poi, ahimè, non esiste.
Ho rigiocato a tutti e cinque i Monkey Island un paio di volte, e li trovo sempre globalmente splendidi. Vorrei rigiocarci, non escludo di farlo prossimamente.
E poi Monkey Island, o meglio, la Special Edition del primo, forse è la sliding door che mi ha fatto conoscere Veronica, e anche per questo va idolatrato.
L'altroieri sera sono venuti i nostri amici a vedere la casa e uno del gruppo nerd ha riso un sacco quando ha visto come è "esposta" al pubblica la scatola di Monkey Island 5, quello giocato con Andrea proprio in queste settimane di dieci anni fa.
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Lemmings. Videogioco uscito in circa una decina di incarnazione, in cui bisogna impedire che degli stupidi roditori anneghino o si suicidino, dandogli delle abilità che gli permettono di arrivare all'uscita del livello. Il primo episodio è del 1990, e uno dei migliori, quello 3D (il cui personaggio in copertina mi fa da avatar da anni), è del 1995. Lemmings m'ha cambiato la vita perchè...beh, perchè intanto è il mio avatar (non solo su questo forum), e poi perchè ha delle musichette stupidissime che sono in assoluto la cosa che in vita mia ho suonato di più al pianoforte dopo la musica classica. E poi per tante condivisioni, negli anni. Anche questo videogioco è considerato dal mondo un classico.
Anche questo, un classico sempreverde. Da allora ho giocato alla versione per PS3 (che non avrei mai sognato di poter possedere) e ogni tanto a Lemmings 2, ma niente di più. Però nel frattempo Vero mi ha disegnato due magliette a tema Lemmings e Bea mi ha regalato i magneti che campeggiano sul nostro frigo, come a ricordarmi che quel gioco farà sempre parte di me.
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LBA 2, ovvero Little Big Adventure 2. Piccolo gioco francese, rimasto praticamente sconosciuto, in cui si impersona un mago che deve salvare il suo pianeta. Unisce elementi riflessivi alla Monkey Island ad elementi più dinamici come combattimenti, salti e viaggi intergalattici, ma resta sempre improntato sul ragionamento. M'ha cambiato la vita perchè ha creato dei luoghi "mitici" che non esistono ma sono bellissimi (un po' come Monkey Island), e poi perchè in assoluto è il videogioco più citato quando parlo con mio fratello.
Ad LBA2 c'ho rigiocato solo una volta da allora, ma nella mia testa continuo a ritenerlo perfetto o quasi. Mi piacerebbe farlo vedere a Vero, che però troverebbe troppo frenetiche le sequenze di combattimento, e così penso che ci giocherò da solo. Nel frattempo ho giocato ad LBA1 per la prima volta, e non è un granché. Non è un capolavoro come il secondo, almeno.
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Wipeout. Videogioco di corse futuristiche in cui si guidano automobili senza ruote che fluttuano sul terreno sparandosi armi per rallentarsi e distruggersi a vicenda. Il primo è del 1995 e la serie non accenna a fermarsi. Ha fatto (e fa) la storia della mia vita per due motivi: innanzitutto perchè è stato il primo videogioco della mia vita (e credo della storia) ad avere come colonna sonora brani di artisti celebri, nella fattispecie di musica elettronica mooolto pesante, partendo da Prodigy ed Underworld, passando per Chemical Brothers e Aphex Twin, per arrivare a robe veramente pesanti. E io ho sempre adorato questa musica (negli ultimi anni un po' di meno), e Wipeout è stato il primo videogioco della mia vita di cui ho ascoltato la musica anche al di fuori del videogioco, mettendo il cd nello stereo. E poi, beh, non c'è neanche bisogno di dirlo: io, Ale, i tornei, le polemiche tra noi due, gli insulti, le rivincite, i misteri, gli imbrogli, le beffe, le risate, gli abbracci.
Al momento in cui ho scritto questo post Wipeout sembrava relegato al passato, visto che la PS2 di Ale si era rotta e Martino aveva rivoluto indietro la sua. E poi, soprattutto, Ale era sparito o quasi, e quindi era impossibile pensare di giocarci ancora.
Ma la vita sorprende, e le sorprese sono arrivate sotto forma di PS3 ricevuta in regalo pochi minuti prima di una delle serate più importanti delle nostre vite, sicuramente la più importante calcisticamente parlando, e sotto forma di Wipeout HD da giocare ogni volta che torno a Catania, portando avanti un torneo iniziato ventun anni fa e che potrebbe non finire mai. O almeno, questa è la mia speranza.
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Half Life. Uno dei giochi più famosi del mondo, in cui si impersona Gordon Freeman, uno fisico teorico che in seguito ad un errore in un esperimento fa scatenare un'invasione aliena sul nostro pianeta. Il bello di questo gioco (stavolta super frenetico, sparando a destra e sinistra), nonchè il motivo per cui è uscito dallo schermo del pc per entrare a pieno titolo nella mia vita, non è solo il poster di Gordon che ho messo di fronte al letto come metodo per cacciare gli incubi (funziona malino, devo dire). No, il vero motivo è che il gioco è raccontato come se fosse un film, e come un film ha creato diverse teorie che si dibattono sui forum (e, in privato, tra me e Martino) come si fa con Lost. E ancora la soluzione a tutto deve arrivare. Uscito nel 1998 con seguiti nel 2005, 2006, 2007, e manca ancora l'episodio finale (forse finale, forse no, ma comunque ne manca almeno uno).
Finale il cazzo (scusate la volgarità).
Hanno fatto finire l'episodio giocato con Martino con un cliffhanger pazzesco...e basta. Sparito nel nulla. Nel frattempo è uscito lo spin-off Portal (bellissimo) con tanto di seguito (capolavoro), ma il gioco ufficiale è rimasto fermo lì, in attesa di un seguito necessario ma che probabilmente non arriverà mai.
Credo di averli rigiocati tutti una volta da allora, e poi è uscito Portal 2 e quello l'ho giocato diverse volte (me ne vengono in mente tre, ma non è escluso che ce ne siano state altre). Sempre capolavori, ma con l'amaro in bocca per il finale mancato.
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Psychonauts. La mia scoperta più recente. Si impersona Razputin, un bambino che ha la capacità di entrare nella mente dei malati di mente (sono ridondante, sì) e di curare i loro demoni sconfiggendoli direttamente dall'interno. In pratica ogni persona ha un mondo interiore, con le sue leggi fisiche, di cui il comportamento esterno è solo il riflesso. L'attrice di teatro psicopatica ha un teatro in rovina nella mente, il pittore spagnolo che distrugge i propri dipinti ha una specie di festa di Pamplona in chiave dark nella mente, etc.etc. M'ha cambiato la vita perchè m'ha insegnato a relazionarmi con i sogni, con l'inconscio e soprattutto perchè mi ha fatto nascere un grandissimo sogno: che qualche programmatore di videogiochi, prima o poi, crei un mondo basato su quello che sembra esserci dentro la mia testa.
[…]
Di questo ne ho scritto parecchio recentemente, visto che l'ho completato per la settima volta. E lo adoro come sempre.
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Predefinito 7410491

Fino alla fine degli anni '90 uno dei suoni tipici dell'estate era la suoneria del telefono di casa in campagna di Ale e famiglia, il cui telefono era appunto collegato ad un campanello simile alla campana della scuola. Aveva il classico telefono della Sip, nero. Non era il solo ad avere un telefono lì: anche lo zio Antonio e la zia Costantina (e i loro gemelli) lo avevano, ma non fanno testo perché loro abitavano lì tutto l'anno, quindi aveva senso.
Sempre nello stesso periodo, quindi sul finire degli anni '90, lo prendemmo anche noi. Il problema è che la nostra casa era (ed è) in fondo alla "stradella", come abbiamo sempre chiamato la strada lunga cinquanta metri e larga un paio che collega tutte le nostre villette, e così ricordo che i muratori dovettero fare uno scasso per tutta la lunghezza della stradella, mettendo dei pozzetti ogni decina di metri e lasciando dei segni che si vedono benissimo ancora oggi. Usai parecchio il telefono fisso di campagna, così come nelle stagioni diverse dall'estate usavo quello fisso della casa a Catania. Lì in campagna avevo un telefono Sip uguale a quello di Ale ma grigio; e Ale, comunque, il suo l'aveva tolto, andando nella direzione di eliminazione della rete fissa. Cosa che, dopo parecchi anni, facemmo anche noi; l'avremmo anche tenuto, tanto i costi erano bassissimi, ma abbiamo smesso di passare le estati lì nel 2010, e quindi a cosa servirebbe?
Appunto.

Stasera sono uscito dall'ufficio e mentre percorrevo la mezz'oretta (in bici) di strada che mi porta a casa ho telefonato ai miei. Ho messo gli auricolari, ho preso il telefono, ho schiacciato "home" e l'ho messo in tasca. Uno squillo, due squilli, al terzo qualcuno ha risposto.
"Pronto?"
Non ho riconosciuto la voce. Era una voce maschile ma non era certamente quella di mio papà; né quella di mio fratello, che abita altrove da quasi sei anni e che comunque non risponde mai a casa dei miei, e in ogni caso non era lui.
Sono rimasto in silenzio.
"Pronto?" ha ripetuto la voce. L'accento era catanese, e per un attimo ho pensato che potesse essere il mio amico Kallel. Chissà, ho pensato, magari ho sbagliato a schiacciare e ho chiamato lui. Però è strano, perché non è in cima alle chiamate recenti, visto che l'ho sentito un paio di settimane fa l'ultima volta.
Poi la persona all'altro capo del telefono ha messo giù. Ho tirato fuori il telefono dalla tasca per richiamare i miei ma soprattutto per capire che numero avessi fatto, e lì ho capito tutto e mi è venuta un po' di malinconia. Avevo premuto "home", ma per sbaglio anziché scegliere il primo numero, quello della casa a Catania, ho scelto il secondo, che è ancora memorizzato nonostante la linea telefonica di campagna sia stata dismessa parecchi anni fa. E, appunto, il numero è passato ad un'altra persona.

Avrei voluto richiamare quel numero e dire che alla casa che prima aveva quel numero di telefono sono legati alcuni dei ricordi più belli della mia vita, ma il tizio mi avrebbe preso per pazzo. E poi, chissà chi era, e chissà se il numero è stato riassegnato in zona o no. Ma tanto era inutile.
Quel numero non c'è più.

(post scritto ascoltando Animal Rights Ambient di Moby)
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Predefinito condivid(e)ogiochi

Avevo spento il computer pensando di continuare a leggere la (finora) splendida autobiografia di Moby in lingua originale, quando ho pensato ad una cosa relativa al post sui videogiochi che mi hanno cambiato la vita che ho quotato, aggiornandolo, poco fa.
Ho pensato che quasi tutti quei giochi hanno a che fare con la condivisione con qualcuno, come del resto gran parte delle cose importanti della mia vita.

Ho condiviso i vari Monkey Island con Ale (il primo, ed è stato lui a farmelo conoscere), con mio fratello (soprattutto il secondo e il terzo), con Grazia (il terzo ma soprattutto il quarto), con Andrea (il quinto), con Vero (un po' tutti).
Ho condiviso Lemmings con Ale (che me l'ha fatto conoscere) e ho provato a condividerlo con chiunque, ma decisamente non è un gioco per tutti. La persona che più mi segue sull'argomento è Iris, nipotina di Veronica, che non ha ancora compiuto dieci anni e che ogni volta che mi vede mi chiede quando ci giochiamo.
Ho condiviso LBA2 con mio fratello.
Ho condiviso e condivido ancora Wipeout con Ale.
Ho condiviso Half Life con Andrea (che me l'ha fatto conoscere per caso) e con Martino, da Half Life 2 in poi.
Ho provato a condividere Psychonauts ma non è piaciuto a nessuno.

Giocare da soli dà molte meno soddisfazioni, almeno a me.

(post scritto ascoltando Play di Moby)
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Predefinito the eve of destruction

La mattina del mio compleanno sono usciti i biglietti per il concerto dei Chemical Brothers che si terrà a Milano a metà novembre. Non li ho presi subito per paura che me li avesse presi anche Veronica come regalo di compleanno, e quando dopo qualche giorno mi ha dato il vero regalo, e non erano i biglietti, questi non c'erano più. Il parterre era esaurito, o almeno così sembrava, e vedere un concerto simile dagli spalti, potenzialmente seduti, è peggio che non andarci. Così, immaginando che non fossero veramente esauriti, e che fosse una strategia di marketing per convincere la gente a comprare i posti a sedere, ho aspettato. Ogni giorno, in ufficio, ho controllato se avessero rimesso i biglietti per il parterre in vendita.
Oggi l'hanno fatto e ne ho presi subito due.

Ho delle aspettative altissime, e sono legate a una serie di motivi.
Innanzitutto li ho già visti dal vivo, quattro anni fa, in uno dei concerti più belli della mia vita che ha generato (forse) il mio post preferito di sempre. Li ho già visti dal vivo e, come si capisce dal post, è stata una proiezione di diapositive o di scene dal film della mia vita, al livello dei concerti degli 883 (ma con meno condivisioni) o degli Elio E Le Storie Tese (ma con meno risate). Spero vada di nuovo così, anche se ho qualche dubbio visto che la cosa sarebbe dovuta succedere anche agli ultimi due concerti dei Subsonica ma, per motivi a me ancora oscuri, non è successa.
E poi, mentre il concerto dell'altra volta anticipava il nuovo album (di cui hanno suonato qualche pezzo che non conoscevo, non essendo ancora uscito il disco), stavolta il disco è uscito, ed è un disco formidabile, forse il loro migliore, forse il disco dell'anno di quest'anno (vedremo a fine anno, ma probabilmente andrà così), e quindi ballare i pezzi nuovi sarà epico.
E infine, uno spettacolo così bello come quello di vedere ballare Vero come una scatenata su pezzi che non conosce e di cui neanche immagina l'impatto che hanno avuto sulla mia vita, ecco questo spettacolo non va perso.

Quindi, a novembre!

(post scritto ascoltando Play B-sides di Moby)
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Predefinito play remixed

Ci sono alcune cose che, seppur abbiano avuto una distribuzione globale, non hanno avuto un successo enorme, o quantomeno non a lungo termine, e oggi siano più o meno dimenticate. Faccio un esempio: gli ex componenti degli Yeti penseranno mai che in Italia c'è una persona che ha adorato il loro disco da quando l'ha ascoltato per la prima volta, dieci anni fa (quindi a gruppo già sciolto) e che ancora adesso lo considera uno dei dischi più belli di sempre? Magari qualcuno l'avrà considerato tale anche allora, ma dubito che dopo dieci anni sia rimasto ai piani alti della classifica. Per me sì. E lo stesso vale anche per l'album d'esordio dei Benny Crespo's Gang, che ha venduto duemila copie in Islanda e pochissime altrove, eppure io l'ho amato alla follia. Vale un po' meno per Charlotte Hatherley: per quanto sia poco nota, nei commenti sotto i suoi video su youtube ci sono attestazioni di stima equiparabili alle mie.

Il dvd di Play di Moby l'avranno comprato in tanti, immagino, visto che l'album ha venduto decine di milioni di copie, e immagino che alcuni degli acquirenti (non tutti) oltre a guardare i videoclip, il documentario e i pezzi dei concerti abbiano guardato anche il megamix, ovvero una sequenza di remix di diciotto remix dei brani del disco, mixati tra loro in un'unica sequenza dallo stesso Moby e accompagnati da dei visual psichedelici e spesso estremamente astratti. Non posso dire di essere stato l'unico al mondo a guardare questa roba, che comunque dura un'ora e mezza (e stare davanti alla tv per un'ora e mezza a guardare forme strane con musica tunz tunz in sottofondo non è per tutti), ma credo di essere l'unico al mondo ad averlo guardato diverse decine di volte nei primi anni, e poi ogni tanto anche dopo, fino ad adesso. Ho aperto la stessa custodia che aprivo diciotto anni fa, l'ho messa nella PS3 e sono tornato adolescente, con un gigantesco segnalibro anche visivo.

Per la cromaca, qualcuno ha messo il tutto su youtube.

(post scritto ascoltando - e guardando - Play Remixed di Moby)
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Vecchio 27-07-2019, 19.19.53
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Predefinito è questa la vita che sognavo da bambino?

In parte sì: sono stravaccato sul divano, guardando il dvd del live di 18 di Moby con il mio adorato impianto surround, quello che ho preso sedici anni fa e che ancora fa il suo dovere. Cosa potrei chiedere di più?
In parte, però, no: non avrei mai pensato che questi sogni, i miei sogni, potessero coincidere con una compagna, la mia compagna, che in questo momento è alle mie spalle a preparare un dolce e che mi lascia i miei momenti di libertà pur essendoci sempre.

Insomma: è molto meglio della vita che sognavo da bambino.

(post scritto ascoltando - e guardando - 18 Live di Moby)
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