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Vecchio 28-07-2019, 21.32.04
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Predefinito è tutto intorno a te

Quello che mi è mancato in tutti questi anni non è stato tanto la grandezza del display: guardare qualcosa su un monitor da 15 pollici o su una tv da 42 non fa tutta 'sta gran differenza per me. Quello che mi è mancato, invece, è il passare da due auricolari (uno se condivido la visione con Vero) al mio impianto audio 5.1, con cui sembra veramente di essere "al centro". Ieri, ad esempio, sono stato al centro di un concerto e poi di una serie tv; oggi, invece, di un Gran Premio di formula 1.
È davvero tutta un'altra cosa, e dentro di me irrido l'essere umano medio, che spende e spande per avere una tv di grandezza direttamente proporzionale al proprio ego ma inversamente proporzionale al proprio cervello, e poi sacrifica completamente l'aspetto sonoro, che invece è altrettanto importante.

Insomma, non potrebbe esserci di meglio.

(post scritto ascoltando Hotel Live di Moby)
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Vecchio 29-07-2019, 02.16.08
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Predefinito amami Lara

Nessuno dei dodici cugini Mirabella è rimasto immune al fascino dei videogiochi. Forse Mimmo, il più anziano di tutti, ma non suo fratello Gaetano (con cui ricordo una partita a Super Mario Bros nell'estate 1997) né tantomeno loro fratello Roberto, che ricordo giocare ai videogiochi di formula 1 prima che a causa di liti tra fratelli i loro genitori decidessero di vendere la casa in campagna; ricordo di aver abbandonato la visione del film "All'inseguimento della pietra verde" che stavo guardando con mio papà una sera d'estate dei primi anni '90 per andare da Emilio a giocare al videogioco delle olimpiadi invernali, e lui è stata la prima persona che ho visto arrivare al quarto livello di "Titus the fox", mentre suo fratello gemello Gaetano ha partecipato ad innumerevoli tornei di PES o Fifa con altri cugini; nostro cugino Gaetano, ad esempio, che credo che insieme a me sia rimasto l'"ultimo" a giocare stabilmente, mentre suo fratello Ale adesso lo fa solo con me a Wipeout o con suo figlio con la Switch, dopo aver passato tutta la vita a giocare con me con alcuni dei momenti più belli di sempre; anche Marco ha giocato tantissimo in gioventù e molto meno ora, alle prese con la paternità, e chissà se Luigi gioca ancora, dopo le interminabili partite fatte in piena pre-adolescenza; e infine i miei fratelli, più mio fratello che mia sorella, hanno giocato in vari modi e tempi. E poi ci sono io, ma si sa.
Insomma, nessuno dei dodici cugini Mirabella è rimasto immune al fascino dei videogiochi. Però i nostri genitori sì, con due eccezioni: mio papà, con cui ho degli splendidi ricordi giocando a Prince Of Persia (dalla prima elementare in poi) e poi Prince Of Persia 2 (intorno alla quarta-quinta), e lo zio Saro, il papà di Ale. Lui, addirittura, giocava da solo. Accendeva la Playstation dei suoi figli mentre loro non la stavano usando e giocava. Giocava a Tomb Raider (non ricordo quale, certamente i primi) ed era anche bravo. Li completava, insomma, ed era l'ultima cosa che ci si sarebbe potuti aspettare da un non-nativo digitale. Mio papà non era mai giunto a tanto. Mio zio sì, con Tomb Raider.

Questo videogioco ha avuto un impatto molto forte sul mondo dei videogiochi, per il suo averne rivoluzionato alcune regole, e anche per il suo essere uscito dalla cerchia degli appassionati. Non è tanto questione di "videogioco da cui è stato tratto un film", è che chiunque a fine anni '90 sapeva chi fosse Lara Croft. Io, ad esempio, lo sapevo molto bene.
Se qualcuno mai mi chiedesse "chi è stato il tuo primo oggetto del desiderio irraggiungibile?" io non risponderei col nome di una cantante o di un'attrice. Direi, semplicemente, Lara Croft.
Una delle donne che ho odiato di più nella mia vita, Chiara Longo si chiamava, quando mi chiese "chi è la ragazza che ti piace più di tutti?" si stupì della risposta. Eravamo all'aeroporto di Londra pronti per tornare in Italia dopo due settimane e io avevo tredici anni, e quella era la mia risposta. Avevo i poster di Lara Croft, comprando improbabili riviste di videogiochi (ad esempio "Playstation Today", senza possedere la Playstation) per avere quante più immagini possibili. E avevo scaricato, più per ridere che per vera eccitazione, un programmino per giocare a Tomb Raider con Lara Croft nuda. Vista la grafica dei tempi l'effetto era inguardabile, con i seni triangolari e una macchia triangolare nera sul pube, ma la cosa mi faceva ridere un sacco. Mi avevano regalato il primo Tomb Raider per il compleanno e ho giochicchiato anche ai successivi, che erano di mio fratello, ma i giochi non mi piacevano più di tanto. Lei sì, ma io ho storicamente preferito i videogiochi alle ragazze, specie se virtuali.

Qualche settimana fa, riordinando i cd nella mia vecchia-nuova libreria, ho trovato il cd originale del primo Tomb Raider. L'ho installato e ieri ho iniziato a giocarci. Ancora non so se mi piaccia, perché il meccanismo di gioco è chiaramente "vecchio" e in generale i giochi vecchi mi piacciono solo se c'avevo giocato anche anni fa e quindi mi ricordano qualcosa, e non è questo il caso. Vedrò, però rivedere Lara saltellare in giro (stavolta vestita) mi ha riportato in mente lo sguardo interrogativo di Chiara, che non riusciva a capacitarsi di come potessi preferire una donna virtuale a una in carne e ossa (lei, per la fattispecie).

(post scritto ascoltando Last Night di Moby)
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Ultima modifica di gabo86 : 29-07-2019 alle ore 13.21.16
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Vecchio 29-07-2019, 20.40.54
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Predefinito lati b di serie a e lati b di serie b

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C'ho pensato, e tra ieri ed oggi ho cercato tutti i B-sides dei Manic Street Preachers, ordinandoli cronologicamente e mettendoli in cartelle separate in base all'album dal quale sono stati estratti i singoli.
Follia? Forse.
Ma che bello vedere che all'improvviso ho 119 nuove canzoni del mio gruppo preferito...e che non si dica che i B-sides sono inferiori: chi conosce i Manics sa che sono di altissimo livello.

Appena torno dalle vacanze mi metto ad ascoltare tutto questo malloppone sul serio.
Tra tutte le b-sides band di cui sono fan, i Manic Street Preachers sono indubbiamente la più grande. E non perché siano la mia band preferita: semplicemente perché i loro b-sides (cioè canzoni che non finiscono negli album ma vengono pubblicate nei singoli, quando ancora esistevano, per invogliare i possessori dell'album a comprarli) sono di una qualità altissima, anche paragonati ai pezzi che vanno a finire negli album.
E sono così grandi che nel 2003 hanno pubblicato un doppio disco, Lipstick Traces, che conteneva solo b-sides. L'anno prima avevano pubblicato la loro prima raccolta, Forever Delayed, con i loro più grandi successi e un paio di inediti; con Lipstick Traces, invece, toccò alla pubblicazione su larga scala di trentacinque canzoni che solo i fan più accaniti conoscevano.
Non solo io non ero un loro fan accanito, ma allora neanche li conoscevo. Tre anni dopo, quando li scoprii, iniziai da Forever Delayed e poi passai a Lipstick Traces: li adorai entrambi e iniziai ad ascoltare tutti i loro album usciti fino a quel momento. Poi uscì Send Away The Tigers, che mi piacque ma non troppo; poi Journal For Plague Lovers, che considero ancora il mio disco preferito della storia della musica. In tutto questo, però, non mi era mai venuto in mente di cercare tutti gli altri b-sides.

Lo feci dieci anni fa, scoprendo che ne esistevano altri 119 (in realtà qualche giorno dopo ne scoprii un centoventesimo). Aspettai poi la fine dell'estate per ascoltarli, con dei piani settimanali che facevano coincidere ogni settimana con un album da cui erano stati tratti i singoli in cui si trovavano i b-sides. Compilai così, per la prima volta in assoluto (sarebbe accaduto altre volte per altre b-sides band) dei "companion album". Funziona così: esiste un album (per esempio il loro primo, Generation Terrorists) ed esiste il suo "album di b-sides", che comprende tutte le canzoni che si trovano solo nei singoli tratti da quell'album, ordinate in ordine cronologico. In questi dischi, ovviamente, si trovano anche quelle 35 canzoni che conoscevo già da prima, creando quindi nella mia mente un effetto di scollamento.
È puramente una questione di segnalibri: ho ascoltato Lipstick Traces nella primavera del 2006, quindi quelle 35 canzoni sono legate più o meno a quel periodo; i restanti 120 b-sides, invece, sono legati all'autunno 2009. Così capita di ascoltare uno dei b-sides album (lo faccio spesso, sono grandiosi) e di saltare con la mente tra 2006 e 2009, due momenti diversissimi della mia vita.
E il tutto all'interno dello stesso, ipotetico disco.
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Vecchio 30-07-2019, 01.23.56
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Predefinito questioni di ego

Credo che la più grande ricompensa per aver scritto quel libro non sia stata scriverlo, per quanto sia stato gratificante; è stata sentire che ha toccato le corde di qualcuno, che qualcuno c'ha trovato pezzi di me dentro, e l'ha fatto chi mi conosce benissimo e chi non mi conosce quasi per nulla. Ma è successo, e non poteva esserci niente di meglio.

E adesso sono in piena fase Moby (letture più ascolti) e mi chiedo quanto dovrà passare prima che l'idea che mi frulla in testa da un annetto e mezzo inizi a prendere forma, sapendo che dovrà tantissimo a lui (e ad Auster, per il momento).
Ma chissà, magari non inizierò mai.

(post scritto ascoltando Wait For Me Ambient di Moby)
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Vecchio 30-07-2019, 23.50.12
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Predefinito non so come dirtelo che a piedi nudi sfiori l'orlo del baratro

Si potrebbe pensare che il motivo che mi spinge, ogni tanto, a camminare lungo i binari, pericolosamente vicino alla linea ferroviaria, sia quello di sfidare la sorte, di tentare il rischio, un po' come quelle coppie a cui piace avere rapporti sessuali in luoghi semi-pubblici, col rischio di essere scoperti. Io no, io sono uno da letto, per la cronaca.
E quindi il fatto che a volte mi piaccia camminare lungo i binari non è legato al potenziale rischio e quindi alla relativa soddisfazione di starcela facendo, no; il fatto è che camminare lungo i binari è bello, vedi le cose da un'altra prospettiva, un po' meno antropizzata, più solitaria volendo. È bello e quando è possibile mi piace farlo. Anche se non dipende da me, in fondo. Si tratta di lanciare una moneta e vedere cosa viene fuori.

(post scritto ascoltando Built By Humanoid di Humanoid)
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Vecchio 31-07-2019, 02.53.44
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Predefinito synkronaized (pun intended, ma lo intendo solo io)

Oggi, uscito dal lavoro, sono passato a salutare Marta in libreria. Avevo il mio buono da 150 euro da prendere, e poi era da un po' che progettavamo una chiacchierata. Abbiamo parlato di me, di lei ma soprattutto di loro, com'era inevitabile che fosse. Abbiamo parlato, in fondo, sempre delle stesse cose, ma del resto quel giorno c'eravamo (anche) noi due a firmare dietro il banco del comune, quindi era giusto e inevitabile che se ne parlasse. E poi le ho raccontato della mia convivenza e di tutto il resto della mia meravigliosa vita.
In sottofondo, e per caso, c'è sempre stata la musica dei Jamiroquai. L'aveva messa lei ancor prima di sapere che sarei andato a trovarla, e quando l'ha saputo non l'ha cambiata, ovviamente. Per la cronaca, non era un album preciso: come mi ha confermato era una playlist a casaccio presa da Spotify, quindi in disordine. Ma va bene, non è questo il punto. Anzi, forse proprio questo mi ha fatto rendere conto di una cosa, come se ce ne fosse stato bisogno.

Mi sono reso conto, insomma, che la musica dei Jamiroquai è e resterà per sempre legata ad una persona in particolare: Martino. Con l'eccezione dell'unico disco che ho preso prima di conoscere Martino, cioè A Funk Odyssey (che anche lì, è un'eccezione per modo di dire, visto che Love Foolosophy mi ricorda il nostro pomeriggio in sala prove), tutti gli altri dischi sono legati a vari momenti della nostra amicizia; l'ultimo condiviso, in fondo, risale a due anni fa e a una splendida serata passata ad ascoltarlo insieme per la prima volta.
Non è solo questione di funk, ovvero "è funk e quindi mi fa pensare a Martino", no: sono i Jamiroquai, gruppo al cui concerto siamo andati insieme tredici anni fa, e gruppo di cui abbiamo ascoltato, cantato e talvolta suonato le canzoni. Non è il solo gruppo che abbiamo condiviso, ovviamente, ma è quello più "nostro e basta", visto che gli altri (gli Elii, ad esempio) li ho condivisi con più persone.
Non loro, però.

E lunga vita al funk.

(post scritto ascoltando Wait For Me Remixed di Moby)
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Vecchio 01-08-2019, 12.17.58
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Predefinito due giri, un anno in mezzo

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Domani io e mio padre prenderemo l'aereo e andremo a Vienna. Da lì, in sei giorni, raggiungeremo Budapest in bicicletta, passando per Bratislava. Infine torneremo a Vienna in pullman e da lì torneremo a casa (in aereo, ovvio).

Per chi vuole seguire le nostre gesta, purtroppo non ci saranno Auro Bulbarelli e Davide Cassani (anche se i miei, appena tornati dalla Provenza, m'hanno portato una bellissima maglia gialla del Tour de France che indosserò, credo, al mio ingresso a Budapest), ma c'è una bellissima cartina che illustra il percorso.

Sono 315 chilometri. Quest'anno non porterò la moleskine (volete proprio che vi dica perchè, o si capisce implicitamente che le mie sofferenze interiori mi suggeriscono di non scrivere paranoicamente anche mentre sono in vacanza?), porterò l'ipod ma soltanto per ascoltare qualche canzone la sera per conciliarmi il sonno, porterò un libro e porterò la macchina fotografica per fare tante foto che, a differenza dell'anno scorso, posterò.

La cartina è qui.
Domani arriveremo a Vienna, da dove ripartiremo sabato mattina. Quindi ogni giorno dovremo percorrere il tragitto compreso tra due "H", fino ad arrivare giovedì a Budapest. Venerdì pomeriggio torneremo a Vienna, e sabato sera ripartiremo. Ok, un giorno non è niente per visitare una capitale europea, ma il senso del viaggio non è "visitare una città", è "visitare una vasta zona". L'anno scorso è andata benissimo. Quest'anno? Pure? Si spera!

Un abbraccio a tutti i cartazzurrani.
L'idea è stata perfetta: partire esattamente da dove eravamo arrivati l'anno prima, cioè a Vienna, e da lì andare ancora avanti lungo il Danubio. Non ritrovammo nessuno dei luoghi precedenti, in effetti: partimmo dalla città in cui eravamo arrivati, è vero, ma da un punto diverso. Però, insomma, l'idea era di dare una certa consequenzialità ai due viaggi in bici.
Tutto, però, era completamente diverso. Al momento della partenza per il primo viaggio, un anno prima, io e Ale eravamo letteralmente in simbiosi: lui aveva un'estate complicata, piena di gioie ma anche di sofferenze, e io ero lì a fargli da ombra; poche settimane prima della partenza, inoltre, avevo iniziato ad uscire con Erika, lanciando dei dubbi su tutto quello che sarebbe successo dopo, anche con sua sorella Carola; e lè non la conoscevo ancora, però insomma, l'avrei conosciuta.
Un anno dopo, invece, era tutto diverso. Ale aveva conosciuto Daniela, dopo un paio di mesi le aveva chiesto di sposarlo, aveva iniziato a ristrutturare la casa in campagna per trasformarla nel tetto coniugale, e quindi d'estate non c'era andato; Erika aveva smesso di uscire con me qualche mese prima, Carola era tornata ma io avevo iniziato ad odiarla; lè era andata via dopo un brutto litigio strascichi lunghi ed incerti.
Insomma, il viaggio che mi apprestavo a fare non partiva con le migliori intenzioni. Forse anche per questo decisi di non portarmi la moleskine e di non annotare quello che succedeva fuori e dentro di me, e questo inevitabilmente mi ha fatto fissare meno i ricordi.
Quando ne parliamo, io e mio papà, diciamo che forse dal punto di vista dei luoghi non è stato il migliore, però ci è piaciuto comunque tantissimo.

Quello che ignoravo completamente, però, è che al mio ritorno sarei stato accolto da una notizia sconcertante, i cui effetti continuano a dieci anni di distanza.
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Vecchio 02-08-2019, 20.40.49
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Predefinito potere alla parola

Un sabato sera dell'autunno 2005 Carola mi invitò a cena a casa sua. I suoi genitori erano partiti e così lei e sua sorella Erika avevano organizzato una serata per pochi intimi. Ci saremmo stati io, loro due, il ragazzo di Carola e una coppia di compagni di classe di Erika, che ancora andava al liceo. Mangiammo tranquillamente, nonostante l'interminabile tensione di fondo tra me e il ragazzo di Carola, peraltro mio omonimo; poi guardammo Donnie Darko; infine io e Vittorio, il compagno di classe di Erika, ci mettemmo a chiacchierare e scoprimmo di avere alcuni gusti comuni. I Subsonica, ad esempio: poche settimane dopo ci sarebbe stato il loro concerto al Palasport di Acireale e lui e Valeria, la sua ragazza, non erano automuniti, così ci mettemmo d'accordo per andare insieme a quello che sarebbe stato il primo concerto di una lunga, lunghissima serie (un mesetto fa li ho visti per l'undicesima volta). Scoprimmo anche di essere entrambi fan di Star Wars, di cui era uscito il sesto film, e mi propose di fare una "maratona": sei film da poco più di due ore l'uno, e in teoria in tredici ore filate si sarebbe anche potuto fare. Declinai, gli diedi appuntamento per il concerto dei Subsonica e dopo quello non ci vedemmo né sentimmo mai più.
Tredici ore di fila a guardare film? Ma siamo fuori di testa?

In effetti l'idea, seppur teorica, mi aveva sfiorato. Già da qualche anno, cioè dal momento della prima trasmissione in Italia, avevo iniziato a guardare 24, il mio primo telefilm che ho visto per intero e anche l'unico che non mi ha mai deluso, a differenza dei pochi altri che ho visto, che in un modo o nell'altro mi hanno sempre lasciato l'amaro in bocca. 24 no, 24 è stato parte della mia vita per almeno una decina di anni e forse oltre. Ma in ogni caso, per quanto non sia considerato tra le serie tv (ormai si chiamano così, no?) che hanno fatto la storia, ha fatto la mia, di storia; e poi ha lanciato un'innovazione, mai raccolta da nessuno, per cui raccontava 24 ore di una giornata, e lo faceva con una durata di 24 ore. In tempo reale, appunto: mai nessuno aveva mai osato tanto, né l'avrebbe fatto in futuro, ma 24 sembrava appunto fatto per essere guardato tutto di fila, in un'ipotetica maratona. La cosa non faceva per me, che preferivo (e preferisco ancora, con le poche serie tv che ho guardato) centellinare le puntate in base alla loro trasmissione, quindi una o due per settimana.

Oggi, a quanto pare, non va così. Conosco parecchie persone che possono essere definite "binge watchers", cioè che si "ingozzano compulsivamente" di serie tv, guardandone diverse puntate di fila, e finendo per recuperare una o più stagioni in tempi strettissimi e per me impensabili. Un po' anche perché è cambiata la fruizione delle serie, passando dalla "dittatura" degli orari televisivi alla libertà dello streaming o del download, e quindi permettendo di abbuffarsi davvero. E di recente sembra che anche i servizi di distribuzione digitale stiano puntando in quella direzione, pubblicando un'intera stagione in un colpo solo, come a dire "se non hai fretta guardane pure una puntata ogni tanto, sennò guarda tutto subito e finisci in una giornata".

Tutto questo per dire che la dipendenza da serie tv è forse una piaga del nostro tempo. O almeno, piaga lo è per me che non ne sono dipendente e neanche più di tanto attratto. Se mi chiedessero "preferiresti rinunciare ai film o ai libri?" risponderei senza dubbio "ai film". I libri no, i libri sono ben altro.

La parola ha un potere che l'immagine non potrà mai avere. La parola rappresenta cose che l'immagine non riesce a rappresentare, se non, in alcuni casi, con costi enormi. Ad esempio: un'astronave. Posso descrivere un'astronave in tre righe, ma se voglio rappresentarla visivamente devo spendere migliaia di euro per farla disegnare in 3d a qualcuno esperto di computer grafica. E poi, vuoi mettere il potere della parola? Immaginare tutto, anziché vederlo. Leggere un libro e immaginare le facce dei personaggi è molto più interessante che vedere degli attori che li interpretano, motivo per cui odio quando, alla pubblicazione del film tratto dal libro, viene cambiata la copertina del libro aggiungendo le facce degli attori e togliendo quindi qualsiasi sorpresa.

Ieri sera, ad esempio, mi sono messo a leggere un po', e ho letto di una vicenda verosimile ma improbabile (le due cose sono compatibili), una vicenda che nell'universo del narratore esiste veramente, e lo racconta con una convinzione che ti fa pensare che quella vicenda sia capitata per davvero. Un film non potrebbe mai fare la stessa cosa, basterebbe vederne due fotogrammi per capire che "no, è impossibile, figurati".

Preferisco di gran lunga i libri ai film. La musica viene prima di tutto. Tra videogiochi e libri non saprei cosa preferisco, mi danno emozioni completamente diverse. Ma la parola, davvero, ha un potere incredibile.
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Predefinito corto circuito spazio-temporale

Ieri sera io e Bea siamo andati a mangiare fuori. Appena ci siamo seduti al tavolo, dagli altoparlanti del locale è partita "Per me è importante" dei Tiromancino, una canzone che in qualsiasi altro contesto mi avrebbe trasportato indietro nel tempo, ai miei sedici anni, al mio essere innamorato (allora pensavo così, e chi può smentire il se stesso che pensa di essere innamorato dopo che sono passati anni?) di quella che poi, anni dopo, sarebbe diventata la mia futura migliore amica. Una delle, diciamo. Non l'ultima. L'ultima, in effetti, era ieri sera con me, e così ho cercato di non farmi trasportare troppo dai ricordi.
Ce l'ho fatta.

Poi siamo andati a casa mia e ci siamo messi a giocare al videogioco che mi ha regalato due compleanni fa ma che abbiamo iniziato effettivamente solo in occasione dello scorso. Il capitolo di ieri prevedeva la discesa in un laboratorio in cui era stato aperto volontariamente dagli umani un portale verso un'altra dimensione, ignorando che da lì sarebbero usciti gli "abitanti" dell'altra parte, che avrebbero fatto strage.
Ecco, qui non tornare indietro con la mente è stato molto più difficile. È possibile che quanto ho scritto si trovi in mille altri videogiochi, ma a me ha ricordato estremamente Half Life, il primo, quello che Andrea ha comprato nel 1999 e che mi ha prestato subito ma a cui ho giocato solo dal 14 al 30 giugno del 2000 per la prima volta, lasciandomi un segno indelebile (è uno dei "giochi che mi hanno cambiato la vita"). E così ieri era veramente simile, con qualche differenza (non uscivano alieni, uscivano "spiriti"), e non sono riuscito a godermelo fino al finale caotico, una serie di combattimenti sincronizzati in cui io e Bea abbiamo alternato esaltazione ad angoscia.

I videogiochi uniscono, sì.
E fanno anche tornare indietro nel tempo.

(post scritto ascoltando Innocents di Moby)
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Predefinito Porcelain

Ho appena finito di leggere Porcelain, la prima autobiografia di Moby (perché poi ce n'è una seconda che inizia dove finisce la prima).
Sarebbe una lettura molto divertente, se non ci fosse un dolore di fondo incredibile. Ed è stato bello leggerlo con la sua musica in sottofondo, con la sua gigantesca discografia espansa che arriva a contare, almeno per me, 37 dischi. Un po' un modo per fare una carrellata nella mia vita dai primi 2000, quando Andrea me l'ha fatto scoprire, fino ai giorni nostri.
Impossibile ascoltare Moby senza pensare a lui, comunque, visto che da quando ho iniziato il "primo ascolto condiviso" abbiamo ascoltato insieme per la prima volta ognuno dei sette dischi usciti nel frattempo, ed è stato anche un modo per rifletterci nella nostra amicizia, oltre che nella musica e nell'incredibile storia di un musicista fuori dalle righe.
E, chissà, potenziale fonte di ispirazione per un mio eventuale, futuro libro.

(post scritto ascoltando Everything Was Beautiful, And Nothing Hurt Live di Moby)
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Vecchio 06-08-2019, 16.28.51
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Predefinito emergency on planet SQUOT

Sto scrivendo questo post ascoltando Emergency On Planet Earth dei Jamiroquai. So che questa è una cosa che di solito scrivo alla fine dei miei post, ma in questo caso va scritta anche all'inizio, visto che ne è quasi una premessa.

Qualche giorno fa, l'ho scritto qualche post più sopra, sono passato in libreria da Marta e c'era la musica dei Jamiroquai in sottofondo. Mi ha fatto pensare un sacco a Martino e mi sono ripromesso di ascoltare la loro discografia, ma prima dovevo finire con quella di Moby, cosa che è successa ieri sera. Nel frattempo, domenica e lunedì sono stati qui due SQUOT, Kallel e Limone, che erano compagni di classe al liceo e che sono sempre stati nostri amici, con qualche distinguo: Kallel è sempre stato molto legato a tutti, tant'è vero che è una delle tre persone che hanno partecipato a tutti e sei i viaggi SQUOT (le altre siamo io e Federica), mentre Limone è sempre stato un po' più in disparte, avendo diversi altri giri oltre al nostro e partendo per studiare a Pavia (e poi finire a lavorare in Colombia, Sud Sudan, Iraq) senza tenere più di tanto i rapporti. Mi ha stupito abbastanza, quindi, che proprio Limone fosse uno dei due a venire per primo a casa mia tra tutti gli SQUOT; per Kallel era forse un po' più prevedibile, nonostante Manchester non sia proprio dietro l'angolo.
Il giorno precedente al loro arrivo, comunque, ho sentito al telefono Loris, un altro degli SQUOT, che nei primi anni era abbastanza in disparte e frequentava solo un gruppo ristretto di noi (che non mi comprendeva), mentre poi è stato ufficialmente un membro del gruppo a tutti gli effetti. Loris, tra le varie cose, mi ha raccontato che al matrimonio di Kallel, che si terrà a settembre nella nostra raggiante Catania, Martino non è stato invitato.
Quando ieri sera, al telefono, parlavo di questa cosa con Peppe, che degli SQUOT è uno dei padri fondatori nonché colonna, mi ha detto che la cosa non l'ha stupito. Non ha stupito neanche me, per carità, ma speravo che non si sarebbe arrivati a tanto.

Quand'è che le cose hanno iniziato a degenerare? Probabilmente tutto è successo tra il 2009 e il 2010, che poi sono gli anni in cui ci siamo allontanati fisicamente. Nel 2009 Limone è andato a Pavia ma soprattutto Peppe è andato a Prato, e poi io nel 2010 sono andato a Padova e Pippi a Roma. Pippi è tornato ma nel 2014 Kallel è partito per Londra per non tornare più. Poi Andrea (non "il mio" Andrea) è partito per Pisa, ma lui non è mai stato un membro a pieno titolo, e io e lui non siamo poi così legati. Sono quindi rimasti a Catania Loris (che eppure ha fatto qualche mese a Varese per poi tornare definitivamente), Martino (che il suo anno all'estero l'aveva già fatto nel 2008) ed Enrico, ma neanche a lui sono legatissimo. Idem Boba.
Il punto quindi è: quando gli amici si allontanano, come si fa? Se eri abituato a vederli almeno una volta a settimana, diciamo una media di due, e all'improvviso li puoi vedere solo una, massimo due volte l'anno, come si fa? Negli ultimi anni WhatsApp ha aiutato molto: abbiamo un gruppo degli SQUOT, però viene usato principalmente solo per cazzate che ci riguardano, e viene usato sempre meno. Quindi funziona che quando uno di noi espatriati torna a Catania avvisa tutti e si cerca di organizzare qualcosa, tenendo conto che ognuno dei rimasti ha nel frattempo altri giri (come, più o meno, abbiamo noi espatriati) ed è difficilissimo trovarsi tutti. Negli ultimi anni, poi, è diventato praticamente impossibile: le ultime volte mi è toccato organizzare una serata con ciascuno di loro. Quelli che vedo più spesso, paradossalmente, sono Peppe e Fede, che abitano a due ore di auto da qui e che andiamo a trovare un paio di volte l'anno. Per il resto, si fa quel che si può. Poi ovvio, quando ci si trova è sempre una festa, ma sono appunto feste ristrette. Anche perché, appunto, quelli rimasti a Catania non si vedono mai tra loro.

In tutto questo, il più "isolato" è stato proprio Martino, che non ha tenuto i contatti con nessuno degli espatriati (con l'eccezione di me) né con i rimasti, sentendoli pochissimo nonostante la distanza pari a zero. Poi tutti, che si stupiscono che io lo veda ancora, mi raccontano che gli mandano messaggi e risponde con giorni di ritardo, e magari uno nel frattempo è tornato nella propria città di adozione. Ne ho anche parlato con lui, e a volte dice di esserci rimasto male perché non lo cerca mai nessuno (ma dicono lo stesso di lui), altre volte ammette candidamente di non avere più voglia di vederli. Io e lui stiamo ancora bene assieme, ma degli altri nessuna traccia.

Ecco perché Kallel non l'ha invitato. "Ogni volta che torno a Catania gli scrivo e non mi risponde mai, poi una sera mi ha mandato un messaggio incazzato perché ha visto che ero a Catania e non gli avevo scritto, e allora mi sono rotto le palle e non lo invito". Per carità, ognuno fa quello che vuole. Però è evidente che un gruppo di amici coesi come lo eravamo una decina di anni fa si sia disgregato o si stia disgregando così. Poi c'è da raccontare anche il mio ultimo anno a Catania, ma lo farò nei prossimi mesi con i post dei "dieci anni dopo".

Per ora, mi limito a riportare quello che mi ha detto Limone, forse con troppo cinismo ma con un fondo di verità: "ma ad esempio, io e Peppe non potremmo mai essere veramente amici, lo siamo stati perché giocavamo a calcio insieme ed uscivamo la sera, ma a parte quello non c'è mai stato tanto". In effetti, neanche loro si sentono da anni.
Forse è che ci sono stili di vita diversi, chi ha scelto il "divertimento" (alcol, canne, festival metal) come Kallel, Limone e Pippi, e chi ha scelto una vita più tranquilla, diciamo familiare, come me, Peppe, Martino e Loris. Però ognuno di questi ha una famiglia a parte, a volte distanti, ed è difficile fare coincidere tutto.

Io continuo a chiamarli SQUOT, continuo ad avere il portachiavi con la casa dei miei con scritto SQUOT e continuo a scrivere i biglietti della buonanotte a mia mamma dicendo che sono uscito con gli SQUOT, anche se a volte ci troviamo solo in tre.
Almeno ci sarà il matrimonio di Kallel, anche se Martino non ci sarà. Forse per vendicarlo ho deciso di ascoltare i Jamiroquai mentre scrivevo e anche nei prossimi giorni, finché non avrò finito il loro ottavo e al momento ultimo. E anche qui, ogni loro disco è un segnalibro della nostra amicizia.

(post scritto ascoltando Emergency On Planet Earth dei Jamiroquai)
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Vecchio 06-08-2019, 20.10.56
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Predefinito altro che "saves", you're gonna be the one that kills me

There are many things that I
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Vecchio 06-08-2019, 20.46.07
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Predefinito I don't believe that anybody feels the way I do about you now

Emiliana Torrini - Lifesaver <--- bisogna ascoltarla e sentire gli scricchiolii del legno per capirla davvero

Lifesaver
Your timing's really strange
Catch me later
But can you please be late

And it's funny how your thoughts think they're right at all
And it's funny how your cause makes no sense at all

Lifesaver
Let's play a little game
Catch me later
But make sure you'll be there late

And it's funny how it seems you're doing things
And its funny how you find your peace of mind

Lifesaver
I'm canceling our date
Lifesaver
It's time you had a break

Lifesaver
I'm canceling our date
Lifesaver
My saver
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Vecchio 07-08-2019, 00.18.53
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Predefinito nel frattempo

Mentre io scrivevo il mio post sugli SQUOT, Veronica in spiaggia stava raccontando alla sua amica Valeria la stessa cosa, partendo dal fatto che in due sono venuti a trovarci domenica e raccontando un po' della nostra storia.
O meglio, della storia che lei sa.

Lei ha assistito alla storia da quando è entrata nella mia vita in poi, che poi ha coinciso col declino del gruppo. Di quello che c'è stato prima, cioè del nostro periodo d'oro, quello in cui ci vedevamo un giorno sì e uno no, in cui io e Marti iniziavamo a tessere quel filo che sento che ci collega ancora oggi (e chissà se vale lo stesso per lui), in cui io e Pippi scoprivamo nuova musica e la condividevamo, in cui succedeva di tutto, tra Gabodanni, grigliate a base di cavallo, cineforum e serate per il centro di Catania, in questo, ecco, lei non c'era. Gliel'ho raccontato io.

Prima, a cena le ho chiesto cos'avesse raccontato esattamente. Mi ha chiesto, un po' stizzita, "devo ripetere gli stessi dialoghi?". Mi sarebbe piaciuto ascoltarli, quei dialoghi, per capire in che misura ha intuito la straordinaria grandezza della nostra amicizia, di cui adesso riesce a vedere solo un riflesso sbiadito.

E io intanto ascolto ininterrottamente i Jamiroquai.

(post scritto ascoltando Synkronized dei Jamiroquai)
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Vecchio 07-08-2019, 20.57.11
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Predefinito VII agosto

Stamattina in ufficio mi sono trovato nell'inconsueta posizione di poter scegliere che musica ascoltare senza dover contrattare con nessuno. In teoria sono in piena fase Jamiroquai, ma ascoltarli senza un impianto decente (come quello che ho a casa) è un po' un sacrilegio, così ho iniziato ad ascoltare il gruppo che pensavo di ascoltare prima di pensare ai Jamiroquai, che li hanno "superati" in priorità: gli 883.
Così, stamattina, è toccato ai loro primi quattro album (in mezzo ci sarebbe anche Remix '94, ma su Spotify non c'è, e i miei cd ed mp3 li ho ovviamente lasciato a casa). Ho fatto mille considerazioni su di loro: alcune le ho sicuramente già scritte, altre magari le scriverò. Però una è stata immediata, guardando il calendario.

Oggi è il 7 agosto ed è anche il compleanno di Gaetanello, cioè mio cugino Gaetano, il fratello maggiore di Ale. Lui è uno dei pochissimi cugini con cui posso parlare senza avere paura di non avere più argomenti (gli altri sono l'altro cugino Gaetano, con cui le rare volte in cui ci troviamo chiacchieriamo senza problemi e, ovviamente, Ale), nonostante siamo molto diversi.
Con lui non ho condiviso moltissimo attivamente: un grande giro in bici l'estate scorsa, due piccoli giri in bici una decina di anni fa, un'uscita per comprare il suo impianto 5.1 a ridosso del suo matrimonio, un paio di uscite serali sempre poco prima del suo matrimonio. Però abbiamo condiviso moltissimo con lui sullo sfondo, come riflesso di Ale: io e Ale giocavamo all'Amiga da bambini e c'era anche lui, io e Ale ascoltavamo gli 883 e c'era anche lui. Ecco perché lo lego anche ad alcune loro canzoni, com'è successo stamattina.

Appena esco gli telefono per fargli gli auguri, anche perché è l'unica delle due persone che oggi fanno il compleanno a cui farò gli auguri.
L'altra, nata sempre il 7 agosto (ma di nove anni dopo) è Carola.
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Vecchio 08-08-2019, 20.51.00
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Predefinito (how not) to repel ghosts

Per combattere i demoni e i fantasmi si può chiedere aiuto a chiunque, ma non ai demoni o ai fantasmi.
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Vecchio 09-08-2019, 20.32.11
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Predefinito mio fratello rincorre i testimoni

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Ed avere una notizia simile.
E fare finta di poter scrivere tutto quello che ci si era prefissati di scrivere prima di saperla.
Beh, io ci provo.
Avrei dovuto capire che qualcosa non tornava quando mio papà, più che chiedermi quale fosse la mia situazione sentimentale (cosa che ha fatto l'ultima sera a cena, tornati a Vienna) mi ha chiesto cosa ne pensassi della ragazza di mio fratello. E l'avrei dovuto capire ancora di più quando, sempre l'ultima sera, abbiamo incrociato un sacco di gente ben vestita in giro per Vienna e mio papà sembrava sapere cosa ci facesse lì.
Lo capii l'indomani comunque, quando vidi mio fratello rientrare a casa in giacca e cravatta perché era stato ad un importante raduno (che si svolgeva parallelamente a quello di Vienna, a questo punto) di Testimoni di Geova.

Sono cascato dalle nuvole.

Volevo raccontare approfonditamente del viaggio in bici ma poi non l'ho fatto, un po' perché non avevo preso appunti, un po' perché la notizia che mi era appena arrivata aveva finito col sovrastare tutto. Così passai la notte in bianco, informandomi su di loro e addirittura aprendo un thread qui, sul forum, chiedendo come sarebbe cambiata la nostra vita. La sua, certo, ma di riflesso la nostra. Anche perché, come nel libro di Mazzariol, sono stato io a sentirmi a disagio di fronte alla notizia. Così a disagio che c'ho messo parecchio a raccontarlo a Veronica dopo averla conosciuta, c'ho messo anni a raccontarlo agli SQUOT (e quando l'ho fatto mi hanno accusato di stare esagerando), anche se adesso mi sento molto più tranquillo a riguardo.

Per quanto riguarda lui, mi dispiace. Mi dispiace perché ha un sacco di limiti auto-imposti (e di cui va fierissimo) come le stupidaggini dei compleanni da non festeggiare, dei Natali da non festeggiare, dei brindisi da non fare, eccetera. E del sangue da non ricevere in caso di bisogno di trasfusioni, che poi in fondo è l'unica cosa veramente grave.
Per quanto riguarda noi, però, è cambiato tutto. Mio fratello, pur mantenendo dei rapporti civili con il resto della famiglia (il loro credo glielo consente, a differenza dei rapporti di amicizia), è diventato totalmente un'altra persona. Il bambino nervoso, il ragazzino ribelle, si è trasformato in un giovane ligio al dovere (al suo, di dovere) e pieno di limitazioni. Mi spiace per lui, mi spiace che passi diverse ore alla settimana a citofonare alla gente, mi spiace che non si voglia trovare un lavoro stabile perché la cosa gli impedirebbe di fare proselitismo. Mi spiace per suo figlio, soprattutto, perché un conto è sapere che esistono dei cartoni animati per figli di Testimoni di Geova, ma quando poi vai a casa di tuo fratello e trovi tuo nipote che li sta guardando ci resti male.
E mi spiace tantissimo per la mia famiglia, che non si meritava una cosa simile. Certo, poteva ammalarsi, poteva diventare un malvivente, o un tossico, o chissà cos'altro. E invece è diventato un Testimone di Geova. Uno di quelli che dopo il suo ultimo concerto di Elio E Le Storie Tese commenta "troppe parolacce, questo è l'ultimo". Uno di quelli che vorresti fare uscire dal proprio guscio tarocco, ma è difficile, se non impossibile. E poi adesso è pieno di amici e accettato e tutto quanto, e sembra aver messo da parte l'ira della sua gioventù. Eppure "c'è del cattivo in lui", e lo dico con la stessa speranza con cui Luke Skywalker diceva il contrario di suo padre. Ogni tanto vorrei che mio fratello si arrabbiasse, che dicesse parolacce, che tornasse com'era prima, anziché chiudersi in una zenitudine che non gli appartiene (e che appartiene a me, ad esempio, ma per natura). Vorrei, ma contemporaneamente non lo vorrei, perché se andasse così perderebbe tutto quello che ha costruito in questi dieci anni: la sua famiglia (non quella d'origine, sia chiaro), i suoi amici.

Adesso non mi vergogno più, anzi, è una storia che racconto volentieri. L'ho raccontata qualche giorno fa alle mie colleghe, e hanno capito la mia tristezza interiore. Che non passerà mai, così come non passerà mai ai miei, che vedono poco e male il nipotino perché, sotto sotto, immagino che mio fratello tema una contro-conversione da parte dei miei (ma quando mai, poi).
Però è una brutta storia.
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Ultima modifica di gabo86 : 12-08-2019 alle ore 13.00.46
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Vecchio 12-08-2019, 02.13.58
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Predefinito obviously

Avrei un po' di cose da raccontare di questo weekend in montagna, ma sono reduce da due ore di guida solitaria (con tanto di cantata a squarciagola) tra strade di montagna e statali fastidiose, e poi ho nelle orecchie l'eco delle canzoni che ho ascoltato e che mi impedirebbe di concentrarmi davvero sui miei racconti.
E allora scrivo solo che gli Yeti sono ufficialmente il gruppo perfetto per guidare, e non solo.

(post scritto ascoltando BE dei Beady Eye)
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Predefinito errori di valutazione

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Per me S. Lorenzo resterà sempre quella serie di foto scattate sull'Etna la sera del 10 agosto 2003. Con la mia felpa azzurra adidas e il mio sorriso idiota, e la sua (che poi era mia) felpa bordeaux energie e il suo sorriso bellissimo.

L'anno prima io ed Ale avevamo visto una cinquantina di stelle in una sola sera. Abbiamo espresso così tanti desideri che ancora alcuni miei forse si devono avverare (i suoi forse l'hanno già fatto).

Ma poi niente, 2003 a tutta forza.
Anche stasera era una bella serata, anzi, lo è stata, con il primo S. Lorenzo con gli SQUOT (usciamo insieme da sei anni e ancora non ne avevo passato neanche uno con loro) e con me in versione "guida dell'Etna".

Poi rivedo le foto del 2003.
Poi penso a domani sera.
Poi vado a dormire.
Quante incredibili inesattezze in questo post.
In realtà forse sono inesattezze "col senno di poi", perché io non ho mai scritto bugie, e se ho scritto una cosa vuol dire che la pensavo.

Ad esempio, ho scritto che il S. Lorenzo migliore era stato quello del 2003. Buffo, visto che pensandoci adesso il migliore è stato proprio quello del 2009, che avevo appena finito di vivere. Non dimenticherò mai la barzelletta di Enrico e in generale quell'atmosfera tra amici che si erano affidati a me in quanto "il più montanaro", e li avevo portati a vedere le stelle. Non ne avevamo viste tantissime, almeno non quante con Ale nel 2002. Che poi, appunto, scrivevo che i desideri di Ale si erano avverati, ma col tempo si è un po' avverata la frase della mia firma (se mai la cambierò e tornerò a leggere questo post, era il ritornello di Valley Boy dei Manic Street Preachers).
Ma anche questo, chi poteva saperlo?

Ci sono troppe cose che non potevo sapere quando le ho scritte. Per altre, però, c'è solo voluto tempo, vedi "il mio San Lorenzo preferito. Che magari sarebbe stato battuto ieri sera, quando Vero e forse Bea si sarebbero messe a guardare le stelle con me, in montagna, ma era nuvoloso e abbiamo lasciato stare.
Niente più stelle, forse da dieci anni. Rido ancora se penso a quella barzelletta, mi commuovo ancora se penso alla canzone di Carboni.
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Predefinito alzare l'asticella

Non credo esista un metodo univoco per la misurazione della difficoltà dei giri in bici (il sito salite.ch ci prova ma non sono convinto che funzioni), ma in ogni caso quello che ho fatto sabato è sicuramente il giro con più dislivello: 2300 metri in salita (e altrettanti in discesa, ovviamente) spalmati lungo i gli 88 chilometri totali del percorso. Erano strade che avevo già percorso ma mai in questa combinazione: Fiera Di Primiero - salita al Passo Rolle - discesa a Predazzo - dietrofront e risalita al Passo Rolle - discesa a Fiera Di Primiero. Come in tutti i casi di giri in montagna seri ho ascoltato i Keane, stavolta anche con i b-sides che avevo scoperto quest'inverno. E, soprattutto, lungo la discesa finale, ho interrotto la sequenza di album della band inglese: non avevo ascoltato altro dalle sette di mattina, e volevo godermi un po' la discesa verso casa. Così ho ascoltato Automaton, l'ultimo (finora) album dei Jamiroquai, con il suo incredibile equilibrio tra funk ed elettronica e con i ricordi che mi legano ad un vecchio amico.

(post scritto ascoltando il concerto in Piazza Duomo degli 883)
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