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Vecchio 20-12-2019, 20.32.45
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Predefinito gli anni di gesso

Nel romanzo di cui ho scritto quattro post fa si fa riferimento al concetto degli "anni di gesso", ovvero quelli in cui "il carattere delle persone si indurisce, si cristallizza". Nel caso trattato nel libro si tratta degli anni tra i ventotto e i trentadue, ma comunque il concetto è interessante.
Così ho pensato: quali sono stati i miei anni di gesso? E soprattutto, quali sono state le fasi della mia vita?

La mia vita, come tutte le vite, è un insieme di micronarrazioni: ho provato a raccontarla, nel mio primo libro, usando la musica come filo conduttore, ma ho dovuto fare alcune forzature perché la musica non ha accompagnato ogni singolo momento o, meglio, ogni singolo rapporto. E così ci sono micronarrazioni legate alla musica, come quelle che ho trattato, ma ce ne potrebbero essere anche legate ad altre forme d'arte o ad altri concetti, concreti o astratti che siano.
E se provassi a racchiuderle in macrofasi?

La fase 0 sarebbe la fase tra i 0 i 14 anni, quindi tra il 1986 ed il 2000. Non ho alcun dubbio che probabilmente si tratti della fase più importante di tutte, quella che ha definito il mio modo di stare al mondo, eccetera. Però è anche una fase in cui, per limiti oggettivi legati all'età, non sono sempre stato libero di scegliere. È giusto così: dipendevo totalmente dai miei genitori, che hanno avuto in qualche modo la possibilità di tirare i fili della mia vita. Se loro disapprovavano una cosa, io semplicemente non avevo altro modo di farla, e quindi non la facevo. Poi, per carità, non credo l'abbiano mai fatto palesemente, ma di sicuro hanno influenzato alcune scelte. Un esempio su tutti: se avessero disapprovato i videogiochi, sicuramente non ne sarei diventato un appassionato. Potrei stare ore a scrivere di quanto mi abbiano o non abbiano influenzato direttamente, ma non è questa la sede.

La fase 1 andrebbe tra il 2000 ed il 2005, e potrebbero essere gli "anni di cemento", ovvero gli anni in cui ho costruito i pilastri su cui si è basata la mia vita per molto tempo, e per certi versi ancora oggi. L'ho raccontato più volte, ma (in estrema sintesi) nel 2000 è iniziata la mia amicizia con Carola, nel 2001 ho trasformato il legame con Ale da cuginizia ad amicizia, nel 2002 mi sono legato a Grazia e nel 2003 mi sono unito agli SQUOT. In più, nel 2005 mi sono iscritto al forum, altra colonna portante della mia vita.
Il fatto che uno di questi pilastri non ci sia più e che gli altri siano più piccoli di un tempo (non credo più deboli, semplicemente ridimensionati) non sminuisce il loro valore, e anzi, il loro essere stati, o essere, pilastri.

La fase 2 andrebbe tra il 2005 ed il 2010, e potrebbero essere gli "anni di legno", ovvero gli anni in cui ci sono stati sostegni che a volte hanno preso fuoco (in maniera anche positiva), a volte si sono spezzati, ma comunque non hanno mai raggiunto la stabilità o la durata di quelli di cemento. Possono essere stati anche intensissimi, non lo nascondo, ma quello che è mancata è la durata. Sono tutte o quasi storie legate al forum, storie di amicizia o di altro, in ogni caso storie di affetto. Nel frattempo i pilastri continuavano a fare i pilastri, ma in mezzo succedeva di tutto.

La fase 3, infine, andrebbe tra il 2010 e probabilmente sarebbe ancora in corso. Sono gli "anni di gesso", quelli in cui il mio carattere si indurisce, si cristallizza. Sono gli anni in cui non sono successe grandi cose, con l'eccezione di quella che ha dato loro l'avvio, cioè l'inizio della mia storia con Veronica e il mio trasferimento a Padova. Non sono successe grandi cose perché ho preferito concentrarmi sulla nuova avventura, quella in cui finalmente entravo nel campo delle relazioni stabili, e nel frattempo lottavo contro le difficoltà interiori della distanza da casa. L'avventura con Veronica continua e propone nuove sfide (la convivenza, ad esempio: ma quanto sono felice?), le difficoltà interiori pure, seppur in maniera diversa rispetto a prima. Ma nel frattempo il mio carattere si cristallizza, e se guardo indietro non cambierei niente.
Né di me, né della mia vita.
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Vecchio 20-12-2019, 20.48.46
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Predefinito 20. Liam Gallagher - Why Me? Why Not.

Questo disco è uscito lo stesso giorno di quello dei Keane, e le mie aspettative erano completamente diverse; per la precisione molto più basse, visto che gli Oasis non hanno certamente avuto lo stesso peso dei Keane nella mia vita, e poi la carriera solista di Liam Gallagher è stata per me trascurabile. La sua voce sembrava ormai essere sostituita da un raglio, e senza la scrittura di suo fratello Noel alle spalle non c'era niente da fare.
Eppure questo disco funziona. Gli arrangiamenti sono meno paraculi (leggi: "alla moda", con batterie compresse e suoni fastidiosi) del disco precedente, e anche la scrittura è più fluida. La voce di Liam, poi, non è per niente fastidiosa, anzi: finalmente torna a cantare come faceva vent'anni prima, e lo fa bene.
Certo, è "solo" un dischetto pop, ma non è così usa e getta come si potrebbe credere. Le ballatone la fanno da padrona: Once, Halo e Gone funzionano, e mancavano pezzi così nel suo disco precedente.
Non resterà nella storia, ma del resto i Gallagher la storia l'hanno già fatta. Adesso è tempo di divertirsi.

Voto: 7/10.
Voto su Metacritic: 74/100.
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Vecchio 22-12-2019, 02.11.14
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Predefinito 18 anni dopo, rido ancora come la prima volta

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Vecchio 22-12-2019, 02.17.27
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Predefinito 21. Kim Gordon - No Home Record

Kim Gordon secondo me ha avuto un grosso problema, forse enorme: è una di quelle persone che pensa di potersi permettere di tutto, e quindi si permette di tutto. D'accordo, trent'anni nei Sonic Youth dovrebbero essere una valida credenziale, ma in quei trent'anni ha suonato il basso e cantato/urlato, e comunque in mezzo a un gruppo di musicisti più che validi. Quando il gruppo si è sciolto, lei ha fatto esattamente come i propri ex-compagni di band: ha fatto quello che sapeva fare meglio. E così, loro hanno continuato a fare musica (in alcuni casi bellissima, come per i primi due album solisti di Lee Ranaldo), mentre lei ha continuato a fare rumore, stavolta per i fatti suoi.
Questo è il suo primo album solista e viene dopo tre album in collaborazione con chitarristi noise. Stavolta è da sola, e si permette davvero di tutto: basi rumorosissime a metà tra l'elettronica e il rock più distorto, lei che declama con toni incomprensibili concetti altrettanto incomprensibili, e in tutto questo viene solo da chiedersi il perché.
Ci sono momenti comprensibili, come il ritornello di Air B'n'B, che però è rovinato dal suo essere elettronico e poco Sonic Youth-esco. Ma del resto la band si è sciolta e ognuno è libero di fare quello che vuole.
Solo che è inascoltabile, o quasi. La critica la acclama, ma mi ricorda la critica che acclama perché non riesce a capire e quindi, per non passare per zoticona, acclama.
Io, invece, forse sono davvero uno zoticone.

Voto: 3/10.
Voto su Metacritic: 80/100.
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Vecchio 22-12-2019, 15.18.56
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Predefinito Pov

Ieri sono stato due ore di fila a parlare con Bea. Appoggiati al tavolino di un bar (cit., ovviamente) ha parlato lei per il 99% del tempo, anche perché io di cosa potrei parlare? Se devo raccontare di me, in fondo, non c'è niente da raccontare. E non lo dico con rassegnazione, anzi, lo dico con il massimo della soddisfazione possibile, perché ho sempre pensato che "si vivesse solo [...] di tradizioni da ennesima volta, quando niente ti sorprende e tutto ti appartiene già", e quello che ho sempre sperato era di avere una vita normale con un lavoro normale ed una ragazza normale, perché a de-normalizzare tutto ci penso da me. E insomma, mi ha raccontato, e lì mi sono reso conto di quanto siano distanti i nostri punti di vista su quello che le sta succedendo.
Io, ad esempio, le ho detto che sta chiaramente perdendo tempo. Lei mi ha detto che "non è detto", e in fondo ha ragione: il fatto che tirando una moneta dieci volte di fila sia venuto sempre "testa" non esclude che l'undicesima volta possa venire "croce". Io, da parte mia, non riesco ad escludere che la moneta abbia "testa" da entrambe le parti, e il fatto che sia uscito "testa" così tante volte di fila me lo fa sospettare seriamente. Ma lei no, lei spera che prima o poi venga croce. Non è sicura che succederà, ma lo spera, e quantomeno è un passo avanti. Se continuasse a perseverare pur avendo la consapevolezza che è impossibile che la cosa funzioni allora tutto sarebbe senza senso, ma la speranza ce l'ha, quindi va bene così.
E mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere. Le ho chiesto se, qualora le cose poi andassero male davvero, lei non ripenserà a questo periodo (lunghetto, in effetti) come un periodo in cui ha perso tempo. Le ho detto proprio queste due parole, "perso tempo". E lei mi ha detto che il tempo utilizzato per inseguire uno scopo, anche se lo scopo non lo si raggiunge, non è un tempo perso. È un tempo utilizzato per qualcosa, anche se poi non è andata bene. Ma secondo lei non è perso.

L'ha ammesso anche lei: prima di conoscere lui lei era esattamente come me, completamente razionale. Poi con lui ha capito che la razionalità non funziona, o forse addirittura non serve, e quindi ha iniziato a ragionare più d'istinto. Qualcosa è cambiato, mi ha detto, e adesso è essere razionale che le viene difficile, e le viene più naturale usare "la pancia".
"Come si cambia per non morire", giusto?

Comunque io mi ci trovo davvero bene, nonostante le diversità. O forse proprio grazie a quelle.

(post scritto ascoltando Let Them Eat Bingo dei Beats International)
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Vecchio 22-12-2019, 15.22.38
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Predefinito 22. Mark Kozelek with Petra Haden - Joey Always Smiled

Questo disco non merita neanche una recensione. Va benissimo un link a quella precedente, che poi è la stessa da anni, ormai.

Voto: 3/10.
Voto su Metacritic: s.v.
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  #8147  
Vecchio 22-12-2019, 23.08.14
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Predefinito un po'[nte sull'eternità] di f.u.n.k.

Stanotte ho avuto difficoltà a prendere sonno, e non mi capita mai: ho spento la luce all'1 pur sapendo che non mi sarei addormentato così presto, e in effetti c'ho messo almeno un'altra ora. Poi mi sono svegliato più volte in mezzo alla notte, e alla fine l'ho fatto definitivamente presto, restando a letto fino a che non si è fatta un'ora decente per alzarsi di domenica mattina.
Sono rimasto tutto il giorno con una sensazione strana, indefinita, che devo ancora mettere a fuoco. Per fortuna mi sto iniettando grossi dosi di funk per via auricolare, come scrivevo in un post di tantissimo tempo fa. Lo sto facendo anche adesso, magari funziona.

In ogni caso, stasera Vero e la sua migliore amica si sono scambiate i regali di Natale. Li apriranno il 25, separatamente, ma c'è stato un regalo che Vero pretendeva che lei aprisse subito. Era un libro, "Un ponte sull'eternità" di Richard Bach. Un libro con una storia incredibile, di quelle che avrei potuto scrivere io, se avessi saputo scrivere.

Per il Natale di dieci anni fa ricevetti in regalo da Veronica un libro. Quel libro, appunto. Ci sentivamo da qualche mese, non c'eravamo ancora mai visti, e me lo mandò con un pacco postale. Vedendo il timbro di Padova mia mamma immaginò che fosse di Grazia, ma stavolta c'era una novità. L'avrebbe scoperto qualche mese dopo.
In ogni caso quel pacco conteneva questo libro. Lo lessi, lo trovai molto semplice ma comunque speciale viste le circostanze. Oggi forse non mi piacerebbe, non lo so, magari lo rileggerò. Ma in ogni caso allora mi piacque.

Qualche mese fa, dopo che mio papà era venuto a montare la libreria nello studio della nostra casa, aprii tutti gli scatoloni e misi sugli scaffali i miei libri. Lei fece lo stesso coi suoi, e ci accorgemmo che c'erano due copie del libro. Due copie identiche. Una era mia, per forza, ma l'altra? Non capimmo, così la aprì: c'era una dedica fatta da lei alla sua migliore amica di allora (che coincide con quella di adesso). Una dedica con tanto di data: "Natale 2009", che poi era la stessa data che c'era sul mio libro. Cos'è successo? Lei non se lo ricorda, ma dev'essere andata per forza così: ha comprato due copie per regalarne una a me e una a lei, ma poi a lei non l'ha regalata pur avendo scritto la dedica. E così è rimasta in uno scatolone per dieci anni, finché non è stata riposta nella nostra libreria, scoprendo l'arcano. E stasera è stata regalata alla destinataria originale, "con dieci anni di ritardo" recitava il bigliettino che accompagnava il libro su cui era rimasta, ovviamente, la dedica scritta dieci anni fa.

Sono i dieci anni tra i 20 e i 30, non proprio anni "piatti". Si può regalare lo stesso libro dieci anni dopo?

Comunque, ho trovato anch'io una cosa simile. Una lettera a Grazia, scritta ma mai inviata. Era il 2005, l'ho trovata questa primavera mentre facevo la cernita delle cose da portarmi a Padova.
L'ho buttata via.

(post scritto ascoltando More Of Everything For Everybody dei Freak Power)
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Vecchio 23-12-2019, 17.26.23
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Predefinito 23. Nick Cave And The Bad Seeds - Ghosteen

Nel 2013 Vasco Rossi disse che, nonostante La Canzone Mononota (che gli Elio E Le Storie Tese avevano presentato a Sanremo) gli piacesse, secondo lui non era giusto che concorresse per la classifica, visto che era una canzone completamente diversa dalle altre e, per certi versi, anche una non-canzone. Aveva le sue ragioni, devo dire, anche se per me quello fu uno dei più bei momenti di Sanremo e della mia storia eliatica.
Ghosteen è un po' così, per me. È un non-disco. E non solo perché le canzoni sono a volte lunghissime, a volte estremamente monotone (non mononota), in ogni caso acustiche, senza batterie se non sul finale. È un non-disco perché le canzoni sono diverse da qualsiasi altra canzone. Hanno dei testi bellissimi, e sono cantati su tappeti di tastiere, a volte su qualche accordo di pianoforte, ogni tanto su violini o archi in genere. Punto. Ci sono pochissimi cambi di accordi, pochissime aperture armoniche, e secondo me il disco è abbastanza ostico.
A quanto pare, però, questo non gli ha impedito di essere uno dei dischi più premiati quest'anno, e forse anche in generale. La critica lo considera all'unanimità un capolavoro, e allora forse sono io che non capisco niente; per dire, la mia fase preferita dei Bad Seeds è quella compresa tra il 2001 e il 2004, con un rock potente in cui Warren Ellis faceva quello che dovrebbe fare, cioè suonare il suo violino distorto come nei Dirty Three, anziché arrangiare dei tappeti di pad piuttosto noiosi.
Insomma, il risultato non mi piace. Non so quanto questo risultato sia figlio dell'esperienza, umanamente terribile, della morte del figlio. In fondo anche i due dischi precedenti avevano quest'andazzo acustic-elettronic-angosciante, e ai tempi di Push The Sky Away Nick Cave era ancora un padre felice. Quindi, probabilmente, l'urgenza musicale di cambiare era dettata da motivi diversi.

Voto: 6/10.
Voto su Metacritic: 96/100 (è il voto più alto di sempre da quando esiste il sito, con l'eccezione delle ristampe e delle raccolte).
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Vecchio 24-12-2019, 15.45.07
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Predefinito non-vigilia di Natale

Per me Natale, più che il giorno di Natale, è sempre stata la vigilia. Da bambino, la vigilia era la sera in cui arrivava Babbo Natale (era un collega di mio papà, tra l'altro un collega che conoscevo molto bene, ma bastava quell'atmosfera magica ed un vestito rosso con la barba affinché io non lo riconoscessi), ed era la cena che passavamo sempre a casa; a volte noi del cerchio ristretto (io, mio papà, mia mamma, mio fratello, mia sorella, mia zia, mio nonno, mia nonna e la mia bisnonna) e a volte con altri parenti, ma sempre e comunque a casa nostra. L'indomani mattina aprivamo gli altri regali ("quelli che Babbo Natale si è dimenticato, diceva mio papà") e poi a pranzo eravamo a casa o anche da altri parenti; ricordo con certezza, per esempio, che il Natale del 2001 l'abbiamo passato a casa di zio Antonio e zia Costantina, al piano di sopra della loro casa, ed è stata l'ultima volta che abbiamo fatto qualcosa nel loro salone. Ma la vigilia eravamo sempre a casa.
Ecco perché, da quando sono a Padova, ho sempre cercato di tornare a casa per la vigilia. Ce l'ho fatta quasi sempre, e una volta (2002, il mio terzo Natale da quando mi sono trasferito) sono persino andato a Bologna, non proprio dietro l'angolo, per prendere un aereo che mi riportasse a casa la sera del 24 alle 20.30; praticamente mio papà mi venne a prendere, arrivammo a casa e c'era la tavola imbandita e tutti che mi aspettavano. Solo una volta non sono riuscito a tornare, per motivi lavorativi: è stato due anni fa, e Veronica e la sua famiglia sono stati così carini da organizzare una serata per me. Loro infatti non festeggiano mai la vigilia, anzi, per la vigilia vanno al cinema; i loro festeggiamenti di Natale sono il pranzo, e ok, e la cena del 25, insolitamente: il punto è che una delle sorella il 25 a pranzo lavora sempre, e quindi il secondo festeggiamento è la sera, in modo che possa esserci anche lei. In ogni caso, appunto, due anni fa organizzarono un cenone anche il 24 sera, per non farmi sentire troppo la nostalgia di casa. Funzionò perfettamente.

Quest'anno Vero era stata chiara: "adesso che abbiamo una casa nostra, il Natale lo si passa qui". Sacrosanto, sono tato il primo ad essere d'accordo. Ci siamo organizzati in modo da andare a Catania dal 26 all'1 (lo spettacolo di mio papà con i razzetti la notte di Capodanno è una delle cose che mi fa sentire più felice in assoluto) e abbiamo organizzato la giornata del 25 in modo che a pranzo fossimo a casa nostra, mentre a cena saremo da una delle sue sorelle. Benissimo, fin qui.
Il punto è che è successa una cosa, anzi, come direbbe Braid, "[Vero] ha fatto un errore". Sapendo che io il 24 mattina avrei lavorato (e in effetti sono appena rientrato a casa), ha pensato bene di organizzare una gita fuori porta con alcuni suoi familiari, per la precisione al villaggio di Natale che hanno costruito a Milano. Rientrerà stasera verso le 22.30, il che vuol dire che da adesso alle 22.30 io sarò solo a casa. Per carità, uscirò per andare a fare gli ultimi regali (e gli ultimi auguri), ma ad esempio cenerò da solo, proprio mentre a un migliaio di chilometri da qui il resto della mia famiglia, assieme ad amici, organizza il cenone. "Non mi ero ricordata che la vigilia fosse così importante per te" ha detto Vero, e non ha fatto altro che scusarsi. E figuriamoci se non la perdono, alla fine è una stupidaggine. Però oggi è il 24, e proprio oggi che è il primo anno in cui posso passare la vigilia nella prima casa veramente mia, almeno per il catasto, la passerò da solo.

Il che non m'impedisce di divertirmi, anzi: ho appena iniziato a vedere un dvd, suonerò certamente il pianoforte, giocherò alla Playstation. Tutto bellissimo, ma molto "solitario". Forse il 24 era meglio organizzarsi diversamente.

(post scritto ascoltando Live On Brighton Beach II di Fatboy Slim)
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Predefinito 24. Trio Bobo - Sensurround

Terzo album per il Trio Bobo che aggiunge alla sua collaudatissima formula chitarra-basso-batteria una cantante indiana ma trapiantata in Italia. In questo disco non canta, ma "vocalizza" (scat, si chiamerebbe in inglese), un po' come faceva Lucio dalla, per citare il caso più famoso. Sembra quasi un quarto membro aggiunto, visto che i pezzi non sono più prettamente strumentali ma hanno spesso questa voce, dall'intonazione tipicamente "Bollywoodiana", che ricama degli assoli vocali interessanti. Il punto è che la scrittura di questi pezzi non è elevatissima, o almeno, non ai livelli del primo album; i membri del gruppo (bassista e batterista sono quelli di Elio E Le Storie Tese) sono tecnicamente ineccepibili ma forse manca un po' di cuore. Piacevoli gli interventi di Bollani ai rhodes, ma appunto, il tutto è molto tecnico e poco emotivo.

Voto: 6/10.
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Predefinito superstar DJs/1

Sono sempre stato appassionato di dvd musicali, e tra i tanti che ho ce ne sono due che in effetti sono un po' fuori dal coro, perché immagino possa sembrare strano che una persona decida di passare un'ora e mezza seduto sul divano e circondato dagli altoparlanti mentre sullo schermo davanti a lui succedono delle cose "particolari".
Il primo di questi due dvd, ne ho scritto diverse volte, è quello di Play di Moby, che tra le altre cose contiene un megamix di un'ora e mezza di remix dei pezzi di Moby ad opera di altri produttori. Gli altri produttori hanno remixato i pezzi, Moby ha mixato tra loro i remix in modo da creare un unico flusso sonoro di un'ora e mezza. Fin qui tutto normale: il punto è che questo megamix è accompagnato da immagini parecchio astratte, generate al computer e mescolate con immagini "reali", creando un flusso visivo, oltre che sonoro, che ho sempre adorato. Il punto è che mi si potrebbe chiedere "ma cosa ci trovi di interessante a startene seduto sul divano ascoltando musica elettronica mentre sullo schermo davanti a te scorrono delle immagini senza senso?". E la domanda ci starebbe, ma ho sempre adorato quel dvd, che avrò visto una marea di volte durante l'adolescenza e un po' meno dopo; l'ho comunque rivisto qualche mese fa, nella mia casa nuova, col mio impianto di sempre, e l'ho adorato.
Il secondo dvd è quello del "live a Brighton Beach" di Fatboy Slim; il secondo live, per la precisione. Il primo era stato immortalato in un cd, meraviglioso, in cui Fatboy Slim mescolava pezzi altrui inserendo ogni tanto qualcosa di suo. Per il secondo, invece, oltre al cd era uscito il dvd, che comprendeva una scaletta leggermente diversa per motivi di spazio, intendo. E così mi è capitato, soprattutto durante l'adolescenza ma anche oggi (e per oggi intendo adesso), di guardarlo, cioè di guardare un tizio su un palco che mette dischi mentre davanti a lui 250000 persone ballano senza sosta. È una cosa a cui forse oggi siamo un po' più abituati, ma che allora sembrava senza senso.
E allora, rispondiamo a un po' di domande.

Prima domanda: perché non fa un concerto dal vivo, anziché mettere dischi? Risposta: perché per il tipo di musica che ha sempre fatto Fatboy Slim, almeno per quella che Norman Cook ha prodotto utilizzando questo pseudonimo, non è concepibile una rappresentazione dal vivo. Lui del resto sa suonare solo il basso e la chitarra, e come si farebbe per il resto? La risposta potrebbe essere "come i Chemical Brothers", cioè utilizzare delle tracce preregistrate "montando" mattone dopo mattone i pezzi che compongono il pezzo, e facendolo in tempo reale; ma i Chemical Brothers intanto sono in due, e poi fanno una cosa che praticamente fanno solo loro. Norman Cook non potrebbe mai ricreare in tempo reale i pezzi di Fatboy Slim, non con quella precisione o con quella follia, quindi la cosa è da escludere. Ci sono delle alternative, ovviamente: Moby, ad esempio, li ricrea dal vivo con il supporto di una band completa, ma suonano parecchio diversi dall'originale, e poi Moby è prima di tutto un musicista, più che un produttore. I produttori di musica elettronica, quindi, sono "costretti" a darsi ai DJ set, durante i quali mettono musica propria o musica altrui, dipende. Per esempio Fatboy Slim, negli anni del big beat, metteva lo stesso genere che produceva, mentre poi i suoi DJ set si sono spostati più sulla musica a cassa dritta ("dance", la chiameremmo), mentre lui ha continuato a produrre "elettronica intelligente", quindi decisamente diversa. Ecco perché Fatboy Slim ha sempre fatto DJ set.

Seconda domanda: che senso ha andare a sentire uno che mette dischi? Risposta: un po' è l'evento, ovvero "sono andato a sentire Fatboy Slim", che fa tanto figo; un po', però, è che se ti piace Fatboy Slim probabilmente ti piace la sua selezione. Una delle due cose che deve saper fare un DJ è selezionare la musica in modo da dare un senso alla sequenza. Le playlist e, ancora peggio, l'ascolto random hanno ultimamente rovinato questo concetto, ma dietro le sequenze di pezzi c'è sempre una pianificazione, e poi a volte c'è un po' di sana improvvisazione. Ho letto, per esempio, una recente intervista ad Alex Neri (DJ e produttore dei Planet Funk) che spiegava quanto sia importante il feedback del pubblico davanti per la scelta dei pezzi quando si mixa. Mi piacerebbe poter dire la mia su quest'argomento, ma la volta in cui sono state più persone davanti a me mentre mettevo i dischi saranno state una ventina, quindi non faccio testo.
La selezione, dicevo, come una delle due cose che deve saper fare un DJ. La seconda, poi, è la "tecnica". Non basta premere play, no: i pezzi devono avere un flusso ininterrotto, come scrivevo per il dvd di Play di Moby. E un flusso ininterrotto non è facile da generare, visto che ogni pezzo ha la sua velocità. Ecco dove sta la bravura del DJ: accelerare o rallentare il pezzo che sta per entrare in modo che vada alla stessa velocità di quello che sta suonando, e per farlo utilizza le cuffie che, al di là dell'aspetto estetico, servono proprio ad ascoltare in anteprima il pezzo che verrà, in modo da poterne modificare la velocità per quando ci sarà il passaggio. E poi il passaggio stesso, ovvero quel lasso di tempo, che può durare pochi secondi o anche alcune decine, in cui i due pezzi sono sovrapposti, e devono essere sovrapposti esattamente alla stessa velocità, proprio al millesimo di secondo, perché sennò succede un casino.
Ecco, la sovrapposizione è una cosa fondamentale, e negli anni le cose sono cambiate.
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Predefinito superstar DJs/2

Quando è nata la professione del DJ, cioè dai '70 fino alla fine del '90, i DJ usavano soltanto i vinili, inizialmente perché era l'unico supporto esistente, e poi perché si è rivelato il più pratico, anche quando durante gli anni '90 i cd li avevano completamente soppiantati. Qualsiasi giradischi, infatti, può rallentare o accelerare muovendo semplicemente una levetta, per cui il meccanismo alla base era quello: ho messo un disco, ascolto in anteprima nelle cuffie il disco successivo, lo rallento o lo accelero in modo che la velocità coincida con il disco che sta suonando adesso, poi rimetto la puntina all'inizio, aspetto che il disco che sta suonando stia per finire, sposto la levetta del mixer in modo che i due dischi adesso suonino insieme (in fondo li ho appena sincronizzati) e poi lascio sfumare in modo che suoni solo il secondo disco. A quel punto posso togliere il primo dal giradischi e metterne al suo posto un terzo, di cui dovrò modificare la velocità. E così all'infinito.
Io non ho mai usato i vinili, e immagino che debba essere stato dannatamente difficile, almeno rispetto al supporto che ho utilizzato io. Quando ho iniziato a fare il DJ, infatti, erano appena usciti i cosiddetti CDJ, ovvero l'equivalente dei giradischi ma con i cd, che permettevano di fare quello che normalmente con il cd non si è mai fatto, cioè accelerarli e rallentarli. La digitalizzazione dovuta al cd permetteva di semplificare il lavoro del DJ: per esempio, si poteva fissare un punto da cui il disco sarebbe ripartito una volta premuto un particolare pulsante, quindi non bisognava più andare con la puntina a caccia del punto preciso sul solco del vinile; in più, per esempio, si poteva fare partire il cd "di botto", senza che avesse dei tempi di accelerazione legati alla meccanica, e questa è una cosa che ho sempre usato durante i miei DJ set. Molto più comodo del vinile, sicuramente.
Poi però l'uso dei cd è stato soppiantato dagli mp3, e adesso qualsiasi DJ usa una specie di CDJ che però si collega ad un computer che contiene tutti i pezzi e da cui si sceglie il successivo. Quest'innovazione ha semplificato in maniera drastica le difficoltà di sincronizzazione, e me ne sono accorto quando tre mesi e mezzo fa ho fatto il DJ al matrimonio di un amico: adesso il computer è in grado di sincronizzare da solo i pezzi, alterandone le velocità in modo che coincidano. C'è quindi molta meno possibilità di sbagliare. Forse è "troppo facile".

Anzi, no: c'era un ulteriore modo di facilitare le cose, e qualcuno l'ha usato. L'ha usato e l'ha ammesso candidamente: "lo faccio per evitare che qualcosa possa andare storto". L'errore umano è sempre in agguato, in effetti, e volendo può scapparci anche con il computer che sincronizza da solo i pezzi. Così l'ultima innovazione è quella che, chissà, potrebbe uccidere il mestiere del DJ, ad opera dei DJ stessi: avere tutto preregistrato. Si sarebbe sempre potuto fare, in effetti, ma chissà perché hanno iniziato a pensarci solo adesso: prepararsi il mix in studio, in modo da poter correggere eventuali errori, e poi farlo partire premendo semplicemente play e, a quel punto, facendo solo finta di mixare i pezzi. In fondo adesso non c'è più neanche il gesto, palese, di "cambiare disco", visto che i pezzi vengono presi tutti dal computer, quindi, chi vuoi che si accorga che stai solo facendo finta di mixare? Magari una persona che è accanto al DJ vede che sta premendo pulsanti a caso, ma il pubblico no. Lo fanno in molti, pare. E non se ne vergognano, proprio dicendo che lo fanno "per evitare che qualcosa possa andare storto", come se invece i musicisti che suonano dal vivo abbiano la certezza di non sbagliare neanche una nota. Adesso i DJ sono delle superstar, riempiono le arene, e alcuni di loro lo fanno senza neanche premere un tasto.

Fatboy Slim nel suo live di Brighton usava ancora i vinili, poi si è convertito all'utilizzo degli mp3. Ho visto che su YouTube c'è la registrazione di un suo DJ set con una GoPro puntata sulla sua postazione, per cui è possibile vedere esattamente cosa sta facendo. Sono curioso di vederlo, anche se per oggi ho già visto il suo DJ set di Brighton e mi basta; sono curioso di vederlo per capire un po' meglio come funziona questa cosa degli mp3 (un po' meglio dei pochi minuti in cui l'ho usata al matrimonio) e per vedere se per caso anche lui non bari, ma sono sicuro di no.

Poi, e lo scrivo giusto in coda, mi manca tantissimo il Fatboy Slim produttore, ma quello ormai mi sa che non tornerà più. Molto più facile limitarsi a fare il DJ, me ne rendo conto. Ma i suoi quattro album (più quello inciso a nome "The BPA" e quello realizzato con David Byrne) resteranno nell'olimpo della musica elettronica.
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Predefinito 25. Morcheeba Productions - Cool Your Soul

In sintesi la storia è questa: i fratelli Ross e Paul Godfrey mettono su i Morcheeba a metà anni '90, chiamando a cantare la cantante Skye Edwards. Pubblicano un po' di dischi di grande successo, poi Skye esce dal gruppo e i due fratelli continuano con altre cantanti; Skye, nel frattempo, intraprende una carriera solista. Dopo un po' rientra nel gruppo (pur continuando la carriera solista), finché pubblica un disco come Skye & Ross. E Paul? È la stessa Skye a spiegarlo: Paul è fuori dai Morcheeba, ma anche lui è proprietario del nome e quindi finché non troviamo un accordo non possiamo pubblicare come Morcheeba. L'accordo viene poi trovato e così Paul Godfrey è ufficialmente fuori dai Morcheeba, che continuano con il loro nome ma senza di lui.
Paul Godfrey dei Morcheeba era l'autore dei testi e il curatore della parte elettronica (beats, scratch, eccetera). Senza di lui i Morcheeba sono andati avanti, ma lui senza di loro ha riciclato in realtà il nome, chiamandosi "Morcheeba Productions" e chiamando a cantare una cantante che aveva partecipato ai primissimi provini, prima di Skye.
Il risultato è una versione sbiaditissima dei Morcheeba, e la cosa è strana. La voce non è quella di Skye, e va bene, ma anche altri due album dei Morcheeba erano usciti senza Skye, ed erano validi. Cosa manca, quindi? Il polistrumentismo di Ross Godfrey? O forse, semplicemente, manca l'alchimia, o ancora meglio, la magia. Quella di cui i Morcheeba erano capaci da soli, e che stavolta non c'è stato.
È un disco di trip hop senza troppe pretese, ma niente di più.
Peccato.

Voto: 6/10.
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Predefinito hoops

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Predefinito 26. Stefano Bollani - The Music Of Sasha Argov

Nella sua schizofrenica discografia, quest'anno Stefano Bollani ha pubblicato un disco dal vivo registrato dieci anni fa in Israele, in cui con altri musicisti rileggeva la musica del compositore locale Sasha Argov, che qui in Italia non è per niente conosciuto, ragion per cui non c'è alcun pregiudizio, né positivo né negativo, nei confronti della sua musica. Quello che ne è uscito fuori è un disco di jazz, jazz particolarmente agitato e a tratti quasi rumoroso, con il sassofono che stride fin troppo e in generale un'irrequietezza che in altri dischi funziona, ma qui infastidisce soltanto. E rende il disco di difficile fruizione, e soprattutto di difficile permanenza nella memoria.

Voto: 5/10.
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Predefinito macco macchi, e tre

È successo altre due volte, una più o meno due anni fa e un'altra, di cui però non ho scritto, qualche mese fa. Adesso è successo per la terza volta, ieri sera mentre ero con Vero e sua mamma sull'aereo per Catania, e mi sono reso conto che non c'è modo più "nostalgico" dell'iniziare quella gigantesca operazione nostalgia che si mette in moto ogni volta che torno a Catania che incontrare Macco Macchi sull'aereo, sentirmi chiamare "il fedelissimo", e farmi travolgere da mille ricordi di sale prove e live nei pub, e soprattutto pensare a quanto io sia legato alla persona che ha fatto da anello di congiunzione tra me e lui.
Poi, oggi, quella persona mi ha mandato un messaggio che non ho ben capito cosa voglia dire. Lo capirò nei prossimi giorni, immagino.

E adesso, stasera, serata SQUOT.
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Vecchio 29-12-2019, 02.15.38
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Predefinito 27. Graham Coxon - The End Of The Fucking World 2 O.S.T.

Dopo l'esperimento dell'anno scorso, Graham Coxon è ritornato con la colonna sonora del seguito di una serie tv stramba ma godibile. A differenza della quasi totalità dei prodotti videografici, questa serie ha appunto una colonna sonora che ha tantissime canzoni inedite, perfette per accompagnare le scene senza dialoghi. Sembrerebbe un album normale, un album fine a se stesso, più sul lato folk di Coxon che sugli altri lati (rumorosi e/o elettronici), e poi è invece una colonna sonora ottima per una serie tv. Non ho ancora visto la seconda stagione, quella accompagnata dalle canzoni di questo disco, ma immagino ci stiano alla perfezione.
Vedremo. Intanto, un disco senza pretese ma molto godibile.

Voto: 7/10.
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Vecchio 29-12-2019, 02.22.33
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Predefinito in questa città c'è qualcosa che non ti fa mai sentire solo

Il titolo di questo post è anche la didascalia di una delle pochissime foto che io abbia mai messo su Facebook, per la precisione l'ultima, pubblicata ieri sera. In questa foto ci siamo io, Veronica e altre persone. Persone che sento e vedo poche volte l'anno, visto che abitano a Catania o in alcuni casi in città comunque diverse da Padova (Pisa e Madrid), ma che in qualche modo continuano ad avere una certa importanza per me.
Non capita spesso, anzi, capita veramente di rado, ma ieri sera siamo riusciti a vederci tutti, o quasi. Esclusi quelli che non erano a Catania (e quindi erano a Prato e a Manchester), uno aveva il raffreddore e non stava bene, un altro lavorava e il terzo, forse il più doloroso, mi ha detto che ci vedremo separatamente (domani mattina, per la precisione) perché deve farmi un annuncio importante. Immagino già di sapere di cosa si tratti, ormai l'età è quella.

E insomma, ieri sera eravamo in via Gemmellaro, una via che quando abitavo a Catania era relativamente deserta, e della cui esistenza come accentratore della vita notturna mi ero accorto solo un paio di anni fa quando, dopo una pizza con gli SQUOT, siamo andati a bere e abbiamo visto una serie di locali, uno dopo l'altro. Ieri sera questa stessa serie di locali era invasa da una fiumana di gente, più o meno nostra coetanea, anche se ci è bastato stare tra noi, con le nostre fidanzate, mogli e in un caso figli, per sentire il "clic" che ci accompagna ogni volta che ci incastriamo.

Per me è stato un periodo buffo letterariamente: ho letto di amicizie di gruppo maschili e non ho potuto far altro che confrontarle con il mio termine di paragone, ovvero noi. L'ho fatto e ho avuto l'impressione che ne fossimo usciti a pezzi. Ieri sera, però, sono stato felicissimo della serata, dell'allegria, dei ricordi e dei nostri diversi modi di guardare al futuro. Sono stato felicissimo di esserci stato, sono stato felicissimo di esserci.
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Predefinito 28. Subsonica - Microchip Temporale

Quest'anno, per festeggiare il ventennale del loro album più famoso, i Subsonica ne hanno pubblicato una nuova versione "rivenduta e corrotta" (non sono errori, è proprio la mia descrizione), collaborando con diversi artisti.
Ed è stato un miscuglio di intenzioni: in alcuni pezzi gli artisti, soprattutto i rapper, aggiungono una parte scritta da loro, che teoricamente dovrebbe fare da complemento e che invece aggiunge poco o nulla; l'unica eccezione è il pezzo di Willie Peyote, che aggiorna Sonde raccontando cos'è successo nel frattempo alla nostra privacy negli ultimi venti anni.
In altri pezzi, invece, si duetta e basta: c'è Elisa e c'è Motta (non è una rivoluzione: Tutti I Miei Sbagli acustica era già stata pubblicata tredici anni fa). Ci sono poche rivoluzioni radicali: splendida quella di Coez, che rende completamente suo un pezzo celebre come Strade, e in molti hanno gridato allo scandalo. Io no, perché io ero convinto della necessità di innovare. E certe volte le innovazioni hanno funzionato: i pezzi sono tutti risuonati e ricantati, ed è vero che a volte cambia poco ma quanto meno c'è stato uno sforzo a livello di impegno. C'è del funk che prima non c'era, o non così tanto, ne Il Mio D.J., c'è del reggae che prima non c'era, in Strade, e per il resto ci sono pochi interventi, e a margine.
Questo disco non aggiunge niente, toglie qualcosa e sminuisce l'importanza dell'album di vent'anni fa. Non è vero che i Subsonica nel 1999 fossero l'equivalente dei rapper e dei trapper di oggi: è una semplificazione sbagliata e pericolosa, e che a farla siano proprio loro è preoccupante.

Un passo di lato, leggermente indietro.

Voto: 5/10.
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Predefinito tre video, tre vite

Stasera io e Vero siamo andati da Ale e suo figlio, e Ale c'ha fatto vedere tre video al computer.

Il primo era un video che avevo visto parecchie volte: estate 2008, nel video ci sono io che ballo con la camicia semiaperta e uno sguardo relativamente allucinato. Sono sicuro di non aver bevuto niente, ero solo trascinato dalla musica e dalla sensazione di perfezione di quel periodo. E poi c'era Ale con me, il Banacher intorno a noi, ed ero convinto fossimo immortali.
L'ho rivisto e mi sono commosso.

Poi è partito il secondo video, di cui non sapevo l'esistenza: Ale aveva ripreso la premiazione della serata raccontata in questo post. Non avevo idea che l'avesse ripresa, altrimenti gliel'avrei chiesta in seguito, non tanto per la serata, una serata apparentemente come tutte le altre (d'accordo, forse più divertente della media comunque altissima), ma piuttosto perché è stata l'ultima sera prima che quell'uragano (cataclisma?) della sua futura ex moglie, per citare Willie Peyote, si abbattesse su di lui due giorni dopo, ponendo fine alla simbiosi tra me e lui e cambiandogli la vita, prima in meglio e poi in peggio.
Ci siamo noi in sottofondo che ridiamo, e non potevo sapere che le cose sarebbero cambiate drasticamente.
Per la cronaca: entrambi i video sono in una cartella dal nome "pre 2009", come a dire, "tutta la mia vita prima di incontrare lei". In quella cartella ci saranno stati sì e no venti files tra foto e video, e tutto il resto è perduto come lacrime nella pioggia. Incredibile la sua volontà di fare tabula rasa.

E poi il terzo video è stato incredibile. Non l'avevo mai visto, non ne sapevo l'esistenza ma del resto non c'entra niente con me: l'hanno creato lui e suo figlio qualche giorno fa. In questo video ci sono loro che giocano a Super Mario Odissey per la Switch, ma loro non si vedono: ci sono le immagini del gioco e le loro voci fuori campo che fanno una specie di tutorial, spiegando cosa fare, eccetera. Mi è mancato il fiato, almeno per due motivi: il primo è che avrei adorato fare una cosa simile con mio papà, quando avevo più o meno l'età del figlio di Ale e io e mio papà giocavamo insieme al primissimo Prince Of Persia. Sarebbe stato bellissimo avere una registrazione di quel tipo, con la sua voce già da adulto e la mia ancora da bambino. Potremmo farlo adesso, ma non sarebbe la stessa cosa, e poi mio papà non gioca più da allora o quasi. Il secondo motivo è più o meno simile: avrei adorato fare la stessa cosa ma con Ale. Non sarò suo figlio ma sono (stato) il suo fratello minore, e quando avevo l'età che ha adesso suo figlio giocavamo tantissimo e facevamo anche una serie enorme di stupidaggini "virtuali", come le Olimpiadi inventate da noi, eccetera. Quindi, probabilmente, se avessimo avuto i mezzi avremmo potuto fare un videotutorial anche noi, magari al gioco dei Blues Brothers o a Parasol Stars, giochi simbolo della mia infanzia e della sua adolescenza. Sarebbe stato bellissimo.
Non l'abbiamo fatto, l'ha fatto con suo figlio, mi sono commosso. E per un attimo il mio desiderio di paternità si è impennato impercettibilmente.
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