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  #1  
Vecchio 19-11-2011, 16.42.37
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Predefinito intervista ad un militare italiano

Mi è venuta questa idea qualche mese fa, ma poi, dato l'andazzo del forum, pensai non fosse una idea felice, non mi sembrò il caso, lasciai stare. Nel frattempo, ho visto 20 sigarette, film consigliatissimo, ed ho avuto modo di ascoltare un piccolo dialogo tra due giovani militari, oltre ai racconti di chi, nella mia famiglia, appartiene a questa realtà. Mi è tornata la voglia, e con la splendida disponibilità di un forumista che ho preferito tenere anonimo anche se le risposte parlano da sole, sono riuscito a mettere assieme questa piccola intervista. Perchè, secondo me, pacifista convinto e collocabile in una certa posizione ideologica ben chiara, molti italiani oggi non sono in grado di comprendere la situazione di chi lavora nell'Esercito Italiano. Al di là di ogni ideologia, opinione; senza scomodare Pasolini, capire bene cosa accade ai ragazzi che scelgono questa carriera.

Inutile pregarvi di non divagare, di non rovinare il thread con soliti discorsi e battibecchi. Ho già ricevuto critiche e piagnistei per aver chiuso immediatamente il thread sul fumo, non avrei paura a replicare. Se non altro per rispetto.

In calce, il trailer di 20 Sigarette, che consiglio.

  #2  
Vecchio 19-11-2011, 16.47.02
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Predefinito

- Da quanto sei nell'Esercito Italiano? Raccontaci com'è nata la scelta di intraprendere la carriera militare.

Mi sono arruolato l' 8 Gennaio 2004...
La mia non è stata proprio una scelta: mi vedevo a fare solo quello da quando avevo 15 anni... sarà perchè ho un fratello che ora lo fa da 21 anni, ma ho sempre immaginato che sarei diventato quello. Una volta dentro ero sicuro che mi sarebbe piaciuto, eh, anni e anni di desiderio... ora le cose sono un pò cambiate...


- Considerando la formazione e il lavoro di base, come si trasforma un giovane ragazzo italiano senza particolari esperienze in un componente delle forze armate?

Oggi non esiste più la leva, ma un esercito che viene definito di professionisti, poichè si è tutti volontari: un ragazzo che entra a far parte dell' esercito come VFP1 si ritrova a fare un addestramento di base, prima del giuramento, per poi affrontare il modulo K (modulo Kombat), col quale comincia ad avvicinarsi all' uso delle armi, l' utilizzo delle apparecchiature radio, impara a "leggere" cartine e bussola (ma tanto poi usiamo il GPS!), i movimenti tattici sul terreno... al termine di questi 3 mesi è "pronto": dipende poi da che incarico e in che caserma va a finire. Può ritrovarsi dal fare la semplice "manovalanza", alle guardie in caserma, a Strade Sicure, ad altro... una cosa è certa: si ritrova ad essere l' ultima ruota del carro, senza lo straordinario pagato e quindi "sfruttato", ma credo sia uguale anche nell' ambito civile... si chiama gavetta.

- Le storie di "nonnismo" e depressioni che, è un fatto di cronaca, hanno portato anche a suicidi, rappresentano ancora una realtà delle caserme italiane, o con la soppressione della leva obbligatoria il fenomeno è mitigato?

Il nonnismo è stato totalmente debellato... Anzi: a parte la presenza di un numero verde per questo, c'è anche una maggior tutela per i militari, rappresentata da buoni avvocati, o siti internet... vale la pena ricordare che nell' ambito Forze Armate, non esistono sindacati, quindi non c'è una forte tutela del lavoratore come può essere, per esempio, in Polizia...


- Aiutaci a capire quanto influisce sulla vita di un soldato la frequente condizione, soprattutto nei primi anni, di trovarsi assegnati anche in Italia in località molto distanti dalla propria zona d'origine. Come funziona l'equivalente delle "ferie"?


Questo è un discorso soggettivo: la capacità di ambientarsi e di adattarsi. Io sono della provincia di Caserta, ho cominciato con 3 mesi di Ascoli, 3 di Lecce per la specializzazione ed infine assegnato in provincia di Pordenone. Il discorso della lontananza da casa esiste solo perchè il grosso dell' esercito italiano proviene dal sud, e le caserme "vuote" sono al nord. Ho visto molti colleghi prendere male lo stare lontano e abbandonare la vita militare, per poi pentirsene, come del resto, altri che di tornare al proprio paese d' origine, non ci pensano proprio.
Le "ferie", la licenza: 32 giorni lavorativi (sabati e domeniche sono esclusi dal conteggio), più le eventuali ore di recupero che si maturano svolgendo attività svariate: diciamo che non manca la possibilità di andare a casa, anzi... credo sia il posto migliore per questo! Qualche anno fa accumulai una cosa come 1400 ore di recupero: in una settimana devi garantire 36 ore di lavoro... fate un pò voi il calcolo, e constaterete quanti giorni mi sono fatto a casa...


- Una settimana tipo di lavoro, in condizioni normali, equivale alla seguente routine quotidiana:


Parto dal presupposto che parlo della mia realtà, una caserma carrista, ovvero, una caserma con i Carri Armati, l' Ariete...
Alzabandiera, due ore di educazione fisica, manutenzione sui carri, pulizia armi, pulizia della caserma... non esiste una settimana tipo: ogni caserma fa storia a se... per quanto riguarda la mia è particolare, perchè abbiamo un tipo di specializzazione che oltre a farci fare i "soldati classici" col fucile, richiede anche una preparazione particolare per l' utilizzo del carro armato...


- Il gioco vale la candela? Ti senti adeguatamente stipendiato?

Credo di si...
Non ci si ammazza di lavoro, sarò onesto: c'è più una sorta di stress psicologico dovuto al dover sopportare determinate situazioni, o al fatto che anche al di fuori delle ore lavorative, sei comunque un militare: se, ad esempio, ti fermano i Carabinieri e ti sospendono la patente per guida in stato d' ebbrezza, ne rispondi anche in ambito militare con i giorni di consegna, che sono punizioni che vanno poi ad inficiare la tua possibilità di partecipare a concorsi, o chiedere trasferimenti...
Va detto che, salendo di grado e salendo di responsabilità ci sono stipendi "pesanti", ma parliamo di Generaloni... per noi "di truppa", il tutto è legato, oltre che al grado, agli anni di servizio...

- Missioni all'estero. Molti purtroppo credono che i militari, al ritorno, riescano a costruirsi ville dorate. Innanzitutto: si può scegliere se e come partire? Ho sentito di episodi di cronaca con corruzione in entrambi i sensi (per partire, per restare). Raccontaci in breve quanto dura mediamente una destinazione, com'è la vita, il rapporto con i commilitoni e i superiori.

Ville dorate? Mah... non credo... poi dipende sempre dal soggetto: io con la mia missione ho preso una Yaris di seconda mano... ho preferito non sputtanarmi i soldi, visto anche come è stato guadagnarli... per prima cosa, espongo il "tariffario":
Afghanistan: 136 euro al giorno
Libano: prima 170 euro al giorno circa, ora dovrebbe essere 136...
Kosovo: 60 euro al giorno, se non sbaglio... altre tariffe non le conosco...
La scelta della partenza di una caserma piuttosto che un' altra non dipende dalla caserma stessa, ma dai piani alti della Difesa... La possibilità di rifiutare una partenza c'è sempre: se sei sposato, ad esempio, ci vuole una delibera scritta e firmata da tua moglie: chiaramente un comandante, in missione, predilige portarsi con sè gente motivata, oltre che preparata...
La vita in missione è abbastanza dura: ti estranei dal resto del mondo, cerchi di fare quanto più amalgama possibile coi tuoi colleghi, di conoscerli a fondo, perchè devi essere sicuro di poterti fidare, nel caso succeda un imprevisto...
Non ho visto di persona casi di corruzione, ma è chiaro che ci siano mete più "appetibili" o meno rispetto ad altre: l' Afghanistan non è il Libano, per esempio... sono situazioni diverse, la prima (missione NATO) è decisamente più pericolosa dell' altra (misione ONU)
Una missione dura dai 4 agli 8 mesi, dipende la destinazione... Con tutti si instaura un rapporto diverso, perchè si vive insieme h24, compresi i propri superiori, anzi: se in Italia, porti rispetti, non escludo che all' estero un vaffanculo ci scappa volentieri, e bisogna essere davvero bravi a mantenere la calma, perchè dopo mesi, i nervi diventano come una molla, e una semplice stronzata, può far arrivare alle mani...


- Una domanda che sembra banale, ma... in missione umanitaria, si spara?

Bella domanda! Diciamo che il principio della legittima difesa, personale, dei mezzi e dei materiali, non è intaccata... e non dico altro...

- Qual è la reale condizione di chi purtroppo è vittima di stress post traumatico? L'Esercito segue adeguatamente queste problematiche?

Non conosco casi...ma credo che l' esercito faccia del suo meglio... mettendo a disposizione strutture, personale qualificato, o, almeno, adeguate risorse finanziarie...

- La questione di "raccomandati" e "imboscati" belli tranquilli nei casermoni vicino casa è seria?

Non più, ormai: è difficile farle queste cose, proprio per un discorso di numero di militari all' interno delle caserme... non si riesce più a farla sporca come un tempo, ma anche questo ambiente è Italia...

- Se tuo figlio volesse intraprendere in futuro la carriera militare?

Cercherò di rendergli la vita migliore della mia, e non farlo arrivare al punto di chiedersi di arruolarsi...

Esiste un problema di spreco di soldi pubblici da parte del Ministero della Difesa?

Non saprei... l' idea del militare, che è tale per difendere la patria, è cambiata: non ci sono guerre, o paesi che invadono il nostro, ergo, non siamo chiamati in causa... non siamo militari "propriamente" detti... ripeto, le cose sono cambiate, e il militare dell' esercito, viene impiegato in maniera diversa.
A parte le missioni all' estero, i militari sono impiegati nell' operazione Strade Sicure a supporto delle forze dell' ordine, o Strade Pulite in Campania... in ambito civile per le calamità... il Genio viene impiegato in opere di ricostruzione...diciamo che operiamo in un settore molto più vasto rispetto a quello della "guerra". Forse lo spreco sta nel fatto che tutto quello che è "extra" come Strade Sicure, viene retribuito e non rientra nella normale paga del militare.
  #3  
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- Per ringraziarti della disponibilità, ti facciamo togliere un pò di sfizi: sfatiamo un pò di falsi miti che la gente è convinta di avere in tasca come verità sul mondo dei militari italiani.
Fammi esempi di falsi miti...


Falsi miti?... Il militare palestrato... dove sta? M' avete visto, no? Però fa parte della preparazione militare l' avere almeno la piena efficienza fisica, perchè ci sono dei parametri da rispettare... ogni anno ci sono delle prove di efficienza da superare... come i 2000 m in dieci minuti, o fare 15 km in 2 ore e 45 minuti... flessioni, addominali, salto in lungo...
psicologicamente ci sono esaltati, ma conosco solo i Paracadutisti della Folgore... o quelli del Battaglione San Marco, comunque in molti ci credono... ma io sono diverso... racconto un aneddoto...
Guidonia, 2010, prove per la cerimonia del 2 Giugno... Folgore e San Marco si sfidavano a chi faceva più flessioni: io li sfidai, nell' ilarità totale di tutto il mio reparto, a mangiare una crostatina in un solo boccone...! M' ingozzai e mostrai il terzo dito a quegli energumeni... (Peccato non poter pubblicare quel video, per ovvi motivi...)
Io credo che siano in pochi a riuscire a mantenere un certo equilibrio mentale stando nell' esercito e, credetemi, io sono uno abbastanza sano! Lo giuro!
Non siamo marines!
Talvolta il fatto di mostrare il lato duro e serio è doveroso, in quanto facenti parte di una istituzione: non è tutto "Classe di ferro" l' esercito italiano, ma sono convinto del fatto che se non fossimo chiusi fra quattro mura, altro che barzellette sui Carabinieri!
C'è un detto che riassume il tutto:
dove finisce la logica, inizia l' Esercito Italiano...
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