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Vecchio 21-05-2019, 23.05.49
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Predefinito il diritto di non finire il libro

Daniel Pennac ha stilato una lista dei dieci diritti del lettore, e il terzo di questi è "il diritto di non finire il libro". Non ne ho mai fatto uso, forse perché non ho letto mai libri che mi sono piaciuti così poco da spingermi ad abbandonarli, oppure perché ho sempre pensato che il libro potesse migliorare col passare delle pagine. Adesso, dopo centinaia di libri letti, mi accingo ad usarlo.

Avevo iniziato a leggere "the golden notebook" di Doris Lessing perché avevo appena finito un libro leggero, forse troppo per me, e mi sono sentito in colpa verso la mia presunta intellettualità. Così sono passato in biblioteca e mi sono fatto convincere dalla quarta di copertina (veniva giudicato "un libro dalla struttura narrativa geniale", cosa che in genere adoro) e dal fatto che ci fosse la versione inglese. L'ho presa un po' come una sfida a me stesso.
Poi, però, sono arrivati i problemi.

In realtà il problema è solo uno: è noiosissimo. Ho letto le prime 150 pagine e non succede veramente niente, è tutto un parlarsi addosso di una noia mortale. Sarei andato avanti ma la lettura in inglese mi impedisce di tenere il mio consueto ritmo di una pagina al minuto, cioè quello che mi permette di finire qualsiasi libro in tempi molto brevi e di andare avanti anche in caso non mi stesse piacendo, perché tanto al massimo sacrifico una o due serate. Però questo è in inglese, un inglese molto semplice invero, ma sto andando ovviamente più lento che in italiano. E poi sono oltre 550 pagine, e io, sinceramente, non ce la faccio. Proprio no.

Mi appello al terzo diritto del lettore di Pennac e corro in biblioteca a restituirlo senza averlo finito. Per la prima volta nella mia vita.

(post scritto ascoltando Born In The Echoes dei The Chemical Brothers)
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Vecchio Ieri, 22.05.29
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Predefinito nel nome della madre

Poco più di dieci anni fa, il papà di Grazia è morto di leucemia. Quel periodo non era certamente uno dei picchi del nostro rapporto, lo ammetto, ma non so quanto c'entrasse lui. Si era ammalato poco più di cinque anni prima e si era aggravato solo durante la sua ultima estate, come parecchi post che ho scritto qui testimoniano.
Adesso, e la diagnosi è di pochi giorni fa, sua mamma si è ammalata della stessa malattia. L'ha scoperto per caso, durante un controllo per una più normale operazione (che sarà domani mattina), e l'ha detto a mia mamma, nonché una delle sue più care amiche. È stata proprio mia mamma a dirmelo, sabato sera al telefono, e nel frattempo io pensavo che anche un'altra loro amica ha la stessa malattia. Chissà, forse c'entrano le grotte (scherzo, ma è una coincidenza tosta).

Il punto di questo post è un altro, però, e cioè che ieri ho passato l'intera pausa pranzo con Grazia, e abbiamo parlato di mille cose, inclusa l'imminente operazione di sua mamma, ma non ha accennato alla recentissima diagnosi. Mia mamma si era raccomandata di far finta di non sapere niente, e così ho fatto, però la cosa si è fatta notare. D'accordo, ognuno metabolizza le notizie come vuole, e magari ci vorrà del tempo per parlarne, ma certamente in altri tempi l'avrebbe fatto prontamente. Adesso, con la muta distanza che scorre tra noi (cit. Subsonica), le cose sono cambiate.

(post scritto ascoltando Still Here dei The Beasts)
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