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Vecchio 20-03-2007, 19.00.53
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ripartiamo da un punto posto da jero. perchè serve un nuovo 68? quali sono le cose da cambiare? come? perchè? con quali strumenti? è inutile fornire la medicina senza conoscere il male e senza sapere le eventuali controindicazioni del farmaco
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Vecchio 20-03-2007, 20.37.09
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ripartiamo da un punto posto da jero. perchè serve un nuovo 68? quali sono le cose da cambiare? come? perchè? con quali strumenti? è inutile fornire la medicina senza conoscere il male e senza sapere le eventuali controindicazioni del farmaco
Più che nuovo 68 si sente il bisogno di un ritorno al senso civico del paese, mi spiego, il sistema italia non può andare avanti con i furbetti del quartierino, la difesa ad oltranza delle caste e delle lobby. Ognuno di noi è parte di un insieme più grande chiamato Italia, metterlo al culo a qualcuno significa soltanto trovarsi prima o poi qualcosa nel proprio deretano.....C'è bisogno di rispetto delle regole, anche di quelle che all'apparenza potrebbero sembrare non giuste......tutto quì, serve, in questa Italia, più educazione e meno Judge Dredd.....
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Vecchio 21-03-2007, 09.38.31
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d'accordissimo con damphir
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Vecchio 21-03-2007, 09.45.42
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una rivoluzione implica cambiamento radicale. non credo che serva alla società di oggi. certo, le nuove generazioni sono considerate prive di valori. ma chi le giudica così? persone che assolutamente non le conoscono. fa molto molto più scalpore il filmato fatto con il videofonino e diffuso su youtube che le migliaia di ragazzi che quotidianamente e silenziosamente prestano il loro tempo al volontariato. si parla di crisi di valori. io non la vedo assolutamente così. è una crisi dei valori tradizionali, ma non una crisi di valori assoluti. chi grida alla rivoluzione è uno che non conosce il suo tempo.
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Vecchio 21-03-2007, 09.46.52
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Intervista al portavoce del governo: "Non mi dimetto
La libertà d'informare è sacra, pubblicate le foto"

Sircana: "Non si crocifigge un uomo
per la sciocchezza di una sera"

di MASSIMO GIANNINI


La foto che ritrae Sircana
mentre si accosta ad un trans

"Mi dispiace. È stata la stupida deviazione di percorso di una sera d'estate. Ma perché dovrei dimettermi per questo?". Silvio Sircana sta seduto in poltrona, e riflette a voce alta. Da casa sua è appena uscito un medico. La moglie Livia prepara la cena ai figli. Una vita sconvolta da una foto. Una foto che lo ritrae mentre si affianca a un transessuale, e scambia qualche parola dal finestrino. Quella maledetta foto che, spuntata dalle fogne di Vallettopoli, lo inchioda alle sue responsabilità. Di marito, di padre, di politico, di portavoce del governo. "Pubblicatela pure, quella foto, tanto so cosa ritrae. Ritrae quello che è successo. Cioè nulla".

Onorevole Sircana, come fa a dire che quella foto non ritrae nulla?
"È la verità. Una macchina si accosta un istante a un presunto transessuale. Poi se ne va. Con a bordo soltanto chi la guida. Questo è il fatto".

Nella sua posizione di uomo pubblico, con un incarico di governo, anche questo può bastare. O no?
"No, non può bastare. Non si crocifigge una persona, per una sciocchezza del genere. Non si espone alla gogna mediatica un uomo, per una piccola e stupida deviazione di percorso, in una sera di mezza estate. Se quello che è successo dovesse essere oggetto di qualsiasi analisi di tipo processuale, anche presso il più spietato dei tribunali religiosi, verrebbe derubricato così: il fatto non sussiste. E invece, su un fatto che non esiste, si è montata purtroppo una panna ignobile".

Forse, se lei si fosse dimesso subito e fosse passato al contrattacco, difendendosi con le unghie e con i denti, magari la panna non montava.
"E perché avrei dovuto dimettermi? Per una non-notizia? No, non ci sto. Le vere notizie sono altre...".

E quali sono le vere notizie? Qualcuno ha complottato contro di lei? Qualcuno ha montato la panna per colpire Prodi?
"Io non mi do risposte. Ma continuo a farmi domande. Di questa vicenda delle foto si parlava già da qualche mese, nel pettegolaio generale, e nessuno mi ha mai avvertito. Dell'esistenza di atti giudiziari, con un faldone intestato al mio nome e cognome presso una Procura della Repubblica, ho saputo solo dalla lettura dei giornali. Intorno a queste voci si è poi innescato un processo pubblico, una speculazione "filosofica" che prescinde totalmente dalla realtà dei fatti. Si è persino ipotizzato che dietro quelle foto si nascondesse un tentativo di ricatto".

E invece non è così? Lei non è stato ricattato?
"Nessuno mi ha mai ricattato. Nessuno mi ha mai telefonato. Non ho ricevuto nessuna informazione, nessuna segnalazione. Neanche una lettera anonima. E allora torno a chiedermi: perché è successo tutto questo?".

E io torno ad insistere: perché non ce lo spiega lei? Ce l'ha con i magistrati che hanno lasciato trapelare il fatto? Con i giornali che hanno sparato la notizia in prima pagina?
"Io non faccio nomi. Penso che la maggior parte dei mezzi di informazione gestisca questioni delicate e anche scabrose con quel tanto di gentilezza e di riguardo che consentono di trattare qualunque notizia, sempre che di notizia si tratti. Ma io pongo una questione generale. Se da questa disavventura che è capitata a me si coglie l'occasione per far scattare provvedimenti restrittivi della libertà dell'informazione, allora mi preoccupo".

Lei sta dicendo che non condivide il provvedimento varato la settimana scorsa dal Garante della Privacy?
"No, non mi piace che certe norme, che dovrebbero essere prima di tutto di carattere etico-morale, vengano imposte dal legislatore. Penso che bisognerebbe fare una riflessione collettiva, non su come una norma esterna debba misurare la libertà dell'informazione, ma quali codici deontologici debba condividere dall'interno chi lavora nei media. E penso anche che occorrerebbe una riflessione più ampia, che però lascio a intellettuali più raffinati di me, su come ormai tutta questa informazione moderna, compresa quella politica, si radichi sul "filone culturale" del reality show, delle trasmissioni spazzatura in cui le coppie separate si sbranano davanti alle telecamere. Insomma, su quella "cattiva maestra televisione", di cui spesso anche i giornali, purtroppo, finiscono per fare da detonatore, invece che da silenziatore".

Ma non sarà invece che quella del Garante è una "norma ad personam" che Pizzetti, ex consulente giuridico di Prodi, ha varato proprio per difendere lei?
"Ho letto anche questo. Ma mi dispiace deludervi ancora. Io non ho mai chiesto niente a nessuno. Non ho mai parlato con Pizzetti. Ed escludo categoricamente che ci abbia parlato Prodi".

Comunque, scusi la franchezza, ma già sento l'obiezione di qualche lettore, mentre legge questa intervista: dopo quelle foto, proprio lui viene a farci la morale?
"Non mi sono mai messo a caccia per cercare quelle foto, non ho mai inseguito il direttore di "Oggi" per chiedergli di darmele. Quelle foto mi hanno distrutto. Ma dimostrano il nulla, come conferma nell'intercettazione telefonica lo stesso fotografo che le ha fatte: "peccato, si è fermato un attimo, e poi se n'è andato"".

Ma perché si è fermato?
"Gliel'ho detto. Uno stupido cambiamento di percorso".

A questo punto la disturba che quelle foto siano pubblicate o no?
"Io ho già chiesto che siano pubblicate. E lo ripeto: pubblicatele pure. Anche se questa mia richiesta non rappresenta una liberatoria per nessuno, rispetto ai nuovi divieti fissati dal Garante".

Ha un bel coraggio, dopo quel ricovero urgente in ospedale. Colica addominale, si è detto...
"Infatti. Non lo nego. Ho subito uno shock terribile".

Lo sa che secondo alcune fonti quella notte prima del ricovero lei avrebbe addirittura tentato di farsi del male?
"Ma sì, va bene anche questo. Ognuno pensi quello che vuole. Io so solo che ho vissuto i momenti più brutti della mia vita".

Lo ha detto lei stesso, quando si è diffusa la notizia: "Sono distrutto, come posso parlare a mia moglie, cosa devo spiegare ai miei figli"? È riuscito a farlo, a distanza di sette giorni?
"La mia famiglia è l'unica cui devo spiegare qualcosa. Abbiamo vissuto tutti uno shock. Mia moglie ha capito benissimo il poco che c'era da capire. Ma con i miei figli è diverso. Loro hanno sofferto. Hanno subito e sentito l'enorme pressione, anche psicologica, che arrivava dall'esterno. Non a scuola, devo dire. Ma a casa sì. Nella mia casa circolano da sempre i giornali. E a vedere il proprio cognome sparato in un certo modo sui giornali c'è ancora qualcuno che si impressiona. Soprattutto se quel qualcuno ha solo tredici anni".

Mi rendo conto. Ma proprio per questo, dimettersi subito non sarebbe servito anche per tenere più al riparo anche la sua famiglia?
"Senta, io in tutti questi giorni non ho fatto altro che pensare a e occuparmi della liberazione di Mastrogiacomo. Mi sono detto: lo devo a Daniele, perché lui è mio amico e perché questo è il mio lavoro. Risolto quel problema, penserò anche al mio. Bene, ci ho pensato. E non glielo nego: ho anche pensato di dimettermi subito. Ho pensato tante di quelle cose, all'inizio. Cose anche molto brutte. Ma poi, superato lo shock, mi sono detto: adesso devo fare una valutazione seria, e prospettica, com'è doveroso che sia".

E l'ha fatta, questa valutazione?
"La prima riflessione che ho fatto è la seguente: faccio un lavoro in cui mi propongo come mediatore tra l'istituzione e l'informazione. In un lavoro del genere, la parola chiave è una sola: credibilità. E allora mi sono posto la domanda: agli occhi dei miei interlocutori sono ancora una persona credibile o no? Restano dubbi e retropensieri, sulla mia credibilità?".

Bella domanda. Ha trovato la risposta?
"Sì, l'ho trovata. Prima di tutto nei miei datori di lavoro...".

Vuol dire che Prodi non le ha chiesto di fare un passo indietro?
"Prodi non ha mai deviato un secondo. Ha sempre avuto una grande fiducia in me. Ma poi la risposta l'ho avuta anche da tutto il governo, e dal mondo politico. Ho ricevuto messaggi di solidarietà non solo dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra. Mi ha chiamato Casini, mi ha telefonato Ronchi per riferirmi la solidarietà di Fini, mi hanno scritto lettere cortesissime Bonaiuti e Schifani. Questi attestati di stima mi hanno fatto capire che la valenza politica delle mie eventuali dimissioni non c'è, non esiste".

Ma ora che le foto sono pubbliche su tutti i giornali, non teme che qualcosa si possa rompere, dentro di lei?
"Certo, dentro di me resta una cicatrice profondissima, sul piano umano, psicologico, affettivo. Ma io mi sento ancora la persona di prima. Io resto quello che sono sempre stato. Per questo resto al mio posto. Ogni persona seria deve pensare a dimettersi almeno tre volte all'anno. Perché commette leggerezze ed errori. Ma un conto è pensare alle dimissioni, un conto è darle. Tra l'altro, le voglio ricordare che io le dimissioni da questo incarico le ho già date una volta, nella vita. Quindi oggi non ho proprio nessuna paura".

Insomma, onorevole Sircana, la sua linea è resistere, resistere, resistere. Ma come si sente, davvero?
"Come mi sento davvero? Mi sento uno schifo. Le confesso che quest'ultimo week-end, passato a seguire le ore più drammatiche del rapimento di Mastrogiacomo, avrebbero potuto uccidere un elefante. Dopo il malore della settimana scorsa mi sono curato poco, quasi per niente. Adesso è ora che mi rimetta in sesto, sul serio".

(da www.repubblica.it 21 marzo 2007)
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Vecchio 21-03-2007, 11.11.33
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Più che nuovo 68 si sente il bisogno di un ritorno al senso civico del paese, mi spiego, il sistema italia non può andare avanti con i furbetti del quartierino, la difesa ad oltranza delle caste e delle lobby. Ognuno di noi è parte di un insieme più grande chiamato Italia, metterlo al culo a qualcuno significa soltanto trovarsi prima o poi qualcosa nel proprio deretano.....C'è bisogno di rispetto delle regole, anche di quelle che all'apparenza potrebbero sembrare non giuste......tutto quì, serve, in questa Italia, più educazione e meno Judge Dredd.....
Anch'io sono d'accordo tantissimo..rispettare le regole e semplice senso civico, qualcosa che in italia credo davvero non esista. Sarebbe tutta qui la soluzione, da parte dei cittadini e dei politicanti, solo che purtroppo sembra qualcosa di tremendamente lontano, e sinceramente non capisco il perché..son tornato da poco tempo da sydney ed ho avuto quasi uno shock i primi tempi che ho abitato lì. Tutto funziona incredibilmente bene, è tutto efficientissimo e la burocrazia è snellita al massimo, e la cosa più incredibile è che non è svizzera, e lì è tutto..estremamente informale, e funziona bene in modo quasi inspiegabile..mi ha fatto riflettere un sacco. Noi in teoria abbiam la cultura, secoli di storia, letteratura e pensatori alle spalle..loro una civiltà venuta da galeotti. E lì al telegiornale non si parlava d'altro che di nuovi investimenti per la ricerca e per l'ambiente. COntemporaneamente sentivo notizie di un governo che cascava dall'italia.
..la vecchia, fatiscente italia..qui da noi i politici son tutti vecchi formali che parlan parlan e poi meschini tra loro litigano. Lì veramente con gli occhiali da sole ma fanno il loro. Qui la gente studia dante e la storia..ma poi è capace di ascoltare calderoli senza aver dei crampi allo stomaco. Nel nostro passato c'è stato craxi..e ancora siamo capaci di ascoltare certa gente. Onestà e senso civico, ma dove sono? Tutti che cerchiamo di pagar meno tasse..
Perché? Ma questa cultura?..ho sempre creduto nella sua importanza, ma veramente inizio ad avere dei dubbi in proposito. In Australia, c'è una immigrazione incredibile, e veramente più stranieri che altri..ma non ho mai sentito commenti razzisti.
Poi vabbé, di gay e lesbiche ce ne sono una infinità e son molto ma molto più liberi di qui..e la famiglia è talmente in crisi che le coppie son giovani e con tanti figli..mannaggia al papa e le sue stronzate..ma questo è un altro discorso e già sono andato troppo fuori tema.
So solo che veramente non riesco ad immaginare come rieducare dei giovani all'onestà e al rispetto delle regole quando il nostro modello culturale, quella cosa che ci fa sentir tanto superiori agli americani, sta fallendo totalmente, nel meschino rubare sugli spicci. Della morale cristiana purtroppo chi è lì sopra con la sua papalina ha deciso di farne solo un rigido conflitto di culture, irriggidendo e congelando un modello mai come ora utile..bo
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Folletto Ma i porci, secondo Crisippo, erano pezzi di carne apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocché non imputridissero, conditi colle anime in vece di sale.
Gnomo
Io credo in contrario che se Crisippo avesse avuto nel cervello un poco di sale in vece dell'anima, non avrebbe immaginato uno sproposito simile.


L'Inarrestabile Speranza ci accompagna sempre

Io lo so che non sono solo anche quando sono solo
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il nostro è anche il paese dei machiavelli e dei guicciardini. grandissimi nella loro analisi politica (valida per molti versi ancora oggi), ma altrettanto meschini nel portare ad esempio politici (se così si possono chiamare gli uomini pubblici di allora) apprezzati per la loro furbizia e non per la correttezza e integrità morale
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quindi credo che, paradossalmente, i nostri mali risiedano proprio nella nostra cultura politica, nel nostro modo di farla e di interpretarla.
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è un paradosso, lo so, ma secondo me è questa la chiave di volta dell'analisi sui mali della politica italiana.
il nostro modo di intendere la politica non è quello di amministrare bene la res pubblica, quanto quello di amministare il potere. in questo siamo maestri. gli australiani, gli svizzeri, gli scandinavi sono ottimi amministratori. noi siamo pessimi amministratori ma ottimi politici.
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in Italia per emergere (nella politica come in tutte le altre attività umane) occorre essere intraprendenti, furbi, magheggiatori. l'uomo onesto può svolgere compiti importanti, ma difficilmente riuscirà ad essere l'ultimo ad avere la parola decisiva. questo perchè chi è davvero onesto, moralmente integro, retto, non riesce a tollerare tutti quei piccoli giochini di potere che servono per salire la piramide. si accontenta e si ferma prima. questo non significa né che tutti quelli che sono in cima alla piramide siano dei criminali (1.perchè sopportare i giochi di potere non è un reato; 2. perchè molto spesso questi giochi sono legittimi; ) nè che questi non siano per forza anche uomini integri e buoni amministratori. ma la maggior parte della classe dirigente italiana non ha al 100% le competenze e le capacità per stare lì dov'è.

è una visione molto pessimista della politica italiana (politica intesa in senso lato). ma è proprio questa visione che mi spinge tutti i giorni ad impegnarmi per modificarla. Poi ci sta benissimo che la mia sia utopia, o che io stesso sia un politico "alla machiavelli". però.... ci provo
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Predefinito "Non ho nulla da perdonare a mio marito Silvio Sircana"

di LIVIA AYMONINO

Gentile direttore, visto che apprendo dalle agenzie che sarebbe imminente la pubblicazione da parte di qualche settimanale di mie interviste esclusive e di ricostruzioni fantasiose in base alle quali io avrei "perdonato" mio marito, non avendo mai concesso alcuna intervista e non avendo mai avuto nulla da perdonare, ritengo utile inviarle questa mia riflessione.

Si tratta di pensieri fissati sulla carta nei giorni scorsi che intendevo tenere per me o, al più, rendere pubblici più in là nel tempo quando la nube tossica si fosse diradata per lasciare spazio a cieli più sereni. Il perdurare della attenzione sulla vicenda mi impone invece di chiarire una volta per tutte il mio pensiero e i miei sentimenti che sono solo ed esclusivamente quelli qui sotto riportati.

Bisogna stare dritti. Quando ondate di fango, di parole, di dolore, di nulla ti travolgono a tua insaputa, malgrado te, bisogna stare dritti perché se ti pieghi hanno vinto loro, le calunnie, le parole, il fango, il nulla. Ho visto giorni migliori ma, come è noto, non c'è limite al peggio. E al peggio, purtroppo, veramente non c'è limite. La calunnia si nutre di paura e io non ho paura, mai, ho paura solo delle cose serie e vere, delle incognite cattive della vita, delle malattie, del male che possono ricevere i miei figli e le persone che meritano il mio amore.

Non ho paura del niente, del vuoto, del più bieco pettegolezzo, perché non ho paura di quello che non esiste. Sono la moglie di Silvio Sircana ma, soprattutto, sono Livia Aymonino, con la mia storia, le mie convinzioni, il mio lavoro, i miei figli, i miei pensieri. Silvio ed io siamo persone normali con una vita che da quindici anni scorre normale nei nostri binari. Di amore, rispetto, convinzioni, credo. Con le nostre intelligenze, le nostre carriere, i nostri cari, le passioni etiche e politiche, le nostre vite lì a testimoniare il percorso professionale e esistenziale di trenta anni di onorata carriera in questo difficile mestiere che si chiama vita.

Tutto qui. Siamo normali come le centinaia di persone che in questi giorni complicati ci sono state accanto con silenzio, rispetto e affetto. Poi ci sono gli altri: i professionisti della bugia, della parola, dei dibattiti, del sospetto, dei giudizi senza ragioni. Che hanno fatto male, molto male, a me, a noi, a loro stessi, senza pensarci troppo. E che hanno trasformato in basso e strisciante un dibattito alto che meriterebbe riflessione e pacatezza, quello della libertà di stampa e quello della libertà dell'individuo, dove finisce l'uno e inizia l'altro, cosa si è chiamati a fare e a essere quando si diventa persona pubblica e onorevole, in tutti i sensi.

Del resto dalle situazioni peggiori si impara sempre qualcosa e noi siamo e restiamo persone curiose e non presuntuose, forti ma non arroganti, sempre pronte ad imparare e a mettersi in discussione. Ce l'hanno insegnato le nostre famiglie, la nostra cultura, la nostra generazione e abbiamo il compito morale, familiare e politico di insegnarlo alle generazioni future, agli uomini e alle donne di domani che, speriamo, possano confrontarsi con un mondo e un Paese migliore di quello che ho visto e ho letto nelle ultime settimane.

Un mondo dove la volgarità è diventata un "sito di dominio" come su Internet, dove le opinioni contano sempre più dei fatti, dove l'apparire si confonde con l'essere e la vittima con il colpevole. Una favola di Esòpo all'incontrario, dove la morale è capovolta e dove vince sempre il cattivo a discapito del buono o dell'inerme. Ecco cosa è stato mio marito e cosa siamo stati tutti noi in questi lunghi giorni: degli inermi in una favola rovesciata, dove la parte lesa si trasforma in colpevole senza appello, senza possibilità di fuga se non quella della resa. Delle belle, grasse vittime da sacrificare in nome dello scoop, della battaglia politica, della falsa morale.

Uso un termine che non è mai stato usato, neanche una volta, in questi giorni: fiducia. Io ho una vera, grande, leale, fiducia in Silvio che spero sia ricambiata con altrettanta forza. Ho fiducia in quello che siamo, in quello che abbiamo costruito, nell'onestà specchiata e intellettuale con cui ha affrontato il compito che gli è stato chiesto di svolgere dal Presidente del Consiglio, dal Parlamento, dagli elettori. Il suo calvinismo è conosciuto almeno quanto la sua magrezza e nel nostro (non) interessante dibattito familiare lui è sempre il più moralista, il più serio, il meno eversivo tra noi due. Facciamo poca o nulla vita mondana, sappiamo molto uno dell'altro, senza aspettarci di sapere tutto o di appartenerci completamente. Proprio perché abbiamo rispetto e fiducia reciproci.

Non ci mangiamo, siamo, e percorriamo insieme, vicini, un pezzo lungo o corto che sia, della vita individuale di due persone. Di questa vita, di questo percorso, di questa fiducia, in questi giorni è stata fatta carta straccia. In nome di un'ipotetica verità, in nome di un'ipotetica giustizia, in nome di un'ipotetica responsabilità, in nome di un ipotetico Paese. Che non è il mio e nemmeno quello di tanti altri. Ma, come dicevo prima, anche dalle situazioni peggiori si può sempre imparare qualcosa e io in queste settimane ho imparato che c'è ancora tanto lavoro da fare.

E stasera vado a letto tranquilla sapendo che non è stato fatto nulla di male, se non a noi, e che per diventare persone migliori bisogna imparare a perdonare anche chi questo male ha procurato. Per non avere paura, mai, nemmeno del dolore.
__________________
CANTO L'ALTISSIMO IMMENSO AMORE PERCHÈ L'AMORE È UNA COSA ECCEZIONALE SENZA L'AMORE NON C'È NIENTE DA FARE AUGURO A TUTTI DI POTERLO PROVARE
PERCHÈ L'AMORE TI TRASFORMA IN CIÒ CHE SEI PERCHÈ L'AMORE TRACCIA DEI PERCORSI SUOI IRRICONOSCIBILI E MISTERIOSI PERCHÈ È L'AMORE CHE CI RENDE RADIOSI
STELLE DANZANTI NELLA CREAZIONE VIVA L'AMORE UNICA RIVOLUZIONE
pronti sempre a rispondere
a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi


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  #72  
Vecchio 28-03-2007, 12.49.39
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Mah. Anche la moglie di Clinton mi sa che faceva discorsi del genere.
Che figata, mi ricordo ancora la faccia di Clinton quando guardava dritto alle telecamera e giurava di non aver mai avuto rapporti con la Lewinswy. Me la ricordo anche perchè ogni tanto fortunatamente me la fanno rivedere.
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  #73  
Vecchio 11-04-2007, 02.58.51
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Non conosco molto la storia ma probabilmente i terroristi o i rivoluzionari che colpiscono chi vuole il cambiamento sono in qualche modo manipolati o comunque non sono rivoluzionari. Parlando in astratto ritengo che ogni società in ogni epoca abbia bisogno di qualcosa che crei dinamismo, che smuova i poteri forti. Se i poteri forti rimangono fissi non c'è vita. Non c'è spazio per le menti fresche. Probabilmente comunque il terrorismo che colpisce chi vuole il cambiamento è un difetto italiano. L'attentato dell'11 settembre ha certamente colpito dei poteri che stavano li fermi da chissa quanto.
Sogno un sistema che riesca ad avere un ricambio continuo dei posti di potere. Al di la di ogni partito o sistema l'unica cosa che crea la giustizia sociale è esattamente quanto ho appena detto. Servirebbe un network non organizzato e senza un capo che costantemente generi rinnovamento nei centri del potere. Ovviamente chi ha dei poteri enormi non vuole e creera ognì struttura e legge per rendere diffiicile il compito ai "rinnovatori". Quindi questa struttura deve per natura essere imprevista, spontanea e al limite della legalità. Secondo me si dovrebbe arrivare ad un equilibrio dove si sa che la maggior sicurezza lo ha il ceto medio. Un buon ingegnere, un buon professionista. I troppo ricchi e troppo poveri dovrebbero sentirsi in pericolo. Questa situazione creerebbe un sistema giusto. Indipendentemente dalle leggi, dalla democrazia, dal colore, dalla nazione. Servono sempre sia i "buoni" sia i "cattivi". Il problema del mondo attuale è che non viene riconosciuto il ruolo ai cosiddetti cattivi. A regime penso che i cosiddetti cattivi o rivoluzionari o terroristi potrebbero generare ricambio senza violenza.
__________________
Sono libero di scegliere!

Ecco il mio blog:
http://lenoteinfinite.blogspot.com/
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  #74  
Vecchio 11-04-2007, 09.21.27
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mah... per capire qualcosa dovremmo vedere tutti "in un altro paese", film documentario sulla mafia.

così ci mettiamo chiaro in testa che NON c'è nessuna volontà di cambiare.
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  #75  
Vecchio 28-06-2018, 11.15.08
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Originalmente inviato da FABIO ROBERTO TOGNETTI Visualizza messaggio
in Italia per emergere (nella politica come in tutte le altre attività umane) occorre essere intraprendenti, furbi, magheggiatori. l'uomo onesto può svolgere compiti importanti, ma difficilmente riuscirà ad essere l'ultimo ad avere la parola decisiva. questo perchè chi è davvero onesto, moralmente integro, retto, non riesce a tollerare tutti quei piccoli giochini di potere che servono per salire la piramide. si accontenta e si ferma prima. questo non significa né che tutti quelli che sono in cima alla piramide siano dei criminali (1.perchè sopportare i giochi di potere non è un reato; 2. perchè molto spesso questi giochi sono legittimi; ) nè che questi non siano per forza anche uomini integri e buoni amministratori. ma la maggior parte della classe dirigente italiana non ha al 100% le competenze e le capacità per stare lì dov'è.

è una visione molto pessimista della politica italiana (politica intesa in senso lato). ma è proprio questa visione che mi spinge tutti i giorni ad impegnarmi per modificarla. Poi ci sta benissimo che la mia sia utopia, o che io stesso sia un politico "alla machiavelli". però.... ci provo

Fabio Roberto Tognetti nuovo segretario dell'Unione Comunale del Pd
Ha 30 anni ed è già consigliere in carica in Comune a Pontedera
di Cristiano Marcacci
23 dicembre 2014



Quanti battibecchi di cui non ricordo più niente. A che punto della piramide sarà arrivato?

Fabio Roberto Tognetti
PONTEDERA. Grande ondata di rinnovamento per il Partito Democratico di Pontedera. Dalla tarda serata di lunedì 22 Fabio Roberto Tognetti, 30 anni, laureato in scienze politiche, dirigente della Uisp Valdera e consigliere comunale in carica, è il nuovo segretario dell'Unione comunale. Tognetti, il quale non è renziano, avendo sostenuto alle ultime due tornate di primarie prima Bersani e poi Cuperlo, è già al lavoro per la

costituzione della nuova segreteria, della quale faranno sicuramente parte anche Selene Caselli, attuale capogruppo Pd in consiglio comunale, Alessia Telese, Mattia Belli, Eleonora Pini e Francesco Papiani.
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  #76  
Vecchio 28-06-2018, 17.27.06
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Sei perfido!
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  #77  
Vecchio 29-06-2018, 11.26.45
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Significa che ora in politica si può salire nella piramide rimanendo onesti!
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