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Vecchio 14-09-2020, 01.59.46
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Predefinito la rosa dei 20: 13 settembre 2000

Mentre ero nell'aereo che mi riportava a casa, il tizio accanto a me mi ha chiesto cosa ci facessi da solo su un aereo e come mai avessi lo sguardo così triste. "Eri andato a trovare la ragazza e adesso torni a casa?", mi ha chiesto. Gli ho risposto molto semplicemente di no, senza raccontargli tutto. Cioè che in realtà era stato un viaggio in famiglia, a trovare la famiglia di un mio cugino e soprattutto sua figlia che, pur avendo cinque anni in più di me, mi ha trattato come un suo coetaneo. E quindi mi ha persino portato al cinema col suo ragazzo, a vedere Scream 3 (bellissimo! Devo farlo vedere ai miei), siamo stati in giro con il resto della sua famiglia, e per il resto siamo stati a casa ad ascoltare la radio, guardare MTV e passare in rassegna le varie compilation di musica da discoteca, su tutte quella che c'ha fatto compagnia quest'estate, e poi c'ha anche legati.
Non gliel'ho detto, ma tutto questo mi ha fatto venire voglia di fare il DJ. Lo so che ho solo quattordici anni, ma vorrei almeno provarci. Magari prima che inizi la scuola provo a capire come funziona la cosa.

Però, su tutti, il disco che legherò per sempre a questa settimana novarese è quello di Piero Pelù, che è uscito dai Litfiba per una carriera solista appena iniziata e, mi sembra, già promettente. Il papà di Chiara, cioè mio cugino Gaetano, ce l'aveva in macchina e l'abbiamo ascoltato durante tutti gli spostamenti. Poi me lo sono fatto copiare in cassetta, ma conto di comprare il cd perché voglio tenerlo.

Tra qualche giorno inizierà la scuola, e sarà un anno all'insegna del...boh?
Come sempre, in realtà.
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Vecchio 14-09-2020, 19.27.16
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Predefinito sogni postmonitori

Tutti parlano dei sogni premonitori, che sono ovviamente una cosa impossibile: i sogni sono generati dall'inconscio presente nel nostro cervello, ergo, possiamo prevedere, immaginare, ma di certo non possiamo sapere cosa succederà al di fuori del proprio cervello. Però nessuno parla dei sogni postmonitori, cioè di quei sogni che fanno da monito però dopo, e ti dicono "hai fatto bene" o "non hai fatto bene". Non è una risposta precisa come quella del passaggio a livello, ma è già qualcosa. Quando non sai se hai preso la strada giusta, e i sogni ti dicono che secondo loro l'hai fatto, allora è giusto così.

(post scritto ascoltando American Head di The Flaming Lips)
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Vecchio 16-09-2020, 12.14.25
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Predefinito molto appropriata (combatte come una mucca)

Marlene Kuntz - Ricordo <--- ricordo che questa è stata la prima canzone che ho scaricato con l'adsl, su un suggerimento trovato sul forum dei Subsonica


"Vale più l'eternità che raggiungerò
o i secondi che da lei mi separano?"
Te lo sarai chiesto, amico angelo,
sul parapetto poco prima di buttarti giù.

Ed io ti vedo risucchiato dalla crudeltà
di un'ossessione che biancheggia
sulla tua faccia:
cammini ipnotizzato verso l'azzurrità
e verso il ponte che si staglia
e che troneggia.

Forse ti chiedi se è vero che non credi.
Forse rivedi te stesso fino a ieri,
dal giorno in cui sei nato,
in ciò che è stato e non è stato.

Un giorno la tua voce mi chiamò
per dirmi: "Ti ricordi di Updike?
L'ho preso ed è magnifico",
e mentre mi dicevi così
pensavo che tu, prima, mai,
avevi telefonato a me...
È l'ultimo ricordo che ho di te
e so che non lo perderò.

Ora ti vedo rasente la rete del ponte
gettare un'occhiata al fiume
e alle sue sponde.
Il conto si rovescia
e ingolli quel che resta dell'angoscia.

Un giorno la tua voce mi chiamò
per dirmi: "Ti ricordi di Updike?
L'ho preso ed è magnifico",
e mentre mi dicevi così
pensavo che tu, prima, mai,
avevi telefonato a me...
È l'ultimo ricordo che ho di te
e so che non lo perderò.
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Vecchio 16-09-2020, 20.41.15
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Predefinito potrei tatuarmelo sul petto, ma non è che poi muoio d'infarto?

And when it stops it stops
my heart stopped beating
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Vecchio 17-09-2020, 12.27.00
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Predefinito persone oltre le cose

Ieri sera a cena io e Veronica abbiamo parlato del forum. Anzi, abbiamo parlato dei forumisti. Non è un argomento all'ordine del giorno, non è che perché ci siamo conosciuti qui allora ogni giorno ricordiamo di quando blablabla, ma ieri sera è successo. Più che del forum, dicevo, abbiamo parlato dei singoli forumisti. Chi è simpatico, chi è antipatico, chi è bello, chi è brutto, chi è divertente, chi è un rompicazzo, eccetera. È stato come riguardare un album di fotografie, solo che erano fotografie virtuali, di persone che abbiamo conosciuto (di persona o virtualmente) e che hanno vissuto questo spazio. Io ho sciorinato alcuni nomi che lei non conosceva se non "di nome", appunto, perché si è iscritta due anni dopo di me e i miei primi due anni sono stati quelli socialmente più "vivaci". Lei ne ha sciorinati altri, che io non conoscevo perché poi mi sono rinchiuso tra queste quattro pareti azzurre, uscendone pochissimo (più che altro erano gli altri che c'entravano), e insomma, a tratti sembrava che parlassimo quasi di due forum diversi. Abbiamo ricordato i pochissimi eventi a cui abbiamo partecipato entrambi (fondamentalmente, la due giorni a Rimini per la data zero dell'Ora tour e il raduno a Bovolone da Straccia prima della data dell'Arena sempre dell'Ora tour) e in generale abbiamo ricordato le persone. Non il posto, non il forum. Abbiamo citato al volo "un gruppo su msn" in cui si scriveva con altri forumisti, ma per il resto abbiamo lasciato stare il virtuale, il giallume, come lo chiamano (io continuo a preferire "azzurrume", ma si sa, ognuno ha il daltonismo che merita), per concentrarsi sulle persone. Chi ho incontrato, chi non ho incontrato, chi avrei voluto incontrare, di chi non mi ricordo affatto, eccetera. Luoghi, persone, tramonti, città.
È stato molto bello.

(post scritto ascoltando 13 dei Blur)
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  #8446  
Vecchio 19-09-2020, 23.36.31
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Predefinito eravamo quattro amici al bar

È successo qualche giorno fa, ma dopo il post dell'altro ieri mi è venuta voglia di raccontarlo.

Eravamo quattro amici al bar. Un bar frequentato in diversi tempi e modi, ma che nel caso di tre di noi ha lasciato delle conseguenze a lungo termine (abbiamo conosciuto lì i nostri rispettivi partner).
Ci siamo rincontrati in occasione di una partita a un noto gioco di cui non faccio il nome perché sennò scatta subito il "facciamo un'altra partita? "(quando volete ci sono, eh), e insomma, abbiamo finito col sentirci ogni giorno, ci siamo aggiornati, e poi una sera è successo. Abbiamo iniziato a parlare del bar e del proprietario del bar.
Abbiamo quattro storie diverse, quattro rapporti diversi sia col proprietario sia col bar, però tutti siamo accomunati dall'esserci stati e, volendo, dall'esserci. Io e una compagna di tavolo abbiamo criticato tutti quelli che dicono "ah, quant'era bello il bar" e poi non fanno nulla per tornarci, neanche per passarci al volo, e allora che cosa ti lamenti a fare? Un'altra compagna di tavolo si è risentita, ha pensato che stessimo parlando di lei, proprio perché lei è una di quelle che dal bar non ci passa più o quasi, se non appunto per una partita ogni tanto. E così le abbiamo detto che no, non ce l'abbiamo con lei, perché appunto lei non è una di quelle che dice "ah, come mi manca il bar". Lei non lo dice, e non lo dice perché non le manca, perché considera chiuso quel capitolo. Anch'io l'ho considerato chiuso per un po' di tempo, e lo considero uno degli errori più grandi della mia vita, perché poi quando sono tornato il bar nel frattempo si era svuotato, stavolta per davvero. E poi abbiamo parlato del proprietario del bar, del fatto che non si fa più vedere adesso che ha fatto l'ennesimo grande salto, della sua megalomania per quanto riguarda l'organizzazione di eventi, cosa che piace a molti (a me no, ma vabbè) e del fatto che le cose nuove che fa le abbiamo seguite poco o niente, perché forse non c'interessano più. Che poi era la cosa che io dicevo dieci anni e più fa, ma ci sta che ognuno abbia i suoi tempi nel realizzare.
E insomma, è stata una splendida serata, quella al bar. Poi abbiamo parlato d'altro, della nostra partita in corso ad esempio, e in fondo dell'argomento non se n'è più parlato. Però sì, io a questo bar ci sono affezionato, pur con i grossi errori che ho fatto nel non frequentarlo. Ma intanto sono qui, va già bene.

(post scritto ascoltando Even In Exile di James Dean Bradfield)
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Vecchio 20-09-2020, 10.18.00
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Predefinito 5.1

A volte una piccola spia verde può fare la differenza.

Insomma, c'è questa scatolina grigia della Creative, che in realtà è nera da cinque lati ma quello frontale è argentato e allora vedendola da qui sembra grigia. L'ho comprata tantissimi anni fa (credo intorno ai 17) in un negozio di informatica di Misterbianco, nell'hinterland catanese, e l'ho subito collegata alla televisione. Ha un duplice scopo: se vi si collega una fonte audio già codificata in 5.1, quindi con il segnale dell'altoparlante centrale, quelli dei due altoparlanti frontali, quelli dei due altoparlanti posteriori e quello del subwoofer, ecco, in questo caso il segnale esce in 5.1 dagli altoparlanti della Creative che ho collegato, che sono quelli che ho comprato ancora più anni fa (credo intorno ai 19); se invece vi si collega una fonte stereo (quindi la televisione normale, o un cd audio, eccetera), lui "prova" a creare un segnale 5.1 intelligente, filtrando le frequenze in modo da mandarne alcune dietro. In soldoni, prova a creare l'effetto surround anche con segnali che originariamente non lo prevedevano. A volte ci riesce benissimo, magari isolando alcuni strumenti musicali in particolare, a volte meno; con i film in generale ce la fa, mandando magari alcuni suoni dietro, però non è mai così preciso come un segnale originariamente in 5.1.
Ora, l'anno scorso quando siamo entrati a casa nuova abbiamo comprato una smart tv e l'abbiamo usata per guardare la televisione, ovviamente, per giocare alla PS3, ovviamente, per guardare i dvd, ovviamente, per giocare al pc collegandolo con il cavo HDMI, un po' meno ovviamente, e poi per Amazon Prime Video. Non tantissimo, in quest'ultimo caso, ma qualcosa l'abbiamo visto. E non capivo perché, nonostante sull'applicazione ci fosse scritto che il segnale fosse in 5.1, alla "macchinetta" arrivasse in stereo, e così la macchinetta dovesse appunto "provare" a generare un segnale in 5.1, ovviamente non riuscendoci alla perfezione. Per un anno non mi sono posto il problema, accontentandomi della conversione posticcia; ieri sera, però, guardando un film in cui l'aspetto sonoro era chiaramente importante anche dal punto di vista posizionale (1917, bellissimo film per me, molto meno bello per Veronica che invece ha apprezzato molto Dunkirk che io, a mia volta, non avevo particolarmente gradito), mi sono incaponito nel voler capire come mai il segnale non arrivasse in 5.1 nativamente. Ho smanettato un po' con le impostazioni della tv finché a un certo punto non si è accesa un'altra spia verde, quella che di solito si accende solo quando gioco con la PS3 o guardo film in dvd (in entrambi i casi il 5.1 ha sempre funzionato): la spia del Dolby Digital. Lì mi sono commosso, mi sono commosso davvero, perché un attimo dopo sono passati degli aerei sopra la nostra testa, poi un proiettile è partito da davanti ed è finito alle nostre spalle e subito dopo un altro proiettile ha seguito la direzione inversa, e insomma, io ero felice per una spia verde e per un sistema audio che ho progettato diciassette anni fa e che ancora funziona alla perfezione.

(post scritto ascoltando Going Blank Again B-sides dei Ride)
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  #8448  
Vecchio 21-09-2020, 00.49.36
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Predefinito effetto memoria

C'è una bellissima canzone (divisa in quattro parti, sparpagliate nel corso dell'album) di Elio E Le Storie Tese che si chiama "effetto memoria", ma in questo caso non c'entra.
E c'è anche l'effetto memoria vero, cioè quello delle pile che si caricano meno se non le lasci scaricare del tutto, ma non c'entra neanche questo.
C'entra, invece, l'effetto memoria come concetto elaborato da me, come "pulsante mentale da premere" quando succede qualcosa. Tutti dicono che io abbia una memoria incredibile, e forse è vero, ma ammettiamolo, non è così totale. È molto selettiva, e ricorda quello che vuole ricordare. Per dire, in questi mesi sto scrivendo i post de "la rosa dei 20", cioè post che avrei scritto vent'anni fa se fossi stato iscritto al forum, ma sono solo alcuni giorni. Non ricordo tutto, ma alcuni momenti significativi li ricordo perfettamente. Come faccia il mio cervello a decidere che un momento è significativo non lo so, ma lo fa.

Due settimane fa, ad esempio.
Doveva essere una normale passeggiata in montagna con Vero e due amiche. Avevo studiato il percorso, avevo più o meno capito che strada fare, seguendo anche una guida di un blogger. Poi siamo arrivati lì e non ci siamo più orientati, e dopo un po' ho capito che era successo perché la strada che avremmo dovuto prendere era chiusa. Chiusa con una transenna aggirabilissima, che infatti abbiamo aggirato. Siamo andati avanti e c'era un'altra deviazione da prendere, e anche stavolta non l'abbiamo vista perché era coperta da una rete rossa, quelle da cantiere o da lavori in corso. Il punto è che dopo quella deviazione la strada scendeva in maniera molto ripida, e non ero sicuro che alla fine sbucasse da qualche parte. In più avevamo prenotato il pranzo in rifugio, e dovevamo capire in fretta se l'avremmo raggiunto a piedi (dalla strada sbarrata) o se saremmo dovuti tornare indietro, prendere la macchina e arrivarci da un'altra parte.
Ho detto "vado avanti io, vi chiamo se si può proseguire, sennò torno indietro". "Vi chiamo" nel senso di "vi chiamo a voce", visto che i telefoni non prendevano. Ho iniziato a scendere, una strada parecchio ripida che faceva zig zag per non precipitare lungo la parete della Val Noana. Sapevo che avremmo dovuto attraversare il torrente che dà il nome alla valle (o lo prende?), e sapevo anche che dopo essere arrivati il rifugio avremmo dovuto attraversare un ponte tibetano per tornare dall'altra parte della valle, ma non sapevo come sarebbe stato il primo attraversamento. Ho corso sempre più velocemente e poi ho capito.
Una centrale idroelettrica e una diga da attraversare.
Mi sono tornate in mente immagini dei viaggi in bicicletta sul Danubio con mio papà, quando dovevamo attraversare il fiume ma lo facevamo su ponti perfettamente stabili o, in un caso, utilizzando una centrale idroelettrica perfettamente funzionante. Funzionante, però, perché invece quella della Val Noana era chiusa per lavori.
"Ora torno indietro", ho detto. Poi però, prima di attraversare, ho bussato alla porta. "Adesso mi apre qualcuno, chiedo se si può passare, dice di no e torno indietro". Peccato che non mi abbia aperto nessuno: era sabato, anche i montanari si riposano, e quindi cosa fare? Ho provato ad andare avanti, scendendo delle scale che mi portavano sempre più vicino all'attraversamento sulla diga. C'era un cancelletto, era chiuso, così l'ho usato come scusa per pensare di tornare indietro. Invece la strada proseguiva senza doverlo aprire, c'era un passaggio laterale. Ok. Calma, Gabo, calma.
Sono arrivato sulla diga. A sinistra e a destra due strapiombi da togliere il fiato (126 metri), un po' come quel punto incredibile in Half Life 2 in cui bisogna arrampicarsi su una struttura sul bordo di un'autostrada. Ero senza fiato e ho iniziato a camminare, senza capire perché il tutto fosse chiuso. Poi ho capito: verso la fine del percorso c'erano delle impalcature. Non capivo cosa reggessero, ma il cemento in corrispondenza dei pali di ferro era un po' rialzato, e per un attimo ho visto la mia foto sui giornali con sotto la didascalia "ragazzo imprudente precipita dalla diga chiusa per lavori" e la gente che se la ride dicendo "guarda che coglione", che poi è quello che penso io quando leggo articoli simili. Ho camminato in punta di piedi, poi sono riuscito ad attraversare, mi sono girato e ho pensato "ora torno indietro e le chiamo". Ma poi mi è venuto un dubbio: e se la strada più avanti avesse avuto una chiusura più definitiva, che ne so, un cancello invalicabile, eccetera? In fondo com'era chiusa dal lato da cui eravamo venuti sarebbe potuta essere chiusa anche dall'altro lato, magari meglio. Ma era tardi, così ho iniziato a correre, correre in salita, per vedere se sbucava. Sì, sbucava, così sono tornato indietro. Ho attraversato la diga, di nuovo camminando in punta di piedi perché non si sa mai, e poi ho iniziato a chiamare le ragazze che mi hanno sentito subito. Sono scese, sono arrivate alla diga, ho evitato di far trasparire la mia preoccupazione che però subito dopo si è moltiplicata per mille: quelle impalcature di metallo servivano a reggere dei supporti per far scendere nella diga degli operai, che in effetti stavano lavorando. E se ci avessero visti? E se avessero chiamato le guardie forestali? Uno dei miei incubi notturni ricorrenti è di essere inseguito dalla polizia (magari con in sottofondo Police On My Back dei Clash), cosa che finora non si è mai concretizzata, per fortuna. E se si fosse concretizzata in quel momento? Così ho accelerato il passo in maniera estremamente egoistica, fregandomene delle ragazze che erano rimaste indietro. Ho corso anche sulla diga, poi mi sono girato, ho aspettato che arrivassero e insieme siamo risaliti sull'altro fianco della valle e dopo un'altra mezz'ora di camminata siamo arrivati al rifugio, dove abbiamo pranzato.
Dopo pranzo abbiamo riattraversato la valle, stavolta utilizzando un comodissimo (e legale) ponte tibetano in acciaio, e poi siamo tornati alle macchine, abbiamo fatto altri giri, ma insomma, il peggio era passato.

Ecco, ho pensato che i minuti su e giù per la diga mi si sono scolpiti nella memoria. Vediamo per quanto resisteranno, ma ho l'impressione che l'"effetto memoria" si sia attivato, e che me li ricorderò per sempre.
Vedremo.

(post scritto ascoltando Even In Exile di James Dean Bradfield)
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Vecchio 21-09-2020, 11.24.28
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Predefinito ci sono giorni qua da noi

Oggi non piove tanto, non c'è bisogno di immaginare i colori perché si vedono, non c'è nebbia, non sono nato qui e comunque non voglio uscirne, però è uno di "quei giorni", un po' come dice la pubblicità degli assorbenti (ma chiamarle mestruazioni no? È la vita, eh, perché dobbiamo scandalizzarci?). Stamattina, venendo in bici a lavoro, Carnival Of Light dei Ride mi è sembrato il disco più triste del mondo, forse per la giornata uggiosa, o forse perché ci sono risposte che non arrivano a domande neanche fatte.
Oggi va così, insomma.

Meglio tornare a pranzo e passare un'ora con la mia fonte principale di felicità, anche se questo vuol dire pedalare per un'ulteriore ora tra andata e ritorno.

(post scritto ascoltando Carnival Of Light dei Ride)
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Vecchio 22-09-2020, 13.42.23
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Predefinito e ci son giorni qua da noi

In cui invece la musica, per quanto strumentale, riesce a monopolizzare i pensieri, e così si torna a casa in bici ascoltando il primo album dei Dirty Three, e c'è Warren Ellis che sembra che faccia cantare quel violino, con Mick Turner che lo accompagna come nessun altro e Jim White, sotto, che tiene il tempo a modo suo. Ci sono dei gruppi, e ci sono dei dischi dei gruppi, che sono dei miracoli.
Ogni tanto ci penso e la cosa mi fa stare bene. Mica poco, no?

(post scritto ascoltando The Best Day di Thurston Moore)
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Vecchio 24-09-2020, 01.02.21
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Predefinito effetto doppler

Da bambino pensavo di essere speciale. Pensavo di essere una specie di prescelto, ma non capivo perché. C'era un segno chiaro che mi faceva capire che l'universo stesse ruotando intorno a me: quando un'ambulanza mi passava accanto, subito cambiava il tono della sirena. Cioè, se prima faceva "ninoninò, ninoninò", dopo essermi passava accanto faceva "ninoninò" ma più basso, diciamo un tono più giù. Perché proprio quando passava accanto a me? Per un po' sospettai che fosse una questione di "zona": magari superato un certo confine tra un quartiere e un altro, per esempio, cambiava tono. Eppure no, perché questa cosa succedeva dovunque fossi, in qualsiasi città: quando mi passava accanto cambiava tono. E non succedeva solo con l'ambulanza, no: anche la polizia, persino i vigili del fuoco. Ero un bambino speciale.
Poi un giorno mio papà, forte della sua laurea in fisica (ma sarebbe bastato andare al liceo e l'avrei scoperto da solo), mi spiegò l'effetto doppler, cioè il fatto che la frequenza delle onde sonore (e quindi il tono) viene percepita diversamente a seconda che la fonte del suono, cioè la sirena, si avvicini o si allontani. Allora capii che non potevo essere io: era così per chiunque, e ci mancherebbe.

Al protagonista del mio libro preferito va al contrario: è "vittima" di una cospirazione gigantesca, una cospirazione enorme organizzata da persone che neanche collaborano tra loro e che però, ognuno a modo suo, cercano di tirarlo dalla propria parte, un po' come se in The Truman Show ci fossero diversi canali televisivi e il protagonista facesse parte contemporaneamente di più reality. E insomma, lui ci mette un po' a capire che tutto il mondo (quantomeno il suo mondo) cospira contro di lui, io da piccolo pensavo il contrario.
Ogni tanto mi resta qualche strascico. A volte le chiamo coincidenze, a volte sembrano molto di più. Chissà cos'è, in fondo.

(post scritto ascoltando Gold Record di Bill Callahan)
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Predefinito one month off

You bring light in

Adesso che è passato un mese, posso dirlo: non me l'aspettavo.
Non mi aspettavo che non succedesse niente. Magari poteva succedere qualcosa, si poteva smuovere qualcosa, ma invece non è successo niente. Il mio dubbio morettiano sullo stare in disparte ecc. ha avuto una risposta chiara: sono rimasto in disparte e non mi si è notato, esattamente come volevo. Dicono che il silenzio faccia rumore, e di certo in un contesto abitualmente molto rumoroso un silenzio come quello che c'è adesso dovrebbe notarsi, e invece no. Faccio una domanda, ma la faccio solo a me stesso: tutto questo è sinonimo di estrema intelligenza o estrema stupidità? Anzi no, stupidità no, meglio disinteresse. Forse questo silenzio è solo fare spallucce e rendersi conto, con molta maturità, che non c'è più niente da dire; o forse dall'altra parte non ci si è neanche accorti del silenzio e del fatto che davvero non c'è più niente da dire. In ogni caso, l'unico punto comune ad entrambe le interpretazioni è che non c'è più niente da dire.
La Storia ci giudicherà, come ha sempre giudicato tutti. O almeno, la mia Storia lo farà sicuramente.

Anzi,
you brought light in.

Sperando che alla fine non sia che you bring light out.

(post scritto ascoltando Wylde Ratttz dei Wylde Ratttz)
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Predefinito you brought light in

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Predefinito how can I forget this heart of mine?

Qualche mese fa parlavo con Ale e mi diceva del fatto che la mia super memoria non è per forza una cosa positiva: va bene ricordare vividamente le cose belle, ma farlo anche con le cose brutte dev'essere doloroso, mi diceva. Aveva ragione, ma non sono io a decidere di ricordare. Ricordo tutto, cose belle e cose brutte, e non posso fare altrimenti.
Poi, però, succedono cose tipo i social che ti ricordano cosa succedeva esattamente x anni fa, che poi è un po' il giochino dei post dei dieci anni (purtroppo finito, ahimè) e quello dei vent'anni, però, insomma, certe cose arrivano un po' a tradimento.
E comunque servono sempre da promemoria: ci sono errori che non si ripeteranno mai, per fortuna.

(post scritto ascoltando How Can I Forget This Heart Of Mine? di The Darling Downs)
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Vecchio 25-09-2020, 22.01.53
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Predefinito il Bosone di Higgs

Orologio ticchetta, ora lento ora veloce. Mattinata in Neurochirurgia.

...in fondo non sto qua tutta la mattina, orologio rallenta. Le colleghe mi "insegnano", fingo di imparare, orologio più veloce.
Così oggi non sto in Vascolare, beh in fondo almeno oggi sto lontano da A., non sono tutti i giorni assieme ad A., così mi prendo una pausa da A. Orologio rallenta.
Poi le ragioni si mischiano, cosa sto davvero imparando? Orologio accelera improvvisamente, le colleghe mi domandano, mi conversano, vogliono da me, io fingo, orologio accelera assieme ai battiti del mio cuore.
Poi le colleghe si innervosicono, orologio adesso va velocissimo, "Michele! Ma stai attento o no?", il cuore incalza e perde il ritmo, io perdo i miei 42 anni, ne ho 6 ora le colleghe mi sgridano il ticchettìo è fortissimo io non respiro ansimo mi perdo del tutto il tempo passa velocissimo ticchettìo intensissimo collasso e

cado.

(Ci vuole del tempo per tornare a riconoscere che sono il secondo miglior Oss del mio posto di lavoro. Orologio torna lento.)

Piove, la nicchia dietro il portone non conduce da nessuna parte...ma è come lo facesse. Il portone stesso è un portale, è simbolo di altri mondi, è metafora.
Sotto la pioggia il tempo acquista un altro significato, il tempo acquista il SUO significato, luci colorate danno alla fila di finestre una sequenza.

Realtà aumentata, le porte della percezione, OGNI realtà è aumentata per chi dimora/vive in una realtà ristretta.
Sequenze, sequenze e numeri, numeri e algoritmi, partite a scacchi tra colleghi, dialettica talmente pura da perdere completamente di significato,
vuoto
esercizio
retorico.
Vivo e lavoro in una realtà ristretta, prendere pioggia questo pomeriggio mi ricorda che ho un corpo e che sono vivo, riprendo un posto nel mondo che le ore in Ospedale cercano di cancellare.

Vivo e tridimensionale, il vialetto dietro il portone deve condurre senz'altro da qualche parte anche se io vedo un muro, è come nei mondi immaginati da Escher, è PIU' dei mondi immaginati da Escher, la porta che si apre è un portone, il viale conduce in un altro posto, senz'altro un'altra dimensione.
...ma questo soltanto per chi vive in una realtà ristretta. Il vialetto è solo un vialetto, e naturalmente dietro c'è un muro che non si può scavalcare, le finestre illuminate sono solo finestre, non c'è alcuna meraviglia da contemplare.

Io stesso sembro alterato, sotto l'effetto di sostanze psichedeliche o vittima di qualche colorata allucinazione...invece no, sono solo uscito dal lavoro, ho ripreso un ritmo normale, un tempo normale, un respiro normale, la Vita ha ripreso il suo corso naturale...l'odore della pioggia, le persone con l'ombrello.
Le persone che sono cordiali, che si salutano, gli incontri, gli sguardi, i passi sotto la pioggia...il vialetto è un vialetto, certo, e il muro è un muro. Ma sono fuori ormai da quella scatola di sardine, sono fuori da quei pensieri tattici, strategici, scacchistici. La morte degli altri non è più la fonte della mia sopravvivenza, orologio ticchetta piano, questo gioco delle parti è ormai un'eco lontana nella mia mente, un brutto sogno, come svegliarsi da un brutto sogno e
la trottola cade
o continua a girare? Fa niente, sono lontano ora, all'improvviso TUTTO il mio lavoro si svuota di significato, io ho vinto o perso? Ma chissenefrega, il paziente è vivo, l'intervento è riuscito SI' MA HO VINTO O PERSO?

Un'altra giornata è andata, in maniera inutile è andata, va bé, è il sacrificio che si fa per avere uno stipendio NO è il delirio di una comunità di pazzi, votati all'intelligenza, votati al rischio, votati alla supremazia
alla sopraffazione.
Questi sono i chirurghi, questi sono gli strumentisti, ora ho davanti a me un weekend per tornare normale, l'orologio adesso ticchetta piano, regolare, sento l'aria che entra e
esce dal
mio
corpo.



"Ho passato gli ultimi vent'anni ignorando di avere un corpo...poi è stato come se un'auto fosse entrata a 180 all'ora in una di queste vetrine [...] Visto? Non sono
Meglio
Di Uno
Specchio?"
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Vecchio 28-09-2020, 02.25.19
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Predefinito Sliding Doors

Molti anni fa persi un'occasione che ho sempre rimpianto. Lei non ricordo più come si chiamasse, mi invitò a seguirla in un momento in cui non c'era in me nulla di interessante...la ricambiai materializzandomi di nuovo nella sua vita il pomeriggio stesso, seguendo un tenue indizio.
Passeggiammo dall'Università Vecchia alla Stazione, lei abitava a Monfalcone. Mi donò un pezzo di torta e mi diede appuntamento per il giorno successivo...ma a quell'appuntamento non mi sono mai presentato, avevo paura e mi sono perso...l'ho detto che in quel periodo non valevo tanto.

Anni dopo mi innamorai perdutamente di una mia amica, per lei lasciai la persona con cui stavo, una roba piuttosto dolorosa...e la storia con Carla durò una settimana. Forse dovevo convincermi che non erano cose che facessero per me.

Dovessi proporre una soluzione all'enigma, direi che in generale nella mia vita ho insistito poco sulle cose che mi parevano importanti. Mi sono sempre arreso subito.
Qua c'è poco da sindacare su quale educazione mi abbiano impartito i miei, ciò che ho chiamato ragionevole nella mia vita si è sempre rivelato una resa.

Potevo continuare a cantare in qualche gruppo? Comunque non l'ho fatto.
Una sola volta ho preso in mano nella mia vita, ed è una cosa cui sono destinato a guardare per tutta la vita come un evento eccezionale. Si trattò fondamentalmente di fare quel viaggio a New York che avevo sempre sognato, in barba a tutto ciò che era ragionevole...come arrivai a quella scelta ho capito che è stato del tutto irrilevante.
Poi purtroppo però sono tornato a piegarmi a ciò che le persone attorno a me hanno sempre definito come accettabile, e capisco che in fondo non è neppure colpa loro.

L'irragionevole mi si è presentato davanti molte volte, ma solo una ho risposto presente. Guardo ora una vita che consideravo straordinaria come una serie infinite di rinunce intervallate da brevi spazi di libertà.
Attraversare l'Inghilterra a piedi, arrivare all'esame C1 di inglese, persino l'aver ripreso la scuola a 20 anni paiono ora tutte cose insignificanti...a meno che io non faccia un ultimo salto. Verso dove?

Dove potrebbe portarmi l'irragionevole questa volta? Busserà ancora alla mia porta, oppure mi lascerà ad una vita di rimpianti...di cose che potevano andare meglio?
Un anno dopo New York mi tatuai sulla spalla un Terzo Occhio. All'epoca forse più di adesso mi sentivo inchiodato, incatenato a cose che non volevo.
Il pensiero che credo di aver fatto: "almeno se devo morire (non fisicamente) in questo posto, lascerò che qualcosa di bello mi sia rimasto addosso."

Ora mi lancio una nuova sfida. E a chi di voi mi incontrerà in futuro prometto di raccontare di un nuovo tatuaggio rappresentante un labirinto.

"Finding beauty in the dissonance."
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Predefinito headlander, fatto!

Dovrò riflettere sul perché da quando sono andato a vivere con Veronica gioco molto più ai videogiochi degli anni passati con gli amici. E non è perché "non abbiamo molto da dirci", tutt'altro: è solo che io ho degli orari fissi di lavoro, mentre lei a volte studia o prepara le lezioni anche la sera o il fine settimana, e allora se non ho gli occhi troppo stanchi dal lavoro mi metto a giocare (in alternativa leggo, ma quello posso farlo anche mentre siamo a letto, prima di spegnere la luce).
Comunque, insomma, sto giocando più che negli ultimi anni. Niente di paragonabile alle medie o al liceo, quando ci passavo anche diverse ore al giorno: adesso mi attesto su un paio d'ore a settimana, mediamente frammentate.
Sto alternando giochi "nuovi" (per "nuovi" intendo "giochi a cui non ho mai giocato", non "giochi appena usciti", perché per quelli sono sempre in ritardo, ma in fondo non m'interessa per forza giocare agli ultimi, a meno che non siano giochi che aspetto) a giochi "vecchi", cioè giochi a cui ho già giocato in passato. È esattamente lo stesso discorso che posso fare per i libri, per le mie modalità di fruizione, per il mio rileggere qualcosa di già letto, se ne valeva la pena, alternando con libri per me inediti.
E insomma, ieri sera ho finito Headlander. Un gioco simpatico ma niente di più, molto simile a quel capolavoro di Stacking (giocato con Veronica qualche anno fa, uno dei ricordi videoludici più belli della nostra relazione) ma con in più una componente "action" che non lo farebbe digerire a chi non è abituato alla frenesia. Un gioco in due dimensioni, un po' come i vecchi Super Mario o Prince Of Persia, tanto per spiegarlo a chi non ne mastica tanto, in cui si controlla...una testa. Una testa con tanto di propulsioni, che può staccare la testa degli altri robot ed innestarvisi, cosa fondamentale visto che ogni robot ha delle sue prerogative, può aprire diverse porte, eccetera. Il tutto, però, è pieno di sparatorie frenetiche, a differenza di Stacking che invece era un gioco basato solo sulla risoluzione di enigmi.
Alla fine è stato un capolavoro? No, ma mi intrigava, e mi è piaciuto abbastanza per farmi arrivare alla fine senza stancarmi prima (tra i diritti del videogiocatore, ispirati a quelli del lettore di Pennac, c'è anche quello di mollare un gioco se non è appassionante). E poi, in attesa di Psychonauts 2 (seguito di uno dei miei giochi preferiti di sempre), mi sono ripromesso di giocare a tutti i giochi della Double Fine Productions, inclusi quelli a cui non avevo mai giocato, come Headlander. E, a proposito di Double Fine, l'anno prossimo uscirà il libro del ventennale, pieno di immagini e racconti dei giochi che hanno sviluppato in questi vent'anni. Una storia meravigliosa, la loro, molto più di quella della Telltale Games con il suo mesto finale.

Mi piacerebbe tenere una lista dei giochi a cui ho giocato nella mia vita, ma so che non sarebbe mai completa; qualcuno lo dimenticherei di sicuro. Vorrei fare la stessa cosa con i libri, ché so che è fattibile (basta passare in rassegna i libri che ho qui, la libreria a casa dei miei e le liste dei libri presi in prestito dalle biblioteche). Con i film è molto più difficile, ma non mi interesserebbe poi più di tanto.
Con la musica, per fortuna, ho tutto sotto mano.

(post scritto ascoltando The Magic Whip dei Blur)
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Vecchio 29-09-2020, 02.11.19
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Vecchio 30-09-2020, 19.53.21
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Uno dei miei post preferiti di Carta azzurra è quello dove la compagna di Gabo86 gli dice qualcosa come: per te sono sempre bella perché mi guardi con gli occhi dell'amore.

Mi è ritornato in mente in questo periodo dove essere guardati con certi occhi mentre si è morti dentro e ci si sente un cesso...fa esclamare: porco cazzo, come è possibile?!


L'amore è negli occhi, come negli occhi sono tutte le cose.
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  #8460  
Vecchio 30-09-2020, 20.34.21
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Scrivevo pochi giorni fa che sto alternando un gioco "vecchio" a un gioco "nuovo", e adesso che ho appena finito Headlander (del 2016, ma per me "nuovo") ho deciso di tornare al primo Monkey Island (sapendo che seguiranno anche gli altri).
L'ho deciso perché Diduz, il curatore del blog lucasiano Lucasdelirium (uno dei miei pochissimi "siti di riferimento") ha annunciato che per il trentennale del gioco, che cade in questi giorni, avrebbe raccolto i "ricordi dei lettori". L'ho mandato anch'io, e sono tutti pubblicati qui.
Da lì a decidere che avrei rigiocato a The Secret Of Monkey Island, a sette anni dall'ultima volta e a ventotto dalla prima, è stato un attimo.

Per il resto, però, aspetto di finirlo per raccontare com'è andata.

(post scritto ascoltando Trilogia 1983-1989 Live 2013 dei Litfiba)
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