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  #7561  
Vecchio 13-11-2018, 16.22.53
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Predefinito ecco, appunto

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Gabo, ma tu non ti sei accorto che ti hanno allacciato le scarpe tra loro mentre eri coricato?

No.

Ma se sei anche inciampato e sei caduto a terra!

Ma io non mi ricordo niente!

Ma se poi ti hanno preso tutti a calci!

Ma non è possibile, non me lo ricordo!

Ma ti ricorderai che kallel t'ha preso a forchettate in testa facendoti malissimo, no?

Ma stai scherzando? Assolutamente no!



Raccontato questo, chiudo questa pagina di carta azzurra promettendomi di non parlare più di questa sbronza che m'ha lasciato qualche segno, come un senso di debolezza quasi cronica ed un dolore intercostale che la mia dottoressa preferita associa ad uno stato di pre-influenza ma che forse è solo il dolore provocato dai conati.
Comunque sto bene.
Rileggendo solo quel post pensavo di non avere mai raccontato il resto, e invece dopo una telefonata con gli amici devo aver scritto anche quest'altro.
Non ricordavo dei lacci, tutto il resto invece sì.

Mi mancano, in qualche strano modo. In qualche strano modo perché ci sono, però mi mancano lo stesso.
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  #7562  
Vecchio 14-11-2018, 03.24.38
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Predefinito passioni di nicchia

Io, tendenzialmente, ho delle passioni di nicchia. Non sono io a sceglierle, sono piuttosto loro a scegliere me, e il fatto che siano di nicchia mi rende difficile parlarne. Oddio, magari ogni tanto ne parlo, ma le racconto a chi non ne sa molto e alla fine può anche non essere troppo interessato.
Oggi però sono andato all'audioforum sui Sonic Youth, e alla fine sono andato dal "relatore" e mi sono fatto una splendida chiacchierata su: Lee Ranaldo, Steve Shelley, concerti a Padova, concerto a Barcellona, Lecce, Catania, la Seattle d'Italia, gli Uzeda, Steve Albini, gli Shellac. È stato bello perché sarebbe stato impossibile fare questa chiacchierata con qualsiasi altra persona che fa parte della mia vita, visto che lui ne sapeva tantissimo (quanto me, cioè praticamente tutto) e il resto del mondo no. Ma va bene così, per una sera ho rotto la mia proverbiale ritrosia e ho parlato con un quasi sconosciuto per una decina di minuti.

(post scritto ascoltando Let Love In di Nick Cave & The Bad Seeds)
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  #7563  
Vecchio 14-11-2018, 22.48.49
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Predefinito come un'autobiografia dai contorni incerti è questa canzone, la mia

Manic Street Preachers - Litany <--- non è proprio LA mia canzone, ma poco ci manca


Been at war with myself
Since the day I was born
Cannot find any real peace
Just invisible treaties

Been at war with myself
And all the things I've said
If you live with regrets
They can give you some strength

And I've got to learn to make the best
And I've got to learn to make some friends
Tangled up in a spider's web
Of my litany
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Ultima modifica di gabo86 : 14-11-2018 alle ore 22.57.39
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  #7564  
Vecchio Ieri, 03.05.14
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Predefinito le orecchie del cuore

Ogni tanto guardo Veronica e le dico che è bellissima. Capita che lo faccia in momenti in cui è particolarmente in tiro, ma capita anche quando è in pigiama o in tuta o struccata o con lo sguardo assonnato e con la piega del cuscino sulla faccia. Capita, e non lo faccio per compiacerla, ma perché semplicemente in quel momento lo sto pensando. Lei mi dice che lo dico perché la guardo con "gli occhi del cuore".
Gli occhi del cuore. Che cavolo vuol dire? Che la trovo bella perché sono innamorato di lei? Non è forse il contrario? Non è che mi sono innamorato di lei (anche) perché l'ho sempre trovata bellissima? Lo stesso non vale al contrario, ci mancherebbe: se mi dicesse che sono bellissimo non sarebbe dettato dagli occhi del cuore ma dagli occhi della bugia; mi si può dire tutto, che sono simpatico divertente colto forse anche affascinante, ma di certo non sono bello.
In ogni caso, i miei non sono gli occhi del cuore. Sono i miei occhi. E ci vedo con dodici decimi.

È da un po' di tempo che vorrei compilare una lista dei miei dischi preferiti, dei miei dischi perfetti. Ho già trovato un po' di criteri che vorrei usare, ad esempio non più di un disco per artista (perché alcuni artisti "rischierebbero" di averne più di uno), ma c'è un problema di fondo: cosa rende un disco "preferito" o "perfetto"?
Ci sono alcuni dischi che sono inequivocabilmente bellissimi. Ok, non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace, quindi da ora in poi definirò "bellissimo" qualsiasi cosa che mi piaccia molto.
Dicevo, ci sono alcuni dischi che sono inequivocabilmente bellissimi. Li riconosco all'istante, mi colpiscono per la loro bellezza, punto. Poi ci sono alcuni dischi che mi scavano dentro, toccano delle corde della mia anima, e lo fanno non tanto per la loro bellezza, o magari non solo per quella, ma anche perché hanno fatto parte di me, mi hanno accompagnato in momenti importanti, li ho ascoltati allo sfinimento, e insomma, quei dischi fungono da "segnalibro", come ho scritto qualche post fa. Il punto è che mi toccano corde simili, ma non per forza uguali, a quelle dei dischi bellissimi. E magari sono passati anni da allora e non li considero più bellissimi, ma mi emozionano ancora. Come fare a distinguerli?

Un esempio a caso: i dischi degli 883. Non sono certamente dei capolavori, eppure quando li ascolto mi danno delle sensazioni incredibili, ovviamente legate al fatto che li ho ascoltati all'infinito quando ero bambino/ragazzino/adolescente. Se li ascoltassi oggi per la prima volta non penso che c'impazzirei, in quanto figli di quei tempi. E però almeno un disco degli 883 ovviamente lo metterei nella lista (e so anche quale).

E allora forse Vero in quel caso ha ragione: sono dischi ascoltati con "le orecchie del cuore". Sono dischi che adoro non tanto perché siano bellissimi ma perché fanno parte di me, l'hanno sempre fatta.
Compilerò la lista e vedrò chi c'è dentro, senza fare troppa attenzione a distinguere le due categorie. In fondo sarà una lista unica.

(post scritto ascoltando It's A Wonderful Life degli Sparklehorse)
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  #7565  
Vecchio Ieri, 11.26.14
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Predefinito this song feels like the national anthem for introverts

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  #7566  
Vecchio Ieri, 17.42.22
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Predefinito il sistema di punteggio

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Basta passare quattro ore così per tornare a casa alle 22.30, nonostante sia sabato sera, e sentirsi soddisfattissimi per com'è andata la serata.

L'occasione era la partita dell'Inter, ovviamente. Ma era da due settimane che non si giocava a Wipeout (di cui era Ale il campione in carica), e così sono andato da lui molto in anticipo, siamo usciti, abbiamo mangiato un panino e poi siamo tornati a casa. Lì, ho montato la playstation, gli ho fatto vedere Lemmings (vedi post successivi) e poi abbiamo iniziato a giocare a Wipeout Fusion, il gioco che da cinque lunghi anni, con la pausa di un anno e qualcosa, ci vede sfidarci.

Visto il recente problema alla memory card, avevamo a disposizione soltanto i primi quattro campionati, ognuno fatto da tre gare. Visto che ci autoattribuiamo un punto per ogni campionato vinto (indipendentemente dallo scarto nel vincerlo, cioè: che lo si vinca di misura o che lo si vinca con una netta supremazia, ci diamo sempre un punto), abbiamo chiaramente deciso "chi arriva prima a tre punti vince".

Il primo campionato è andato a me: di misura, senza strafare, un buon punticino per iniziare.
Il secondo campionato è andato a me, nettamente: già dalla prima gara l'ho staccato molto in classifica e non è riuscito a recuperare nelle altre due. Altro punto per me. Ne mancava solo uno.
Il terzo campionato l'ha vinto lui, "alla Hamilton" (per sua stessa ammissione): cioè, ha dominato per tutto il campionato, s'è trovato in estrema difficoltà nell'ultima gara, credevo di aver recuperato ed invece all'ultima curva ha compiuto il sorpasso che gli è valso il secondo posto nella gara ma il primo nel campionato (esattamente come Hamilton in Brasile).
Il quarto campionato l'ha vinto lui, letteralmente massacrandomi: già dalla prima gara avevo capito che sarebbe stato impossibile riprenderlo, e così è stato.
A quel punto eravamo pari, 2-2, risultato abbastanza imprevisto: tralaltro mancavano cinque minuti all'inizio della partita dell'Inter e dovevamo inventarci qualcosa.
Così, mentre percorrevamo l'ultimo giro della terza ed ultima gara del quarto campionato, gli ho detto: "dunque, siccome io ho vinto i primi due e tu i secondi due, scegliere uno dei tornei arbitrariamente avvantaggerebbe uno dei due. Allora facciamo così: buttiamo un numero. Il mio numero va a formare le decine e il tuo le unità. Formano un numero. Lo dividiamo per 4. Il resto della divisione sarà il campionato che faremo".
Si è fermato, mi ha guardato e m'ha detto "ma tu a queste idee ci pensi di notte o cosa?" ed io, con nonchalance: "ma veramente m'è appena venuta in mente". Questo per testimoniare una cosa che io sostengo da una vita: non lo fa necessariamente nella direzione giusta, ma il mio cervello corre tantissimo.
Insomma, io ho buttato il tre e lui il quattro: 34. Diviso 4, dà resto 2. Quindi avremmo usato il secondo campionato come spareggio.
Questo quinto ed ultimo campionato è stato stranamente tranquillo: niente eliminazioni, niente punteggi sballati, niente di niente. Ho vinto di misura le prime due gare e perso la terza, ma ho concluso comunque con quattro punti di vantaggio. E quindi ho vinto per 3 campionati a 2.
Urla, esultanze, dediche inevitabili, e poi via a staccare la playstation ed attaccare il decoder per vedere la partita.

A quel punto in teoria ero soddisfattissimo.
Se non fosse che c'era una Palermo-Inter da vedere, che poi era il motivo per cui c'eravamo dati appuntamento.

[...]

E così sono tornato a casa: pancia piena, ego interista soddisfatto, ego wipeouttista soddisfattissimo. Sono di nuovo il campione in carica.
Fino a quando non si sa.
Sembra un post normale, e forse lo è. Ma dieci anni dopo ci sono alcune cose da dire.
La prima, e forse è una cazzata, è che questa è stata l'ultima partita a Wipeout Fusion prima della caduta del meteorite. Per fortuna dopo la caduta siamo riusciti a giocarci qualche altra volta, ma questa è l'ultima pre-caduta. E chissà perché, dopo il torneo e dopo la partita dell'Inter, non sia rimasto a dormire da lui. Forse dovevo uscire con gli SQUOT o con Erika, forse lui doveva uscire con qualcun altro, ma comunque non ho dormito da lui. A questo punto mi chiedo se c'abbia più dormito (post-caduta del meteorite? Dovrà investigare).
La seconda, e forse è un filino più seria, è quella del punteggio.

Ale era quello che, quando eravamo io un bambino e lui un ragazzino, aveva un quaderno su cui segnava i nostri progressi nell'atletica, con tanto di tabelle e proiezioni future. Era anche quello che aveva stabilito le lunghezze delle nostre corse e in generale delle nostre gare alle olimpiadi estive. Era, insomma, quello un po' "ossessivo-compulsivo", titolo che mi avrebbe ceduto dopo, come ben sa chi mi conosce.
E insomma, il sistema di punteggio di quando giocavamo a Wipeout Fusion era relativamente semplice: nell'arco di una sessione giocavamo a diversi "tornei", dove ogni torneo era composto da un certo numero di gare (se non ricordo male erano 3, 5 o 7) e vedeva alla fine un vincitore. Il sistema di punteggio interno al torneo era deciso dal gioco (un certo numero di punti al vincitore della gara, qualcuno meno al secondo, eccetera, più due punti per ciascun avversario eliminato con l'uso delle armi), e ogni torneo vinto attribuiva un punto alla nostra classifica. Tendenzialmente giocavamo al meglio dei cinque tornei, quindi bastava vincere tre tornei. A volte i tornei erano equilibrati, a volte più sbilanciati, ma comunque vincerne uno attribuiva un punto. E poi, alla fine, chi aveva tre punti era il campione.

Poi arrivarono la PS3, Wipeout HD e la mia partenza da Catania, e così dovemmo (e dobbiamo) concentrare i campionati nei pochi giorni che passiamo insieme. Abbiamo dovuto anche concentrare la durata delle partite, perché dieci anni fa potevamo permetterci di passare parecchie ore insieme e giocare per la metà del tempo, ma adesso le ore che passiamo sono decisamente meno e quindi non possiamo giocare all'infinito come allora.
La modalità di gioco, innanzitutto, è radicalmente cambiata: siamo passati alla modalità Eliminatore, che in Wipeout Fusion non c'era ma nel suo predecessore Wip3out (a cui ho giocato per tre anni col mio migliore amico dell'inizio del liceo) sì. Meno basata sulla velocità, più basata sull'eliminare altre navicelle e quindi sull'usare meglio le armi, decisamente più divertente.
Sinceramente, non ricordavo il sistema di punteggio che utilizzavamo i primi anni, ma ricordo che era abbastanza sbilanciato: veniva attribuita la vittoria sia che fosse di misura sia che fosse con parecchio divario, e la cosa non ci sembrava giusta. Durante un brainstorming al piano di sopra della mia casa in campagna (a cinquanta metri di distanza da dove ha abitato lui fino a un anno fa circa) stabilimmo il nuovo regolamento.
Stabilire il sistema di punteggio è un po' come scrivere la legge elettorale: stai scrivendo le regole del gioco, dunque è giusto che tutti siano d'accordo. Io sono più bravo in alcune cose, lui in altre, per cui dovemmo trovare un punto d'accordo. Ce la facemmo e lo usiamo ancora oggi.

Ogni gara ad "Eliminatore" ha come traguardo i 200 punti. Si guadagnano punti eliminando gli avversari (20 punti ad eliminazione), colpendoli anche senza eliminarli (i punti dipendono dall'arma usata) o tagliando il traguardo del giro (5 punti per ogni giro, per evitare che uno resti fermo a fare il cecchino). Questo punteggio non l'abbiamo deciso noi, è quello scelto dal gioco. Ma noi abbiamo elaborato quello che viene dopo, ovvero come decidere di dare i punti per il nostro campionato.
Alla fine il sistema che abbiamo adottato è questo: la vittoria della gara dà di diritto due punti (due punti del nostro campionato), a meno che a vincerla non sia una delle navicelle controllate dal videogioco, eventualità rara ma non rarissima. In questo caso attribuiamo solo un punto a chi si è classificato davanti all'altro, ma un punto solo come a dire "che scarso". Sennò, chi taglia per primo i 200 punti guadagna due punti in classifica. A questi punti si aggiungono: un punto se chi supera i 200 punti ha almeno 100 punti in più del cugino, e un punto se il cugino perdente non si è classificato secondo ma si è fatto superare dalle navicelle dell'intelligenza artificiale ed è quindi terzo o quarto (o anche peggio). Va da sé che possono accadere entrambe le cose: se io vinco con 200 punti e Ale arriva terzo con 80, io prendo quattro punti, cioè i due della vittoria, il punto bonus dei 100 punti di distacco ed il punto bonus delle almeno due posizioni di distacco nell'ordine d'arrivo. Così una gara può assegnare da uno a quattro punti, e il totale è quindici: chi arriva prima a quindici ha vinto. La media dei punti di ogni gara è circa tre, quindi magari capita che io stia vincendo 9-0 e lui inizi a recuperare fino a superarmi e vincere (è capitato più spesso di quanto si possa pensare).

Quasi dieci anni fa è caduto un meteorite, e poco più di un anno fa lo stesso meteorite è caduto di nuovo ma in maniera decisamente diversa, e da allora niente è stato più lo stesso. Non siamo più tornati a giocare né a casa mia (ma la televisione si era rotta già da qualche anno, quindi avevamo già smesso) né a casa sua, o almeno, nella sua casa storica. Ma quest'estate siamo riusciti a giocare, ed è una magia che non si perderà mai.

Mentre pensavo a questo post pensavo alle sere freddissime passate a casa mia a giocare quando potevamo benissimo stare al calduccio a casa sua. Sono cose che non ho mai capito anche se si sono (parzialmente) spiegate col secondo meteorite.
Ma tanto siamo ancora qui.
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  #7567  
Vecchio Oggi, 03.21.36
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Predefinito non-segnalibro

Quando uscì il primo album dei The Good, The Bad & The Queen fui curioso e volli ascoltarlo, anche se lo feci solo un mesetto dopo l'uscita. Tra i nomi che formavano il supergruppo non mi interessavano Simon Tong (dei Verve) e Tony Allen (storico batterista di Fela Kuti), e in fondo neanche Damon Albarn, cantante di Blur e dei Gorillaz il cui numero di canzoni che conoscevo stava tranquillamente nel palmo di una mano. Immagino che la stragrande maggioranza della gente che l'ha ascoltato l'avrà fatto per lui, ma a me interessava invece Paul Simonon, il bassista dei Clash che era tornato a suonare dopo anni lontano dallo strumento. Avevo iniziato ad ascoltare i Clash appena un paio di mesi prima, scoperti grazie a un paio di cover dei Manic Street Preachers (è un argomento lunghissimo da trattare e non è questo il momento), così decisi di ascoltarli.
Il contatore di iTunes parla chiaro: è uno dei dischi che ho ascoltato di più. Quello di last.fm fa un po' meno testo perché il periodo di ossessione per quel disco è precedente alla mia iscrizione, ma comunque ci sono una valanga di ascolti registrati. Il primo album dei The Good, The Bad & The Queen è uno dei miei dischi preferiti, ma non riesco a capire perché.

Scrivevo proprio ieri dei motivi per cui un disco può esserlo, ma in questo caso sono indeciso. È perché è un disco bellissimo? Forse. Di certo è un disco molto strano, con un suono particolarissimo, volutamente "antico", a tratti persino surreale. Non so, però, se sia bellissimo a livello "perfetto". Non credo.
L'alternativa, quindi, è che sia un disco-segnalibro. E qui scatta il punto: lo è e non lo è. Lo è perché sono sicuro di averlo ascoltato in un momento ben preciso, i primi mesi del 2007, in uno dei momenti più tristi della mia storia personale. Eppure riascoltarlo non mi porta a quei momenti, come invece fanno tanti altri dischi ascoltati allo sfinimento in quei mesi. No, questo disco non lo fa, eppure ascoltandolo mi ricorda qualcosa. Cosa? "Qualcosa", appunto. Qualche cosa. Ascoltandolo so di averlo legato a qualcosa dentro di me, ma quel legame è sepolto a differenza di altri legami che sono a me stesso molto più palesi. Un "non-segnalibro", insomma. E uno dei miei dischi preferiti.

Oggi è uscito il loro secondo album. Ha senso il secondo album di un gruppo nato appositamente per registrare il primo album e poi scomparso nel nulla (mentre i suoi membri sono rimasti attivi nelle loro diverse attività)? E soprattutto, è possibile che lascerà su di me la scia che ha lasciato il primo? Sono passati quasi dodici anni da allora, io non sono più la stessa persona né tantomeno loro, né tantomeno il resto del mondo. Avrà lo stesso impatto su di me?
Alle mie orecchie (e alla mia mente, su tutto) l'ardua sentenza.

(post scritto ascoltando 8 dei Subsonica)
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  #7568  
Vecchio Oggi, 03.27.48
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Predefinito la cronistoria continua

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La prima versione di Lemmings uscì nel 1990 e l'ultima l'anno scorso.
Diciassette anni di storia per uno dei sei videogiochi che mi hanno cambiato la vita.
E che Lemmings mi abbia cambiato la vita, si capisce dalla cronistoria che segue.

Non ho idea di quando io abbia visto per la prima volta Lemmings. Ricordo il "chi" (con i miei cugini, Ale e suo fratello), ricordo dove (sulla loro Amiga 500, nella loro casa in campagna), ma non ricordo l'anno preciso. Credo nel 1992, primo anno dei cosiddetti "anni d'oro". Grafica bidimensionale, musichette idiote ma gioco assolutamente rivoluzionario. Semplice e geniale. Ci giocammo un sacco nelle estati, poi con la fine dell'Amiga finì anche Lemmings (anche se ricordo che negli ultimi anni di vita dell'Amiga, tipo il 95-96, non ci giocavamo più, forse non l'avevano più).

Ricordo che in quegli anni mia madre mi portava da una psichiatra dell'infanzia, un'amabilissima signora (che è morta da poco) che mi diceva "disegna la prima cosa che ti viene in mente".
Ed io disegnavo sempre la stessa cosa: livelli di Lemmings. E glieli spiegavo, glieli commentavo, e chissà cos'avrà detto a mia madre.

Tra il 1995 ed il 1996 accadde una serie di eventi abbastanza in contemporanea. E' difficile stabilire una cronologia, ma ci provo.
Innanzitutto, arrivato alle scuole medie, feci amicizia con gli smanettoni informatici della classe. Grazie a loro iniziò il processo di recupero dei vecchi videogiochi dell'Amiga (che si era appena rotta), processo che è tuttora incompleto dopo dodici anni. Il primo gioco ad essere recuperato fu proprio Lemmings, nella versione per PC. Mi diedero il floppy disk originale del gioco, floppy disk che non trovo più ma che devo avere per forza io (e che tralaltro deve valere un po', credo).
Accadde che un giorno venne il fratello di Ale a casa mia e mi vide giocare a Lemmings. E si ricordò anche lui dei vecchi tempi.
Accadde che un giorno in un negozio di videogiochi della mia città trovai uno stranissimo "Xmas Lemmings": 64 nuovi livelli ambientati tutti nella neve e con i Lemmings vestiti da Babbo Natale. Il concept era identico al Lemmings originale.
Accadde che dalla mia maestra di pianoforte, il cui marito era un videogiocatore incallito (spero che abbia smesso, ora), lessi in una rivista che stava per uscire la versione in 3D di Lemmings, per PC e Playstation (uno).
Accadde che, qualche mese dopo, mio cugino Maccu scambiò temporaneamente il suo Super Nintendo (col quale ho dei ricordi splendidi) con la Playstation di un suo amico. Lo fece solo per una sera, ma io quella sera ero da lui e giocai per la prima volta a 3D Lemmings. Non ci capii molto, ma mi innamorai della musica, possibilmente ancora più bella di quella del primo episodio.
Accadde che comprai uno stranissimo gioco: Lomax. E' un videogioco a piattaforme bidimensionale (come Super Mario, tanto per dare l'idea), in cui si controlla Lomax, il principe dei Lemmings. Il gioco era veramente diverso, concettualmente, da Lemmings (e 3D Lemmings, che era l'unico altro gioco della saga che conoscevo fino ad allora), ma le musichette idiote e deliranti c'erano ancora. E poi quel gioco, un giorno, mi tenne incollato al PC per dieci ore consecutive (intorno al 1997, è il mio record personale e sono contento di non averlo mai più battuto. Recentemente, in tentativi di full immersion, dopo sei ore ho alzato bandiera bianca).

Nel 1998, a Londra, trovai finalmente 3D Lemmings per PC. Tornato a casa ci giocai tantissimo. Pur mantenendo lo schema del gioco originale, ne allarga di molto le possibilità, aggiungendo la terza dimensione, anche se a volte il tutto è eccessivamente complicato. Musiche stupende anche qui, che porto sempre nel cuore.

Da allora per un po' di anni non accadde niente. Giocavo a Lemmings a periodi. Ci giocavo un mese o due e poi non ci giocavo più per un anno o due (è un gioco pericoloso, causa assuefazione, ne parlerò meglio dopo).

Nel 2005, con l'arrivo dell'ADSL, iniziai a documentarmi per bene. Scoprii che tra il primo Lemmings e la sua versione in 3D non era uscita solo l'espansione natalizia. Era uscita anche un'altra espansione, "Oh No! More Lemmings", oltre a due seguiti, Lemmings 2 e Lemmings 3. Ovviamente mi procurai subito tutti questi giochi, ma non riuscii mai a giocarci fino a qualche giorno fa (ho trovato l'emulatore per il DOS e ho capito come farlo funzionare, finalmente).

Nel 2006 appresi che l'ultimo episodio di Lemmings ad essere prodotto era un certo Lemmings Revolution, uscito solo per PC nel 2000. Era un misto tra 2D e 3D, anche se era decisamente improntato più sulla versione originale del gioco che sui diversi seguiti. Lo presi, grandioso.

Nel 2007, notizia sconvolgente. Dopo sette anni di silenzio, tornava Lemmings. Solo per PSP e Playstation 2. Mi ero sempre chiesto "chissà come sarà".
Ora lo so. Martino mi ha prestato la sua Playstation 2 a tempo indeterminato, per permettermi di fare i tornei a Wipeout con Ale, e io ho preso 20 euro e ho comprato Lemmings per PS2. Spettacolare. E' il videogioco del momento, per me (anche se non ci gioco più di due volte a settimana, e mai per più di un'ora di fila), e ne vale la pena.

Li ho tutti.
Ma non ne ho mai completato nessuno, per ovvi motivi. Veramente troppo difficili.
Qualche settimana dopo ho completato Lemmings. L'ho fatto sulla PS2 ma il videogioco era lo stesso del 1991. L'anno dopo ho completato anche i livelli aggiuntivi creati apposta per la PS2. L'anno dopo ancora ho completato i livelli aggiuntivi per la PS3 a casa di Vero, in provincia di Padova.
Inutile dire che Lemmings mi abbia accompagnato ancora negli anni successivi. L'ha fatto in maniera un po' diversa, sotto forma di portachiavi in fimo e due magliette di cotone realizzate da Vero, e sotto forma di magneti per il frigo regalati da Bea su suggerimento della sorella. Ogni tanto provo a giocare a Lemmings 2 ma alcuni livelli sono veramente troppo difficili. E poi, in fondo, ho molto meno tempo per giocare. Però la sensazione di autostima quando si supera un livello è impagabile.

Ah, il floppy originale del primo Lemmings l'ho ritrovato. Era a Catania ed è ancora lì.

Magari una di queste sere ci rigioco.
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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