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Vecchio 19-04-2018, 00.26.39
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Vecchio 20-04-2018, 00.24.15
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Predefinito EELSTlive/7: 21/03/2012, Gran Teatro Geox, Padova

La quartultima volta che ho visto gli Elio E Le Storie Tese dal vivo ho ringraziato me stesso per due cose: per non aver letto la scaletta in anticipo e per non aver fatto il conto alla rovescia discografico come facevo un tempo.
Per quanto riguarda le scalette, non le ho mai volute conoscere prima del concerto: non c'è niente di più bello di non sapere quale canzone arriverà dopo. E il bello è che è esattamente il contrario di quello che faccio con i dischi, per i quali se arriva una canzone a sorpresa (ad esempio con l'ascolto "random") io vado via di testa. No, per i dischi dev'essere tutto in ordine, per i concerti invece adoro le sorprese.
Per quanto riguarda il conto alla rovescia discografico, invece, lo faccio da sempre (e per sempre) per i dischi, ma parecchi anni fa lo facevo anche per i concerti. Lo chiamavo "ripasso", un disco al giorno in ordine cronologico fino ad arrivare al giorno del concerto. Così facendo, però, non mi sarei potuto stupire come ho fatto la quartultima volta che ho visto gli Elio E Le Storie Tese dal vivo.

Il tour si chiamava Enlarge Your Penis, e si chiamava così perché era il nome di uno dei due inediti che presentavano (l'altro era Come Gli Area): entrambi sarebbero stati inclusi nel disco che sarebbe uscito oltre un anno dopo.
La cosa straordinaria del tour, comunque, fu la scaletta, veramente per intenditori: almeno metà dei pezzi erano rarità, e un paio erano delle rarità assolute ("Cavo" dal vivo non c'è in nessuno dei loro innumerevoli album live, ergo dev'essere veramente rara).
Vero conosceva la scaletta, gliela avevo trovata (senza leggerla) in modo che potesse imparare le canzoni del concerto per evitare di annoiarsi (e la capisco). Io, ovviamente, mi rifiutai, così fui sorpreso dall'attacco con Cavo e da tutte le altre chicche spalmate (senza "h") in due ore di concerto, con in più alcuni pezzi inevitabili.

Eravamo io, Vero, Grazia, Franz e Marta, seduti in alto alle scalinate del Gran Teatro Geox. L'anno dopo pensammo male di andare sul parterre in piedi, e non pensavamo che sarebbe potuta andare così male.

Ah, e anche questo concerto è stato immortalato in una serie di files mp3 che ogni tanto ascolto e ripenso a quella sera. I dischi dal vivo, soprattutto quelli "personalizzati", servono anche a questo.

(post scritto ascoltando Resistance Is Futile dei Manic Street Preachers)
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  #7223  
Vecchio 20-04-2018, 13.20.02
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Predefinito il potere della musica

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Dopo lo straordinario successo ottenuto(via reputazione)dai post sui videogiochi c'è da raccontare un altro elemento di quegli anni:la musica.
Dividiamola in tre gruppi.

Gli 883.C'hai fatto caso che questa storia inizia nel 1992?E nel 1992 uscì il primo album degli 883,Hanno Ucciso L'uomo Ragno.Ricordo che tuo fratello cantava questa canzone,e basta.
Nel 1993 uscì Nord Sud Ovest Est.E qui i ricordi si fanno molto più vivi.Più che altro mi ricordo delle canzoni che mi faceva sentire tuo fratello:Il Pappagallo,Sei Un Mito,Come Mai,Rotta X Casa Di Dio,Nord Sud Ovest Est,Weekend,Nella Notte.Tutte canzoni che mi basta ascoltare per tornare con la mente a quei tempi.Oltretutto c'era "iaffieddu" che cantava "scemunito" ed era una cosa stupenda.
Nel 1994 uscì Remix 94.E tuo fratello mi cantava sempre Chiuditi Nel Cesso.
Nel 1995 uscì La Donna Il Sogno & Il Grande Incubo.E qui praticamente tutte le canzoni,dai.Le sentivamo insieme,in quelle estati.A volte facevano anche da sottofondo alle nostre interminabili giornate passate a giocare ai videogiochi,sulla tua Amiga.
Poi ci sarebbe da parlare anche dei dischi successivi degli 883,ma siccome escono dal periodo degli anni d'oro,ne parlerò più avanti.

Poi c'era la musica da discoteca.Qualche anno fa ho comprato una compilation di musica dance dei primi anni 90.Qualche pezzo:Rhythm Of The Night di Corona,Think About The Way(quella che faceva "bonghidibighidighibondighibon"),Memories,Danc ing With An Angel,ed altri pezzi bellissimi.C'erano quelle compilation che iniziavano a diffondersi,rigorosamente in cassetta(i cd erano poco diffusi),con robe assurde tipo i Gam Gam.Te le ricordi?Tralaltro questi pezzi saranno fondamentali per il futuro,e soprattutto per i miei ricordi.Basta ascoltare uno qualsiasi di questi pezzi,e torno con la mente ad allora.

E poi c'erano canzoni varie.Mi ricordo sicuramente di "con il cuore" di Massimo Di Cataldo,e mi ricordo di tre canzoni di Baglioni:Noi No,Mille Giorni Di Te E Di Me(che io chiamavo "la canzone del pianoforte")e Io Sono Qui.

E infine le musichette dei videogiochi.Tutte.Ma ne ho parlato sul post dei videogiochi.

Il prossimo post chiuderà la serie su questo periodo,fino al 1996.Poi qualcosa cambia.Capirai cosa.
Dieci anni fa non avevo idea che avrei scritto un libro (anzi, più di uno), e che questo libro avrebbe raccontato la storia della mia vita attraverso i dischi che ho ascoltato e condiviso. Non ne avevo idea, ma la traccia per raccontare alcuni anni, in fondo, è in questo post.
Tuttora mi è impossibile ascoltare i primi album degli 883 senza tornare indietro nel tempo con la mente, a quelle estati da bambino in campagna. Succede lo stesso con alcune canzoni dance anni '90 e con le canzoni di Baglioni e altre di quel periodo, ma capita più spesso con gli 883 semplicemente perché ogni tanto li ascolto.

Ricordo che quando io e Ale iniziammo a diventare "amici veri", un evento che coincide col settembre 2001, un giorno gli aprii il mio cuore relativamente alla questione della nostalgia. Eravamo in camera mia e gli dissi che volevo togliermi un peso, una cosa che non avevo mai avuto il coraggio di dirgli: "ogni volta che ascolto una canzone dance anni '90 mi sento male per quanti ricordi ci sono". Stavo proprio male, era una sensazione stranissima, una nostalgia per un periodo che avevo vissuto compatibilmente con i miei pochi anni. E lui mi disse che capiva benissimo, che anche lui aveva dei ricordi, ma che li aveva superati con quello che era venuto dopo. "E anche noi abbiamo un sacco di strada davanti", mi disse (non proprio con queste parole, troppo poetiche in fondo, ma il discorso era questo).
Dopo quel discorso smisi di stare così male per le canzoni del passato e iniziai a concentrarmi sul futuro.

Quello che non ho scritto in questo post riguarda Cat Power, ma l'ho scoperta un anno e mezzo dopo averlo scritto, quello è comprensibile.
A quell'epoca non avevo idea di chi fosse Cat Power; anzi, a quelle epoche: né nel 2008, quando ho scritto il post, né negli anni '90, quando si svolsero gli eventi che ho raccontato. Non avevo idea di chi fosse Cat Power, appunto, anche se la sensazione di "canzoni del passato che mi ricordano il passato anche se in passato non le ascoltavo" ce l'avevo già avuta con i Manic Street Preachers (la prima persona a cui li feci ascoltare fu Ale proprio per quel motivo, e lui li conosceva sebbene non li avessimo mai ascoltati insieme). Ma invece Cat Power non l'ha mai ascoltata, ne sono sicuro; eppure i suoi primi tre album mi ricordano quegli anni lì, come se li avessi ascoltati in quegli anni. La cosa è impossibile, visto che Cat Power, soprattutto quella dei primi tre album, non è assolutamente il genere di musica che Ale poteva ascoltare, o che ascolti adesso. Ma da quando ho iniziato ad ascoltarla (fine 2009) ho sempre avuto quella sensazione. Gli anni erano quelli, ma la coincidenza è impossibile.

Tutto questo per dire che quando ho scritto questo post, dieci anni fa, ho raccontato ad Ale che ascoltare certa musica condivisa mi ricorda vecchi tempi passati insieme. Poi, anni dopo, c'ho scritto un libro.
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Vecchio 20-04-2018, 14.56.35
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Predefinito Noale

Non posso non lasciare tracce qui del mio passaggio a Noale, così scrivo questo post nel mio ultimo giorno qui.

Tre estati fa ho visto un concerto di Bollani che reinterpretava Zappa nel castello di Noale.
Tre mesi fa ho fatto un colloquio di lavoro in uno studio di Noale. Era il mio ultimo giorno di lavoro dall'altra parte, e mentre andavo in bici ricevetti una chiamata per questo colloquio. Mi precipitai (con l'auto di Franz), feci il colloquio e il titolare, colpito dal mio entusiasmo e dalla mia parlantina sciolta, decise di prendermi dall'indomani.
Fin qui potrebbe sembrare tutto perfetto, ma iniziarono subito i problemi.
Problema uno: la distanza. Per arrivare in orario avrei dovuto prendere un autobus alle 7.30, svegliandomi quindi alle 6.50. Per carità, so che c'è chi fa anche peggio, ma adesso mi sembra devastante. Poi un giorno magari diventerò padre e allora addio risvegli tardi.
Problema due: la paga. Bassissima, parzialmente in nero, con dei sotterfugi che non ti aspetti da un commercialista.
E qui arriviamo al problema tre: lui. Lui e l'ambiente di lavoro. Un ambiente di lavoro folle, in cui il capo c'è pochissimo, ma quando c'è è un disastro. Urla, insulta, offende, dice parolacce a nastro (quando è di buon umore le rivolge solo al resto del mondo, quando è di cattivo umore - cioè sempre - le rivolge agli interlocutori, cioè i dipendenti). Soprattutto, promette e non mantiene. Promette di assegnare certe mansioni e invece poi dirotta tutto su altro, molto più inutile. Promette di pagare di più e non lo fa. Promette di stabilizzare e non lo fa.
Questo, davvero, è l'1% di quello che è successo in questi tre mesi. Sono stato umiliato, ho visto umiliare i miei colleghi, ho visto un pazzo (perché è un pazzo) fregarsene delle cose importanti perché nel frattempo doveva andare a fare, davvero, i cazzi suoi: andare ospite in trasmissioni televisive locali, montare videoclip, e recentemente organizzare anche una sua trasmissione televisiva, con tanto di ragazza scosciata che, secondo lui, me l'avrebbe dovuto "far venire duro al primo istante" (parole sue, e non scherzo). Sono stati mesi infernali, mesi di promesse disattese e di discorsi deliranti, di offese politiche ("rosso di merda", mi chiama) e di degradazioni personali, mesi di perdite di tempo e di litigate assurde. Il punto più basso, forse, è stato quando ha chiesto alla mia collega "ma perché quel ragazzo non si butta giù nonostante tutto quello che gli dico? Come fa a resistere? Che forza ha dentro?". È stato il punto più basso perché li ho capito che lui non è così, poverino, perché ha qualche problema; no, lui è così perché si diverte, gli piace tenerti sulla graticola, gli piace vedere la faccia che fai quando ti dà la sua risposta vaghissima alla legittima domanda "che prospettive ci sono per il futuro? Perché sa, sto per comprare casa con la mia compagna e...". E ti guarda e si diverte mentre, fondamentalmente, ti dice che "se ti comporti bene non ti prendo a calci in culo".

Gli ho chiesto di accorciarmi la pausa pranzo per farmi tornare a casa prima (prima delle 20 a cui arrivo dopo i trenta chilometri di pullman) ma lui è stato ferreo nel negarmelo, in realtà senza nessun motivo. E così ho passato le pause pranzo delle prime settimane in giro, al freddo, seduto su una panchina a leggere libri per distrarmi. Ho iniziato la saga del Mondo Disco, i primi due libri splendidi, il terzo decisamente meno, chissà se e quando leggerò gli altri. Ho mangiato panini al volo su una panchina, e ho parlato un sacco al telefono, con la mia famiglia e con la mia futura famiglia (Veronica), raccontando la malinconia e la tristezza di essere lì. La distanza è stata un problema perché ad essa non si accompagnavano certezza, paga decente e soprattutto un ambiente di lavoro sereno.
Poi mi sono stufato di prendere freddo, e ho passato le pause pranzo in ufficio, a volte a leggere, più spesso a lavorare. Sono stato impeccabile, ho anche salvato il culo al capo in più di un'occasione (anche economicamente, una volta ho scoperto un errore che lui aveva fatto prima che arrivassi io e che, se non l'avesse corretto in tempo, avrebbe dovuto pagare migliaia di euro di sanzioni all'erario), ho lavorato tanto e bene, e alla mia richiesta di garanzie per il futuro la risposta è stata picche. Non picche per il futuro, picche per le garanzie.
Così, poche ore dopo essermi preso le picche, sono andato dall'altra parte e ho detto che accettavo la loro proposta. Poi ho detto al capo che me ne sarei andato a giorni, e lui c'è rimasto malissimo. Mi ha chiesto il perché, mi ha detto che non mi aveva mai negato garanzie (eh?), che credeva in me, eccetera. Peccato che credere in qualcuno significhi anche ricompensarlo per il suo lavoro e, soprattutto, chiarirgli il suo futuro. Altrimenti questo qualcuno ha tutto il diritto di mollare senza preavviso (ed è già tanto che io abbia deciso comunque di completare la settimana lavorativa per non lasciarlo troppo scoperto).

Negli ultimi due-tre giorni è esplosa la primavera in Veneto, finalmente. Dopo mesi passati recluso in ufficio oggi sono uscito per la pausa pranzo e ho rifatto il giro del parco dove mangiavo, leggevo e parlavo al telefono. Mi ha assalito una malinconia che è andata subito via nel momento in cui ho realizzato che sarebbe stata la mia ultima passeggiata lì. Ho anche visto che la mia panchina è stata sostituita l'8 marzo per una uguale ma dipinta di rosso per il femminicidio.

Non so se tornerò mai più a Noale, forse per incassare quello che mi spetta (e anche lì ci sarà da sudare). Ma sono stati tre mesi assurdi, per fortuna finiti.
Da lunedì comincia una nuova avventura.

(post scritto ascoltando The Terror B-sides dei The Flaming Lips)
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Vecchio 20-04-2018, 18.12.34
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La terzultima volta che ho visto gli Elio E Le Storie Tese dal vivo li ho visti ma non li ho sentiti.
Ero tornato da poche ore da Catania in compagna di Vero, Grazia e Franz, ed eravamo tornati proprio quel giorno per andare al concerto degli Elii. Il disco uscito pochi mesi prima non mi era piaciuto per niente, ma pensavo che almeno sarebbe valsa la pena di andare al concerto. Mi sbagliavo, ma non per i motivi che pensavo.

A differenza del concerto precedente andammo sul parterre, in piedi, e posso affermare che non riuscimmo a sentire niente. Non capimmo se fosse colpa della struttura (ma io avevo visto altri concerti anche sul parterre e l'acustica era ottima) o dei tecnici, ma il mix degli strumenti era pessimo e il risultato finale quasi inascoltabile. Addirittura quando partì il primo pezzo, un medley strumentale di "temi" de L'Album Biango, non capimmo di cosa si trattasse. Sentivamo un rumore indistinto, strumenti irriconoscibili e, in generale, una gran confusione. Spesso, nei momenti di silenzio, urlavamo "non si sente!", ma Elio pensò si trattasse di uno scherzo. Peccato, però, perché il concerto fu molto bello.
Come lo so? Lo so perché poi qualche giorno dopo venne pubblicata la registrazione sul sito, stavolta di qualità impeccabile, e mi mangiai le mani perché si era trattato di un concerto molto bello, sebbene non avessimo sentito niente. Ma riascoltandolo mi resi conto di tutto quello che c'eravamo persi quella sera, e fu un gran peccato.

La volta dopo, mi dissi, torno sugli spalti.
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Vecchio 21-04-2018, 18.54.46
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E adesso dove si va? Adesso si riparte per un'altra città

E lunedì inizia una nuova avventura. Tanto la decisione l'ho già presa.
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Vecchio 21-04-2018, 19.04.05
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La penultima volta che ho visto gli Elio E Le Storie Tese dal vivo sono tornato sugli spalti. Anzi, siamo tornati: io, Veronica e Franz. Grazia era in viaggio in Vietnam e noi tre andammo. Sugli spalti, dopo la brutta esperienza della volta prima. E, soprattutto, sapevamo che era una serata speciale.

Era speciale per me perché il disco da poco uscito, Figgatta De Blanc, mi era piaciuto tantissimo, e non vedevo l'ora di ascoltarlo dal vivo.
Era speciale per Rocco Tanica, il tastierista, perché aveva deciso che sarebbe stato l'ultimo concerto della sua vita. Avrebbe continuato a collaborare con loro in studio, spiegava, ma non avrebbe più suonato dal vivo. In effetti già da tre anni non suonava più, se non sporadicamente, e stavolta aveva deciso di dare l'addio alle scene per motivi inizialmente vaghi ma che poi, incredibilmente, furono relativi ad una serie di attacchi di panico per routine da tour. Incredibile, almeno per me, che un comico potesse finire in depressione, ma andò così.
Era speciale per la band perché, nonostante la scaletta prevedesse la partecipazione di Rocco Tanica solo negli ultimi pezzi, quella sera suonò tutto il concerto, proprio perché era l'ultimo. La questione della scaletta era chiara perché proprio alla fine c'erano i pezzi inequivocabilmente tanichei, ma quella sera suonò tutte le tre ore di concerto.
Appunto, tre ore. Era speciale per tutti perché quel tour, una specie di celebrazione gigantesca, con tanto di cronistoria video ad inizio concerto, prevedeva per la prima volta una scenografia imponente: megaschermi (con video volutamente orrendi) e soprattutto...delle ballerine! Insomma, come se fossero "una band seria". In realtà era una band che stava salutando uno dei suoi membri più importanti.

E fu un concerto splendido. Tre ore, quindi una carrellata infinita di pezzi, soprattutto famosi ma con qualche chicca (io aspettavo la recentissima e splendida Vacanza Alternativa e non restai deluso). Un concerto splendido, lunghissimo, pieno di spunti musicali interessanti (come al solito) e, appunto, con una band in stato di grazia.
E poi con me c'era Vero, che ormai era quasi una fan, che conosceva parecchie canzoni (non tutte, ovviamente) e che ero riuscita a trascinare dalla mia parte negli anni.

Mi scese una lacrimuccia quando Rocco, verso la fine, cantò "Arrivederci Shpalman, ci mancherai di brutto", con tutto il pubblico che lo salutava, dandogli appunto il suo arrivederci.
Me ne scenderà una anche stasera?

(post scritto ascoltando Oczy Mlody dei The Flaming Lips)
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Ciao A Camp, bentornati Manics (anche se la canzone è di vent'anni fa e la conosco da dodici).
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L'ultima volta che ho visto gli Elio E Le Storie Tese dal vivo è stato ieri sera.
L'ultima volta, "last" e non "latest", perché a quanto pare si sciolgono, e non ho motivo di non crederci.

È stata una splendida festa, non un funerale. Non c'è stata una lacrima, neanche sul lunghissimo "forza panino" dopo T.V.U.M.D.B., neanche su Il Circo Discutibile, forse l'unica canzone inequivocabilmente seria della loro carriera, neanche sui saluti finale. Non ci sono state lacrime perché c'è stato un ringraziamento, da me a loro e immagino anche da loro a me, che li supporto da vent'anni (che scoccano esattamente quest'anno).
E, proprio per questo, il loro concerto è stata una carrellata di momenti della mia vita, come capita per i concerti degli artisti che seguo "da sempre" (fondamentalmente gli 883/Pezzali, gli Elii e anche i Chemical Brothers, o almeno, di questo mi sono accorto durante il loro live di tre anni fa). Fanno parte della mia vita da sempre, dunque ogni canzone mi riporta ad un momento preciso degli ultimi vent'anni. Succede ad ogni concerto, è successo a maggior ragione stasera.

C'era Vero con me, che si è divertita (anche se molte non le conosceva) e si è stancata. Per me la fatica non è esistita, era l'atto finale di una lunghissima storia d'amore musicale, tra me e loro. I migliori musicisti del mondo con le canzoni che mi fanno più ridere del mondo: cos'avrei potuto chiedere di più?

E ho adorato condividere con dei video (che in genere non faccio mai) il concerto con chi non poteva esserci: i miei fratelli, Ale, Bea, mia zia, Marti, in ordine sparso. Mi sembrava doveroso per chi ha condiviso qualcosa di loro con me.

(post scritto ascoltando 1977 degli Ash)
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Predefinito tutto intorno a noi è in continuo movimento

Le cose, i sentimenti, le persone

Oggi ho iniziato il nuovo lavoro. Più vicino a casa del precedente, in un ambiente più sereno del precedente, meglio pagato del precedente. Vedremo se funzionerà e per quanto.
Vero sta per iscriversi a questo famoso corso pre-concorso e chissà che riesca a coronare il suo (nostro) sogno e diventare insegnante "a pieno titolo" (cit.).
Io e Vero stiamo per comprare casa e contiamo di andarci a vivere dentro, dopo averla ristrutturata, tra un annetto.
Bea è felice col suo ragazzo e chissà che anche loro tra un anno non vadano a vivere insieme.
G. non è per niente felice con suo marito e chissà che non decida, unilateralmente, di farla finita, anche se ho serissimi dubbi su questo.
Ale invece è stato costretto a decidere, e anche se la decisione è stata dolorosissima, chissà che non possa portare qualcosa di buono in futuro, oltre alla sua serenità che pian piano sta ritrovando.
I Manic Street Preachers hanno iniziato stasera il loro tour con una scaletta che mi avrebbe fatto esplodere il cuore per un paio di scelte "oscure" e splendide. Forever Delayed.
Gli Elio E Le Storie Tese hanno suonato davanti a me per l'ultima volta l'altro ieri, e sarà un addio dolorosissimo.
Mio papà ha deciso, dopo un anno di insegnamento post-pensione, di andare davvero in pensione, di smettere con l'università e di dedicarsi alla campagna.
Mia mamma è un po' più bloccata, ma mai quanto mia nonna. Mia zia continua a girare come una trottola, mio fratello cresce mio nipote e mia sorella vuole girare il mondo ma al momento le gira solo la testa.
I miei amici sono sempre lì, c'è chi si sposa, c'è chi fa figli.

Io sto ascoltando A Camp a dieci anni e pochi giorni dal primo ascolto e mi scava dentro come sempre. Un disco bellissimo e pieno di ricordi, anche se molto vaghi e riferiti in generale ad un periodo e non a qualcosa o qualcuno in particolare.

Niente rimane uguale a se stesso nel tempo

(post scritto ascoltando A Camp degli A Camp)
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Vecchio 25-04-2018, 20.31.49
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Predefinito mi esplode il cuore

Pensavo di passare a scrivere qualcosa dopo cena, ma sono salito al piano di sopra di casa di Veronica per telefonare ai miei e ho sentito da dietro la poeta del bagno "Kevin Carter" mentre lei faceva la doccia.
Non mo ci abituerò mai, è sempre un'emozione.
.
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Vecchio 27-04-2018, 00.38.31
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Predefinito venerdì sera ai navigli

Max Pezzali - A Posto Domattina


Non può essere tutto qui
l'attesa del venerdì
come se fosse la vigilia di capodanno
Giurare e convincersi
di essere liberi
dopo tre o quattro cuba e una puntata in bagno

Come se come se come se
il tempo fosse passato invano
Come se come se come se
non fregasse niente a nessuno
Come se come se come se
fosse diventato normale
non avere più niente da perdere

E tutto ritornerà a posto domattina
A parte l'ansia e qualche neurone
si butteranno i cocci della sera prima
insieme all'ennesima occasione

Le macchine girano
i posti si riempono
in una serata che somiglia a una corsa a tappe
Qui tutti si muovono
come se dovessero
giocare a chi va in più locali nella stessa notte

Come se come se come se
fosse una competizione
Come se come se come se
non ci fosse più comunicazione
Come se come se come se
fosse diventato normale
non avere più niente da perdere

E tutto ritornerà a posto domattina
A parte l'ansia e qualche neurone
si butteranno i cocci della sera prima
insieme all'ennesima occasione
E tutto ritornerà a posto domattina
A parte l'ansia e un po' di depressione
Si butteranno i sogni della sera prima
insieme all'ennesima occasione

Avvocati e medici
dentisti e contabili
in fila davanti ai ristoranti fighi del centro
con donne impossibili
sculture di protesi
Vivono come le rockstar vivevano un tempo

Come se come se come se
nulla fosse più un'emozione
Come se come se come se
tanto è anche in televisione
Come se come se come se
fosse diventato normale
non avere più niente da perdere

E tutto ritornerà a posto domattina
A parte l'ansia e qualche neurone
si butteranno i cocci della sera prima
insieme all'ennesima occasione
E tutto ritornerà a posto domattina
A parte l'ansia e un po' di depressione
Si butteranno i sogni della sera prima
insieme all'ennesima occasione
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Vecchio 27-04-2018, 00.51.05
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Predefinito a posto domattina?

Forse.
Vi ho visti, uno per uno e una per una, vi ho visti dall'alto dei miei trentun anni al basso dei vostri, quanti?, forse venti, forse qualcuno in più, mentre barcollavate incerti sui vostri tacchi (le donne) con l'inevitabile sigaretta/canna/ennesimo drink in mano e nello stomaco. Vi ho visti, col vostro sguardo spento in cerca di qualcosa che poi, citando sempre gli 883, cos'è non lo sapete nemmeno voi, ma intanto lo cercate.
Non lo dico guardandovi dall'alto in basso, non lo dico perché sono diventato anch'io un Max Pezzali adulto che si indigna vedendo cosa fa la gente il venerdì sera. No, lo dico perché l'ho sempre detto. Quando durante il mio primo anno di università uscivo coi miei amici, che erano i miei amici del liceo e mi chiedevo per quanto tempo sarebbero rimasti ancora amici dopo il liceo (e la risposta è: per sempre), e andavamo in giro, e intorno a noi c'era un sacco di gente che beveva e ogni tanto anche qualcuno di noi lo faceva, io mi indignavo. Mi indignavo con lo stesso sdegno di adesso, con lo stesso sdegno con cui non capisco chi butta via la sua vita.
Ho visto una fiumana di gente passare, mentre io con la bicicletta sotto il braccio aspettavo la mia ragazza e la sua amica dal cuore confuso, e pensavo che durante l'attesa avrei pensato a quanto mi dispiace che la sua amica abbia il cuore confuso, che negli ultimi quattro anni ci sia stata una serie di corsi e ricorsi (ma non arrivai, direbbe Giobbe Covatta) che in fondo non hanno portato a niente di serio, e invece non sono riuscito a pensare ad altro che alla gioventù bruciata intorno a me.

Io non sono mai stato come loro. Ho qualche rimorso, qualche rimpianto, ma almeno so di aver governato completamente la mia vita.

(post scritto ascoltando Paralyzed Mind Of The Archangel Void degli Harmony Rockets)
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Vecchio 28-04-2018, 00.22.28
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Predefinito lettera a un cugino

Ciao,
stanotte ti ho sognato.
Essendo un sogno non mi comportavo in maniera completamente razionale, cioè non facevo come avrei dovuto fare, cioè non ti strattonavo prendendoti per il colletto della camicia né bussavo con le nocche sulla tua fronte urlandoti "c'è qualcuno?", ma in ogni caso mi comportavo in maniera parzialmente razionale, cercando di carpire il più possibile sul tuo conto finché mi era possibile, cioè finché non è suonata la sveglia ed il sogno non è finito. Mi sono sono svegliato con l'amarezza che anche stavolta non ci siamo visti.
Perché?

Perché non ci siamo più visti? L'ultima volta che ci siamo incontrati, l'ho letto qui in occasione di un post "decennale" (che non ho ripostato perché sembrava non essere importante ai fini del mio "decennale"), è stato poco più di dieci anni fa: ci siamo incrociati mentre tu andavi a trovare i tuoi genitori e io ero lì con la mia famiglia come in molte domeniche di primavera, abbiamo scambiato due parole su Jovanotti e basta. Ho sentito la tua voce per l'ultima volta due anni dopo, alla vigilia della mia laurea, quando mi hai telefonato per dirmi che non saresti venuto. Devo ritenerlo un onore, visto che dalla volta dopo non hai mai più risposto a nessun altro invito, mio o di qualsiasi altro cugino o zio o parente vicino e lontano. Ti sei letteralmente volatilizzato.

I tuoi genitori sono in imbarazzo quando chiedo loro di te. E lo faccio, perché se chiedo di un figlio non posso non chiedere anche del suo gemello, e così nicchiano, mi dicono che tua figlia cresce (quanti anni avrà adesso? Una dozzina?), che tu lavori sempre e non ci sei mai, eccetera. Non dicono la verità, cioè "ha deciso di sparire e non vuole più vedere nessuno". Chissà perché, poi.

Perché? Appunto. Perché è successo tutto questo? Fino a pochi anni fa era tutto normale; c'erano stati anni di freddo tra te e tuo fratello, anni di grosse sofferenze per i tuoi genitori, ma poi tutto sembrava rientrato. E poi, il mistero: tua moglie resta incinta, si offende perché un cugino non le fa gli auguri (ma non lo sapeva mica!), inizia un giro di offese a catena che ti porta praticamente a sparire.

Eppure, da qualche parte, tu sembravi avere un destino grandioso. Quella che alcuni cugini vedevano come "puzza sotto il naso" per me non era tale, era solo un approccio all'intellettualità, magari diverso dal mio. Avevi ascoltato il Jovanotti delle origini ma ti eri invaghito della sua svolta "etica/etnica" con L'Albero; e, quando G. mi ha fatto conoscere ed apprezzare Jovanotti, è stato da te che sono venuto per farmi prestare tutta la discografia. Tuttora le versioni di molti album che ho in mp3 sono copiate direttamente dai tuoi cd.
Eri appassionato di bonsai. Ne avevi una trentina, tutti esposti sul giardino di fronte alla porta d'ingresso di quella che adesso è solo casa dei tuoi genitori ma che allora era ancora casa tua, e ricordo di pomeriggi interi che passavi con il fil di ferro intorno alle piante.
E ti ispirava certa filosofia orientale, quella del Sai Baba (ne avevi una foto in camera).

Ora spiegami: a cos'è servito tutto questo, se poi sei sparito senza motivo? A cos'è servito essere intellettuale, passare per intellettuale, venire persino bistrattato come intellettuale se poi, molto semplicemente, hai deciso di chiudere con qualsiasi persona che porta il tuo cognome? Spero almeno che tuo fratello e i tuoi genitori siano un'eccezione, ma non so in che misura.

Stanotte ti ho sognato e ti chiedevo tutto di te: come stavi, cos'avevi fatto in questi anni. Non ti ho chiesto la cosa più importante, però: perché?

(post scritto ascoltando L'Orchestra Del Titanic di Stefano Bollani)
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  #7235  
Vecchio 29-04-2018, 09.38.06
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ref. post "a posto domattina?" (non ricordo se è concesso quotare in carta azzurra)
ti lurko sovente, non ti ho mai letto così giudice
l'ultima frase sembra scritta da un'altra persona
sarà che ti lurko troppo poco

(post scritto ascoltando Quel Ragazzo della Curva B di Nino D'Angelo, colonna sonora e prima risposta di questo thread!)

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  #7236  
Vecchio 29-04-2018, 09.40.06
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Originalmente inviato da mattcameron Visualizza messaggio
...non scrivo qua da un'eternità, e penso sparirò di nuovo assai velocemente.
infrango subito la regola sul quote, se esiste
tecnicamente l'ho già infranta per quotare 'a bandiera tutt'azzurr (sopra)

sì bell michè! ti abbraccio
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  #7237  
Vecchio 29-04-2018, 22.15.15
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Predefinito Pari

Qualche tempo fà ero con mio figlio nella mia "casa provvisoria", un piccola oasi circondata dai centri commerciali, ma nonostante ciò bellissima, silenziosa e rilassante. Ero con lui quando ad un certo punto, nel darci la mano a mò di braccio di ferro, mi ha fatto sentire la sua presenza, il suo esserci, il suo volermi stare vicino...ed ho pensato che anche lui pensasse la stesse cose di me.
Da quando la famiglia siamo io e lui (almeno per 3 giorni la settimana), ho capito ancor di più quando è importante avere una persona accanto che ti ama davvero... te lo dimostra con le piccole cose, come propio un bambino fà, senza malizia e senza doppi fini.
Comunque ho pensato che volevo suggellare quell'immagine della stretta di mano nel mio secondo tatuaggio. Il primo è il nome di mio figlio inciso nel bicipite.
Così dopo qualche settimana ho scattato una foto, l'ho inviata al mio tatuatore che ne ha fatto lo schizzo e Sabato l'ho tatuata...nel cuore!
Qualche giorno prima di fare il tatuaggio, non ricordo chi, ma mi è stato chiesto se ne facessi un'altro ancora, visto che i tatuaggi si usano in numero dispari, altrimenti portano sfortuna...
Un sorriso è apparso sul mio viso...gli ho detto che da quando avevo fatto il primo tatoo, la mia vita fosse andata a rotoli in un tempo brevissimo...e che quindi avrei avuto sempre un numero pari di tatuaggi.
E' vero, è passato poco più di un anno e chi mi conosce davvero sà quanto è cambiata la mia vita, sà quanti dolori ho dovuto sopportare, sà quanti schiaffi morali ho dovuto prendere...sà come mi sto rialzando quasi solo contro tanti...
E se pian piano mi sto risollevando, molto lo devo a quel piccolo scricciolo che mi è stato accanto con il cuore e con l'anima...mi ha dato la forza, mi ha spinto metaforicamente in sù e...sarà sempre con me...nel mio cuore...e da Sabato lo sarà ancora di più.
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a cugini uguali corrispondono donne uguali

chiudi gli occhi e abbracciami forte...
e ti proteggerò da ogni cosa vorrà farti del male
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  #7238  
Vecchio 30-04-2018, 14.08.09
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Predefinito Bari

Ciao baruzzu,
l'ultima volta che ci siamo visti mi sono emozionato tantissimo. E non solo perché eravamo di nuovo insieme, no: stavolta mi sono emozionato anche perché ho assistito ad una scena che mi ha riportato indietro nel tempo, con le dovute differenze.
C'eravate tu e tuo figlio che giocavate a Super Mario World sul Super Nintendo. Lui provava a giocare, ma poi il gioco era tropo difficile per la sua età e passava il joypad a te. E io, dietro di voi, vedevo questa scena, e pensavo che in realtà l'avevo già vista.

Avevo più o meno la sua età, forse un anno in meno. Sai com'è, a sei anni non puoi avere una grande coordinazione occhio-mano (del resto, l'unica coordinazione che ho appreso nella mia vita insieme a quella necessaria per suonare il pianoforte), e così anch'io lasciavo giocare mio papà. Giocavamo a Prince Of Persia, che era uscito da poco (a differenza di Super Mario World che per i tempi di oggi è antiquariato), e in realtà giocava mio papà. Io non ero in grado, magari gli suggerivo dove andare, o meglio, ragionavamo insieme, ma per la parte di pura coordinazione lasciavo fare a lui. In più, come se non bastasse, ero letteralmente terrorizzato dalle lame che ti tagliavano in due, quindi in quel caso mi giravo addirittura di spalle (e mi giro ancora, se vuoi saperlo).
Insomma, la scena è questa: mio papà giocava e io lo guardavo, e lo guardavo con un'ammirazione che non è mai venuta meno con gli anni e con le esperienze fatte. Ho vissuto quel videogioco con gli occhi e non con le mani, guardando mio papà giocarci ed esaltarsi e disperarsi con me. Tuttora, se rivedo il gioco, rivedo noi due, insieme. Ero così ossessionato che avevo usato l'ultima pagina del mio quaderno d'inglese di prima elementare per tracciare una specie di guida al gioco, con tanto di nomi inventati dati ai nemici e dati su di loro, oltre a disegni di passaggi segreti. Era l'inizio della mia labirintite, che sarebbe esplosa poco dopo con Lemmings, ma ammetto che Prince Of Persia dev'essere stato il primo seme.

Ed ecco che, guardando voi, ho rivisto la stessa scena. Tu giocavi, Lele guardava e si esaltava e si disperava con te. I videogiochi potranno anche sembrare una cazzata, ma nel mio caso hanno cementato moltissimo l'amore tra padre e figlio. Se mio papà volesse mai farsi un tatuaggio che gli ricordi del nostro legame, potrebbe mettere il disegno di un principe (o una bicicletta, o le mille cose che abbiamo fatto insieme).

E spero, anzi sono sicuro, che tuo figlio avrà per te la stessa stima ed ammirazione che io ho avuto ed ho tuttora per mio papà.

(post scritto ascoltando Treasures From The Temple dei Thievery Corporation)
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Vecchio 30-04-2018, 14.13.29
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sarà che ti lurko troppo poco

(post scritto ascoltando Quel Ragazzo della Curva B di Nino D'Angelo, colonna sonora e prima risposta di questo thread!)
Quotare in carta azzurra è concessissimo, io stesso lo faccio spesso.
Detto questo, non credo che io crescendo (invecchiando?) sia diventato più giudice. Semplicemente, stavolta l'ho esplicitato un po' di più.

Io ce l'ho con chi si ubriaca fino a perdere il controllo delle proprie azioni, chi si converte a religioni che mettono vincoli forti alla propria libertà personale, chi si innamora di colpo dimenticandosi di se stesso e di tutto quello che c'è intorno. Sono tre categorie di cose che mi hanno toccato molto da vicino, mi hanno fatto male, e sono tre categorie che tendenzialmente critico. L'ho fatto parlando di una massa di ubriaconi, l'avrei fatto se avessi fatto un branco di testimoni di Geova (anzi, lo faccio ogni volta che ne vedo o ne parlo, fino a ieri sera), lo farei anche se qualcuno mi dicesse improvvisamente "mi sono innamorato, tutto quello che c'era prima non conta più". Perché magari non conta, ma poi chiede il conto.

Scusa la pesantezza e forza Napoli anche se ormai...
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Vecchio 01-05-2018, 11.04.35
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Predefinito sportivo passivo

Chiamasi sportivo passivo quello che guarda lo sport in tv (o dal vivo) e non lo pratica. Io ho passato un weekend da sportivo passivo, ma per sentirmi meno in colpa sabato e domenica ho fatto due bei giri in bici, rispettivamente prima di Inter-Juventus e dopo il GP dell'Azerbaijan.
Lo sportivo passivo viene in genere denigrato, ma c'è un'emozione nel contare sulla propria squadra sapendo che non si può fare niente per essa se non tifare senza che neanche ti senta (a meno che uno non sia allo stadio o in pista o dove cavolo si svolge lo sport).
E poi, lo sport passivo unisce.

Ha unito me e il ragazzo di Bea mentre ci scannavamo davanti alla televisione per Inter-Juventus. Sono stato io a proporgli di vederla insieme, lui juventino e io interista, ed è stato dannatamente divertente, nonostante il terribile risultato finale. La persona con cui avrei voluto vederla di più assoluto, ovviamente, era a più di mille chilometri di distanza, ma ci siamo sentiti costantemente per tutta la partita, con lui che mi invidiava per il mio poter urlare (soprattutto per le esultanze) mentre lui non poteva farlo visto che aveva il figlio che dormiva a pochi metri da lui.
Una lunga storia di calcio, quella mia e di Ale, impossibile da riassumere in poche righe: so solo che se sono interista è stato perché lui, esattamente ventiquattro anni fa, il primo maggio del 1994, il giorno della morte di Senna, pilota di formula 1.

E a proposito di formula 1, lo sport passivo ha unito da sempre anche me e mio papà. Per ovvi motivi negli ultimi anni riusciamo a vedere pochissimi gran premi insieme, ma da quando si è convertito allo smartphone è già qualcosa: commentiamo in diretta durante il gran premio e subito dopo ci sentiamo al telefono per parlarne.
Il gran premio di domenica è stato simile per certi versi alla partita di sabato sera: sembrava stesse andando benissimo e poi alla fine, puf!, disastro. Ma va bene così, ci siamo divertiti.

E poi sono salito in bici e sono andato a smaltire la rabbia.

(post scritto ascoltando Slanted And Enchanted dei Pavement)
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