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Vecchio 18-03-2021, 02.51.50
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Predefinito il diritto di non finire un libro

Tendenzialmente non sono d'accordo con i diritti del lettore di Pennac, pur essendo io un cosiddetto "lettore fortissimo". A memoria ho interrotto la lettura di pochissimi libri, poco più di un paio.
Adesso ne aggiungo un altro alla lista. L'ho presto in prestito in biblioteca ieri, ho iniziato a leggerlo a letto un'oretta fa e ho capito che non fa per me. Inutile insistere, inutile andare contro natura.

Il libro in questione è Un Uomo Innamorato di Karl Ove Knausgard, secondo di una saga autobiografica in sei volumi di seicento pagine l'uno. Avevo comprato il primo quando uscì la traduzione italiana per Feltrinelli, incuriosito dalle recensioni che parlavano di una scrittura sincera e dettagliata oltre ogni limite. Un po' troppo, forse: trovai il tutto noioso e lasciai perdere i volumi successivi al primo.
Quest'anno ho provato a dargli un seconda opportunità, e in effetti il primo volume non mi è dispiaciuto stavolta, così ho preso in prestito il secondo, che adesso giace chiuso accanto a me e che andrò a restituire quanto prima.
Sì, lo so che neanche io ho il dono della sintesi, ma se mi perdo in descrizioni dettagliate lo faccio perché sono funzionali a quel che voglio raccontare. Knausgard, invece, si perde in dettagli e aneddoti fine a se stessi. In settanta pagine ho letto soltanto una frase degna di nota; il resto mi è scivolato addosso, e non ho intenzione di perdere tempo con letture che non mi interessano.
A quanto pare, è un mio diritto.

(post scritto ascoltando The Different You - Robert Wyatt E Noi di AA. VV.)
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Vecchio 19-03-2021, 02.27.45
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Predefinito bye bye knausgard

Mi sono arreso e riporterò quanto prima il libro in biblioteca, concludendo così il mio tentativo di farmi piacere (ma perché forzarmi, poi?) questa gigantesca opera da tremilaseicento pagine.
Ieri sera, però, mentre leggevo, c'è stata una frase che mi ha colpito molto:
Della mia infanzia ricordo soltanto una manciata di episodi che ho sempre considerato determinanti e fondamentali, ma che adesso capisco essere immersi in un mare di altri avvenimenti, cosa che annulla completamente il loro significato, perché come faccio a sapere che proprio gli eventi che sono rimasti radicanti dentro di me sono stati quelli decisivi e non tutti gli altri di cui non so nulla?

Mi ha colpito perché, almeno per me, è una minchiata.
Io so benissimo di non avere in mente ogni momento della mia vita. Per quanto io abbia una memoria eccezionale, e più in generale una capacità eccezionale nel ricordare gli eventi, di certo non ricordo tutto. Ricordo dei dettagli, dei momenti, ma, appunto, ricordo solo quelli. Però ho la fortuna di ricordare anche il quadro generale.
Faccio un esempio: le mie estati in campagna tra il 1992 e il 1996, i cosiddetti "anni d'oro". Ho in mente delle immagini ben precise, e poi ho in generale in mente la sensazione, più sfocata ma ugualmente presente, di quel periodo. So benissimo, quindi, cosa sia stato importante per me e cosa no. Possono esserci singoli eventi che mi hanno formato, ma a formarmi sono state delle "sensazioni generali", dei periodi, delle cose più durature di un fotogramma. Quelle sensazioni, quei periodi, restano dentro di me ugualmente, e mi fanno capire cosa sia stato importante e cosa no.
Chi sia stato importante e chi no.
Dove sia stato importante e dove no.
Quando sia stato importante e quando no.
Quello che non riuscirò mai a spiegarmi, tanto per completare le famose "5 W", è il perché.

(post scritto ascoltando Noi Non Ci Saremo Vol.2 dei C.S.I.)
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Vecchio 20-03-2021, 03.03.40
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Predefinito il sangue dal naso

Stanotte ho fatto un sogno che ha avuto delle conseguenze anche sulle prime ore della mattina, ma non c'è miglior modo di spiegarlo che copiare qui il messaggio che ho scritto agli SQUOT appena sono arrivato in ufficio:
Vi racconto questa: stanotte ho fatto un sogno vividissimo (come ogni notte circa). Eravamo tutti in una spiaggia piena di ciottoli (e questo era già un sogno, non tanto la spiaggia quanto l'esserci tutti) e a un certo punto ho detto "ragazzi, vi ricordate di Terra Mitica? Quel parco divertimenti vicino Valencia in cui dovevamo andare nel 2005 e per cui avevamo inventato una specie di slogan..." e allora ve ne siete ricordati e abbiamo ricreato lo slogan-tormentone: Peppe al centro, Kallel che gli soffia in un orecchio e Marti che nell'altro orecchio gli sussurra "terra mitica" con l'accento malpassota di Loris, e poi tutti a ridere. Poi mi sono svegliato e mi sono chiesto: ma questa cosa era vera? Cioè, ok, il sogno era un sogno, ma lo slogan-tormentone di Terra Mitica è esistito anche nel mondo reale? In questo momento sono un po' confuso: al 99% direi di sì, che nel 2005 facevamo veramente questa cosa e ridevamo come i matti, ma non so, ho paura di aver sovrapposto un po' i piani, come ogni mattina. Come cantava De Andrè, "sognai così forte che mi uscì il sangue dal naso"

È passata un'ora senza che nessuno rispondesse e ho iniziato a pensare di essermi inventato tutto, o meglio, che il mio inconscio si fosse inventato tutto. Poi, per fortuna è arrivato il messaggio di Martino: "certo che era vero", con tanto di emoticon che ridevano. Per me non era certo, era solo estremamente probabile, ma non mi sarei stupito se fosse stato tutto un sogno, "terra mitica" e derivati.
Tuttora, mentre ne scrivo, sento ancora i brividi per l'idea che potessi essermi inventato tutto.

"Is it real?"
"Does it matter?"

(post scritto ascoltando D'Anime E D'Animali dei PGR)
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Vecchio 20-03-2021, 22.05.08
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Predefinito è tutto intorno a te

Un paio di settimane fa sul Post è uscito un articolo interessantissimo, per la serie "articoli su cose a caso". Spesso spiegano, molto bene, notizie strettamente legate all'attualità; ogni tanto, però, parlano di argomenti slegati dall'attualità, semplicemente perché li ritengono interessanti. A volte lo sono, a volte no, e comunque dubito lo siano per tutti. L'articolo in questione, però, mi ha conquistato sin da subito. Il titolo è "come ascoltiamo i film".

Molto in sintesi, l'articolo diceva che negli ultimi vent'anni c'è stata molto più evoluzione sul piano visivo nei film rispetto al piano sonoro. È vero: vent'anni fa guardavamo i film ancora in videocassetta, con una qualità che oggi riterremmo inaccettabile, e adesso si parla di 4k o comunque 1080p, insomma, risoluzioni che forse all'epoca erano inimmaginabili. Anche gli stessi dvd sono superati: ormai o si guarda un blu-ray oppure bisogna affidarsi ai servizi in streaming che, per fortuna, trasmettono film a qualità decisamente alta.
Dal punto di vista sonoro, invece, siamo sempre lì: la qualità è sempre quella e i sistemi di codifica sono sempre quelli. Ne è testimonianza il fatto che il mio impianto home cinema per la tv risale ormai a diciotto anni fa, e non l'ho mai cambiato, un po' perché funziona ancora benissimo e un po' perché non ce n'è bisogno, visto che non ci sono state evoluzioni.
Involuzioni, però, ce ne sono state eccome. Basta girare per i grandi negozi di elettrodomestici per vedere che ormai i sistemi 5.1 sono quasi scomparsi, ce ne saranno al massimo un paio per negozio. Ora vanno di moda le soundbar, ma non riusciranno mai a ricreare l'effetto 5.1 per cui c'è bisogno, appunto, di sei altoparlanti. Continuo a trovare fantastico il poter ascoltare musica e vedere film e giocare ai videogiochi in questa maniera.

In tutta questa involuzione, però, c'è qualcosa che mi sfugge. Se i sistemi 5.1 sono praticamente in via di estinzione, come mai le piattaforme di streaming continuano a codificare i loro prodotti in 5.1? È una cosa per la quale sarò veramente grato, perché la sensazione di "avvolgimento" del suono per me è impagabile (per dire, sarei molto più disposto a cedere in termini di qualità video, ma non sonora) e gran parte dell'apprezzamento per i film, soprattutto quelli d'azione o comunque in cui l'immersione sonora è importante, deriva proprio da quest'ultima.

Sembra banale, ma adoro quando è tutto intorno a me.

(post scritto ascoltando 2018 Calendar Album di The Future Sound Of London)
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Vecchio 22-03-2021, 01.32.13
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Predefinito ordine, ma non disciplina

Il 18 settembre 2007 è un giorno spartiacque nella mia vita di ascoltatore musicale: quel giorno, infatti, ascoltai per la prima volta Uno, l'album dei Marlene Kuntz uscito quattro giorni prima, e lo ascoltai dall'inizio alla fine. Fino ad allora capitava molto spesso che iniziassi i dischi dall'inizio alla fine, ma non era una regola; quel giorno, invece, lo diventò. Fece eccezione, chissà perché, La Quinta Stagione di Cristina Donà, che ascoltai per la prima volta cinque giorni dopo, con Grazia, in quello che fu il mio primo ascolto condiviso; di quel disco ascoltai qualche canzone più di altre, ma poi da allora ascoltai solo dischi interi. Sempre.
Vuol dire, in sintesi, che da allora non ascolto più "una canzone". Se ascolto una canzone ascolto tutto il disco che la contiene, dall'inizio alla fine. Questo vuol dire che per tutti i dischi usciti da allora sono sicuro di avere ascoltato le canzoni che li compongono lo stesso numero di volte. Sono passati più di quattordici anni e mezzo, non vedo perché la cosa dovrebbe cambiare.
Anzi, casomai è aumentata.

Stavolta non so quale sia stato il momento preciso, ma dopo qualche anno è successa una cosa che ha ingigantito il concetto: difficilmente (non è una regola, ma quasi) ascolto solo un disco. Se ascolto un disco, in generale, ascolto tutta la discografia di quell'artista, visto che se ho un disco in generale ho l'intera discografia perché mi piace l'artista in generale. Questo vuol dire che vado "a fasi": ci sono giorni in cui, una volta esauriti i dischi dei vari conti alla rovescia, per il resto ascolto i dischi dello stesso artista, rigorosamente in ordine cronologico.
Per gli artisti che ho iniziato ad ascoltare più di recente (mi pare che i primi siano stati i Sonic Youth nel 2012) i dischi hanno tutti lo stesso numero di ascolti. E anche per qualcuno degli artisti scoperti prima (penso ad Emiliana Torrini e agli Sparklehorse) ho cercato di riequilibrare gli ascolti in modo che tutti i dischi siano stati ascoltati lo stesso numero di volte.

D'accordo, aveva ragione Chiaru' quando mi "diagnosticò" (per scherzo) il disordine ossessivo-compulsivo. Ma, scherzi a parte, questo vuol dire che se ascolto l'artista X ascolto il suo primo disco, poi il suo secondo, poi il suo terzo, eccetera, fino al suo più recente. Mi piace tantissimo seguire la sua cronologia, i cambiamenti della sua musica, la sua naturale evoluzione. Nessuno rimane uguale a se stesso, e non è una questione di più o meno fama: si cambia e la cosa mi piace tantissimo.
Però, ecco, c'è un però. Non è detto che la cronologia dell'artista coincida con la mia. D'accordo, di solito è così: scopro un artista, mi piace, recupero la sua discografia precedente (in ordine cronologico, un disco a settimana, sono i famosi "piani settimanali"), poi esce un nuovo disco, che quindi ascolto dopo i precedenti, eccetera. Ci sono però delle rarissime eccezioni, cioè gruppi di cui ho ascoltato alcuni dischi, poi altri più vecchi, poi altri più nuovi, eccetera. È rarissimo, ma succede.
E qui è un casino.

È successo qualche giorno fa con i Cor Veleno. Ho ascoltato i quindici dischi pubblicati a loro nome o da formazioni parziali, dal primo all'ultimo, dal 2000 al 2018. Li ho ascoltati sapendo, però, che quello del 2000 non è certamente il primo loro disco che ho ascoltato, anzi, è uno degli ultimi. E così, mentre la loro cronologia scorreva in ordine, la mia saltellava da un punto all'altro, da un evento all'altro, avanti e poi indietro e poi di nuovo avanti. Non sempre quello che sembra lineare lo è, e se per loro l'ordine della vita è quello giusto, per me in questo caso l'ordine è diverso. Succede con pochi artisti, quelli dalla discografia più sfaccettata o comunque quelli che non ho deciso subito di ascoltare in blocco, ma quando succede mi piace.
Per il resto, comunque, sempre tutto in ordine.

(post scritto ascoltando Nostra Signora Della Dinamite di Giorgio Canali & Rossofuoco)
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Vecchio 23-03-2021, 01.34.54
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Predefinito ciao ciao Gianni

Ho appena finito di guardare il documentario su Gianni Mura, trasmesso nel primo anniversario della sua morte.
Mi sono emozionato, ho ricordato parecchi suoi articoli, ho visto volti i cui nomi avevo letto stampati in fondo ad articoli, ho sorriso vedendo la mia giornalista sportiva preferita, mi sono commosso. Mi sono commosso davvero.
Come mi ha scritto mia mamma, "è come se fosse morto un amico". Ed è vero, è veramente così.

Non so come sarebbe andata se Mura fosse morto dopo aver appeso la macchina da scrivere al chiodo, magari dopo anni di silenzio. Ma è morto con un articolo pubblicato qualche giorno prima e almeno un altro articolo da pubblicare, e con tour da seguire, e chissà, forse altri romanzi da scrivere.
Resta, davvero, il migliore.

E mi manca tanto, anche dopo un anno.

(post scritto ascoltando Alone Vol. 4 di Gianni Maroccolo)
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Vecchio 24-03-2021, 00.26.55
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Predefinito dentro frenetici momenti di noia

Domenica pomeriggio, e anche la domenica pomeriggio precedente, ho visto un film, da solo, sul divano. Guardare un film da solo è una cosa che non faccio praticamente mai: se sono solo faccio altro (ascolto musica, leggo, leggo e ascolto musica contemporaneamente, gioco a qualche videogioco) e i film li guardo solo se sono con qualcuno, solitamente Vero. Il motivo è semplicissimo: tendo a distrarmi in maniera impressionante.
Credo che la causa di tutto questo sia che, in generale, non mi piacciono i film, proprio come forma d'arte. In effetti ho visto pochissimi film da solo, così come ho visto pochissimi telefilm da solo; fa eccezione il sempiterno 24, ma vabbè, quella è davvero una storia a parte.
Insomma, se guardo un film da solo mi distraggo. Rispetto a dieci anni fa c'è anche il fatto che abbiamo tra le mani uno strumento di distrazione enorme, però, guarda caso, sono capace di leggere un libro per ore, e di giocare forse non per così tante ore ma comunque di giocare, e non ho la tentazione di distrarmi. Con i film, mi dispiace, ma va così.
Certo, di film ne guardo. Lo faccio con Vero però, perché da solo mi annoio. Mi sono annoiato due domeniche fa, mi sono annoiato domenica scorsa, mi annoierò forse anche per le prossime domeniche, ma è un cineforum personale che volevo fare e finalmente mi sono convinto.
Ieri sera, però, ho guardato da solo un documentario commemorativo e non mi sono annoiato.
Ma non era un film.

(post scritto ascoltando Dark Night Of The Soul di Danger Mouse & Sparklehorse)
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Vecchio 24-03-2021, 16.56.36
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Predefinito crash

Qualche giorno fa il mio telefono ha fatto crash. L'ha fatto sul serio: è caduto e il vetro si è frantumato. Non è esploso né si è rotto, ma attualmente cercare di usarlo è un po' come cercare di vedere attraverso un cristallo antiproiettile che è stato colpito, appunto, da un proiettile. Ci si vede attraverso, ma ci sono tantissime linee, in mille direzioni, che rendono il tutto molto difficoltoso; e col rischio, inoltre, di infilarsi delle schegge di vetro sui polpastrelli.
E però adesso mi sono arreso: col fallimento di Windows Mobile ho smesso di legarmi alle cause, o almeno, a un certo tipo di cause, come avere un cellulare che mi piace. Così prendo quello di Veronica, che ne approfitta per cambiarlo, e quando smetterà di funzionare lo cambierò con un modello di fascia, come sempre, bassa. In fondo, a parte telefonare e usare Whatsapp e Runtastic non faccio, quindi, a cosa serve un telefono potente?
Non voglio scrivere qui la cronistoria dei miei cellulari (che conosco perfettamente a memoria): mi limito a scrivere che è la prima volta che un mio telefono si rompe perché fa crash. Altre due volte, in passato, avevano fatto splash. Quantomeno era stato più divertente.

(post scritto ascoltando Epica Etica Etnica Pathos dei CCCP Fedeli Alla Linea)
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Vecchio 25-03-2021, 21.27.50
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Predefinito menefreghisti vs. iperprotettivi

Ho sempre sostenuto una cosa, e l'ho sostenuta prima che le persone intorno a me iniziassero ad avere figli: un figlio si può crescere in mille modi, che possiamo esemplificare ponendoli sullo spettro alle cui estremità ci sono "genitori menefreghisti - figlio che fa quello che vuole" e "genitori iperprotettivi - figlio che è soffocato da loro e non può fare niente". Ecco, secondo me ogni coppia di genitori cresce un figlio a modo proprio e considera le altre coppie di genitori "pazzi": se sono più spostati verso il "menefreghista", anche di un briciolo, pensa sicuramente "che genitori vergognosi, come possono fargli fare quello che vuole?" quando, appunto, magari la discrepanza è minima; al contrario, se sono più spostati verso l'"iperprotettivo", pensa sicuramente "che genitori assurdi, come possono impedirgli tutto?" quando, anche in questo caso, la discrepanza è minima. L'ho sempre pensato, lo penso anche adesso, sono sicuro che lo penserò se e quando sarò genitore anch'io, quando giudicherò qualsiasi comportamento genitoriale difforme dal mio/nostro come "menefreghista" o "iperprotettivo".

Ecco, mi sono accorto che con il covid (sì, ogni tanto scrivo anche di questo, inutile far finta che non esista) succede la stessa cosa: qui alle due estremità dello spettro ci sono il "menefreghista - non indossa mascherine perché <<figurati se mi ammalo>>", e non parlo di complottismo, solo di scarsa coscienza della questione; e, dall'altra parte, l'"iperprotettivo - non esco di casa e non vedo nessuno perché non voglio ammalarmi". Anche qui ognuno la prende come vuole, ognuno decide di relazionarsi col resto del mondo come vuole; il punto è che si tratta appunto di un sistema di relazioni, e quindi magari fa strano sentirsi dire "no, non ci vediamo perché non voglio vedere nessuno" o, al contrario, sentirsi dire "ma figurati, togliti la mascherina anche se siamo attaccati". Fa strano ma, appunto, ognuno fa quello che vuole.
Quindi, alla fine, la cosa migliore da fare è: ognuno faccia quello che vuole, adeguandosi magari alle norme di sicurezza "al rialzo" (più sicurezza rispetto a quella a cui si è abituati), ma mai "al ribasso". O almeno, io faccio così. Aggrotto le sopracciglia se qualcuno evita i contatti più di quanto penso sia utile, ma mi adeguo. E va bene così.

(post scritto ascoltando La Terra, La Guerra, Una Questione Privata dei C.S.I.)
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Vecchio 26-03-2021, 12.29.14
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Predefinito quelli della foto

Il pomeriggio del 10 agosto 2003 io e la mia famiglia salimmo in macchina e partimmo dalla nostra casa in campagna di San Giovanni La Punta alla volta del Rifugio Citelli, sull'Etna. Succedeva più o meno ogni anno, perché lassù (1740 metri sul livello del mare) c'è molta più visibilità per guardare le stelle, a maggior ragione per guardare le stelle cadenti la notte di San Lorenzo. Non saremmo stati da soli: oltre alla mia famiglia, ci sarebbe stata anche parte della famiglia di Grazia (senza il fratello e la sorella maggiori), visto che i suoi genitori facevano parte del gruppo di amici dei miei. Ne facevano parte, però, e ne farebbero ancora parte se fossero ancora vivi. In ogni caso, c'eravamo noi, c'erano loro e c'erano anche altri amici dei nostri genitori, con figli al seguito.
C'è una foto che ci ritrae tutti insieme o quasi, al buio, sotto le coperte per non morire di freddo. Ma c'è anche un'altra foto che ritrae solo me e Grazia, scattata prima di cena, quando ancora c'era luce. Ci siamo, semplicemente, io e lei. Non ci abbracciamo, anzi, io sono con le mani dietro la schiena in una delle mie espressioni di eterno imbarazzo (è la vita, bellezza), ed entrambi sorridiamo. Io ho una felpa azzurra con le righe bianche dell'Adidas e un paio di jeans della Benetton che avrei buttato dopo il viaggio di ritorno dal concertone del primo maggio di tre anni dopo, e al collo ho la custodia della macchina fotografica che avrei dimenticato (per fortuna solo la custodia) su uno scoglio di Isola Bella cinque anni e quattro mesi e diciannove giorni dopo; lei ha una felpa bordeaux dell'Energie prestatale da mia mamma. Alle nostre spalle, il Rifiugio Citelli. Sorridiamo, ci scattano la foto, poi aspettiamo che il sole vada via e guardiamo le stelle.

Il 14 settembre 2013, quindi dieci anni, un mese e quattro giorni dopo, io, mio papà, Vero, Grazia e il suo ragazzo andammo a fare una passeggiata sull'Etna, alla Grotta dei Lamponi (probabilmente la mia destinazione etnea preferita). Poi, tornando giù, chiesi a mio papà di fare una piccola deviazione e di andare al Rifugio Citelli. Mi ero già procurato la felpa azzurra dell'Adidas (che era rimasta nel mio armadio a Catania) e la felpa rossa dell'Energie (che era rimasta nell'armadio di San Giovanni La Punta): e io Grazia le indossammo, poi ci mettemmo in posa e ci facemmo scattare una foto davanti al rifugio. La foto è a suo modo inquietante, e lo è soprattutto affiancandola a quella scattata dieci anni prima (come ha fatto Grazia mettendola come "immagine di copertina" su Facebook): abbiamo le stesse felpe di allora (i pantaloni sono diversi, ma è un dettaglio) e stavolta ci abbracciamo, ma sono i volti ad essere incredibili. Lei è uguale, ma proprio uguale uguale uguale, tant'è vero che guardando le due foto, e guardando solo lei, si potrebbe pensare che siano passati mesi, forse qualche anno, ma pochissimi. Io sono diversissimo: in testa non ho più capelli, e dire che all'epoca della foto precedenti li avevo ancora tutti, forse tutti tranne qualcuno, visto che avevano iniziato a cadere proprio quell'estate; per contro, però, ho una folta barba sulle guance e sul viso, mentre nella foto di dieci anni prima non avevo un pelo in faccia.

Sono affezionatissimo a questa foto, anzi, a questa doppia foto. Sono passati otto anni, mi piacerebbe tra due anni scattarne un'altra ancora, e chissà che sia possibile, alla fine.

Tutto questo per dire che Grazia deve aver fatto una specie di patto col diavolo per non cambiare esteticamente. Fino a qualche mese fa, quando ha iniziato a crescerle il pancione che ieri, quando sono andato a trovarla per farle gli auguri di compleanno, si vedeva finalmente bene. Ci sarebbero mille considerazioni da fare sul tempo che passa, e sarebbero molto appropriate per Carta Azzurra. Per adesso, però, mi limito a raccontare la storia delle foto e del pancione.

(post scritto ascoltando Gnosi Delle Fanfole di Stefano Bollani)
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Vecchio 28-03-2021, 01.24.00
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Predefinito X segna il punto

Oggi Bea mi ha mostrato la casa in cui è andata ad abitare da qualche mese. Appena sono entrato ho cercato subito con lo sguardo "il punto X", poi ho lasciato che mi facesse fare il tour per le varie stanze, e quando è finito mi sono precipitato di nuovo davanti al punto X, per approfondirlo.

È più forte di me: quando vado a casa di qualcuno per la prima volta, che sia una persona che conosco come le mie tasche o una perfetta sconosciuta, la prima cosa che faccio è esaminare la libreria. Sarebbe ancora meglio poter esaminare la collezione di dischi, ma oggi i dischi si vendono pochissimo e spesso quelli che si possiedono sono chiusi negli scatoloni, perché tanto ci sono gli mp3 o addirittura Spotify e allora che te ne fai di tenere i dischi esposti? Per me è un errore gigantesco, perché dalla collezione di dischi si può capire tantissimo di una persona; io stesso ce li ho esposti, seppur in una stanza "secondaria" ma per motivi di continuità con i ripiani su cui li ho sempre tenuti.
In ogni caso, dischi a parte, mi piace tantissimo vedere che libri ha una persona, perché anche da quello si capisce tantissimo di lei: generi, autori, modo di disporli, eccetera. Le rare volte in cui in una casa non è presente una libreria la mia impressione è sempre negativa.

Ci sono due "investigazioni librarie" che ricordo con piacere: una è quando andai con mia zia Cettina, che mi era venuta a trovare a Bruxelles, a cena casa del nipote di una sua amica che aveva viaggiato con lei. Questo nipote, uno stimatissimo avvocato internazionale con una casa enorme in un quartiere centrale della città, ecco, uno si immagina che, se mai avesse una collezione di dischi, sarebbe molto "classica". Niente di più sbagliato: c'erano in evidenza album dei Chemical Brothers e dei Prodigy, e l'ho preso subito in simpatia (opinione poi confermata dopo la serata).
L'altra è quando andai a trovare per la prima volta Ale nella sua ennesima nuova casa, e vidi che in bagno teneva sei libri. Erano tutti i libri che possedeva (già...) e glieli avevo regalati tutti e sei io: due erano scritti da me e gli altri quattro da Max Pezzali. Erano in bagno, ma vabbè, non si può volere tutto, no?

Oggi, da Bea, ho guardato i libri. Quello che mi ha stupito non è stato tanto la tipologia dei libri (per una buona metà libri per l'infanzia, soprattutto illustrati) quanto, piuttosto, il fatto che diversi glieli avessi regalati io. Parecchi, anzi. Quindici, per la precisione. Mi sono messo a scorrere i titoli rapidamente con lo sguardo e ho realizzato che quindici è un numero veramente alto. Non credo di aver mai regalato quindici libri a nessuno, neppure a persone da cui sono legato da più tempo come Vero o mia mamma. Quindici libri, alcuni per l'infanzia, altri per "adulti" (o meglio, per tutti) e tra questi c'era anche il mio romanzo. Però è stato bello vederli lì, ricordarmi l'occasione di ogni regalo, a volte anche la dedica (le più belle in assoluto sono quelle degli ultimi due) e sapere che c'è sempre posto per i libri in una casa, anche senza essere un lettore forte.

E c'è sempre posto nel cuore per chi legge.

(post scritto ascoltando Montesole - 29 Giugno 2001 dei PGR)
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Predefinito "i funghi velenosi si possono mangiare/ma una sola volta nella vita"

Giuro che stavolta mi sono impegnato: complice un periodo di (meraviglioso) ascolto intensivo dei The Future Sound Of London, ho ripreso in mano il videogioco con la loro colonna sonora e sono andato più avanti possibile; certamente, molto più avanti del punto raggiunto l'ultima volta.
Il punto, semplicemente, è che è troppo difficile. Da un certo punto di vista è un puzzle game, quindi è un gioco in cui bisogna ragionare e trovare la soluzione. Il problema, però, è che poi bisogna essere estremamente abili nel metterla in pratica, trascinando il cursore nei punti giusti e nei momenti giusti. Il tutto, però, è fatto con una generazione "casuale", ed è il vero problema del gioco, e quello che alla fine me l'ha fatto odiare. Non serve soltanto intuito nel capire la soluzione, e non serve solo abilità nell'implementarla: bisogna anche avere fortuna che il fungo si rigeneri esattamente nella direzione sperata. È un problema, perché il gioco non può essere arbitrario (col gioco che fa da arbitro, peraltro) nella risoluzione di un problema. Cioè, può esserlo se è "facile", ma se poi le cose si fanno incredibilmente difficili, ecco, allora la cosa inizia a farsi insopportabile. E lo è stato, alla fine: è vero che c'è un check point ogni passaggio, e che un passaggio se niente va storto si risolve in poche decine di secondi, ma è anche vero che possono servire parecchie decine di tentativi, ognuno dei quali si risolve in un fallimento proprio a causa del fungo che si rigenera casualmente. Uno può guardare quanto vuole i video su internet, ma appunto, è tutto casuale.
È un peccato: il gioco è brillante, divertente anche quando è difficile, ma poi diventa veramente troppo difficile. Così, ecco, mi sono arreso. Mi sono arreso a poca distanza dalla fine, lo sapevo già, ma davvero, non ce l'ho fatta più. Non pretendo che i videogiochi debbano essere divertenti, va bene che siano sfidanti, ma in questo caso hanno davvero esagerato. Ogni tanto mi coglieva il pensiero che "cavoli, c'è ancora Mushroom 11 da completare, vediamo come andrà oggi", e sono rimasto bloccato davvero per troppo tempo prima di mollare. Ho mollato, ho visto il resto su Youtube (mancava poco, accidentaccio, ma davvero non ce l'ho fatta più).

Ammetto, dopo aver mollato, di aver tentato qualcosa di estremo: ho provato ad hackerare il gioco, ad entrare nel registro di Windows per cambiare i salvataggi in modo da saltare il punto incriminato, ma a un certo punto ho cambiato troppe cose e il gioco "si è rotto". È stata la fine definitiva, ahimè.
Non so se conteggiarlo tra i videogiochi che ho completato. Teoricamente no, ma mancava poco, e di certo non per colpa mia.

Resta una sensazione amara, amara come certi funghi. Non velenosi, per carità.

(post scritto ascoltando Tutti Contro Tutti di Giorgio Canali & Rossofuoco)
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Vecchio 29-03-2021, 22.44.56
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Nino88 è sulla buona strada
Predefinito

Un po' di leggerezza!

7000 caffè, li ho già presi perché
Sono stanco di stare al volante e vorrei arrivare entro sera da te
Che aspetti me nel castello lassù
Con la treccia già sciolta affacciata al balcone vestita di blu
7000 caffè, è l'effetto che ho
Quando arrivo al portone e ti vedo gridare con gli occhi il mio nome perciò
Vieni verso di me e io pazzo di te
In un attimo ci diamo il bacio più dolce, più dolce che c'è
Ho bisogno di te come l'acqua il caffè
Come un mondo che gira e che, amore se non vuoi,
Non finirà mai
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il futuro in 2 parole: tesla cybertruck
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Vecchio 31-03-2021, 01.19.08
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Predefinito coincidenze pianistiche

Sì, d'accordo, sono io che vedo coincidenze ovunque.

Ad esempio, stasera Bollani durante la sua (straordinaria, tolta la moglie) trasmissione ha citato un pezzo di Debussy e l'ha suonato: bene, tra tutti i pezzi di Debussy (che già non è che sia il "primo" tra i compositori classici) ha suonato uno dei due che so suonare, che suono da sempre, cioè il quinto e il sesto e ultimo brano del Children's Corner. Va bene, dai, non è una coincidenza così incredibile: suona diversi pezzi ogni sera e non c'è niente di strano che abbia suonato proprio uno degli unici due pezzi di Debussy che io sappia suonare.

Sì, d'accordo, sono io che vedo coincidenze ovunque.

Però, prima di Debussy, ha suonato un pezzo di Bach. Non so perché abbia suonato proprio quello, tra tutti i pezzi di Bach. Ma ha suonato quello.
Ieri sera mi sono messo a suonare il piano. Non lo faccio spesso quanto vorrei, ma ieri sera l'ho fatto. Il mio repertorio è molto ristretto, e coincide con i pezzi che suonavo al momento in cui ho smesso di studiarlo (diciannove anni fa) con qualche aggiunta raccattata negli anni successivi. La mia tecnica è infinitamente peggiore di quella che avevo quando studiavo, così se adesso voglio studiare qualche pezzo nuovo dev'essere decisamente facile. Ieri sera, così, ho deciso di fare qualcosa di nuovo. Ho preso le invenzioni a due voci di Bach, che padroneggiavo a undici o dodici anni, e ho iniziato a sfogliarle. Ho suonato la prima, quella in do maggiore, che è abbastanza facile. Poi sono passato avanti e ho preso quella in fa maggiore. C'era qualche segno della mia insegnante di piano, quindi dovevo averla suonata all'epoca, anche se non me la ricordavo. L'ho suonata cinque o sei volte finché, all'incirca, era ascoltabile.
Poi ho staccato.

Tra tutti i pezzi che Bollani poteva suonare stasera, ha suonato quello. L'invenzione a due voci in fa maggiore di Bach. L'avesse suonata ieri, per dire, non mi sarei accorto di niente. Anzi, forse mi sarei messo a cercare quel pezzo tra gli spartiti, sperando di avercelo. E invece io l'ho suonato ieri dopo più di vent'anni, e lui l'ha suonato oggi.

D'accordo i Ching e tutto il resto, però fa proprio ridere.
O paura, dipende.

(post scritto ascoltando Wanderer di Cat Power)
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Vecchio 03-04-2021, 22.12.38
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Predefinito beyond, ancora

Ieri io e Bea abbiamo giocato a Beyond - Two Souls. Ho smesso di contare il numero delle volte in cui ci siamo seduti sul divano di casa mia, con un joypad ciascuno in mano, a giocarci. Non siamo ancora arrivati alla fine (anche se manca pochissimo, a quanto ho letto in giro su internet) e così ci troveremo almeno un'altra volta. Me l'ha regalato lei con l'intento esplicito di giocarci insieme, ignorando (almeno credo) che ci si potesse giocare "davvero" insieme: un joypad per uno, ognuno controlla un personaggio anche se si potrebbe benissimo giocare da soli e controllarli entrambi. Però è molto bello così, lo ammetto.
Ma questo l'ho scritto ogni volta che abbiamo giocato.

La novità, invece, è che ieri c'abbiamo giocato. L'ultima partita risaliva a inizio agosto, quando era venuta a trovarmi una sera in cui sua sorella era in montagna: avevamo preso la pizza (non dimenticherò mai il fatto che stesse per investire una bici con l'auto quella sera, ho ancora la scena davanti agli occhi ogni volta che vado in macchina in pizzeria) e poi abbiamo giocato dopo mille chiacchiere.
Dopo di allora, mesi strani. Abbiamo capito benissimo cos'è successo, un po' come quella citazione di Goethe del quaderno di Grazia, e c'è voluto comunque un po' per trovarci a giocare da quando abbiamo capito.
Non considero il nostro un ritrovarci, visto che non c'eravamo davvero persi (considero un ritrovarci quello tra me ed Ale dopo qualche mese del 2003, quello tra me e Grazia dopo un anno e mezzo tra il 2005 e il 2007, quello tra me e Andrea dopo quattro anni tra il 2003 e il 2007), ma ieri, mentre giocavamo, pensavo che sarebbe anche potuto non succedere più.
E sarebbe stato molto ironico, visto che eravamo così vicini alla fine.
Ci siamo quasi.

(post scritto ascoltando Tutti Gli Uomini Del Deficiente O.S.T. degli Elio E Le Storie Tese)
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Ultima modifica di gabo86 : 03-04-2021 alle ore 22.26.06
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Vecchio 04-04-2021, 11.58.46
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Predefinito fuga da

Nel post scritto prima di iniziare (per l'ennesima volta) The Curse Of Monkey Island scrivevo di quanto io preferisca il pc alle console anche solo per il fatto di avere una retrocompatibilità pressoché totale.
Pressoché però, perché esistono giochi che fanno molta fatica a girare su macchine moderne. Penso ai due Wipeout per pc (quando un paio di anni fa li ho giocati ho dovuto usare l'emulatore per la Playstation) e penso alla fatica che ho fatto nei giorni scorsi per far partire Fuga Da Monkey Island. Alla fine ho dovuto chiedere l'aiuto dell'eminenza grigia Diduz (quello di Lucasdelirium, sì) per capire come fare utilizzando i miei vecchi cd: alla fine, a meno di comprare la versione digitale (costa solo due euro, d'accordo, ma se ho gli originali perché non usarli?), l'unico modo è stato riesumare il portatile di Veronica, che non accendeva da mesi, e giocarci con i cd, visto che è l'unico computer della casa con il lettore cd funzionante.
Dopo giorni di tribolazioni, funziona.
E adesso si ritorna su Monkey Island, stavolta per fuggirvi.

(post scritto ascoltando Paralyzed Mind Of The Archangel Void degli Harmony Rockets)
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Vecchio 06-04-2021, 00.33.34
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Predefinito chiedo scusa

Qualche settimana fa, mentre consultavo i thread letti dai bot (è molto interessante per riscoprire storie dimenticate o sconosciute sul forum), sono incappato in un mio thread scritto pochi giorni prima di tornare definitivamente sul forum dopo quattro anni e mezzo di assenza quasi totale. Ecco, c'era questa moda dei "100 happy days" per cui ogni partecipante doveva scrivere ogni giorno, per cento giorni, qualcosa che durante quel giorno lo aveva reso felice. Era indubbiamente un esercizio di stile, solo che io avevo pensato di fare il suo contrario: "100 sad days", cioè trovare ogni giorno un motivo per immalinconirsi. Ero stato criticato, non sul thread ma altrove, da due forumiste, una delle quali era un tempo stata importante per me (e viceversa), che si lamentavano per la mia scelta cinica. Fu forse quella critica a farmi venire voglia di tornare davvero (o almeno, ricordo così).

Ecco, adesso faccio esattamente il contrario. Lo faccio qui, e l'ho fatto oggi pomeriggio mentre chiacchieravo con Vero e due sue amiche, una delle quali sento molto affine a me ormai da un bel po'. Insomma, si parlava di questo periodaccio per il mondo, eccetera, e le amiche si lamentavano perché, in estrema sintesi, "c'hanno rubato due anni". Capisco perfettamente, ma ho detto quello che penso.
Penso che so che è un periodo massacrante per la salute, e per fortuna non sono morto né è morto nessuno dei miei cari. So che è un periodo massacrante per il lavoro, ma per fortuna la mia posizione non è a rischio né il mio stipendio è calato di un centesimo. So che è un periodo massacrante per la sanità mentale, e forse era questo il punto. Chi non si lamenta (in prima persona) per la salute né per il lavoro spesso lo fa per l'isolamento, per la solitudine, per l'alienazione, per una serie di motivazioni che capisco benissimo.
Credetemi, le capisco benissimo.
Solo che non mi appartengono.

Ci sono pochissime cose che non ho potuto fare da quando è scoppiata la pandemia. Nei mesi di lockdown (quello vero, non la recente farsa) mi mancava tantissimo poter andare in bici, ma adesso ci sto andando regolarmente e quindi "non mi manca più" semplicemente perché posso farlo. Mi manca vedere i miei, certo. La mia famiglia ed i miei amici di giù. Mi mancano tanto, sì. E mi mancano i concerti, probabilmente "l'evento" che mi manca di più". Però le persone le vedo, poco ma le vedo; le mie attività di evasione sono sempre quelle: ascolto della musica, lettura di libri, giocata ai videogiochi, ogni tanto visione di film o serie tv, e tutto questo non ho cambiato. Vivo da quasi due anni con la persona con cui sto da più di undici, e probabilmente è questo che mi ha salvato. Stiamo bene insieme, ma stiamo bene insieme anche dal punto di vista della "compagnia": non siamo mai soli, nel senso che siamo sempre in due, anche quando lei è di là a lavorare e io di qua a giocare/leggere/ascoltare musica. Se non ci fosse stata lei probabilmente avrei preso tutto questo molto peggio, ma c'è lei, ci siamo noi, ci sono tutte le mie attività collaterali, c'è la bicicletta, ogni tanto c'è qualcun altro con cui vedersi.

Lo so che è un periodo terribile, e solidarizzo tantissimo con chi soffre. Ma io, più per fortuna che per altro, non soffro per niente.
"Chiedo scusa", cantava Luca Carboni.

(post scritto ascoltando Coèsi Se Vi Pare di Bisio E Le Storie Tese E Elio)
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Vecchio 08-04-2021, 02.03.26
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Predefinito ti voglio bene

Una settimana fa è uscito il nuovo libro di Max Pezzali, il terzo autobiografico oltre a un fumetto e a un (bellissimo) romanzo. Max Pezzali non usa i social, almeno non in prima persona, così è il suo staff ad occuparsi dei suoi canali. Negli ultimi giorni sta ripubblicando le foto di varie celebrità che a loro volta hanno pubblicato le foto del suo libro. Molte foto sono neutre (la celebrità mentre legge il libro), ma ce n'è stata una che mi ha colpito. Era la foto di Nek, che con Max e Francesco Renga ha girato l'Italia in un tour qualche anno fa. Nella foto c'era il libro aperto alla prima pagina con una lunga, lunghissima dedica di Max. Evidentemente Nek non ha pensato che dovesse essere troppo privata, visto che l'ha postata, e lo stesso ha fatto lo staff di Max, visto che l'ha ripostata. Affari loro, forse. Ma la dedica era lì, alla mercé di tutti.

Mi sono sentito molto vicino a Max anche solo per il fatto di aver scritto una dedica particolarmente lunga. Per me non esiste regalare libro senza scrivere una dedica, che sia di una riga o di una pagina intera. Sono molto orgoglioso, per dire, della dedica di uno dei due libri che ho regalato a Bea per il suo ultimo compleanno; certamente la dedica mi è piaciuta più del libro. Però, ecco, mi piace scrivere dediche perché in qualche modo personalizza il libro: non è più solo "quel" libro, adesso è un libro con un marchio.
Quello che però mi ha fatto sentire ancora più vicino a Max è stata la conclusione della dedica. Tre parole, prima della propria firma. "Ti voglio bene", scritto da un uomo a un altro uomo.

Generalmente "ti voglio bene" è una cosa che si dicono le donne. Non è sessismo il mio, tutt'altro, è una critica ai maschi alfa. "Ti voglio bene" se lo dicono le donne perché l'amicizia tra uomo e donna e rarissima e quindi "ti voglio bene" tra uomo e donna nella stragrande maggioranza dei casi è solo un modo velato per provarci (non è il mio caso, ma mi rendo conto di essere un'eccezione). E "ti voglio bene" tra uomini neanche a parlarne, è un chiaro sintomo di omosessualità.
E vaffanculo però, perché ci sono stati, e ci sono ancora, degli uomini a cui non ho paura di dire che voglio loro bene. Cosa c'è di male nel volere bene ad un uomo? Niente, non c'è mai stato niente di male
Per dire, nel mio piccolo, sento di aver sempre voluto bene a Max, anche se non l'ho mai conosciuto davvero (e lui non sa niente di me). Ok, è un po' unidirezionale, ma è così.
Lui e altri.

Volersi bene: cosa c'è di male?

(post scritto ascoltando Enlarge Your Penis Tour - Padova 21/03/2012 degli Elio E Le Storie Tese)
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Predefinito mia sorella è figlia unica

Giovedì mia sorella ha compiuto trent'anni.
Non so come si immaginasse la sua festa di compleanno: certamente, se non nell'ultimo anno, difficilmente avrebbe pensato di non festeggiare. E allora ho fatto il possibile, pur non riuscendo a tornare a Catania per ovvi motivi: ho organizzato la scrittura del "papiro" (come già fatto per gli ottant'anni di mia zia, per i settanta di mio papà e per i sessanta di mia mamma), e stavolta ho esteso la scrittura a tutte le sue amiche, oltre che alla nostra famiglia. La sera, poi, videochiamata a sorpresa con tanto di lettura del papiro, di cui non sospettava niente.
È stata molto contenta, mia mamma mi ha detto che l'ha vista persino commuoversi. Ne sono felice.

Mia sorella è figlia unica così come mio fratello è figlio unico. Incredibile come noi tre fratelli siamo cresciuti e cambiati in maniera così diversa. Un po' mi dispiace, però forse è la storia di tutte le famiglie.
L'importante, alla fine, è essere felici.

(post scritto ascoltando Pepper Sounds del Trio Bobo)
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Predefinito I've never met anyone quite like you before

Ieri sera io e Vero abbiamo guardato Transpotting, che non avevo mai visto.
Forse me lo aspettavo più un film puramente sulla droga, anziché su cazzate che si compiono con e anche senza droga, in un gruppo di schizzati.
Forse mi aspettavo più enfasi sulla colonna sonora: i pezzi che conoscevo e che mi aspettavo, cioè quello dei Primal Scream, quello dei Blur e soprattutto quello degli Underworld erano quasi sullo sfondo, mentre mi è venuto un colpo al cuore per un altro pezzo, stavolta in primissimo piano, quello di Alexia (uno dei ricordi più longevi della mia vita).
Quello che però mi ha colpito è stata un'altra cosa. A un certo punto un personaggio ha cantato le parole "I've never met anyone quite like you before" su una melodia, e io mi sono fermato e ho detto "ma io le conosco!". Pochi minuti prima di iniziare a vedere il film, Max Pezzali, intervistato da Massimo Gramellini per il suo libro appena pubblicato (e che ho comprato ieri pomeriggio), aveva detto che quello che secondo lui distingue di più gli anni '90 da adesso è che allora se cercavi una risposta non c'era internet ad aiutarti, dovevi arrangiarti da solo. Così mi sono rifiutato di cercare quelle parole su internet e, mentre il film andava avanti, ho iniziato a scorrere mentalmente la mia collezione di dischi. Di certo era una voce femminile che la cantava, almeno nella mia testa. E lo faceva su uno sfondo elettronico sensuale. Chi poteva essere? Ho passato in rassegna le mie "muse musicali", ma niente, non era nessuna di loro. Poi ho provato a pensare cosa ci fosse dopo quella frase, e c'ho messo almeno un quarto d'ora, finché sono stato illuminato: era Temptation dei New Order, però nella versione di Moby contenuta nel suo Hotel, che tra l'altro non canta lui ma una voce femminile. Eccola, era lei: ma c'ho messo tantissimo a capirlo, e nel frattempo me la canticchiavo e non riuscivo a collegarlo. Quando ce l'ho fatta sono stato invaso da una splendida sensazione di soddisfazione. Se avessi cercato su internet sarebbe uscito "Temptation" come risultato e l'avrei quindi collegata subito a Moby. Così è stato più bello, invece.
Ah, those crazy times!

(post scritto ascoltando West Of Memphis O.S.T. di Nick Cave & Warren Ellis)
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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