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Vecchio 03-06-2020, 14.20.54
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Predefinito il passaggio a livello

La mattina del 29 giugno 2009 io e Grazia eravamo al museo delle scienze di Londra quando ci imbattemmo in una curiosa vetrina che rappresentava le paure, con tanto di nome scientifico. C'erano le note claustrofobia, agorafobia e aracnofobia, ce n'erano di sconosciute e poi c'era la più bella, o almeno, quella disegnata meglio: decidophobia, "fear of making decisions". Sopra la targhetta c'erano dei dadi con sulle facce scritte tipo "rifare il letto", "pulire", "studiare", "lavorare". Paura di prendere decisioni, appunto.
Io ho sempre avuto una strana forma di decidophobia (o decidofobia, all'italiana): la mia è una specie di paura retroattiva, "paura di aver sbagliato a scegliere". Se sono davanti a un bivio (figurato ma non necessariamente), nel momento in cui prendo una decisione vengo assalito dal dubbio di aver preso quella sbagliata; a volte, se c'è la possibilità, torno indietro e prendo l'altra (per poi avere la sensazione di aver sbagliato a cambiare, sensazione amplificata rispetto all'altra, e quindi per non incasinarmi preferisco evitare). È una sensazione che capita quasi sempre. Quasi, però.

Qualche mese fa sul cavalcavia di via Venezia che scavalca l'attraversamento ferroviario di via Friburgo è stata aggiunta una pista ciclabile. In realtà su quel binario passano pochissimi treni, il passaggio a livello è sempre aperto e così non mi pongo neanche il problema, continuando sulla strada pianeggiante anziché salire sul cavalcavia (che vestito da ufficio e con la bicicletta scassata per evitare furti non è il massimo). Così, insomma, quel bivio per me non è mai un problema: posso decidere se salire sul cavalcavia ma non ci salgo mai (almeno all'andata). Ogni tanto però, come stamattina, capita che io non salga sul cavalcavia, arrivi fino al passaggio a livello e lo trovi abbassato.
Ecco: lì scatta la scelta. "Cosa faccio? Resto fermo ad aspettare che il passaggio a livello si alzi o torno indietro e prendo il cavalcavia?". Non è una domanda stupida: a volte il passaggio a livello resta chiuso per parecchi minuti; al contrario, può capitare che io decida di tornare indietro e prendere il cavalcavia e nel frattempo il passaggio a livello si alzi a mia insaputa.
In qualsiasi caso, però, la mia particolare paura (quella di aver sbagliato a scegliere) scompare. Scompare perché, tendenzialmente, se il treno sta passando allora resto ad aspettare che passi; se non sta passando, invece, torno indietro e prendo il cavalcavia. Lì, poi, guardo giù: se il passaggio a livello è ancora abbassato allora so di aver fatto bene a tornare; se invece si è alzato, dico "ah cavolo, potevo aspettare un attimo, mi sarei risparmiato la salita", ma almeno ho subito la risposta.

Ecco cosa mi servirebbe: ogni volta che faccio una scelta, mi piacerebbe ricevere una notifica, "hai fatto la scelta giusta" o "hai fatto la scelta sbagliata". Quello che mi scoccia è l'indecisione, il non sapere se ho fatto bene o meno.
Servirebbe un passaggio a livello, che o è alzato o è abbassato.

(post scritto ascoltando Sin Eaters Picnic degli Strange Fruit Abiku)
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Vecchio 06-06-2020, 20.35.10
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Predefinito (dis)

L'altro ieri è venuta a cena Bea, e il disco che ho messo in sottofondo non era scelto a caso. Il punto è che lei non ascolterebbe mai un intero album dei Perturbazione, e anche se lo facesse probabilmente non le piacerebbe, e invece dovrebbe farlo, perché il loro ultimo disco parla di lei come parla di tutti, racconta una storia in 23 canzoni, ma è proprio una storia d'amore, dall'inizio alla fine, e se c'è una fine ovviamente è triste, almeno in una storia d'amore, ma appunto la storia d'amore finisce, sennò davanti non ci sarebbe il suffisso "dis", però tra parentesi, come a dire che esiste anche l'amore da solo, senza il suffisso tra parentesi, e però è un disco meraviglioso, e anche meravigliosamente imperfetto, che poi forse è quello che lo rende ancora più bello, e insomma, le farebbe bene ascoltarlo, potrebbe riconoscersi in alcune canzoni, potrebbe non riconoscersi in altre, e in fondo la storia d'amore che racconta il disco è una storia lunga, vissuta, non la storiella mai partita che ha occupato abusivamente l'ultimo anno della sua vita, e poi è strana questa cosa delle canzoni d'amore, perché tutti le ascoltiamo e ci riconosciamo in qualcosa, ogni coppia ha la sua canzone, la mia ne ha tre, credo, e sono tutte e tre dello stesso cantautore italiano, ma non è questo il punto, il punto è che il padrone di questo posto, o quantomeno la scintilla che l'ha creato, insomma, lui, ha scritto una canzone pubblicandola con un mezzo pseudonimo, ed è una canzone che tra le altre cose dice una verità assoluta, cioè che "l'amore come in gelateria ha mille gusti e mille differenti qualità e non c'entra niente con quello che ti avevano raccontato qua e là", e ha ragione, però allora non si capisce perché tutti cerchiamo di specchiarci nelle canzoni, anche in quelle d'amore, e forse i cantautori e i gruppi le scrivono apposta per farci specchiare, per riconoscerci in esse, e in ogni caso ci sono delle canzoni del nuovo disco dei Perturbazione in cui mi riconosco, altre in cui non mi riconosco e spero di non farlo, e chissà, non è detto che tutti debbano lasciarsi prima o poi, ognuno ha una storia d'amore che dura fino alla fine ed è l'ultima, ecco, io spero che sia l'ultima, quella di Bea non è stata l'ultima e quindi questo disco è adatto a lei, però so che non lo ascolterebbe mai, così l'altra sera l'ho messo in sottofondo, sapendo che lei non avrebbe ascoltato neanche mezza parola, ed è una di quelle classiche cose che faccio per me stesso, per dire "l'ho fatto", perché tanto lei non lo farà mai e allora lo faccio io per lei.

(post scritto ascoltando Dream River di Bill Callahan)
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Vecchio 08-06-2020, 11.16.47
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Predefinito non sempre rispondo

Avrei intitolato questo post "mi perdo nelle letture" perché è un titolo certamente più calzante, ma è anche un titolo che ho già usato quasi dieci anni fa per un post che quoterò per il suo decennale (quindi a giorni), e allora lascio perdere e uso "non sempre rispondo". Che poi non è vero, io rispondo sempre, è che ogni tanto mi chiudo. Mi chiudo e, appunto, mi perdo nelle letture, passo ore a leggere (sabato sera), oppure a giocare ai videogiochi (domenica sera). Come se avessi bisogno di allontanarmi dalla realtà che, solo per qualche ora, non mi entusiasma, e lì non c'è molto da fare, bisogna solo far decantare le delusioni (a volte reciproche) e andare avanti.

Ho paura che quel disco possa farmi male. Per questo ieri ho deciso di "cederlo" a Bea, nonostante il mio post precedente: magari condividere il fardello può aiutarmi.
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Vecchio 08-06-2020, 22.34.44
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Predefinito labirinto

Da piccolo ero ossessionato coi labirinti. Sul serio, disegnavo labirinti ovunque (ed era l'unica cosa che disegnavo), e soprattutto mi divertivo a vedere labirinti dappertutto, in maniera completamente casuale. La psicologa dell'infanzia da cui mi mandò mia mamma le disse di non preoccuparsi perché comunque i labirinti che disegnavo avevano sempre un'uscita.

Tra le mille cose che hanno avuto a che fare coi labirinti nella mia vita c'è certamente un videogioco, che si chiamava (si chiama ancora) Chip's Challenge e che nei mitici anni d'oro dell'Amiga è stato l'unico videogioco che avevamo sia io sia Ale; sulla sua copia, prestata da un nostro vicino di casa (il cui fratello uccise a forbiciate il padre prima di suicidarsi, ma questo è successo solo qualche anno fa) il legittimo proprietario scrisse, con una calligrafia molto incerta, "labirinto".

In effetti, videogiochi e labirinti sono un'ottima accoppiata. I labirinti si trovano dappertutto, a maggior ragione nei videogiochi: mappe, corridoi da esplorare, eccetera. Ma prima di qualche anno fa non era mai stato fatto un gioco che li avesse come tema centrale. The Witness, un puzzle game completamente fuori di testa, per il semplice fatto che è un labirinto di labirinti. 523, per la precisione, organizzati in maniera totalmente geniale. Dirò la verità: non pensavo che questo gioco potesse avere successo al di fuori di una cerchia di ossessionati come me, e invece qualche anno fa l'ho completato con Franz, che ha apprezzato, e ieri sera l'ho completato per la seconda volta.

Resta una delle esperienze videoludiche più cervellotiche di sempre (molto più di qualsiasi avventura grafica, proprio perché più astratta); e poi è stato molto bello personalizzare la colonna sonora, che è una cosa che "non si fa", perché se un gioco ha la sua colonna sonora è obbligatorio (per me) giocare con quella, ma se invece ha solo il fruscio del vento allora può essere l'occasione di recuperare musica messa da parte nel corso di anni e legarla, per sempre, a quell'isola piena di labirinti.

523, l'ho già detto?

(post scritto ascoltando Gus Gus vs T-World dei Gus Gus)
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  #8345  
Vecchio 10-06-2020, 03.15.10
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Predefinito chi sono io? chi sei tu?

Stasera, dopo più di tre mesi, ho rivisto Grazia. Era da dieci anni che non passavamo tre mesi senza vederci, e all'epoca era comprensibile, visto che abitavamo in due punti opposti dell'Italia. Stavolta è stato comprensibile solo a causa del lockdown e di tutto il resto.

Inutile negarlo: ci sono rimasto male quando sono corso verso di lei a braccia spalancate, urlando "Graciii" e lei mi ha dato il gomito dicendo "meglio non abbracciarci", quando poi per il resto è stata relativamente promiscua con altri che non vedeva dallo stesso momento.

E allora ho pensato che forse, davvero, devo mettermela via. Lo so che l'ho già fatto, lo so che il mio dolore è marginale e, anzi, si è piuttosto trasformato in delusione.
Però oggi è andata così.

(post scritto ascoltando Blur dei Blur)
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  #8346  
Vecchio 10-06-2020, 14.23.48
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Predefinito 20000

Oggi si è iscritto il forumista numero 20000, cifra tonda. O meglio, l'utente numero 20000, perché poi dietro molti utenti, soprattutto negli ultimi anni, non ci sono persone in carne e ossa ma macchine, bot per fare spam.
20000 sembra un numero enorme, ma poi ho visto un po' di cose.

Ho visto che "soltanto" 5692 utenti hanno scritto almeno un post. Quelli che non hanno mai scritto...chissà perché si sono iscritti. Il forum è sempre stato perfettamente accessibile anche ai non iscritti, quindi se era solo per consultazione potevano anche non iscriversi. O forse hanno avuto problemi a finalizzare l'iscrizione, non hanno ricevuto la mail di conferma, eccetera.
5692.

Però se hai scritto pochissimi post, diciamo meno di dieci, l'hai fatto perché sei un bot, o perché cercavi un'informazione, ti hanno risposto e sei sparito, o perché questo posto non ti è piaciuto già da subito. E allora facciamo che servono almeno 10 post per essere un forumista? Questo riduce di tantissimo i numeri. Soltanto 2210 forumisti hanno scritto almeno 10 post.

Potremmo ridurre ancora di più la platea. Almeno 100 post? Solo 868 forumisti. Diciamo che da 100 in poi possiamo dire che si tratta di persone che hanno passato più di qualche giorno qui, che hanno effettuato un login e poi sono tornati l'indomani a effettuarlo, magari persone che si sono scambiate un pm con qualcuno, eccetera.

Comunque, persone che hanno lasciato una traccia, in qualche modo.

Ogni tanto ci penso. Penso alle persone che hanno lasciato qui qualche post, pochi, e poi sono sparite. Sanno di essere entrati in qualcosa di gigantesco? In quella che, probabilmente, è "l'istituzione collettiva" più importante della mia vita e di chissà quante altre?
E tutte le persone che hanno scritto centinaia, migliaia, anche decine di migliaia di post, e poi non passano più da anni, magari hanno ricevuto anche pm che non verranno mai letti, magari...non so, mi affascina tantissimo. Mi affascina soprattutto in questo periodo di vuoto irreversibile, destinato solo a peggiorare. Mi affascina perché è come passeggiare in un bar vuoto, che però era il TUO bar, e allora passeggi e vedi ancora i segni dei bicchieri di birra sulle tovaglie di carta, vedi ancora i cestini della spazzatura piena, vedi le foto attaccate alle pareti…
è una sensazione magnifica.

Mi piacerebbe che tutti loro, tutti, ricevessero una notifica sul proprio smartphone, come una specie di "app fantasma" che serva solo a recapitare loro questo messaggio.

Nessun posto come questo mi scatena una sensazione di malinconia "positiva". Non importa se gli utenti attivi (cioè che hanno effettuato almeno un accesso negli ultimi 30 giorni) siano 55. Cinquantacinque. Su 20000 iscritti. Su 868 forumisti. Pochini, se volete.
Ma non importa.

Questo posto è magico.
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Ultima modifica di gabo86 : 10-06-2020 alle ore 14.26.31
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Vecchio 11-06-2020, 02.32.24
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Predefinito notifica ricevuta

Questa immagine del bar vuoto mi è sembrata così vera da forzarmi a scrivere. Ogni tanto mi è capitato di rileggere le mie parole di una vita fa, ed ho stato come ritrovare una scatola di vecchie foto e scoprire, vedere proprio per la prima volta, dettagli mai visti. Potere magico della scrittura che mette in contatto con un’intuizione senza consapevolezza, che si svela solo nel tempo. Mi dispiace non aver scritto in questi mesi, sarebbe stato un buon esercizio e un filo d’Arianna per aiutare la mia memoria che comincia a funzionare a scatti e in modo selettivo. E’ che sono stata così impegnata con i miei ragazzi per confezionare una scuola in casa con una parvenza di normalità, che ho la nausea della videoscrittura, non ne posso più di piattaforme e device e app e quiz, tutorial…. Ogni tanto sono entrata a leggere, soprattutto durante le notti insonni, per rincorrere un’immagine, una musica che mi accompagnasse nel sonno. Invece le uniche tracce rimaste sono le chat con le colleghe brave, foto della città deserta quando mi avventuravo con il certificato in borsa, delle facce più divertenti in videolezione, due quaderni fitti di elenchi di cose da fare , mai spuntati del tutto, una corona con l’alloro dell’orto ormai ingiallita, due occhiaie da paura. Lascio una briciola anche qui, non sia mai che prima o poi vorrò rifare la strada a ritroso.
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Vecchio 17-06-2020, 01.48.25
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Predefinito fai la strada a ritroso

Il post qui sopra è la dimostrazione che questo post-o è magico.
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Vecchio 17-06-2020, 02.01.36
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Predefinito the lost posts

Ci sono post che hanno un loro tempo, poi "scadono".
Tanti anni fa volevo postare il testo di "Single" di Elio E Le Storie Tese, ma poi conobbi Laura e mi sembrò inopportuno farlo. Qualche anno dopo volevo postare una descrizione di mio nonno, ma poi mio nonno morì all'improvviso e non lo feci più fino al primo anniversario della morte. Qualche mese dopo volevo scrivere un post intitolato "mi manca la mia ex" ma poi conobbi Veronica e mi sembrò inopportuno farlo; in realtà la mia ex era la mia ex vita, ma forse era inopportuno lo stesso, e aspettai il decennale di quel momento, cioè qualche mese fa, per scrivere tutto.

Venerdì mattina ho impiegato la mezz'ora in bici che impiego per andare a lavoro per scrivere, almeno nella mia testa, un post parecchio articolato, che partiva da un piovoso venerdì sera padovano di otto anni e mezzo fa, passava per un episodio videloudico della precedente domenica (non l'altro ieri) e finiva facendo un excursus delle mie amicizie strette e delle relazioni sentimentali intrattenute da loro con persone terze nel corso degli ultimi diciotto anni. Era un post molto interessante, probabilmente chilometrico, e immaginavo che l'avrei scritto di pomeriggio, forse di sera.
Ma poi il forum ha smesso di funzionare, e così quel post è rimasto lì, sospeso. Ero convinto che l'avrei recuperato poi, avevo già pensato il titolo ("just a finely tuned jealousy", un verso di Life Becoming A Lifeslide dei Manic Street Preachers), ma poi sono successe delle cose in mezzo, delle cose che l'hanno reso obsoleto. Per carità: non tutto il post, anzi, certamente non l'excursus. Ma sono state giornate particolari queste, sono successe parecchie cose dentro di me, e forse quel post è obsoleto.

Ehi, dico a te, cioè a me: se mi stai leggendo tra dieci anni, e stai ancora facendo il giochino dei "post dieci anni dopo", racconta pure questa storia, se te la ricordi.
Oppure lascia stare, perché tanto "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia".

(post scritto ascoltando (Dis)amore dei Perturbazione)
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Vecchio 17-06-2020, 19.28.50
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Predefinito Arianna!

Alla fine Martino mi ha telefonato ieri sera, verso le otto meno un quarto. Mi aveva mandato un messaggio la mattina presto, gli avevo detto che l'avrei chiamato appena uscito da lavoro, nel frattempo mi aveva mandato qualche altro messaggio, sono uscito da lavoro l'ho chiamato, sentendomi rispondere che mi avrebbe richiamato lui dopo una mezz'oretta. Alla fine Martino mi ha telefonato ieri sera, verso le otto meno un quarto, e in quel momento stavo ascoltando Mangio Amore dei Ridillo, dal loro secondo album Ridillove. L'ho trovato un po' un segno, come spesso mi piace trovarli: è vero che negli ultimi giorni li sto ascoltando parecchio (mi ero detto "inizio ad ascoltarli visto che Arianna è in arrivo"), ma ricevere la sua telefonata proprio mentre c'era Mangio Amore, che è una delle tre canzoni che dal giorno del concerto visto assieme più di dieci anni fa mi è rimasta dentro, è stata una coincidenza piacevole.

Comunque, adesso che Arianna è arrivata, finalmente il suo desiderio di paternità si è esaudito, e vedremo come andrà. Lui mi ha detto che per un po' ha avuto paura che sua moglie non fosse proprio entusiasta (per me non è una paura, è una certezza), ma spero tanto, almeno per lui, che invece recuperi un po' di entusiasmo nei confronti di uno scricciolo che per ora ho visto solo in foto ma che non vedo l'ora di vedere dal vivo, probabilmente tra un paio di mesi.

Scrivo tutto questo qui, nonostante alla fine si tratti solo della "figlia di un mio vecchio amico", perché di questo vecchio amico qui ne ho parlato tantissimo, raccontando in "diretta" la nostra amicizia nel corso degli anni e raccontandola anche retrospettivamente, perché in fondo siamo amici da prima che mi iscrivessi al forum, quindi qualche cosa si era persa per strada, giustamente. Lo scrivo come ennesimo tassello di un'amicizia che si è affievolita enormemente ma è rimasta. Sarebbe triste doverci rinunciare definitivamente, spero proprio che non accada, ma vista la piega degli ultimi anni non si sa mai.

Intanto: benvenuta Arianna!
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Vecchio 18-06-2020, 02.40.08
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Predefinito screamadelica live

Ieri sera Veronica è andata a cena coi suoi colleghi, così ho pensato che fosse la serata ideale per guardare l'ultimo arrivato nella mia collezione di dvd musicali, che sono un po' una delle mie passioni. I motivi (della mia passione) sono diversi: spropositato amore per la musica (e si sa), spropositato amore per i concerti (e si sa anche questo), estrema difficoltà di vedere alcuni gruppi o in alcuni casi totale impossibilità, come per i gruppi sciolti o i cantanti morti; e poi il mio impianto 5.1, che da diciannove anni continua a servire la causa dell'audio multicanale, dei bassi pesanti e dell'alta qualità sonora.

Così ieri sera ho visto il dvd con la registrazione di una delle date del tour che celebra il ventennale di Screamadelica, il terzo album dei Primal Scream e probabilmente il più famoso. Metto le mani avanti: non è uno dei miei dischi preferiti, anzi, è un disco che "non mi piace", se posso dirlo. I primi due pezzi sono spettacolari, ma poi il disco si perde in un'elettronica un po' troppo ipnotica e noiosa. So che è considerato uno dei dischi "migliori" degli anni '90, un ponte tra rock ed elettronica, eccetera, ma poi penso che lo stesso anno è uscito Accelerator, il primo album dei The Future Sound Of London, e mi rendo conto che c'è modo e modo di fare elettronica, e vabbè.
Qualche considerazione: dei sei musicisti che erano sul palco, tre non facevano parte della band al momento dell'uscita del disco, e non è una cosa banale. Come fai a far rivivere qualcosa di vent'anni prima se tu vent'anni non eri lì? Per dire, il secondo chitarrista (usato solo nei live) e il batterista magari non stavano facendo niente di che, ma il bassista vent'anni prima suonava in un'altra grandissima band inglese, decisamente diversa dai Primal Scream. Come si poteva far rivivere una cosa simile?
La seconda considerazione riguarda il pubblico: le facce inquadrate da vicino avevano più o meno la mia età e chiudevano gli occhi, in estasi, come se quella musica li stesse portando...dove? Anzi, quando? Vent'anni prima? Nel 1991 molti di loro non erano ancora nati o comunque avevano pochi anni, troppo pochi per aver ascoltato Screamadelica. Non sindaco il potersi emozionare con la musica, ma esattamente come per il concerto del ventennale di The Holy Bible dei Manic Street Preachers ho trovato molto strano il fatto che le telecamere indugiassero su volti così "giovani". Riprendete i cinquantenni, o anche i quarantenni, loro sì che c'erano. E mentre facevo quest'esortazione, ho pensato che quelli che nel 1991 erano fan dei Primal Scream adesso saranno tutti morti di overdose, così come i fan dei Manics nel 1994 si saranno tutti suicidati. Ho pensato questa cosa, ho riso e sono andato avanti.

Ci sono stati dei passaggi molto belli, ma in generale non mi è piaciuto molto. Ho interrotto la visione dopo la fine della prima parte, quella in cui veniva suonato Screamadelica dall'inizio alla fine. Ci sarebbe una seconda parte, quella in cui vengono suonati pezzi da altri album, ma me la sono lasciata per un'altra sera.

Mi è venuta una nostalgia incredibile dei concerti. Essere in mezzo alla gente, cantare a squarciagola, emozionarsi nota dopo nota. Forse è stato un pensiero banale, ma è stato il mio pensiero di ieri.
Dopo i pensieri su Arianna, ovviamente.

(post scritto ascoltando The Spinning Top di Graham Coxon)
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Vecchio 18-06-2020, 12.09.13
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Predefinito broken toy

Stamattina mi sono svegliato con un concetto in mente. Un concetto si è riflesso in una canzone che adoro, che sembrava parlasse proprio di questo. Così ho pensato "sai cosa faccio? Appena arrivo a lavoro posto il testo su Carta Azzurra". Prima di postarlo, però, l'ho letto (nonostante lo conoscessi a memoria). L'ho letto e mentre lo leggevo mi sono canticchiato la canzone in mente, anzi, me la sono proprio ascoltata "virtualmente": nonostante non la stessi ascoltando, ho sentito la voce di Tom Chaplin dentro di me, le tastiere di Tim Rice-Oxley, la batteria di Richard Hughes e in generale quell'arrangiamento spettacolare che la rende una delle canzoni più "forti" di uno dei miei dischi preferiti in assoluto. Così, mentre "sentivo" (o meglio, sentivo di sentire) tutto questo, intorno a me ho iniziato a vedere l'Etna e le sue salite percorse in bicicletta. La cosa mi ha stupito: è vero che ogni volta che salgo sull'Etna in bici ascolto la discografia della band in ordine, ma è anche vero che il disco che contiene quella canzone ho iniziato ad ascoltarlo ben prima di associare la band alle mie salite in bicicletta (inizialmente solo sull'Etna, poi anche in Veneto e in Trentino), e l'ho associato ad un miliardo di cose (ho anche postato il testo della canzone nel thread "una canzone che ti fa stare male", prima di aprire Carta Azzurra).
Insomma: alla fine la canzone la metto qui lo stesso, perché ci sta, perché è bellissima e perché è molto adatta. Sono giorni emotivamente particolari, e maledetto forum che ha smesso di funzionare proprio quando serviva (cioè sempre, in fondo).

(post scritto ascoltando 17 Re dei Litfiba)
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Vecchio 18-06-2020, 12.14.26
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Predefinito che siamo un'eco di parole abbandonate in fondo al cuore

Keane - Broken Toy <--- una delle canzoni più angoscianti di un disco angosciante, una delle canzoni più belle di un disco capolavoro


I think you know
Because it's old news
The people you love
Are hard to find
So I think if I
Were in your shoes
I would be kind

I look out for you
Come rain, come shine
What good does it do?
I guess I'm a toy that is broken
I guess we're just older now

I want to stay
Another season
See summer upon
This sorry land
So don't dust off your gun
Without a reason
You understand

I look out for you
Come rain, come shine
What good does it do?
I guess I'm a toy that is broken
I guess we're just older now

Who says the river can't leave its waters?
Who says you walk in a line?
Who says the city change its borders?
Who says you're mine?

I look out for you
Come rain, come shine
What good does it do?
I guess I'm a record you're tired of
I guess we're just older now
I guess I'm a toy that is broken
I guess we're just older now
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Vecchio 19-06-2020, 16.00.37
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Le ultime volte che sono tornata qui, incluse quelle in cui non ho solo letto, ma anche scritto qualcosa , avevano una cosa in comune. Era sempre notte. Di solito notte fonda. Oggi, è giorno.
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Vecchio 19-06-2020, 23.02.32
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Predefinito all my best wishes are just lies

Ieri sera è venuta una coppia di amici a cena per la prima volta a casa nostra, nonostante ci siamo trasferiti quasi un anno fa (un anno meno due giorni, per la precisione). Lui è stato mio compagno al corso serale di contabilità e poi soprattutto mio collega per gli otto mesi in cui ho lavorato nel mio primo studio, durante i quali sono riuscito a convincerlo a venire al circolo di lettura organizzato dalla libreria di Grazia, per cui poi ci siamo visti una volta al mese, tutti i mesi, fino ad adesso. Lei è una ragazza che ha conosciuto su Tinder mentre lavoravamo assieme, e nel giro di un paio di giorni sono diventati inseparabili, andando a convivere nel giro di poche settimane, con una rapidità che ho riscontrato anche in altre coppie (Ale, Martino) ma senza la stessa "fretta".
Insomma, ieri sera sono venuti a casa nostra, e nei giorni precedenti lui mi ha chiesto più volte le specifiche tecniche del mio computer. "I miei computer", aggiungerei io, visto che per qualche motivo misterioso ci sono giochi che girano meglio sul mio portatile vecchio di sette anni e altri che girano meglio sul fisso che usa Veronica da qualche mese. Insomma, non sapevo rispondergli bene, anche perché non capivo cosa gli interessasse di preciso, così mi ha mandato la schermata dell'acquisto di un videogioco da un sito di digital delivery, oscurando il titolo del gioco e chiedendomi se il mio computer potesse reggerlo.
Gli ho detto di no, e gli ho detto una bugia.

Gli ho detto una bugia per un semplicissimo motivo: per me i videogiochi sono una cosa così seria, e ho così poco tempo per giocarci, che "perdere tempo" giocando ad un videogioco che non mi piace è uno spreco enorme, per me, molto più che qualsiasi altro spreco. Puoi regalarmi un libro e lo leggo anche se non mi piace, anche perché il tempo di lettura di un libro è di poche ore, quindi al massimo è uno spreco di poco conto. Puoi regalarmi un film e lo guardo anche se non mi piace, per lo stesso motivo di cui sopra. Puoi regalarmi un disco e una volta posso anche ascoltarlo, anche se non mi piace. Ma con i videogiochi no.
Non so perché sia così proprio con questa forma d'arte (sì, l'ho scritto mille volte, ma i videogiochi per me sono una forma d'arte). Apparentemente è semplice: un videogioco è "lungo", ci vogliono diverse ore, per non dire diverse decine di ore, per completarlo, e quindi lì sì che il tempo sarebbe davvero sprecato. Oltretutto, a differenza dei libri e dei film, mi è capitato più volte di non terminare un videogioco, di abbandonarlo a metà (o molto prima) semplicemente perché non mi stava piacendo, e però mi dispiace se qualcuno mi fa un regalo e io non lo "completo" neanche.
Ho anche provato a capire in base a quale criterio io abbia scelto i giochi che poi mi sono piaciuti. Da ragazzino c'erano i demo in omaggio con le riviste di videogiochi, e magari un paio di livelli bastavano già a capire se si trattava di qualcosa di interessante. Poi, dopo, ho iniziato a seguire di più l'impronta autoriale, con il mio sito di riferimento per le avventure grafiche e in generale leggendo recensioni e informandomi, nonostante negli ultimi anni non abbia giocato a più di un paio di giochi l'anno (fa eccezione l'ultimo anno, in cui ho giocato tantissimo, e vai a capire perché).

Insomma, niente videogioco. Così mi ha regalato un libro, e per la serie "no, non regalarmi un videogioco perché dura troppo, regalami un libro", il libro ha 1200 pagine. È It di Stephen King, che leggerò con piacere anche perché pubblicato nel 1986 (e quindi si inserisce nella categoria "un libro uscito l'anno in cui sei nato" nella Book Challenge con mia sorella).

(post scritto ascoltando Everyday Robots di Damon Albarn)
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Vecchio 22-06-2020, 23.45.49
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Predefinito 1 in +

Ho sempre adorato il 22 giugno. È il giorno dopo il mio compleanno, ed è anche il giorno prima del compleanno di Ale. Adesso Ale è lontano, ma domani lo chiamerò per fargli gli auguri, anche se ci sentiamo comunque ogni giorno. Ma ieri è stato il mio compleanno.

Una giornata apparentemente sottotono, visto che i festeggiamenti saranno il prossimo fine settimana, assieme a quelli per il compleanno di Veronica. Però è stata una giornata passata in due, due cuori e una capanna (e che capanna!), un miliardo di telefonate e videochiamate, parecchi messaggi, gente che comunque del 21 giugno se lo ricorda sempre.

Ho ripensato anche a quella canzone, la canzone dei compleanni, la più bella canzone sui compleanni, che Max Pezzali ha scritto per il suo trentatreesimo compleanno. Io di anni ne ho compiuti uno in più (appunto), ma a differenza di lui all'epoca non sono per niente solo. Certo, anch'io mi guardo indietro, anch'io faccio le liste (come canta Nina Nastasia accompagnata da Jim White alla batteria), ma sono fondamentalmente felice. Forse proprio per questo posso permettermi di guardarmi indietro, di provare nostalgia, malinconia, tutto quello che può esserci, e poi ripensare al fatto che al momento sono felice.
Credo sia già tantissimo.

E per "quest'anno", come cantava Syria in quella canzone, ho un sacco di buoni propositi.

(post scritto ascoltando Why Me? Why Not. di Liam Gallagher)
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Ultima modifica di gabo86 : 22-06-2020 alle ore 23.48.02
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Vecchio 23-06-2020, 11.03.07
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Predefinito la canzone dei 21 e dei 23 giugno

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Vecchio 23-06-2020, 18.56.51
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Predefinito we call upon the author

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Nelle ultime due settimane ho letto (e sto leggendo) a ritmi pazzeschi. Vado ogni giorno in biblioteca a prendere due libri e li restituisco non più tardi di tre giorni dopo (a volte due giorni dopo, a volte l'indomani, ma è raro). Sto divorando romanzi su romanzi.
E, oltre ai libri presi in biblioteca, ci sono state tre letture recentissime che mi hanno colpito parecchio.

La prima appartiene indubbiamente al filone della saggistica. Il pretesto narrativo è quello di un bar in cui si seguono le partite e in cui chiaramente si fanno baruffe a seconda delle proprie squadre del cuore. E' soltanto un pretesto perchè il vero scopo è quello di parlare di calcio, da varie angolature. Questo nel primo volume. Nel secondo, a dire il vero il più interessante, due degli avventori (un uomo e una donna) si mettono in disparte e parlano di musica. Sia la musica che lui consiglia a lei sia la musica che lei consiglia a lui era stata consigliata loro da un amico di entrambi, morto qualche anno prima che si conoscessero. Così, loro credono di scambiarsi informazioni tra loro, ma in realtà, anche se non lo sanno, stanno portando avanti la memoria del vecchio amico scomparso. Tutto questo in mezzo a recensioni dettagliatissime dei dischi.

La seconda lettura è un romanzo raccontato esclusivamente con flashback. Un ragazzo e una ragazza, che sembrano conoscersi ma non troppo, si raccontano su una spiaggia le loro rispettive vite, commentandole. Ne nasce una sorta di "diario dell'essere giovani negli anni zero" che cerca di uscire dai testi di genere "sociologia facebookiana" per approdare a temi decisamente diversi. Molto originale. E fantastico il finale, che rivela, sotto forma di malinconie di cui non avevano parlato, che una volta questi due dovevano essere molto intimi, nonostante dalla chiacchierata non si sia evinto (o forse sono io che ho letto troppo velocemente e mi sono perso qualche passaggio, ma non credo).

La terza lettura, infine, viene raccontata dalla prospettiva di un immaginario quinto elemento dell'orchestra del Titanic, l'unico ad essersi salvato, che racconta il suo ritorno sulle scene anni dopo il terribile incidente. La sua è la cronaca interiore, una sorta di flusso di coscienza, del concerto. Perchè un pianista quando suona non pensa mai soltanto alle note. E così, tra un pezzo e l'altro, ripensa all'incredibile salvataggio e prova a leggere nella mente del pubblico che va a sentirlo suonare. Struggente.



PS: adoro questo post.
Questo giochino del "quotare i post dieci anni dopo", inaugurato quasi tre anni fa e che ormai si avvia verso la conclusione, funziona così: vado a vedere cos'avevo scritto dieci anni prima e provo a capire se vale la pena di quotarlo. Lo quoto se nel frattempo sono successe altre cose in relazione all'argomento del post: magari stavo raccontando una storia in pieno svolgimento, e allora lo quoto e racconto com'è andata a finire (se è finita); magari stavo raccontando una vecchia storia, e allora lo quoto e racconto come sono cambiati i miei ricordi di quella storia, o il mio rapporto con essa; magari stavo facendo una riflessione, e allora lo quoto e racconto se ho cambiato idea. Insomma, non tutti i post che ho scritto dieci anni prima vengono quotati, anzi, tutt'altro.
C'è, e c'è sempre stata, una certa componente di cripticità in alcuni miei post. A volte l'ho fatto per essere sicuro di condividerli solo con me stesso, altre volte l'ho fatto per essere sicuro di condividerli solo con una persona in particolare, ma in ogni caso si presume che mi ricordi di cosa si trattasse.
Ecco, non stavolta.

Quoto questo post perché è bellissimo, e me lo dico da solo. È bellissimo perché si capisce che, nell'intenzione dell'autore, doveva significare molto. Il fatto che l'autore fossi io purtroppo non implica automaticamente che mi ricordi cosa volessi dire, almeno non in questo caso, e così mi trovo a leggere di questi tre libri immaginari, libri che volevano sicuramente dire qualcosa ma, sinceramente, non ho idea di cosa. Mondi mentali, certamente, conversazioni, forse, riflessioni, senza dubbio. Ma non ho idea di cosa.
E mi viene in mente una bellissima canzone di Nick Cave & The Bad Seeds, a proposito di "grandi poeti", il cui incipit dice pressappoco così:

Quello che una volta pensavamo di avere non ce l'avevamo
e quello che abbiamo adesso non sarà mai più in quel modo
così chiediamo all'autore di spiegare


L'autore dovrei essere io, e sono io stesso a chiedermi di spiegare, però non mi ricordo.

Aggiungo che c'è un piccolo concorso di colpa, o più che di colpa, di complicità nello scrivere questo post: subito sotto, un'oretta dopo, fra ha risposto con un messaggio analogo; ma neanche questo ho idea di cosa significasse, e quindi di cosa significassero entrambi i post e tutte e quattro le storie raccontate.
Però è bello anche così.

Citazione:
Originalmente inviato da franzisca Visualizza messaggio
anche io sto leggendo tanto.
quello che mi ha appassionato di più è un giallo. i protagonisti devono svelare un misterioso delitto.
hanno estrazioni sociali diverse, vivono in luoghi lontani e soprattutto hanno motivazioni opposte.
alla fine si dipana il mistero: ognuno c'era arrivato vicino ma solo mettendo insieme tutti gli elementi si capisce come è andata.
o meglio, lo capisce solo il lettore. loro restano ignari.
si ritrovano e intuiscono che il senso di tutto era nella ricerca e nell'incontrarsi.
lo intuiscono ma non lo portano in fondo. ognuno riparte per la propria strada.
un pò più pieno e un pò più vuoto
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Vecchio 23-06-2020, 18.58.20
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My name I know
My family I see
And one by one I count them all and say their names
This I repeat

I write down lists and read
Our thoughts from week to week
And keep things in their places
And leave things leaving traces

Doors close, rooms become much smaller
How the training makes it harder
To recall my layman name
Half of me and all of them
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Vecchio 23-06-2020, 23.27.08
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Ieri sera, mentre scrivevo un breve resoconto emotivo del mio compleanno, ho citato tre canzoni. Della prima oggi ho messo il video, della seconda il testo, mentre la terza merita un commento: questo.

Scriveva Benni, in una meravigliosa poesia, "scusami/ho usato la nostra canzone/per una nuova relazione". Per me è un gesto terribile, dovrebbe essere quasi illlegale: le canzoni non si riciclano. Se una canzone l'hai legata ad una persona, o a un momento, eccetera, deve restare lì, non puoi ricondividerla. È brutto, è irrispettoso.
Però poi c'è Le Paure di Syria, che ha una storia un po' più sfaccettata. Intanto è tratta da uno dei due dischi di cui ho postato in una forma o nell'altra tutte le canzone su Carta Azzurra (l'altro è "Le band si sciolgono" di Luca Carboni). E poi, appunto, è una canzone che ha una storia, dentro di me, lunga: postata per il primo anniversario di una cosa in realtà finita dopo pochi mesi ma che speravo potesse riprendere, seguita da un post poi editato (e meno male che ci sono i superpoteri a farmi capire cosa ci fosse scritto), anche se poi è nata un'altra cosa, ben più seria e ben più importante, e soprattutto ben più duratura.
E poi, ecco, quelle sono parole che mi vengono spesso in mente.

Buon proposito numero uno:

Quest'anno voglio metterti di fronte a nuove scelte
E ho da conquistarti e scegliere un bel posto


Credo si commenti da solo

Buon proposito numero due:

Quest'anno porto via con me lo stretto indispensabile
E metterò da parte tutte le paure che ho


E questa è una cosa che mi riprometto sempre di fare, me lo riprometto da allora, ma non ce l'ho mai fatta. Come dice la canzone il cui ritornello porto nella mia firma, "tutti i miei sogni possono essersi avverati, ma lo stesso hanno fatto i miei incubi che non riesco a superare". Incubi, paure, siamo lì. Le paure, appunto.

E poi c'è l'implorazione del ritornello:

Perché a trovare scuse sono brava
Ma tu non fai sconti
Neanche di fronte al talento
Neanche se resto al tuo fianco

Implorazione per le parole usate, implorazione per il tono di voce struggente di Syria che, davvero, è una grandissima interprete (la canzone poi è una cover, quindi...), implorazione per tutto. Tu non fai sconti. lè non ne ha fatti, non ne ha fatti neanche di fronte al mio talento di amico, neanche se sono rimasto al suo fianco. Mi dispiace, sono dovuto andare avanti, ma le paure, quelle sì, restano sempre.

Poi c'è il terzo buon proposito:

Per quest'anno vorrei essere una persona nuova
E saperti come prendere per riprendere a sorridere


Ecco, questo forse è il più importante. Perché essere una persona nuova? "Vorrei una nuova direzione", proprio tra virgolette, è l'incipit di una delle più belle canzoni del bellissimo album dei Perturbazione uscito un mese fa e già candidatissimo al premio disco dell'anno. Le virgolette sono d'obbligo per motivi narrativi (va ascoltata, ne vale la pena), ma appunto, perché essere una persona nuova? Perché cambiare?

Una delle cose più belle che mi siano state dette sui cambiamenti l'ha detta Claudia, quando mi ha scritto "Crescere significa fare scelte, assumersi responsabilità, decidere di essere felici.
Magari mi sbaglio, ma io credo che tu sia "cresciuto" senza cambiare.
Sono due cose diverse.
Ed è una cosa bellissima."

Trovo commovente questa descrizione, perché è bellissima (e positiva) e perché credo sia molto calzante. Perché cambiare, appunto?

E poi torna il ritornello struggente:

Ma tu non fai sconti
Neanche di fronte al talento
Neanche se resto al tuo fianco


Quand'è che si fanno i buoni propositi? Di solito il 31 dicembre, ma mi è capitato di farli anche il 20 giugno, il giorno prima del mio compleanno. Beh, non tutti i propositi di questa canzone sono buoni.
Però forse bisognerebbe rifletterci.

(post scritto ascoltando Believe dei Gus Gus)
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