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Vecchio Ieri, 22.09.26
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Predefinito Una moglie bellissima

Settimana scorsa, non ricordo bene il giorno, ad un certo punto ho acceso la tv e mi sono imbatutto nel film di Pieraccioni "Una moglie bellissima".
Non è stata certo una pellicola candidata agli Oscar, ma è un classico del cinema Italiano diretto ed interpretato da uno dei miei attori prferiti, Pieraccioni appunto. E come in tutte le pellicole di Leonardo, c'è sempre la bellona di turno, in questo caso Laura Torrisi.
Evitando di commentare dal punto di vista estetico la stessa bellissima Laura, la storia (per chi non la conscesse) racconta in breve della vita matrimoniale di un semplice e simpatico marito (Pieraccioni) sposato con la bella e attraente Laura. La loro è una vita umile, si mantengono vendendo frutta ai mercatino locali, ma riescono nella loro semplicità ad essere felici e sorridenti. Finchè un giorno, per caso, incontrano il bel Gabriel Garko, il quale offre alla moglie un calendario "sexy" utile alla coppia per risollevare le proprie finanze...Ma purtroppo, il matrimonio va infrantumi,la bella Laura cede alla avances di Gabirel ed alla fine abbandona Pieraccioni andando da Gabriel (non Gabo, cchhh).
Il Pieraccioni tenta di risollevarsi, con molta fatica, prova a conoscere altre donne con l'aiuto del suo fedele amico Ceccherini, senza riuscire a trovare nessuno che possa reggere il confronto della sua ex moglie.
Alla fine, Laura rendendosi conto che Gabriel era solo uno stupido sciupafemmine, lo lascia, ha un incidente ed è li che ritrova suo marito Pieraccioni le sta vicino, tornando così alla vita semplice, ma felice di prima.

Quando si guarda un film si cerca di immedesimarsi nelle storie, nei personaggi,...
Ecco io l'altra sera non ho avuto molti problemi ad immedesimarmi nel ruolo di Pieraccioni...diciamo che se mi dovessero chiamare oggi ad interpretare quella parte, lo farei con molta naturalezza e credo con buoni risultati...
Ma nella realtà nessuno mi chiamerà ne domani, ne in futuro ad interpretare quelle parti, purtroppo la mia vita (al momento) è proprio così.
L'atra sera, un mio vecchio conoscente, tra una birra e l'altra, mi ha detto che mi vede spento, ed io gli ho risposto che è vero! Io c'ho provato (proprio come Pieraccioni) ad aprirmi al mondo, ma mi sono reso conto che io in questo mondo non mi ci vedo. Nessuno fa nulla per niente, c'è sempre uno scopo, un interesse, c'è sempre qualcosa che guida tutto...non c'è cuore... Io piuttosto che stare li in mezzo, preferisco starmene in panchina...sbaglio? forse, ma per ora non mi va di fare una cosa che non sento di fare.

E se tornasse "Laura"? Ma Laura tornerebbe anche domani, non è quello il punto, il problema è che per tornare bisogna avere piena coscenza di quello che è accaduto e non cercare scusanti, attenuanti,...La teoria del "ho sbagliato perchè tu..." in taluni casi è davvero da stupidi, chiusi e sopratutto è la risposta che quella coscenza dei fatti è proprio lontana anni luce...
E allora non mi resta che restare qui, tra un'uscita ed un'altra, una conoscenza e l'altra, in attesa di scoprire che in questo mondo esiste qualcuna che guarda oltre la semplice apparenza delle cose
__________________
a cugini uguali corrispondono donne uguali

chiudi gli occhi e abbracciami forte...
e ti proteggerò da ogni cosa vorrà farti del male
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Vecchio Ieri, 23.56.32
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Predefinito la cicatrice

Citazione:
Originalmente inviato da gabo86 Visualizza messaggio
Chi mi conosce sa che la bicicletta per me è un'istituzione. E lo è praticamente da sempre. Nelle estati a partire dai dodici-tredici anni, ho sempre preso la mia bicicletta e passato interi pomeriggi vagando per i paesini ai piedi dell'Etna, vicino alla mia casa in campagna. L'ho sempre fatto, e chiaramente ogni anno mi spingevo più lontano.
Una volta (venticinque luglio del duemiladue) sono uscito di casa con la bicicletta. Appena uscito dal cancello, ho girato a destra e ho sbattuto contro lo specchietto retrovisore dell'auto di un mio cugino. Mi si è girato il manubrio e sono caduto a terra.
Fino al giorno prima avevo macinato chilometri. Magari allora non mi allontanavo più di una decina di chilometri (oggi anche 40-50 senza problemi), ma la caduta, per mia fortuna, avvenne praticamente a due-tre metri da casa mia. Fui "raccolto" da un vicino di casa, che mi chiese come stessi ("benissimo", risposi, mentre mi sentivo tutto rotto e grondavo sangue dal viso), e poi accorse tutta la mia famiglia "allargata" (zii, cugini, e ovviamente genitori) i quali si presero cura di me e decisero di portarmi al pronto soccorso. Mio padre guidava, Ale cercava di tenermi sveglio mentre io in realtà stavo per svenire, non so se dalla paura o dal dolore. In realtà avevo capito che sarei sopravvissuto, e che non mi ero rotto niente. Ero solo pieno di dolori. Al pronto soccorso mi misero su una sedia a rotelle, mi visitarono, mi spruzzarono cicatrene qua e là e mi dissero di stare a riposo per qualche giorno.
Rinunciai ad andare in discoteca quella sera, ma non rinunciai assolutamente al concerto di Jamiroquai, due giorni dopo, e a quello degli 883, tre giorni dopo (l'ultimo concerto degli 883 prima dello scioglimento, e uno dei concerti che ricordo con più piacere). Ricordo che al concerto di Jamiroquai un addetto alla sicurezza, guardandomi, disse "questo è quello che succede a fare i pazzi con la moto"...e io ovviamente non osai dirgli che ero caduto con la bicicletta, per giunta a due metri da casa mia. Al concerto degli 883, invece, ogni volta che ridevo poi urlavo dal dolore perchè avevo una ferita sulla bocca. E così il concerto era un'alternanza di risate e urla.
I segni temporanei che mi sono rimasti sono state croste su tutta la parte destra del volto, sulle ginocchia e sui gomiti. Sulla mano destra m'è rimasta una cicatrice, che mi hanno detto che non andrà mai via (seppur sia molto leggera e poco visibile).
Io adoro questa cicatrice. Sono affezionatissimo ad essa così come sono affezionatissimo al mio computer di bordo della bici che mi ricorda quanti chilometri ho macinato e a che velocità. Sono le due parti della stessa medaglia. La medaglia si chiama bicicletta, da un lato ci sono i chilometri macinati e dall'altra le cadute (la caduta, nel mio caso).
Però c'è da dire che io sono sempre stato lento con le riprese. Dopo quella caduta in bicicletta non toccai la mia "istituzione" per un anno intero, e quando l'estate dopo lo feci, andai pianissimo, tremando come una foglia, temendo di cadere. Dovetti stare tutta l'estate a prepararmi, in vista del giro dell'Etna di fine agosto. Sempre con la paura di farmi male.
Ormai quella caduta è un ricordo lontano. Ma è un ricordo utile: mi ricorda che "ti può tradire anche l'amico migliore", per dirla con Morgan. Che ci si può tradire da soli. Che ci vuole tempo per superare i tradimenti, le delusioni e le insidie. Che si possono fare centinaia di chilometri in giro per la provincia e poi si cade a un metro da casa.
E che i recuperi hanno velocità variabile. Alcune sofferenze si recuperano subito, altre dopo un po'.
Ma se c'è una cosa che ho imparato, è che nessuno,però,neanche la persona più importante al mondo può privarti della gioia di pedalare lungo una strada costeggiata da alberi in una bella giornata di primavera.
Dieci anni fa raccontavo che la cicatrice sulla mia mano c'era ancora, e probabilmente ci sarebbe rimasta per sempre. Ci sono due cicatrici, in realtà: una sulla nocca dell'indice, in rilievo (somiglia un po' alle cicatrici del vaccino del vaiolo), e una piccola macchia, quasi impercettibile, sul polso. In entrambi i casi, mano destra.
Ci sono ancora, e a questo punto sono sicuro che ci resteranno per sempre. Ricordo tutto di quella caduta, ricordo del vicino che mi raccolse, del viaggio verso l'ospedale con Ale e mio papà, del concerto dei Jamiroquai e di quello degli 883.

La cicatrice, anzi, le cicatrici ci sono ancora.
Il vicino di casa si è suicidato dopo aver ucciso suo padre a colpi di forbici.
Ciccio, il mio amico che è venuto con me al concerto dei Jamiroquai due giorni dopo l'incidente e che ha pedalato con me sull'Etna in più di un'occasione, si è sposato oggi.
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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