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  #7261  
Vecchio 13-05-2018, 23.57.58
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Predefinito numero 11

Sto rileggendo il seguito del mio libro preferito di sempre.
Il suo titolo è "numero 11".
Il suo sottotitolo è "storie che testimoniano la follia".
Se mai scriverò un altro libro, potrebbe essere un ipotetico sequel del sequel: "altre storie che testimoniano la follia".

Ps intanto sono in finale! Insieme ad altri 299...
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  #7262  
Vecchio 14-05-2018, 13.05.56
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Predefinito meltdown

È un po' come vedere qualcuno giocare a The Walking Dead o a qualsiasi altro gioco della Telltale post-Jurassic Park e vedere che, a ogni scelta di dialogo, di azione o di salvataggio di qualcuno, faccia una scelta diversa da quella che farei io.
E vedere che sta heading for a meltdown, per usare quelle famose parole di Emiliana Torrini che ho riferito anche a me in passato (quasi dieci anni fa, ormai) e non solo a me (più di recente) ma che mai come adesso mi sembrano vere e attuali.
Che poi, più che avere difficoltà ad addormentarmi non posso fare.

(post scritto ascoltando Meltdown degli Ash)
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  #7263  
Vecchio 14-05-2018, 13.06.51
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Predefinito Charlotte sempre nel mio cuore

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  #7264  
Vecchio 15-05-2018, 13.52.48
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Predefinito perfect symmetry

L'anno scorso, poco prima del matrimonio di Martino, mandai un messaggio nel gruppo Whatsapp degli SQUOT, dicendo che avevo fatto un calcolo. Ero diventato SQUOT nel 2003 (un'estate indimenticabile, che porto ancora "nel mio corpo", per dirla coi Gus Gus), lo ero rimasto a tempo pieno fino al 2010, anno del mio trasferimento per Padova, e al momento di mandare il messaggio erano passati sette anni dal mio trasferimento, così come ne erano trascorsi sette da SQUOT a tempo pieno. Sette anni vicini, sette anni lontani (ma sempre in contatto). Com'erano andate le cose? Feci un bilancio ma senza fare nomi, dicendo che in alcuni casi il rapporto si era rafforzato, in altri era rimasto uguale, in altri ancora affievolito (me ne veniva in mente uno in particolare, ma non volevo fare nomi). Ma in ogni caso, appunto, c'era stata una simmetria perfetta tra il tempo trascorso a Catania con loro e il tempo trascorso a Padova senza di loro, o almeno non ogni giorno.
Quest'anno la stessa cosa succede per me e Grazia, ma all'incontrario: abbiamo passato otto anni da "lontani", tra il 2002 e il 2010, e adesso ne abbiamo passati otto da "vicini", anzi, addirittura da coinquilini. Tanto lontani fisicamente eravamo allora, tanto vicini siamo adesso. Vicini fisicamente, però. Perché per il resto, sinceramente, ho qualche dubbio.

Ci sono due approcci a "cos'è successo"; tra i due il mio è quello più "buonista" e quello di Vero è il più "cattivista".
Il mio approccio vede che lei negli ultimi due anni ha trascorso un vero inferno (un po' come quello cantato da Bill Callahan in Feather By Feather) e questo le ha impedito di concentrarsi, anzi, di dedicarsi a qualsiasi altra cosa, incluso il nostro rapporto. Forse è riduttivo, è possibile, ma secondo me è così. Secondo Vero, invece, una serie di gelosie (per la sorella di Vero, ad esempio, che ormai è la mia migliore amica da un po') l'hanno portata ad allontanarsi per farmi capire che "ce l'ha con me".
Ad esempio, il mio libro. L'ho stampato e gliel'ho regalato per Natale, scrivendo nella dedica che lei era stata la "scintilla", perché la conversazione che ha fatto scaturire la trama è avvenuta con lei. Ora, un tuo amico, un tuo carissimo amico, una persona con cui hai passato tantissimo tempo, eccetera, scrive un libro. Anzi, scrive un romanzo, un romanzo scaturito mentre era con te, e ti racconta piano piano come si svolge la storia, ti chiede suggerimenti, scambia idee con te, e dopo un po' di mesi lo stampa e te lo regala. Quanti secondi dovrebbero passare tra il regalo e la lettura? Due? Forse tre?
Al momento sono passati quasi cinque mesi. Ha iniziato a sfogliarlo, poi basta. Mesi dopo le ho chiesto a che punto fosse col libro, e lei mi ha detto "lo sto leggendo a saltelli, tanto più o meno so di cosa parla". E no, cavolo! Io le ho chiesto deliberatamente di leggerlo in modo da trovare errori, da trovare buchi nella trama, salti in come sono raccontate le cose, insomma, fare un po' da correttrice di bozze (non l'unica, ovviamente), e invece no, quel libro è rimasto lì, immobile.

Così la settimana scorsa mi sono deciso a chiedere alla sua socia in libreria, nonché mia amica. Le ho chiesto di prendere lei quella copia e di leggerlo. In pochi giorni ne aveva già letto metà, segnando su un foglio i refusi, ed essendo entusiasta della cosa. Non capisce perché la diretta destinataria abbia trattato con tanta sufficienza il mio libro (e l'idea di esso), ma non importa. Su quello, appunto, ci sono due teorie. Certo è che la mia teoria "buonista" cozza col disinteresse totale provato per il mio regalo.

Che delusione.

(post scritto ascoltando Twilight Of The Innocents)
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  #7265  
Vecchio 16-05-2018, 20.01.47
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Predefinito dieci anni dopo, undici anni dopo

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Degli anni d'oro ho raccontato tutto. Tutto meno una cosa. Un videogioco. Ne parlo ora perchè è giusto che ne parli ora.

Tutti i giochi a cui abbiamo giocato sull'amiga, io non li avevo mai visti prima. Dopo magari sì (ne parlerò più avanti, in altri post), ma ognuno di quelli era una novità. Tutti, tranne uno. Si chiamava (e si chiama) Chip's Challenge; mio padre me l'aveva dato insieme ad una serie di videogiochi per la prima versione di Windows (il mitico 3.1, che probabilmente non hai mai visto), e ci giocavo da prima che l'avessi tu.
Quando Emanuele (il vicino di casa) ti diede quel dischetto (originale, probabilmente l'unico videogioco originale che tu abbia mai avuto per l'amiga), con stampato sopra il nome del videogioco (Chip's Challenge, appunto) e in corsivo a penna, scritto da lui, "labirinto" (con una calligrafia forse peggiore della mia), pensai: cavoli! Finalmente abbiamo un videogioco in comune!
Non ricordo l'anno...sto parlando della fine. Quindi 1995 o al massimo 1996. Insomma, giocammo a quel videogioco, e mi ricordo benissimo che alla fine dell'estate del 96 eravamo bloccati al sessantesimo livello...che era lo stesso livello a cui mi ero bloccato io, quando d'inverno giocavo allo stesso videogioco sul pc.
Fuori dall'estate io e te non ci rivedevamo spesso. Tra l'estate 1996 e quella 1997, ci rivedemmo alla cresima di Marco. Lì, prima della cerimonia, mi dicesti "ti ricordi il videogioco del labirinto? Poi c'ho giocato, e sono arrivato al livello numero 101! Appena inizia l'estate ci giochiamo", e io ero la persona più felice del mondo.

Arrivò l'estate 1997. Salii in campagna per trasferirmi lì con tutta la famiglia, come tradizione, e mi accogliesti con la notizia peggiore che potessi darmi: "L'amiga si è rotta".

Oddio.

E ora?

Chiamare il 1997 "l'anno della crisi" potrebbe sembrare esagerato, se il problema fosse stato solo l'amiga. In realtà, c'era un altro problema (ok, non è un problema, ma io allora lo avvertivo come tale)...problema che avvertii quando, mentre una domenica mattina salivo in campagna con la zia Anna (dopo essere stato a dormire a casa loro, come accadde per un'infinità di sabati della mia vita), la stessa zia mi disse "ma perciò, lo sai che tuo cugino Alessandro s'è fidanzato?".
Driin! Campanello d'allarme! Ale fidanzato = Ale non mi calcolerà più come un tempo. La cosa è anche normale, ma io avevo undici anni e non potevi pretendere di più da me.
Quell'estate compisti diciott'anni. Megafesta a casa tua (io indossavo una camicia di Paperino regalatami per il mio compleanno, cioè due giorni prima), e tanti bei ricordi. Tuo fratello era già fidanzato con la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie.
Quell'estate ti diplomasti pure.

Insomma, quell'estate non fu la migliore. Senza amiga nè altro con cui giocare, approfittammo della partenza di Marco e famiglia per farci prestare il suo Super Nintendo (console a cui ero legatissimo, ma per cose che non riguardano me e te e che quindi non scriverò qui), col quale giocavamo soltanto ad un videogioco: si chiamava International Superstar Soccer DeLuxe, non era molto famoso ma, abbreviando le iniziali (ISS) capisci che di lì a qualche anno sarebbe diventato molto famoso...
E tralaltro a me i videogiochi di calcio non sono mai piaciuti.

E poi c'era Sabrina. Che, giustamente, cercava di passare più tempo possibile con te, e tu con lei. Tra i ricordi "tristi" di quell'estate ne ho uno che, pensandoci undici anni dopo, mi fa scoppiare a ridere: eravamo una domenica tutti a pranzo da te, e c'eri tu che di pomeriggio volevi andare a mare con lei...solo che dopo pranzo si mise a piovere. Allora ricordo che c'eri tu che pregavi che smettesse di piovere, autoconvincendoti del fatto che, siccome la pioggia stava rinforzando ("sforza" è il termine preciso che usasti), allora sarebbe finita presto e sareste andati a mare. E io che, dentro di me, pregavo che non smettesse di piovere, così non saresti andato a mare e saresti stato un po' con me. Pazzo? Probabilmente. Ma ero (e a volte sono ancora oggi) così.

Fondamentalmente non c'è nient'altro di importante da raccontare di quell'estate. Le partite a trentuno la sera continuavano, il rito del festivalbar (era l'anno di "the summer is crazy" di alexia) pure, però mancava qualcosa con te. Qualcosa che avrebbe iniziato, lentamente, a rinascere l'estate successiva...per poi esplodere in quello spettacolo che continua ancora oggi.

Ma di questo se ne parla più avanti.
È buffo leggere e commentare un post dieci anni dopo averlo scritto e vedere che questo post faceva riferimento a un'estate di undici anni prima ancora. Insomma, ventun anni fa.
Eppure ricordo tutto benissimo, così bene che quando ho scritto il capitolo del mio (primo, autobiografico) libro dedicato a quell'estate, l'ho fatto di getto e rileggendolo somiglia tantissimo a questo post qua.
Ma mi tocca scrivere due note a margine su cos'è successo in questi dieci anni.

Nota uno: Chip's Challenge, poi, l'ho finito. Ma non nel 1997, no. E neanche nel 1998 o nel 1999. L'ho messo da parte, l'ho accantonato, non c'ho più giocato per una quindicina d'anni. E poi un paio di anni fa mi sono impegnato per completarlo: ricordavo bene, a volte benissimo, i primi sessanta livelli (quelli che avevo fatto anche a 8-9-10 anni). Uno in particolare, un vero e proprio labirinto, l'ho risolto al primo colpo, ricordandomi esattamente dove girare ad ogni bivio, senza sbagliare mai. È stato un momento magico, forse addirittura più magico del livello finale, completato ma senza che ad esso fossero legati ricordi particolari. La soddisfazione non fu paragonabile a quando completai Lemmings sedici anni dopo averlo conosciuto, ma fu una bella cosa comunque.

Nota due: Sabrina. Non ricordo il suo viso, ero troppo piccolo, ma ricordo benissimo tutte le sensazioni elencate nel post di dieci anni fa. Ricordo dell'annuncio della zia Anna, della festa di compleanno, della giornata sperando che non smettesse di piovere. Lei, però, non me la ricordo.
Qualcuno (tutti?) mi prende in giro, dicendo che io sia geloso. Di Sabrina probabilmente lo ero, ma le altre le ho sempre rispettate finché hanno rispettato me o, almeno, il loro fidanzato/marito. Solo una ha mancato di rispetto a me, ed è stata un evento incredibile, forse l'unica volta in vita mia in cui ho pensato di "mollare".
Poi, per fortuna, non l'ho fatto.
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  #7266  
Vecchio 17-05-2018, 23.20.36
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Predefinito checichecichecichecichecichecichecichecifaccioqui? checifaccioqui?

Tre conversazioni, oggi, che hanno minato la mia già precaria capacità di sentirmi adatto a questo mondo e parte di esso. Meriterebbero forse un post ognuna, ma adesso va così.
Nella prima, mi sono sentito dare, a turno, del sospettoso, del malfidente, dell'insicuro, del fastidioso, eccetera, per un mio legittimissimo sospetto (quasi certezza, viste le circostanze) anche se alla fine pare che mi sia sbagliato. Il bello che è avevo scritto "l'importante è che tu non mi risponda sulla difensiva" che è esattamente quello che è avvenuto.
Nella seconda, mi sono sentito dire di un futuro allontanamento che ci sarà quando andrò via da questa casa e che la causa dell'allontanamento sarà soprattutto mia e della mia pigrizia e della mia "non volontà di fare cose che non ti piacciono" (parole sue: ma davvero?) e dell'aver smesso di cercare un terreno comune. Il bello è che io avrei mille motivi per cui pensare che da parte sua ci sarebbe ancora meno volontà.
Nella terza, mi sono sentito raccontare, dopo anni, storie di gelosia (anche) a mia insaputa, suggerimenti ormai fuori tempo (spero), retroscena di cose dette su di me e di atteggiamenti liquidati con un "sono femmine". Il bello è che quello che alla fine è rimasto sono io.
Per fortuna è mezzanotte e posso andare a dormire.

(post scritto ascoltando Dig Your Own Hole dei The Chemical Brothers)
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Vecchio 18-05-2018, 13.55.39
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Predefinito lo scudetto più bello

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Stamattina al mare. Il "solito" mare, con poca gente. Del resto tutti erano a prepararsi per la partita. Ce ne siamo accorti quando, tornando (meno di un'ora prima del fischio d'inizio), non c'era veramente anima viva per strada.
Pranzo al volo,e via verso la casa dove avrei visto la partita. Lì, il delirio: divisi tra due televisioni, ognuno tifava per quello che voleva, fondamentalmente. Che poi il bello è stato quello: era un po' tutti contro tutti, c'era anche chi tifava contro il Catania.
Finchè l'Inter pareggiava, ero nell'angoscia più totale.
Quando l'Inter ha segnato, ho iniziato ad urlare. Per più di un minuto, in trance.
Quando l'Inter ha raddoppiato, ho capito che le mie paure erano infondate.
E ho capito che avrei rivissuto le stesse emozioni che avevo vissuto un anno prima, a Roma.
Al triplice fischio, ho urlato di nuovo anche se sapevo che ormai era da qualche minuti (dal gol del Catania) che lo scudetto era nostro.
Urla, Catania in festa, io in festa nel mio cuore (andare in giro con la maglia dell'Inter avrebbe significato morte certa).
La scommessa non l'ho strappata subito. L'ho strappata sotto il mio portone, non da solo ovvio. Non avrebbe avuto senso.
Ed eravamo tutti e due lì, come l'anno scorso. Stavolta in casa. A gioire. Lui gioiva doppio, anche per il Catania. A me non importava molto, ma sono felice.

E poi i festeggiamenti in tv, Controcampo, gli sms di felicitazioni e il mio avatar di msn.

Forza Inter. Come stamattina. Anzi, un po' di più.
Tiro su questo post non perché racconti qualcosa che dieci anni dopo è cambiato (oddio, in realtà sì: io mi sono trasferito dall'altra parte dell'Italia, l'Inter è da anni che non vince più niente anche se nei due anni successivi al post c'ha dato parecchie soddisfazioni, la casa dove abbiamo visto la partita non è più abitata da chi ci abitava all'epoca) quanto perché è un'istantanea di quella primavera, dei nostri sabati e domeniche al mare (come le due primavere precedenti), delle partite e di tutto quello che ha reso speciale quel periodo.
Anche questo periodo è speciale, ne sono sicuro: lo guarderò in retrospettiva tra dieci anni e lo considererò tale (impossibile considerare un periodo speciale mentre lo si vive, la storia si fa dopo). In questo momento, però, rileggendo della primavera di dieci anni fa, leggo quello che stava succedendo: si stava preparando una bellissima estate e poi, subito dopo, l'autunno più bello di sempre.
Intanto, però, vincere quello scudetto fu un'emozione incredibile, per le modalità e per tutto il resto.
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  #7268  
Vecchio 21-05-2018, 23.08.28
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Predefinito e sempre a proposito di Inter

Ieri sera è stata una partita epica. Non solo per il risultato positivo: è stata epica perché ha vendicato contemporaneamente una partita di sedici anni fa e un'altra di un mese fa, e l'ha fatto mescolando le due partite infauste. Peccato non essere stato con Ale, ma la compagnia era ottima e il viaggio di ritorno ovviamente pure.

(post scritto ascoltando On The Floor At The Boutique di Fatboy Slim)
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  #7269  
Vecchio 22-05-2018, 18.15.42
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Predefinito "sono a lavoro...e sono sul forum"

Era un titolo di un thread, no? Solo che quando lo leggevo io non avevo idea di cosa fosse il lavoro, e per fortuna adesso un'idea me la sto facendo.

L'altro ieri sera, all'altezza di Bologna, ho ascoltato Sheik Yer Zappa di Stefano Bollani. Ho già scritto che ho visto il concerto tratto da quel disco (che poi era anche quello un disco dal vivo) a Noale, un paesino della provincia di Venezia, senza sapere che sarei finito a lavorare lì per tre mesi.
Adesso è passato un mese da quando ho cambiato lavoro e sembra che sia cambiato tutto. Sono molto più sereno, pagato meglio, torno a casa per pranzo (tranne oggi, ma diluviava), mi sveglio un po' più tardi la mattina, sto riprendendo i miei ritmi di sempre, e soprattutto l'ambiente è impagabile. Ci divertiamo un sacco e contemporaneamente lavoriamo sodo. È passato un mese e non ho uno straccio di dubbio che la scelta sia stata giusta, per una volta.

E adesso mi prendo cinque minuti di relax prima di chiudere tutto e tornare a casa, dove c'è la mia bella che mi aspetta (dai che manca poco).
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Vecchio 24-05-2018, 00.49.04
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Predefinito last.fm, undici anni dopo

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Esattamente un anno fa, una persona (mica una a caso, diciamo la protagonista di quel periodo della mia vita) mi fece iscrivere a last.fm, meravigliandosi che io non conoscessi questo spettacolare sito.
Per chi non lo sapesse, questo sito memorizza tutta la musica che si ascolta e poi genera classifiche personali e globali, oltre che misurazioni di compatibilità musicale con altri utenti e consigli su nuova musica da ascoltare.

365 dopo la mia iscrizione, ho ascoltato 33250 canzoni (ovviamente non tutte diverse, alcune le ho ascoltate più volte). L'artista che ho ascoltato di più in assoluto è Stefano Bollani (2703 ascolti), la canzone che ho ascoltato di più Liebestod di Morgan (97 ascolti).

E un anno dopo, mi rendo conto di aver frantumato ogni record di ascolto, probabilmente. Ma perchè la musica è la mia vita, ecco perchè.
Dieci anni fa festeggiavo il mio primo anno su last.fm. Oggi, quindi, festeggio i miei primi undici.
Undici anni su un "social network" (ma lo è davvero?) sono tantissimi. Sono iscritto da più tempo solo al forum, ma qui sono stato incostante; su last.fm, invece, non c'è stato giorno (o quasi) che non abbia "partecipato". In fondo per partecipare basta ascoltare musica, e io di musica ne ascolto tantissima.
Last.fm è uno dei punti fermi della mia vita. Non lo consulto ogni giorno ma so che i miei dati sono lì. Se voglio vedere in che periodo ascoltavo maggiormente una canzone vado lì, e lo stesso vale per sapere in che momento preciso l'ho ascoltata, o ho ascoltato un disco, eccetera. È un diario dei miei ascolti, un diario pubblico e per me fondamentale. Pare che oggi non sia usato più come un tempo, perché oggi c'è spotify, eccetera. Magari un giorno chiuderà, ma quel giorno sarà un disastro (paragonabile solo al disastro della chiusura del forum, poi tutto il resto può pure chiudere).

Sono passati undici anni dalla mia iscrizione e l'unica persona della mia cerchia di "amici" (su last.fm) che sembra ancora usarlo ogni tanto è proprio quella che me l'ha fatto conoscere. Per il resto c'è gente che non ascolta musica (ovviamente la ascolta, ma non ha più il lettore collegato al profilo) da anni, alcuni quasi un decennio. E poi ci sono io, che la ascolto ogni giorno.
Così tanto "ogni giorno" che le mie statistiche sono aggiornatissime.
I Manic Street Preachers sono stabilmente primi con (in quest'istante) 22915 ascolti, e sono effettivamente il mio gruppo preferito. Seguono i Flaming Lips con 17762, poi Stefano Bollani, poi Elio E Le Storie Tese, poi Raf, poi i Primal Scream. Tra gli artisti che ormai non fanno più parte della mia vita (ma che restano in classifica per via dell'averli ascoltati parecchio anni fa) c'è Jovanotti, al decimo posto, Emiliana Torrini, al diciassettesimo, e Morgan, al diciannovesimo. Per il resto ci sono anche relative new entry, artisti che fino a qualche anno fa non sapevo neanche chi fossero e adesso sono lì, in classifica insieme alle mie colonne storiche.
Last.fm è così, è impietoso nel mostrarmi ascoltatore compulsivo di musica e nel mostrare i miei gusti passati, presenti e chissà, magari anche futuri.
Un sito dal quale non posso prescindere.

Ps: ho ascoltato 340959 canzoni negli ultimi 11 anni. Sono 84 al giorno. E sono sempre album interi, mai canzoni singole (ma questa è un'altra storia).
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Ultima modifica di gabo86 : 24-05-2018 alle ore 00.52.38
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Vecchio 24-05-2018, 20.19.44
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Predefinito "casa"

Stamattina sono uscito da casa, la casa per cui pago l'affitto. Adesso sono in aeroporto e sto andando a casa dai miei genitori, dove ho abitato per i miei primo 24 anni. Quale luogo è più casa dell'alto? Lo sono entrambi, in modi diversi. Poi, stiamo per comprare casa (o almeno, ce la stanno per comprare i miei, almeno in parte), e quella probabilmente sarà la casa definitiva. E in quella casa ci sarà una o alcune mattonelle prese dalla casa in campagna, quella delle estati con i parenti e le serate con gli amici e mille altre cose, e portare le mattonelle da quella che ho sempre considerato la mia casa più importante a quella nuova è un gesto simbolico ma fondamentale.
Nel frattempo sto ascoltando i Manic Street Preachers e anche se è il nuovo album, che ho ascoltato ovviamente ancora meno volte degli altri, mi fa sentire a casa.
In fondo, home is where heart is.

(post scritto ascoltando Resistance Is Futile dei Manic Street Preachers)
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Vecchio 26-05-2018, 00.29.57
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Predefinito noi vs la tecnologia

Avrei dovuto capire che sarebbe andato tutto storto quando, entrando nell'auto nuova e collegando l'iPod alla porta USB, ha iniziato a riavviarsi in continuazione come a dire "a cosa mi hai collegato? Non capisco", e così addio musica per strada.
Avrei dovuto avere un'altra conferma quando, appena è entrato nell'auto nuova, non è riuscito a collegare il suo telefono con il Bluetooth all'autoradio, e così addio musica per strada anche nel tratto da fare insieme.
E così era inevitabile che, arrivato a casa sua dopo una cena luculliana e tonnellate di chiacchiere (continuate a casa sua), ho tirato fuori la PS3 dal sacchetto e mi sono accorto che mancava il cavo di alimentazione, probabilmente rubato da mia sorella.

Poco male, anzi, pochissimo male: ci siamo comunque divertiti ad un videogioco che comunque non era il nostro, abbiamo comunque passato una splendida serata noi due da soli (non succedeva da gennaio, e di serate come queste ce n'è sempre bisogno), abbiamo giocato a calcetto e mi ha asfaltato 7-2, abbiamo parlato di passatopresentefuturotuttoinsieme, insomma, è stata una splendida serata. Quindi, chissenefrega che non giochiamo al nostro Wipeout dallo scorso agosto.
Però il prossimo agosto saremo ancora qui, stavolta a giocarci davvero.


(post scritto ascoltando Forever di Luca Carboni)
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Vecchio 28-05-2018, 00.48.23
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Predefinito le tre del mattino

Sono appena tornato da Catania e pensavo di scrivere un post sul rientro (che pensavo di scrivere ieri sera ma poi ho pensato "e se da qui al rientro succede altro?", così l'ho rimandato), però lo rimando nuovamente perché stasera è successa una cosa che accade raramente.
Ho letto un libro, e in effetti accade spesso, solo che l'ho letto tutto di fila. L'ho iniziato e l'ho richiuso solo dopo averlo finito. Non era lunghissimo, c'ho messo meno di due ore, ma leggendolo senza soluzione di continuità sono completamente entrato nella sua atmosfera e me lo sono goduto ancora di più.
E adesso dormo prima di uscirne.
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Vecchio 28-05-2018, 22.31.10
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Predefinito ritorno a V.V.

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Ci sono luoghi che fanno parte di un certo periodo della propria vita. Luoghi senza i quali la propria vita sarebbe stata diversissima. Luoghi che si vedono soltanto nell'ottica di quel periodo. Nonostante di solito io parli di luoghi "mentali", stavolta mi riferisco proprio a luoghi fisici.

E quando la vita cambia, e quei luoghi non si frequentano più, restano in testa. Restano in testa e ci si chiede "chissà come sono diventati nel frattempo", o anche "chissà se mi suscitano le stesse emozioni che mi suscitavano giorni/mesi/anni/vite fa". Ce lo si chiede, ma non sempre si può avere la risposta.

Quei luoghi, oltre a delle fasi della propria vita, sono legati a delle persone, per forza di cose. Se ne parlava l'estate scorsa, quando il mio "fratello maggiore" andò a vedere i luoghi della sua ex storia d'amore. C'andò da solo...e deve avergli fatto male, senza dubbio. Non può non fare male.

Ognuno ha i suoi luoghi "passati", nel mondo. Ci si può tornare, ma magari non lo si vuole fare per paura di stare male. Io ho deciso di farlo, per capire se avevo sconfitto i fantasmi del passato. C'è da dire che la mia fortuna è stata di tornarci esattamente con le stesse persone con cui li avevo vissuti. Ha fatto molto meno male, anzi, non ne ha fatto proprio.

La "salita", la casa, il Vit, la corriera, le colline, il mercatino, la piazza, la biblioteca, la Rizzoli, la stazione.

Tutti luoghi che magari mi avrebbero fatto male se ci fossi tornato da solo. Ma in compagnia...non ho avuto neanche il tempo di pensare al passato che è passato.

Solo una cosa buffa, che mi è venuta in mente oggi pomeriggio mentre meditavo di scrivere questo post che devo scrivere da un sacchissimo di tempo, ma proprio tanto.
Pensavo che il Vit ha cambiato gestione. Come lo Scumm Bar di Melèe Island. Con la differenza che lo Scumm Bar è diventato Lua Bar, un posto di ritrovo per turisti ai caraibi, diventando ultracommerciale. Il Vit invece ora fa una pizza alle noci che è la pizza più buona mai mangiata in vita mia.

PS. qualunque persona venga sorpresa a linkare, quotare, parlarmi di questo post in qualsiasi contesto (sms, pm, msn, telefono, di persona, in qualsiasi contesto) anche senza chiedere spiegazioni (se le chiede non ne parliamo), verrà automaticamente espulso dalla mia vita in pochissimi istanti, qualunque sia l'intensità del rapporto che ci lega. Ma proprio qualunque.

PS2. qualunque persona si riferisca, sotto forma di link, quote, chiacchierata (sms, pm, msn, telefono, di persona, in qualsiasi contesto) al suddetto avviso, ironicamente o meno (esempio: "ok, non ne parlo, ma chissà cos'è quella cosa che è così importante che sei disposto a litigare con tutti pur di non parlarne), subirà lo stesso trattamento del punto precedente.

PS3. questo post dovevo scriverlo da un sacco di tempo. In questo momento è totalmente decontestualizzato. L'ho scritto per dovere verso me stesso. Ma non parlatemene, o incorrerete nelle sanzioni previste ai punti 1 e 2 (ovvero l'espulsione incondizionata dalla mia vita).


Tutto questo lo dico col sorriso sulle labbra, ma era opportuno precisarlo.
Rileggo questo post e ricordo benissimo le circostanze che mi hanno portato a scriverlo, ma non è questo il punto. Il punto è: cos'è successo nei dieci anni successivi? Cos'è successo a quei luoghi e a quei ricordi?

I luoghi sono rimasti lì, perché è difficile spostare un paese di duemila abitanti. Per carità, il paese si è fuso con i tre comuni limitrofi e ha cambiato nome, ma per me resterà per sempre quello.
Anche i ricordi sono rimasti lì. Anzi, per un po' me li sono portati dietro. Per molto, in realtà.

Dopo aver scritto questo post non sono più tornato lì per poco più di due anni, e quando ci sono tornato era perché stavo scrivendo il mio futuro in maniera importante, decidendo di trasferirmi a Padova. Da allora, nonostante la ridottissima distanza (almeno, ridottissima rispetto a quella che c'era quando abitavo a Catania) sono andato lì non più di un paio di volte l'anno: una volta per un matrimonio, una volta per un funerale, una volta per un giro in bici, e qualche volta per ricordare e basta. Alcune volte sono andato con Vero, altre volte da solo. Una di queste, forse la più "potente", è stata in un fine settimana di qualche anno fa, quando ho dormito da Gra, nel letto che era di suo fratello, e siamo usciti di sera, solo noi due, senza i nostri partner. È stata una serata importantissima perché in quel momento eravamo molto legati e sentii il bisogno di raccontarle cos'era stata lei per me, come una specie di riassunto del nostro mai troppo semplice rapporto.
La sera, prima di addormentarmi, ascoltai In Continuo Movimento dei Tiromancino, che avevo legato a quel luogo nelle vacanze di Natale 2002.

Adesso tutto questo sembra lontano. Non vado lì da più di un paio d'anni (diciamo da prima del loro matrimonio), e anche se abitiamo ancora assieme i rapporti sono cambiati. Adesso, sinceramente, ho paura che se andassi lì potrei avvertire una sorta di fastidio, un fastidio per quello che siamo diventati e che allora sembrava impossibile.
Come, del resto, è sempre sembrato impossibile che potesse succedere tutto quello che ci è successo, viaggio dopo viaggio, anno dopo anno.
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Vecchio 28-05-2018, 22.37.27
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Predefinito cronaca del ritorno

Forse i post che scrivo quando torno da Catania sono tutti uguali. Anche stasera potrei parlare di cartocciate in tarda serata, di abbracci familiari, di iris dopo pranzo, di amici riabbracciati, di figli di amici che crescono, di fratelli maggiori con cui si vive di tutto, di granite con figli di fratelli maggiori, di livelli da superare, di figli di fratelli maggiori che non crescono come dovrebbero, di regali a sorpresa da fare, di film da condividere con la famiglia, di colazioni con le nonne, di gran premi coi padri.
Sono tutti uguali, ma in ogni parola, in ogni istante, c'è sempre un'emozione diversa.

Andarmene da Catania, per me che sono la persona più nostalgica che conosca, è stato durissimo. L'ho fatto perché sapevo che altrove avrei trovato altro, e infatti l'ho trovato e sono la persona più felice del mondo. Quando torno, poi, per un attimo ho sempre il tuffo al cuore, e poi via, si riparte.

Un giorno vorrei raccontare perché sono partito. Cioè, a parte Veronica. È un post che medito di scrivere da quando ho preso quella decisione e non l'ho mai fatto.
Magari lo farò nel decennale della partenza. In fondo mancano solo poco più di due anni.

(post scritto ascoltando Big Beach Boutique II di Fatboy Slim)
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Vecchio 30-05-2018, 23.57.10
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Predefinito solo

Quarant'anni dopo mio papà, anch'io sono riuscito a portare la mia compagna al cinema a vedere un film di Guerre Stellari. Con i dovuti distinguo: noi non eravamo soli (c'erano anche gli amici del gruppo nerd) e lei non era completamente novizia al mondo (ha visto i primi sei film negli ultimi mesi grazie a me), ma in qualche modo lo vedo come un cerchio che si chiude.
O che si apre, a scelta.

(post scritto ascoltando Sad & Dangerous dei Dirty Three)
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Vecchio 31-05-2018, 22.47.30
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Predefinito "the big girlfriend is watching you"

Sono qui, seduto sul letto di quella che al momento è casa mia (ma non lo sarà per sempre), con Vero distesa che mi dice "perché non scrivi qualcosa sul forum? È da tanto che non ci scrivi", ridendo perché ovviamente sa che ci scrivo più o meno ogni giorno, e ridendo perché l'ha fatto in segno di sfida. E appena ho aperto l'homepage del forum dal computer, lei ha preso il telefono sghignazzando, come a dire "scrivi scrivi, io leggo quasi in diretta".
E così scrivo, anche se non ho niente da scrivere e magari stasera non avrei neanche scritto, e scrivo per dirle che non vedo l'ora che quella di essere spiato da lei mentre scrivo (scherzo, i miei spazi sacri sono i miei spazi sacri) sia la quotidianità.
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Vecchio 01-06-2018, 12.00.49
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Predefinito it seems you never know which direction life will blow

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Ricordo, su un vecchio numero di Topolino, la storia a fumetti "L'importanza di chiamarsi Papernesto", evidente remake disneyano della commedia degli equivoci di Oscar Wilde. Equivoci e imbrogli reciproci.
Ieri fondamentalmente è andata così: in un delirio di onnipotenza (e nel presentarsi di una serie di condizioni favorevoli), ho tentato di fare più cose possibili. Con rischi che si sono effettivamente verificati, e le cui conseguenze bisogna intuire (da qui il nervosismo del mio pre-serata, per fortuna sfumato in fretta).
Ieri pomeriggio ho capito che le cose tornano. Ho seminato in questi ultimi mesi, soprattutto nell'ultimo, e ieri pomeriggio ho raccolto un bel po'. Visioni mozzafiato ed odore e sapore di cioccolato bianco.
Poi, di sera, concerto. Ieri aveva una maglietta scollatissima, un paio di jeans e delle ballerine.
Ci siamo seduti e abbiamo aspettato che arrivasse un po' di gente, eravamo in anticipo. Nella sua facoltà nella quale non entro mai (ma ci passo spesso davanti) c'era infatti montato il palco sul quale già la sera prima si erano esibiti i Q Beta, e stasera sarebbe toccato ad altri tre artisti.
Il primo set, quello dei Percussonici, era basato su ritmiche tribali e canti in siciliano. Bellissimo cantare in siciliano (anche se non sarà mai come il "pari ca non ciuscia e inveci sbintulia" della sera prima), bellissimo ballare.
Sulla pausa tra il primo e il secondo set, sono arrivati visi familiari. Gli SQUOT quasi al completo! Cosa ci fanno tutti quanti? "Siamo venuti perchè ci hanno detto che c'è uno spettacolo" e, quando ho chiesto a che spettacolo si riferissero, mi fanno "a te"! Evidentemente i pochi SQUOT presenti la sera prima avevano fatto passaparola sulla mia compagnia al concerto, e si erano presentati tutti. Gliel'ho presentata, e loro contentissimi (abbiamo anche una foto insieme).
Poi è arrivato Bugo. Bella musica ma testi esageratamente deliranti. Quando ha continuato a ripetere "dov'è il gel? dov'è il gel?" abbiamo capito che non è aria per noi e siamo usciti a bere. Per evitare la fila al gazebo delle bevande dentro l'università, siamo andati direttamente fuori, in un bar, a prendere una birra. La birra l'ha fatta andare su di giri, e la cosa non m'è dispiaciuta.
Mentre siamo rientrati ai Benedettini, è iniziato il concerto di Meg. Ovvero la scusa con cui, giorni prima, le avevo detto se voleva venire a questa festa. In realtà non era una scusa: è da meno di un mese che ho scoperto l'ultimo disco di questa cantante e lo sto adorando.
Critiche al live di Meg se ne potrebbero fare: troppo breve (ma pare che stessero per arrivare i Carabinieri), troppo simile al disco, troppo elettronico, troppi bassi che coprivano la voce. Però: lei è troppo bella. E soprattutto, sentirle cantare dal vivo è troppo facile innamorarsi di te e tu lo sai, e cantarlo a squarciagola insieme a lei, è una di quelle cose che fissano la serata.
Poi ritorno a casa con le altre,e tre ore tre di sonno, fino all'inesorabile sveglia di stamattina.

Ora sono in coma. Sto bene, ma sono stanchissimo, e visto che domani saremo tutto il giorno in giro (sai che novità), meglio riposare qualche oretta.
Prendo in prestito un verso della title track del disco dell'anno 2017 perché niente come quella frase può spiegare la sensazione che ho avuto rileggendo questo post dieci anni dopo averlo scritto all'indomani di una serata particolare.
Non avevo idea della direzione in cui avrebbe soffiato la mia vita, in realtà. Erano giorni particolari: Grazia era tornata a Catania otto mesi dopo l'ultima volta, stavolta con le sue compagne di università e di radio (una delle quali è attualmente una mia amica), e avevo messo in pausa qualsiasi cosa dovessi fare in quei giorni pur di stare con lei/loro. O almeno, credevo di aver messo in pausa, perché Erika, proprio quella sera, mi chiese la proposta che le avevo fatto di andare a vedere insieme il concerto di Meg fosse ancora valida. Me lo chiese mentre ero proprio nel luogo del concerto, qualche ora prima, proprio con Grazia e le sue amiche.

Era andata così: qualche giorno prima avevo fatto un passo gigante, almeno rispetto ai passi precedenti, e in una delle giornate di studio a casa di Carola avevo proposto ad Erika di andare a vedere il concerto di Meg. Non so bene se sapesse chi fosse Meg, ma io lo sapevo perché poche settimane prima avevo iniziato ad ascoltare il suo secondo album solista, appena uscito, e che trovavo straordinario. Avevo iniziato ad ascoltarlo per via del produttore (Stefano Fontana, cioè Stylophonic, cioè quello di "Tanto" di Jovanotti) più che della cantante, ma trovai il disco splendido. Oltretutto il concerto, gratuito, si sarebbe tenuto proprio all'interno della rassegna a cui partecipavano Grazia e le sue amiche, all'interno della facoltà di Erika; insomma, mi sembrava il patto perfetto.
Però Erika mi disse che c'avrebbe pensato, e amen.

Forse me n'ero anche dimenticato quando, ai Benedettini per aspettare l'inizio del concerto, mentre chiacchieravo con Grazia e le sue amiche, mi arrivò il messaggio: "è ancora valida la proposta di andare ai Benedettini stasera?".
Ricordo come se fosse ieri la rapida consultazione con Grazia, la corsa in auto fino a casa di Carola e la stranissima sensazione di vedere scendere dalle scale e salire in auto sua sorella anziché lei, come accadeva di solito. E poi la serata insieme, più o meno raccontata nel post, e il ritorno a casa.

Quello che mi stupisce è che non ci sia alcun riferimento a possibilità future. In fondo la serata era stata un fiasco, almeno dal punto di vista della nostra non-relazione. Era venuta con me ad un concerto, avevamo fatto una passeggiata, avevamo anche chiacchierato abbastanza (soprattutto io, con lei muta come sempre o quasi) e poi a fine concerto l'avevo riaccompagnata a casa. Zero prospettive, zero miglioramenti e soprattutto l'impressione che fosse finita lì: la prima serata insieme mi era sembrata anche l'ultima. Così "ultima" che nemmeno l'ho scritto.
Eppure qualcosa di me mi spinse a provarci ancora nelle settimane successive.
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Predefinito l'angolo della lettura

Siamo entrati a casa sua dopo una serata passata a mangiare, bere ma soprattutto parlare, e non so perché per quale motivo mi abbia detto "ho fatto come ha fatto tua mamma, in bagno ho preparato un angolo con delle cose da leggere durante...l'attesa". Ho sorriso e per curiosità sono andato a vedere quali libri/riviste/giornali avesse messo lì, nell'angolo della lettura accanto al gabinetto. Nel mio bagno a casa di miei ci sono ormai gli stessi libri da anni: qualche libro di barzellette che non fanno ridere, qualche vecchio libro della rivista a fumetti delle Giovani Marmotte, ogni tanto un numero più o meno recente di Vanity Fair.
Ma niente potrà mai superare l'angolo della lettura di casa di Ale.

Quattro libri, uno accanto all'altro. In ordine cronologico: Stessa Storia Stesso Posto Stesso Bar di Max Pezzali, regalato da me; Per Prendersi Una Vita di Max Pezzali, regalato da me; I Cowboy Non Mollano Mai di Max Pezzali, regalato da me; La Macchina Del Tempo di Gabriele Mirabella, regalato da me in una versione "personalizzata" con evidenziati i titoli dei paragrafi che parlano anche di lui, del destinatario del regalo, del creatore dell'angolo della lettura più personale del mondo.
E poi un grosso quadernone ad anelli, quello che gli ho regalato per i suoi trent'anni e che a quasi nove anni dalla creazione considero ancora il più bel regalo che abbia mai fatto. Ci siamo noi lì dentro, in quel bagno ma sopratutto in quel quaderno, e la storia di quel quaderno l'ho raccontata per filo e per segno qui dentro.
Ci tornerò l'anno prossimo, per i dieci anni. Intanto so che è al sicuro, nella sua "nuova" (ma temporanea?) casa.

Mi sono emozionato davvero. Ho capito che seminare a volte crea piante che sfioriscono rapidamente o che neanche nascono, ma alcune mie semine sono state particolarmente proficue. Questa, ad esempio.

(post scritto ascoltando Gnosi Delle Fanfole di Stefano Bollani)
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Vecchio 04-06-2018, 08.44.45
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Predefinito stanotte, 03:45, occhi spalancati e niente sonno

The Cardigans - 03:45 No Sleep <--- ascoltandola mi esplode il cuore nonostante l'insonnia di stanotte


It's way too late to think of
Someone I would call now
And neon signs got tired
Red eye flights help the stars out
I'm safe in a corner
Just hours before me
I'm waking with the roaches
The world has surrendered
I'm dating ancient ghosts
The ones I made friends with
The comfort of fireflies
Long gone before daylight

And if I had one wish fulfilled tonight
I'd ask for the sun to never rise
If God lent his voice to me to speak
I'd say go to bed, world

I've always been too lame
To see what's before me
And I know nothing sweeter than
Champagne from last new years'
Sweet music in my ears
But a night full of no fears

But if I had one wish fulfilled tonight
I'd ask for the sun to never rise
If God passed the mike to me to speak
I'd say stay in bed, world
Sleep in peace
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