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  #7401  
Vecchio 10-08-2018, 20.01.46
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Predefinito innsbruck-passau

Ovvero, come chiudere un cerchio.

Partire in treno da Padova, dove si vive da un anno, alla volta di Verona.
Alla stazione di Verona incontrarsi col proprio papà, arrivato in aereo da Catania.
Prendere un treno per Innsbruck, dove città in cui si era già stati con lui e col resto della famiglia un giorno d'estate di quindici anni prima.
Andare a ritirare la bicicletta.
Pedalare per sei giorni lungo l'Inn. Quando durante una cena il proprio papà farà delle domande sulla vita privata, rispondere con nonchalance dato che la situazione attuale è stabile e felice.
Il sesto giorno di pedalata, con arrivo finale a Scharding e non a Passau, notare che Passau è "solo" altri venti chilometri più in là, e per questo motivo pedalare come due matti per superare Scharding, arrivare a Passau e avere il tempo di tornare a Scharding, dove vanno riconsegnate le biciclette, prima che faccia buio.
A Passau, tornare al parco situato alla confluenza dei fiumi Danubio e Inn, ed emozionarsi come tre anni prima, quando stava per iniziare un'avventura che adesso può ritenersi conclusa.
Prima di ritenerla conclusa, recarsi alla discesa ciclabile che segna l'inizio della pista Passau-Vienna, e ricordarsi da dove si è partiti.
Tornare a Scharding in serata e riconsegnare le bici.
L'indomani, tornare in treno a Padova, stare lì due giorni col proprio papà e poi tornare in aereo a Catania per le vacanze estive, con la consapevolezza di aver chiuso un cerchio lungo tre anni, mille chilometri e quattro ruote. Quelle delle due biciclette.
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Vecchio 11-08-2018, 16.51.25
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Predefinito il momento della consapevolezza

Citazione:
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Due settimane senza vederci sono state dure. Prima il mio esame, poi la mia partenza, poi la tua partenza. In mezzo, da parte mia, tanti piccoli casini. Da parte tua, tanti grandi stravolgimenti.

C'è stato un momento, ieri a casa tua, in cui ho seriamente pensato che non ci fossimo noi, l'uno per l'altro, magari le nostre vite sarebbero peggiori. Non è una dichiarazione di presunzione. E' che io, se non ci fossi stato tu, probabilmente avrei fatto più errori di quelli che ho già fatto finora. Avrei ceduto al richiamo del lato oscuro e avrei bloccato quello che, molto a fatica e molto lentamente, sto cercando di costruire. E tu...beh, probabilmente anche a te mancherebbe un confronto, un qualcosa.

E poi ieri sera, quando ci siamo sentiti dire che abbiamo situazioni speculari alle due coinquiline novaresi (io psicologo, tu psicanalizzato...anche se in certi casi "ci vulissi u psicologu"), non so, io mi sono sentito estremamente legato, è una cosa che mi capita spesso, forse capita di più nei periodi di difficoltà, ma siccome questo è un periodo di difficoltà (per te di sicuro, ma forse anche per me), beh, questo legame si sente più del solito. Ma a me fa stare bene, so sempre che ho qualcuno su cui contare.

Ma quand'è che torni dal lavoro, uffa?
Cioè, il momento in cui ho realizzato che il nostro legame non è basato solo su quello che abbiamo condiviso nel corso degli anni e che abbiamo continuato a condividere ma invece c'è anche un affetto legato all'"aiuto reciproco". E, sinceramente, speravo che non servisse più aiutarsi, perché saremmo dovuti essere arrivati in un punto di stabilità, e invece nell'ultimo anno ce n'è stato bisogno eccome. E la cosa ci ha rafforzati, ci ha riavvicinati.
Però certo, dal punto di vista sentimentale (suo) il biennio 2007-2008 sarà stato anche infernale, ma forse impallidiva rispetto a quello 2017-2018...

Comunque, ribadisco quanto scritto sopra.
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  #7403  
Vecchio 11-08-2018, 16.55.42
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Predefinito mia cuggina mia cuggina

Chiara che mi scrive di punto in bianco e mi dice che ieri sera, mentre era col suo compagno a guardare le stelle cadenti, gli ha raccontato di quando da "bambini" (devo verificare con lei la questione dell'età) ci mettevamo nel giardino di casa mia a San Giovanni La Punta a guardarle e facevamo a gara a chi ne aveva viste di più.

Così, un affetto sottile ma che supera il tempo e lo spazio.

(post scritto ascoltando All Good Wishes dei Gulp)
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Vecchio 12-08-2018, 04.12.32
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Predefinito una storia che non ho mai raccontato/1

O almeno: di cui ho raccontato, anche in diretta, qualche parte, ma senza aver mai scritto tutto dall'inizio alla fine.
Io e Andrea.

Il primo punto, dal punto di vista storiografico, è: quando siamo diventati amici? Con Carola c'è stato un periodo, con Ale un evento, con Grazia pure e con gli SQUOT un periodo (sempre per limitarmi ai rapporti nati nel quadriennio 2000-2003), ma con Andrea non ho idea. So che nell'estate del 2000 eravamo "conoscenti" e in quella del 2001 "amici", ma non ho idea di cosa sia successo prima.
So, però, che c'eravamo già visti.

I miei genitori e quelli di Andrea si conoscono da sempre, facendo parte entrambi del più grande gruppo di zia Cettina, ovvero quelle persone che ogni 4 giugno e ogni 8 dicembre si trovano a casa di mia zia per festeggiare rispettivamente il suo compleanno e il suo onomastico. Andrea è il loro figlio maggiore, e c'è una foto che mi ritrae insieme a lui, appesa a casa di mia zia, in cui eravamo davvero piccoli; io, probabilmente, non camminavo ancora.
Andrea ha due anni più di me, e ha frequentato il liceo classico più "in" della città, iscrivendosi addirittura alla sezione sperimentale più difficile ed uscendone a pieni voti. Contemporaneamente si è iscritto al conservatorio per diplomarsi in clarinetto e nel frattempo ha imparato anche a suonare sax, pianoforte e basso. È l'unica persona che conosco per cui non mi faccio problemi ad usare la parola "genio". Questo ovviamente ha anche dei lati negativi, ma c'arriverò dopo.

Andrea è (stato) anche un grande videogiocatore, ed è proprio grazie ai videogiochi che abbiamo iniziato a legarci. Ho un ricordo abbastanza vivido di una serata delle vacanze di Natale tra il 1998 e il 1999 in cui ho giocato a casa sua, e me lo ricordo bene perché quel giorno avevo giocato altre quattro ore di mattina e quattro di pomeriggio, a casa mia, a Lomax, spin-off di Lemmings che all'epoca adoravo; sommate alle due ore giocate con lui facevano dieci, e per anni è stato il mio record (frantumato nell'estate 2011 dai portaldays con Martino).
Altro ricordo certo pre-amicizia, sempre legato ai videogiochi: nell'estate 1999 mi ha fatto conoscere un negozio, a Catania, apparentemente di "riparazioni di console" e gestito da un signore relativamente anziano e da una ragazza dalla chioma biondissima e tintissima. Bastava entrare, chiudersi la porta alle spalle e dire "vorrei un videogioco" e loro tiravano fuori un catalogo di giochi che masterizzavano e vendevano a poche migliaia di lire. Era l'unico accesso alla pirateria (internet non permetteva ancora certe velocità), e per dei ragazzi squattrinati era un buon modo per evitare di spendere ogni volta centomila lire (cosa che comunque ho fatto ripetutamente a cavallo tra i '90 e gli anni '00, e più limitatamente anche dopo). Ricordo che andammo lì un giorno d'estate e comprammo un gioco a testa: io presi il videogioco di Star Wars Episodio 1 (che adoravo per partito preso ma che in realtà era una mezza schifezza), lui prese un videogioco di cui aveva letto grandi cose e che si chiamava Half Life. Mi propose di prestarmelo ma io, anche qui per partito preso, declinai.
Dovette passare un anno o quasi prima che accettassi: ho iniziato a giocare ad Half Life, di cui ho accettato il prestito da Andrea, il 30 maggio del 2000, e l'ho completato il 16 giugno dello stesso anno (certe date non si scordano mai). In quei diciotto giorni mi sono chiesto perché non l'avessi accettato prima, visto che dal primo istante è stato un capolavoro, nonché uno dei videogiochi più importanti della mia vita, nonché uno dei videogiochi più condivisi della mia vita, seppur - paradossalmente - non con Andrea. Ma la storia di Half Life e degli halflifedays e dei portaldays con Martino l'ho già raccontata qui, in diretta e non. La storia tra me e Andrea paradossalmente è solo stata sfiorata da Half Life, eppure senza di lui probabilmente non ci sarei mai inciampato (ci sono troppi videogiochi nel mondo per provarli tutti).

L'ultimo ricordo di Andrea pre-amicizia che ho è il giorno del mio quattordicesimo compleanno: mi regalò un buono per il negozio di dischi che c'era di fronte a casa sua, e qualche giorno presi la bicicletta e mi avventurai fuori da San Giovanni La Punta, dove passavo le estati con la mia famiglia allargata, per arrivare fino a Sant'Agata Li Battiati, confinante, per andare a utilizzare il buono. Ho davanti a me la scena della lunga indecisione, e se non avessi fatto la scelta che ho fatto (e che anche in questo caso non riguarda Andrea) probabilmente il nostro rapporto sarebbe stato diverso.

Il primo ricordo di Andrea da amici è una serata a casa mia in cui mi portò dei cd di musica elettronica. Non li avrei mai accettati se un anno prima o poco meno non avessi preso Hit Mania Dance Estate 2000, disco che ha aperto in me la curiosità verso la musica da discoteca, l'hobby del DJ e poi, piano piano, la passione per la musica elettronica "intelligente". Mi prestò Play di Moby, Fragments Of Freedom dei Morcheeba e mi suggerì di ascoltare Fatboy Slim, di cui mi feci prestare i suoi ultimi due album da un compagno di classe. Era la tarda primavera del 2001.
Quell'estate venne a trovarlo una sua cugina di Lecco, verso cui ebbi un'infatuazione rapidissima; un giorno andammo tutti e tre in montagna e ascoltammo anche Fatboy Slim.

Qui inizia il biennio della nostra amicizia. Durante questi anni accaddero le seguenti cose:
- continuammo ad ascoltare musica, sempre elettronica. Nel 2002 mi prestò anche Non Zero Sumness dei Planet Funk, completando il "quartetto" di artisti che abbiamo condiviso e che sto ascoltando in continuazione da quando mi ha detto che sarebbe venuto a trovarmi, cioè un paio di mesi fa, fino anche a dopo essere venuto a trovarmi, cioè anche in questo preciso istante. Abbiamo condiviso anche altra musica negli anni, ma quei quattro artisti sono quelli principali;
- continuammo a giocare ai videogiochi, appassionandoci entrambi alle avventure grafiche della LucasArts ma senza condividerle troppo tra noi. Piuttosto, sono sicuro di avere giocato con lui un miliardo di volte a Worms Armageddon;
- iniziammo a frequentare la FGCI, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, cercando di dare una parvenza di attivismo alla nostra etica politica. L'esperimento è durato solo qualche mese, durante i quali ci sono stati alcuni episodi degni di nota, come la cantata del Peter Gunn Theme dei Blues Brothers mentre eravamo imbottigliati nel traffico;
- iniziammo a parlare un po' di donne, ma poco. La mia adolescenza, del resto, non passerà alla storia come piena di ragazze, anzi;
- capii che era inaffidabile.

Inaffidabile è la parola che meglio lo contraddistingue, o che meglio contraddistingue il rapporto tra lui e il mondo. Genio da una parte, inaffidabile dall'altra.
Inaffidabile vuol dire che fissi un appuntamento con lui e poi non si presenta, o ti dice all'ultimo minuto che non c'arriva, o ti dice ore prima che forse ce la fa, decine di minuti prima che non sa se ce la fa e un secondo prima che non ce la fa.
Inaffidabile vuol dire che ti dice che ti fa sapere quando sarà libero e poi non ti dice più niente.
Inaffidabile vuol dire, semplicemente, che non puoi fidarti di lui. Colpevolmente o meno, l'ho visto raccontare un sacco di balle sui suoi ritardi, sui suoi silenzi e sulle sue sparizioni, fino a quella più grossa.

La sua sparizione più grossa è avvenuta il 6 settembre 2003: i miei genitori erano ad Amsterdam a festeggiare il venticinquesimo anniversario di nozze, io sarei rimasto a casa nonostante fosse sabato e nonostante quell'estate avessi iniziato ad uscire con gli SQUOT, e Andrea stava per passare da casa mia. Gli avevo chiesto di prestarmi l'emulatore per Nintendo 64 che aveva e che mi interessava. Passò da casa mia, mi diede l'emulatore e gli chiesi quando ci saremmo visti. "Mi faccio sentire io appena faccio l'esame che ho a fine mese". Per una volta lo presi alla lettera e aspettai che si facesse sentire lui.
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  #7405  
Vecchio 12-08-2018, 04.12.46
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Predefinito una storia che non ho mai raccontato/2

Quattro anni dopo scrissi qui un post (che in effetti, rileggendolo adesso, racconta più o meno la nostra storia fino ad allora) in cui spiegai che non lo vedevo e sentivo da quattro anni. L'avevo preso alla lettera, ed eravamo entrambi spariti. Gli scrissi un messaggio, mi rispose, decidemmo di rivederci, ci rivedemmo.
Quei quattro anni sono un buco nel nostro rapporto, com'è giusto che sia. Ma sono anche un buco nella mia percezione di lui, visto che non ho idea di cos'abbia fatto in quei quattro anni. Io avevo combinato di tutto ma di lui non sapevo niente. Non ho mai saputo niente, in effetti. Non ho idea di cos'abbia fatto in quegli anni e basta. So solo, perché me ne sono accorto subito, che ha iniziato a suonare il basso e ha iniziato ad adorare il funk, cosa che avevo iniziato a fare anch'io nello stesso periodo grazie a Martino. Ma per il resto è un mistero. Né gli ho chiesto spiegazioni su sparizioni o cose simili.

Il primo anno dopo il ritorno, quindi tra l'estate del 2007 e quella del 2008, ci siamo visti quattro o cinque volte. Pochissime viste la distanza geografica inesistente (qualche chilometro), ma tutte intense e vissute visceralmente. I rapporti sono rimasti allentati, almeno come frequenza, per via della sua inaffidabilità, ma ogni volta è stata sempre una festa.
Proprio durante il primo anno dopo il ritorno gli ho proposto di "ascoltare un disco insieme", spiegandogli del "primo ascolto condiviso", inventato da me pochi mesi prima e sperimentato inizialmente con Grazia, per poi estenderlo ad altre persone. Andrea, ad oggi, è la persona con cui ho fatto più "primi ascolti condivisi" in assoluto: dal giugno 2008 ad oggi l'abbiamo fatto per ognuno dei sette album usciti di Moby, dei tre dei Morcheeba, dei due di Fatboy Slim e dell'uno dei Planet Funk. Il nostro quartetto, appunto. All'inizio fare primi ascolti condivisi era semplicissimo: il disco usciva, uno dei due lo prendeva e poi lo ascoltavamo insieme. In seguito, però, la cosa si fece più complicata.
Durante il secondo anno dopo il ritorno, quindi tra il 2008 e il 2009, avvenne la preparazione del cambiamento: Andrea voleva andare a studiare fuori. Stava per laurearsi a pieni voti (ma in molto tempo) in ingegneria elettronica a Catania e voleva proseguire con ingegneria del suono al Politecnico di Milano delocalizzato a Como e, soprattutto, in inglese. Per fare ciò, però, avrebbe dovuto prendere un certificato di conoscenza avanzata della lingua, e iniziò a seguire un corso. Qualche settimana dopo l'inizio del corso, giocando a calcio, si ruppe il legamento crociato, e la cosa gli rese impossibile guidare l'auto. Pur di passare del tempo con lui mi proposi di accompagnarlo e prenderlo; in fondo era una volta a settimana, la strada poca e la voglia di stare con lui tanta.

Arrivata l'estate 2009 una notizia inaspettata ci fece realizzare uno degli esperimenti di condivisioni videoludiche più belli di sempre (insieme agli halflifedays, ai portaldays e all'infinito torneo di Wipeout che quest'anno compie vent'anni): Tales Of Monkey Island. Fu infatti annunciato il quinto capitolo della saga che avevamo adorato, e fu distribuito in maniera episodica: un episodio al mese per cinque mesi. Lo comprammo (in digital delivery con la versione fisica distribuita gratuitamente solo al termine) e ci demmo appuntamento al giorno dell'uscita.
Quando fu rilasciato il primo episodio andai da lui ed iniziammo a giocarci. Essendo un'avventura grafica giocare da soli o in più di una persona è totalmente rilevante: non importa chi controlli il mouse, non è un gioco di bravura, è un gioco di enigmi e ragionamenti e quindi bisognava fare un brainstorming. Per completare il primo episodio c'abbiamo messo due pomeriggi (da un paio d'ore l'uno, sia chiaro), entrambi a casa sua, entrambi alternandoci a controllare il mouse ma dando un eguale contributo ai ragionamenti che facevamo per avanzare con la trama. Tutte le volte successive in cui ho giocato a Tales Of Monkey Island, da solo o con Vero, mi sono sempre venuti in mente quei pomeriggi dell'estate 2009.
Anche per il secondo episodio ci sono voluti due pomeriggi. Poi è arrivato settembre, ed è partito per Como.
Il terzo e il quarto li abbiamo fatti separatamente, raccontandoci al telefono ma senza interagire (sarebbe stato esagerato condividere un'avventura grafica al telefono). Per il quinto e ultimo, però, abbiamo aspettato il suo ritorno a Natale per riprendere la nostra tradizione dei due pomeriggi a casa sua per completarlo. Ripeto, una condivisione fantastica.

A maggio 2010 sono andato a trovarlo per la prima volta a Como, cosa che avrei fatto relativamente spesso da quando poi, a settembre, mi sono trasferito a Padova. Ci siamo visti più o meno una volta l'anno fuori Catania, più durante le vacanze di Natale e le estati. Rarefacendosi la frequentazione (per forza di cose) i nostri primi ascolti condivisi si sono complicati, costrigendoci (o meglio, la costrizione me la sono imposta io) ad aspettare anche mesi per ascoltare il disco insieme. Per evitare però di "sforare l'anno in corso", cosa che avrebbe invalidato la partecipazione dei dischi al mio "premio disco dell'anno", ci siamo più volte trovati ad ascoltare dischi il 31 dicembre, solitamente a casa dei miei genitori, dove da anni ormai passo il Capodanno con Vero, la mia famiglia e quella di Andrea.

Adesso il nostro rapporto è particolare. Non ci sentiamo veramente mai, ma quando capita è una festa. E ci vediamo pochissimo, ma quando capita è come se non ci fossimo separati mai. Lui ha un senso dell'umorismo addirittura più estremo del mio, e quando siamo insieme diventiamo una macchina da guerra comica. Poi anche lui, come me, ci tiene molto al passato condiviso, per cui ci raccontiamo aneddoti della nostra memoria. Aneddoti, appunto, come il fatto che il numero 39 ci fa morire dal ridere ripensando ad una canzone di Fatboy Slim, o alla sequenza numerica che compone il pin del mio telefono e la password del mio computer, anch'essa mutuata da una canzone, stavolta di Gigi D'Agostino. Ci sentiamo e ci vediamo poco ma ci vogliamo bene.

La sua inaffidabilità non è stata un problema solo con me, comunque: credo sia stato il suo principale motivo di insuccesso con le donne. È un bel ragazzo, brillante e divertente, e l'unico motivo per cui abbia avuto storie brevi o inutili o promettenti ma finite tragicamente (l'ultima) è dovuto secondo me a questo. Qualche giorno fa, dopo che è venuto a trovarmi, c'è stato uno scambio di telefonate tra la mia famiglia e la sua per una questione complicata ma riassumibile in: "perché Andrea si è accontentato della ragazza con cui si sta frequentando adesso e che non è alla sua altezza?", la cui risposta è "perché è inaffidabile e nessuno vuole averci a che fare a livelli seri proprio per questo". Ma questa risposta, che io e mia mamma conosciamo benissimo, non riusciamo a dirla a sua mamma, crucciata per il figlio ma non considerando i suoi enormi limiti caratteriali e di affidabilità.
Quest'ultima considerazione, però, meriterebbe mille racconti a parte.

Ecco, questa è la nostra storia. È stato uno degli unici tre casi della mia vita in cui il "ritorno" ha funzionato e non si è invece spento rapidamente tra promesse non mantenute. È anche stato uno dei casi in cui il rapporto si è evoluto, è cambiato, si è anche allentato, ma quando ci si vede è sempre una festa, e siamo gli stessi di sempre.
In attesa di rivederci.

(post scritto ascoltando Innocents Live di Moby)
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Predefinito in partenza

Stasera io e Vero partiremo per Catania.
Domani ci raggiungeranno anche la mia migliore amica e il suo ragazzo.

La mia migliore amica e il suo ragazzo erano già stati a Catania cinque anni fa, solo che allora la mia migliore amica era un'altra persona e il suo ragazzo idem. Stavolta ci sono altri legami, vedremo come andrà.

Intanto so già che ho mille cose da fare e solo due settimane per farle.

(post scritto ascoltando Zefur Wolves degli Zefur Wolves)
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Vecchio 14-08-2018, 01.15.35
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Predefinito attenzione: richiesta

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Stavolta mi sono divertito sul serio.
Nonostante non ci fosse lei. Ma mi bastavi tu, e anche quel po' di alcol che mi ha permesso di saltellare tutto il tempo come un idiota (e credo che la foto che hai scattato, in questo momento, mi rappresenterebbe più che la mia foto del profilo). E mi sono bastate un sacco di emozioni, di sensazioni, della canzone dei Blues Brothers che adoro e che m'ha ricordato di quando giocavamo a quel videogioco, delle nostre speranze di vita, della spettacolare ragazza con cui esci e della diversamente spettacolare ragazza con cui mi piacerebbe dire che esco ma non usciamo mai.
Della musica stupenda, dei balli, dei canti e dei saltelli. Del sudore (mio, non di quel folle lì), e di quel video che voglio vedere.

E poi il ritorno a casa e la Pellegrini che vince l'oro, in diretta, alle quattro di notte. Noi che esultiamo, tu che vai a dormire e io che vado nel giardino a vedere le stelle cadenti.

Sto cadendo io a pezzi ora, ma ne valeva la pena. Sto bene ora. Ad inizio serata stavo male.
E il 99% del merito del mio stare bene è tuo.
Ale, appena leggi questo post, puoi vedere se hai ancora le foto di quella serata? Ricordo che le hai postate qualche giorno dopo, ma sono state cancellate tutte.
Quella è stata l'ultima volta che io sono andato al Banacher (mi pare). Di sicuro la più divertente, la più memorabile, quella rimasta nella storia. Per i miei balletti e per le nostre risate.
Poi, saremmo dovuti ritornarci anche l'anno dopo, ma le cose presero una piega diversa. A dieci anni di distanza restano ricordi di uno dei picchi di estate. Che per me è stata molto positiva, per Ale no ma ci sono state serate come queste che meritano.

Ps tornando a casa dalla salita di Ficarazzi, che ormai avevo iniziato abitualmente a percorrere in bici (di giorno), abbiamo ascoltato Out Of The Dancefloor dei Planet Funk. Penso che Ale non se ne sia mai reso conto, ma la mettevo sempre perché per me era la "canzone da ritorno a casa post discoteca". Se un giorno mi faranno compilare un "Back To Mine", quel pezzo ci sarà sicuramente.
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Predefinito trespass 5.1

Ieri sera siamo arrivati a casa tardissimo a causo del ritardo dell'aereo, e come ogni volta mi è esploso il cuore di gioia. La mia casa di origine, la mia famiglia di origine, la mia camera di origine.
Oggi pomeriggio io Vero siamo usciti a fare la spesa e abbiamo ascoltato i Manic Street Preachers. Mi sono sentito a casa, casa come luogo, casa come musica e casa come compagnia.

Adesso sono reduce da una chiacchierata coi miei, mentre mia sorella parla al telefono col suo (forse ex) ragazzo e Vero guarda una serie tv in camera mia. Io sono nel mio regno: circondato dal mio sistema home cinema, ascolto Trespass dei Genesis nella versione rimasterizzata in 5.1, con il suono che mi avvolge. Se nei prossimi giorni avrò altri momenti per me, lo farò anche con gli altri album del cofanetto che racchiude i dischi dei Genesis dal 1970 al 1974, che poi sono gli unici che considero, rimasterizzati in 5.1.
Sarà una cosa che non potrà mancare, nella nostra futura casa.

(post scritto ascoltando Trespass dei Genesis)
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Predefinito nursery crime

Ho ben in mente la musica che ascolterò in questi giorni. Sarà un tributo alle varie anime che compongono la mia permanenza qui: la mia "casa" musicale, la mia musica svedese da spiaggia croata, la colonna sonora di un videgioco più ascoltata nella mia vita.
Per adesso, però, mentre l'aereo su cui sono Bea e il suo ragazzo è decisamente in ritardo, e mentre tutte le altre persone di questa casa sono allo stesso punto di prima, io ho riaperto il cofanetto per riporre dentro Trespass e ho tirato fuori Nursery Cryme, che mi piace decisamente di piu.

(post scritto ascoltando Nursery Cryme dei Genesis)
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Vecchio 15-08-2018, 01.20.37
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Predefinito senza dono della preveggenza

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Capitava tantissimi anni fa, negli anni d'oro, quando tuo fratello ancora stava a casa tua e vedeva di notte le pubblicità dei telefoni erotici e si addormentava e tu dovevi spegnere la tv.
Capitava molto più di recente, quando i miei andavano fuori tutto il mese di agosto e io passavo le nottate a casa tua per non stare solo a casa mia.
E' capitato stanotte, dopo una serata estenuante (per te) e malinconica (per me), dopo aver visto le olimpiadi a tarda nottata, fino al risveglio con due medaglie d'oro in più ed un sorriso per quella stanza in cui ho passato, senza dubbio, almeno la metà dei momenti più belli delle mie estati.
E forse anche la prossima notte.
E, mi permetto di aggiungere dieci anni dopo (ma avrei potuto farlo anche molto prima): anche la notte successiva, e molte delle notti dopo, e almeno un paio di notti a settimana in autunno, fino al giorno che ha cambiato il corso delle nostre vite (più la sua che la mia, ma non sono stato immune). Dormire là, e farlo anche quando non c'erano i suoi genitori, è stato un onore. Finché è durato, ovvio.
Ah, che bello: adesso inizierò a raccontare il mio ultimo "periodo perfetto" della mia vita catanese.
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  #7411  
Vecchio 15-08-2018, 01.22.24
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Predefinito forse mi sbagliavo, forse ci sbagliavamo

In queste prime ventiquattr'ore è andato tutto bene. Nessuna tensione, nessuno screzio. Certo, passare tutta la giornata al mare non era proprio il mio sogno, ma qui cerchiamo tutti di venirci incontro e chissà che non ne esca una settimana spettacolare come è stato finora.
In fondo, male che vada ho sempre la mia/nostra musica a tenermi compagnia.

E domani, ma nessuno di loro lo sa, ci sarà un microdiscorso commovente.
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  #7412  
Vecchio 15-08-2018, 01.24.58
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Predefinito 2008?-2018

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2001: Ale è in spiaggia con gli amici, io resto a casa, poi nella serata esco con la mia famiglia e andiamo alla fiera di Pedara, dove incontro un collega della redazione del giornalino della scuola e compro il cd appena uscito di Raf, cd fondamentale per la mia crescita personale.

2002: con Ale andiamo a passare il lido Etna con Ciro, Sabrina e Chiara. Prendiamo da bere al lido Souvenir e io e lui ci ubriachiamo. Torno in pista urlando come un pazzo facendo il gesto della vittoria e urlando (secondo testimoni poco attendibili) "spatabua". Ballo tutta la notte e poi crollo sulla spiaggia. Faccio il bagno col cellulare e lo distruggo.

2003: io e G., in giro per la città, passeggiando, prendendoci da bere, lei si ubriaca e pesta una cacca di cane e recita a memoria il monologo del padano di Cicciput. Ci facciamo un po' di foto al solarium di piazza Europa e poi mio padre ci viene a prendere.

2004: dopo aver salutato G. vado all'appuntamento con gli SQUOT e insieme andiamo in spiaggia verso Giardini Naxos. Suoniamo e cantiamo tutta la notte e ci divertiamo tantissimo.

2005: tornati da Valencia, io, gli SQUOT, C. e SUA SORELLA (ragazzi, che cose pazzesche) andiamo di nuovo verso Giardini Naxos. Serata meno SQUOT ma più C., con noi due che ci andiamo a fare un giretto lontano lontano e il supremo Elio che spara un bel po' di cazzate, come "barcellona" e "gli spazzacamini".

2006: faccio un giro in bici nel tardo pomeriggio e poi me ne sto a casuccia, tutta la sera. Mi sento un po' vecchio per passare la notte sulla spiaggia.

2007: tutti a casa di Pippi, uno SQUOT. Tutti lì a ballare e mangiare e bere e guardare filmini e giocare a ping pong e divertirci. Me ne vado prima dell'alba perchè non ce la faccio più.


2008? In progress.
Quello del 2008 l'ho raccontato qualche riga sotto: serata in spiaggia e poi spaghettata notturna da una SQUOT, con annessa medaglia della Pellegrini.
Poi, inutile negarlo, i seguenti ferragosti sono stati decisamente più sottotono. Passati da solo a casa o con Vero a casa, ma senza fare niente di che. Ne ricordo in particolare uno passato con Vero e qualche SQUOT nella villa in cui facevo il DJ fino a qualche anno prima, e rivelatosi totalmente noioso. Ne ricordo un altro, splendido, in cui io, Marti e Pippi abbiamo suonato tutta la notte tra una chiacchiera e una confidenza.
Ma per il resto, diciamoci la verità, i ferragosti seri sono finiti. Ho già dato, grazie. Stasera siamo andati tutti e quattro a bere una bibita al chiosco e siamo tornati per le 11. Ma è giusto così, ogni cosa alla sua età. E ogni cosa, omofonicamente, ha la sua età.
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  #7413  
Vecchio 16-08-2018, 02.30.18
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Predefinito la seconda volta

Tredici anni fa è successa una cosa. Ho organizzato una festa in campagna e c'erano gli SQUOT, c'era Carola, c'era Grazia, che conoscete tutti, e c'eri anche tu, Ale, che inizialmente eri solo passato a salutare ma poi sei rimasto lì a giocare coi miei amici alla playstation. Ecco, quella sera mi ricordo che ho pensato che tutte le persone che facevano parte del cerchio ristretto della mia vita erano lì, e mi sono commosso.
Ora, voi non ve ne siete accorti probabilmente, ma oggi è successa la stessa cosa. C'è il mio migliore amico, c'è la mia migliore amica e c'è la mia compagna. Da quando voi tre formate il mio cerchio ristretto non era mai capitato di avervi insieme, nello stesso contesto. Oggi è successo, tutte le persone che contano veramente sono qui con me, e credetemi se vi dico che sono emozionatissimo.


Stamattina, a casa di Ale, con Vero e Bea.
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  #7414  
Vecchio 17-08-2018, 14.31.05
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Predefinito post olimpico

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Io nel 1988 avevo due anni e non mi ricordo niente delle olimpiadi di quell'anno.
Non mi ricordo niente neanche delle olimpiadi successive, a Barcellona.
Ma dalle olimpiadi di Barcellona in poi ricordo che giocavamo tantissimo al videogioco delle olimpiadi. Corse, tuffi, anelli, lancio del martello sono gli sport che ricordo con più nitidezza. Ma era il videogioco delle olimpiadi di Seul.
Delle olimpiadi del 1996,ad Atlanta, ricordo Galeazzi che urlava "ultimi 100 metri" (maledizione che quest'anno non c'è lui), l'oro nella pallavolo e la pagina del televideo che diceva "Izzy, il rospo mascotte", puntualmente trasformato in "Giògiò, il rospo mascotte" (nel quarto livello del videogioco dei Blues Brothers, completato quell'anno).
Ricordo poco, e non so perchè, delle olimpiadi di Sidney. Probabilmente perchè erano a notte fonda.
Ho qualche ricordo delle olimpiadi di Atene. Di sicuro il tiro con l'arco e soprattutto la maratona. Ma stranamente, nonostante siano state quattro anni fa, non ricordo molto.

Le olimpiadi hanno segnato la mia vita. E le mie estati. E le nostre estati. E noi.
E quest'anno abbiamo fatto (lo so che ancora non sono finite, ma domani parto e ciao ciao olimpiadi) una bella scorpacciata, con le gare viste alle quattro del mattino dopo le nostre nottate deliranti, e con le gare viste anche di giorno.
Se le olimpiadi hanno scandito alcune fasi della mia vita, posso dire che hanno scandito anche alcune fasi di noi.
Ed è il motivo per cui mi emozionano ancora.
E poi c'è stata Londra,di cui non ho grossi ricordi.
E poi c'è stata Rio, di cui ho visto parecchie gare con Vero, con gli SQUOT e con Vero e con gli SQUOT insieme, a casa di Pippi. Qualsiasi sport olimpico è una scusa per ricordarmi da dove vengo.
Anche perché, come mi ha detto ieri mattina mio papà, "mi ricordo le olimpiade tue e di tuo cugino Ale come ae fosse ieri".
Forse è proprio per questo.
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Vecchio 17-08-2018, 14.42.27
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Predefinito corto circuito

Ho iniziato ad ascoltare i Cardigans, dopo anni che rimandavo, durante una vacanza in Croazia con Vero e Bea (e altre persone). Li ho ascoltati così tanto in quei giorni che li ho legati ad essi, nonostante la musica svedese e le spiagge croate non siano proprio affini.
Così, visto che questa è la prima vacanza da allora in cui sono contemporaneamente con Vero e con Bea (escludendo i giorni in montagna con la loro famiglia), ho pensato di ascoltarlo in spiaggia. È una condivisione silenziosa, ma in fondo sono io che li ho condivisi con loro, non loro con me (esistono condivisioni unilaterali, e visto che li ascoltavo in cuffia questo ne è un esempio perfetto).
Solo che stavolta la questione è differente, visto che non siamo in una spiaggia qualsiasi. Siamo a Catania, nella mia raggiante Catania, dove ho vissuto i miei primi 24 anni. Il mio unico ricordo dei Cardigans pre-Croazia è legato ad Erase/rewind e a qualche immagine del mio passato con Ale, con cui devo averla ascoltata al momento dell'uscita, vent'anni fa.
E così da una parte ci sono il mare, Vero e Bea, da dall'altra c'è il mare che però è il mio mare, la maglietta che mi ha regalato Ale e la voglia di rivedermi ancora. E magari batterlo di nuovo a Wipeout, nell'occasione di un altro ventennale che ancora va celebrato.

(post scritto ascoltando Gran Turismo dei The Cardigans)
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Vecchio 17-08-2018, 17.41.08
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Predefinito cd messi da parte e poi ripresi

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Nella mia collezione ho un sacco di cd. Molte centinaia.
E ogni tanto mi viene in testa qualche cd. Magari che non ascolto da tanto. Per fortuna iTunes tiene il conto di quello che ascolto.
Così prima pensavo al cd dei Keane. Un cd stupendo. Ma che non ascolto dal 5 luglio del 2007. E' vero, l'avevo associato ad un periodo brutto, e quando il periodo è finito mi sono rifiutato di ascoltarlo, per cercare di dimenticare il dolore. E intanto è un cd splendido che non ascolto da più di un anno.
Idem Paola Turci. L'ho ascoltata tantissimo per tutto il mese di agosto dello scorso anno, e l'ultimo ascolto risale all'inizio di settembre. Poi basta. Associata ad un mese orribile, e superato il periodo il disco è finito nel dimenticatoio.
A dire il vero molti cd sono fermi all'estate scorsa. Quella terribile estate scorsa. Anche l'ultimo disco dei Chemical Brothers è fermo lì.
E ci sono cose ancora più strane. Ad esempio, i Flaming Lips. Uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, un gruppo che pensavo di ascoltare sempre. Pensavo fino a due minuti fa, quando ho controllato che non li ascolto da maggio. Ed è buffissimo, perchè a loro penso sempre, ogni giorno, controllo il loro sito per vedere se ci sono aggiornamenti...eppure non li ascolto da maggio.
Per non parlare dei Clash, fermi a quel giorno ad Amsterdam.

Ma poi c'è tanta musica che ho ascoltato in questo periodo. Ed un bel po' di musica in lista d'attesa, che inizierò a spolpare (sì, come se fosse un libro) a partire da fine mese.
Cioè da quando tornerò a casa.
C'erano questi tre cd che avevo ascoltato ossessivamente nell'estate 2007 e forse proprio per questo li avevo totalmente accantonati subito dopo. E un anno dopo, a quanto leggo, erano ancora accantonati.

Paola Turci è rimasta lì, uno dei pochissimi cd (me ne vengono in mente altri due, il primo dei Gus Gus e la colonna sonora di Once) che non ho mai più ascoltato per tutta la vita. Gli altri due, invece, sono stati recuperati.
Quello dei Keane ho ricominciato ad ascoltarlo semplicemente perché lo trovavo bellissimo. Lo trovo ancora bellissimo, e poi l'ho legato ad un rituale ciclistico che dura ancora oggi (ad esempio, dovrebbe ripetersi tra una settimana esatta). Quello dei Chemical Brothers, invece, l'ho recuperato legandolo ad un altro rituale, sempre ciclistico ma stavolta anche affettivo, ovvero una di quelle condivisioni vissute all'insaputa della persona con cui ho vissuto la condivisione.

Si può dare una seconda possibilità ai dischi.
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Vecchio 17-08-2018, 17.49.33
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Predefinito sempre noi

Quella maglietta, regalata proprio da quella persona, è il regalo perfetto.
La frase "I miss the simpler days" è una di quelle frasi da persone di mezza età, e il fatto che ci sia disegnato un Nintendo (quello degli anni '80) la rende ina specie di maglietta per nostalgici.
Ma il punto è che me l'ha regalata Ale, e allora ha tutto un altro significato. Perché nei simpler days c'eravamo noi esattamente come ci siamo in questi un po' meno simple, e c'eravamo noi coi nostri videogiochi ancora prima che con la nostra amicizia. Contemporaneamente, poi, c'è la nostra voglia di ricordarli quei giorni, e un po' anche di riviverli: il fatto che ancora continuiamo a sfidarci allo stesso videogioco di venti anno fa, seppur in versione aggiornata, è un segno della nostalgia.
Per fortuna, però, non c'è niente di cui avere nostalgia, visto che ci siamo sempre noi.
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Vecchio 17-08-2018, 23.09.46
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Predefinito cerchi portoghesi

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Ne avevo diritto, dopo tanto tempo.
Così, a casa sua. Non ci mettevo piede da...boh, da anni credo. E non perchè avessimo litigato, anzi, è ormai da cinque anni che siamo in comitiva insieme (siamo entrati contemporaneamente) e ci vediamo più volte alla settimana. Solo che ultimamente (ed inesorabilmente, quasi da anni) c'eravamo un minimo allontanati. E invece recentissimamente c'è stato un forte riavvicinamento. Sfociato nel pomeriggio di oggi.
Ha la libreria piena di libri e cd prestati da me e mai restituiti. Dovrò chiederglieli indietro prima o poi, ma mi fa piacere che siano lì. Visto che riguardano tutti artisti (Elio E Le Storie Tese) condivisi insieme.
E poi dovevo chiederglielo: "l'ultima volta che sono venuto a casa tua mi avevi detto che avevi un poster per me, ce l'hai ancora?". E nell'angolino di una stanza, in mezzo alla polvere (sinonimo del fatto che era lì davvero da anni), l'ha tirato fuori. Visto che sua madre possedeva un grande negozio di videogiochi fino a qualche tempo fa, il regalo era il poster ORIGINALE di Lemmings, videogioco del 1990 che ha fatto la storia della mia vita e la storia di un'amicizia-cuginizia e la storia della mia psicopatia e la storia delle musichette idiote dei videogiochi e la storia dei videogiochi. Tanto per dire, il mio avatar è uno dei tanti loghi di Lemmings (precisamente quello della versione 3D, del 1995). E questo poster si unisce al poster che mi aveva regalato anni fa, il poster di Half Life 2, videogioco che, dopo anni da quel regalo, sarebbe diventato parte integrante del nostro rapporto (gli halflifedays di ottobre e novembre sono stati qualcosa di spettacolare, sul serio).
E infine, il vero motivo della mia "visita": abbiamo visto lo spettacolo di Bollani e della Banda Osiris. E quando ride, mi si riempie il cuore di gioia. Così com'è stato all'ultimo concerto visto insieme, quello di Bollani. Un'ora e mezza di risate, intervallate da considerazioni tecnico-musicali e da chiacchiere, molto rapide (abbiamo 10 giorni di convivenza alle porte per poter approfondite) su situazioni sentimentali e musicali.
Prima di scappare, l'altro vero motivo: ha suonato col suo nuovo Fender Precision Bass 79 un pezzo di Marcus Miller. Mamma mia, che brividi. Dovrò registrare di nuovo mentre suona, prima o poi.


Domani si parte. Insieme, noi due ed altre tredici persone. Io non chiedo tanto da questo viaggio. Chiedo solo un momento indimenticabile come quello dell'anno scorso, cioè la discesa dal castello di Sintra.

Nel nostro viaggio dell'anno scorso (Lisbona), un giorno siamo andati a Sintra. Dopo pranzo abbiamo preso l'autobus e siamo saliti in cima ad una collina decisamente alta, dove c'era un castello. Alcuni di noi, inspiegabilmente, appena arrivati in cima sono subito tornati giù perchè pensavano che "il castello fosse più bello". Tutti gli altri (tra cui noi due) sono/siamo rimasti su a vedere il castello. Poi bisognava riscendere a valle, ma c'erano code pazzesche per gli autobus. Così noi due abbiamo avuto una pensata assurda: c'era un sentiero in terra, molto "montanaro", con una freccia che indicava "Sintra". Saremmo arrivati, prima o poi. Nessuno si è voluto aggregare a noi due. Così, per dimostrare a tutti che saremmo arrivati prima noi, abbiamo iniziato a farlo correndo.
E' stato un delirio pazzesco perchè abbiamo corso a velocità supersonica, su un terreno fatto soltanto da sassi, e la cosa pazzesca era che tra un passo e l'altro dovevamo decidere dove poggiare il piede per il passo successivo, stando attenti a non metterlo su sassi instabili. Dopo qualche minuto abbiamo passato una specie di "porta girevole" (ovviamente non elettronica) di legno, e l'abbiamo chiamato "il checkpoint". Eravamo come in un videogioco. Le (poche) persone che frequentavano quel sentiero erano sconvolte. Volavamo letteralmente.
Dopo un quarto d'ora di corse folli abbiamo visto una strada asfaltata. Abbiamo girato l'angolo e...eravamo nella piazza del paese! Cioè, in una ventina di minuti abbiamo fatto un sacco di strada, per giunta pericolosa ed ad una velocità pazzesca.
Appena siamo arrivati abbiamo visto un pullman...ed era quello del primo gruppo di amici, quelli che erano scesi appena arrivati in quota! Avevamo battuto anche loro, incredibile.
Abbiamo bevuto una lattina di Lipton Ice Tea per rigenerarci e per festeggiare. E ognuno ha ancora conservato la propria lattina. Io ce l'ho qui, accanto al computer.
Quando sono arrivati tutti gli altri, non ci credevano. Li abbiamo battuti di almeno mezz'ora. Ok, avevano trovato confusione. Ma noi due eravamo scesi A PIEDI. Ce l'avevamo fatta. Eravamo sudati, ma avevamo avuto il nostro momento di gloria.

Ecco, dal viaggio di domani chiedo almeno un momento come quello. Immortalato (ovviamente il "dopo", di certo non la corsa) in una splendida foto.
Ecco, in questo post c'è raccontato nei dettagli come ho lasciato un pezzettino di cuore a Sintra, e chissà se tornerò mai a raccoglierlo (difficilmente col diretto interessato, ma spero comunque di farcela.
E in questi giorni sto dormendo nella mia camera della casa a Catania, la camera in cui dormivo quando abitavo qui. Di fronte al mio letto ci sono appesi gli stessi due poster che erano appesi dieci anni fa, e uno di questi è stato appeso proprio dieci anni fa. Non vedo perché dovrei staccarlo, sinceramente.
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Predefinito come un diagramma di Eulero-Venn gigantesco

Sono con Vero al teatro greco di Taormina per vedere il concerto di Ermal Meta, e le ultime ore sono state un insieme di cerchi aperti, chiusi, riaperti e richiusi. Tra Isola Bella, funivia e teatro greco il disegno è gigantesco. Magari, pli, lo racconto.
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Vecchio Ieri, 03.18.47
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Predefinito no, non è stato l'ultimo

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Appuntamento domani mattina in Piazzale Sanzio. Lì prenderemo il pullman e andremo a Trapani, dove in serata prenderemo l'aereo per Dublino.
Dopo qualche giorno prenderemo qualche mezzo di locomozione ed andremo a Galway, dall'altra parte dell'Irlanda. Passeremo lì qualche giorno e quindi torneremo a Dublino, da dove partiremo per Trapani (e dopo qualche ora di pullman, a Catania) il 27.

E' il nostro quinto viaggio insieme. Bol, in Croazia, nel 2004. Valencia (e Barcellona, ma solo io e C., che stranamente era con noi quell'anno) nel 2005. Nizza (e la Costa Azzurra e la Provenza) nel 2006. Lisbona (e dintorni) nel 2007. Dublino, Galway e l'Irlanda in generale nel 2008.
E' il nostro viaggio più lungo. Undici giorni, contro gli otto dei precedenti. Non sappiamo se sarà l'ultimo. Ogni viaggio ci siamo detti "questo è l'ultimo", non per repulsione reciproca ma per terrore che le nostre strade si separassero. Non si sono separate neanche quest'anno, siamo ancora noi, mancano un paio di elementi importanti ma sono state scelte personali. A partire siamo in quindici, un numero folle ma a cui siamo abituati ogni volta che ci vediamo, ovviamente viaggi inclusi.
Per la prima volta stiamo andando in un posto non di mare. Non c'interessa il mare, quest'anno. E in effetti quest'anno sono andato a mare molto più del solito (e da molto prima del solito), quindi va benissimo così. Voglio il freddo, e sto andando a prenderlo.

Neanche questa volta sto portando l'iPod. Ma sto portando una moleskine (stavolta ho comprato per l'occasione quella personalizzata Dublino, con cartine, indicazioni e stradario). Non garantisco che riuscirò a scriverci con continuità, visto che stavolta i miei compagni di viaggio sono quattordici (e non uno solo), e romperanno le scatole, del tipo "oh, poi vogliamo leggere eh?".
Io spero di annotare il più possibile quello che accade intorno ma soprattutto dentro di me.

Mi spiace lasciare un po' di situazioni sospese dietro di me. Per un po' di persone (me ne vengono in mente tre) era meglio che non partissi proprio ora. Ma il biglietto l'abbiamo preso a gennaio, è tutto pronto da mesi, e per me, egoisticamente, questo viaggio è fondamentale. Per chiudere alla grande la seconda parte d'estate prima di rituffarmi nello studio e - stavolta spero definitivamente - nella definizione di quello che mi sta intorno.

Baci e abbracci a tutti, ci si trova tra una dozzina di giorni.
E, per la cronaca, l'esperimento Moleskine è fallito miseramente: mio papà tollerava il mio isolamento da annotatore, i miei amici l'hanno fatto molto meno, spiandomi (letteralmente) ogni volta che mi fermavo a scrivere qualcosa. Al secondo giorno c'ho rinunciato e l'ho lasciata vuota.

In quei dodici giorni dentro di me è successo poco. Fuori, invece, è stato scritto forse il post che mi ha commosso di più nella mia vita.
E poi ho scritto un resoconto bellissimo, che ho "integrato" con le mie spiegazioni quando ho scritto il mio primo libro. E che ricopierò qui, a tempo debito.
__________________
And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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