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Vecchio 29-11-2019, 02.04.29
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Predefinito il primo annuncio: alyx

Ogni giorno della mia vita consulto una serie di siti: quello di Repubblica (diverse volte al giorno), quello del Post (almeno un paio di volte al giorno), quello dell'Huffington Post (di solito una volta al giorno, magari non sempre), quello di Rockol (un paio di volte al giorno), quello di Ondarock (una volta al giorno), quello di Mixnmojo (una volta al giorno, anche se non è aggiornato quotidianamente).
Una volta alla settimana, invece, consulto quello di Multiplayer, nonostante non sia più aggiornato sul mondo dei videogiochi, che continuo a vivere ma con un'impronta piuttosto "passatista" (per il presente consulto Mixnmojo e la sua versione italiana e approfondita Lucasdelirium, visto che è quasi l'unico presente videoludico che mi interessa).
Poi, molto raramente, digito due parole su google. Accadrà una volta ogni due-tre mesi, e lo faccio pur sapendo che è inutile. Lo faccio per vedere se, nel magico mondo delle congetture, si è mosso qualcosa. Se qualche sito di videogiochi urla notizie tipo "trapelata segretissima notizia" eccetera eccetera. Tutte le notizie che trapelano sono poi puntualmente smentite qualche giorno dopo dai diretti interessati, e così quelle due parole lì restano lettera morta. Ci provo a digitarle, a sperare che succeda qualcosa, ma poi puntualmente non succede mai niente.
Le due parole sono "half" e "life".

Half Life non è solo uno dei videogiochi più belli a cui abbia mai giocato. È anche l'inconsapevole punto di unione tra due persone (a cui dedicherò il prossimo post), ma soprattutto è una di quelle cose che mi ha accompagnato per gran parte della mia vita. Un videogioco, con le sue espansioni, i suoi seguiti, le sue congetture, e poi la più bella condivisione videoludica della mia vita. Forse al pari come intensità ma diversissima come qualità dall'eterno torneo di Wipeout tra me e Ale, ma certamente più forte di qualsiasi altra cosa: Stacking e The Cave con Vero, Monkey Island con Andrea, LBA2 con mio fratello, Beyond Two Souls con Bea e tutto il resto. Lo scrivo adesso che sono passati rispettivamente tredici, dodici e otto anni da quel fantastico esperimento chiamato "halflifedays" e poi "portaldays". Niente sarà mai come Half Life, anche per me e Marti.

Ecco perché è stato particolarmente importante il fatto che me l'abbia detto lui. Fino all'ultima volta che avevo digitato le parole "half" e "life" non avevo trovato niente di nuovo, e lo stesso valeva per le mie consultazioni del sito Multiplayer. Half Life sembrava lì, fermo immobile, nonostante il finale apertissimo del suo ultimo episodio, e nonostante dopo quell'episodio sia seguito solo uno spin-off - fantastico, ma pur sempre uno spin-off. Per dodici anni non abbiamo più avuto notizie, e poi, sbam!, la notizia: arriva il nuovo Half Life. Circa.

Half Life: Alyx, si chiama così, non prosegue la strada. È una specie di sequel-prequel, è ambientato tra Half Life ed Half Life 2 e si impersona Alyx, la comprimaria di Gordon Freeman nell'ultimo episodio uscito finora. La notizia ha fatto molto rumore ma è stata attutita da un dettaglio non da poco: per giocarci è obbligatorio disporre di un visore per la realtà virtuale, cosa che hanno in pochissimi anche a causa dei costi proibitivi. Insomma, è come aver girato il film più atteso della storia che però verrà proiettato solo in un cinema in Nuova Zelanda. Il tutto è terribilmente scomodo e soprattutto costoso: io non comprerei mai un visore, che costa qualche centinaio di euro, solo per giocare a questo gioco. Quindi la domanda è questa: perché? Perché svilupparlo per una nicchia? Probabilmente sperano di farla crescere, questa nicchia, perché altrimenti non si capisce.

So solo che ho visto il trailer e ho provato a immaginare.
A immaginare me e Martino.
Ma poi ho pensato che il visore per la realtà virtuale è "personale", per forza di cose, e come potremmo mai giocarci in due?
Meglio lasciar perdere, quindi.

Esce a marzo.

(post scritto ascoltando Plastic Beach dei Gorillaz)
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Vecchio 30-11-2019, 14.36.02
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Predefinito funk soul brothers

Questo post racconta una storia lunga nel tempo, e per raccontarla bene serve una linea del tempo, cioè una semiretta orizzontale che parte da un punto preciso (nel mio caso, il 1986) e va verso destra, fino ad un momento imprecisato e ancora da definire (e speriamo lontano nel tempo, aggiungerei).
Sotto questa linea ci sono mille linee, parallele, che iniziano e finiscono. Ognuna di queste linee è la presenza di una persona nella mia vita. In mezzo a queste linee ci sono dei punti che evidenziano alcuni eventi importanti. Si può fare riferimento agli splendidi grafici che descrivono i cambiamenti di formazione nelle band sulla Wikipedia inglese.

La prima delle due linee non nasce all'improvviso, il che è strano, visto che io di solito tendo a stabilire il momento iniziale, e nel caso finale, di tutto. Però Andrea me lo sono ritrovato nella mia vita così per caso, figlio di amici di famiglia mai frequentati troppo in gioventù e invece frequentati decisamente di più dopo. Il primo ricordo che ho di lui, il primo ricordo vero, intendo, è una cena a casa sua nelle vacanze di Natale 1998. Io ero reduce da otto ore di videogiochi a casa mia, quattro di mattina e quattro di pomeriggio, giocando a Lomax, uno spin-off di Lemmings. Non avevo mai giocato così tanto di fila ai videogiochi fino a quel giorno, e non l'avrei fatto per tantissimi altri anni, assieme all'altro co-protagonista di questo post. Quella sera, comunque, con la mia famiglia andai a cena dalla sua, e mi propose di giocare insieme ad Hexen II, un videogioco di cui avevo la demo che mi piaceva tantissimo, e che lui aveva completo. Nonostante gli occhi mi facessero pupi pupi, come si dice dalle mie parti (almeno quelle native), giocammo altre due ore quella sera. È il primo ricordo che ho di lui, ed è legato ai videogiochi.

Sarebbe inutile, ai fini di questo post, raccontare tutto quello che è successo tra me e Andrea, tutto quello che abbiamo fatto e condiviso nel corso dei decenni. Però ci sono alcune cose che vanno raccontate.
La prima, ad esempio, è che nell'estate del 1999 mi portò nel suo negozio di videogiochi di riferimento, in via Monserrato, e comprammo un gioco a testa: io la trasposizione videoludica de "La minaccia fantasma", il nuovo film di Star Wars che sarebbe uscito di lì a poco, lui un certo Half Life, uno sparatutto che mi descrisse come "un capolavoro". Io, per qualche motivo incomprensibile, mi rifiutai di farmelo prestare, forse perché avevo tanti altri giochi (ed è vero). Accettai solo nel giugno successivo: tra il 14 ed il 30 di quel mese iniziai, giocai e completai Half Life, che bollai subito come "un capolavoro". Non ci giocai mai con Andrea, sebbene sia stato lui a prestarmelo. Lì iniziò la mia storia d'amore con Gordon Freeman, il protagonista del gioco, e per questo dovrà per sempre ringraziare Andrea. Se non ci fosse stato lui probabilmente non c'avrei giocato: ok che Half Life è famosissimo, ma ci sono miliardi di giochi famosissimi a cui non ho mai giocato.
La seconda cosa è più sullo sfondo: nel 2001 Andrea mi prestò dei dischi di artisti più o meno afferenti al genere della musica elettronica, che avevo iniziato ad ascoltare l'estate precedente nella sua versione più tamarra, mentre lui era per il fronte più "intellettuale", quello che ascolto anche adesso e che fa correntemente parte della mia vita. Fu l'unica musica che condividemmo per gli anni immediatamente successivi, oltre a fare lo stesso con parecchi altri videogiochi.

Nel 2001 sotto la linea di Andrea ne spunta un'altra, ma inizialmente è debolissima: a settembre arrivò un nuovo compagno di classe, Martino, ma nei due anni successivi ci parlammo a stento.

Nel 2003, invece, alle due linee accade qualcosa di difficilmente prevedibile.
All'inizio dell'estate la linea di Martino si intensifica: io e lui iniziammo ad uscire insieme, da soli o con un gruppo di compagni di classe che sarebbero stati gli amici di una vita (per me ancora, per lui temo di no). Martino era figlio della proprietaria del mio negozio di videogiochi di riferimento, sebbene la grande stagione dei videogiochi nella mia vita fosse ormai finita, con alcune eccezioni che però non contemplarono più quel negozio. Avevamo gusti abbastanza diversi in fatto di videogiochi, così come li avevamo in fatto di musica: a me piaceva molto l'elettronica (Andrea aveva seminato bene, del resto), mentre lui era ossessionato dal funk, dalla disco music, dal sound degli anni '70. Aveva anche iniziato a suonare il basso, quindi era il genere perfetto per lui, e non c'era sabato notte senza che passassimo almeno un'ora ad ascoltare quella musica lì. Tuttora, ogni volta che la ascolto, mi vengono in mente quelle notti là. Ad accomunarci c'era solo Elio E Le Storie Tese, la nostra comune ossessione o quasi, ma il funk iniziò a far parte di me.
Alla fine dell'estate la linea di Andrea si tronca all'improvviso: l'ho raccontato mille volte, ma in sintesi la sua stramberia e le sue sparizioni mi fecero fare un "esperimento stupido", l'avrebbe chiamato Grazia qualche tempo dopo, e provai a vedere quanto tempo sarebbe passato senza farsi sentire, visto che era stato lui a dirmi "ti chiamo quando passo l'esame". Forse, e questo me lo disse con molta ironia Laura quando qualche anno dopo le raccontai questa storia assurda, "non l'ha ancora passato e quindi non ti ha ancora richiamato".

E insomma, quindi rimane solo la linea di Martino, con cui succedono molte cose bellissime, una delle quali particolarmente sorprendente: era il 2005, avevo appena iniziato a giocare ad Half Life 2, e lui venne una sera a casa mia. Gli feci vedere questo gioco, convinto che c'avremmo passato qualche decina di minuti, magari un'oretta, ma non avrei mai pensato che avremmo fatto l'alba. Si invaghì del videogioco, e lo fece così tanto che quando uscì il suo seguito, "Half Life 2 Episode 1", mi propose di giocarci insieme. Lo facemmo insieme, dalle 2 alle 8 di un sabato notte, nella mia casa in campagna, con il videoproiettore ed il volume al massimo. Non è un'esperienza che ricordo alla perfezione, o quantomeno non l'ho mitizzata come le successive, ma è certamente il segno di un "passaggio di testimone". C'è una splendida poesia di Benni che dice "scusami/ho usato la nostra canzone/per un'altra relazione", e in effetti avevo usato il "nostro videogioco" (Half Life) per un'altra amicizia. Per carità, con Andrea avevamo giocato insieme a mille altri giochi condividendoli molto di più, ma in fondo era stato lui a farmi conoscere Half Life.

Nel 2007, però, la linea di Andrea ricompare, inizialmente estremamente flebile, poi sempre più chiara. Fui io a scrivergli, come raccontai dettagliatamente in uno dei primi post di Carta Azzurra, e lì riprendemmo lentamente i rapporti. Non gli chiesi cosa gli fosse successo nel frattempo, né lui fece lo stesso con me. Semplicemente, quattro anni dopo, iniziammo a risentirci.
Nel frattempo, però, stava per uscire il nuovo episodio di Half Life, "Episode 2", e con Martino ci furono i cosiddetti "halflifedays", ovvero tre serate (non consecutive) in cui andammo da me in campagna a giocare al nuovo gioco e anche allo spin-off, Portal, che forse ci piacque anche più del gioco originale. Anche qui, l'ho raccontato con estrema commozione (rileggendo i post è chiarissimo che fossi al settimo cielo), eppure nel frattempo Andrea era tornato e di Half Life non se n'era neanche più parlato.
Ci fu uno scambio, uno di quegli scambi incredibili che mi fanno riflettere sulle coincidenze della vita. Half Life era diventato il gioco mio e di Martino ormai, lo è tuttora, anche quando nel 2011 è uscito Portal 2 (il seguito dello spin-off del 2007) e lì ci furono i "portaldays", tre giorni stavolta consecutivi o quasi, mangiando e dormendo in campagna e giocando per 19 ore spalmate in una sera, una notte, una mattina, un pomeriggio e il pomeriggio successivo.
Half Life, quindi, era diventato il gioco mio e di Martino. Ma il ritorno di Andrea portò una novità gigantesca: io in quei quattro anni avevo ampliato il mio orizzonte musicale, ma a quanto pare anche lui aveva fatto lo stesso col suo. Imparando a suonare il basso. Adorando il funk, la disco music ed il sound anni '70. Esattamente come Martino.

Ci sono queste due persone nella mia vita, e con entrambe ho condiviso uno dei miei videogiochi preferiti e lo stesso genere musicale, senza che nessuno dei due sappia dell'altro, né che sappiano di questa staffetta, o condivisione condivisa. Non lo sanno, io lo so, e certe volte la vita, come diceva Venditti, è proprio una fantastica storia.

(post scritto ascoltando Lorenzo Sulla Luna di Jovanotti)
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Vecchio 01-12-2019, 01.16.19
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Predefinito it's just the same part of the year

Ed ecco che arriva dicembre.
Arriva con uno dei miei riti preferiti, che ho ufficializzato negli ultimi anni, da quando sono "tornato" al forum: la sfilata dei candidati al Premio disco dell'anno. Un premio che inventai per caso nel 2007 quando, finito l'anno, pensai "quest'anno non è uscito nessun disco che mi sia piaciuto quanto Da A Ad A di Morgan". Era una cosa che non avevo mai pensato, quella di fissare un premio. E di fissarlo ad anno in corso, perché poi magari negli anni dopo ho scoperto altri dischi usciti nel 2007 ma che mi sono piaciuti di più, però no, il premio dell'anno è ormai fisso. Ed è così fisso che se negli anni successivi cambio idea, preferendo al vincitore un altro disco uscito quell'anno e ascoltato in effetti quell'anno, il premio non cambia. Oggi, ad esempio, penso che il mio disco preferito del 2007 non sia quello ma sia un altro, uscito quell'anno e ascoltato quell'anno, e che però nel 2007 non avevo preso in considerazione. Ma nell'albo d'oro resta Morgan, così come ci sono altri premi disco dell'anno (nel dettaglio, quelli del 2014 e del 2015) che oggi riassegnerei. Non posso riassegnarli, le votazioni si sono chiuse a mezzanotte di ogni capodanno.
Ed ecco che, come ogni dicembre degli ultimi anni, prendo tutti i dischi usciti quest'anno e che ho ascoltato quest'anno (ci saranno dischi del 2019 che ascolterò per la prima volta nei prossimi anni, magari, ma non concorreranno), li ordino in ordine di primo ascolto (che spesso ma non sempre coincide con l'ordine di uscita) e ne ascolto uno ogni giorno, come primo disco del giorno, da domani fino ad esaurimento dischi. E poi, sempre ogni giorno, ne scriverò una micro recensione, cercando di attenermi il più possibile all'aspetto musicale e non a quello emotivo, anche se poi la musica serve a smuovere emozioni.
Però ascolterò, scriverò e mi divertirò. A partire da domani.

(post scritto ascoltando Murder Ballads di Nick Cave And The Bad Seeds)
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Vecchio 02-12-2019, 03.03.26
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Predefinito 01. Mercury Rev - Bobby Gentry's The Delta Sweete Revisited

Bobby Gentry è una cantante country americana che ha pubblicato sette album tra gli anni '60 ed i '70, riscuotendo un grande successo anche nel Regno Unito e distinguendosi per la sua indipendenza femminile, decidendo di occuparsi in prima persona di decisioni relative agli arrangiamenti e alla pubblicazione dei suoi dischi, anziché delegarli agli uomini. È anche passata dall'Italia, cantando al festival di Sanremo del 1968, e si è poi ritirata dalla musica sparendo completamente, andando a vivere isolata e non facendo sapere praticamente più niente di sé; più radicale di Mina, che si è ritirata dalla vita pubblica ma continua a sfornare dischi. Lei no, lei si è ritirata e basta. Una scelta radicale, certamente.

Il primo disco di quest'anno ha una genesi particolare: i Mercury Rev, gruppo fondato da Jonathan Donahue durante la sua temporanea permanenza nei Flaming Lips, hanno deciso di reinterpretare dall'inizio alla fine l'album più famoso di Bobby Gentry, il suo secondo Delta Sweete. Ma siccome lei è una donna e il cantante dei Mercury Rev è un uomo, le canzoni vengono cantate ognuna da una cantante diversa, la più famosa delle quali è Norah Jones (le altre sono nomi decisamente meno noti, va detto).
Il principale di questo disco, quindi, è che è dei Mercury Rev per modo di dire: dei quattro elementi che compongono una canzone, i due elementi autoriali (scrittura della musica e scrittura del testo) sono stati assolti da Bobby Gentry, mentre i due elementi interpretativi (arrangiamento e interpretazione vocale) sono stati assolti solo parzialmente dai Mercury Rev, visto che a cantare sono voci "esterne". Gli stessi arrangiamenti, poi, non sono particolarmente rivoluzionari: non c'è nessun capolavoro del dream pop stavolta, e l'alta qualità del pezzo iniziale non riesce a ripetersi negli altri pezzi. Neanche la finale "Ode To Billy Joe", che non faceva parte del disco originale ma è stata aggiunta in quanto probabilmente il pezzo più famoso di Bobby Gentry, riesce a rendere, anche a causa della fastidiosissima (per me) voce di Lucinda Williams, che la canta.

Questo disco è un passo falso, insomma. Non è pienamente un disco dei Mercury Rev perché c'è troppo poco di loro, non è un divertissement perché non c'è niente di divertente, gli spaccati di vita quotidiana degli Stati Uniti del sud potevano essere interessanti forse cinquant'anni fa, ma adesso lo sono molto meno.

Senza infamia e senza lode.

Voto: 6/10.
Voto su Metacritic (sito internet che calcola la media aritmetica delle recensioni dei dischi pubblicati da siti e riviste specializzate): 73/100.
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Vecchio 02-12-2019, 03.11.21
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Predefinito plof

Il suono di qualcosa che cade in acqua.
Il suono di un sasso che viene gettato nello stagno.
Il suono di un messaggio che genera onde concentriche che si allontanano dal punto in cui è caduto generando conseguenze impreviste.

È una nuova sfida, questa.
E io odio le novità e odio le sfide, figuriamoci entrambe le cose contemporaneamente.

(post scritto ascoltando Microchip Temporale dei Subsonica)
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Vecchio 02-12-2019, 17.08.33
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Predefinito 02. Stephen Malkmus - Groove Denied

Stephen Malkmus, cantante, autore, chitarrista e più in generale leader dei Pavement prima e dei Jicks dopo, ha raccontato che questo disco era già pronto da un po', ma la sua casa discografica (la Matador, una delle più grandi tra le indipendenti) ha chiesto di rinviarne l'uscita a dopo un album coi Jicks, che avrebbe proposto sonorità a cui il pubblico era più abituato. In effetti Sparkle Hard, uscito lo scorso anno, era il classico disco pop rock a cui Malkmus ci aveva abituati, con melodie simpatiche e scanzonate cantate con un'ironia di fondo impeccabile. Che questa storia sia vera o meno, comunque, Groove Denied si dimostra subito essere quello che è: un disco di pop elettronico.
Così elettronico da essere persino fastidioso: l'unico strumento "vero" è un po' di chitarra, ogni tanto, ma per il resto ci sono batterie sintetiche e distorte e sintetizzatori. Fine. Ed è un peccato, perché alcuni pezzi (non tutti) danno l'impressione di aver potuto funzionare se fossero stati arrangiati in maniera completamente diversa, con chitarre elettriche, bassi e batterie vere, e non con quel marasma indistinto e difficilmente ascoltabile del risultato finale.

Che sia stato un divertissement o meno, certamente è un passo falso.

Voto: 5/10.
Voto su Metacritic: 76/100.
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Vecchio 02-12-2019, 20.40.05
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Predefinito cronaca del ritorno

Stamattina, mentre venivo a lavoro, ho pensato a quando io e Andrea ci siamo riavvicinati dopo quattro anni di silenzio. Raccontai su queste pagine, sulle prime pagine di queste pagine azzurre, come andò: gli feci uno squillo la sera del "quarto anniversario" della sparizione, lui mi rispose con uno squillo, gli mandai un messaggio, mi rispose.
Non ricordo cosa mi abbia scritto, però, ed è strano, perché devono essere state parole pesanti; non nel senso che lo siano state negativamente ma nel senso che hanno avuto un peso importante, visto che poi dopo un mese ci siamo visti, e abbiamo ripreso a vederci ma con molta calma: nel primo anno ci siamo visti cinque-sei volte in tutto, poi nell'anno successivo molto di più, e poi è partito per Como. E poi io sono partito per Padova.

Non vedo l'ora di tornare a casa per mille motivi, stasera, e uno di questi è che voglio vedere cosa mi ha scritto in risposta al mio messaggio, ormai più di dodici anni fa. Ma dev'essere stato importante, visto com'è finita.
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Vecchio 03-12-2019, 16.54.10
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Predefinito 03. Spiral Stairs - We Wanna Be Hyp-No-Tized

Per ironia del destino, il disco di Spiral Stairs e quello di Stephen Malkmus sono usciti quasi insieme. I due avevano condiviso la carriera nei Pavement, con ruoli molto diversi però: mentre Malkmus cantava, scriveva e suonava la chitarra, a Scott Kannberg (vero nome di Spiral Stairs) toccava suonare la chitarra e, al massimo, scrivere e cantare uno o due pezzi per disco, e mai tra i migliori. Una specie di Lee Ranaldo, insomma, con la differenza che per me i pezzi di Lee sono sempre stati tra i migliori dei Sonic Youth. E con Lee Ranaldo ha in comune anche la voce, molto simile anche nell'intonazione e nei mezzi parlati.

I dischi appena successivi alla dissoluzione dei Pavement erano stati molto interessanti: prima con i Preston School Of Technology e poi col proprio nome d'arte da solista, Spiral Stairs aveva pubblicato tre album di altissima qualità, forse tra i migliori post-Pavement in assoluto. Gli ultimi due, però, incluso quello uscito quest'anno, non sono niente di che. Non c'è un motivo ben preciso, non sono brutti dischi e nemmeno suonati male, ma mancano melodie ed armonie che restino. È un dischetto, simpatico ma niente di più.

Piccola nota: al disco ha fatto seguito un tour di scarso successo, a cui immagino che ci saranno state poche decine di spettatori per serata. A fine tour Spiral Stairs ha dichiarato che "smetto per un po'", e mi sono chiesto cosa si possa fare dopo una carriera da musicista. Commesso in un supermercato? Non ce lo vedo proprio.

Voto: 6/10.
Voto su Metacritic: 72/100.
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Vecchio 04-12-2019, 00.05.06
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Predefinito il più grande ritorno della storia dei ritorni

Ciao Ga!scusa se non ti ho risposto, sono stato 10giorni in toscana x1corso e poi ho avuto esami.Ora riprenderò a studiare,ma sono +"libero".Cmq ci poss sentire a casa qnd vuoi.A presto!Andrea

Sms ricevuto alle 17:37 del 5 ottobre 2007.
Gli avevo scritto il 13 settembre precedente, in tarda serata.
La volta precedente in cui ci eravamo sentiti era stata quattro anni prima.

Certe storie sono assurde come le persone che le popolano.

(post scritto ascoltando The Music Of Sasha Argov di Stefano Bollani)
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Predefinito 04. Zefur Wolves - Truth Is In The Stars

Dopo la pausa (a tempo indeterminato: si sono riuniti solo per un tour a cui ho avuto la fortuna di poter assistere) dei Super Furry Animals, i loro membri hanno preso strade diverse ed inaspettate. Cian Ciaran, il tastierista, dopo aver pubblicato due album solisti (in cui se la canta e se la suona) ha fondato con la sua compagna Estelle Los, spagnola, gli Zefur Wolves, in cui lui suona la chitarra. C'è qualcosa dei Super Furry Animals in tutto questo, ma c'è molta meno enfasi sulla voce (quella della cantante degli Zefur Wolves è decisamente eterea) e molta più enfasi sulle chitarre, che sembrano quasi uscite da un disco shoegaze di fine anni '80. Niente di speciale, in realtà: forse era meglio l'album d'esordio, uscito quattro anni fa. Questo si lascia ascoltare, ma non rimane in testa.

Voto: 6/10.
Voto su Metacritic: s.v. (probabilmente per scarsità di recensioni).
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Predefinito manuale distruzione

Ognuno di noi ha il proprio manuale di istruzioni. Ci sono persone più semplici e lineari e persone più complicate, ma ognuno ha il proprio manuale. Io, quindi, ho il mio.
Il mio manuale di istruzioni è particolarmente complicato. Ne ho trascritto qui qualche paragrafo: in un post del 26/12/2008, ad esempio, scrivevo:

Qualora Gabo non rispondesse più ai comandi, adducendo motivazioni tipo "forse è meglio lasciar perdere" oppure "ho paura" oppure "per piacere lasciami stare", non c'è modo migliore per farlo ragionare che somministrargli una dose di funk, per via auricolare (intra-auricolare, con iPod o simili, o extra-auricolare, con diffusione nell'intero ambiente). E' sufficiente fornirgli un iPod con musica funk caricata all'interno o un cd da mettere nell'autoradio per provare a farlo ragionare. L'unica difficoltà insita in questo metodo di ammorbidimento è che bisogna capire quale tipo di funk è adatto alla situazione: se discomusic anni '70, o funk ritmico e virtuoso, o funky lento con groove, o altri tipi di funk.

Comunque: io ho il mio manuale di istruzioni. Come in tutti i manuali di istruzioni, ci sono le regole da seguire per far funzionare il dispositivo, e poi ci sono i "divieti", o comunque le cose da non fare per evitare di romperlo. Ad esempio, nei manuali c'è scritto "premere il pulsante A per attivare la funzione B" ma anche "se la leva C è sollevata, non premere assolutamente il pulsante D". È normale, sono manuali. Quindi, cosa fare, ma anche cosa non fare.

Io ho sempre avuto un'estrema ritrosia nel consegnare il mio manuale di istruzioni. Un po' perché magari sapevo che alla gente potesse non interessare, ma un po' anche per autodifesa, per evitare che qualcuno seguisse le cose da non fare. Manuale distruzione, appunto. Così ho sempre fatto una fatica enorme ad aprirmi, e qualche volta qualcuno ha usato la parte sbagliata del manuale.

È successo con Carola, ad esempio. Siamo stati molto legati dal 2000 al 2009 circa, con due parentesi lunghe quasi un anno ciascuna. Lei sapeva benissimo come farmi felice, e sapeva anche come non farmi felice, anzi, come tentare di rovinarmi la vita. Allo stato attuale Carola è l'unica persona che abbia fatto parte della mia vita che è stata vittima del mio revisionismo storico: come ho scritto più volte, è l'unica persona per cui ho pronunciato e pronuncio le parole "vorrei non averla mai incontrata". Con gli anni, infatti, era diventata sempre più brava a farmi stare male, conoscendo perfettamente tutti i miei punti deboli. Sapeva benissimo quali leve tirare e quali pulsanti premere per non farmi funzionare più.
Non so perché l'abbia fatto: forse perché era fondamentalmente una stronza, ma anche questo giudizio potrebbe essere originato dal mio revisionismo.

È successo anche con lè, con cui mi sono aperto molto velocemente ma sottolineando la fatica che facevo nel farlo. Lei mi spronava a "togliere i gusci" e io lo facevo, senza sapere che al momento giusto lei avrebbe fatto irruzione. Che peccato: tre mesi di amicizia fantastica e almeno il doppio di "deliberato tentativo di farmi star male". A differenza di Carola immagino che l'abbia fatto per un motivo, il motivo per cui si arrabbiò a morte con me e che fu, va ammesso, solo colpa mia.

Negli ultimi giorni è capitato due volte, con due persone diverse e in modalità completamente diversa. Di una ho capito le intenzioni e le motivazioni inconsce e va bene, ci sono rimasto male ma va bene così. Dell'altra devo ancora capire il per cosa e il per come, e non potrò farlo finché non ci vedremo. Ma certo, anche questo è essere bravissimi. Conoscermi a menadito, capire cosa potrebbe farmi star male, e comunque farlo.
Se non malafede, quantomeno estrema distrazione.
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Vecchio 05-12-2019, 18.11.22
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Predefinito 05. Sun Kil Moon - I Also Want To Die In New Orleans

Per questo disco vale tutto quello che ho scritto negli anni scorsi per i dischi che Mark Kozelek ha pubblicato a nome suo o con lo pseudonimo Sun Kil Moon, e cioè che è incredibile che un artista raggiunga l'apice della sua carriera (Benji, 2014) e da quel momento decida di prendere un singolo aspetto di quel disco e lo estenda in maniera indefinita. Tutti i dischi successivi seguono lo stesso canovaccio: lui che parla, a volte a ritmo a volte no, raccontando noiosissime storie di vita vissuta, trascinando i racconti anche per decine di minuti, con un sottofondo musicalmente monotono e suoni in generale sgradevoli all'orecchio. Ovvero, come prendere Benji e massacrarlo, per chissà quante altre volte.
Questo disco è inascoltabile, lunghissimo e noioso.

Voto: 3/10.
Voto su Metacritic: s.v. (anche i siti hanno smesso di recensirlo ormai).
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Vecchio 05-12-2019, 22.05.48
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Predefinito from the archives

Se c'è una cosa che chiunque, sostenitori e detrattori, mi ha sempre riconosciuto è la mia memoria storica. Grazia ha coniato la definizione più calzante, "il mio hard disk esterno", perché io ricordo tutto quello che mi riguarda, e spesso mi riguardano anche vite altrui (quelle che mi riguardano più da vicino), per cui io potrei tranquillamente tracciare delle cronologie di vite altrui a causa del loro essersi intrecciate con la mia.
Questa memoria storica viene aiutata anche dal mio continuo immagazzinare informazioni. Immagazzinarle e tenerle immagazzinate, però: quindi, creare una specie di archivio, a volte fisico e a volte telematico, che raccoglie le prove della mia esistenza. Della mia e di quelle delle persone che si sono incrociate con me.

Carta Azzurra (e, prima della sua apertura, il forum in generale) ne è un esempio lampante. Ma ci sono anche tutte le cartelle con fotografie che non ho mai cancellato, ci sono i biglietti di auguri ricevuti da amici e parenti, tutte le lettere che ho ricevuto da Grazia, altri biglietti ricevuti in altri contesti. E poi ci sono oggetti che mi ricordano momenti particolari, ci sono pm scaricati sul pc e salvati in una cartella e pm che ancora sono immagazzinati sul forum, i più vecchi risalenti a poco più di un mese dalla mia iscrizione qui, quattordici anni e mezzo fa. Le email della mia vecchia casella (2005-2013) e di quella nuova (2013-in uso). Ci sono mille tracce di me, insomma.

L'altro ieri ne ho riesumata una, pescando un vecchio messaggio di Andrea.
Ho avuto diversi cellulari nella mia vita, ma con uno in particolare ho fatto una pazzia. Era il Nokia 6630, una specie di antenato (molto antenato) degli smartphone a causa del suo ampio display. Poteva contenere diverse migliaia di sms, e soprattutto permetteva di scaricarli sul pc collegandosi con un cavo. Dall'autunno 2005 all'estate 2010, quando lo sostituii (è ad oggi il mio cellulare più longevo), salvai ogni singolo messaggio sul computer. Lo facevo a blocchi: quando la memoria era quasi piena (dopo circa 5000 o 6000 messaggi immagazzinati) la svuotavo sul computer, in una cartella chiamata "sms". Un file per ogni sms, con tanto di numero da cui l'ho ricevuto (senza indicazione del nome però) e data e ora.

Qualche giorno fa ho aperto questa cartella, e ho dovuto scaricare un software che leggesse questi file decisamente obsoleti. Ma, appunto, potrei percorrere la mia esistenza in quel quinquennio, probabilmente il più decisivo e pregnante della mia vita. Moltissimi messaggi sono inutili, ovviamente, ma altri possono darmi l'idea di cosa facessi in un determinato momento. Con un grosso limite, per inciso: conservai soltanto i messaggi ricevuti, e quindi se qualcuno mi scrisse "hai ragione" non posso sapere a cosa si stesse riferendo, essendo totalmente decontestualizzati. Ma ci sono tutte le persone che hanno fatto parte della mia vita in quel periodo, e questo mi aiuta ad evitare i revisionismi storici: inutile sminuire o accrescere determinate cose, quando la loro presenza tangibile (attraverso gli sms) è palese, nel bene e nel male.

Non li leggerò mai tutti. Non ne leggerò neanche un centesimo, ma se ogni tanto mi gira, magari perché ricordo che un giorno in particolare è successa una cosa, posso farlo. Si chiama memoria storica, e mi ha aiutato a tenermi la mia, di memoria.

Come cantava Syria, non dimentico più. Non ho mai dimenticato.
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Vecchio 06-12-2019, 16.55.32
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Predefinito 06. The Chemical Brothers - No Geography

Non so perché non abbia mai preso in considerazione i Chemical Brothers nelle precedenti edizioni del "Premio disco dell'anno", visto che col senno di poi almeno in un caso (2010) avrebbero anche potuto vincere. Ma si sa, il premio viene assegnato nell'anno in corso, e chissà, magari davvero pensavo che il loro disco di quell'anno non fosse il migliore.
Ma sono qui per rimediare.

No Geography, lo dico io e lo dicono tutte le recensioni, è un disco monumentale. Lo è per varie ragioni: innanzitutto perché è il nono della carriera dei due fratellini chimici, e pubblicare una bomba di questo genere al nono colpo è un grande merito (è successo lo stesso anche con i Manic Street Preachers per quanto mi riguarda). Poi lo è perché sono riusciti a pubblicare un disco estremamente rilevante, perché lo è e lo resterà, senza la collaborazione di grandi cantautori o band, come accaduto in passato, ma facendosi accontentare solo da una tale Aurora, norvegese (il cui nome sta iniziando a circolare) e dalla rapper giapponese Nene. Per il resto ci sono campionamenti di vecchi pezzi, di poesie recitate dagli autori, ma non ci sono tante "canzoni-canzoni". Il precedente Born In The Echoes, ad esempio, ne era pieno. Questo no, e visto il risultato è certamente un merito.
E poi questo disco è monumentale semplicemente perché è pieno di pezzi monumentali. Senza scendere nel dettaglio, il trio di apertura "Eve Of Destruction - Bango - No Geography" è qualcosa di incredibile, e i tre pezzi sono mixati così bene tra loro che sembra quasi un unico, enorme pezzo di apertura. Le transizioni tra i pezzi sono il retaggio della loro carriera da DJ, e ricordano la prima metà dell'album d'esordio, composta da sei pezzi senza soluzione di continuità e che resta come uno dei loro momenti più epici. Anche stavolta c'è dell'epicità: c'è nel basso di "Eve Of Destruction" e della sua seguente "Bango"; c'è nel big beat acidissimo di "We've Got To Try", accompagnato da un video divertentissimo; c'è nella sensualità ipnotica di "The Universe Sent Me". Ma tutto il disco in generale è da ascoltare, senza eccezioni.

Una menzione a parte merita il concerto: vedere il live del disco dell'anno non è così comune (mi è capitato nel 2008 con Elio E Le Storie Tese, nel 2013 con Lee Ranaldo & The Dust, nel 2014 con Gruff Rhys, nel 2016 di nuovo con Elio E Le Storie Tese) ma in quel caso i pezzi nuovi sono stati inseriti in un flusso di due ore; un flusso di suoni e immagini di cui ho già scritto qualche pagina fa, e che ha esaltato tantissimo il livello del disco.

No Geography è il disco dell'anno, e non tanto per demerito altrui: è un disco meraviglioso, forse il migliore della carriera dei Chemical Brothers, certamente molto in alto in classifica. Per una volta il mio giudizio positivo coincide con quello della critica, abbastanza unanime nel definirlo una pietra miliare. E dopo venticinque anni di carriera, va detto, non era per nulla scontato.

Voto: 10/10.
Voto su Metacritic: 79.
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Vecchio 06-12-2019, 21.21.00
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Predefinito "guardi troppo la tv" tu mi dici e io vorrei

Chi è cresciuto guardando film di fantascienza sogna di andare nello spazio da grande.
Chi è cresciuto guardando commedie romantiche sogna di sposare il principe azzurro.

Ognuno ha il suo genere.

Ieri sera il mio cuore è esploso di gioia, perché fare così tanto per me...
Ogni tanto penso di aver sbagliato alcune mie scelte, ma nessuna è stata più giusta di quella lì.
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Vecchio 07-12-2019, 18.10.58
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Predefinito 07. The Beasts - Still Here

Still Here dei Beasts è uscito prima di No Geography dei Chemical Brothers, eppure ho iniziato ad ascoltarlo dopo. Di solito i dischi che mi interessano li ascolto il giorno dell'uscita, ma Still Here non mi interessava particolarmente. Anzi, non ne sapevo neanche l'esistenza.

The Beasts sarebbero The Beasts Of Bourbon, un gruppo rock australiano molto famoso lì (ma pochissimo altrove) dagli anni '80 in poi. Non li avevo mai ascoltati, pur sapendo che nei primi cinque album uno dei chitarristi era Kim Salmon, un cantautore e chitarrista praticamente sconosciuto fuori dall'Australia, che ha pubblicato una valanga di dischi a proprio nome o con band di cui è stato leader. È stato anche il chitarrista dei Beasts Of Bourbon, ma non cantando non li avevo neanche presi in considerazione. Poi ho letto dell'uscita di quest'album, in cui The Beasts si sono tolti l'"Of Bourbon" dal nome dopo la morte dell'altro chitarrista, Spencer P. Jones. Hanno appena avuto il tempo di incidere una canzone con lui alla chitarra (una canzone tra l'altro scritta da lui, in cui racconta la propria vita in ospedale negli ultimi mesi di vita) prima che morisse, e lì hanno avuto l'idea di registrare un disco, a parecchi anni dal precedente.
E così l'ho ascoltato, confortato anche dal fatto che due pezzi sono stati scritti da Kim Salmon, e uno di questi lo conoscevo già: "Pearls Before Swine", contenuto all'interno dell'unico album, eponimo, dei Precious Jules (uno dei mille progetti con Kim Salmon come leader). "Pearls Before Swine" mi è sempre piaciuto, ma in questa nuova versione, cantata da Tex Perkins (cantante ufficiale dei The Beasts, con o senza Bourbon) è ancora più esplosiva. Anzi, ancora meglio: è una delle canzoni rock più belle che io abbia mai ascoltato.

Ecco, la parola che segue vale per questa canzone e in misura leggermente minore per il resto del disco: capolavoro. È un disco registrato in presa diretta, senza sovraincisioni, ed eppure di qualità altissima, con degli arrangiamenti carichi e perfetti. La già citata "Pears Before Swine" è un vero e proprio capolavoro, con un cantato che non è mai veramente cantato (sembra più un parlato ritmato) ed eppure trascinante, ma anche il resto del disco non scherza. "In The Hospital", la canzone scritta in ospedale dal fu chitarrista, è un pugno allo stomaco, e sono splendidi anche altri pezzi, incluso lo spiritosissimo finale di "Your Honour", in cui Kim Salmon (autore del pezzo) interpreta un giudice che interroga "il sospettato" (Tex Perkins, il cantante), accusato di "musical indecency". È spiritosissimo e chiude alla grande un bellissimo disco, uno dei migliori dischi rock senza fronzoli che io abbia mai ascoltato. Uno di quelli che, molto semplicemente, mi fanno essere felice per la mia tendenza ad emozionarmi con la musica.

Voto: 10/10.
Voto su Metacritic: s.v. (avranno ricevuto giusto un paio di recensioni da riviste australiane, troppo poco per poter essere considerati da Metacritic).
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Vecchio 07-12-2019, 20.00.39
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Predefinito oggi potrebbe essere un giorno spartiacque

Ogni volta che nella storia c'è stata una data spartiacque, la cosa non era prevedibile.

Ad esempio: che l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando fosse un evento spartiacque non era per niente ovvio, forse neanche per Gavrilo Princip che sparò.
E che il giorno del referendum sulla Brexit fosse uno spartiacque non era per niente ovvio: non era ovvio che avrebbe vinto la Brexit (e anche in quel caso, ancora non si capisce un tubo).

I giorni spartiacque diventano tali col senno di poi. Se un pensa "oggi sarà un giorno spartiacque" vuol dire che l'evento che lo renderà spartiacque è in realtà stato scatenato diverso tempo prima; se la Brexit si realizzerà, appunto, il giorno spartiacque sarà quello del referendum, non quello in cui la cosa è diventata realtà.
Per questo motivo, è impossibile capire che un giorno sia spartiacque prima che le cose succedono.
Però si può pensare "oggi potrebbe essere un giorno spartiacque, se determinate cose andranno in un modo e bla bla bla".

E allora meglio limitarsi a scrivere solo quello, sperando di essere smentiti.

(post scritto ascoltando Whatever You Love, You are dei Dirty Three)
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Vecchio 08-12-2019, 20.59.00
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Predefinito 08. Deproducers - DNA

Il concetto alla base dei dischi dei Deproducers è sempre stato affascinanti: quattro musicisti e produttori, di diversissima estrazione musicale, che si mettono insieme per creare una sorta di colonna sonora a dei testi, scientifici, scritti e narrati da esperti del settore. Il primo disco, Planetario, spiegava alcuni concetti astronomici in modo che fossero comprensibili a tutti e accompagnata da una splendida colonna sonora "spaziale". Il secondo, Botanica, raccontava invece il mondo delle piante. In questo terzo disco i Deproducers raccontano il DNA, ma lo fanno in maniera parecchio incompleta.

Se si vanno a vedere dal vivo (a me è successo ed è stata una splendida esperienza) i Deproducers alternano ai pezzi già presenti sul disco alcuni interventi dello "scienziato" di turno, in base al disco portato in scena. È quindi qualcosa a metà tra una conferenza scientifica ed un concerto. Sui dischi, invece, c'è solo la parte musicale, con sopra alcune parti di "conferenza", ma mai integrale. Va benissimo, del resto sarebbe noioso stare ad ascoltare una persona parlare quando si vuole ascoltare della musica.
In DNA, però, accade l'opposto: i pezzi sono quasi tutti strumentali, e la parte "scientifica" è ridotta all'osso. È una scelta particolare e non vincente, anche perché quando viene raccontato qualcosa il livello raggiunto è altissimo: è il caso di "Storia Compatta Della Vita", in cui viene raccontata l'intera storia della vita paragonandola ad un anno solare, in un crescendo emotivo non indifferente, soprattutto nel gran finale (l'uomo è arrivato "alle 23.57 del 31 dicembre", come a dire che siamo davvero gli ultimi arrivati). Il resto è quasi totalmente strumentale, e lo è in un modo che sa, appunto, di colonna sonora di qualcosa, come se mancassero immagini o, in questo caso, parole. Dal vivo sicuramente ci sarà di più, i concetti che danno i titoli ai brani dell'album saranno spiegati meglio, ma questo è un disco, ed è un disco incompleto.
Peccato.

Voto: 4/10.
Voto su Metacritic: s.v. (è la norma, gli album italiani non vengono trattati su Metacritic).
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Vecchio Ieri, 03.12.26
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Predefinito questo sono io

Manic Street Preachers - Mr Carbohydrate <--- sono passati tredici anni e mezzo dalla prima volta che ho ascoltato questa canzone, e oggi come allora la ritengo musicalmente perfetta; e oggi come allora sento che parla di me più di qualsiasi altra canzone


They call me Mr. Carbohydrate
It's the only thing I can digest
Xenophobia or general disinterest
I must catch up with all this stuff

They call me a boring fuckhead
They say I might as well work in a bank
I tell them I wish I was, they tell me that I'm sick in the head
They say that I'm sick in the head

They call me Mr. Carbohydrate
They call me Mr. Inadequate
They call me Mr. Paranoia
They call me Mr. Hypochondria

Have you heard of Matthew Maynard
He's my favourite cricketer
I would rather watch him play than pick up my guitar
Than play with my guitar

People tell me I should get out more
But the TV is my best friend
Cynicism is the only thing that keeps me sane
The only thing that keeps me sane

They call me Mr. Carbohydrate
They call me Mr. Inadequate
They call me Mr. Paranoia
They call me Mr. Hypochondria

Sometimes I just stay in bed
And think about the day
When I can retire, forgetting everything
I'll forget everything
Forget everything
Forever but not today
When I cannot, cannot say
No more yesterdays
No more yesterdays
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Predefinito 09. The Earth - Lost Property

In effetti non basta aver militato (o militare ancora? Non si capisce se siano in pausa a tempo indeterminato) nei Super Furry Animals per poter rendere interessante un proprio progetto. La cosa sembra valere per Dafidd Ieuann, che dei Furries è stato il batterista nonché spesso seconda voce (sì, anche mentre suona, e anche dal vivo, e non si capisce come faccia). Mentre la band era in piena attività ha pubblicato il disco The Golden Mile con il gruppo The Peth, che poi erano membri sparsi dei Super Furry Animals, con un altro cantante, ma con un suono molto simile a quello della band principale. Con gli Earth, invece, la voce è una cantante di colore piuttosto urlante, e il resto della band suona un pop molto sbiadito. È questo il problema principale del disco, cioè che non resta impresso. Le dodici canzoni scorrono rapide (non quanto si vorrebbe, in realtà) e alla fine dell'ascolto ci si chiede che senso abbia avuto pubblicare questo disco. Non brutto, per carità, ma senza senso di sicuro.

Voto: 5/10.
Voto su Metacritic: s.v.
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And all of my dreams
they may have come true
but so did my nightmares
which I can't get through.
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